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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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Epilogo - "Annotazioni teologiche e curriculum dell'aut
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franco123








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MessaggioInviato: Mar Giu 28, 2016 6:40 pm    Oggetto:  Epilogo - "Annotazioni teologiche e curriculum dell'aut
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Annotazioni didattiche importanti

-Il tempo.

Il tempo terrestre, se così lo si può chiamare, quello cioè che tutti conoscono e che si misura con l’orologio in ore, minuti e secondi e poi col calendario in giorni, mesi ed anni e che segna e determina le scadenze della vita umana, ma anche di qualsiasi altro essere vivo e vivente compresi alberi, piante e minerali, solo apparentemente è “infinito”.
Ho detto “apparentemente” perché se rapportato alla durata della nostra vita terrena è breve mentre se ricondotto alla sua origine che presumibilmente avvenne in concomitanza con la nascita dell’Universo, bé allora la cosa si fa più complessa e la sua durata è enorme e la si potrebbe persino definire “Infinita”.
Ma per noi, legati a questa Terra, ripeto, il tempo è limitato alla durata della nostra vita.
Inizia con la nascita e finisce con la morte che sono entrambi, come ben si sa, momenti importanti e inevitabili della nostra vita.
Con il sopraggiungere della nascita il tempo ha inizio mentre con il singolare evento della morte il tempo si azzera, ma bisogna però distinguere di quale morte e di quale essere si tratti.
Se si parla puramente di morte fisica (Carne = in greco biblico: sarx), quella cioè associata a qualsiasi essere vivente, si tratti anche dell’estinzione di un organismo biologico quale un animale, un microbo oppure un uomo ebbene questo muore assieme all’anima che lo vivifica (in greco = Psyché ; in ebraico Nefestr = vita) che muore anch’essa, il loro tempo cessa ed è festa finita!
Volendo schematizzare, dalla Fisica apprendiamo che l’energia (o materia, che è pur sempre energia o legame forte fra i suoi componenti), “Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto trasforma” e dunque sia il corpo che l’anima che lo vivifica non scompaiono ma si trasformano.
“Terra alla Terra, polvere alla polvere” dicono i sacri libri ed a ragione.
E in cos’altro potrebbero cambiare?
Questo vale per l’uomo animale dotato cioè di anima ma non di Spirito.
Con l’uomo dotato invece dello Spirito, è tutto un altro discorso.
Lo Spirito (In greco = Pneuma; in ebraico = Rouach) infatti, al quale per essere liberi moltissimi rinunciano, essendo immateriale, non essendo legato cioè alle vicissitudini umane, gode di una durata (tempo) indefinita, per cui in pratica non muore mai.
Se uno dunque lo Spirito ce l’ha e lo coltiva, rinunciando anche a tante altre cose malsane, viene a far parte della zona trascendente in cui il tempo, ossia quello attuale, non muore con il corpo, ma si protrae in eterno.
E pare rimanga addirittura tale e quale come è adesso, nello stesso istante in cui cambia di stato.
Certo che “il tempo delle anime”, come lo si potrebbe definire per distinguerlo dall’altro, ossia dal tempo terreno, non è necessariamente come il nostro, ossia unidirezionale (che va soltanto in avanti).
Può andare avanti e indietro, fermarsi e poi riprendere a correre, ma anche rallentare e poi accelerare a piacimento con una legge della quale per ora il meccanismo sfugge!
Per Franco, ad esempio, il tempo trascorso a divagare fra le anime dei defunti creava un paradosso.
(come comunemente si usa dire, anche qui si scambia indifferentemente il termine Anima con Spirito, tuttavia ne abbiamo spiegata la differenza).
Il tempo che cambiava indifferentemente e spesso di direzione, nel senso di rallentare oppure accelerare, avanzare o addirittura invertirsi e tornare indietro se non addirittura fermarsi (tanto per i morti nulla cambia!), se lo ritrovava poi al ritorno accumulato, nel senso che risultava in più del suo e quindi additivo e andava tolto, oppure sottrattivo e andava aggiunto in un sorta di compensazione che tutte le volte lo impegnava non poco e lo faceva letteralmente uscire pazzo!
