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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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"TRA FANTASIA E REALTA': L'ITALIA SI RACCONTA"
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francescogale







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MessaggioInviato: Lun Gen 19, 2009 10:20 pm    Oggetto:  
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Ciao Marco, in quanto alla scelta la devi fare tu! Se vuoi un consiglio disinteressato scegli quella che ti stimola di più: a volte per scrivere delle cose piacevoli bisogna soprattutto sentirle dentro o per meglio dire farle proprie ed essere personalmente coivolti in quello che si scrive! In ogni caso non avere fretta!!!! Ciao imbocca al lupo!
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MessaggioInviato: Lun Gen 19, 2009 10:20 pm    Oggetto: Adv






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maddy80







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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 9:19 am    Oggetto:  
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In questi giorni ho pensato ad una probabile immagine da poter mettere come copertina. Dato che il libro descrive anche una realtà che forse oggi si vive solo nei piccoli paesi, la mia idea è quella di mettere un'immagine che raffiguri quei piccoli paesi com'erano anticamente, o magari qualche monumento o qualche luogo particolare di qualche paese, e se fosse in bianco e nero sarebbe molto bella.
Comunque io sto cercando fra le mie foto.
Vi che ne dite?
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 11:11 am    Oggetto:  
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Ho cominciato a prendere contatti con un editore, soprattutto a valutarlo, mettendomi in gioco con le mie stesse opere, prima che con questa, e se il percorso con "loro" mi aggraderà, potremo seguire questa strada anche per questa raccolta! Comunque nulla di definitivo, dunque non vi allarmate più di tanto, tra l'altro ora non mi va di aggiungere altro perché da questo punto di vista, ovvero parlare troppo in anticipo, sono molto superstiziosa ;0) !

Soprattutto dato che la strada è ancora lunga e in salita.... E praticamente ancora tutta da percorrere!

PERO' posso di certo anticipare che tra le sue COPERTINE disponibili c'è proprio una copertina così come la descrive Maddy, e per me sarebbe perfetta!

P.S. Grazie Maddy della Liberatoria. Resto in attesa di quella di Francesco.

ALTRA COSA:

Come per "Oltre" prima di ogni racconto vorrei mettere una FOTO e una BREVE NOTA BIOGRAFICA degli autori partecipanti. DUNQUE iniziate a pensare anche a questo, una vostra foto in bianco e nero (possibilmente no una fototessera, che sono bruttissime!) magari una foto con lo sfondo del vostro paese, e accanto a questa MAX una decina di righe biografiche.

Inviatemi il tutto sempre al mio indirizzo e-mail
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insieme alle liberatorie.

Dunque ricapitolando:

-Liberatorie alla pubblicazione;
-Foto in bianco e nero, che vi ritrae (anche in maniera astratta, dunque artistica) con sfondo il proprio paese;
-10 righe di Bio.

GRAZIE. ANDIAMO AVANTI!

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romina







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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 12:49 pm    Oggetto:  
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Ehi, ragazzi, ci sono anch'io! Spero di produrre presto qualcosa di originale e, soprattutto, scritto bene...
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 3:30 pm    Oggetto:  
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...Ecco il mio racconto, anche scelto e voluto per questa raccolta da Francesco, che ringrazio moltissimo, di vero cuore, per aver così tanto apprezzato questa mia storia di vita vissuta!

“I Sogni in un Baule”

Sinossi

Si tratta di uno strano, eppure verissimo racconto di famiglia: un baule pieno di “sogni di gioventù”, appartenente a mio nonno materno, torna nelle mani della legittima proprietaria, mia nonna. Il nonno purtroppo era dipartito 8 anni prima della inaspettata consegna effettuata, da un ambiguo ed anziano signore in paltò, dopo che quello stesso baule era stato ritenuto ormai perduto per sempre, per ben 50 anni! Ma chi era quello strano figuro e soprattutto cosa conteneva di così prezioso quel misterioso baule?


*********

Dedica dell’Autrice:

Al grande cuore di mia nonna, maestra di vita ;
ai sogni, irrimediabilmente perduti, di mio nonno.

Al loro immenso, eterno Amore.


*********

Il cielo quel giorno era strano e non sembrava presagire nulla di buono. Un tremolante, pallido sole brillava tra poche nuvole grigiastre, nel deludente sforzo di non riuscire a mostrarsi in tutta la sua potenza. Era il primo pomeriggio, ma il cielo si tinse con i colori dell’alba. Le poche nubi, scaricato il loro pesante fardello, pian piano si diramarono e tutt’intorno sprazzi rosati si unirono ad un celeste cangiante, creando frenetici girotondi, come in una danza propiziatoria. Aveva appena smesso di piovere, ed il vento iracondo di pochi minuti prima, ora lasciava tacere in una sorta di pace innaturale le folte chiome degli alberi. Al di sotto il lago, prima cupo e minaccioso, aveva ora incatenato le sue onde e giaceva calmo e piatto quasi si stesse riposando dopo tanto andirivieni delle acque e come uno specchio rifletteva quell’ azzurrino del cielo, diventando anch’esso cristallino. Leggera scese una morbida, bianchissima foschia che nascose le verdeggianti colline circostanti e le sponde del lago scomparvero. Aria ed acqua, ora erano unite in un unico irreale colore e non si poteva più distinguere il confine tra cielo e terra; fu allora che l’orizzonte si trasformò in un soprannaturale abbraccio di eterno, sovraumano Amore. Sembrava che tutti fossero rimasti colpiti ed incuriositi da questo affascinante e quanto mai nuovo fenomeno atmosferico; e che desiderosi aspettassero, da dietro i vetri appannati delle finestre, la quiete dopo la tempesta. Quest’ultima, con il timoroso cinguettio dei primi impavidi uccellini, non tardò ad arrivare…. Ma non fu lo stesso per mia nonna!

