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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Viaggio in Antartide (Franco Masini)
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franco 123

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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2006 1:00 pm    Oggetto:  Viaggio in Antartide (Franco Masini)
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Viaggio in Antartide

Era il 13 Febbraio 1978 e mi trovavo in Patagonia, a dirlo così, sui, due piedi, senza alcun riferimento ad un motivo che so, un viaggio di piacere, lavoro o qualcos'altro che al momento non volevo nemmeno rammentare, non farà ai più né caldo né freddo mentre invece, riflettendoci sopra e leggendo attentamente, non solo vi farà rabbrividire di freddo (solo il nome di "Antartide" suscita tale sensazione!) ma anche di paura! Paura dell'ignoto, del miraggio di un mondo incredibilmente fuori dell'ordinario, del consueto, dove pesino gli animali si comportano in modo strano ossia sena paura dell'uomo ache nzi, lo scrutano, spiandone le mosse, proprio come facciamo noi allo zoo! Ma procediamo con ordine! Era l'alba e mi trovava talmente immerso ella contemplazione del paesaggio da non considerare che a quell'ora mattutina, alla nostra Latitudine e alla fine dell'Estate Australe, l'aria era fredda e pungeva come ghiaccio secco!

Dal freddo, cercavo di proteggermi alla meglio col modesto abbigliamento in dotazione: cerata leggera, guanti da lavoro, dopo sci di pelle e sotto i pantaloni, la provvidenziale muta di lana, deltipo "mutandoni!".
A parte il freddo che era cos'ì intenso da seccarmi le labbra, ero talmente intento ad osservare lo spettacolo offerto dal sorgere del Sole, che non mi accorsi subito di quanto stava accadendo: un monte di quelli che stavano alla nostra sinistra si stava comportando in modo alquanto strano e quando finalmente me ne accorsi e mi resi conto che di quanto stava succedendo restai di sasso!

Si trattava di un monte altissimo, a forma di cono che a una visione superficiale e disattenta non presentava nulla di strano salvo che, a ben vedere, cambiava continuamente di colore!

Alternando in modo casuale l'oro colato all'amaranto e, verso la fine, il rosso acceso, mi rammentava il ben noto "Caleidoscoio", di fanciullesca memoria, col quale tantissimi anni fa, mi ero tanto divertito. Troppi anni forse, guacché avevo 40 anni, ma non li dimostro. Non feci in tempo ad assaporare la docezza dell'accostamento, che la sagoma massiccia del monte si sfaldò, sembrò vacillare e sparire assieme aille sue ombre, ai suoi colori, trasformandosi in qualche cosa di inaccettabile, persino per uno come me che conosce bene il mondo che stranbuzzò gli occhi e "Che succede?" balbettai.

Tentai di darmi una spiegazione, una ragione di tutto questo ma non feci che peggiorar le cose.

Tentai, caparbiamente di attribuire al Sole, l'eterno Sole dal quale é noto si dipende ma che sapevo generare in taluni casi, i così detti "Pareli" o aloni solari, di aspetto grandioso ma non era questo; ricorsi allora a sillogismi più convincenti quali: l'Inclinazione dell'asse della Terra, il megnetismo endogeno ma non approdai a nulla che il dubbio e la meravigia non é che facilmente se ne vanno!

"Forse interagiscono fra loro", pensai, "formando un guazzabuglio d'effetti di non facile comprensione!" Ma per qwuanto facessi non venivo a capo di nulla così che mi arresi (e che altro si poteva fare!) attendendo con calma il prosieguo del processo. Quelo strano cambiamento di scenario, annunciato da un leggero tremolio seguito poi dallo scomponimento in bande iridate del suo centro, si mutarono in ...nulla ovvero nella scomparsa totale del soggetto. Rimasi a bocca aperta e così mi ritrovai...nella mia camera da letto! Rimanere esterrefatto é dire poco! Mi dovetti però mio malgrado, convincere quando, invece della squallida poppa del gommone, lo sfondo grigio e triste del paesaggio, il colore tra mare e cielo indifferente e i monti circostanti, mi apparve (e lo dico con estrema sicurezza!) il salotto di casa mia!

