Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

Scriviamo un libro insieme? - "TRA FANTASIA E REALTA': L'ITALIA SI RACCONTA"

francescogale - Ven Ott 24, 2008 11:22 pm
Oggetto: "TRA FANTASIA E REALTA': L'ITALIA SI RACCONTA"
Progetto Letterario a + mani: "TRA FANTASIA E REALTA': L'ITALIA SI RACCONTA". (Raccolta AA.VV.)

Prima di iniziare questa nuova avventura a + mani, vorrei brevemente fare una sintesi di cosa andremo a SCRIVERE INSIEME: la mia intenzione, peraltro da molto tempo accarezzata, è quella di raccogliere in un volume diversi racconti possibilmente provenienti un po' da tutta l'Italia; fatti veri ma anche fatti che rasentano e si addentrano nella nostra fantasia.

Chi di noi non ha mai sentito un racconto interessante se non addirittura vissuto in prima persona?! Ebbene basandomi sulla mia esperienza posso dire che molti fatti di mia conoscenza a volte mi hanno aiutato a capire, mi hanno fatto divertire ed a volte mi hanno persino insegnato a vivere!

E' con questo spirito che chiedo a voi tutti di essere coinvolti in questo progetto e se nel caso aveste delle amicizie o semplicemente conoscenze in giro per la penisola di cercare di coinvolgere anche loro sicuro che a cose fatte otterremo un contenuto estremamente interessante. Come tutti i progetti che si rispettano gli daremo un inizio datato 01/11/2008 e naturalmente una fine che andrà a portare la data 01/04/2009.

Ovviamente voglio sperare di essere il primo a mettere al prima pietra ma se qualcuno mi volesse anticipare ne sarò ugualmente felice!

DOMANDA: COSA NE PENSATE? VI SEMBRA QUESTA UNA BUONA IDEA? Se è sì diamoci da fare, tiriamoci su le maniche e facciamoci avanti! UN IMBOCCA AL LUPO A TUTTI!!!

Francesco Galeota
Monia Di Biagio - Sab Ott 25, 2008 9:24 am
Oggetto:
Della serie: cose strane accadute realmente? E' questo il filo conduttore di questa raccolta? Direi di approfondire e focalizzare maggiormente il nostro traguardo...

A mio avviso, Francesco, per far chiarezza sul cosa chiedere agli autori dovresti lanciare un tema preciso, di modo che tutti i racconti possano essere coinvogliati in uno stesso filone... Tipo, che so: apparizioni di fantasmi, sogni che diventano realtà o altro. Eviterei comunque le più classiche leggende metropolitane, del tipo: autostoppista fantasma ecc. Ad esempio noi di Scritturalia, per l'antologia Oltre uscita a marzo 2008 abbiamo scelto il tema "il viaggio" e ogni racconto, ogni poesia, ogni immagine, ogni lettera a... Era riferita a questo tema.

Il presupposto di partire dal fatto vero, realmente accaduto, mi intriga, che questo poi sfiori un pò troppo la fantasia è un altro paio di maniche... Ma tra i tanti fatti veri o verosimili, forse sarebbe meglio scegliere solo quelli che riportano appunto ad uno stesso tema.... Altrimenti verrebbe fuori il libro dei misteri, in un'accozzaglia di racconti che non si legano l'uno con l'altro e non so se è quello che intendi fare tu... Beh, aspetto maggiori spiegazioni e precisazioni, prima di cominciare a portare avanti questo tuo progetto.

Ad ogni modo: io direi che tu dovresti indicarci la via, appunto inserendo (qui sotto) innanzitutto una premessa al libro (tipo in questo libro, tra queste pagine abbiamo deciso di raccogliere tutti quei racconti reali e di vita vissuta che prendono spunto da fatti misteriosi e dall'argomento ecc.) e un tuo INCIPIT (il titolo mi pare già ci sia). Dopo di te, tutti i racconti verranno pubblicati sempre qui di seguito, e saremo noi tutti di Scritturalia a decidere insieme quale pubblicare oppure no: sia per l'attinenza al tema, sia per il come è scritto. O ancor meglio il giudizio insindacabile potrà anche essere dato da una giuria, naturalmente formata da me e i Moderatori di Scritturalia, e questo per formalizzare ancor più la cosa e dare certezze a chi intenderà partecipare a questo nuovo progetto letterario.

La data di scadenza è un'ottima idea, ecco che già ci siamo addentrati nello stile concorso, per dar vita a questo nuovo libro a più mani, per il quale (anche questa volta) certamente servirà a questo punto un regolamento, che comunque penserò a redigere io.

Anche l'idea del "tutta Italia" è molto buona, e dato che qui abbiamo già rappresentata larga fetta della penisola, direi che potremo anche focalizzarci in molti casi sulle leggende regionali. naturalmente sempre dopo aver lanciato un tema. Potremmo così toccare tutte le regioni italiane, che saranno appunto la suddivisione base della raccolta, e in ogni sezione regionale, inserire racconti personali di vita vissuta o raccontati da altri, in base al tema che ci dirai tu.

N.B. Dato che il libro nasce qui, come per l'antologia Oltre se si arriverà al cartaceo, porterà la dicitura: "Progetto Letterario a più mani di Francesco Galeota" a cura di Monia Di Biagio&Scritturalia. Questo è ovvio.

...NON SO, TENTIAMO?
francescogale - Sab Ott 25, 2008 7:53 pm
Oggetto: Indirizzo specifico del MIO PROGETTO
Monia Di Biagio ha scritto:
Della serie: cose strane accadute realmente? E' questo il filo conduttore di questa raccolta? Direi di approfondire e focalizzare maggiormente il nostro traguardo...

A mio avviso, Francesco, per far chiarezza sul cosa chiedere agli autori dovresti lanciare un tema preciso, di modo che tutti i racconti possano essere coinvogliati in uno stesso filone... Tipo, che so: apparizioni di fantasmi, sogni che diventano realtà o altro. Eviterei comunque le più classiche leggende metropolitane, del tipo: autostoppista fantasma ecc. Ad esempio noi di Scritturalia, per l'antologia Oltre uscita a marzo 2008 abbiamo scelto il tema "il viaggio" e ogni racconto, ogni poesia, ogni immagine, ogni lettera a... Era riferita a questo tema.

Il presupposto di partire dal fatto vero, realmente accaduto, mi intriga, che questo poi sfiori un pò troppo la fantasia è un altro paio di maniche... Ma tra i tanti fatti veri o verosimili, forse sarebbe meglio scegliere solo quelli che riportano appunto ad uno stesso tema.... Altrimenti verrebbe fuori il libro dei misteri, in un'accozzaglia di racconti che non si legano l'uno con l'altro e non so se è quello che intendi fare tu... Beh, aspetto maggiori spiegazioni e precisazioni, prima di cominciare a portare avanti questo tuo progetto.

Ad ogni modo: io direi che tu dovresti indicarci la via, appunto inserendo (qui sotto) innanzitutto una premessa al libro (tipo in questo libro, tra queste pagine abbiamo deciso di raccogliere tutti quei racconti reali e di vita vissuta che prendono spunto da fatti misteriosi e dall'argomento ecc.) e un tuo INCIPIT (il titolo mi pare già ci sia). Dopo di te, tutti i racconti verranno pubblicati sempre qui di seguito, e saremo noi tutti di Scritturalia a decidere insieme quale pubblicare oppure no: sia per l'attinenza al tema, sia per il come è scritto. O ancor meglio il giudizio insindacabile potrà anche essere dato da una giuria, naturalmente formata da me e i Moderatori di Scritturalia, e questo per formalizzare ancor più la cosa e dare certezze a chi intenderà partecipare a questo nuovo progetto letterario.

La data di scadenza è un'ottima idea, ecco che già ci siamo addentrati nello stile concorso, per dar vita a questo nuovo libro a più mani, per il quale (anche questa volta) certamente servirà a questo punto un regolamento, che comunque penserò a redigere io.

Anche l'idea del "tutta Italia" è molto buona, e dato che qui abbiamo già rappresentata larga fetta della penisola, direi che potremo anche focalizzarci in molti casi sulle leggende regionali. naturalmente sempre dopo aver lanciato un tema. Potremmo così toccare tutte le regioni italiane, che saranno appunto la suddivisione base della raccolta, e in ogni sezione regionale, inserire racconti personali di vita vissuta o raccontati da altri, in base al tema che ci dirai tu.

N.B. Dato che il libro nasce qui, come per l'antologia Oltre se si arriverà al cartaceo, porterà la dicitura: "Progetto Letterario a più mani di Francesco Galeota" a cura di Monia Di Biagio&Scritturalia. Questo è ovvio.

...NON SO, TENTIAMO?


Ciao Monia prima di tutto un grazie sincero per i tuoi preziosi consigli!
Dietro suggerimento della nostra Monia faccio un passo indietro, a quanto ho detto sopra, ed aggiungo quanto segue: Abbiamo deciso che i racconti per questo libro che si intitolerà: " TRA FANTASIA E REALTA': L'ITALIA CHE SI RACCONTA" Il tema di fondo dovrà essere un fatto realmente accaduto nel cui racconto emerge con chiara evidenza o una nascosta personalità oppure un netto cambiamento di vita della persona, o delle persone, in esso coinvolte a seguito d'un evento di cui si è protagonisti, casuale oppure voluto; ovviamente il cambiamento potrà essere sia in positivo che in negativo.
Monia Di Biagio - Mar Ott 28, 2008 10:23 am
Oggetto: progetto della raccolta di strani racconti
ad ogni modo francesco qui su scritturalia e proprio in questa sezione, già esiste questo progetto della raccolta di strani racconti e alcuni gia' sono inseriti, bisognerebbe però inserirne degli altri per completare anche qesta raccola di scritturalia. questo progetto di scrittura a piu' mani, lanciato la scorsa estate 2007, lo trovi cliccando qui

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prova aleggere il regolamento e i racconti già inseriti, poi se ti va postane anche uno tuo!

dunque esistendo già un progetto di questo tipo, ricordatomi poc'anzi da raffa, appunto sulla raccolta di strane storie, sinora 5 quelle già presenti, dovremo dare una forma e un traguardo diverso a questo tuo, per non fare due raccolte dai contenuti identici... e dato che di questo tuo è proprio il titolo che mi colpisce -l'italia si racconta- e di conseguenza la già citata sopra suddivisione regionale di questa futura raccolta, per cominciarlo e portarlo avanti dovremo proprio partire e basarci su questi due punti già fermi e direi praticamente già decisi.

RIASSUMENDO direi dunque di provare in primis a terminare la raccolta già cominciata, ovvero quella del link sopra, formata appunto di strane storie, per poi provare a darla alle stampe, come era nei nostri iniziali propositi e per questo tipo di raccolta ho già bene in mente il nome del possibile editore!

vorrei provare ad arrivare a 13 o ancor meglio 17 racconti, chi vuole provare a postarne uno nuovo di strano racconto, naturalmente in linea con quelli già inseriti? per leggere quanto già inserito e postare un nuovo racconto in questa raccolta, cliccate qui

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e poi fatto questo, dunque conclusa anche questa raccolta, ahimè rimasta troppo a lungo sospesa, e proprio per mancanza di altri scritti, provare a portare avanti anche questo tuo progetto scrittorio a piu' mani, provando magari a raccontare STAVOLTA le strane leggende che aleggiano intorno alle nostre città e che piu' ci hanno colpito, affascinandoci e accalappiando la nostra fantasia!

CHE NE DICI?

per farti capire un po' meglio il genere di racconto che intenderei io per questa nuova raccolta, dovresti leggere quello che ho postato qualche tempo fa qui su scritturalia, che si intitola -la leggenda capodimontana del trave di fuoco- e che trovi tra i miei articoli, o piu' semplicemente cliccando qui

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smile 12 p.s. ma come e quanto è brutto e palloso avere la tastiera rotta ed essere costretta a scribacchiare con quella su schermo... uffff!!!

smile 7 ...straziata da tutti questi clicks consecutivi, per ora passo e chiudo.
Monia Di Biagio - Lun Nov 03, 2008 12:17 pm
Oggetto: NUOVA RACCOLTA: L'italia si racconta.
NUOVA RACCOLTA DI NARRATIVA: "Tra Realtà e Fantasia: l'Italia si racconta".

smile 4 Ok, finalmente ci sono arrivata! Come si suol dire "meglio tardi che mai"! Difatti Francesco mi ha inviato il suo racconto, che poi sarà il racconto tipo a cui "ispirarsi", per comprendere meglio cosa conterrà questa nuova raccolta di narrativa, di Scritturalia.

PRATICAMENTE: inseriremo qui di seguito storie che parlano di italiani (ecco perché il titolo "l'Italia si racconta"... Che bacucca che sono!) nelle quali un avvenimento cambia la vita ai personaggi protagonisti.

Dunque anche TRA REALTA' E FANTASIA, perché le storie che andremo a raccontare potranno essere vere o inventate, ma che sempre dovranno seguire il filo conduttore, di personaggi italiani che raccontano la loro storia, in cui un particolare avvenimento, ha cambiato le loro vite.

Si potrà ad esempio parlare di emigranti o del lavoro o della vita in particolari luoghi italiani, i vostri luoghi. Di avvenimenti del presente o del passato, ma tutti italiani... A voi la scelta, qualsiasi scelta narrativa!

smile 3 Avete presente quando Maria De Filippi esordisce a "C'è posta per te" con: "questa è la storia di un padre e un figlio che..." ecco esattamente una cosa del genere! Passami la battuta Francesco...

COMUNICO INOLTRE A CHI VORRA' PARTECIPARE: che la Premessa a questa raccolta e il primo racconto saranno quelli di Francesco Galeota, dunque in attesa che lui pubblichi QUI DI SEGUITO queste due cose, mi auguro che questo nuovo progetto letterario a + mani possa interessare anche voi. Dopo aver letto Francesco, e il suo racconto tipo, io credo che inserirò in questra raccolta "Il Vestito Celeste", in quanto credo sia molto in linea con quanto qui proposto da Francesco.

GRAZIE FRANCESCO. Restiamo in attesa della tua "prima pietra", nella costruzione di questo nostro nuovo libro a + mani!
francescogale - Mer Nov 05, 2008 9:52 pm
Oggetto: Premessa + incipit
NUOVA RACCOLTA DI NARRATIVA: "Tra Realtà e Fantasia: l'Italia si racconta".

Premessa

Quanti racconti e quante storie ho avuto modo d’ascoltare, così come pure tanti e tante sono quei racconti e quelle storie che io stesso ho potuto raccontare durante il corso degli anni: racconti, fiabe, storie strane a volte allegre a volte tristi, cronache di vita vera perché è scontato che la vita stessa è di per sé un racconto. Beh, e chi di noi non l’ha mai fatto?! Poi col tempo tante di queste, chi prima chi dopo sono andate a finire nel dimenticatoio, ma alcune storie, soprattutto di vita vissuta, sono rimaste impresse nella mente perché in qualche modo hanno lasciato un segno. Esse effettivamente insegnano, ammoniscono ed a volte complice anche le circostanze ci piace riviverle raccontandole nuovamente ad altri. E’ con questo spirito che più volte ho accarezzato l’idea di fare una raccolta delle più belle storie di vita vissuta che conosco convinto di far piacere a chi avesse avuto voglia di leggerle, ma altrettante volte sono stato frenato dal fatto che tale raccolta potesse essere circoscritta alla mia conoscenza e quindi monotona e poco interessante. Essere entrato a fare parte d’un forum di letteratura creativa, come quello di Monia Di Biagio, ha riacceso prepotentemente in me tale idea per il fatto di sapere che in questo forum c’è gente che prima di tutto è appassionata di letteratura e che poi può allargare le sue conoscenze attraverso tutta l’Italia, quindi perché non approfittare d’una occasione così ghiotta?! Così eccomi qua a spronarvi a guardare dentro i file della vostra memoria sicuro che dentro un qualche cassetto sicuramente ci sarà una bella storia da raccontare; forse per voi sarà sempre la stessa, la solita ormai più volte racconta, ma pensate anche che per qualcuno sarà la prima volta e sarà sicuramente piacevole da leggere. Un sincero in bocca al lupo a tutti!!!