Accadde difatti che uno sconosciuto, stretto in un curioso paltò e con un cappello scuro ancora sgocciolante, si soffermò curioso sotto l’uscio della sua casa e suonò. Sembrava stremato ed ansimava faticosamente, forse per la sua mole…. O molto più probabilmente perché, vistosamente a fatica, sorreggeva una cassa malridotta. E cosa ancor più strana, quando mia nonna dalla finestra gli rispose, egli si presentò con voce flebile, come un vecchio conoscente. E difatti in realtà lo era, ma erano passati così tanti anni che la nonna, ora scesa nell’androne del palazzo, con difficoltà tardò di molto, a riconoscere. Così mia nonna scoprì, ma senza ancor ben-pienamente ricordare, che lo “sconosciuto in paltò”: era un contadino, di un paese vicino. Il figlio, ormai anziano, di amici di vecchia data dei miei nonni. Fu così che dopo questa repentina ed alquanto furtiva presentazione, con altrettanto tono soffocato e parole poco scandite disse: <<Questo baule vi appartiene…. E’ rimasto per tanti anni nel nostro granaio…. E’ di vostro marito, sarà contento di riaverlo.>> <<Mio marito? Ma che dite? Mio marito è morto ormai da dieci anni!>> Rispose interdetta e piuttosto alterata mia nonna, mentre le lacrime tra dolore e rabbia, per questa strana incursione nella sua vita sentimentale, già iniziavano ad inumidirgli gli occhi. <<Mi dispiace signora, non lo potevo sapere, questa però è vostra ed ho anche questa per voi….>> rispose l’inatteso figuro e poi tirò fuori dalla tasca, inumidita e sdrucita del paltò, una busta e la depose sulla cassa che giaceva per terra accanto ai suoi scarponi rozzi ed infangati. Poi in tutta fretta salutò alzando leggermente la visiera del cappello e tenendo sempre basso lo sguardo per non incontrare quello interdetto ed interrogatorio della nonna, quasi si vergognasse del suo gesto, improvvisò uno stretto ed incerto sorriso e se ne andò. Mia nonna attonita ed anche un po’ impaurita da questa strana apparizione dal passato, si chinò tremolante e con il cuore impietrito prese tra le mani quella busta. Lesinò un po’ prima di aprirla non riuscendo ad immaginarsi quale arcano oggetto custodisse, poi tirò un gran sospiro per farsi coraggio e l’aprì. C’erano cento mila, delle vecchie lire . Alla vista dei soldi mia nonna alzò di scatto lo sguardo alla ricerca dell’inaspettato signore, lo intravide in lontananza che si affrettava con passo veloce ma un po’ ciondolante, si impegnò a tirar fuori la voce rotta nella gola per la intensa emozione e scoppiò in un grido: <<Signore, signore fermatevi…. Questi non li voglio, non li voglio, fermatevi vi prego io non li voglio, non li voglio….>> Quel losco figuro, però, neanche si voltò; anzi tirò ben dritto e con passo sempre più veloce finché lui scomparve nel nulla e dal nulla da dove era giunto e anche la voce ormai roca di mia nonna, pian piano si spense. Il cuore stanco, dopo tanto frenetica corsa di un velocissimo battito cardiaco dietro l’altro, quasi le usciva dal petto, mentre lei cercava di comprimerselo e sostenerselo con una mano; mentre con l’altra, dove ancora racchiudeva la busta ormai tutta stropicciata, si appoggiava, rapita, incredula e sconvolta, allo stipite del portone. Quelle sue grida, però avevano fortunatamente attratto anche l’attenzione di un vicino, il quale si precipitò a vedere cosa fosse accaduto a mia nonna. Il giovane le si avvicinò e con fare amorevole e preoccupato istantaneamente la sorresse prendendola sotto le braccia, che tremavano come una banderuola al vento. Il gentile ragazzo cercò di farle coraggio: <<Si calmi, Anna, ora si calmi è tutto finito…>>, ma in realtà tutto doveva ancora cominciare. <<Ma cosa le è accaduto, che si dispera così?>> lui preoccupato le chiese, e mia nonna quasi come se stesse cercando di scrivere un telegramma, sostanzialmente, per riassumere in breve tutta l’amara vicenda che l’aveva appena coinvolta, ancora ansimando rispose: <<Questa cassa…. Quel signore laggiù in fondo al viale…. E poi questi soldi io non li voglio, non li voglio!>> Così subito il soccorritore, credendo di aver capito che si stesse parlando di un ladro, subito diresse il suo sguardo alla fine del viale alberato, ma non c’era più nessun signore, la lunga via era ormai nuovamente deserta e silenziosa. Così, incredulo e sbalordito, scosse il capo e poi riprese: <<Va tutto bene signora Anna…. Ora si calmi e saliamo a casa sua, deve sedersi, bere un bel bicchier d’acqua e poi mi dirà bene e con più calma cosa posso fare per lei?>> <<Va bene caro, grazie.>> Aggiunse subito mia nonna: <<Adesso però, per favore aiutami solo a portar su questa cassa…. Dice che è di mio marito, sai? Grazie.>>

