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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Racconto: “Il Funerale”
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 10:17 pm    Oggetto:  Racconto: “Il Funerale”
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“Il Funerale”

**********

Sinossi

Sulla scia del «Fu Mattia Pascal», in onore dello scrittore preferito dell’autrice, e in questo caso anche del protagonista del racconto, un vecchio conte bisbetico ed un po’ tirchio: vedremo come questi riuscirà a capire quale dei suoi “amici” è veramente sincero con lui! Difatti proverà per primo a sondare il terreno della vera amicizia mettendo seduti tutti i conoscenti commensali intorno ad un tavolo, durante una cena pantagruelica, ma l’esperimento non riesce, perché si sa quando si tratta di rimpinzarsi la pancia “a sbuffo” sono tutti più buoni…. Ed allora unica soluzione, resta: sparire, per poi tornare come una mosca ad orecchiare i commenti alle sue spalle…. Ma come realizzare l’astuto piano? Il protagonista ha deciso organizzerà il suo funerale, ma senza morire davvero…. Per sapere i dettagli di come farà: non resta che leggere tutto questo racconto tragi-comico!

***********

Solo, seduto su di una vecchia poltrona logora, con la pipa fumante tra le dita, batteva il tempo della “Cavalleria Rusticana” che stonata e saltellante girava su un vecchio grammofono degli anni ’40. Quel pezzo d’antiquariato rappresentava il suo unico momento di relax, ma non era di certo l’unico oggetto da museo nella fredda stanza. Il vecchio conte amava circondarsi di quei mobili ormai logori, ultimo segno di un sfavillante passato, ma ormai era rimasto solo e con i suoi ultimi titolati parenti, se ne erano andati anche i momenti di festa quando tutta la Torino da bene entrava in casa sua. Certo: dei vecchi lontani zii e degli amici li aveva ancora, ma li vedeva così di rado, anche perché ogni volta che ciò succedeva era proprio per rendere loro un favore di qualche tipo: ospitalità per due giorni, che poi diventavano settimane; la presentazione di un qualche conto da saldare, ad esempio quello del ristorante dove mangiava due volte al giorno: <<Signor Conte, so che potrebbe pagarmi in ogni momento. Ma sa, questo mese devo ordinare la carne e così quei soldi che mi deve, mi farebbero proprio comodo ora!>> Era sempre la solita tiritera: soldi-soldi-soldi, sembrava che tutto il mondo voleva soldi e favori a gratis da lui, come ad esempio: qualche avvenente donna che tra sguardi intriganti e sorrisi sottintesi, lo scambiava per il Tutore dei propri figli: <<Questa II declinazione latina proprio non gli vuole entrare in mente…. La prego Signor Conte, lo faccia per me (primo sguardo penetrante)…. E per il suo buon cuore al quale sempre sarò grata (secondo sorrisetto che lasciava intendere tutto e niente).>> Lui invece odiava tutto ciò ecco perché si ritirava, ma sarebbe meglio dire nascondeva in casa sua, proprio per non imbattersi in queste materialistiche persone, e a loro preferiva l’unica compagnia di quei vecchi e malandati oggetti, per i quali però non avrebbe speso un solo picciolo per sostituirli. Ad ogni modo, battendo il pugno sul tavolinetto da fumo, gridò: <<Basta!