Francesco Galeota

********************

Maria: una ragazza del sud

Bruno, dopo poco che si era sposato con Assunta, diventò papà di due bambini, Nicola e Domenico e di seguito si era augurato l’arrivo d’una bambina ma col tempo aveva perso le speranze. Poi lentamente si era tranquillizzato e si era rassegnato al pensiero che la sua famiglia fosse al completo così e dopo avere quasi abbandonato l’idea d’avere un altro figlio ecco che a distanza di qualche anno dalla nascita dei due maschietti venne alla luce Maria. La nuova arrivata portò ovviamente nella famiglia di Bruno un’immensa felicità a tutti i suoi componenti: erano felici i suoi fratellini e ancora di più papà e mamma perché oltre al fatto che una nascita è sempre una cosa speciale anche perché l’avevano sempre desiderata. Bruno, per poter portare avanti la sua famiglia, aveva fatto tutti i lavori possibili che gli erano capitati, dal contadino al muratore, fino a che non gli venne in mente di fare il venditore ambulante. Con quest’ultimo lavoro egli oltre a farsi una vera cultura a riguardo, il fatto di girare in posti diversi gli aveva insegnato molte cose, riuscì persino a mettere da parte qualche soldino al punto che d’accordo con Assunta decisero di comprare un pezzo di terra in marina accanto alla statale ionica 106. Nella sua nuova proprietà Bruno aveva trovato una vecchia capanna in muratura e sfruttando così la stessa egli con le sue mani l’aveva ampliata e ammodernata facendoci in pratica la sua nuova abitazione e qui, dopo che l’ebbe finita si trasferì con tutta la sua famiglia. A seguito di questo suo trasferimento i suoi compaesani gli avevano addossato il soprannome di “U marinotu” che evidentemente lo definiva con esplicita chiarezza come abitante della marina. In realtà in paese tutti più o meno avevano un proprio soprannome che molto spesso, complice la stretta parentela, serviva a distinguere una specifica identità; il postino addirittura, a causa di tale ambiguità, consigliava spesso d’aggiungere nell’indirizzo delle diverse corrispondenze il nome paterno e dove questo non fosse sufficiente, a chiarire, di sostituirlo esplicitamente con il relativo soprannome. Questi erano di diverse provenienze ed altrettante svariate appropriazioni ma in comune tra loro avevano una pratica ed una estrema semplicità: uno lo chiamavano “Sergente” per il fatto d’avere fatto la leva militare come tale, un altro veniva soprannominato “Stignanotu” perché originario dal paese di Stignano, così “U riaciotu” perché originario di Riace, altri invece con diciture riguardanti il proprio lavoro ed altri ancora con attributi relativi ad un personale segno fisico; qui è meglio non scendere nei particolari, visto che ancora sono in uso, per il fatto che a suo tempo poteva essere certamente un soprannome normalissimo ma che col passare del tempo si potrebbe cascare in spiacevoli equivoci. Una volta trasferitosi, non contento di avere finito, volle costruire accanto alla sua casa un’enorme stanzone con l’intento di adibirlo alla vendita di frutta e verdura. Ormai l’età avanzava velocemente e girare come un tempo nei diversi paesini della zona per vendere le sue mercanzie cominciava a stancare. Così, aggrappandosi al suo intuito di esperto commerciante, aveva pensato di mettere su un piccolo negozio: la statale che rasentava la sua casa era molto trafficata e per tanto creava delle ottime possibilità di successo per le sue vendite. Qui in marina l’abusivismo era molto praticato ed a parte la casa di Bruno che bene o male faceva parte della sua terra, alcuni spesso facevano dei veri e propri palazzi quando non costruivano direttamente a ridosso della spiaggia stessa rovinando così un paesaggio ed una ricchezza naturale quanto mai suggestiva. Relativamente a tale fenomeno mastro Saverino, muratore molto conosciuto in zona e peraltro soprannominato “Mezza manicula”, quando gli capitava l’occasione raccontava con un’accentuata punta d’orgoglio una storia della quale lui era stato protagonista ed artefice. Carmela, sua moglie, spesse volte aveva lamentato apertamente d’essere tra le poche persone in paese a non possedere una casa al mare: “Ma come è possibile, tutti hanno una stanza in prossimità del mare e tu che sei un muratore non sei riuscito a farti una casa decente!” Ebbene scocciato per le ripetute lamentele una mattina prese il proprio autocarro, mezzo che adoperava per i vari trasporti inerenti alla muratura, e partì deciso nel suo intento: caricò su di esso l’occorrente necessario ed in meno che si possa pensare costruì quasi sulla spiaggia stessa una piccola casetta con tutte le relative comodità per una tranquilla vacanza estiva. Mastro Saverino era orgoglioso del lavoro ben fatto e durante i suoi soggiorni al mare la moglie Carmela, che sentitasi molto gratificata ed estasiata dall’idea del marito si era procurato il necessario per renderla quanto mai pratica compreso pentole e padelle, faceva venire l’acquolina i bocca a tutti i bagnanti che erano in prossimità della singolare casetta. Un giorno però successe un fatto che turbò non poco l’intraprendente mastro Saverino. Mentre Carmela era intenta a fare una gustosissima frittura di pesce appena pescato sopraggiunse, per via mare. la finanza con tanto di bandiera riconoscibile anche a distanza. Alla loro vista Saverino corse da Carmela e chiamandola per nome le disse: “Via, via, via, arriva la finanza!”. A quelle parole la donna abbandonò padella e pesce e raggiungendo il marito si unì agli altri presenti come una qualsiasi bagnante. Intanto sopraggiunsero i finanzieri i quali attratti dall’odore del pesce fritto constatarono che qualcuno aveva frettolosamente abbandonato il campo: “Di chi è la casa?” chiesero gli agenti quasi sorridendo, ma sia Carmela che il marito si guardarono bene dal rispondere: “E’ mia!”. I finanzieri, dopo avere scritto un dettagliato rapporto ripartirono di nuovo e così i due inquilini poterono tirare un sospiro di sollievo. L’idea di Bruno della casa in marina si confermò quanto mai giusta così pure quella d’aprire la piccola bottega: il flusso della statale era costante così come costanti e numerosi furono i suoi clienti. I suoi figli comunque crebbero e con la loro crescita subentrarono naturalmente nuovi problemi da risolvere. Domenico che era il più grande mostrò la volontà di frequentare l’università e di conseguenza si trasferì momentaneamente a Cosenza, ovviamente con il benestare dei suoi genitori. Nicola invece preferì entrare subito nel mondo del lavoro e visto che aveva una forte tendenza verso la cucina papà Bruno non ci pensò due volte su: sbaraccò la sua piccola bottega e la trasformò prontamente in una funzionante pizzeria. I posti a sedere non erano molti ma sfruttando la bontà del clima fin troppo mite Bruno attrezzò all’esterno del locale qualche tavolo in più. Maria dal canto suo era arrivata all’età di quattordici anni e sebbene questi non erano molti ella aveva avuto uno sviluppo così precoce che già alla sua età era diventata una signorina con tutti i relativi attributi. Maria era sicuramente un po’ invidiata dalle sue amiche per il fatto che papà Bruno non le faceva mancare proprio niente. Se tutto questo però era per lei motivo di soddisfazione d’altra parte Maria si era assuefatta a vivere come sotto una campana di vetro, protetta e lontana da ogni possibile insidia. Come si cresce in fretta, maturando il carattere ed il proprio io quando nella vita fin da bambino bisogna lottare purtroppo contro tutti e contro tutto!; ebbene per lei questo problema non si era mai posto. Nicola pian piano prese in mano le redini della pizzeria mentre Maria, quando ne aveva voglia, dava una mano al fratello stando dietro il bancone del piccolo bar della pizzeria, d’altronde una bella presenza è pur sempre gradita là dove c’è sempre un flusso di gente. Domenico, durante le sue pause scolastiche, pur di non essere economicamente di peso a papà dava anche lui una mano a Nicola; ma a volte, spinto dallo spirito d’avventura partiva per qualche giorno e dove arrivava si trovava ugualmente un’occupazione provvisoria tanto per racimolare qualche soldo. Una volta capitò sulla riviera Romagnola e finì a fare il cameriere in un Hotel a cinque stelle: di sera lavorava e di giorno ne approfittava per concretizzare la sua vacanza. Fu qui che incontrò Piero, il figliolo dell’albergatore e con lui strinse subito una sincera amicizia. Piero era figlio unico ed era destinato ad ereditare l’Hotel ma intanto non si poneva molti problemi e viveva la vita come tutti i ragazzi della sua età. Con Domenico si mostrò estremamente curioso e chissà che sotto non ci fosse qualche futuro progetto finanziario: voleva sapere soprattutto della sua Calabria, dei posti in cui lui era nato e quanto altro gli veniva a mente, chiedeva, chiedeva e Domenico dal canto suo rispondeva cercando d’essere sufficientemente esauriente. Un giorno poi Piero chiese a Domenico:” Ti dispiacerebbe se qualche volta venissi anch’io a farti visita dove abiti?! I tuoi racconti mi hanno oltremodo incuriosito e mi piacerebbe conoscerli di persona!” “Non mi dispiacerebbe affatto, anzi è un piacere per me!” Ribatté Domenico che proseguì a dire:” Vieni quando vuoi, sarai mio ospite e così ti farò conoscere i posti dove sono nato. Devi solo stare attento con le ragazze, là non tutti la pensano apertamente e potresti avere dei seri problemi!” “Affare fatto! In quanto alle ragazze mi farò consigliare da te!” Rispose Piero dando una pacca sulla spalla all’amico ed entrambi si fecero una sincera risata. Piero in effetti non stava scherzando e neanche aveva molti problemi economici così in breve tempo raggiunse Domenico giù in Calabria. Giunto a casa del suo amico, Piero sembrò alquanto frastornato a causa del viaggio, ma dopo una bella dormita al risveglio si sentì presto a suo agio: la cordialità di Bruno e della sua famiglia gli dava un gran sollievo; e poi c’era Maria che da quando l’aveva vista era rimasto folgorato dalla sua bellezza e dai suoi modi di fare, e sì che Piero di ragazze ne aveva conosciute ma questa fu inesorabilmente un colpo di fulmine. Durante il suo soggiorno ebbe modo d’approfondire con lei la sua amicizia e prima di ripartire espresse chiaramente la volontà di volerla sposare. “Se Maria è d’accordo noi non abbiamo niente in contrario!” Rispose a lui Bruno il quale continuò a dire: “E’ lei che deve decidere! Naturalmente se lei accettasse allora a questo punto da parte nostra sarebbe gradita la conoscenza dei tuoi genitori.” Domenico, da amico e futuro cognato, spiegò ovviamente che quella richiesta faceva parte delle loro usanze e per così dire era una prassi: Piero accettò la proposta. Una volta partito l’ospite, Bruno, che ovviamente aveva chiesto a riguardo informazioni a Domenico, sentendosi quanto mai felice ed esaltato da una tale proposta tanto disse e tanto ridisse che convinse Maria ad accettare anche se alla fine dei tanti discorsi egli concludeva sempre col dire che il sì toccava solo a lei dirlo definitivamente. Naturalmente Bruno faceva tutto questo in buona fede dal momento che vedeva in tale matrimonio la sistemazione definitiva della figliola: non le sarebbe mancato niente ed a parere suo avrebbe fatto la signorona. Maria, che era molto legata al suo papà ed in lui aveva una fiducia cieca, accettò il suo consiglio e disse sì a Piero. Arrivarono perciò i genitori di lui ed in meno che si dica Piero e Maria si sposarono. Per il nuovo evento nel paese della sposa il mormorio della gente divenne più forte: tutti confermarono ancora una volta una Maria fortunata, ma qualche voce insinuò che sotto quell’abito bianco c’era sì una ragazza fortunata e bella ma non una donna cosciente e matura per fare un tale passo. Finita la festa del matrimonio i due sposini partirono e si stabilirono a casa di Piero. Qui iniziò per Maria una vita da vera signorona: Piero le voleva bene, i genitori di lui avevano trovato in lei un’altra figlia e poi se aveva bisogno di qualcosa bastava solo chiedere. A Piero piacevano tanto i bambini ed era intenzionato ad avere una famiglia numerosa, così i due sposini si diedero subito da fare ed in breve tempo la famiglia crebbe: uno, due, tre fino ad arrivare a sette anche se per Maria l’unica fatica era quella di portarli al mondo dal momento che una volta nati aveva a disposizioni diverse badanti che accudivano i piccoli in tutto e per tutto. Vista così sembrava una famiglia perfetta, una coppia ormai sufficientemente consolidata ma in realtà lo fu finché un giorno a turbare il loro andamento familiare non arrivò all’hotel un ragazzo sui trenta anni di nome Riccardo. Questi faceva il cameriere a Venezia ed avendo la passione per la fotografia, quando aveva qualche giorno di vacanza si trasferiva volutamente sulla spiaggia e facendosi pagare si divertiva a fotografare i bambini che i propri genitori gli affidavano. Riccardo era un ragazzo allegro ed intraprendente e spesso per fare prendere al bambino un’inquadratura fotografica spontanea, diversa dalle solite piatte e tradizionali, giocava diventando complice di gioco dei bambini che doveva fotografare, ovviamente con la macchina fotografica a portata di mano. Venuti a conoscenza di ciò anche Piero e Maria ne vollero approfittare, anzi Piero pregò la moglie di recarsi lei stessa con i bambini sulla spiaggia:” Vai anche tu Maria con i bambini, oltretutto avrai modo di svagarti un po’!” Lei acconsentì. Arrivati sulla spiaggia Riccardo iniziò subito il suo lavoro e con la macchina fotografica a portata di mano si mise a giocare ed a rincorrere i bambini di Maria. Lei presa dal gioco si fece coinvolgere volentieri e si mise a giocare anche lei come una bambina. Poi, nel rincorrersi ad un tratto una brusca sterzata e finì inevitabilmente a scontrarsi con Riccardo: caddero entrambi sulla sabbia e Riccardo facendo da cavaliere aiutò Maria a rialzarsi. “Mi perdoni signora Maria, non era di certo nelle mie intenzioni!” La sollevò da terra e senza volerlo finirono uno nelle braccia dell’altro: si ruppe la campana di vetro e lentamente la donna prese conoscenza. Maria non disse nulla mentre un piccolo rossore, apparso improvvisamente sul suo viso, tradì la sua emozione. Riccardo quasi per farsi perdonare si mise a sedere accanto a lei e con tono incuriosito le chiese: “Ma lei signora dall’accento non mi sembra di queste parti?!”. Maria davanti a quel ragazzo si sciolse come burro al sole e raccontò senza riserve la sua storia. Poi quando finì con aria di soddisfazione, come chi si racconta per discolparsi da qualcosa o da qualcuno, chiamò per nome i suoi bambini e disse loro: “Ragazzi, sarà meglio tornare verso casa?!” La notte seguente per Maria fu una lunga notte: rivedeva come in un quadro tutto il suo passato e allo stesso tempo si sentiva fortemente attratta da quel ragazzo che era capace di darle una così forte emozione. Pensò a Riccardo tutta la notte ed il giorno dopo decise di ritornare sulla spiaggia per incontrarlo di nuovo; stavolta però le foto non c’entravano niente. Riccardo era intento a fare il suo lavoro, ma vedendola arrivare prima la salutò con la mano e quando si liberò del bambino che stava fotografando andò a salutarla da vicino: “Ciao Maria come va?!” Lei rispose facendo spallucce: “Così e così!... Questa notte non sono riuscita a chiedere un occhio!” Riprese lui con un senso di colpa: “E’ stato forse a causa della caduta di ieri?!” “Beh, in qualche modo ha contribuito anche la caduta di ieri, ma il vero motivo è che da quando ti ho visto ti ho davanti gli occhi in ogni momento e la cosa non mi dispiace affatto!” Disse lei e Riccardo: “Veramente la stessa cosa succede anche a me, ma tu ti devi dimenticare di me. Hai una famiglia tu ed anche una posizione economica di tutto riguardo e poi io non mi sento affatto uno sciupa famiglie.” Riprese Maria: “Tu non devi darti una colpa; se non hai nulla in contrario lascio tutto e vengo via con te!” “Ma sei matta!” Esclamò istintivamente Riccardo, ma lei quasi fosse senza un freno proseguì a dire: “In quanto al mio marito ci penso io, sempre che tu sia d’accordo!” Visto l’insistenza della donna Riccardo estrasse dalla tasca un bigliettino da visita, uno di quelli che era solito dare ai suoi clienti per rintracciarlo o per contattarlo in caso d’un disguido delle foto, lo porse a Maria e le disse: “Se tra qualche giorno la penserai alla stessa maniera con questo saprai dove trovarmi!” Così dicendo baciò Maria sulla guancia e sparì in mezzo ai bagnanti. Decisa quanto mai nel suo intento il giorno dopo Maria spiegò al marito la sua decisione. Piero, dopo un primo comprensibile smarrimento, prese in mano la situazione e disse alla moglie: “Maria, lo sai che io ti ho sempre voluto bene e te ne voglio ancora, ma sai anche che non ti ho mai privato della tua libertà! Ebbene se è questo che vuoi sei libera di farlo, anche se la cosa mi dispiace un po’! In quanto ai bambini ti prego lasciali qui da me, lo sai che sono in buone mani. Comunque sia vieni pure a trovarli quando vuoi e se ti fa piacere puoi portare anche il tuo lui.” Rincuorata dalle parole di Piero, Maria non perse tempo: prese il primo treno e raggiunse Riccardo. I due innamorati passarono a Venezia qualche tempo e poi decisero entrambi di trasferirsi all’estero per farsi una nuova vita. Maria da parte sua si tirò su le maniche e per contribuire economicamente si adattò ad ogni lavoro contenta e felice di essere se stessa, consapevole che comunque fosse andata quella era la sua scelta di vita. Qui io mi fermo lasciando i due innamorati al loro destino convinto che l’amore è capace di superare tutte le incomprensioni, tutte le frontiere, di scalare le montagne più impervie, di accorciare incredibilmente le distanze, superare gli odi razziali, ed in ogni caso infondere nei cuori della gente tanta bontà fomentando l’amore ed il rispetto verso gli altri deboli e meno deboli; a questo punto però concedetemi ancora una cosa , una cosa sola: ovviamente sto parlando dell’amore vero! Quello con la lettera maiuscola.