Ne fui completamente certo solo quanto riconobbi il famoso divano di Ken Scott, verde pisello, che era stato al centro e motivo di una certa discussioni fra gli amici che me l'avevano bocciato! Oltre al divano, c'erano: il paralume di pergamena, il tavolino da salotto, la Tv nella quale, guarda caso e lo potevo vedere coi miei occhi, si stava trasmettendo un programma di Piero Angela che parlava proprio di... monti e die loro insoliti effetti! Citava l'effetto caleidoscopico che fanno, rammentò il "Monte Rosa", che però non ho mai visitato né mai visto se non in cartolina!

Fanco Masini, Lucca / Italy
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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2006 1:00 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:30 pm    Oggetto:  Viaggio in Antartide (Franco Masini)
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Il Mio Viaggio in Antartide (di Franco Masini).

“Benemerenza: il capitano Franco Masini, mentre riceve la targa ricordo, offerta dell'Ente Provinciale per il Turismo di Avellino, l’ 11 gennaio 2003: subito dopo aver raccontato ai presenti del suo viaggio in Antartide. Una spedizione nei freddi mari del Polo Sud alla ricerca di Atlantide. Una storia ricca di avvenimenti e tensioni, che hanno determinato la permanenza in mare, nel lontano 1978 per ben tre mesi, di un equipaggio di sei persone alla ricerca del continente perduto.”

*************

"Antartide? Perché no! Un viaggio da raccontare."

"Affiora dal ghiaccio e dalle brume con i suoi profili da fiaba, emersa d'un tratto dal nulla di freddo e di nebbia ove giace persa e dimenticata dall'alba del tempo: è l'Antartide del capitano Franco Masini... un classico luogo della memoria più che dell'atlante, un regno incantato e selvaggio dove protagonisti, comprimari e comparse dell'avventuroso e periglioso viaggio vengono però a poco a poco alla ribalta come fossero consumati attori di avanspettacolo, e pian piano, con il progredire del cammino, tutto sembra diventare lecito, finanche le gags più improbabili... è un piccolo mondo senza tempo come quelli delle favole, spiritosamente affollato da diplomatici furfanti, albatri infuriati, militari arcigni, pinguini timidi, gauchos fanfaroni, leoni marini maleodoranti, scienziati imbranati, balene preistoriche, miraggi polari e vestigia di antiche civiltà dimenticate, nel quale i nostri eroi si "barcamenano"(è proprio la parola adatta, visto lo sgangherato canotto che li traghetta ai confini delle terre conosciute) tra incendi, fermi di polizia, inganni vari, bufere di neve, furti e naufragi, tentando di riportare a casa la pellaccia a conclusione della loro ben strana spedizione non si capisce mai bene organizzata da chi o per che cosa. La geografia ed i paesaggi estremi si confondono con le boutades e le rogne quotidiane, i dettagli scientifici con gli squallidi intoppi e i contrattempi quotidiani, mischiati tutti insieme in un racconto che, insieme a qualche licenza ed a qualche buco di realismo, comunica bene però tutta la magia del viaggio e l'inquietudine del viaggiatore, la voglia e l'ansia di arrivare e il desiderio di annullarsi al raggiungimento della meta agognata, l'eccitazione e le aspettative della partenza e la mestizia del rientro, la determinazione ciarliera di raccontare la propria storia e l'intera storia del mondo, degli uomini e delle miserie umane commentando con un sorriso i tanti episodi di vita lì vissuti e qui riproposti a mò di insegnamento etico spicciolo. E alla fine ognuno a chiedersi e a chiedere all'altro: ma le avranno compiute poi davvero, tutte quelle imprese da guinness dei primati? Li avranno sfidati davvero, i limiti della resistenza umana? Certo, ci sono le diapositive a documentarlo, ma... ma che cosa poi documentano in realtà le diapositive di tanto mirabolante, se non ripensi alle meraviglie raccontate? E soprattutto: ma sarà poi così importante quello che è successo davvero, ma a chi gliene importa fin dove e come e perchè ci saranno realmente arrivati, quando sei rimasto a bocca aperta vivendo con loro la più bella, magnifica, affascinante e rischiosa avventura che riesci ad immaginare?"