>> difatti questi pensieri lo stavano innervosendo, sebbene a conclusione di tutto questo peregrinare solitario della sua mente, non restava che una domanda da farsi: chi gli voleva veramente bene? Rispondere a questo quesito non era affatto difficile, gli bastò prendere tra le mani quella vecchia agenda riposta sul tavolino, sotto la lampada accesa, accanto alla sua poltrona. Sulla copertina di pelle nera, sulla quale spiccavano due “M. M.” dorate, le iniziali del suo nome Mario Monti, all’interno un’infinita serie di nomi, indirizzi e numeri telefonici, ma la cosa più sorprendente che vicino ognuno di questi era stato apposto un simbolo: un cuore, una freccia, un sole; come un commento in codice, che solo l’anziano conte poteva capire. Sorprendentemente, di cuori ce n’ erano parecchi disegnati: alcuni vuoti, alcuni pieni…. Certo era, che quelli dovevano rappresentare il segno evidente di chi gli voleva più o meno bene. Ma bisognava appurarlo, forse nel tempo quel sentimento era cambiato e bisognava aggiornare la rubrica. Questo era il suo nuovo proposito, forse più che altro un passatempo per riempire le sue giornate vuote e piene solo del fumo di una pipa e della solita musica saltellante. <<Anzi avrei dovuto farlo da tempo. Perché rimandare ancora?>> si domandò sicuro. Dunque ormai era deciso, si sarebbe inventato qualcosa per farsi dimostrare l’amore di quelle persone, di cui a lui non importava nulla, ma doveva aggiornare la sua rubrica, non certo il suo cuore. E poi quando Mario Monti, si metteva in testa qualcosa, non c’era proprio niente e nessuno che potesse fargli cambiare idea. Unica pecca di questo progetto era che certamente avrebbe dovuto spendere dei soldi, ed ecco perché lo aveva rinviato più volte, ma ormai era certo, avrebbe fatto prendere un po’ d’aria al suo portafogli e certamente per una giusta causa, la sua! Decise quindi di ricominciare proprio da loro, da quei nomi cui vicino aveva disegnato dei cuori. Chissà se realmente proprio quelle erano le persone che avrebbero dovuto volergli bene? Comunque li chiamò tutti e li invitò a cena per il fine settimana a casa sua: chi avrebbe rifiutato un pasto caldo gratis e per di più servito con lo stile di un Conte? Certo era uno sforzo monetario immenso anche per Mario Monti, che era risaputo, non è che non avesse i soldi ma “le braccine assai corte, tanto da non arrivare alle tasche”, sì! Quel sabato sera l’ingombrante ristoratore, purtroppo necessario alla realizzazione dell’esperimento, fece su e giù dall’androne e poi dalle tre rampe di scale di Palazzo Monti svariate volte, ma a parte l’asma da sforzo che si prese lui, la cena fu perfetta. Ogni luce del palazzo accesa come ai vecchi tempi andati: <<Così vorrò proprio vedere chi si permetterà ancora di pensare di me che sono un tirchio!>> pensava il conte, ma anche tutte quelle luci accese gli martoriavano il cuore, ma erano necessarie anche queste per raggiungere il suo scopo: farsi amare, sebbene a lui di amare tutta quella “gentaglia scroccona” non gliene poteva fregar di meno! Uno dopo l’altro cominciò ad arrivare ogni commensale, elegantemente agghindato, sorridente e pure generoso, perché ognuno di loro portò un piccolo insensato pensiero, la maggioranza portò tabacco da pipa, ora ne aveva per un bel po’ da fumare…. Che lo volessero morto? Però già dal primo sfrogugliare di quelle posate nei piatti e del rumoroso poggiarsi di labbra affamate e assetate in quei calici di puro cristallo di Bohemia, Mario Monti subito si rese conto, osservando quella ciurmaglia famelica che a furia di avere la bocca piena e impegnata a sbranare cosci di pollo, neanche una parola di affetto o anche un solo semplicissimo “grazie!” o “buono!” aveva rivolto a quel generosissimo capotavola, Mario Monti si rese presto conto che in fin dei conti quella cena non era stata poi una buona idea. Ad ogni modo sebbene gli astanti non avessero pronunciato nulla di buono nei suoi confronti era certo che non avessero neanche detto male, anzi forse di quella cena si sarebbe a lungo parlato per le vie di Torino. D’altronde poi cosa avrebbero potuto fare o dire alla sua presenza di certo non parlar male, così l’amareggiato conte consapevole che quel lauto pasto non avesse portato a nulla, ovvero a nessun effettivo cambiamento di sue vedute, oltre a quello che solo immaginava già: tutti i cuori in rubrica furono, a malincuore, riconfermati. <<Uno spreco di denaro inaudito! E nessuna rinnovata certezza su nessuno di quei piranas!