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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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Messaggi per: "Monia & Scritturalia"
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Monia Di Biagio

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SCRITTURALI


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Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Mer Giu 18, 2008 5:59 pm    Oggetto:  Messaggi per: "Monia & Scritturalia"
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Messaggi per: "Monia & Scritturalia" (di Francesco Settin)

"ALLA LETTRICE SCONOSCIUTA"

Citazione:
Certe sere, quando per l’intera giornata non sono riuscito a scrivere né una singola frase, né l’accenno d’una qualunque trama, ma anzi ogni parola m’è sembrata riusata, ogni storia già detta, amo concedermi un po’ di relax. Vado a zonzo per la città finché viene notte.

Oggi, in particolare, cerco riparo dalla calura soffocante che durante il giorno mi ha inseguito in ogni stanza, nei cortili, nei sottoscala; affronto la luce nell’unico momento in cui diventa vulnerabile, e così godo della brezza che m’investe sul lungofiume al calar delle tenebre, e intanto penso all’ultimo racconto che ho dato da leggere a Rosamaria.

– Io ci aggiungerei solo un paio di virgole, davvero Giulio,– mi ha detto – per il resto è tutto a posto. – Non ho fatto in tempo a capire se l’ha trovato non dico di suo gusto, ma almeno coinvolgente, o divertente; se come me si è sentita in viaggio sul treno nel quale i due protagonisti si baciano approfittando del buio di una galleria, se ha visto i loro volti sconvolti, i capelli in disordine, le guance infiammate, e lo stordimento di chi è stato immancabilmente trafitto dai dardi del Fato, che già il discorso è andato oltre, già mi stava dicendo dove avrebbe trascorso le vacanze: – Oh, sai, quest’anno niente mare, per me, ho deciso di darmi all’escursionismo.. – e così ho lasciato perdere.

Marianna, invece, l’ho incontrata stamane in piazza: – mi piacerebbe, sai, che un giorno diventassi famoso! – – Non è quello che voglio, – m’affretto a risponderle, ma lei m’incalza: – se il tuo libro diventasse un best seller, potrei raccontare di conoscere personalmente l’autore! – mi dice con la sua voce chioccia, di bambina non cresciuta. Intanto mi fermo con lei a una bancarella di biancheria intima; mentre tira con gli indici l’elastico di uno slip, le chiedo: – ma ti piace quello che scrivo? – –Oh, non ci crederai, – mi risponde distratta – tengo i tuoi racconti sul comò da un sacco di tempo, ma non riesco mai a leggerli, per un motivo o per l’altro.. – C’è però Rosaflora, ex compagna del liceo, che mi legge abbastanza in fretta. L’ultima volta tuttavia m’ha restituito lo scritto, perplessa: – no e poi no, – ha detto – non è possibile che il protagonista muoia in quel modo ignobile, devi assolutamente cambiare il finale. –

Da parte mia, ho un bel dire che se il protagonista non fosse perito in quell’incidente, l’eroina non avrebbe avuto mo­tivo di recarsi al faro ogni sera, nella speranza di incontrare l’anima perduta dell’amato; né posso spiegare che, alla scoperta d’essere figlio dello stesso padre, questi era precipitato in uno stato di abbattimento tale da farlo vagare come un ubriaco per i boschi giorno e notte, e che la linea ferro­viaria passava proprio di lì, e che l’abbaglio dei fari del locomotore l’aveva bloccato sui binari.. Sarebbe troppo complicato, per lei; tuttavia, suppongo che le basterebbero cinque minuti di cronaca al telegiornale, per sapere che le cose non sono come lei le dipinge, nella realtà.

Ecco apparire la luna, dietro l’angolo. Ecco le prime stelle che s’accendono, qua e là. Cammino, e rifletto: da una parte vorrei scrivere la storia che ho in mente, che magari per ora è ancora intricata e nebulosa, o è un’emozione soltanto – ma che una volta deciso l’incipit e il finale, va solo montata pezzo per pezzo, frase per frase, parola per parola –, dall’altra vorrei appagare le aspettative di cia­scun lettore, scrivendo il racconto che desidera.

A questo punto mi rendo conto che, se solo ne accontentassi due o tre, scontenterei gli altri; quand’anche il lettore più colto apprezzasse la ricchezza dei termini e l’abbondanza degli aggettivi, chi è meno avvezzo alla lettura resterebbe interdetto; e che se Rosaflora considera ingiusta la sorte del protagonista, Annarosa invece ha avuto un fratello che è finito sotto il treno a quel modo, perciò la lettura dell’identico finale le procura la­crime a non finire.

In realtà, scrivendo, mi rivolgo a una donna immaginaria, a una creatura di sogno, a un’interlocutrice sconosciuta: m’illudo ch’ella goda di ogni parola che trova scritta, che comprenda ciò che intendo dire fra le righe, che sia talmente immersa nel racconto da perdere ogni contatto con la realtà; m’illudo che provi lo stesso senso di rapimento, lo stesso segreto incanto che provo io a volte, leggendo.