Il vecchio baule ora era in salotto e mia nonna, rimasta sola dopo i primi generosi soccorsi, lo guardava ancora intimorita, quasi in lontananza, seduta sul divano, mentre con gli occhi spersi in un punto non ben definito, certamente in direzione di quel baule, ma che viaggiavano oltre questo, mentre mille pensieri le frugavano ancora per la testa, continuava a sorseggiare pian-piano quel bicchier d’acqua, attraverso il quale cercava di ritrovare la calma… Proprio come il lago stesso, aveva fatto poc’anzi. Poi teneramente rivolse lo sguardo alla foto di mio nonno sul comò del salotto e gli chiese: <<Che cos’è? Che cosa mi hai mandato? Cosa devo fare?>> Ancor prima di rispondere, lei stessa e da sola a questa domanda, la cosa più logica le sembrò avvertire il resto della famiglia del sorprendente accaduto, per trovare insieme a noi quel caldo conforto che la aiutasse a districare i tanti dubbi che in pochi fugaci istanti le avevano rapito il cuore e la mente. E così fece, prese il telefono e ci chiamò. Senza sapere e immaginare lei per prima, che di lì a poco, solo lei per prima, poverina, nonostante la nostra presenza accanto a lei, sarebbe stata catapultata in un remoto passato, che per tanti anni le era rimasto sconosciuto e che nella confusione più totale del momento non avrebbe ancora potuto neanche lontanamente immaginare. Arrivammo tutti preoccupatissimi, salimmo le scale a due a due, entrando trovammo mia nonna ancora seduta e pensierosa accanto al telefono. Subito le domandammo cosa le fosse capitato, lei con il solo gesto della mano ci fece segno di sederci. Così, ora tutti seduti intorno al tavolo del salotto, prendemmo ad ascoltare, smarriti, il toccante racconto… Alla fine del quale la decisione fu presto presa: senza ulteriori remore per prima cosa subito sollevammo il coperchio della cassa, che cigolante si alzò, ma anche piuttosto facilmente, perché non era legato da nessun lucchetto. Ne uscirono fuori oggetti familiari nella loro essenza, ma a noi in verità sconosciuti. Uno dopo l’altro questi oggetti del passato si dispiegarono ai nostri occhi, sempre meno ignoti e sempre più famigliari, in quanto mia nonna per ognuno di questi riportava il reale possesso a suo marito: <<E’ di tuo padre!>> diceva a mia madre, mentre quest’ultima lo odorava e poi lo stringeva portandoselo al petto; e a noi piccoli nipoti, che stavamo di fronte a quel baule col cuore più lieto rispetto ai grandi, come se a distanza di qualche giorno fosse nuovamente giunto Babbo Natale, con un nuovo regalo, sebbene un po’ incomprensibile nella sua reale essenza per noi, diceva con gioia ritrovata: <<Anche questo era del nonno!>> descrivendoci poi minuziosamente l’oggetto in questione, che come gli altri faceva parte di quel tesoro riapparso e ritrovato, e la sua storia. Fu proprio così che da quel misterioso e inatteso baule, uscirono fuori, proprio come dal cilindro di un mago, tutti oggetti estremamente significativi e dotati di una ritrovata vitalità ci fecero varcare la soglia temporale che separa i giorni nostri da quelli della Seconda Guerra Mondiale. Vi trovammo difatti una bandiera italiana con lo stemma regio ricamato al centro, accuratamente ripiegata; la giacca di una divisa perfettamente mantenuta in buono stato, ancora con i gradi di Sergente Maggiore ben attaccati e lucidi e lo scudetto del Genio Guastatori. Poi una lista manoscritta, con l’inconfondibile calligrafia barocca di mio nonno, in cui veniva descritto minuziosamente il contenuto della cassa. E in effetti, proprio in base a questa lista, mancavano all’appello diverse cose, come ad esempio: un paio di stivali militari, una delle prime macchine fotografiche esistenti, una rudimentale macchina del caffè elettrica, una scatola contenente il servizio da barba, un paio di pantaloni militari e poi… Un inspiegabile numero “16”: a cosa poteva riferirsi? Sul fondo, però, trovammo un ultimo importante oggetto, una grande busta di carta ingiallita dal tempo, anch’essa irrimediabilmente aperta. Conteneva foto in bianco e nero e a colori, lettere ricevute da mio nonno e due vecchi libretti di risparmio postali, “nominali” e dunque a lui intestati.
La gioia che ci pervase trovando questi ultimi affetti più cari, ci incuriosì per delle ore. Anche sul volto di mia nonna si era di nuovo acceso un bellissimo seppur malinconico sorriso. I suoi occhi innamorati guardavano le foto che ritraevano mio nonno in atteggiamenti militari insieme ai commilitoni e le sue mani, ora tremolanti per la profonda gioia, le carezzavano. Istanti di vita immortalati per sempre, che ci guidarono alla scoperta di luoghi di cui tanto avevamo sentito parlare, ma che avevamo solo potuto immaginare: un accampamento all’ora del rancio e mio nonno con un improvvisato cappello da cuoco vicino al pentolone sul fuoco; seduto su una jeep all’ombra di una grande palma da datteri, in un’oasi del deserto africano; sulla prua di una nave battente bandiera della Marina Italiana, stretto in un abbraccio con un commilitone e sopra di loro potenti e mirabili cannoni; al posto passeggero su un sidecar per le affollate e sabbiose strade di Tripoli; ed infine la più toccante in assoluto quella che ritraeva i miei nonni insieme, gioiosi, giovanissimi, appena sposati, ritagliata a forma di cuore e dietro una amorosa dedica: “Per Sempre”. Poi le lettere: belle e commoventi quelle ricevute da mia nonna; divertenti quelle di parenti anch’essi arruolati durante la Grande Guerra. Tra queste in particolare ne ricordo una, quella di un cugino compaesano di mio nonno, in servizio permanente ad Udine, che per fargli sapere che si era innamorato di una giovane del posto, ma soprattutto per far si che la lettera passasse la censura e giungesse a destinazione, prima di arrivare al punto e raccontare dell’amoroso idillio nordico, fece uno sproloquio di esaltata ammirazione nei confronti delle forze e dei mezzi militari italiani, scritta a china con una calligrafia di altri tempi, a