>> si disse Mario, specie quando il ristoratore gli porse il conto…. No, così non andava, bisognava pensare ad altro: più diretto, più veloce, più pratico, più astuto…. E certamente più economico! La decisione fu presto presa, e si materializzò nella sua mente più presto del solito, al risveglio il mattino dopo ancora avvolto nelle calde coperte del lettone a baldacchino pericolante, Mario Monti sapeva cosa fare. Nessun piano premeditato, semplicemente l’inspirazione al suo autore preferito, Pirandello, ed al libro che da anni ormai giaceva impolverato sul comodino accanto al suo letto, “Il Fu Mattia Pascal”. <<Sono un genio!>> si disse guardandosi orgoglioso allo specchio. Infatti, il “quasi genio”, dato che quell’idea non era proprio tutta farina del suo sacco: proprio come Adriano Meis, si sarebbe fatto credere morto ed avrebbe inscenato il suo funerale, rendendo nota la tragica scomparsa a tutti i “detentori di un cuore” sulla famigerata agenda…. Per poi mischiarsi in incognito tra i presenti al funerale, e vedere così come questi avrebbero reagito, alla sua tristissima e inaspettata dipartita! Se lui non fosse stato “effettivamente” presente chissà cosa avrebbero detto quelle “bocche di rosa”? Ora restava solo un piccolo particolare da sistemare di non poca importanza, il nome del defunto, visto che nessuno avrebbe acconsentito a montare di sana pianta una farsa del genere…. O forse sì, ma ci sarebbero voluti troppi soldi! Dunque doveva pensare a un altro sistema più parsimonioso. La lampadina dell’intelletto improvvisamente gli si accese e cominciò a scorrere strafelice, soprattutto perché sinora non aveva ancora dovuto tirar fuori il becco di un quattrino, l’elenco telefonico: doveva trovare almeno un suo omonimo, e sperare che presto morisse…. Al posto suo! La diabolica fortuna era dalla sua parte, tre omonimi in città, non troppi a dire il vero, e nessun titolato tra di loro, ma che fare? D’altronde un nome era un nome e forse quei parassiti neanche se ne sarebbero accorti che sarebbero passati a miglior vita col nobile titolo di Conte! Ora, però, e qui si faceva dura per non dire quasi impossibile: bisognava “sperare”, per quanto possa sembrare brutto dirlo e pensarlo, che almeno uno di loro di lì a breve sarebbe giunto alla fine dei propri giorni ed avrebbe lasciato questa valle di lacrime, prima del lì presente Sig. Mario Monti. Comunque non bisognava desistere nell’impresa e il malefico conte iniziò a prendere informazioni sui suoi tre omonimi, per poi seguirli passo-passo nelle loro quotidianità, sperando che prima o poi appunto avessero messo un piede in fallo, magari inciampando e rovinosamente cadendo sul selciato, spaccandosi la testa in due. E Amen! Ad ogni modo, forse per una semplice coincidenza o forse perché ormai anche il Fato era dalla sua parte, ben soddisfatto e compiacente di partecipare a questo macabro gioco: che proprio pochi giorni dopo, il signor Monti, passeggiando infreddolito ed imbacuccato per le vie di Torino ricoperte di neve, mentre pedinava uno dei tre uomini sull’orlo del baratro, fece appena in tempo con la coda dell’occhio, svicolata da sotto la visiera del cappello abbassata sino alle sopracciglia, a vedere un manifesto funerario di grandissima importanza per la sua scelta di vita…. Ops, di morte! Ironia della sorte, c’era finalmente e veramente scritto: “La famiglia tristemente riunita dà notizia della morte del nostro Caro Mario Monti di 59 anni (anche l’età corrispondeva, che gran colpo!) a quanti lo conoscevano.” Non poteva credere ai suoi occhi e a quelle parole esultò con tutte le sue viscere febbrili e adrenaliniche, sprizzanti di gioia da tutti i pori, sbottando in una incontenibile risata, tanto che un passante, non poté far a meno di gridargli alle spalle: <<Si vergogni!