Con quali conseguenze lo si può facilmente immaginare!t
Sicuramente non era piacevole incontrare un amico visto da poco e fare la figuraccia di non ricordarsi del precedente incontro!
Oppure e assai peggio, passare per disonesto o perché dimentico di una risposta appena data o di un impegno preso in precedenza o quant’altro riveste di una certa importanza nel mondo dei mortali.
Questi sono solo alcuni degli inconvenienti nei quali Franco inevitabilmente incorreva percorrendo il Tempo in modo tanto originale.
Originale s’intende per chi come noi considera il tempo come un qualche cosa di scorrevole solo in avanti, cioè in modo accrescitivo mentre per gli altri, i morti intendo, decisamente non obbligati a seguire alcuno schema preciso, né una specifica cronologia, questo criterio non conta.
Per tutti e vi assicuro che si tratta di una popolazione tanto numerosa da non averne una chiara idea, il trascorrere del tempo è del tutto marginale.
Del Tempo, il nostro tempo, in buona sostanza se ne fregano tutti e vi assicuro, ed io l’ho visto, se lo possono permettere!
Se lo possono permettere perché in effetti manca loro o non ne hanno bisogno, il “Senso del tempo!”
“Già, il senso del tempo!”.
Che senso ha, infatti, parlare dell’ora, minuto, figuriamoci poi del secondo, ma anche la data del giorno corrente col relativo mese, anno, secolo o millennio quando sai che da morto hai a che fare con l’eternità, con un continuum spazio – temporale che si sviluppa all’infinito?
Oppure che si scopre essere un moto “circolare” che può far incontrare il punto di partenza con quello d’arrivo, ammesso che ci siano (e che non sia una spirale!) e farti ritornare indietro, sui tuoi passi, senza poterti accorgere della ripetizione dello stesso evento e dove quindi, giustamente, l’avanti o l’indietro non esistono e non contano niente ?
Sulla Terra, invece, dove c’è chi di tempo ne ha troppo e non ci bada e magari lo spreca (Pericoloso è dire “ammazzare il tempo” perché quel tempo così barbaramente ammazzato, si fa per dire, purtroppo non ritornerà mai più e quindi è bene non ammazzarlo bensì utilizzarlo nel modo migliore), mentre viene addirittura considerato prezioso per chi ne ha poco e magari avrebbe bisogno di averne tanto.
I morti però non lo sanno, né ci pensano perché hanno bel altro da fare.
Loro.
Ma allora quand’è che relativamente alla durata della vita uno può considerarsi veramente vivo o morto?
Sul fatto del momento di considerarsi vivi credo non vi siano dubbi di sorta mentre sulla morte bisogna ragionarci un poco.
Sarai da considerare morto “Quando ti troverai nella situazione in cui sia nel bene che nel male, sia che tu stia facendo qualche cosa oppure nulla, il tuo tempo inteso come stato, collocazione, periodo, ma anche successione di eventi e fatti concomitanti o meno, rallenta e poi si ferma”.
Questo vale per tutti gli esseri animati ossia quelli muniti di anima mentre per coloro che fortunatamente sono anche muniti di “Spirito” avverrà che, da una durata per così dire “umana”, ossia misurata in termini sequenziali, dopo il cambiamento di stato causato dalla morte, la misura cambia per entrare nel campo dell’incommensurabile ossia della cadenza “senza tempo”.
“Il che significa una cosa sola ossia quella che, comunque vadano le cose, siamo diventati eterni”.
“Solo allora puoi considerarti veramente vivo mentre per noi quaggiù, sei morto!”.
Così suonerebbe, se mai ve ne fosse bisogno, una ipotetica definizione di morte.
Naturalmente Franco filosofeggiava e siccome questo era il suo passatempo preferito lo faceva anche abbastanza spesso e così fece anche in quest’occasione.