Articolo a cura di Carlo Crescitelli - Oltrefrontiera, sede di Avellino.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Ven Dic 05, 2008 12:34 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:31 pm    Oggetto:  "Viaggio in Antartide, il ghiacciaio"
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Autore: Franco Masini - Inviato: 04 Feb 2006 11:14 am - Oggetto: "Viaggio in Antartide, il ghiacciaio"

...Ma la dolce visione svanì e al suo posto ritornò la triste raltà del presente. Rispondendo ad un riflesso condizionato, per prima cosa allungai una mano verso il collo dove volevo sentire se c'erano ancora piatti e coltelli.

Il fatto di legarsi le stoviglie al collo era dettata dall'esigenza di possedere "qualche cosa di tuo!". Lo ammetto, era stata un'idea pazzesca eppure, in quel momento, mi era sembrato l'unico modo per affermare la mia proprietà, il mio "io" intangibile, intoccabile, dagli altri, verso i quali, evidentemente non nutrivo un grande piacere e non era raro vedere qualcuno di noi muoversi con tutte le chincaglierie legate al collo, tutto compreso, alcuni, la tazzine del caffé!

A tanto eravamo arrivati! Ma, pazienza ben altre prove ci si doveva aspettare! Mi guardai attorno e nel mentre, con naturalezza mi...pisciai addosso! Non che ci fosse nulla di male, intendiamoci, nessuno mi poteva vedere però quella pratica era ormai molto diffusa e consisteva nell'assicurarsi che nulla, ripeto nulla, del potere calorico del nostro organismo, potesse sfuggire. A tal punto eravamo in potere dell'istinto di "sopravvivenza", da non farci più caso! Una volta espletata questa funzione, mi concentrai per cercar capire cosa i miei compagni stessero dicendo.

"A sentirli gridare, deve trattarsi di qualche cosa di serio", pensai: "un mostro marino, un attacco d'indiani o qualche cosa di peggio" ma l'interesse era ancora incrinato per l'amarezza per il bel sogno perduto e dal randore verso coloro che me l'avevano fatto sparire. Poi la curiosità fu più forte del dissenzo.

Con calcolata lentezza voltai prima il capo da un alto, poi dall'altro ma nonostante scrutssi tutto l'arco dell'orizzonte,non notai nulla d'insolito. "Lassù. lassù, devi guardare più in alto", gridavano quelli come ossessi. "Chissà perché hanno lasciato il Paso Norte che era sicuro per addentrarci in questo tratto non segnalato di mare". ma mantre formulavo questa domanda, ecco di nuovo le grida "guarda lassù".

Spostai lo sguard verso l'lto e rimasi di stucco, di sasso come si suol dire, impietrito dalla sorpresa.Al disopra della mia testa sporgeva, protenendosi dallo strapiombo della montagna, una cupola vetrosa, un'onda o cappa trasucida, dalle sfumature verdatsre che, con raccapriccio mi accorsi, incombeva minacciosa sopra di noi.

Senza ombra di dubbio, si trattava di un ghiacciaio. Un'enorme calotta di ghiaccio, che dobordando dalla montagna, cercava di scendere a valle (e noi li sotto a guardare!). In un punto, dove il monte risultava spaccato, precipitava, simile ad un cascata di acque ribollenti, con il tumultuoso impeto di onde msotruose, striate di verde, di nero, di beige che precitavano impetuose...ma silenziose e immobili, pietrificate nel ghiaccio!

Come in un'istantanea dove l'immagine, sia pure in movimento, viene fissta per sempre, così quel tumulto e persino il colore turchese dell'acqua stavano là, immobili per lasciarsi ammirare in eterno. imanemmo a lungo a guardare e scattammo anche delle foto. rammento poi l'angoscia che mi prese quando qualcuno proprose di accostare, cosa che poi, fortunatamente, non ebbe seguiro non tanto per illatente pricolo quanto per non perdere tempo!