>> Non lo aveva proprio notato e seppe solo rispondergli inarcando le spalle, quando comunque quello sconosciuto era già oltre e non poteva più vederlo, così riprese a leggere, cercando stavolta però di regolarsi nell’esprimere quella sopraggiunta somma felicità: “La cerimonia funebre avrà luogo alla chiesa di S. Callisto (e mentre leggeva pensò: piccola ma forse scelta da un Conte un può fuori dai canoni, se poi queste erano le sue ultime volontà!) Domenica alle ore 15.30…ecc. ecc.” Alzandosi il cappello, e piegandosi in un rispettoso inchino che volle porgere ai mittenti di quel desideratissimo messaggio, disse: <<Grazie, ci sarò!>> Incredibile non poteva essere vero, il vivo e vegeto Sign. Monti fu sul punto di strabuzzare realmente gli occhi, immobile ed a dir poco colpito da quanto leggeva, inoltre lo fu ancor di più quando ritornò immediatamente alla realtà orecchiando i discorsi di due conoscenti, evidentemente, dello scomparso, che dicevano quanto il Destino possa giocarci brutti scherzi a volte: <<Godeva di ottima salute…. Un lavoratore…. Eh, si…. E un savio padre di famiglia…. Tutta colpa di quello stupido incidente poi, scivolare sul marciapiede ghiacciato e rompersi l’osso del collo sul selciato!>> Di fronte a tanta verità, involontariamente seppe solo dire ad alta voce: <<Oh Mio Dio! Non può essere vero!>> <<Eh si caro signore…>> replicò uno dei presenti pensando che l’apprendere quella storia avesse scioccato quel signore distinto, che curioso si era messo a leggere un annuncio funebre e funesto <<Così è la vita: oggi ci sei, domani per un banale incidente non ci sei più!>> In effetti l’ancora vivo e vegeto Mario Monti era realmente scioccato, ma solo perché, dopo il racconto che era preceduto, si era perfettamente reso conto che il destino lo stava veramente aiutando ad arrivare fino in fondo al suo piano efferato! E allora se tanto gli dava tanto: non c’era altro tempo da perdere ed era ora di mettersi all’opera! Subito il Sig. Conte, quasi come un automa che stava rispondendo a quell’interiore perfida vocina che gli suggeriva la prossima mossa da fare, entrò nella prima tipografia che incontrò sui suoi passi. Fece stampare 23 lettere dello stesso tipo, che recitavano pressappoco così:

-Gent.ssima/o, come unico legale rappresentante dei beni terreni dell’ Ei fu Conte Mario Monti, con questa tristissima mia son qui a renderla partecipe che tra gli affetti più personali del nostro Caro Mario, abbiamo trovato anche un’agenda scrupolosamente custodita, sulla quale figurava anche il suo nome e indirizzo. Ci permettiamo così tristemente di informarla, visto che lei apparentemente era molto cara/o al nostro benamato, che: Egli ci ha lasciati ieri l’altro in seguito ad un banale incidente che lo ha visto rovinosamente scivolare sul marciapiede ghiacciato, durante una delle sue solite passeggiate pomeridiane a cui tanto teneva e alle quali non sapeva rinunciare neanche in presenza di agenti climatici avversi. Ed è proprio così, che con nostro massimo sconforto, è passato a miglior vita, lasciando per sempre tutti noi, lei in particolar modo, e questa valle di lacrime. Gradiremo quindi, molto, la sua presenza alla cerimonia funebre che si terrà Domenica a venire alle ore 15.30 nella chiesa patronale di S. Callisto.
