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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Anna e la Notte
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occhiverdi








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occhiverdi is offline 






MessaggioInviato: Dom Ott 18, 2009 10:40 am    Oggetto:  Anna e la Notte
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Anna spense la luce e uscì dalla stanza. Si fermò un attimo, dopo aver socchiuso la porta, in balia dei suoi timori e rosa dall’odio.
Uscì di casa. Fuori, nel buio, un delicato profumo di tigli in fiore si mescolava all’odore dei gas di scarico delle automobili.
Quella sera non c’era neppure la luna a farle compagnia, con lei nel cielo si sentiva meno sola quando giungeva la Notte.
A chi le chiedeva perché facesse quel lavoro rispondeva con un ghigno beffardo:”Mi piace!” Erano in pochi a sapere.
Tutto era iniziato una Notte di qualche anno prima, quando un’amica le propose:”Dai vieni con me, ti ho trovato un lavoro! Non ti costa nulla provare una sera e ti stupirai di quanto si guadagna!”
“Cosa devo fare?”
“Un po’ di compagnia ai clienti di un club. Vogliono studentesse universitarie, che sappiano condurre una conversazione intelligente e brillante…qualcosa di vagamente simile a una geisha.”
“Tutto qua?”
“Sì, tutto qua, non c’è nulla di cui vergognarsi. Poi, te l’ho detto, si guadagna bene.”
Anna rifletté un attimo, le avrebbero fatto comodo quei soldi. Anche la sua famiglia, che non riusciva più a sostenere tutte le spese dei suoi studi, le aveva consigliato di trovarsi un lavoro.

“Non c’è nulla di cui vergognarsi…si guadagna bene”, si ripeteva ogni sera, mentre un senso di nausea le causava conati di vomito, lasciandole in bocca un sapore amaro. Usciva carica di odio verso se stessa, verso il mondo che la circondava indifferente e nei confronti della Notte che era diventata il bersaglio primario del suo astio.

Dopo la prima sera quel lavoro divenne la sua unica fonte di sostentamento. Non era più riuscita a smettere e si aggrappava a mille motivazioni per giustificare la viltà della sua indolenza.

Così, malediva la Notte che la costringeva a uscire di casa per recarsi al club. La Notte non si era mai impietosita e tornava puntuale a rubarle l’anima per qualche ora, finché Anna non ebbe più un’anima. Era un essere tenebroso e scontroso durante il giorno, mentre la sera si stampava sul viso un’espressione di forzata allegria che gli alcolici scioglievano rendendola quasi naturale.

“Buona sera Anna.”
“Zitta non parlarmi!”
“Ma…”
“Non rivolgermi la parola! Mi hai tolto anche la luna stasera!”
“Anna, io non posso fare a meno di…”
“Zitta! Stasera non ho voglia dei tuoi paternalismi.”
“Non sono paternalismi. Ciò che sono e ciò che faccio…”
“Non ti voglio sentire!”
“Eh no! Ora mi starai ad ascoltare invece e mi lascerai terminare quello che sto dicendo…”
“Visto che non sai stare zitta, parla allora! Farò a meno di ascoltarti!”
“…Io non posso decidere cosa fare, all’alba il sole mi caccia e al tramonto mi sospinge avanti, mentre lui se ne va.”
“Puoi opporti! Perché non ti opponi a quel prepotente?”
“Ah, lo sapevo che mi avresti ascoltato – sorrise la Notte – perché sono l’unica che ti getta in faccia la realtà!”
“Ma stai zitta!”
“Mi hai chiesto perché non mi oppongo e io ti rispondo: è così da sempre e io non ho alternative, né possibilità di scegliere…tu sì!”
“Io? L’opportunità di tirarmi indietro l’ho avuta solo la prima volta, quando ti ho seguita fino all’alba, lasciandomi ingannare da un’illusione. Ora…non mi è più permesso di decidere per me.”
“Sì che puoi! Trasforma questo odio che hai verso di me in amore per te stessa, per quello che eri e che potresti…”
“Io non posso niente! E tu, come ti è facile interpretare la parte del predicatore saggio! Non sai nulla! L’hai ammesso tu stessa che devi accettare, impotente, il tuo alternarti con la luce.”
“L’odio però è inutile. E’un sentimento sterile.”
“Lo so, ma è l’unico che mi fa sentire ancora viva!”
“Anna, ti rendi conto che non sono io che temi e non sopporti?”
“Vattene Notte, mi stai annoiando. Vattene a predicare a qualcun altro…sono stanca e tu mi hai tolto anche la luna! Lei sa ascoltare senza fiatare.”