Francesco Galeota
Monia Di Biagio - Gio Nov 06, 2008 9:52 am
Oggetto:
smile 20 GRAZIE FRANCESCO! Bellissima la tua premessa. Sono entusiasta di questo nuovo libro a + mani, lo trovo un progetto interessantissimo che realmente potrà unire di più gli autori di Scritturalia, appunto come dici tu: ricercando tra i files della nostra memoria e raccontando storie che di certo come questa tua sopra sarà bello leggere!

Comincerò man mano che andiamo avanti nella stesura di questa raccolta a creare il file di Word, e lo allegherò di tanto in tanto, così potremo meglio renderci conto di come sta venendo il libro.

CHI PARTECIPA?
francescogale - Dom Nov 09, 2008 3:34 pm
Oggetto: C'è posta per te
Ciao Monia, ieri sera ho visto di nuovo la trasmissione di Maria De Filippi ed ancora una volta ho ascoltato una di quelle storie che somigliano tanto a quella che ho cercato di raccontare nel mio "UNA DONNA UN DESTINO ". E' veramente incredibile come possono succedere certe cose; purtroppo, dico purtroppo sono cose che succedono ancora oggi ed a sentirle ti fanno venire la pelle d'oca e ti fanno pensare!!!Mi auguro che il mio invito per il progetto " Tra realtà e fantasia: l'Italia si racconta" venga preso in considerazione perchè di storie vere se ne sentono tutti i giorni e sicuramente alcune meritano di farle conoscere anche agli altri! In quanto alla battuta mi verrebbe spontaneo risponderti: Questa è la storia d'un padre e d'un figlio che non si vedono da molto tempo: .....iniziamo a raccontare la loro storia! Forza ragazzi se ci siete battete un colpo!!!! Con tanta fiducia e convinzione stò aspettando di leggere le vostre storie!!!!
Raffa - Mar Nov 11, 2008 4:55 pm
Oggetto:
Come sempre il sito è un brulicare di eventi e iniziative sempre più originali.
Ho già un'idea su cui lavorare!
francescogale - Mar Nov 11, 2008 9:41 pm
Oggetto: La Pensione
Ciao Raffaella, qualche giorno fa ho letto il tuo racconto "La Pensione" ed avrei voluto mandarti un mio commento, ma devo ammettere che ancora non mi muovo con facilità su una rete così intrigata ed ho desistito aspettando l'occasione giusta che ora mi si presenta a porata di mano. Ebbene, a parte il fatto che mi è naturalmente piaciuta, ho apprezzato molto il modo con cui sei riuscita a dare vita ad un tale racconto; personalmente ti faccio i miei complimenti: BRAVA! In quanto al progetto da me proposto mi voglio augurare che la tua idea vada presto a buon fine; ovviamente ti auguro buon lavoro!
Un caro saluto!
maddy80 - Dom Gen 18, 2009 11:32 am
Oggetto:
Beh ribadisco nuovamente che questo sito è davvero molto interessante, e soprattutto propone delle iniziative interessanti.. smile 4
io non ho mai scritto dei racconti, mi sono sempre limitata a scrivere poesie, però questo progetto mi intriga parecchio...
comunque ho già iniziato a scrivere qualcosa...spero di poter scrivere il mio racconto al più presto qui.
francescogale - Dom Gen 18, 2009 3:03 pm
Oggetto:
ciao Maddy, ti ho ringraziato rispondendo alla tua mail lo voglio fare ora pubblicamente: Grazie di cuore per il tuo interessamento a questo progetto!
In quanto al fatto che non hai mai scritto cose del genere e beh, hai dalla tua parte una laurea che già da sola è una garanzia! Volere è potere e se tu lo vuoi hai sicuramente la forza e le capacità per poterci deliziare con la tua storia! Un sincero buon lavoro ed un grosso imbocca al lupo!!! Aspettiamo con ansia, anche se senza fretta, di leggere la tua storia! Un abbraccio ed un caro saluto!!!!
Marco Fratta - Dom Gen 18, 2009 9:47 pm
Oggetto:
Buonasera a tutti :-)
Proprio oggi sono stato contattato via mail da Francesco per partecipare a questa iniziativa. Ho letto il racconto e la premessa... mi sono chiarito le idee sulla natura e la sostanza del tuo progetto e confermo la mia voglia di partecipare!
Sono molto indeciso su quale regione prendere in considerazione...io vivo a Torino e sono nato qui, ma la mia famiglia è pugliese e mi ha "tirato su" con quelle tradizioni e quella mentalità. E' molto difficile scegliere lo scenario nel quale ambientare il mio racconto.

PS: Come lunghezza standard prendo in considerazione le battute del tuo racconto?

Grazie!
Marco
maddy80 - Lun Gen 19, 2009 5:06 pm
Oggetto:
Buonasera!!
beh mi sono messa all'opera perchè come avevo detto qualche giorno fa, questo progetto mi ha davvero coinvolta, e ho scritto il mio racconto.

Tradizioni
Erano passati due anni da quando Chiara si era trasferita a vivere a Milano. Il 10 aprile aveva finito di lavorare alle 16:30, come d’abitudine si mise alla guida della sua piccola macchina. Ma quel giorno non imboccò l’autostrada che l’avrebbe portata a casa dai suoi due bambini, decise di andare in centro.
Mancavano poco più di due settimane a Pasqua. Chiara camminava senza meta, come se qualcosa o qualcuno la volesse portare lì in quel negozio di prodotti tipici siciliani. La sua mente si estraniò per un attimo da quella realtà così cupa e ritornò all’età di dieci anni. Con lo sguardo fisso nel vuoto, le lacrime le rigavano le guance, noncurante dei passanti che la osservavano. Poi con un accenno di sorriso sulle labbra ricordò le tradizioni di quel suo piccolo paese in collina, in cui aveva vissuto la sua infanzia. Il venerdì Santo era per tutti un giorno di lutto, si venerava la morte di Cristo, ma non per la piccola Chiara. Vestita di tutto punto percorreva con mamma e papà quelle piccole strade insieme alla folla di gente che in processione accompagnavano la statua del Cristo al Calvario. Lei bambina non capiva il significato di quel giorno, e la sua gioia aumentava quando i nonni le compravano le caramelle e quel palloncino, che poi lei nella sua innocenza lasciava andare dalle sue mani. E poi scoppiava in lacrime quando quel palloncino con l’immagine di Winnie the Pooh volava alto nel cielo, ma tutto svaniva con un bacio.
Ad un tratto fu riportata alla realtà da una voce che le domandò: “Scusi signora, mi sa dire l’ora?” e lei distrattamente rispose: “Si, sono le 17:30” e continuò a sognare. Ripensò al sabato Santo quando in tutte le case del paese aleggiava un’atmosfera di festa. Tutte le massaie ed anche sua madre, Maria erano indaffarate a preparare il “Taganu”, quel piatto tipico fatto con pasta, uova e formaggio. Il rintocco di quel cucù segnò le 18:00. Chiara pensò: “Oddio! Com’è tardi!”.
Ritornata a casa i suoi piccoli Angelo e Luisa le andarono incontro e con gioia aprirono quei pacchetti che la loro madre gli aveva comprato in regalo. La sera, con emozione ripensò alla lunga ed intensa giornata e con il sorriso cadde in un profondo sonno.
Monia Di Biagio - Lun Gen 19, 2009 5:40 pm
Oggetto:
smile 4 BENE-BENE-BENE! Vedo con enorme piacere che grazie alla solerzia di Francesco qualcosa si sta smuovendo intorno a questo progetto, sul quale ho cercato io stessa, ma invano, di trarre la vostra attenzione più volte... Ebbene dunque ci siamo, siamo partiti: sono felice.

Intanto allego il file di Word, che aggiornerò man mano, fin dove siamo arrivati a scrivere ora, così vedremo il nostro libro crescere, realmente.

Grazie Francesco, Maddy, Raffa e Marco e a chi si aggiungerà al gruppo!

DUE IMPORTANTI ANNOTAZIONI (come già accaduto per l'Antologia "Oltre"):

1°- Mi piacerebbe, se possibile, che chi sta partecipando firmi i suoi racconti con nome e cognome, sinora mi riferisco solo a Maddy80, ma anche a chi verrà dopo ed è iscritto a Scritturalia con un nickname;

2°- Chi ha già inviato il proprio raccondo dovrebbe gentilmente inviarmi, al mio indirizzo e-mail:
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la Liberatoria per la possibile e concreta (futura) pubblicazione su cartaceo! Un esempio di cosa scrivere:

"Io sottoscritto/a ............ Autorizzo Monia Di Biagio, Amministratrice di Scritturalia a pubblicare e inserire sulla raccolta AA.VV. dal titolo "Tra realtà e fantasia: l'Italia si racconta" il mio racconto dal titolo "............", di cui detengo la paternità e di cui sono univoco Autore/Autrice. In fede, ........... (data e firma)".

************************

ULTIMA COSA:

Iniziamo a pensare a una copertina. Chi possiede un'immagine propria, e non presa da internet, e vuole proporla per la copertina, naturalmente in linea e attinente al titolo "Tra realtà e fantasia: l'Italia si racconta": E' IL BENVENUTO/LA BENVENUTA! Iniziate a proporre, dunque, anche le vostre immagini allegandole qui di seguito.

GRAZIE!
francescogale - Lun Gen 19, 2009 10:20 pm
Oggetto:
Ciao Marco, in quanto alla scelta la devi fare tu! Se vuoi un consiglio disinteressato scegli quella che ti stimola di più: a volte per scrivere delle cose piacevoli bisogna soprattutto sentirle dentro o per meglio dire farle proprie ed essere personalmente coivolti in quello che si scrive! In ogni caso non avere fretta!!!! Ciao imbocca al lupo!
maddy80 - Mer Gen 21, 2009 9:19 am
Oggetto:
In questi giorni ho pensato ad una probabile immagine da poter mettere come copertina. Dato che il libro descrive anche una realtà che forse oggi si vive solo nei piccoli paesi, la mia idea è quella di mettere un'immagine che raffiguri quei piccoli paesi com'erano anticamente, o magari qualche monumento o qualche luogo particolare di qualche paese, e se fosse in bianco e nero sarebbe molto bella.
Comunque io sto cercando fra le mie foto.
Vi che ne dite?
Monia Di Biagio - Mer Gen 21, 2009 11:11 am
Oggetto:
Ho cominciato a prendere contatti con un editore, soprattutto a valutarlo, mettendomi in gioco con le mie stesse opere, prima che con questa, e se il percorso con "loro" mi aggraderà, potremo seguire questa strada anche per questa raccolta! Comunque nulla di definitivo, dunque non vi allarmate più di tanto, tra l'altro ora non mi va di aggiungere altro perché da questo punto di vista, ovvero parlare troppo in anticipo, sono molto superstiziosa ;0) !

Soprattutto dato che la strada è ancora lunga e in salita.... E praticamente ancora tutta da percorrere!

PERO' posso di certo anticipare che tra le sue COPERTINE disponibili c'è proprio una copertina così come la descrive Maddy, e per me sarebbe perfetta!

P.S. Grazie Maddy della Liberatoria. Resto in attesa di quella di Francesco.

ALTRA COSA:

Come per "Oltre" prima di ogni racconto vorrei mettere una FOTO e una BREVE NOTA BIOGRAFICA degli autori partecipanti. DUNQUE iniziate a pensare anche a questo, una vostra foto in bianco e nero (possibilmente no una fototessera, che sono bruttissime!) magari una foto con lo sfondo del vostro paese, e accanto a questa MAX una decina di righe biografiche.

Inviatemi il tutto sempre al mio indirizzo e-mail
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insieme alle liberatorie.

Dunque ricapitolando:

-Liberatorie alla pubblicazione;
-Foto in bianco e nero, che vi ritrae (anche in maniera astratta, dunque artistica) con sfondo il proprio paese;
-10 righe di Bio.

GRAZIE. ANDIAMO AVANTI!
romina - Mer Gen 21, 2009 12:49 pm
Oggetto:
Ehi, ragazzi, ci sono anch'io! Spero di produrre presto qualcosa di originale e, soprattutto, scritto bene...
Monia Di Biagio - Mer Gen 21, 2009 3:30 pm
Oggetto:
...Ecco il mio racconto, anche scelto e voluto per questa raccolta da Francesco, che ringrazio moltissimo, di vero cuore, per aver così tanto apprezzato questa mia storia di vita vissuta!

“I Sogni in un Baule”

Sinossi

Si tratta di uno strano, eppure verissimo racconto di famiglia: un baule pieno di “sogni di gioventù”, appartenente a mio nonno materno, torna nelle mani della legittima proprietaria, mia nonna. Il nonno purtroppo era dipartito 8 anni prima della inaspettata consegna effettuata, da un ambiguo ed anziano signore in paltò, dopo che quello stesso baule era stato ritenuto ormai perduto per sempre, per ben 50 anni! Ma chi era quello strano figuro e soprattutto cosa conteneva di così prezioso quel misterioso baule?


*********

Dedica dell’Autrice:

Al grande cuore di mia nonna, maestra di vita ;
ai sogni, irrimediabilmente perduti, di mio nonno.

Al loro immenso, eterno Amore.


*********

Il cielo quel giorno era strano e non sembrava presagire nulla di buono. Un tremolante, pallido sole brillava tra poche nuvole grigiastre, nel deludente sforzo di non riuscire a mostrarsi in tutta la sua potenza. Era il primo pomeriggio, ma il cielo si tinse con i colori dell’alba. Le poche nubi, scaricato il loro pesante fardello, pian piano si diramarono e tutt’intorno sprazzi rosati si unirono ad un celeste cangiante, creando frenetici girotondi, come in una danza propiziatoria. Aveva appena smesso di piovere, ed il vento iracondo di pochi minuti prima, ora lasciava tacere in una sorta di pace innaturale le folte chiome degli alberi. Al di sotto il lago, prima cupo e minaccioso, aveva ora incatenato le sue onde e giaceva calmo e piatto quasi si stesse riposando dopo tanto andirivieni delle acque e come uno specchio rifletteva quell’ azzurrino del cielo, diventando anch’esso cristallino. Leggera scese una morbida, bianchissima foschia che nascose le verdeggianti colline circostanti e le sponde del lago scomparvero. Aria ed acqua, ora erano unite in un unico irreale colore e non si poteva più distinguere il confine tra cielo e terra; fu allora che l’orizzonte si trasformò in un soprannaturale abbraccio di eterno, sovraumano Amore. Sembrava che tutti fossero rimasti colpiti ed incuriositi da questo affascinante e quanto mai nuovo fenomeno atmosferico; e che desiderosi aspettassero, da dietro i vetri appannati delle finestre, la quiete dopo la tempesta. Quest’ultima, con il timoroso cinguettio dei primi impavidi uccellini, non tardò ad arrivare…. Ma non fu lo stesso per mia nonna!