Vorrei che non cambiasse di posto a una sola virgola o a una sola parola, sebbene io stesso, anche a breve distanza di tempo, sia pronto a mutare la sintassi di alcune frasi, a rimuove­re aggettivi o interi periodi, a trasformare virgole in punti e a capo. Chi mi ha letto spesso mi dice: – perché il racconto finisce così? –, oppure: – sembra il primo episodio di una storia, ma poi c’è la pagina bianca; insomma, cosa succede, dopo? – , do­mande alle quali non so cosa rispondere, consapevole come sono che intanto il muto dialogo fra me e la lettrice sconosciuta non s’è mai interrotto, e che lei questi interrogativi non se li pone, perché ha già immaginato il seguito o perché le piace pensare che ve ne sia più d’uno possibile.

È lecito chiedersi a questo punto se detta fanciulla di eteree sembianze non sia un alter ego dell’autore: se così fosse, la scrittura non sarebbe altro che l’espressione del rapporto di chi scrive con se stesso. A questo proposito, non posso affermare con assoluta certezza che non sia co­sì, tuttavia credo che il pericolo di cadere in questa trappola esista, e che sia necessario stare attenti.

Quello che non mi spiego invece è perché tu, lettore/lettrice reale, sia arrivato a leggere fino a qui o perché, anziché abbandonare la lettura, t’affretti verso il fondo della pagina.

Credo che t’interessi capire fino a che punto io sia alla ricerca dell’effimera verità che sta oltre le parole, e quanto invece aspiri ad un improbabile successo letterario. Se ti dicessi che quanto stai leggendo non è mai stato né mai sarà pubblicato, allora di­resti: – ah, lo sapevo, quest’autore non riuscirà mai a sfondare!– E se invece ti rivelassi che non so­no io che scrivo, ma qualcun altro si serve di me per raggiungerti, che un’altra mano guida la mia sul foglio bianco? Se ti raccontassi che, più di dieci anni fa, la voce d’un autore morto giovane mi ha spinto su questa strada, che persone insospettabili hanno intuito quella stessa voce nei miei scritti?

Certo, forse dubiteresti, ancora una volta. A te alla fin fine poco importa se, una volta interrotto il flusso creativo, mi devo industriare alla bell’e meglio per dare al racconto una parvenza di leggibilità, per cucirgli addosso il vestito più adatto e presentabile. Ti piace il ritmo incalzante, la descrizione riuscita, il dettaglio che incuriosisce, il personaggio che entra in gioco a ribaltare gli schemi, insomma il racconto finito, in cui ogni cosa è detta, ogni mistero svelato. Ma il mistero c’è, eccome. C’è mistero in ogni angolo della città, alla luce del crepuscolo; misteriosa è la luna che spande una luce diuturna su ogni cosa; misterioso è il sonno degli uomini che affrontano la notte sui loro giacigli, risvegliati magari da sogni altrettanto misteriosi; misteriosa è la felicità che li accompagna per brevi tratti e che pure cercano con tanta ansia; misteriosa la morte, in agguato ad un incrocio che qualcuno percorre ad alta velocità; misterioso il domani, gravido di attese e di pro­messe.

Allora perdonami, mia lettrice, se non ti ho detto proprio tutto. Perdonami se ti è rima­sto un po’ di amaro in bocca; perdonami se alla fine gli amanti hanno dormito nello stesso letto per l’intera notte, ma poi di loro non hai saputo più nulla; perdonami se non ho fatto fermare in tempo il treno sui binari. Perdonami se, scrivendo, non mi sento diverso da quel coniglio che di notte sotto il lume della luna avanza inerme sul prato, insieme ai compagni.

In cerca di cibo, dopo aver lasciato la compagna ad accudire i piccoli, cerca di raggiungere il campo vicino. La striscia d’asfalto che deve attraversare ora come ora gli appare sgombra. Acquattato e inquieto saltella nell’erba, incurante dell’ombra che s’allunga s’allunga dietro di sé. Ancora non sa cosa gli accadrà; non immagina che oltre lo steccato sia tesa una tagliola, né che ad un’ora imprecisata della notte un’auto sfreccerà veloce sulla statale. Non può fare altro che avanza­re, non può che accontentarsi di un refolo di vento che ad un tratto gli accarezza il pelo, come una invisibile mano.

Ammesso che tu sia arrivata a leggere l'intero racconto, ti rivelo ora che in questo modo ho cercato di avere un contatto con la tua sensibilità di scrittrice. Un saluto da Francesco.

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MessaggioInviato: Mer Giu 18, 2008 5:59 pm    Oggetto: Adv






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