volte incomprensibile, al centro riportava un timbro “passata alla censura”. Questa ci fece scoppiare in una risata generale: la furbizia del “cugino” arruolato, nello scrivere in preambolo quanto fossero grandi le forze militari italiane, per poi arrivare al nocciolo della questione “sono innamorato!”, passò la censura. Insomma, in una risata, per merito di una lettera fino allora mai letta, proprio come la situazione meteorologica di quel giorno, la tempesta era ormai passata e l’armonia ritornata. Mancava però ancora all’appello il contenuto dei due libretti dei risparmi. Soldi sonanti che mio nonno aveva messo da parte uno sull’altro, una missione militare dopo l’altra, per comperare una casa ed a garanzia di una futura stabilità economica con mia nonna, arrivando ad un totale di ben 16 mila lire, che rapportati ad oggi erano veramente tanti. In realtà i miei nonni non comprarono mai una casa, non se la poterono mai permettere, ma la ereditarono alla morte dei genitori di mio nonno, quella dove mia nonna vive tuttora; perché come mostravano i libretti i soldi erano stati tutti ritirati. Ma chi lo aveva fatto se poteva ritirarli solo mio nonno? Così cercando di svelare il mistero del numero “16”, all’unisono le nostre incognite mentali istantaneamente collegarono a questo misterioso fatto la busta donata di tutta fretta con le 100mila lire, di oggi, dentro. Era forse quello un modo alquanto inadeguato per chiedere scusa? Per rifarsi del danno procurato? In definitiva, per restituire almeno in parte i soldi presi? Una sola cosa era certa: pensando alla guerra, alla miseria più assoluta, ed al boato delle bombe che ti fanno perdere tutto, anche la ragione, niente poteva essere dato per scontato. Creare una concatenazione di “forse” con il ragionamento non ci avrebbe di certo aiutato a rispondere ai nostri tanti interrogativi. Decidemmo allora che dovevamo ritrovare quell’ambiguo signore e farci raccontare tutta la verità, perché senza volerlo avevamo aperto la porta al passato, ed ora ci sentivamo in diritto di conoscerlo meglio, di farlo solo nostro. Giorni dopo, scoperto chi fosse e dove abitava il “postino” di una così straordinaria consegna, che aveva dovuto superare i valichi dello spazio e del tempo per tornare ai legittimi proprietari, mia madre, all’insaputa di mia nonna, la quale desiderava che la questione anche se non chiarita fosse per sempre chiusa, si recò a casa del “signore col paltò”. La storia che le raccontò fu quanto mai intricata: disse che il baule venne loro consegnato da mio nonno a Tripoli una sera a cena, prima di partire per l’ultima missione; mentre lui, quasi ventenne, ed i suoi genitori il giorno seguente si sarebbero imbarcati per tornare in Italia, come del resto gran parte degli ultimi italiani rimasti in Libia, che con i pochi spiccioli guadagnati laggiù, tornavano a casa per rifarsi una vita. Mio nonno molto amico di queste persone, come il signore stesso ricordò, chiese di consegnare il baule a mia nonna appena giunti a casa. <<Ed allora perché non lo avete fatto?>> chiese mia madre che sempre più voleva vederci chiaro: <<Forse se lo aveste fatto quando mio padre era ancora vivo, lo avreste reso felice! Seppur in parte e a distanza di tanti anni gli avreste ridato i suoi sogni!>> Allora egli in maniera molto confusa disse che la cassa venne rubata dagli inglesi e poi: <<No, no dai tedeschi…>>, ma se la cassa era ancora qui, come era possibile che inglesi o tedeschi l’avessero rubata? Fu così che egli aggiunse: <<Non hanno rubato tutta la cassa, solo alcuni oggetti utili…. Poi suo padre tornato dalla guerra venne a cercarla, ma i miei genitori gli dissero che era stata rubata dai militari accampati qui, in casa nostra…. E da quel giorno non lo abbiamo più visto!>> Quando si dice che “le colpe dei padri ricadranno sui figli” e forse questo fu un modo per cancellarsi definitivamente di dosso quelle colpe, ora che anche questo “figlio dello sbaglio” si stava avviando sul viale del tramonto della sua vita. Difatti sicuramente mio nonno, tornato dall’Africa, andò a cercare il suo baule, e dopo una quanto mai certa furente discussione e compreso che i suoi beni e le sue speranze, di una vita migliore, erano andati irreparabilmente perduti, decise di serbare il segreto nel suo cuore, forse per non suscitare un dannoso dolore nell’animo di mia nonna, che tra l’altro proprio in quei giorni era in dolce attesa del primo figlio e da quel momento, mio nonno, tacque per sempre. Noi però, non credemmo mai neppure ad una parola del confuso e traballante racconto dell’uomo in paltò giunto direttamente da un rancoroso passato, ma ormai avevamo tratto le nostre conclusioni sulla verità e questo, seppur con rabbia, ci bastava. Fu così che ben presto comprendemmo, che mio nonno per paura di non farcela a tornare a casa e forse di morire, proprio durante l’ultima missione, consegnò fiduciosamente la cassa a questi suoi “cari amici” (che guarda caso da emigranti, poi sono divenuti grossi proprietari terrieri), che proprio in quei giorni stavano sfuggendo alla guerra tripolitana, dove erano da emigranti andati per cercare fortuna, e tornarsene in Italia alle loro terre. Così, per quanto riguarda i soldi e l’ormai svelato enigma del numero 16, crediamo invece che li avesse ritirati proprio mio nonno, difatti i timbri che sui libretti di risparmio, delle Poste Italiane nella Città di Tripoli, riportavano la parola “estinto”: lo confermano! Capimmo difatti che lui stesso, probabilmente per paura che essendo i libretti “nominali” in caso di suo decesso, mia nonna non avrebbe più potuto prelevare i soldi in essi contenuti, li ritirò e depose anch’essi nel baule, forse fin troppo fiducioso nei confronti di chi con lealtà avrebbe dovuto effettuare la consegna, così racchiuse anche le banconote, con gli affetti a cui più teneva, nella ormai logora busta di carta, poi celata in uno scompartimento recondito della cassa, che ora appariva evidentemente manomesso.