Accadde difatti che uno sconosciuto, stretto in un curioso paltò e con un cappello scuro ancora sgocciolante, si soffermò curioso sotto l’uscio della sua casa e suonò. Sembrava stremato ed ansimava faticosamente, forse per la sua mole…. O molto più probabilmente perché, vistosamente a fatica, sorreggeva una cassa malridotta. E cosa ancor più strana, quando mia nonna dalla finestra gli rispose, egli si presentò con voce flebile, come un vecchio conoscente. E difatti in realtà lo era, ma erano passati così tanti anni che la nonna, ora scesa nell’androne del palazzo, con difficoltà tardò di molto, a riconoscere. Così mia nonna scoprì, ma senza ancor ben-pienamente ricordare, che lo “sconosciuto in paltò”: era un contadino, di un paese vicino. Il figlio, ormai anziano, di amici di vecchia data dei miei nonni. Fu così che dopo questa repentina ed alquanto furtiva presentazione, con altrettanto tono soffocato e parole poco scandite disse: <<Questo baule vi appartiene…. E’ rimasto per tanti anni nel nostro granaio…. E’ di vostro marito, sarà contento di riaverlo.>> <<Mio marito? Ma che dite? Mio marito è morto ormai da dieci anni!>> Rispose interdetta e piuttosto alterata mia nonna, mentre le lacrime tra dolore e rabbia, per questa strana incursione nella sua vita sentimentale, già iniziavano ad inumidirgli gli occhi. <<Mi dispiace signora, non lo potevo sapere, questa però è vostra ed ho anche questa per voi….>> rispose l’inatteso figuro e poi tirò fuori dalla tasca, inumidita e sdrucita del paltò, una busta e la depose sulla cassa che giaceva per terra accanto ai suoi scarponi rozzi ed infangati. Poi in tutta fretta salutò alzando leggermente la visiera del cappello e tenendo sempre basso lo sguardo per non incontrare quello interdetto ed interrogatorio della nonna, quasi si vergognasse del suo gesto, improvvisò uno stretto ed incerto sorriso e se ne andò. Mia nonna attonita ed anche un po’ impaurita da questa strana apparizione dal passato, si chinò tremolante e con il cuore impietrito prese tra le mani quella busta. Lesinò un po’ prima di aprirla non riuscendo ad immaginarsi quale arcano oggetto custodisse, poi tirò un gran sospiro per farsi coraggio e l’aprì. C’erano cento mila, delle vecchie lire . Alla vista dei soldi mia nonna alzò di scatto lo sguardo alla ricerca dell’inaspettato signore, lo intravide in lontananza che si affrettava con passo veloce ma un po’ ciondolante, si impegnò a tirar fuori la voce rotta nella gola per la intensa emozione e scoppiò in un grido: <<Signore, signore fermatevi…. Questi non li voglio, non li voglio, fermatevi vi prego io non li voglio, non li voglio….>> Quel losco figuro, però, neanche si voltò; anzi tirò ben dritto e con passo sempre più veloce finché lui scomparve nel nulla e dal nulla da dove era giunto e anche la voce ormai roca di mia nonna, pian piano si spense. Il cuore stanco, dopo tanto frenetica corsa di un velocissimo battito cardiaco dietro l’altro, quasi le usciva dal petto, mentre lei cercava di comprimerselo e sostenerselo con una mano; mentre con l’altra, dove ancora racchiudeva la busta ormai tutta stropicciata, si appoggiava, rapita, incredula e sconvolta, allo stipite del portone. Quelle sue grida, però avevano fortunatamente attratto anche l’attenzione di un vicino, il quale si precipitò a vedere cosa fosse accaduto a mia nonna. Il giovane le si avvicinò e con fare amorevole e preoccupato istantaneamente la sorresse prendendola sotto le braccia, che tremavano come una banderuola al vento. Il gentile ragazzo cercò di farle coraggio: <<Si calmi, Anna, ora si calmi è tutto finito…>>, ma in realtà tutto doveva ancora cominciare. <<Ma cosa le è accaduto, che si dispera così?>> lui preoccupato le chiese, e mia nonna quasi come se stesse cercando di scrivere un telegramma, sostanzialmente, per riassumere in breve tutta l’amara vicenda che l’aveva appena coinvolta, ancora ansimando rispose: <<Questa cassa…. Quel signore laggiù in fondo al viale…. E poi questi soldi io non li voglio, non li voglio!>> Così subito il soccorritore, credendo di aver capito che si stesse parlando di un ladro, subito diresse il suo sguardo alla fine del viale alberato, ma non c’era più nessun signore, la lunga via era ormai nuovamente deserta e silenziosa. Così, incredulo e sbalordito, scosse il capo e poi riprese: <<Va tutto bene signora Anna…. Ora si calmi e saliamo a casa sua, deve sedersi, bere un bel bicchier d’acqua e poi mi dirà bene e con più calma cosa posso fare per lei?>> <<Va bene caro, grazie.>> Aggiunse subito mia nonna: <<Adesso però, per favore aiutami solo a portar su questa cassa…. Dice che è di mio marito, sai? Grazie.>>

Il vecchio baule ora era in salotto e mia nonna, rimasta sola dopo i primi generosi soccorsi, lo guardava ancora intimorita, quasi in lontananza, seduta sul divano, mentre con gli occhi spersi in un punto non ben definito, certamente in direzione di quel baule, ma che viaggiavano oltre questo, mentre mille pensieri le frugavano ancora per la testa, continuava a sorseggiare pian-piano quel bicchier d’acqua, attraverso il quale cercava di ritrovare la calma… Proprio come il lago stesso, aveva fatto poc’anzi. Poi teneramente rivolse lo sguardo alla foto di mio nonno sul comò del salotto e gli chiese: <<Che cos’è? Che cosa mi hai mandato? Cosa devo fare?>> Ancor prima di rispondere, lei stessa e da sola a questa domanda, la cosa più logica le sembrò avvertire il resto della famiglia del sorprendente accaduto, per trovare insieme a noi quel caldo conforto che la aiutasse a districare i tanti dubbi che in pochi fugaci istanti le avevano rapito il cuore e la mente. E così fece, prese il telefono e ci chiamò. Senza sapere e immaginare lei per prima, che di lì a poco, solo lei per prima, poverina, nonostante la nostra presenza accanto a lei, sarebbe stata catapultata in un remoto passato, che per tanti anni le era rimasto sconosciuto e che nella confusione più totale del momento non avrebbe ancora potuto neanche lontanamente immaginare. Arrivammo tutti preoccupatissimi, salimmo le scale a due a due, entrando trovammo mia nonna ancora seduta e pensierosa accanto al telefono. Subito le domandammo cosa le fosse capitato, lei con il solo gesto della mano ci fece segno di sederci. Così, ora tutti seduti intorno al tavolo del salotto, prendemmo ad ascoltare, smarriti, il toccante racconto… Alla fine del quale la decisione fu presto presa: senza ulteriori remore per prima cosa subito sollevammo il coperchio della cassa, che cigolante si alzò, ma anche piuttosto facilmente, perché non era legato da nessun lucchetto. Ne uscirono fuori oggetti familiari nella loro essenza, ma a noi in verità sconosciuti. Uno dopo l’altro questi oggetti del passato si dispiegarono ai nostri occhi, sempre meno ignoti e sempre più famigliari, in quanto mia nonna per ognuno di questi riportava il reale possesso a suo marito: <<E’ di tuo padre!>> diceva a mia madre, mentre quest’ultima lo odorava e poi lo stringeva portandoselo al petto; e a noi piccoli nipoti, che stavamo di fronte a quel baule col cuore più lieto rispetto ai grandi, come se a distanza di qualche giorno fosse nuovamente giunto Babbo Natale, con un nuovo regalo, sebbene un po’ incomprensibile nella sua reale essenza per noi, diceva con gioia ritrovata: <<Anche questo era del nonno!>> descrivendoci poi minuziosamente l’oggetto in questione, che come gli altri faceva parte di quel tesoro riapparso e ritrovato, e la sua storia. Fu proprio così che da quel misterioso e inatteso baule, uscirono fuori, proprio come dal cilindro di un mago, tutti oggetti estremamente significativi e dotati di una ritrovata vitalità ci fecero varcare la soglia temporale che separa i giorni nostri da quelli della Seconda Guerra Mondiale. Vi trovammo difatti una bandiera italiana con lo stemma regio ricamato al centro, accuratamente ripiegata; la giacca di una divisa perfettamente mantenuta in buono stato, ancora con i gradi di Sergente Maggiore ben attaccati e lucidi e lo scudetto del Genio Guastatori. Poi una lista manoscritta, con l’inconfondibile calligrafia barocca di mio nonno, in cui veniva descritto minuziosamente il contenuto della cassa. E in effetti, proprio in base a questa lista, mancavano all’appello diverse cose, come ad esempio: un paio di stivali militari, una delle prime macchine fotografiche esistenti, una rudimentale macchina del caffè elettrica, una scatola contenente il servizio da barba, un paio di pantaloni militari e poi… Un inspiegabile numero “16”: a cosa poteva riferirsi? Sul fondo, però, trovammo un ultimo importante oggetto, una grande busta di carta ingiallita dal tempo, anch’essa irrimediabilmente aperta. Conteneva foto in bianco e nero e a colori, lettere ricevute da mio nonno e due vecchi libretti di risparmio postali, “nominali” e dunque a lui intestati.
La gioia che ci pervase trovando questi ultimi affetti più cari, ci incuriosì per delle ore. Anche sul volto di mia nonna si era di nuovo acceso un bellissimo seppur malinconico sorriso. I suoi occhi innamorati guardavano le foto che ritraevano mio nonno in atteggiamenti militari insieme ai commilitoni e le sue mani, ora tremolanti per la profonda gioia, le carezzavano. Istanti di vita immortalati per sempre, che ci guidarono alla scoperta di luoghi di cui tanto avevamo sentito parlare, ma che avevamo solo potuto immaginare: un accampamento all’ora del rancio e mio nonno con un improvvisato cappello da cuoco vicino al pentolone sul fuoco; seduto su una jeep all’ombra di una grande palma da datteri, in un’oasi del deserto africano; sulla prua di una nave battente bandiera della Marina Italiana, stretto in un abbraccio con un commilitone e sopra di loro potenti e mirabili cannoni; al posto passeggero su un sidecar per le affollate e sabbiose strade di Tripoli; ed infine la più toccante in assoluto quella che ritraeva i miei nonni insieme, gioiosi, giovanissimi, appena sposati, ritagliata a forma di cuore e dietro una amorosa dedica: “Per Sempre”. Poi le lettere: belle e commoventi quelle ricevute da mia nonna; divertenti quelle di parenti anch’essi arruolati durante la Grande Guerra. Tra queste in particolare ne ricordo una, quella di un cugino compaesano di mio nonno, in servizio permanente ad Udine, che per fargli sapere che si era innamorato di una giovane del posto, ma soprattutto per far si che la lettera passasse la censura e giungesse a destinazione, prima di arrivare al punto e raccontare dell’amoroso idillio nordico, fece uno sproloquio di esaltata ammirazione nei confronti delle forze e dei mezzi militari italiani, scritta a china con una calligrafia di altri tempi, a volte incomprensibile, al centro riportava un timbro “passata alla censura”. Questa ci fece scoppiare in una risata generale: la furbizia del “cugino” arruolato, nello scrivere in preambolo quanto fossero grandi le forze militari italiane, per poi arrivare al nocciolo della questione “sono innamorato!”, passò la censura. Insomma, in una risata, per merito di una lettera fino allora mai letta, proprio come la situazione meteorologica di quel giorno, la tempesta era ormai passata e l’armonia ritornata. Mancava però ancora all’appello il contenuto dei due libretti dei risparmi. Soldi sonanti che mio nonno aveva messo da parte uno sull’altro, una missione militare dopo l’altra, per comperare una casa ed a garanzia di una futura stabilità economica con mia nonna, arrivando ad un totale di ben 16 mila lire, che rapportati ad oggi erano veramente tanti. In realtà i miei nonni non comprarono mai una casa, non se la poterono mai permettere, ma la ereditarono alla morte dei genitori di mio nonno, quella dove mia nonna vive tuttora; perché come mostravano i libretti i soldi erano stati tutti ritirati. Ma chi lo aveva fatto se poteva ritirarli solo mio nonno? Così cercando di svelare il mistero del numero “16”, all’unisono le nostre incognite mentali istantaneamente collegarono a questo misterioso fatto la busta donata di tutta fretta con le 100mila lire, di oggi, dentro. Era forse quello un modo alquanto inadeguato per chiedere scusa? Per rifarsi del danno procurato? In definitiva, per restituire almeno in parte i soldi presi? Una sola cosa era certa: pensando alla guerra, alla miseria più assoluta, ed al boato delle bombe che ti fanno perdere tutto, anche la ragione, niente poteva essere dato per scontato. Creare una concatenazione di “forse” con il ragionamento non ci avrebbe di certo aiutato a rispondere ai nostri tanti interrogativi. Decidemmo allora che dovevamo ritrovare quell’ambiguo signore e farci raccontare tutta la verità, perché senza volerlo avevamo aperto la porta al passato, ed ora ci sentivamo in diritto di conoscerlo meglio, di farlo solo nostro. Giorni dopo, scoperto chi fosse e dove abitava il “postino” di una così straordinaria consegna, che aveva dovuto superare i valichi dello spazio e del tempo per tornare ai legittimi proprietari, mia madre, all’insaputa di mia nonna, la quale desiderava che la questione anche se non chiarita fosse per sempre chiusa, si recò a casa del “signore col paltò”. La storia che le raccontò fu quanto mai intricata: disse che il baule venne loro consegnato da mio nonno a Tripoli una sera a cena, prima di partire per l’ultima missione; mentre lui, quasi ventenne, ed i suoi genitori il giorno seguente si sarebbero imbarcati per tornare in Italia, come del resto gran parte degli ultimi italiani rimasti in Libia, che con i pochi spiccioli guadagnati laggiù, tornavano a casa per rifarsi una vita. Mio nonno molto amico di queste persone, come il signore stesso ricordò, chiese di consegnare il baule a mia nonna appena giunti a casa. <<Ed allora perché non lo avete fatto?>> chiese mia madre che sempre più voleva vederci chiaro: <<Forse se lo aveste fatto quando mio padre era ancora vivo, lo avreste reso felice! Seppur in parte e a distanza di tanti anni gli avreste ridato i suoi sogni!>> Allora egli in maniera molto confusa disse che la cassa venne rubata dagli inglesi e poi: <<No, no dai tedeschi…>>, ma se la cassa era ancora qui, come era possibile che inglesi o tedeschi l’avessero rubata? Fu così che egli aggiunse: <<Non hanno rubato tutta la cassa, solo alcuni oggetti utili…. Poi suo padre tornato dalla guerra venne a cercarla, ma i miei genitori gli dissero che era stata rubata dai militari accampati qui, in casa nostra…. E da quel giorno non lo abbiamo più visto!>> Quando si dice che “le colpe dei padri ricadranno sui figli” e forse questo fu un modo per cancellarsi definitivamente di dosso quelle colpe, ora che anche questo “figlio dello sbaglio” si stava avviando sul viale del tramonto della sua vita. Difatti sicuramente mio nonno, tornato dall’Africa, andò a cercare il suo baule, e dopo una quanto mai certa furente discussione e compreso che i suoi beni e le sue speranze, di una vita migliore, erano andati irreparabilmente perduti, decise di serbare il segreto nel suo cuore, forse per non suscitare un dannoso dolore nell’animo di mia nonna, che tra l’altro proprio in quei giorni era in dolce attesa del primo figlio e da quel momento, mio nonno, tacque per sempre. Noi però, non credemmo mai neppure ad una parola del confuso e traballante racconto dell’uomo in paltò giunto direttamente da un rancoroso passato, ma ormai avevamo tratto le nostre conclusioni sulla verità e questo, seppur con rabbia, ci bastava. Fu così che ben presto comprendemmo, che mio nonno per paura di non farcela a tornare a casa e forse di morire, proprio durante l’ultima missione, consegnò fiduciosamente la cassa a questi suoi “cari amici” (che guarda caso da emigranti, poi sono divenuti grossi proprietari terrieri), che proprio in quei giorni stavano sfuggendo alla guerra tripolitana, dove erano da emigranti andati per cercare fortuna, e tornarsene in Italia alle loro terre. Così, per quanto riguarda i soldi e l’ormai svelato enigma del numero 16, crediamo invece che li avesse ritirati proprio mio nonno, difatti i timbri che sui libretti di risparmio, delle Poste Italiane nella Città di Tripoli, riportavano la parola “estinto”: lo confermano! Capimmo difatti che lui stesso, probabilmente per paura che essendo i libretti “nominali” in caso di suo decesso, mia nonna non avrebbe più potuto prelevare i soldi in essi contenuti, li ritirò e depose anch’essi nel baule, forse fin troppo fiducioso nei confronti di chi con lealtà avrebbe dovuto effettuare la consegna, così racchiuse anche le banconote, con gli affetti a cui più teneva, nella ormai logora busta di carta, poi celata in uno scompartimento recondito della cassa, che ora appariva evidentemente manomesso.

Ad ogni modo così è andata la storia e questi sono gli “strani” avvenimenti che hanno colto di sorpresa la mia famiglia, in una “strana” giornata di settembre, ma quello che veramente conta è che tra la fine della guerra e l’arrivo inaspettato di quel baule c’è stato solo amore e tanta, tanta felicità. E l’invisibile orizzonte di quel giorno, in cui cielo e terra armoniosamente si unirono in un celestiale connubio, crediamo fermamente rappresentasse l’affettuoso abbraccio del nonno per dirci “sono ancora con voi”, ed un più importante angelico messaggio per mia nonna di rinnovato ed eterno Amore.

Ai miei nonni. Amorevolmente, Monia.