Franco Masini/Lucca

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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:32 pm    Oggetto:  "Viaggio in Antartide 2"
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Autore: Franco Masini - Inviato: 03 Mar 2006 04:55 pm - Oggetto: "Viaggio in Antartide 2"

....non so perché, né per qual motivo, né in quale particolare momento mi venne fatto di pensare alla nostra collocazione geografica. Non in termini numerici, che a mente non mi sarebbe stato possibile ma in modo ideale, poetico, letterario. Provai a idealizzare una carta (optai poi per un mappamondo perché rende meglio l'idea della sua vastità), sul quale tentai di quantifivcare la nostra posizione e relativa doistanza, da casa ma invano.

Lì per lì non ne venni a capo di nulla ma non mi scoraggiai perché il gioco apparentemente ingenuo, diversivo buono per ingannare il tempo, mi appassionava al punto che, quando mi resi conto del risultato, ossia del luogo dove presumibilmente eravamo, fui preso da un attacco di panico!

Al pensiero dei 14.000 km che mi dividevano da casa, sudai freddo ma peggio ancora quando percepii la massa del continente Americano che ci sovrastava. Compresi allora per la prima volta in vita mia, come deve sentirsi uno scarafaggio....prima di venire schiacciato! Realisticamente, avvertii l'incombenza di quel gigante che gravava sulle mie spalle e mentalmente lo paragonai alle nostre modeste dimensioni.

Come nella scena di un film al rallentatore, vidi il gommone e noi stessi, cercare disperatamente di fuggire dai suoi piedi giganteschi. Fu in quel momento che mi apparve in tutta la sua drammatica chiarezza, la nostra situazione. "Siamo dei poveri topolini!", mormorai, "che stanno cercando di sfuggire un pericolo imminente". Visto dall'alto e in'unica soluzione, come in un'immagine aerea, si vedeva la nostra piccola barca che correva come impazzita, seguendo una rotta imprevedibile e vaga, verso l'ignoto.

Correva il gommone e con esso noi stessi, salatbeccando un pò qua e un pò là nella vana speranza di sfuggire al gigante che, forse proprio in quel momento, ci stava osservando.

E me lo potevo immaginare mentre ci osservava, il ghigno di incredula soddisfazione stampato sulla bocca famelica, gli occhi spalancati e immensi, attenti acuti e sardonici ma al tempo stesso severi, professionali, crudeli, cinici e privi di quella pietà che ciascuno di noi spera.

A ben guardare, riflesso in quegli occhi, vedevo il mio spavento!

Franco Masini.

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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:32 pm    Oggetto:  "Viaggio in Antartide 3"
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Autore: Franco Masini - Inviato: 07 Mar 2006 08:06 pm - Oggetto: "Viaggio in Antartide 3"

....una volta che si furon calmati i bollenti spiriti, ripartimmo ma si vedeva bene che non eravamo più gli stessi di prima. E non a causa della mancanza delle forchette, banalissimo incidente di percorso ma per lo spirito dell'impresa che chiaramente era ora cambiato.

E lo dimostrava il fatto incontestabile che, nel lasciare la riva sassosa dell'isola, procedevamo con mille cautele. Scendevamo giù per il Canale del Beagle (quello che più tardi doveva costituire il pretesto della discordia fra Chile e Arghentina), come prima non avevamo mai fatto.

Fra noi, non più liti per futili motivi, non beghe o gelosie o rivalità ma facce serie e tirate, pensose, di gente consapevole che d'ora in avanti, non c'era più nulla da scherzare, da prendere in giro ma si faceva sul serio.

Forse fu questa la causa per cui quella costa mi appariva così brulla, sassosa e irta di scogli come quella che vedevo scorrere alla mia dritta (destra).

Per più di una volta sfiorammo i lembi seghettati di un ghiacciaio, grattammo la chiglia sul fondo sassoso del fondo, contemplammo sgomenti le acque stagnanti di palude o torbiera dalla quale sgorgavano numerosi ruscelli. Tante e tante volte rimanemmo atterriti al pensiero delle aguzze punte di scoglio che ci sfioravano; bastava pochissimo per esser trafitti!