In attesa di Sua cordiale visita ringraziamo anticipatamente. Avv. Adriano Meisseni.-

Un capolavoro di lettera, e di certo un omaggio finale, seppur ben celato al suo alterego letterario ci voleva proprio e ci stava benissimo…. E poi chi mai se non questo così bravo e preparato, ma irreale avvocato, avrebbe scritto per lui una lettera di tale portata, al momento, (e qui si toccò le parti basse) della sua reale dipartita? In effetti solo un avvocato avrebbe potuto impegnarsi in così toccanti giochi e florilegi linguistici, dopo tutti i soldi che certamente in vita aveva intascato per accompagnare il suo prezioso cliente, sino all’esalazione del suo ultimo respiro: “E bravo Avvocato Meisseni avete goduto in vita dei miei denari, dispersi dietro i vostri servigi. Ora dunque servite me con questo accorato appello, a quanti mi hanno amato!” Tanto poi, continuava a pensare Mario Monti mentre il tipografo proseguiva nella stampa di quell’ordine, il suo reale vecchio Avvocato ultra ottantenne, imbalsamato e rincoglionito com’era, ormai praticamente con un piede nella fossa e per di più rinchiuso in quella lussuosa casa di cura, non lo sarebbe mai venuto a sapere e dunque soprattutto, cosa importantissima e fondamentale, non avrebbe dato lettura al testamento del nobile defunto…. Dunque i suoi beni terreni, seppur lui per un po’ sarebbe risultato “morto”, non erano in pericolo e per il momento non avrebbero ancora incontrato il loro erede. Il quale poi, accuratamente scelto tra i famigliari vicini e lontani, e lui appunto era lontano lontanissimo, viveva in Australia ormai da trent’anni e forse manco sapeva di avere un prozio torinese, finto morto ma ancora vivente! Quando poi un giorno le sue ricchezze sarebbero arrivate realmente a far visita ai canguri, beh a quel punto a lui non gliene sarebbe fregato più nulla, tanto non ne poteva più godere, perché voleva dire che era morto veramente (e qui su questo pensiero si sfiorò nuovamente gli zibbidei)! Crogiolandosi dunque nel soave pensiero che nessuno dei suoi parenti serpenti, si sarebbe catapultato a Torino per compiere la razzia dei suoi amati averi, finalmente le 23 lettere ai soli amici e conoscenti erano pronte e ancora profumose di inchiostro fresco, corse subito a inviarle entrando nel primo ufficio postale che incontrò sui suoi passi. A questo punto tornò a casa e qui si rintanò, sprangando porte e finestre, in attesa della sua cerimonia funebre che sarebbe avvenuta due giorni dopo.

Il giorno del funerale era arrivato, il defunto si vestì di tutto punto, poi sopra allo smoking: indossò un lungo cappotto, cappello calato fin sugli occhiali scuri, sciarpa tirata su fino alla punta del naso e spessi guanti di lana caprina…. Chi avrebbe potuto riconoscerlo? Non si riconosceva neanche lui vedendo quell’immagine imbottita allo specchio! Cautamente imboccò l’uscita di servizio sul retro del palazzo e da lì si diresse fiero del suo giorno di festa alla chiesa di San Callisto. Di certo appena varcò il sacro portone, in primis non ebbe coraggio di farsi il segno della croce, tanto il gesto di fede gli appariva troppo blasfemo per quanto di ineluttabilmente dissacratorio stava portando e poi si rese subito conto quanto già ancor prima di cominciare quella celebrazione funebre era tutt’altro che intima: beh, i morti erano ben due uno vero e l’altro quasi, tanto si era imbacuccato da non riuscire neanche a respirare! Comunque, in effetti erano talmente tante le persone presenti, che tutti sospirando dicevano: <<Certo che il nostro Mario era proprio tanto amato!>> A questo dettaglio della folla che si sarebbe venuta a creare effettivamente non aveva pensato, ma era meglio così, rendeva la piece più accorata e partecipativa, tutto dunque a vantaggio della sua memoria…. E così tra tutta quella gente si mise a cercare il gruppetto dei suoi di cari e non quelli dell’altro che poi erano la maggioranza! Li trovò, eran quasi tutti agli ultimi posti, testa bassa si inginocchiò accanto a loro, non rivolse parola a nessuno facendo finta di pregare intensamente e intanto cominciò a orecchiare qua e là le prime battute che uscivano dalle bocche dell’uno e poi dell’altro. Tese così l’orecchio verso la prima che sentì bisbigliare qualcosa la cordiale contessina Le Luc, di altro nobile casato, allorquando il Capitano di Corvetta Palmieri, appena sbarcato per essere presente alla triste occasione, le chiese con un sottile e strano tono ironico nella voce: <<Cosa ne pensa di ciò cara signora? Alla presenza di così folta schiera di cuori in lutto, sarà poi vero che il nostro conte era così tanto amato e venerato?