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NOTE AL RACCONTO: Il racconto “I Sogni in un Baule” è stato pluripremiato in diversi Concorsi Letterari Nazionali ed Europei, e pubblicato sul giornale “Il tuo Paese” di Capodimonte a Marzo 2002, con inserto speciale. Una seconda versione inedita di questo racconto è stata rivisitata con l’aggiunta di dialoghi per farne una versione cinematografica, per il prestigiosa Premio Solinas 2003 “Scrivere per il cinema”. Tra i Premi Letterari più noti, ricevuti dall’Autrice per questo racconto di vita famigliare, ricordiamo: il Premio Letterario Nazionale «La Cittadella», che vince nel 2001 e le viene conferito il Diploma d'Onore dall'AS.CU.P.E.S. Mentre nel 2002, viene invitata a partecipare insieme ad altri 120 scrittori selezionati in tutta Europa, su segnalazione di Organismi culturali e qualificate pubblicazioni, al Premio «Omaggio a Goldoni», che vince con “I sogni in un Baule” classificandosi al primo posto nella categoria “Anni Verdi”. Selezionata tra gli scrittori Europei migliori e più meritevoli, premiati in quest’ultimo Concorso, viene invitata a partecipare al Premio Letterario Internazionale «Victor Hugo», che vince l’8 dicembre 2002.
francescogale - Mer Gen 21, 2009 8:17 pm
Oggetto:
SEMPLICEMENTE FANTASTICO!!!!
Visto che la nave si sta muovendo vorrei dire due parole: questo non per rubare la scena alla nostra Monia ma solo ed esclusivamente per il fatto che avendo proposto questo progetto mi sento chiamato in ballo in prima persona. Ebbene so con certezza che siamo già in 9 ad aderire a tale progetto anche se la vostra partecipazione sarete voi stessi ad annunciarla, mi sembra giusto così. Vorrei quindi puntualizzare tre punti:
1) Come ogni progetto che si rispetti abbiamo fissato il termine al 30/04/2009. Questa data ovviamente è solamente significativa come punto di riferimento, perchè se qualcuno avesse dei problemi per concludere non ci saranno di certo multe e possiamo tranquillamente andare oltre. A tale riguardo prendo l'impegno di sentirci ogni mese per vedere come andranno i lavori
2) Il nostro progetto ha un OBIETTIVO ben preciso che è quello di sforzarci a fare un libro che faccia parlare di sé. L'argomento è, a parere mio, molto interessante e dobbiamo sforzarci a dare il massimo. Pensate se un giorno tutti i giornali parleranno del nostro progetto! Beh, sarebbe fantastico! Forse non sarà così ma se dovesse succedere ebbene facciamo in modo di non avere ripensamenti, come per esempio se sapevo potevo fare meglio!
3) Consiglierei una volta scritta e pubblicata la propria storia di scriverne un'altra di riserva; nel caso l'editore consigliasse d'aggiungere altro, per avere un volume più sostanzioso, ebbene basterà un clik e siamo apposto!
Finisco ringraziando tutti di cuore ed augurando a tutti un sincero buon lavoro!!!! A risentirci presto! Francesco Galeota
francescogale - Mer Gen 21, 2009 10:41 pm
Oggetto:
Ciao Monia, riguardo alla copertina l'idea di Maddy, peraltro condivisa anche da te, mi sembra quantomai originale: ottima idea!!!
In quanto alla liberatoria provvedo subito, ciao un caro saluto. Francesco
maddy80 - Ven Gen 23, 2009 10:20 am
Oggetto:
Penso che l'idea di Francesco Galeota, di scrivere una storia di riserva, sia ottima,
beh comunque è anche un modo per farsi conoscere di più, perchè ogni storia ha un qualcosa di diverso rispetto ad un'altra,cambiano anche le emozioni che può esprimere un racconto.
Quindi continuiamo a lavorare con le nostre idee!!
Monia Di Biagio - Ven Gen 23, 2009 10:33 am
Oggetto:
Ragazzi, credo che tra tutte queste idee, la mia voce si stia un po' perdendo... E come ben sapete a me piace andare per ordine.

Sarò difatti io a chiedervi, se servirà, una storia in più oppure no, man mano che costruirò il libro. Per ora vi prego di limitarvi a inviarmi quanto in precedenza già richiesto. Grazie.

Ovvero:

-Un racconto
-La liberatoria
-10 righe di Bio
-Una vostra foto in bianco e nero, con sfondo il vostro paese.
maddy80 - Ven Gen 23, 2009 10:53 am
Oggetto:
Volevo rispondere a Monia Di Biagio, personalmente prendo in considerazione la tua voce, perchè è vero che a questo progetto stiamo lavorando in tanti,
però non dobbiamo scordare che se questo progetto si potrà realizzare è anche grazie a te!!
Presto ti manderò quello che hai richiesto.
francescogale - Ven Gen 30, 2009 10:03 pm
Oggetto: L'incompiuta
Din, don!....Din don!.... Qualcuno suonò alla porta e la ragazza che era intenta a srivere il suo racconto si alzò per andare a vedere chi fosse. Si alzò dalla scrivania tenendo sempre stretta la sua penna e mentre si avviava alla porta la fece ruoteare tra le dita della sua mano quasi volesse creare con quella ginnastica circense un piccolo sollievo alla propria mano. Aprì la porta e con sorpresa vide Francesco. "Ciao Francesco, come mai da queste partì!" Disse lei con aria di sorpresa, e Francesco rispose: "Beh, passavo di qua e mi sono detto: voglio salutare la mia amica! Spero ovviamente di non disturbare!" "No,... per niente!" Rispose lei e Francesco: "Ora visto che ci sono volevo anche ricordarti brevemente dell'impegno che abbiamo preso verso il nostro progetto"Tra fantasia e realtà: l'Italia si racconata"... Allora?" Rispose lei:" Beh, come vedi la mia penna parla da sola! Ebbene ci stavo proprio lavorando!" "Ne ero certo!" riprese Francesco il quale continuò a dire: " A parte tutto comunque, sappi che mi fa piacere avere tue notizie e sarò felice se ogni tanto ti farai sentire!" Così dicendo avvicinò le dita della mano destra alle labra, le lancio un bacio ed allontanandosi disse: " Grazie, e... a risentirci!...."
Gian Battista Taddei - Sab Gen 31, 2009 2:21 pm
Oggetto: IL BURLONE E IL NOTAIO (Racconto)
Ciao Francesco,
mi sono deciso e partecipo alla tua bella iniziativa.
I fatti del racconto sono veri e si sono svolti oltre 50 anni fa
a Poggio Picenze e a L'Aquila.
Il Notaio si chiamava di cognome Galeota!
Spero esso sia degno di pubblicazione (è già su Scritturalia).
Due ore fa ho mandato un messaggio tipo questo ma temo che
non sia partito... forse non imbrocco la procedura giusta di
spedizione!
Salutissimi.
Gian

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IL BURLONE E IL NOTAIO

Il protagonista di queste pagine è un uomo di paese, Ernesto, un contadino, che aveva sempre delle barzellette, delle spiritosaggini da raccontare e, soprattutto, degli scherzi da fare.
Era un uomo piuttosto alto e magro, con un viso volpino, lo sguardo furbo, un paio di baffetti a riccioli e carnagione di un rosso scuro, tipica di chi è avvezzo a stare nei campi sotto il sole. C’era sempre da avere soggezione di lui, anche nel dargli la mano, perché poteva escogitare qualcosa di imprevisto e si poteva rimanerne scottati e sconcertati.
Ernesto, malgrado i suoi scherzi che potevano sembrare rudi, amava profondamente la vita e le persone ed era perciò sempre col sorriso sulle labbra, anche se a volte questo poteva sembrare un po’ beffardo. Si sentiva come un buffone di corte perché faceva divertire un notabile del paese, il famoso Notaio Vincenzo Laurenzi, che era però divenuto suo grande amico. Il Notaio aveva la sua attività in città, ma molto frequentemente ritornava in paese, perché colà si trovavano le sue amene proprietà, compreso un caseggiato, talmente ampio da sembrare un isolato, con annesso un esteso giardino.
Egli era come uno di quei Notai descritti da Ignazio Silone nei suoi romanzi: aveva una pancia esagerata, molto difficile da contenere dentro la cintura e aveva l’immancabile triplice fila di bottoni nella chiusura dei pantaloni, da usare nel corso dei lauti pranzi, per questo allargava, quando necessario, la stretta degli stessi, abbottonando la fila immediatamente più esterna.
Costui una mattina s’era svegliato con una gran voglia di ridere, in seguito a ilari sogni che nella notte lo avevano intrattenuto e divertito. Ordinò con certa una fretta la colazione alla domestica che repentinamente dovette lasciare di spolverare i mobili e di lucidare le argenterie.
Durante la colazione la donna notò che c’era nel Notaio un atteggiamento insolito, giacché come un bambino, disegnava in aria dei movimenti aerei col cucchiaino prima di raggiungere la bocca e si lasciava andare a dei risolini, frutto di una gioia interiore che continuava a divertirlo.
Dopo questa goduta colazione il Laurenzi uscì di casa con la speranza d’incontrare una persona che certamente avrebbe continuato a mantenergli quello stato di grazia e di gioia; infatti opportunamente poco dopo incontrò il suo amico, l’emerito burlone Ernesto. Già averlo incontrato subito prometteva bene e il Notaio gli espresse quel suo desiderio da soddisfare, per evadere un po’ dal suo lavoro di uomo di Legge, a volte faticoso e pieno d’intricati casi da risolvere. In genere si trattava liti,tramutate in cause, fra contadini che, a volte per un nonnulla venivano a diverbio; altre volte per questione di pochi centimetri nei confini dei campi, per cui quella pietra detta il “termine” era spostata ora qui, ora là, ma nell’abito di un metro e altre volte per la difficile ed eterna giusta attribuzione dell’acqua di irrigazione. Altre mansioni del Notaio lo attendevano per questioni di eredità e quindi di divisione dei beni, con interpretazioni di testamenti olografi, a volte sommari e di solito zeppi d’errori nella descrizione. E non ultimo, egli era sempre a districarsi nei Tribunali con pratiche sempre lunghe per le immancabili pastoie burocratiche. Era un Notaio ma non disdegnava, e non poteva non farlo, mansioni quindi di Avvocato, giacché egli era la persona più importante del paese e tutti per qualsiasi cosa ricorrevano a lui.
Quella, era una bella mattina, più bella delle precedenti ed Ernesto, nel passeggiare col Notaio, era sempre pronto a cogliere quegli aspetti originali e particolari nelle persone e nelle cose, pronto come un radar in funzione. Di lì a poco s’accorse che il venditore ambulante di frutta e verdura, detto “Pippone” per la sua immancabile e grossa pipa, aveva il portafoglio uguale al suo nella misura e nel colore.
Senza tanto riflettere Ernesto si tolse di tasca il suo e, tenendolo bene in vista, toccò il fondo schiena del venditore e cominciò a correre a tutto spiano.
L’ambulante, sentendosi toccato e vedendo il fuggitivo col… suo portafoglio, reagì, e cominciò a correre a sua volta, per acciuffare quel ladro così smaccatamente palese. Dopo una cinquantina di metri Ernesto si fermò e disse:
- Ma cosa vuoi, non vedi che questo è il mio portafoglio?
- Ladro! - replicò l’altro.
- Piuttosto controlla le tue tasche, invece d’offendere!
- Non m’incanti con la tua bugia, perché t’ho visto con i miei occhi e t’ho colto sul fatto, ladro!
- Ma sei proprio duro, come il guscio delle mandorle che porti a vendere!
L’ambulante dopo ancora rinnovati inviti si toccò nella tasca posteriore e, incredulo, constatò che il portafoglio era al suo posto, e rimase di stucco per lo scherzo appena subìto.
Dopo quello smacco dovette correre, ancora più ansioso e sbuffante, verso il suo carico di frutta, per evitare che, dopo lo scherzo, dovesse subire anche la beffa, perché dei malintenzionati stavano per metterci le mani.
Il Notaio rise molto per quell’improvvisa trovata di Ernesto e si sentì alquanto soddisfatto, perché aveva appagato il desiderio del mattino di ridere in modo spensierato, senza pensare a tutte quelle scartoffie che venivano sempre di più accumulandosi sulla scrivania.
Il giorno seguente “Don Vincenzo”, come era chiamato il Notaio in segno di rispetto, fu sollecitato da Ernesto ad andare in città. L’automobile, vecchia ma sempre funzionante, dopo la messa in moto con la manovella partì. Per le strade del paese essa si muoveva con assoluta sicurezza, spaventando le galline che beatamente razzolavano ed erano frequenti i colpi di clacson e le alzate di freccia lampeggiante a indicare la direzione. Durante il viaggio Ernesto, fu insolitamente silenzioso, perché stava perfezionando la prossima burla in città.
La voglia di ridere del Notaio non si era ancora esaurita, anzi era aumentata ripensando alle risate del giorno prima e a quelle di molte altre volte.
- Adesso ti faccio morire dalle risate! - disse sicuro Ernesto e con aria compiaciuta.
Questi portò il Notaio nel mezzo del mercato nella piazza grande della città, presso un venditore di prodotti alimentari, proveniente da un paese vicino.
Il burlone invitò il Notaio a prepararsi a ridere e ordinò delle uova fresche, che subito cominciò a prendere con le mani, poggiandole su quelle del venditore, che era momentaneamente salito su una robusta cassa di legno, per prendere l’ultimo prodotto da esporre. Una, due, tre, quattro, cinque, sei e ancora altre uova, e il pover’uomo non riusciva a contenerle sulle braccia aderenti al corpo e riunite con le dita all’altezza dello stomaco. Il prelievo delle uova continuava e il disagio del venditore si faceva evidente, come le risate del Notaio, dapprima flebili, ma poi sempre più scomposte, ma fatte di gusto.
Il... travaso delle uova continuava e le stesse arrivavano ormai fino al mento del venditore. Il Notaio aveva iniziato la sua risata sempre più irrefrenabile, mentre doveva ricomporsi la pancia abbondante che gli usciva fuori dai pantaloni, a causa dei sussulti subìti.
Questo non era tutto, perché il burlone, una volta raggiunta tutta la capienza dell’... improvvisato contenitore, incominciò a slegare la cintura dei pantaloni dell’uomo. A questo punto il Notaio, prefigurando la scena successiva, si era ritrovato a ridere in modo incontenibile e il culmine fu quando i pantaloni del malcapitato venditore calarono completamente a terra ed egli non poteva minimamente muoversi, per evitare la caduta sicura delle uova.
Il Notaio si sganasciava dalle risa sino a sdraiarsi a terra, nel vedere il venditore immobile a gambe scoperte e con l’aria interrogativa ed esclamativa insieme per non potere decidere, a quel punto, che cosa fare! Questo uomo si chiedeva quale peccato in quelle prime ore della mattina, avesse già commesso e che doveva, pubblicamente e in modo così atroce, scontarne la pena! Era una bella giornata e non doveva temere per raffreddore o tosse.
La gente del mercato s’era accalcata in modo pressante nel vedere quella statua con le uova così immobile, come la guardia al Milite Ignoto, e quella attività frenetica a terra, molto insolita per un Notaio. Parecchie persone si dimenticarono facilmente che dovevano fare la spesa, a causa di quella improvvisata e gratuita scena comica.
Il Notaio stette a terra ancora un bel po’ a sbellicarsi dalle risa, ma nel momento di rialzarsi, non poté farlo da solo, ed era come un grosso insetto che, ritrovandosi coricato sul dorso per un po’ di vento, si trova nell’impossibilità di rigirarsi se non con l’aiuto esterno. Ernesto e un’altra persona infatti aiutarono il Notaio a rialzarsi che nel ricomporsi dentro la cintura dei pantaloni quella pancia troppo grande, ringraziò Ernesto dicendogli che mai aveva riso così tanto.
Intanto i due, allontanandosi dalla piazza, ogni tanto si voltavano a guardare quella statua ancora là sul piedistallo di legno, immobile e imprecante.
Il Notaio, ancora con le lacrime agli occhi per essersi tanto divertito, rinnovava le sue risate, ed Ernesto era contento della sua felice trovata e, con passo baldanzoso, se n’andava fiero, pensando già ad un’altra burla.
Così passava Ernesto le sue giornate: era sempre allegro e contagiava col suo buonumore, i suoi paesani.
Egli volle fare uno scherzo anche alla moglie e ciò fu quando ella si recò alla fontana nella piazza del paese, per attingere l’acqua con la conca di rame, mentre egli accudiva al loro bambino ancora in fasce, e lo scherzo era già nella sua mente.
La donna, stava rientrando in casa con la conca sulla testa, quando Ernesto, fingendo di avere perso completamente la pazienza con il figlioletto, scaraventò il panno bianco e il suo contenuto fuori della finestra; la donna non resse alla vista di questa scena tragica e svenne.
In realtà il bambino dormiva tranquillo nel suo lettino ed Ernesto, fingendo d’averlo in braccio per farlo addormentare, aveva preso un gatto, lo aveva avvolto nel panno bianco del figlio e fingeva di coccolarlo, cantandogli una canzoncina. Ernesto non appena vide la moglie sull’uscio di casa, schiacciò ad arte e ripetutamente la coda del gatto, che miagolava intensamente come fosse un bambino piangente.
La donna si riebbe, ma era in stato d’incoscienza. Non dette al marito il tempo materiale di spiegarle l’atroce scherzo, perché fu rapidamente assalita da sovrumano spavento. Da quella situazione così estrema non ne venne più fuori perché qualche settimana dopo ne morì.
Ernesto rimase segnato per lungo tempo da questa perdita così imprevedibile e crudele che di proposito lo aveva punito: quella morte aveva scelto d’accanirsi proprio lui che si beffava degli altri, applicando la legge del contrappasso.
Non fu questo però l’ultimo scherzo di Ernesto, perché qualche tempo dopo ricominciò a farne ancora.
Egli era nato per fare scherzi, e nemmeno quella morte poté fermarlo.
Un clown, poi, con la morte nel cuore.

