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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Intervista a Paolo Roversi, di Luigi Milani.
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Monia Di Biagio

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Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Set 07, 2007 3:26 pm    Oggetto:  Intervista a Paolo Roversi, di Luigi Milani.
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Il mio nome è Bukowski: intervista a Paolo Roversi

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Intervista a Paolo Roversi, di Luigi Milani, PRESENTE SU "FALSE PERCEZIONI":
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Paolo Roversi, giornalista e scrittore, è a pieno diritto entrato a far parte dell'Olimpo dei grandi scrittori noir italiani. Definito da molti lo Scerbanenco postmoderno, coltiva da sempre un amore viscerale per un grande scrittore americano, Charles Bukowski. È a partire dal rapporto che lega i due scrittori che è nata l'idea di questa breve intervista, divenuta poi occasione per parlare di scrittura, musica, nonchè del nuovo libro di Paolo, "La mano sinistra del diavolo", di recente pubblicato da Mursia.

LUIGI: Ciao Paolo, grazie per aver accettato di sottoporti al mio benevolo terzo grado. “Il mio nome è Bukowski”, pubblicato da Fermento lo scorso anno, chiude idealmente la trilogia che hai dedicato a Charles Bukowski. Qual è il rapporto che ti lega al grande scrittore americano?

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Un rapporto molto stretto, nato più di dieci anni fa quando mi capitò fra le mani il suo romanzo “Post Office”. Da allora è stata passione pura al punto che la mia decisione di diventare scrittore la devo probabilmente al vecchio Buk...

LUIGI: Per alcuni, la scrittura rappresenta un’attività liberatoria. Per altri al contrario – uno tra tutti, Don De Lillo – a volte sfocia nell’ossessione. Cosa significa per te scrivere?

Passione e anche ossessione forse. Un bisogno che viene da dentro e che desideri condividere con gli altri.

LUIGI: Qual è il tuo metodo di scrittura?

Non ne ho uno preciso. Diciamo che a seconda del tipo di storia che devo raccontare adotto alcuni accorgimenti. Ad esempio, quando scrivo i gialli, pianifico il più possibile la storia sulla carta in modo da costruire al meglio l'intreccio. Per il romanzo “Il mio nome è Bukowski”, invece, sono andato più a braccio: avevo tutta la storia in testa e l'ho scritta di getto.

LUIGI: Stephen King ascolta musica heavy metal, mentre elabora le diaboliche trame dei suoi romanzi. Anche tu ascolti musica mentre scrivi?

Certo. I miei preferiti, come anche quelli del protagonista dei miei gialli, chissà come mai, sono Paolo Conte e il Vinicio Capossela dei primi dischi.

LUIGI: Quali sono i tuoi modelli letterari?

A parte Bukowski, leggo con piacere diversi autori di noir. Ne cito alcuni a me molto cari. Tra gli americani dico Ellroy, Lansdale, Bunker. In Francia Jean-Claude Izzo; fra gli spagnoli, meglio fra i catalani, Manuel Vasquez Montalban: un magnifico scrittore, che considero un po' il mio modello letterario. Fra gli italiani un solo insuperato maestro: Giorgio Scerbanenco

LUIGI: Il noir e la letteratura gialla in genere stanno conoscendo un momento particolarmente felice. Come spieghi questo successo, per un genere che solo pochi anni fa era visto con una certa sufficienza da una parte della critica?

Il romanzo di genere è sempre stato per vocazione popolare: racconta quello che ci sta intorno, la nostra la società. indagandone soprattuto gli aspetti più cruenti, il lato oscuro, ciò che ci spaventa ma da cui siamo misteriosamente, e forse morbosamente, attratti. Io ho cercato di descrivere questo “lato oscuro” in chiave moderna: una realtà fatta di computer, satelliti e web cam senza però dimenticare l’unico strumento tecnologico che fa davvero la differenza: il cervello umano di chi conduce le indagini. La gente probabilmente apprezza i gialli perché raccontano il mondo che gli sta intorno ed eventi che potrebbero capitare anche a loro.

LUIGI: La tua carriera di scrittore data ufficialmente dal 2006, eppure da quell’anno ad oggi hai pubblicato diversi titoli. Sei mostruosamente prolifico - alla Camilleri - o è solo colpa delle tempistiche, a volte bizzarre, dell’editoria?

Come hai suggerito, è colpa delle tempistiche editoriali. Io scrivo da più di dieci anni e anche prima del 2006 avevo pubblicato tre saggi con editori medio piccoli. Quando sei uno sconosciuto, però, tutti ti ignorano e pubblicare è un sogno. Poi, appena i tuoi libri vendono un po' più della media, come è accaduto a me con Blue Tango che dopo un mese dall'uscita è stato ristampato, gli editori cercano di spremerti... E' andato a finire che nel 2006 ho pubblicato tre romanzi di cui uno solo scritto in quell'anno, gli altri esistevano già almeno all'80%. Sarà una cosa che non mi succederà più credo.

LUIGI: Utilizzi molto la Rete, a partire dal tuo sito Web, molto bello e completo. Curi inoltre un blog, e dirigi una casa di pena…pardon, una rivista online, “Milanonera”, che si occupa di libri e letteratura noir. Mi pare di capire che tu creda molto nelle potenzialità del Web. È così? A tuo giudizio quale ruolo rivestirà la Rete nei confronti dell’editoria?

Posso risponderti con un link? Lo faccio perché in merito a questa questione ho scritto un pezzo per Europolar che trovi qui.

LUIGI: Quali consigli puoi dare a chi tenta faticosamente di raggiungere l’ambito traguardo della pubblicazione?

Non barare col lettore. Scrivi per gli altri e non per te stesso. Non lanciarti in voli pindarici per far vedere che sei bravo a costruire frasi di quattro righe senza punteggiatura. Fai le cose facili. E pensa che una bella trama sopravvive anche ad una cattiva scrittura. Un'ottima scrittura, invece, non riesce ad averla vinta su una mediocre idea di base. Per scrivere il romanzo, poi, tutto quello che ti serve è aver letto (e continuare a farlo) molti libri. Se non leggi non puoi scrivere. Semplice no?

LUIGI: Una domanda scomoda, ma che non posso non rivolgere a uno dei re del thriller all’italiana: qual è la tua personale opinione sul caso Cogne?

È una storia che non mi interessa; si tratta di un dramma famigliare su cui, secondo me, sarebbe stato meglio stendere un velo di silenzio già da molto tempo.

LUIGI: Parlaci della tua ultima fatica letteraria, "La mano sinistra del diavolo". Suggerisci ai lettori di False Percezioni almeno un buon motivo perché dovrebbero acquistare una copia del tuo libro.

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Perché è un romanzo molto divertente, di puro svago, in cui non si parla solo di Bukowski, ma si mette anche in scena un'allegoria dell'Italia degli ultimi dieci anni.

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MessaggioInviato: Ven Set 07, 2007 3:26 pm    Oggetto: Adv






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