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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Il ceppo
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occhiverdi








Registrato: 21/01/09 15:01
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occhiverdi is offline 






MessaggioInviato: Dom Ott 18, 2009 3:38 pm    Oggetto:  Il ceppo
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Mi piace stare davanti al camino acceso, negli umidi e freddi pomeriggi d’autunno. Osservare le fiamme
che frenetiche avvolgono e consumano i pezzi di legna, lasciando rosse braci ad alimentare nuovo fuoco.
Mi piace il calore che emana, è familiare e rassicurante.
Accanto al camino ho collocato un grosso ceppo, tagliato da un ramo di un gigantesco Pero.
Non lo brucerò mai, è lo scrigno che racchiude i miei ricordi.
A volte ho provato a contare i cerchi dei suoi anni, confusi nel nero legno invecchiato, senza riuscirci.

Per molto tempo l’ho ammirato a faccia in su quando ero bambina, sperando che nella bella stagione rispondesse
alle mie preghiere regalandomi un frutto, maturo e dolcissimo.
Non era molto magnanimo, doveva arrivare un forte temporale con un vento dispettoso e irriverente, per scuotere
la sua avarizia e gettare ai piedi dell’albero tutta quella meraviglia tanto desiderata.

Ora il suo posto è vicino al camino.
Ogni tanto gli regalo una carezza che mi rende un’infinita nostalgia.
Ricordi di giochi di bambini, di persone che non ci sono più; ritornano vivi i colori e i profumi della mia infanzia.
Nessuno rammenta più chi piantò il Pero.
Quel gigante silenzioso c’è sempre stato e, per molto tempo, ho creduto che per sempre là sarebbe rimasto.
Ci avrebbero giocato sotto i miei figli che lo avrebbero supplicato per un dono.

Un’estate un forte temporale gli spezzò una delle sue immense braccia che, dopo aver sostenuto per tanto tempo il cielo,
finì con un boato ai piedi dell’albero.

Era stata una silenziosa colonia di formiche a renderlo vulnerabile: non aveva scampo.

Mi piace pensare che, se avesse voluto, non avrebbe permesso loro di trovare un varco nella sua corazza.
Oppure che forse sentiva il peso dei suoi anni e che il ciclo della sua vita era giunto a una svolta.

Lo guardavo, là in terra, ormai senza speranza, ma con lo stesso orgoglio di sempre e provavo una profonda tristezza.
Era una pianta antica e maestosa che, anche in quelle condizioni, suscitava ancora un grande rispetto.

Il gigantesco Pero venne infine abbattuto. Dicevano che poteva essere pericoloso.
Sul pedale dell’albero, dopo il taglio del tronco, continuarono a formarsi giovani germogli anche nella primavera successiva. Era così vitale che le sue radici continuavano a succhiare linfa dalla terra, ormai solo per abitudine e non permettevano, a ciò che di lui rimaneva, di seccarsi e di morire.

Volli tenerne un ceppo come scrigno dei miei ricordi e della mia nostalgia.
Non lo brucerò mai.
Rimarrà qui, vicino al camino, dove potrò guardarlo e accarezzarlo e seguire, con le punte delle dita, la sua superficie irregolare.
Dove, ad occhi chiusi, potrò avere ancora l’illusione di vederlo lassù, altissimo e irraggiungibile.

Rimarrà qui, vicino al camino, fino a quando i tarli se lo porteranno via, a raccontare una storia che parlerà d’amore per la natura e per la sua indomabile vitalità.
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MessaggioInviato: Dom Ott 18, 2009 3:38 pm    Oggetto: Adv






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