* * *

Tutto questo succedeva oltre cinquant’anni fa, quando la vita era semplice e tranquilla, ma certamente non priva di problemi, che erano risolti, in modo sereno e senza isterismi.
Oggigiorno scene del genere non accadono più perché tutti sono impegnati in una frenetica corsa, per la quale la gente non riesce più a guardarsi in faccia.
Sembra che lo scopo sia soltanto quello di correre più forte degli altri e non c’è più tempo per gli scherzi.

Troppe cose da allora sono cambiate, molto e in profondità, e non ci sono più personaggi come Ernesto, sia per l’allegria e sia per il suo coraggio a continuare a scherzare dopo la disgrazia della moglie, perché l’egoismo personale ha preso il sopravvento su tutto e c’è un velo d’insoddisfazione che ammanta tutti.

E’ difficile oggi essere allegri per se stessi, figurarsi per gli altri!

Gian Battista Taddei
francescogale - Sab Gen 31, 2009 7:10 pm
Oggetto:
Ciao Gian, prima di tutto grazie di cuore per la tua adesione! Ho letto con piacere il tuo allegro racconto: bello! Beh, non sapevo d'avere un parente Notaio!!!
Per il resto lasciamo fare a Monia, prima perchè è lei la padrona di casa e poi anche perchè sono sicuro che farà un bel lavoro! Ciao ed ancora grazie!!!!!!!!!!!!
maristella - Mer Feb 04, 2009 7:43 pm
Oggetto:
Salve a tutti!
anche io sono stta contattata da francesco e sono felice di partecipre a questo progetto! sto scrivendo un racconto e appena finito lo metterò qui sul forum spero che vi piaccia!
saluti a tutti e in bocca a lupo per i vostri racconti!
maristella
Monia Di Biagio - Gio Feb 05, 2009 5:43 pm
Oggetto:
smile 30 Bene Maristella, dunque aspettiamo anche te!

Colgo l'occasione per ricordare:

-Che a questo progetto possono partecipare solo UTENTI DI SCRITTURALIA (dato che appunto se arriveremo a pubblicare anche questa raccolta sarà intitolata nuovamente Antologia AA.VV. di Scritturalia)

-Man mano che verranno pubblicati qui, ovvero on line i racconti, sarò io a valutare se saranno in linea con il tema proposto, scritti bene e belli da leggere e dunque INSERIBILI nella raccolta. In caso contrario informerò direttamente l'autore interessato. Nella valutazione mi farò aiutare dai Moderatori di Scritturalia, e il loro giudizio come il mio sarà insindacabile.

-Man mano che inserirò i racconti prescelti sul file di Word, allegherò il file qui di seguito, quando riterrò il file completo e pronto all'invio per la valutazione dell'editore, questo progetto sarà chiuso. Dunque PARTECIPATE ORA! Affinché chi è veramente interessato e intenzionato a farlo, non resti fuori dal libro.

-PER ULTIMA COSA RICORDATEVI ad inviarmi al più presto oltre il racconto, quanto già richiesto per due volte, altrimenti non so a quante pagine siamo realmente arrivati e non posso procedere alla realizzazione effettiva della "bozza del libro".... ovvero:

Foto in B/N che vi ritrae con sfondo il vostro paese

e

10 righe di vostra Bio-bibliografia

P.S. In questo momento ho il mio H.D. principale ad aggiustare, appena lo rimetterò nel p.c. inserirò in allegato il file del libro aggiornato, fin dove siamo arrivati, ovvero sinora fino a Gian Battista Taddei.

Buona serata, Monia.
maristella - Mer Feb 11, 2009 2:49 am
Oggetto: ecco il mio racconto!
Allora questo è il racconto che ho scritto, spero che vi piaccia!

LA CASERMA MALEDETTA

Erano tempi pieni di sole. Erano tempi di gelati, caramelle e patatine; erano tempi colorati e appiccicaticci. Erano notti di nascondino e stelle cadenti, era così tutte le estati, immancabilmente, sempre uguali e bellissime. Sapevi cosa dovevi aspettarti…e questo era semplicemente meraviglioso.
Ad agosto ogni anno ci ritrovavamo tutti lì, nel nostro piccolo paese, affollato solo in quel mese, divertente come nessun’ altra cosa al mondo e noi eravamo speciali, spensierati e felici… più che mai.
Lì è tutto in miniatura, tutte le case, le ville e i giardinetti sembrano un solo grande palazzo; una volta, di notte, sono rimasta seduta da sola, al confine tra il mio paese e la stradina che lo collega al resto del mondo, ed era tutto magicamente immobile, illuminato dalla luce gialla dei lampioni, con le case ferme e colorate, sempre uguali e bellissime. Ero seduta nell’ultimo angolo di quel piccolo mondo, l’ultimo pezzo del mio territorio, e faceva caldo, ed era accogliente e anche se mi trovavo in piena notte e non c’era nessuno, mi sentivo protetta come dentro casa, così tanto che mi sarei potuta stendere su quel marciapiede e rimanere lì in attesa, di un sogno, di un principe azzurro, oppure soltanto in attesa di chiudere gli occhi e sentirmi in pace.
Ma poi i rumori della piazza mi hanno distratta e sono dovuta correre di nuovo giù, dai miei amici per incominciare un’altra serata, simile alle altre, ma sempre emozionante.
Siamo una ventina a contarci bene, qualcuno c’è sempre, altri a volte non si fanno vedere. Sono l’unica donna qui in mezzo, e mi piace . Sono un po’ maschiaccio, un po’ prima donna, sono fiera di essere solo io tra di loro, perché vuol dire che mi distinguo, che posso essere apprezzata come amica, vuol dire tante cose.
Tutti mi fanno un po’ la corte, chi più, chi meno, chi per anni, chi per una sola estate ed io non vedo in particolare nessuno, perché siamo felici e giochiamo e ci nascondiamo ovunque tutta la notte e abbiamo pochi anni per farlo, dopo cambierà tutto e non abbiamo tempo da perdere o baci da sprecare.
La notte quando tornavo a casa c’erano le mie sorelle e le me cugine sveglie; e noi insieme cucinavamo i tortellini a mezzanotte, di nascosto, e giocavamo a tennis nel nostro giardino che si trovava lì al secondo piano della nostra splendida casa antica e ridevamo tanto, fuori al freddo con le coperte sulle spalle dentro una tenda, ridevamo per nessuna cosa in particolare ed era tutto perfetto. E la musica di quelle estati era triste, e malinconica, così quando poi si ritornava in città a settembre lei mi rimaneva in testa e la nostalgia mi invadeva piano piano tanto da rendere buio tutto quello che mi stava intorno.
Il 16 di agosto organizzavamo scampagnate in un posto dove si raccoglievano le more e dove c’era ua grande fontana al centro e accanto un tavolo da pic nic; ricordo che in una di quelle mattinate assolate un mio amico una volta è caduto in un cespuglio pieno di spine,soltanto per prendermi una grande mora succosa e credo che abbia ancora quelle cicatrici addosso, ferme lì a ricordargli di quegli anni. Quel piccolo bosco si trovava proprio sopra ad un mattatoio e noi andavamo a sbirciare dalla porta semiaperta da dove vedevamo le pelli appese e annusavamo quell’odore strano di carne. Girano tante leggende su quel posto, si dice che lì la notte si riuniscano le streghe e noi a volte ci andavamo impauriti al buio per vedere cosa ci poteva succedere, pare che si sentissero delle voci o dei canti, ma purtroppo io non li ho sentiti mai. Ricordo che ero impaurita e stavo stretta stretta ai miei amici e mi sentivo così unita a loro, e mi fidavo così tanto da pensare che mai niente ci avrebbe divisi e che sarebbe stato sempre tutto così fresco e bello.
Un’altra cosa che ricordo di quelle estati è che adoravo le fragoline di bosco che crescevano in un angolo del mio giardino;la mattina le mangiavo tutte e dopo pranzo arrivavano i miei amici e passavamo il pomeriggio da me, perché io ho una casa molto grande e antica con dodici stanze in cui rincorrersi e in cui giocare a nascondino rischiando quasi di non trovarsi più. A tutti i miei amici ha sempre fatto un po’ paura, gira voce che nell’ultima stanza ci sia un fantasma in un angolo e forse è vero perché non ci va quasi mai nessuno ed io quando ci passo vicino posso sentire ancora un soffio freddo che proviene dalla porta e non ci entro per rispetto e per paura..saranno tanti anni che è lì, in fondo è un po’ camera sua.
Ed io e miei amici ci arrampicavamo sugli alberi, e passavamo giornate intere giù al fiume pieno di zanzare a tuffarci o a pescare. Una volta sono affondata fino alla vita e per il peso dei jeans inzuppati non riuscivo neanche a tornare a casa, mentre i miei amici si ribaltavano dalle risate. E nella mia casa , e nella mia splendida camera, mi rinchiudevo con la musica alta, per vorticare fino a farmi girare la testa e per pensare ai miei amori o ai miei sogni, per sentirmi male e poi lanciarmi sul mio splendido divano vede, rovinato dal tempo, profumato di polvere, antico anche lui come ogni cosa in quel posto, come lo sono anche io quando ci vado.
Il ritrovo era in piazza, c’era un bar e una sala giochi e a noi bastava questo, poi più tardi andavamo lontano, in un posto dove le stelle sembrano accarezzarti i capelli. Gli occhi si illuminano con quei pezzetti di luce che sono così grandi e vicini, che la notte di san lorenzo sembrano piombarti addosso. Quello è il posto più buio che conosco, e il più pieno di luce, e dopo aver espresso i nostri desideri passeggiavamo al buio fino ad arrivare al ponte per poi scappare nei campi di pannocchie e rubarne un po’.
Un altro evento importante erano le sagre, due ad agosto, dove a volte servivamo ai tavoli e in cambio potevamo avere tutte le bibite che volevamo e alla fine quando tutti se n’erano andati via, la piazza diventava la nostra sala da pranzo e mangiavamo tutti insieme, stanchi, affamati e divertiti.
Ed era bello anche passeggiare nei vicoli con le vecchiette sempre sedute ai soliti posti che ti scrutavani e ogni giorno ti domandavano chi eri e chi erano i tuoi parenti, sempre con le stesse domande e con le stesse espressioni sul viso, pronte ad interrogare chiunque passi nel loro territorio, come se fosse un rito, una dogana o qualcosa di doveroso da fare.

Ogni estate c’era una nuova avventura, il mio è un paese pieno di leggende. Sulle porte ci sono delle scope per allontanare le streghe e la cosa più misteriosa è la grande caserma abbandonata che affaccia direttamente sul mio giardino. Dove tutti hanno paura di andare di notte perchè nonostante lì dentro non ci sia corrente io da casa mia vedo delle luci accendersi e spegnersi di continuo…a volte.
Si dice che ci siano delle gocce di sangue sul pavimento e che le celle nascoste nelle segrete siano piene di trappole e di ossa.
Un mio amico giura che una goccia di quel sangue gli sia colata sulla mano una notte in cui aveva fatto una spedizione per scoprire se era vero quello che si diceva.
E siamo stati tutta una serata a guardare i cespugli che spuntavano dal cancello sempre aperto, perché i fiori bianchi che li coprivano sembravano occhi… e ci siamo convinti che quelli erano gli occhi del guardiano della caserma. Io l’ho visto sapete?
Con i miei di occhi…aveva dei capelli folti e grigi e spettinati e in un pomeriggio assolato era steso nel giardino di fronte all’edificio maledetto , tra le piante di rose e le erbacce, con le braccia piegate dietro la testa, a guardare il cielo o il mio giardino oltre la ringhiera.
Ci volle coraggio e varie riunioni per decidere di andare ad esplorarla, speravamo di trovare il cunicolo che la collegava con le segrete del castello, ormai distrutto, oppure i cunicoli che dovevano passare sotto tutto il paese come serpenti segreti . Decidemmo di fare questa spedizione di pomeriggio, perché col sole i fantasmi fanno meno paura. Eravamo in dieci, tutti impauriti e con la voglia di dimostrare che eravamo forti, soprattutto io, l’unica ragazza, quella che meno di tutti doveva far trapelare la paura. La porta era grande e verde, rotta da chissà chi e aperta, il giardino abbandonato era malinconico e bellissimo visto da vicino e se mi sporgevo un po’ dalla ringhiera vedevo casa mia e i miei fiori. Un bel respiro di gruppo e poi il più coraggioso spalanca la porta col battente di ferro e la testa di un leone. Il pavimento era bianco e scolorito, le pareti con ancora qualche traccia di blu e a terra c’era un’enorme crepa che tutti dovevamo aggirare lentamente per andare avanti e per non cadere, si vedevano le celle lì giù, con le porte tutte aperte come se i prigionieri fossero scappati tutti insieme senza richiudersele dietro.
Con la paura di precipitare giù arrivammo alle scale che portavano al piano superiore, dove c’erano corridoio luminosi e porte di legno tutte azzurre e scorticate. D’improvviso mi ritrovai sola e sentii un urlo, tutti incominciarono a correre all’impazzata fino ad arrivare a soccorrere il nostro amico che aveva urlato. Arrivammo trafelati in quella stanza per scoprirlo con in mano uno strano aggeggio di ferro, una specie di catena attaccata a qualcos’altro, forse una trappola o uno strumento di tortura, forse un pezzo di ferro qualunque, fatto sta che lui lo teneva in mano senza pensare che poteva essere la cosa più pericolosa e piena di sangue di tutto quel posto maledetto; e come se se ne fosse reso conto di colpo la lasciò andare e quella cosa cadde con un enorme tonfo, così forte che tutti ci aspettavamo di vederla bucare il pavimento e cadere giù. Scappamo tutti insieme verso un’altra scala, piccola e stretta senz’aria e dopo un numero incalcolabile di scalini arrivamo al piano di sopra. Passammo per una piccola finestra per poi sbucare in un altro piccolo giardino, ancora più in alto, ancora più colmo di rose e del loro profumo, tutte rosse e bianche, che si arrampicavano su una rete che ci proteggeva dal cadere giù ed io toccavo i petali e non potevo credere che tutto quello fosse maledetto, era così delicato e magico e il profumo mi rimase impresso per giorni interi, chissà se era il guardiano dai capelli grigi a curare quelle rose, chissà se era vivo oppure avevo visto un fantasma. Dovevamo andare via , perché era vietato entrare lì e qualcuno poteva vederci e allora corremmo indietro giù per le scale, fino alla stanzetta con lo strano strumento che magicamente non c’era più. Forse il guardiano l’aveva rimesso al suo posto o forse uno dei miei amici l’aveva nascosto per terrorizzarci, non lo so, so solo che scappammo ancora più forte senza dirci niente, rischiano quasi di cadere nelle celle che si intravedevano dal grosso buco al piano inferiore. E corremmo ancora, anche dopo essere usciti, spinti dalla paura e dall’adrenalina correvamo per i vicoli, sotto gli alberi, tutti insieme per fermarci molto dopo, esausti, tutti con lo stesso colore degli occhi e con le stesse mani…io con qualche petalo di rosa in tasca, per ricordarmi di quel giardino e di quella giornata, per portarne un pezzetto con me.
L’entrata del passaggio segreto per il castello non l’abbiamo mai trovata. La caserma è ancora lì e ancora mi affascina e mi inquieta allo stesso modo, rimane maledetta e magica, rimane quello che è, arancione e con le luci che si accendono e si spengono di notte; e quelle rose continuano a crescere e ad invadere tutto anche dopo tanti anni. Di sangue quel pomeriggio non ne abbiamo visto,anche se qualcuno dei miei amici può giurare di si, le ossa forse ormai si erano consumate e sgretolate come la vernice sui muri. Il castello è crollato, ma lei rimane ancora uguale ed imponente e nessuno in paese penserebbe di abbatterla o di riusarla altrimenti il guardiano potrebbe impazzire e riempirci di rose e di spine fino a far sparire tutto.
Conoscono ogni pietra di quelle strade, ogni crepa nel muro, e i miei amici sono cresciuti con me e torniamo ancora lì tutte le estati e anche se non è lo stesso, anche se le caramelle e le patatine non bastano più, anche se siamo cambiati , e ci siamo persi e allontanati, tutto questo ci legerà comunque, tutti i nostri ricordi si ripeteranno sempre uguali nella testa .
Anche se molti pezzi si sono persi o corrotti col tempo, e le invidie e gli amori si sono consumati, tutto questo rimarrà perfetto e intatto e pulito nel tempo. E i primi baci rimarranno cristallizzati tra quei prati e i miei occhi saranno sempre gli stessi ogni volta che poserò lo sguardo sul mio paese e sui miei amici. Ed io infondo resto sempre la stessa, con tanti sogni e qualche petalo di rosa non in tasca, ma nel cuore.