Ad ogni modo così è andata la storia e questi sono gli “strani” avvenimenti che hanno colto di sorpresa la mia famiglia, in una “strana” giornata di settembre, ma quello che veramente conta è che tra la fine della guerra e l’arrivo inaspettato di quel baule c’è stato solo amore e tanta, tanta felicità. E l’invisibile orizzonte di quel giorno, in cui cielo e terra armoniosamente si unirono in un celestiale connubio, crediamo fermamente rappresentasse l’affettuoso abbraccio del nonno per dirci “sono ancora con voi”, ed un più importante angelico messaggio per mia nonna di rinnovato ed eterno Amore.

Ai miei nonni. Amorevolmente, Monia.

______________________

NOTE AL RACCONTO: Il racconto “I Sogni in un Baule” è stato pluripremiato in diversi Concorsi Letterari Nazionali ed Europei, e pubblicato sul giornale “Il tuo Paese” di Capodimonte a Marzo 2002, con inserto speciale. Una seconda versione inedita di questo racconto è stata rivisitata con l’aggiunta di dialoghi per farne una versione cinematografica, per il prestigiosa Premio Solinas 2003 “Scrivere per il cinema”. Tra i Premi Letterari più noti, ricevuti dall’Autrice per questo racconto di vita famigliare, ricordiamo: il Premio Letterario Nazionale «La Cittadella», che vince nel 2001 e le viene conferito il Diploma d'Onore dall'AS.CU.P.E.S. Mentre nel 2002, viene invitata a partecipare insieme ad altri 120 scrittori selezionati in tutta Europa, su segnalazione di Organismi culturali e qualificate pubblicazioni, al Premio «Omaggio a Goldoni», che vince con “I sogni in un Baule” classificandosi al primo posto nella categoria “Anni Verdi”. Selezionata tra gli scrittori Europei migliori e più meritevoli, premiati in quest’ultimo Concorso, viene invitata a partecipare al Premio Letterario Internazionale «Victor Hugo», che vince l’8 dicembre 2002.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Ven Gen 30, 2009 2:18 pm, modificato 2 volte in totale
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francescogale







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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 8:17 pm    Oggetto:  
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SEMPLICEMENTE FANTASTICO!!!!
Visto che la nave si sta muovendo vorrei dire due parole: questo non per rubare la scena alla nostra Monia ma solo ed esclusivamente per il fatto che avendo proposto questo progetto mi sento chiamato in ballo in prima persona. Ebbene so con certezza che siamo già in 9 ad aderire a tale progetto anche se la vostra partecipazione sarete voi stessi ad annunciarla, mi sembra giusto così. Vorrei quindi puntualizzare tre punti:
1) Come ogni progetto che si rispetti abbiamo fissato il termine al 30/04/2009. Questa data ovviamente è solamente significativa come punto di riferimento, perchè se qualcuno avesse dei problemi per concludere non ci saranno di certo multe e possiamo tranquillamente andare oltre. A tale riguardo prendo l'impegno di sentirci ogni mese per vedere come andranno i lavori
2) Il nostro progetto ha un OBIETTIVO ben preciso che è quello di sforzarci a fare un libro che faccia parlare di sé. L'argomento è, a parere mio, molto interessante e dobbiamo sforzarci a dare il massimo. Pensate se un giorno tutti i giornali parleranno del nostro progetto! Beh, sarebbe fantastico! Forse non sarà così ma se dovesse succedere ebbene facciamo in modo di non avere ripensamenti, come per esempio se sapevo potevo fare meglio!
3) Consiglierei una volta scritta e pubblicata la propria storia di scriverne un'altra di riserva; nel caso l'editore consigliasse d'aggiungere altro, per avere un volume più sostanzioso, ebbene basterà un clik e siamo apposto!
Finisco ringraziando tutti di cuore ed augurando a tutti un sincero buon lavoro!!!! A risentirci presto! Francesco Galeota
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MessaggioInviato: Mer Gen 21, 2009 10:41 pm    Oggetto:  
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Ciao Monia, riguardo alla copertina l'idea di Maddy, peraltro condivisa anche da te, mi sembra quantomai originale: ottima idea!!!
In quanto alla liberatoria provvedo subito, ciao un caro saluto. Francesco
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MessaggioInviato: Ven Gen 23, 2009 10:20 am    Oggetto:  
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Penso che l'idea di Francesco Galeota, di scrivere una storia di riserva, sia ottima,
beh comunque è anche un modo per farsi conoscere di più, perchè ogni storia ha un qualcosa di diverso rispetto ad un'altra,cambiano anche le emozioni che può esprimere un racconto.
Quindi continuiamo a lavorare con le nostre idee!!
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Gen 23, 2009 10:33 am    Oggetto:  
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Ragazzi, credo che tra tutte queste idee, la mia voce si stia un po' perdendo... E come ben sapete a me piace andare per ordine.

Sarò difatti io a chiedervi, se servirà, una storia in più oppure no, man mano che costruirò il libro. Per ora vi prego di limitarvi a inviarmi quanto in precedenza già richiesto. Grazie.

Ovvero:

-Un racconto
-La liberatoria
-10 righe di Bio
-Una vostra foto in bianco e nero, con sfondo il vostro paese.