Riferendosi poi al suo tempo, gli scappò di dire, “mentre il mio tempo è finito, altro che se è finito!” e mentre lo diceva rideva perché era contento di sentirsi il tempo addosso, quindi… di essere vivo e non morto!
In parte però ci soffriva.
Ci soffriva perché sapeva che tutto ciò che faceva o che stava per fare e avrebbe fatto non sarebbe stato in eterno.
Ma per poco.
Quell’affannarsi nel voler gustarsi la vita ad ogni costo aveva un limite che per quanto fosse lontano, un giorno o l’altro sarebbe stato raggiunto!
E sapendo queste cose o meglio rendendosene conto, si sentiva triste e sconsolato e tutto quello che intraprendeva aveva il sapore amaro dell’inganno, dell’illusione.
Da una parte era invidioso della prerogativa che possiedono i morti di aver tanto tempo a disposizione e non solo! Dall’altra li compativa perché non potevano godersi le “delizie” offerte da nostra madre Terra.
Sapeva benissimo che quel tipo di vita (in realtà morte!), che sia pure per brevissimo tempo aveva avuto la singolarità di poter visitare, in realtà gli era preclusa, se non proprio negata, in quanto essere vivente.
Vivo e costretto ad assoggettarsi, per amore o per forza, a quello che si ama definire come il “proprio tempo o destino”, che poi non è altro che il corso della propria vita, che non si può cambiare a nostro piacimento se non in minima parte, ma va accettato con pazienza.
Invecchiare! Questo era un altro dei crucci di Franco e non solo!
“Solo, i morti non invecchiano!”, osava dire e semmai vi fosse stata una ragione per esserne gelosi, questa lo era sicuramente!
“E’ vero che i bambini morti prematuramente non invecchiano più, però solo nella loro dimensione?”, e questo era solo uno dei dati che oggettivamente Franco voleva essere certo di poter capire e che intendeva rivedere.
“Se scopro come fanno a non invecchiare, allora si che ho raggiunto l’apice del successo!”, si diceva e paradossalmente ci credeva a tal punto che passava il tempo a studiare il modo per giungere alla risoluzione del problema.
Che da solo e con le sue scarse capacità intellettuali difficilmente avrebbe potuto risolvere.
C’era poi ben altro da scoprire!
Il fatto incontrovertibile che la Storia del Mondo e dell’umanità, quindi di ogni suo componente, sia esso uomo, animale od oggetto, si presenti non unitariamente, ossia in un'unica scena bensì in modo sequenziale, cronologico, così come accade veramente, ossia volta per volta, avvenimento per avvenimento, lo deludeva.
Sapendo che non è così per alcuni eletti, fra i quali appunto i morti, che invece vedono la storia dell’Umanità e della vita come un “Unicum” temporale ossia come in un quadro.
La vita mostrata tutta assieme e rappresentata nello stesso tempo, ma mentre vi lascio digerire l’idea, per aiutarvi, aggiungo la precisazione che i morti, pare, vedano se stessi, i loro cari, gli avi, gli amici, i parenti e gli estranei e tutti coloro che fanno parte o hanno fatto parte della loro vita terrena, dalle lontane origini fino alla fine del mondo, in un modo che si potrebbe definire statico, immobile, immediato come quando si guarda una striscia (stripes, in americano), un nastro dalle inusuali dimensioni o un poster, ma non un film, che essendo sequenziale, mostra paradossalmente il modo di vedere dei viventi.
In poche parole, i morti, vedono nello stesso momento e simultaneamente la vita intera della Terra, dalle sue origini fino alla fine e il risultato è che quella visione é molto, molto più interessante della nostra.
Sebbene meno intrigante perché sapere prima come andranno a finire le cose non credo sia piacevole.
(e può risultare anche più angosciante…!)
Un’immagine siffatta, quella cioè della nostra vita sia presente che passata e futura, per noi che non ci ricordiamo nemmeno quello che è accaduto l’anno scorso, è veramente inconcepibile e difficilmente la possiamo immaginare.