Maristella Occhionero
maddy80 - Ven Feb 20, 2009 4:45 pm
Oggetto:
Salve a tutti!!!
ma mi chiedevo come sta andando questo progetto? Sta andando avanti?
Fateci sapere smile 4
maristella - Sab Feb 21, 2009 1:03 am
Oggetto:
salve a tutti! anche io volevo sapere se sta andando avanti. volevo chiedere anche una cosa a monia, ti è arrivata l'email con i miei dati ?perchè poi non ho saputo più niente.
francescogale - Sab Feb 21, 2009 2:47 pm
Oggetto:
Ciao Ragazze, scusate se sono io a rispondere al posto di Monia! A tale proposito vi dirò che anch'io ho mandato più d'una mail a Monia ma non ho avuto risposta!!! Riguardo a questo fatto ci tengo a precisare che è stata la stessa nostra Monia ad avvertire che aveva L'H. D. del suo pc in riparazione, sicchè bisogna pazientare!!!! Per il nostro progetto penso che vadi tutto bene: ci sono altri due mesi di tempo, alla scadenza prevista, e credo che ogni autore si regolerà in merito!!! "La calma è la virtù dei forti!" e noi siamo tuttti qui ad aspettare!!!! Ciao un salutone a tutti, intanto vi mando una mia poesia: andatela a leggere!!!! Francesco
Monia Di Biagio - Ven Feb 27, 2009 5:21 pm
Oggetto:
Grazie ragazzi SCUSATE IL RITARDO E L'ASSENZA!

MA BANDO ALLE CIANCE: ecco SIN DOVE SIAMO ARRIVATI (aprite l'allegato sotto)!

Ringrazio tutti i sinora presenti nel libro per il materiale (racconti, biografie, foto e liberatorie) SIETE GRANDIOSI!

Ora mi mancherebbero delle brevi Sinossi ai vostri racconti, troverete due esempi da seguire sul come scriverle (pressapoco) prima del mio racconto e prima di quello di Gian Battista Taddei.

Altre notizie in breve: io non ho ancora inserito la mia foto, perché me la devo ancora scattare con sullo sfondo il mio paese. Ma lo farò. Non tenete per ora conto di refusi o segni d'interpunzione nei racconti che passerò in seguito a rivedere più e più volte. Tenete conto che questa è una BOZZA e che potrà essere modificata sino a quella che verrà ritenuta la stesura definitiva. INFATTI qualsiasi cosa (che riguarda le vostre pagini personali) vorrete modificare potrà essere modificata!

Per ora GRAZIE A TUTTI VOI, ed ecco come procede la nostra raccolta:
Aquilone - Lun Mar 02, 2009 8:50 pm
Oggetto: Il Lazio.
Ciao Monia ciao Francesco, allego una storia della scrittrice Mariella Musitano che Io ho interpellato e Lei con gioia ha voluto partecipare mi faccio Io carico di postare il suo racconto aspettando il mio che spero arrivi presto ma a questo punto devo costruire sulla mia regione più vicina come l'umbria. Spero di averVi fato cosa gradita. Vi abbraccio come sempre e sto tornando piano piano....

Eva


La moto sfreccia veloce per le vie della città. Il sole si è lanciato da poco dietro l’orizzonte ed Eva si sente pervasa dalla frescura della sera che riesce a tonificarla in ogni parte del suo essere. La sensazione che prova quando si sente in sella al suo due ruote è di estrema libertà, riesce a percepire il vento, gli odori e i suoni di tutto ciò che la circonda. Le mette allegria e si diverte come una matta a sfrecciare fra le auto in fila, ferme in code interminabili mentre lei può dar sfoggio della sua abilità nel caos del traffico romano.
Guidare per lei è ritagliarsi uno spazio privato nel quale nessun altro può accedervi. Ed ora il suo cuore è ricolmo di gioia per quello che sente chiaramente vibrare nell’aria: ed è certa che questo suo sentore, che va al di là dei cinque sensi comunemente usati e maggiormente conosciuti, è reale quanto loro.
Passa le sue giornate dedicando nuovamente del tempo a se stessa. Sorride al pensiero di essere riuscita, dopo una brutta caduta dell’anima e un cuore andato letteralmente in frantumi, a riprendere in mano le redini della sua vita. Un brivido le percorre la schiena mentre scala la marcia dalla quarta alla terza e supera una macchina poco prima dell’inizio della curva che precede la via di casa. Si accosta alla destra della strada, rallenta e gira alla prima a destra.
Parcheggia la moto sotto la finestra del suo appartamento di periferia nel quale è vissuta da sempre e che è scenario della sua vita sempre diversa eppure sempre uguale. Ama il suo quartiere così colorato e simile ad un paese dove si sa tutto di tutti, dove nulla passa inosservato.
Trova così intimo vedere ancora i panni stesi fuori dalle finestre, le mille antenne che caratterizzano i tetti dei palazzi popolari. Nel cortile riecheggiano le grida dei bambini dove è possibile ancora respirare aria fresca sotto l’ombra degli alberi. Pietralata!
Quando era alle elementari la suora aveva coinvolto lei e i suoi compagni a raccontare del loro quartiere e così aveva scoperto che inizialmente si chiamava Pratalata perché considerato un immenso prato, poi, dopo la scoperta delle cave di tufo, il nome venne trasformato in quello attuale. Quanti scrittori avevano parlato di quelle vie, dei suoi abitanti, delle lotte per la sopravvivenza e delle attività di scolarizzazione affinché l’analfabetismo potesse essere solo un ricordo lontano, sottolineando i disagi di un quartiere di periferia? Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, lei li porta nel suo cuore e si sente orgogliosa di essere, grazie alle sue origini forse semplici ma che la fanno comunque sentire così ricca; questo ovviamente lo deve alla sua famiglia e ai sacrifici dei suoi genitori che le hanno permesso di giungere fin qua. Non lo può dimenticare ed è per questo che ha deciso di riprendere in mano le redini della sua vita, per dare il meglio, il massimo. Oggi ha deciso di non accontentarsi. Oggi ha dato un colpo di spugna al suo passato ed ora eccola sotto casa pronta a festeggiare in compagnia di chi le vuole bene.
Questa aria estiva, frizzante e avvolgente le dice che qualcosa cambierà, lo sente, lo vuole.
“È giunto il momento.” Dice tra se e se. Scende dalla moto e come sempre si toglie il casco, lo poggia sul manubrio e si rassetta i capelli che tiene legati per evitare che il vento glieli aggrovigli ancora di più, sono sempre più lunghi, ormai superano più di metà schiena. Chiude la moto e con lo sguardo si trova a guardar verso la finestra del salone: la luce è accesa, sua cugina è a casa che la aspetta per la loro serata a base di gelato, nutella e film strappalacrime. Lei ancora non sa delle importanti novità!
Con euforia si dirige saltellando come una bambina verso il portone incurante che qualcuno possa vederla prendendola per una matta e tenendo in bella vista il pacchetto contenente il gelato più buono di Roma come trofeo. Entra nel portone e sale le scale a due a due.
Rosa è intenta a leggere un libro sdraiata sul divano mentre lo stereo passa una canzone di Rino Gaetano, “nun t’aregghe chiu”.
“Quanti segni sul tuo cammino hai incontrato oggi?” L’apostrofa chiudendo il libro e fissandola con aria canzonatoria mentre Eva sorridente sistema il casco sull’appendi abiti. Nelle ultime settimane sembra infatti che l’unica cosa che rincorra siano i segni!!!
“Cara cugina, lo so che ti sembro matta, ma oggi l’universo mi ha inviato almeno una decina di segni!! Il più importante di tutti è stato quello di suggerirmi di passare da San Giovanni a comprare questa grande e buona vaschetta di gelato, senza conservanti che a te piace molto: mi sono permessa di scegliere come gusti il cioccolato, la meringa e per completare il quadretto un’ottima panna montata!!! Sono felice di riscoprirmi innamorata della vita. Oggi c’è da festeggiare!!! Non te l’ho ancora detto vero?”
“Cosa c’è da festeggiare e, soprattutto, no non me lo hai ancora detto.”
Eva incurante di proseguire il discorso, lascia Rosa seduta sul divano che la osserva incuriosita e rassegnata mentre lei si comincia a dar da fare per dare inizio alla festa. Preleva dalla cucina una bottiglia d’annata di un gustoso Nobile di Montepulciano, due bicchieri e il cavatappi.
Posa il tutto sul tavolo del salone, alza il volume dello stereo che nel frattempo sta trasmettendo la Bandabardò con la loro Disegnata e torna in cucina per prendere tutto l’occorrente per preparare due coppe di gelato.
Rosa si alza e le va incontro, apre la bottiglia di vino e lo versa.
“Considerando il tuo silenzio come un abile modo di farmi morire di curiosità, e notando la cura con cui stai preparando il tutto, sono certa che sarà una grande festa. Quindi sapendo cosa ti frulla per la testa da giorni mi viene da pensare che la buona novella sia l’averlo incontrato!!!”
Eva alza gli occhi dalla vaschetta del gelato e la guarda con aria interrogativa.
“E chi avrei dovuto incontrare?”
“Non l’hai incontrato suppongo. Certo che tutti questi segni sul tuo cammino allora proprio non riesco a capire a cosa servono.”
“Tu dici “Lui”? Oh no, ancora no, ma è una questione di giorni, ne sono certa, sento il suo odore nell’aria. Però non c’è solo Lui che conta nella mia vita!!! Come tu sai al primo posto ci sono Io e quindi oggi, mentre me ne stavo sulla riva del lago a scrivere il mio infinito Diario ho capito che è giunto il momento di rivoluzionare totalmente la mia vita!!! Resettamento generale. Ricomincio da capo. E quindi brindo al mio licenziamento!”
Con queste parole alza il bicchiere e lo avvicina a quello di Rosa per il brindisi. I suoi occhi brillano di nuova luce mentre pronuncia quelle parole. Sua cugina è più sconvolta dall’apprendimento della notizia che felice dell’inevitabile cambiamento che questa scelta comporta nella vita di Eva, pazza sempre di più a forza di inseguire segnali e cogliere segni.
“Di solito le persone brindano quando lo trovano un lavoro! No quando lo perdono! Ti sei persa un piccolo particolare, non trovi? Però se lo dici tu! Brindiamo alla tua nuova vita e soprattutto al tuo nuovo stato di disoccupata. Una in più in un Paese dove la mancanza di lavoro è la prerogativa dominante per noi giovani.”
“Oh Rosa, sei sempre stata troppo razionale, ma guardami: ho 29 anni, sono una bella ragazza nonché intelligente, ho una casa, una motocicletta e un piccolo gruzzoletto da parte. La vita mi sta sorridendo e io non posso deluderla accontentandomi di lavorare in un posto in cui non posso esprimere la mia arte, ma assecondare solo i grandi numeri delle vendite e del profitto della S.p.A. che mi ha assunta. E questo me lo ha suggerito proprio il lago di Martignano. E siccome ero dura di comprendonio me lo ha ripetuto più volte finché non ho fatto mio il suo consiglio proprio mentre sola soletta me ne stavo a nuotare nelle sue acque ancora non inquinate… lo sapevi infatti che è uno dei pochi laghi che resiste?”
Rosa è tornata a sedersi sul divano, ha poggiato il suo bicchiere vuoto sul tavolo ed ora è intenta a mangiarsi il gelato prima che si sciolga del tutto, mentre Eva pare non accorgersi di nient’altro oltre che dei suoi discorsi a volte logorroici e difficili da seguire.
“Il gelato!!! Si sta sciogliendo!”
La apostrofa semplicemente riportandola come solo lei sa fare alla realtà.
“Io capisco tutto, anche che tu ti sia stancata di servire cappuccini e caffè, ma non capisco cosa centri il lago con la sua acqua ancora incontaminata o quasi.”
Eva con la bocca piena di gelato non ce la fa a trattenere il suo entusiasmo:
“Centra eccome invece, io devo rimanere pura come le acque del lago e seguire il mio cuore. Cosa mi dice da una vita? Di credere in me stessa e di fare ciò che amo. Sono certa che troverò il lavoro adatto a me e finché non mi creo la giusta situazione di certo non lo posso trovare, quindi mi sono regalata i presupposti su cui lavorare.”
“Ovviamente smettendo di lavorare!!!”
“Ovviamente!”
“E la ricerca del tuo Lui?”
“Arriverà quando sarà il momento. Chissà che domani il lago non mi suggerisca anche dove potrò nuovamente incontrarlo!!!”
“Amo quel posto, ma se continui così dovrò proibirti di continuare ad andarci!!! I segnali sul tuo cammino ho paura che ti porteranno dritta dritta dentro un ospedale psichiatrico se continui così!”
“Ti piace il gelato?”
“Come sempre è il migliore di Roma!!!”
“Vedi che i segni allora non sbagliano?”
“Fra il comprare un gelato buono e licenziarsi c’è una grossa differenza.”
“Conosci il lago, la natura intorno a lui la fa da padrona con i suoi salici, i pioppi, le sue pietre vulcaniche e i cocci di un’epoca lontana che testimoniano quanto fosse importante quel posto già ai tempi dei romani; sono molto legata alla natura da sempre, stavo pensando di iscrivermi ad un corso di giardinaggio in autunno.
Oggi mi sono ritrovata a toccare la sabbia scura del lago, la prendevo fra le mie mani e la lasciavo ricadere lentamente. In questo semplice gesto ho sentito l’energia della Terra parlarmi mentre il sole con i suoi raggi mi scaldava e mi caricava di nuova forza. Oggi ero in sintonia con tutti gli elementi della Natura, il vento fresco mi scompigliava i capelli mentre i piedi erano immersi nelle acque di Martignano; la terra sprigionava il calore accumulato e il sole sembrava ardere dentro il mio cuore. Sono stata grata all’universo per le sensazioni che mi ha offerto e ho preso atto di me stessa. La vita è una per quel che ne sappiamo e il mondo ha bisogno di noi. Del meglio di noi e non di brutte copie sparse qua e là di qualcuno che non siamo. Se ognuno facesse quello per cui è stato spedito sul pianeta Terra, le cose non andrebbero poi così male. La Natura è importante per l’ecosistema di questo pianeta e per occuparci al meglio di lei dobbiamo imparare a conoscerla, a comprenderla. Voglio fare questo della mia vita.”
“Vuoi essere una paladina nella difesa dei diritti della natura? Giusto questo ci mancava a questo mondo. Come avremmo fatto se tu oggi non avessi avuto la tua illuminazione!!!”
“No, quello che voglio è imparare e conoscere le piante per poi insegnare alle persone il loro valore attraverso il mio lavoro e la mia parlantina, vorrei che la gente non si sentisse in imbarazzo nell’abbracciare un albero e si rendesse conto che senza di loro noi qui non ci saremmo perché tutto il nostro ecosistema è basato su questi esseri viventi belli e silenziosi che donano senza chiedere nulla in cambio.”
Rosa sospira ormai rassegnata, consapevole che non si può far nulla per riportare sua cugina sulla retta via della razionalità e del buon senso, si alza dal divano e si dirige verso il tavolo dove posa la coppetta del gelato e si mette a versare il secondo giro di vino. Il suo sdrammatizzare non vuol dire che non accetti le spiegazioni della cugina o che non le condivida, ma la fa sorridere il suo entusiasmo e la sua voglia di dare un senso alla sua vita. Non crede nei segni ed è dell’idea che la vita abbia poco di magico, ma poi quando sente la felicità di Eva riempire la stanza e ogni posto in cui lei si trova, allora un pochino spera di sbagliarsi e le augura con tutto il cuore che i segni siano segni e i sogni possano davvero colorare la tela della sua vita con i colori dell’arcobaleno.
Le porge il bicchiere e le sorride amorevolmente per poi brindare nuovamente con lei:
“Alla felicità!”

Mariella Musitano
Monia Di Biagio - Mar Mar 03, 2009 10:21 am
Oggetto:
Lascerò questo racconto on line, perché ben scritto, sebbene io non abbia il piacere di conoscere personalmente questa autrice. Ma sai più che bene, Sergio, che alle raccolte di Scritturalia, possono partecipare solo utenti (attivi e presenti, non solo nominalmente iscritti) di Scritturalia. Dunque, aspettiamo il tuo.
Anonymous - Ven Mar 06, 2009 6:04 pm
Oggetto:
grazie di aver pubblicato il mio racconto Sergio e grazie a te Monia per averlo lasciato... felice di far parte di Scritturalia!!!!
buongiorno a tutti
occhiverdi - Lun Apr 20, 2009 4:10 pm
Oggetto:
Ecco finalmente il mio racconto, spero vada bene.