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maddy80







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MessaggioInviato: Ven Gen 23, 2009 10:53 am    Oggetto:  
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Volevo rispondere a Monia Di Biagio, personalmente prendo in considerazione la tua voce, perchè è vero che a questo progetto stiamo lavorando in tanti,
però non dobbiamo scordare che se questo progetto si potrà realizzare è anche grazie a te!!
Presto ti manderò quello che hai richiesto.
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francescogale







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MessaggioInviato: Ven Gen 30, 2009 10:03 pm    Oggetto:  L'incompiuta
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Din, don!....Din don!.... Qualcuno suonò alla porta e la ragazza che era intenta a srivere il suo racconto si alzò per andare a vedere chi fosse. Si alzò dalla scrivania tenendo sempre stretta la sua penna e mentre si avviava alla porta la fece ruoteare tra le dita della sua mano quasi volesse creare con quella ginnastica circense un piccolo sollievo alla propria mano. Aprì la porta e con sorpresa vide Francesco. "Ciao Francesco, come mai da queste partì!" Disse lei con aria di sorpresa, e Francesco rispose: "Beh, passavo di qua e mi sono detto: voglio salutare la mia amica! Spero ovviamente di non disturbare!" "No,... per niente!" Rispose lei e Francesco: "Ora visto che ci sono volevo anche ricordarti brevemente dell'impegno che abbiamo preso verso il nostro progetto"Tra fantasia e realtà: l'Italia si racconata"... Allora?" Rispose lei:" Beh, come vedi la mia penna parla da sola! Ebbene ci stavo proprio lavorando!" "Ne ero certo!" riprese Francesco il quale continuò a dire: " A parte tutto comunque, sappi che mi fa piacere avere tue notizie e sarò felice se ogni tanto ti farai sentire!" Così dicendo avvicinò le dita della mano destra alle labra, le lancio un bacio ed allontanandosi disse: " Grazie, e... a risentirci!...."
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Gian Battista Taddei







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MessaggioInviato: Sab Gen 31, 2009 2:21 pm    Oggetto:  IL BURLONE E IL NOTAIO (Racconto)
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Ciao Francesco,
mi sono deciso e partecipo alla tua bella iniziativa.
I fatti del racconto sono veri e si sono svolti oltre 50 anni fa
a Poggio Picenze e a L'Aquila.
Il Notaio si chiamava di cognome Galeota!
Spero esso sia degno di pubblicazione (è già su Scritturalia).
Due ore fa ho mandato un messaggio tipo questo ma temo che
non sia partito... forse non imbrocco la procedura giusta di
spedizione!
Salutissimi.
Gian