Mai mi ero trovato in un contesto più pericoloso e desolato di questo, più triste e cosa insolita, apparentemente già visto!

I ruscelli gelati, gli scogli affioranti, le isolette sassose, sembravano essere l'esatta copia di quelle di prima, per intenderci, quelle dove avevo lavato le stoviglie! "Che vuol dire tutto ciò?" mi chiesi angosciato. In effetti sembrava di assistere alla ripetizione continua di un film mille volte già visto come quando la pellicola, riavvolgendosi su se stessa, ripete all'infinito lo stesso diorama.

Ben presto mi accorsi che ci stavamo allargando (essendo io quasi sempre a poppa, solo molto in ritardo mi accorgevo dei cambiamenti di rotta decisi ed effettuati da prua!). Doppiata l'estrema punta di Navarrino, assistei, incuriosito, all'allargarsi del braccio di mare che porta il suo nome e mi balzò il cuore in gola quando in lontananza, (saranno state una diecina di miglia!), sulla dritta (destra) e all'amprovviso, mi apparve la massa scura dello coglio più famoso al mondo, "Capo Horn".

Quel nome, anche solo a pronunciarlo, mi fece accapponare la pelle! Intanto i miei compagni, ai quali certamente quella presenza non era sfuggita, gridarono tutti insieme, esprimendo la loro meraviglia....

Franco Masini.

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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:33 pm    Oggetto:  "Viaggio in Antartico 4"
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Autore: Franco Masini - Inviato: 09 Mar 2006 08:02 pm - Oggetto: "Viaggio in Antartico 4"

...."Capo Horn", gridammo tutti insieme e al solo pronunciarlo, quel nome, mi fece accapponar la pelle! Si trattava proprio del famosissimo scoglio del quale avevo tanto sentitoparlare, non bene, s'intende ma ora che ero lì e lo vedevo non mi faceva paura! Sentimento condiviso anche dagli altri se dinanzi a quello spettacolo eravamo tutti euforici, come se, invece dell'inizio, quella fosse stata la fine del viaggio!

Chi scattava foto, chi gridava ma d'improvviso ammutolimmo.

Gli occhi dilatati dalla pauira, la bocca spalancata dalla sorpresa, rimanemmo bloccati in quella posizione per tutto il tempo necessario ad assimilare la sorpresa: dunanzi a noi si era spalancata l'immensità del mare! Non più confinato da isole, il mare si estendeva ora a perdita d'occhio! "E' l'Oceano di Dio", mormorò qualcuno colpito da estasi.

Annuii ma non proferii parola percxhé sinceramente ero ammutolito anch'io. Con un cenno del capo, feci comprendere che ero d'accordo, che capivo quello che voleva dire, che lo condividevo ma tutto quim, altro non seppi dire....! Anche a me sembrava di avere raggiunta la fine del mondo ma non in senso letterale o religioso ma reale. Eravamo giunti infatti alla fine di tutte le Terre emerse e dopo dina nzi a noi non c'era che il "NUlla". Alla meraviglia subentrò il timore e come a un comando, tutti sparirono frettolosamente dentro.

Chi diretto ai comandi, chi in cuccetta e chi come me, a poppa, all'aperto, a svolgere le proprie mansioni. Che silenzio, che serietà accompagnarono la rotta! Cos'era successo? Era successo che solo ora ci rendevamo conto di quello che avremmo dovuto affrontare. Quello che ci aspettava, oltre s'intende la normale routine, non era un mare qualunque ma un mare tremendo, il "Drake" che al confronto, quello che fin'ora avevamo fatto era niente!

Sbirciando verso Ovest, per fortuna ancora lontani, notai i vaporosi filamenti dell'avanguardia della perturbazione che ci era stata preannunciata e mormorai: "Che ne sarà di noi?". "Quello sulla dritta, é capo Horn mentre quella a sinistra é la Patagonia e quella laggiù é l'isola del Los Estados" mi dicevo mentre in piedi, all'aperto, scrutavo quelle terre che rappresentavano il nostro mondo, allontanarsi sempre di più. Rimpicciolire. E pensare che il riconoscerle, saper dare loro un nome mi confortava. Stelle, monti, isole, mari, fiumi e laghi, come pure le persone, se le riconosci e puoi dar loro un nome, ti fanno sentire meno solo, ti fanno compagnia.