“UOMINI E LUPI”

E’ il racconto di una vicenda realmente accaduta, frammento di un passato lontanissimo e misterioso che attraverso le narrazioni di mia nonna e di mio padre è arrivato fino a me. Magicamente mi ha proiettata a ritroso nel tempo, un tempo senza date e senza altri riferimenti di rilievo, dove la fantasia ha colmato la lacune narrative, trasformando poche parole in una storia. Ed ecco uomini e lupi contrapposti nella lotta per la sopravvivenza e Zuanne, l’avo più lontano, che non s’è perso nell’oblio del passato.


Era una sera d’estate. Le abbondanti piogge primaverili avevano riempito i torrenti e i corsi d’acqua minori che solcavano le colline. Il gorgoglio nel fosso, che scorreva vicino alle case, rumoreggiava come una cascata.
Faceva caldo, più caldo del solito, ma forse era una sensazione condizionata dagli eventi. L’afa soffocante portava con sé un’umidità insopportabile.
Dal colle più alto un castello sovrastava la piana sottostante formata dall’incontro tra due valli, con una buona panoramica su una importante zona di collegamento tra pianura e montagna e tra pianura veneta e pianura friulana. Il castello era costituito dal mastio, situato sulla sommità del colle , e dal borgo sulle pendici sud-occidentali e meridionali, entrambi delimitati da una vasta cinta muraria. Al suo interno lo spazio era contrassegnato dalle case dei suoi abitanti, con gli orti, e i terreni recintati collocati su gradoni e dalle strade di uso comune.
Esternamente alle mura c’era il villaggio, formato da piccoli agglomerati di abitazioni sparsi qua e là. Fu in uno di questi che si svolse la vicenda qui narrata.

Un manipolo di persone : uomini, donne, vecchi e bambini, sopportavano con rassegnazione quell’atmosfera irrespirabile, il sudore impregnava le loro misere vesti appiccicandole alla pelle.
Nonostante ciò nessuno si sarebbe mosso dalla propria abitazione nella piccola borgata, un abitato di poche case che gridava la loro miseria, con il pavimento in terra battuta, ma che perlomeno davano un tetto ed un riparo.
Quella notte nessuno avrebbe dormito e neppure quelle successive, il sonno lo avevano perso da molto tempo e le notti erano perennemente tormentate. Avevano pregato e recitato rosari, perché era quello che potevano fare senza limiti, ma nulla sembrava esorcizzare quel demone che continuava ad infierire sulla loro disperazione.
Il lupo era considerato una presenza negativa, giudicato un castigo divino per chissà quali peccati, e la paura era una compagna inseparabile.
Ora però qualcosa era mutato, quella gente si era stancata di trascorrere le notti nel terrore, di subire ed accettare la sventura che la colpiva.
Tutto era stato deciso, tutto era pronto. Avevano lavorato fino a non sentire più le mani e le braccia, le schiene erano a pezzi, ed ora non rimaneva loro che aggrapparsi alla speranza che da quel momento diveniva più concreta.
Era l’occasione decisiva per stabilire chi fosse il più forte e sarebbe stato il padrone indiscusso di quelle terre e chi invece, al contrario, avrebbe dovuto soccombere e abbandonarle. Pertanto quella sera tutti erano ben svegli ed assorti ad ascoltare in lontananza ogni rumore.

Infine ecco lassù, dalla fitta boscaglia sulla collina, arrivano i primi ululati di richiamo. Gli uomini avevano ormai imparato a riconoscerli e a conoscere come si muoveva ed agiva il branco. Non doveva essere molto numeroso, quella era una zona piuttosto povera c’era a malapena cibo per gli esseri umani, figurarsi per i lupi: non erano però mai riusciti a contarli e questo aveva aumentato la prudenza.

Il capo branco si stava preparando alla discesa e tutti gli altri lo avrebbero seguito, tanto era forte in quelle fiere il senso della collettività. Rimanere uniti significava avere più possibilità di successo nella caccia e quindi non morire di fame.
In realtà la miseria non apparteneva solo agli uomini, anche i lupi sentivano la fame frustagli il corpo. Raramente erano stati avvistati di giorno. Si narrava che avessero sguardi che mettevano soggezione sino a paralizzare ogni muscolo. Il gioco di sguardi con la preda era il preludio all’aggressione.
Anche questo quegli uomini lo avevano imparato durante le veglie, nelle notti interminabili, ascoltando i racconti di chi aveva visto le belve e soprattutto di coloro che riportavano i passaparola, creatori di catene infinite e fantasiose.
Venivano riportate storie raccapriccianti di greggi attaccate di notte, ed occasionalmente anche di giorno, di persone dilaniate di cui solamente pochi resti trovavano sepoltura. Questi episodi coincidevano spesso con periodi di siccità, di carestia ed epidemie, quando trovare cibo si faceva problematico, così la foresta, le aree incolte e i pascoli potevano divenire luoghi di caccia e di raccolta sia per il lupo che per l’uomo.
Un giorno però giunse la notizia che altrove era stata avviata una vera e propria caccia all’animale, utilizzando trappole e metodi di vario genere.
C’era persino chi faceva il cacciatore di lupi di mestiere e questa cosa sembrava rendere bene. Ricevevano denaro per ogni capo ucciso e le femmine venivano pagate addirittura il doppio.
Dalla miriade di voci ed informazioni giunte a quella gente, cominciò a farsi reale la possibilità di una soluzione a quello che consideravano il maggiore dei loro mali.
Quella notte la paura, col trascorrere del tempo, era accresciuta diventando un peso soffocante,
tutti si stringevano gli uni agli altri, i piccoli infilavano la testa in grembo alle madri, tappandosi le orecchie con le piccole manine. In loro quelle emozioni si fondevano con l’eccitazione per un evento straordinario diverso dalla monotonia delle giornate sempre uguali.

Il branco cominciò a muoversi, gli ululati erano sempre più vicini, più acuti, più tremendi.
Poi tutto si fece quieto, ma la presenza delle fiere si percepiva nonostante la silenziosità e la fluidità dei movimenti.
Era solo questione di poco tempo ancora e si sarebbero sentiti i rumori di rami spezzati, di tonfi e di guaiti, di ululati di dolore e di ferite mortali.
Il primo a cadere nella fossa fu il capo branco e di seguito gli altri più prossimi a lui. L’animale scelto come vittima sacrificale aveva condotto il loro sensibilissimo olfatto fino alla trappola mortale.
Imbrogliati nei sensi, non videro oltre i rami messi ad arte sopra un intreccio di canne di palude per celare l’inganno.
Nel borgata nessuno sarebbe uscito ancora, bisognava attendere che il resto del branco, riconosciuto il pericolo, arretrasse di nuovo verso le alture e le proprie tane, quella non sarebbe stata notte per la caccia.
La fame che stringeva in una morsa dolorosa i loro corpi magri li rendeva disorientati e per un po’ incapaci di desistere, confusi da quel pericolo inatteso.
Gli ululati diventarono ringhi di rabbia e dolore, ma alla fine i pochi superstiti decisero di ritirarsi.
Albeggiava quando lentamente dalle case uscirono ombre di esseri umani coi volti tesi e stravolti, le mani strette a fucili, forconi, bastoni, tutto ciò che potesse essere necessario per difendersi.

Si avvicinarono al luogo da dove provenivano, ormai, solo guaiti. La paura aveva reso le loro gambe molli e malferme, le mani sudate scivolavano sugli attrezzi che stringevano con forza eccessiva.
Gli uomini si sporsero sugli orli delle buche, constatando con sollievo che erano della giusta profondità, da lì non sarebbe uscito nessuno, neppure se fosse sfuggito alle trappole che essi avevano collocato sul fondo delle fosse.
Le donne con i bambini rimasero sugli usci in ansiosa attesa.

Una leggera foschia nelle mattine precedenti, si era alzata dalle aree paludose avvolgendo tutta la pianura e salendo fino alle spesse mura che circondavano il castello.
Come ogni giorno Zuanne, un ragazzino che abitava in una delle borgate ai piedi delle colline, portò al pascolo le bastie che la famiglia possedeva, poche capre e pecore.
Attraversò alcuni terreni, si fermò nonostante le raccomandazioni del padre, ad ammirare gli alberi che offrivano sostegno ai tralci delle viti, erano olmi, aceri, frassini, e pioppi, sparsi in maniera più o meno fitta e regolare
Le viti erano tese tra un albero e l’altro e alcune legate su singole piante. Negli stessi terreni, accanto ai vigneti, veniva seminato il frumento, l’avena e il sorgo rosso.
Zuanne osservava tutto con grande interesse e fantasticava, come aveva sentito fare agli uomini, sulle previsioni per il raccolto di quell’anno.
Guardando i grappoli sognava il momento in cui passando di là né avrebbe rubato qualcuno, dagli acini dolcissimi, per acquietare la fame che né la colazione né il pranzo soddisfacevano.

Dal padre aveva imparato il nome delle piante, che crescevano su quella terra, e di ognuna ne conosceva l’utilità.
Qua e là c’era qualche albero da frutto, non molti e per questo motivo controllati a vista dai proprietari. Solo occasionalmente Zanne riusciva a rubare una mela o una pera.
Passando sul prato di un tale Silvestro, dove il foraggio falciato il giorno prima stava seccando, egli pensò che se l’estate continuava così la Perla avrebbe avuto di che sfamarsi anche per il prossimo inverno.

Quando il ragazzo raggiunse il fosso che separava due terreni confinanti, fece scendere gli animali, tra gli ontani, ad abbeverarsi e infine si fermò poco più in là tenendosi però vicino agli alberi e lasciò pascolare le bestie.
Le esortazioni di suo padre gli mettevano inquietudine, gli ripeteva di stare sempre in ascolto, vigile, di prestare attenzione a rumori strani, ma soprattutto gli aveva insegnato ad arrampicarsi sugli alberi velocemente e con agilità se si fosse trovato in una situazione di pericolo.
Quella dei lupi era un’ossessione, ma tutti, in quei giorni, sembravano presi da un’insolita frenesia .
Gli uomini stavano lavorando all’incrocio dove si congiungevano i sentieri che scendevano dalle colline. Da quel punto in poi si allargavano fino a diventare una stradina sterrata che portava direttamente alla principale via di collegamento con tutta la fascia pedemontana e la pianura antistante.

Quando Zuanne rientrò a casa quel pomeriggio, il sole era sceso fino all’orizzonte, rosso come il fuoco e come il fuoco era la tensione che infiammava gli animi, per tutto il borgo.
Intorno al focolare, prima di cena avevano recitato come al solito il rosario, e lì si sedettero dopo,
con un bicchiere di vino in mano come nelle grandi occasioni.
Zuanne guardò i fratelli e la sorella aggrappati alla madre e alla nonna, lui no, si sentiva grande, a lui affidavano i compiti più impegnativi.
Accompagnava il padre nella palude, con quel loro carretto sgangherato a caricarlo più del possibile
di strame e canne, dove aveva imparato a pescare qualche pesce che per un altro giorno, senza sfamarli, gli avrebbe permesso di andare avanti.
Anche quella sera sedeva accanto agli adulti, ascoltando in silenzio comprendeva la gravità del momento e l’importanza che avrebbe assunto quella notte, ma soprattutto cercava di nascondere la sua paura.
Non volle dormire e rimase ad ascoltare fino al mattino quando tutti gli uomini uscirono, muniti delle armi occasionali trovate in casa.
Si preparava a seguirli ma qualcuno lo fermò, rimase, così, deluso, sulla porta di casa ad aspettare.

E’ in questo modo che ho sempre immaginato fosse andata, mentre ascoltavo rapita i racconti di mia nonna e di mio padre, e nonostante le date e i riferimenti storici si siano persi con il trascorrere del tempo, non ho mai dubitato della veridicità del fatto accaduto.
Il tempo allora, appariva sempre uguale e misurarlo era l’ultimo dei pensieri. A scandirlo era il trascorrere delle stagioni, con gli stessi mestieri, le stesse incombenze, giorno dopo giorno, gesti sempre uguali divenuti rituali di vita, come le feste religiose e pagane che portavano un po’ d’allegria e distoglievano, per poco, dalla triste quotidianità.
La vita non dava garanzie di un futuro, ogni mattino era un dono del cielo. Le nascite e le morti venivano riportate nei registri parrocchiali e solo lì si conservavano le tracce del passaggio in questo mondo di quelle persone. Una di esse fu Zuanne.

Il borgo, ancora oggi, è abitato da alcuni discendenti di quegli uomini, che vollero dare a questa località un nome che ricordasse quanto vi era avvenuto. Da allora, si chiamò “ Bus dei Lof “ ossia buche dei lupi, nel dialetto locale.
Certo non per ricordare una vittoria o una sopraffazione, ma semplicemente a memoria di quell’avvenimento che, nella vita di una piccola comunità, lasciò un segno indelebile, segno da trasmettere, a chi sarebbe venuto in seguito, riportandolo sulla mappa storica del paese.
Quanto ai lupi, i sopravvissuti a quell’agguato, con molta probabilità, ormai allo sbando e senza più una guida, si allontanarono da quelle terre alla ricerca di un nuovo branco.
Quegli animali vissero le stesse sventure degli esseri umani, ma incarnarono nell’immaginario collettivo la figura del nemico, considerati alla stregua di un pericoloso fuorilegge.
Erano cacciatori coraggiosi ed intelligenti, con una notevole adattabilità, e non avevano intenzione di soccombere nella contesa del territorio e del cibo con l’uomo.
Si succedettero gli anni e le persecuzioni e la progressiva distruzione dell’habitat costrinsero i lupi ancora presenti ad arretrare sulle alture oltre le colline, relegati nei boschi finchè, molto tempo dopo, scomparvero.

Zuanne fu un mio avo che pur non sapendo scrivere, grazie al potere della tradizione orale, fece pervenire a mio padre questa storia, il quale l’affidò a sua volta ai propri figli con l’impegno di custodirla e mantenerla viva nella memoria.


Marisa Amadio
Monia Di Biagio - Lun Apr 20, 2009 7:24 pm
Oggetto:
smile 20 Grazie Marisa, proprio un bel racconto sulla tradizione orale che io amo moltissimo ed è per questo che mi faccio sempre raccontare tante storie, specie da mia nonna, appena ne ho l'occasione.

Ora dovresti gentilmente inviarmi via e-mail a
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-una breve sinossi a questo racconto:
-10 righe di tua biografia;
-una tua foto, con sfondo il tuo paese in B/N;
-e la liberatoria alla pubblicazione.

Passerò poi ad inserire il tutto sulla raccolta, :0) compresa la mia di foto che finalmente ho avuto modo e tempo di scattarmi sulle rive del Lago di Bolsena!

A presto.
Monia Di Biagio - Mar Apr 21, 2009 11:19 am
Oggetto:
smile 20 Perfetto Marisa: veloce, puntuale e precisa come sempre. E' un piacere collaborare con te sul piano della scrittura e della lettura!

Ho salvato il tutto mi hai inviato nelle tua cartellina personale e ora passo a inserirlo in Raccolta.

Grazie infinite per la tua partecipazione, nella speranza per tutti che anche stavolta i nostri sforzi vengano premiati dalla pubblicazione cartacea.

P.S. Resto in attesa dello stesso materiale di cui sopra, da Maristella Occhionero, per l'inserimento in raccolta. Grazie.

NON RIESCO AD INSERIRE IN ALLEGATO: IL FILE AGGIORNATO DELLA RACCOLTA FIN DOVE SIAMO ARRIVATI ORA! SENTIRO' IL WEBMASTER PER SAPERE COSA DI TECNICO é ACCADUTO (...dato che io più di tanto sull'Administrator Panel, non OSO) INTANTO INVIO AGLI AUTORI PARTECIPANTI, L'ALLEGATO VIA E-MAIL. SCUSATE IL DISGUIDO, RISOLVEREMO PURE QUESTA ;0) !
Gian Battista Taddei - Mar Apr 21, 2009 12:32 pm
Oggetto:
Monia,
Ho preso atto della situazione attuale in cui è il libro in nascita.
Io ho inoltrato tutto quanto dovevo, ma ora cosa devo fare?
Gian
Monia Di Biagio - Mar Apr 21, 2009 1:01 pm
Oggetto:
smile 30 Tu sei appostissimo Gian, attendiamo ora che anche gli altri Autori che si son fatti avanti, partecipino alla raccolta.

Ho appena inviato una e-mail con allegato il file aggiornato della raccolta a tutti voi.

Ciao Gian e buona giornata.
maddy80 - Sab Apr 25, 2009 7:49 pm
Oggetto:
Bene a piccoli passi, tassello dopo tassello, questo libro sta andando avanti con successo... smile 4
ho letto con piacere anche gli altri racconti, con stile di scrittura diversa, ciascuno di noi racconta una parte dell'Italia che gli appartiene, e con piacere dico che sono tutti dei belli racconti...
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