***********

IL BURLONE E IL NOTAIO

Il protagonista di queste pagine è un uomo di paese, Ernesto, un contadino, che aveva sempre delle barzellette, delle spiritosaggini da raccontare e, soprattutto, degli scherzi da fare.
Era un uomo piuttosto alto e magro, con un viso volpino, lo sguardo furbo, un paio di baffetti a riccioli e carnagione di un rosso scuro, tipica di chi è avvezzo a stare nei campi sotto il sole. C’era sempre da avere soggezione di lui, anche nel dargli la mano, perché poteva escogitare qualcosa di imprevisto e si poteva rimanerne scottati e sconcertati.
Ernesto, malgrado i suoi scherzi che potevano sembrare rudi, amava profondamente la vita e le persone ed era perciò sempre col sorriso sulle labbra, anche se a volte questo poteva sembrare un po’ beffardo. Si sentiva come un buffone di corte perché faceva divertire un notabile del paese, il famoso Notaio Vincenzo Laurenzi, che era però divenuto suo grande amico. Il Notaio aveva la sua attività in città, ma molto frequentemente ritornava in paese, perché colà si trovavano le sue amene proprietà, compreso un caseggiato, talmente ampio da sembrare un isolato, con annesso un esteso giardino.
Egli era come uno di quei Notai descritti da Ignazio Silone nei suoi romanzi: aveva una pancia esagerata, molto difficile da contenere dentro la cintura e aveva l’immancabile triplice fila di bottoni nella chiusura dei pantaloni, da usare nel corso dei lauti pranzi, per questo allargava, quando necessario, la stretta degli stessi, abbottonando la fila immediatamente più esterna.
Costui una mattina s’era svegliato con una gran voglia di ridere, in seguito a ilari sogni che nella notte lo avevano intrattenuto e divertito. Ordinò con certa una fretta la colazione alla domestica che repentinamente dovette lasciare di spolverare i mobili e di lucidare le argenterie.
Durante la colazione la donna notò che c’era nel Notaio un atteggiamento insolito, giacché come un bambino, disegnava in aria dei movimenti aerei col cucchiaino prima di raggiungere la bocca e si lasciava andare a dei risolini, frutto di una gioia interiore che continuava a divertirlo.
Dopo questa goduta colazione il Laurenzi uscì di casa con la speranza d’incontrare una persona che certamente avrebbe continuato a mantenergli quello stato di grazia e di gioia; infatti opportunamente poco dopo incontrò il suo amico, l’emerito burlone Ernesto. Già averlo incontrato subito prometteva bene e il Notaio gli espresse quel suo desiderio da soddisfare, per evadere un po’ dal suo lavoro di uomo di Legge, a volte faticoso e pieno d’intricati casi da risolvere. In genere si trattava liti,tramutate in cause, fra contadini che, a volte per un nonnulla venivano a diverbio; altre volte per questione di pochi centimetri nei confini dei campi, per cui quella pietra detta il “termine” era spostata ora qui, ora là, ma nell’abito di un metro e altre volte per la difficile ed eterna giusta attribuzione dell’acqua di irrigazione. Altre mansioni del Notaio lo attendevano per questioni di eredità e quindi di divisione dei beni, con interpretazioni di testamenti olografi, a volte sommari e di solito zeppi d’errori nella descrizione. E non ultimo, egli era sempre a districarsi nei Tribunali con pratiche sempre lunghe per le immancabili pastoie burocratiche. Era un Notaio ma non disdegnava, e non poteva non farlo, mansioni quindi di Avvocato, giacché egli era la persona più importante del paese e tutti per qualsiasi cosa ricorrevano a lui.
Quella, era una bella mattina, più bella delle precedenti ed Ernesto, nel passeggiare col Notaio, era sempre pronto a cogliere quegli aspetti originali e particolari nelle persone e nelle cose, pronto come un radar in funzione. Di lì a poco s’accorse che il venditore ambulante di frutta e verdura, detto “Pippone” per la sua immancabile e grossa pipa, aveva il portafoglio uguale al suo nella misura e nel colore.
Senza tanto riflettere Ernesto si tolse di tasca il suo e, tenendolo bene in vista, toccò il fondo schiena del venditore e cominciò a correre a tutto spiano.
L’ambulante, sentendosi toccato e vedendo il fuggitivo col… suo portafoglio, reagì, e cominciò a correre a sua volta, per acciuffare quel ladro così smaccatamente palese. Dopo una cinquantina di metri Ernesto si fermò e disse:
- Ma cosa vuoi, non vedi che questo è il mio portafoglio?
- Ladro! - replicò l’altro.
- Piuttosto controlla le tue tasche, invece d’offendere!
- Non m’incanti con la tua bugia, perché t’ho visto con i miei occhi e t’ho colto sul fatto, ladro!
- Ma sei proprio duro, come il guscio delle mandorle che porti a vendere!
L’ambulante dopo ancora rinnovati inviti si toccò nella tasca posteriore e, incredulo, constatò che il portafoglio era al suo posto, e rimase di stucco per lo scherzo appena subìto.
Dopo quello smacco dovette correre, ancora più ansioso e sbuffante, verso il suo carico di frutta, per evitare che, dopo lo scherzo, dovesse subire anche la beffa, perché dei malintenzionati stavano per metterci le mani.
Il Notaio rise molto per quell’improvvisa trovata di Ernesto e si sentì alquanto soddisfatto, perché aveva appagato il desiderio del mattino di ridere in modo spensierato, senza pensare a tutte quelle scartoffie che venivano sempre di più accumulandosi sulla scrivania.
Il giorno seguente “Don Vincenzo”, come era chiamato il Notaio in segno di rispetto, fu sollecitato da Ernesto ad andare in città. L’automobile, vecchia ma sempre funzionante, dopo la messa in moto con la manovella partì. Per le strade del paese essa si muoveva con assoluta sicurezza, spaventando le galline che beatamente razzolavano ed erano frequenti i colpi di clacson e le alzate di freccia lampeggiante a indicare la direzione. Durante il viaggio Ernesto, fu insolitamente silenzioso, perché stava perfezionando la prossima burla in città.
La voglia di ridere del Notaio non si era ancora esaurita, anzi era aumentata ripensando alle risate del giorno prima e a quelle di molte altre volte.
- Adesso ti faccio morire dalle risate! - disse sicuro Ernesto e con aria compiaciuta.
Questi portò il Notaio nel mezzo del mercato nella piazza grande della città, presso un venditore di prodotti alimentari, proveniente da un paese vicino.
Il burlone invitò il Notaio a prepararsi a ridere e ordinò delle uova fresche, che subito cominciò a prendere con le mani, poggiandole su quelle del venditore, che era momentaneamente salito su una robusta cassa di legno, per prendere l’ultimo prodotto da esporre. Una, due, tre, quattro, cinque, sei e ancora altre uova, e il pover’uomo non riusciva a contenerle sulle braccia aderenti al corpo e riunite con le dita all’altezza dello stomaco. Il prelievo delle uova continuava e il disagio del venditore si faceva evidente, come le risate del Notaio, dapprima flebili, ma poi sempre più scomposte, ma fatte di gusto.
Il... travaso delle uova continuava e le stesse arrivavano ormai fino al mento del venditore. Il Notaio aveva iniziato la sua risata sempre più irrefrenabile, mentre doveva ricomporsi la pancia abbondante che gli usciva fuori dai pantaloni, a causa dei sussulti subìti.
Questo non era tutto, perché il burlone, una volta raggiunta tutta la capienza dell’... improvvisato contenitore, incominciò a slegare la cintura dei pantaloni dell’uomo. A questo punto il Notaio, prefigurando la scena successiva, si era ritrovato a ridere in modo incontenibile e il culmine fu quando i pantaloni del malcapitato venditore calarono completamente a terra ed egli non poteva minimamente muoversi, per evitare la caduta sicura delle uova.
Il Notaio si sganasciava dalle risa sino a sdraiarsi a terra, nel vedere il venditore immobile a gambe scoperte e con l’aria interrogativa ed esclamativa insieme per non potere decidere, a quel punto, che cosa fare! Questo uomo si chiedeva quale peccato in quelle prime ore della mattina, avesse già commesso e che doveva, pubblicamente e in modo così atroce, scontarne la pena! Era una bella giornata e non doveva temere per raffreddore o tosse.
La gente del mercato s’era accalcata in modo pressante nel vedere quella statua con le uova così immobile, come la guardia al Milite Ignoto, e quella attività frenetica a terra, molto insolita per un Notaio. Parecchie persone si dimenticarono facilmente che dovevano fare la spesa, a causa di quella improvvisata e gratuita scena comica.
Il Notaio stette a terra ancora un bel po’ a sbellicarsi dalle risa, ma nel momento di rialzarsi, non poté farlo da solo, ed era come un grosso insetto che, ritrovandosi coricato sul dorso per un po’ di vento, si trova nell’impossibilità di rigirarsi se non con l’aiuto esterno. Ernesto e un’altra persona infatti aiutarono il Notaio a rialzarsi che nel ricomporsi dentro la cintura dei pantaloni quella pancia troppo grande, ringraziò Ernesto dicendogli che mai aveva riso così tanto.
Intanto i due, allontanandosi dalla piazza, ogni tanto si voltavano a guardare quella statua ancora là sul piedistallo di legno, immobile e imprecante.
Il Notaio, ancora con le lacrime agli occhi per essersi tanto divertito, rinnovava le sue risate, ed Ernesto era contento della sua felice trovata e, con passo baldanzoso, se n’andava fiero, pensando già ad un’altra burla.
Così passava Ernesto le sue giornate: era sempre allegro e contagiava col suo buonumore, i suoi paesani.
Egli volle fare uno scherzo anche alla moglie e ciò fu quando ella si recò alla fontana nella piazza del paese, per attingere l’acqua con la conca di rame, mentre egli accudiva al loro bambino ancora in fasce, e lo scherzo era già nella sua mente.
La donna, stava rientrando in casa con la conca sulla testa, quando Ernesto, fingendo di avere perso completamente la pazienza con il figlioletto, scaraventò il panno bianco e il suo contenuto fuori della finestra; la donna non resse alla vista di questa scena tragica e svenne.
In realtà il bambino dormiva tranquillo nel suo lettino ed Ernesto, fingendo d’averlo in braccio per farlo addormentare, aveva preso un gatto, lo aveva avvolto nel panno bianco del figlio e fingeva di coccolarlo, cantandogli una canzoncina. Ernesto non appena vide la moglie sull’uscio di casa, schiacciò ad arte e ripetutamente la coda del gatto, che miagolava intensamente come fosse un bambino piangente.
La donna si riebbe, ma era in stato d’incoscienza. Non dette al marito il tempo materiale di spiegarle l’atroce scherzo, perché fu rapidamente assalita da sovrumano spavento. Da quella situazione così estrema non ne venne più fuori perché qualche settimana dopo ne morì.
Ernesto rimase segnato per lungo tempo da questa perdita così imprevedibile e crudele che di proposito lo aveva punito: quella morte aveva scelto d’accanirsi proprio lui che si beffava degli altri, applicando la legge del contrappasso.
Non fu questo però l’ultimo scherzo di Ernesto, perché qualche tempo dopo ricominciò a farne ancora.
Egli era nato per fare scherzi, e nemmeno quella morte poté fermarlo.
Un clown, poi, con la morte nel cuore.