Figurarsi poi se, per assurdo, fosse possibile consultare a piacimento il quadro intero della nostra vita o di quella dei nostri cari o a piacere del nostro beneamato paese, ma in tutta la sua interezza non solo fisica ma anche temporale.
Sarebbe un disastro!
Un disastro perché tutti noi, nessuno escluso, vorremmo sapere cosa ci accadrà, magari per trarne benefici materiali con seguito d’imbrogli, calunnie, ricatti e così via in un mondo impossibile a viverci.
Invece, niente di tutto ciò può accaderci e oltre a loro, ai morti, tale qualità su questa Terra è stata e sarà prerogativa solo di pochi, anzi pochissimi, dove per lo più, quando questi esseri appaiono, vengono scarsamente creduti!
Uno di questi si fa per dire, fortunati che era riuscito a vedere tutto intero il continuum dello spazio temporale, ma l’appellativo non è assoluto perché dipende da molti punti di vista, è stato sicuramente Nostradamus che con le sue famose “Centurie” aveva ampiamente dimostrato di possedere la “vista degli dei” come si suole dire, ossia una visione unitaria, simultanea e completa dell’evoluzione storica dell’umanità (limitata però al periodo che andava dalla sua epoca alla nostra e non quella precedente!).
Prerogativa dei santi e nemmeno di tutti, è quella di vedere simultaneamente tutto ciò che è avvenuto, che accade e che avverrà in futuro in un quadro continuo, immobile e costante come se l’umanità fosse sospesa sul fiume del tempo le cui acque per Lei appaiono ferme, mentre per noi, come ben sappiamo, sono agitate e corrono in continuo tumulto.
Questi “Privilegiati”, vedendo ciò, cioè la nostra fine, ci ammoniscono a fare del bene, ma nessuno o pochissimi prestano loro ascolto.
Situazione questa che spesso è causa di imbarazzo da parte di chi assiste alla scena dove un Santo, vedendo il mondo andare in rovina, si commuove e si mette a piangere.
Soffre al punto di emettere sangue (stigmate).
Ma i veri multi visionari sono sempre stati i Profeti.
A torto confusi con gli “aruspici, indovini, maghi, veggenti o vati e per ultimo, astrologhi, i Profeti non hanno nulla a che fare con la previsione del destino, bensì hanno il preciso compito di riferire, facendo naturalmente uso di una dialettica comprensibile alle persone del loro tempo, la volontà di Dio (vedi AT= Antico Testamento).
i “Profeti” maggiori e minori (Compito dei profeti, quelli “veri” e non quelli istituzionali che al potere auguravano solamente il bene), non era tanto quello di “indovinare!” il presente o il futuro, ma si riconduceva a riportare quella che era la volontà di Dio, ricevuta o appresa magari in sogno (da lì l’erroneo accostamento con i maghi).
In poche parole erano i “Messaggeri di Dio”, ovvero i portavoce o divulgatori, della divina volontà, autorizzati a dire solo quello che sarebbe potuto accadere al popolo eletto se si fosse comportato in un certo modo oppure no….., etc.
Per fare un po’ di biografia o meglio di cronistoria dei Profeti, occorre una discreta cultura biblica.
Fra i più famosi dell’antichità vi furono i così detti Profeti maggiori: Elia, Daniele, Enok, e Giovanni, quello dell’Apocalisse, ma anche i 12 minori, fra cui Isaia e il suo discepolo Eliseo e poi Daniele, reso famoso per la fossa dei leoni dalla quale però, come ben si sa, si salvò; Geremia, con i suoi classici “lamenti” e Baruk, il noto segretario che ne curava la stesura e poi Ezechiele, il profeta delle grandi visioni, mentre con i minori si ricorda Osea, che sposa la prostituta sacra e nonostante tutto l’ama (paradigma fra l’amore di Dio e Israele, ovvero la prostituta!); Amos che inveisce contro i ricchi che non lasciano vivere per ingordigia i poveri (sembrano cose di oggi!); Abdia, Jona inghiottito dalla balena, Gioele, Nivea, Naum, Abacuc, Tofonia, Zaccaria con il suo famoso, “ecco un uomo che si chiama germoglio”; Malakia, ecc. che con il loro ardimento si sono affannati ad avvisarci, a far pressione perché presto o tardi la verità venisse a galla!