Anna era ferma sul vialetto del palazzo, dove c’era il suo minuscolo appartamento. Tutt’intorno il buio l’avvolgeva, non c’era nessuno che potesse strapparla da quella conversazione sgradita.

“Ora ti faccio una domanda insolente.”
“Ci avrei giurato!”
“Anna, dove hai dimenticato Anna?”
“…”
“Beh perché non rispondi?”
“Non ne ho più voglia. Vorrei coprirti di insulti, ma stasera non mi fa sentire meglio.”
“Donna, li guardi qualche volta i colori del cielo al tramonto?”
“No! Io non ti sto ad aspettare. Ti offro un sorrido sprezzante, quando mi avvolgi, per non concederti la compiacenza di vedermi umiliata.”
“Perché, lo sei? Pensi che a me importi di quello che fai? Io sono qui e mi limito a osservare, non posso interrompere la ciclicità del mio viaggio. Tu sì!”

Anna si sentiva sempre più confusa, le girava la testa e non aveva più voglia di discutere. Si guardò di nuovo intorno, cercando qualche essere umano che la riportasse alla realtà.
Fece un lungo respiro, quasi a prendere coraggio e chiese sconsolata:

“Notte, dove mi posso rifugiare quando ci sei?”
“…Nei tuoi sogni! Quelli che avevi e che qualcuno ti ha costretta a dimenticare”
“E dove sono i miei sogni, Notte?”
“Nel luogo più prevedibile…nel cuore.”
“Il mio cuore batte solo perché la natura glielo ha imposto.”
“Da quanto tempo non gli presti attenzione?”
“Notte, basta così! Sono stanca, ma dimmi un’ultima cosa, tu ce l’hai un cuore?”
“Certo! E’ quello che mi fa tornare sempre, dopo ogni tramonto, per non abbandonare chi mi aspetta e ha bisogno del mio consiglio.”
“Non io…”
“Un giorno, forse, anche tu…”
“Notte, il lavoro mi aspetta.”
“Anche i tuoi sogni.”

Anna si sentiva inebetita, con chi aveva parlato? Col nulla? No, quella Notte aveva dialogato con l’essere più saggio che avesse mai incontrato. Si girò verso il palazzo e si diresse al suo appartamento.
Accese la luce, entrò in camera e si sedette sul letto.
Si spogliò, con movimenti lenti, sfilandosi gli indumenti come fossero la pelle di una muta, che avrebbe lasciato il posto a quella nuova e più adatta a lei. Incrociò le braccia stringendole attorno al corpo, con una nuova dolcezza.

“Chissà, Notte, se verrà un giorno in cui attenderò anch’io il tuo ritorno, senza più timore.”
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MessaggioInviato: Dom Ott 18, 2009 10:40 am    Oggetto: Adv






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maddy80







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MessaggioInviato: Dom Nov 01, 2009 3:12 pm    Oggetto:  
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Un racconto che lascia senza parole...è come se fosse descritto un sogno, proprio quei sogni che facciam tutti di notte, proprio quando i problemi del mondo circostante martellano nella nostra testa soprattutto la notte....
a chi non capita di dialogare con qualcuno nel sogno....
ma la cosa che mi ha colpito di questo racconto è la descrizione del dialogo...un dialogo apparentemente come tanti..una conversazione con qualcuno noto...ed invece poi si scopre che è un dibattito con la notte....o forse meglio dire con la coscienza di Anna?! con la parte razionale di se stessa, la parte più saggia?!
in questo racconto ci si può immedesimare perché penso che a me, come a chiunque, capita di trovarsi faccia a faccia con la propria coscienza che ci fa riflettere sulla nostra vita...
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Dom Nov 01, 2009 5:59 pm    Oggetto:  
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Queste prime righe di commento di Maddy sono esattamente quelle che avevo in mente e avrei voluto scrivere io: "Un racconto che lascia senza parole... è come se fosse descritto un sogno, proprio quei sogni che facciam tutti di notte, proprio quando i problemi del mondo circostante martellano nella nostra testa soprattutto la notte.... a chi non capita di dialogare con qualcuno nel sogno...."

smile 3 D'ACCORDISSIMO, bel racconto!

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occhiverdi








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MessaggioInviato: Mer Nov 04, 2009 2:04 pm    Oggetto:  
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Grazie ragazze!

Il vostro commento lascia me piacevolmente senza parole.
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