* * *

Tutto questo succedeva oltre cinquant’anni fa, quando la vita era semplice e tranquilla, ma certamente non priva di problemi, che erano risolti, in modo sereno e senza isterismi.
Oggigiorno scene del genere non accadono più perché tutti sono impegnati in una frenetica corsa, per la quale la gente non riesce più a guardarsi in faccia.
Sembra che lo scopo sia soltanto quello di correre più forte degli altri e non c’è più tempo per gli scherzi.

Troppe cose da allora sono cambiate, molto e in profondità, e non ci sono più personaggi come Ernesto, sia per l’allegria e sia per il suo coraggio a continuare a scherzare dopo la disgrazia della moglie, perché l’egoismo personale ha preso il sopravvento su tutto e c’è un velo d’insoddisfazione che ammanta tutti.

E’ difficile oggi essere allegri per se stessi, figurarsi per gli altri!

Gian Battista Taddei
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francescogale







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MessaggioInviato: Sab Gen 31, 2009 7:10 pm    Oggetto:  
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Ciao Gian, prima di tutto grazie di cuore per la tua adesione! Ho letto con piacere il tuo allegro racconto: bello! Beh, non sapevo d'avere un parente Notaio!!!
Per il resto lasciamo fare a Monia, prima perchè è lei la padrona di casa e poi anche perchè sono sicuro che farà un bel lavoro! Ciao ed ancora grazie!!!!!!!!!!!!
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maristella







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MessaggioInviato: Mer Feb 04, 2009 7:43 pm    Oggetto:  
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Salve a tutti!
anche io sono stta contattata da francesco e sono felice di partecipre a questo progetto! sto scrivendo un racconto e appena finito lo metterò qui sul forum spero che vi piaccia!
saluti a tutti e in bocca a lupo per i vostri racconti!
maristella
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Feb 05, 2009 5:43 pm    Oggetto:  
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smile 30 Bene Maristella, dunque aspettiamo anche te!

Colgo l'occasione per ricordare:

-Che a questo progetto possono partecipare solo UTENTI DI SCRITTURALIA (dato che appunto se arriveremo a pubblicare anche questa raccolta sarà intitolata nuovamente Antologia AA.VV. di Scritturalia)

-Man mano che verranno pubblicati qui, ovvero on line i racconti, sarò io a valutare se saranno in linea con il tema proposto, scritti bene e belli da leggere e dunque INSERIBILI nella raccolta. In caso contrario informerò direttamente l'autore interessato. Nella valutazione mi farò aiutare dai Moderatori di Scritturalia, e il loro giudizio come il mio sarà insindacabile.

-Man mano che inserirò i racconti prescelti sul file di Word, allegherò il file qui di seguito, quando riterrò il file completo e pronto all'invio per la valutazione dell'editore, questo progetto sarà chiuso. Dunque PARTECIPATE ORA! Affinché chi è veramente interessato e intenzionato a farlo, non resti fuori dal libro.

-PER ULTIMA COSA RICORDATEVI ad inviarmi al più presto oltre il racconto, quanto già richiesto per due volte, altrimenti non so a quante pagine siamo realmente arrivati e non posso procedere alla realizzazione effettiva della "bozza del libro".... ovvero:

Foto in B/N che vi ritrae con sfondo il vostro paese

e

10 righe di vostra Bio-bibliografia

P.S. In questo momento ho il mio H.D. principale ad aggiustare, appena lo rimetterò nel p.c. inserirò in allegato il file del libro aggiornato, fin dove siamo arrivati, ovvero sinora fino a Gian Battista Taddei.

Buona serata, Monia.

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