Ma c'é un limite a tutto, quindi anche a questo ed é rappresentato dal potere risolutivo dell'occhio che, oltre una certa distanza, non riesce più a discriminare, a discernere una cosa da un'altra favorendo una certa confusione. Quelle che conoscevo come un gruppo di isole, infatti, si confndevano oramai in un unico punto che dopo poco non riuscii nemmeno più a vedere. Allora mi sentii solo e mi guardai attorno inqueto, spauroito.

Francamente, non sapevo più a che santo voltarmi. Attorno a me non era rimasto che il nulla; nessun riferimento, nessuna cosa nota e piacevole da guardare ma solo un'immensità grigia e uniforme che non si lascia riempire nemmeno dalla fantasia! "Poi si dice che il mare é bello!", mormorai e nella speranza di trovar conforto, mi voltai vero prua, verso la gente!

Così facendo mi ero inconsapevolmente rivolto al futuro sperando così di scordare il passato (nel mio caso rappresentato dalla terra irrimediabilmente sparita) ma anche là, ossia a prua , le cose non andavano meglio! Dinazi a noi, si alzava una cortina di foschia così fitta da confondere l'orizzonte, mescolando cielo e mare in un tutt'uno, falso e ingannevole. "Laggiù, ci potrebbe essere anche una voragine", mormorai pensoso, "e noi ci cascheremmo dentro...!"

Erano idee balzane e suggerite, d'accordo, dettate più dalla paura che dal raziocinio... eppure, Per cacciarle, feci fatica e mi toccò ascoltare la mia voce. Mi misi infatti a canterellare un motivetto che ricordavo appena e fu così che, con quelle stonature nell'orecchio, affrontai la prima sera.

"Quella sera, ogni sera, che si materializza pian, piano procedendo da levante a ponente, da prima come un grigio mantello che via, via che le ore passano, diventa sempre più fitto e poi nero come la pece, quella sera, dicevo scese su noi a nascondere la terra lontana e irrimediabilmente perduta...!".

Franco Masini.

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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 12:34 pm    Oggetto:  "Viaggio in Antartico 5"
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Autore: Franco Masini - Inviato: 10 Mar 2006 01:02 pm - Oggetto: "Viaggio in Antartico 5"

....l'aria era frizzante; a tratti folate umide di vento mi lambivano le guance. Come inghiottite da una nera voragine, vidi sparire, ad una ad una, le stelle. "Così deve apparire la fine del mondo!", esclamai, mentre un brivido mi scorreva lungo la schiena.

Fu proprio in quel momento che mi fu chiaro quello che stava accadendo: una serie di nuvoloni neri provenienti da Ovest, correndo como solo possono correre i cavalieri dell'Apocalisse, si stava addensando sopra di noi.

Il mare, percorso da folate di vento, cominciava a pad esser percorso da striature sottili, come brividi di freddo. Anch'io rabbrividii ma non soltanto di freddo!. "E' il mare lungo", pensai, "che precede la burrasca" e il tono della mia voce non poteva essere più lugubre. Come un segugio, annusai l'aria e sentii i 'immancabile odore dell'aglio (causato dall'eccesso d'Ozono, gas che si genera durante un temporale, l'aria sa di aglio! nda).

"Siamo già a a questo punto", mormorai e poi: "Perché Mario non l'ha capito?" (Mario era, in quel momento, il comandante dell'imbarcazione, nda). Allora, mi sorse un dubbio: "vuoi vedere che l'ha fatto apposta" ma cacciai l'idea come blafema, immorale, sleale nei confronti dell'unico che conoscevo!

Intanto era scesa la notte, con il gommone che gemeva e soffriva come non mai e con essa i fantasmi. Fantasmi della vita passata e dell'incertezza per quella a venire e che il sonno incipiente non aiutava certo a scacciare. Poi, fortunatamente, venne anche il sonno ristoratore.

Franco Masini

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