>> e lei quanto mai vezzosa, nei confronti di quell’amante che per lei era sbarcato in segreto ancor più numerose volte: <<Beh, che rimanga tra noi, poi non si dovrebbe parlar male di un caro defunto, in un sacro luogo poi….Cosa mi fate dire Comandante?Ebbene, anche io ve lo devo ammettere proprio non capisco come quel bisbetico ed insofferente di Mario potesse essere tanto amato, ed essere così riuscito a gremire questa chiesa di gente a me comunque totalmente sconosciuta, certo dunque appartenenti della plebe, quando poi si sa tra la cerchia dei blasonati, non lo sopportava nessuno!>> <<Avete ragione mia cara. E credo che voi ben sappiate quale fosse il reale motivo che mi spingeva a sbarcare dalla mia nave ogni qual volta lui mi invitava a casa sua per un giro di Bridge….>> <<O tacete, demonio! O al sol pensiero non rispondo più di me… Su preghiamo!>> Mario era già sconvolto: <<Brutta arpia! E tu infingardo traditore e approfittatore! Eccovi serviti!>>
Zan-zan, con un brusco segno di penna i nomi di lei e di lui erano per sempre cancellati, da quella rubrica che celatamente teneva in mano come se fosse un breviario, sul quale faceva finta di leggere le sue preghiere. Eppure su quell’agendina specie accanto al nome della contessina, certo ormai anziana, ma della quale in passato anche lui aveva potuto godere delle sue giovanili grazie: c’era un cuore, ed anche pieno…. Falsa! Le avrebbe gridato in faccia, ma no, avrebbe rovinato tutto…. L’unica cosa che restava da fare: cancellare il cuore fino a bucare il foglio e via, appropinquò il suo udito al blaterare della prossima inconsapevole vittima. L’orefice, che lui aveva sempre ritenuto una brava persona, forse perché non gli era capitato di sovente di spendere soldi nella sua gioielleria e comunque ogni volta che lo fece era per farsi aggiustare vecchi orologi, stava parlando con il suo medico curante: <<Cosa ne pensa di questo inaspettato incidente? Lei se non erro era il suo dottore?>> <<Quell’ubriacone, fortuna che ero in vacanza se no avrei saputo io cosa scrivere sulla cartella clinica, post mortem: scivolato certo, perché in stato di totale ebbrezza!>> Infame: cancellato, eliminato, un altro buco. Passò così alla flebile voce della fioraia, pensando almeno lei, c’è stato anche del tenero tra di noi e si sforzò per carpire bene tutte le parole, ma colse solo: <<Spilorcio, spilorcio, spilorcio, cosa gli costava lasciar detto che in caso di dipartita, chi restava si sarebbe dovuto recare, per l’addobbo floreale funebre “Chez Viviane”, il mercato di fiori a lui più caro della città? Ma lui no voleva solo una cosa da me…. Ben gli sta!>> E tanto gli bastò ascoltare, per spingerlo coi nervi a fior di pelle a cancellare un altro cuore pieno. Anzi questa volta cancellò da accanto al nome Viviane, ben due simboli: cuore e sole (che stava per “luce della mia vita” e vi riscrisse in maiuscolo “ARPIA PURE TU CHE IL BUIO TI COLGA”. Niente da fare la Cerimonia stava per finire e fu la stessa sinfonia sino all’ultimo nome o meglio il penultimo…. Ne mancava difatti ancora uno all’appello, chissà? Si trattava dell’ultimo figlio della “bella” ed ora un po’ decrepita, Rosetta, prostituta del quartiere, a lei gliene aveva dati di soldi…. Suo figlio aveva studiato giusto con quelli…. E se l’alta borghesia aveva parlato male, lei fiore-sfiorito del popolo, che a palazzo aveva conosciuto solo lenzuola di seta e vestaglie di taffettà, di certo non poteva parlare male e di certo a quel suo figliolo aveva pur dovuto raccontare qualcosa di buono sul suo conto…. Sentiamo: <<Peccato l’ho sempre ritenuto un uomo ambiguo e scostante, ma mi spiace che sia morto…. Insomma, voglio dire: proprio ora che avevo scoperto che fosse lui mio padre! Ma forse è meglio così intanto, ne parlavano tutti male e di certo a me non mi avrebbe mai riconosciuto, pur di non vivere gli ultimi giorni della sua vita col lacerante dubbio di una paternità e con l’angoscioso pensiero poi che avrebbe dovuto lasciarmi tutto…. E per quanto riguarda l’eredità suppongo che sia rimasto ben poco da accalappiarsi, visti i debiti che pare abbia lasciato un po’ ovunque in città!>> Rosetta e suo figlio, che forse ora sapeva essere anche il suo: beh, almeno questi due nomi non ebbe più né la forza né il coraggio di cancellarli definitivamente dalla rubrica e dal suo cuore, anche perché la mani gli avevano preso a tremolare a dismisura e non poté far altro che chiudere d’un sol colpo e per sempre l’amaro “finto breviario”, per poi alzarsi e andar via di corsa, uscendo con un groppo in gola da quella chiesetta, teatro di tanto dolore, dove di certo non avrebbe rimesso più piede! Quest’ultima coltellata al cuore però, appunto dovuta a una scoperta che proprio non si aspettava, e soprattutto alle parole che se era riuscito a pronunciarle il sangue del suo sangue, chi altri non avrebbe avuto il diritto di farlo? L’odiavano tutti: questa era l’unica realtà! E ora anche lui si odiava per aver voluto venire a conoscenza di ciò. La cerimonia era ormai finita e da più d’ un’ora il Sig. Monti faceva su e giù per uno dei ponti a cavallo del Po. Cercava la forza per buttarsi giù nelle gelide acque, e farla finita con la sua squallida vita, tanto poi ormai risultava già morto e dunque avrebbe risparmiato anche sul suo funerale che c’era già stato! Ma quella forza per suicidarsi dentro sé non la trovò, perché sebbene il suo animo fosse stato vuoto sempre e di per sé, ora era completamente svuotato anche dei sentimenti più negativi che gli sembrava fossero stati gli unici ad aver provato per tutta la sua vita…. E a onor del vero era stato proprio così! In un moto d’ indicibile rabbia e di profondo disprezzo per se stesso, dunque seppe solo gettare nel fiume quella nera agenda, fino a quel momento così forzatamente stretta tra le sue mani che arrivò quasi a distruggerla accartocciandola, affinché fosse trasportata dalla corrente il più lontano possibile da lui. Poi osservando quel moto impetuoso delle acque, con animo ancor più incattivito, ma un ritrovato spirito di rivincita, esclamò: <<Ecco: adesso anche loro, sono tutti morti!>> Poi con la testa vuota, si mise a seguire un cane randagio…. E a Torino c’è ancora chi racconta che abbia finito la sua vita da clochard, e che una fredda mattina d’inverno lo trovarono morto sotto quello stesso ponte, con accanto un fedele amico a quattro zampe e un libricino accartocciato e illeggibile.

Monia Di Biagio
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NOTE AL RACCONTO: “Il funerale”, racconto con il quale Monia Di Biagio partecipa, nel 2003, al Premio Medusa “un soggetto per commedia”, per “Storie del Nuovo Millennio III”.
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Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2009 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Mar 19, 2009 1:50 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 10:17 pm    Oggetto: Adv






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Raffa







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MessaggioInviato: Ven Mar 16, 2007 9:05 pm    Oggetto:  
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Chissà se il protagonista avrà imparato qualcosa da questa esperienza!
Condivido in pieno la passione per Pirandello; degno della più significativa delle sue novelle questo racconto, che mi lascia un senso di infinita tristezza già dalla prima immagine di stantia solitudine.
D'altro canto, come si semina si raccoglie!
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Mar 19, 2009 1:14 pm    Oggetto:  Aggiornamento racconto...
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smile 124 Ho ultimamente revisionato, aggiornato, rivisto, corretto e modificato questo racconto.... Un bel "Total Lifting" insomma: e ora mi piace di più!
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