Naturalmente scordavo di dire che alcuni di loro (sicuramente Elia ma anche Ezechiele e molti altri), oltre ad essere messaggeri di Dio o forse proprio in virtù di questo, avevano il potere della preveggenza o visione simultanea della storia, ma proprio a causa di questo vissero una vita assai difficile (facile è riconoscere un profeta buono da uno cattivo, il primo verrà perseguitato mentre il secondo prospererà a corte!) e questo è solitamente il destino di coloro che si ritengono profeti in quanto a nessuno piace sentirsi dire cosa si deve o non si deve fare!
A nessuno piace la “verità!”.

- La Bibbia.
Ne fa fede il testo per noi più sacro, la Bibbia.
Universalmente definito Libro dei libri e’ sicuramente ed anche al giorno d’oggi, il più letto e il più venduto al mondo.
Il fascino della Bibbia non risiede nella sua scarna prosa, nello stile incerto, né per la paradossale e cruenta immagine di un popolo che più che ad opere di pietà e misericordia era dedito a battaglie, eccidi, olocausti, tradimenti e morti misteriose, ma è nelle preghiere in Essa contenute, nella supplica a Dio di perdonare, nell’implorare pietà al Signore e poi nel messaggio di Fede che Essa esprime cioè l’inno di un popolo verso il suo Creatore e al tempo stesso Creatore dell’Universo che trova il suo successo.
La Bibbia risuona della voce di Dio.
E come tale rimbomba, pur nel Suo silenzio, come tuono lontano ma potente.
Pagine e pagine colme di avvenimenti che però portano ad un unico autore, Dio, al quale gli eletti e i credenti ricorrono per scongiurare le sciagure.
Il Libro possiede il titolo di “norma normans”, ossia normante, della quale cioè non se ne può fare a meno e non v’è dubbio che se fosse seguito alla lettera (a parte i soliti fanatismi) consentirebbe di vivere in modo decisamente più civile di quanto abbiamo fatto fin’ora o stiamo facendo.
E non solo perché la Bibbia appartiene a quella messaggistica che contiene descritto per intero il destino dell’uomo, solo che va saputo estrapolare.
E’ da ben 2700 anni (data dalla quale si presume che la Bibbia sia stata scritta, ossia sotto il regno di Re Salomone) e forse più, che Ebrei, Greci Ortodossi, Copti, sia Egizi che Etiopi, e poi naturalmente noi Cristiani, sia Cattolici che Protestanti, ma anche le sette più o meno conosciute quali i Mormoni, i Quaccheri, i Testimoni di Jeova, gli Anglicani, i Valdesi, i Pentecostali e via dicendo in una moltitudine che paradossalmente aumenta sempre, sia di semplici lettori che di curiosi, studiosi, assidui osservatori, cabalisti, sognatori, visionari, predicatori, preveggenti, asceti, eremiti, ecc. che ha studiato, ristudiato e tutt’ora studiano, leggono e ponderano, sviscerano, scompongono, commentano e tentato di spiegare il Suo contenuto perché tutti indistintamente “sentono” , “sono convinti” o “credono ciecamente” che come una sorta di codice segreto, nasconda in se la chiave della loro come della nostra esistenza.
Paradossalmente infatti e ancora oggi, sebbene si stia vivendo in una sorta di paganesimo colto, che indistintamente ogni popolo ha creduto e crede di rinvenire nella Bibbia la sua storia oltre che quella degli Ebrei (Diaspora) e molto spesso se n’é appropriato come una esclusività .
E questo, come si sa, non ha fatto bene alla gente.
Per rispondere agli scettici, che sono indubbiamente tanti, basti rammentare che se la Bibbia è stata scritta e riscritta sempre più in crescendo, deve per forza possedere un qualche fondo o indizio di preconizzazione altrimenti come qualsiasi altra opera letteraria sarebbe stata dimenticata o ricordata solo da un numero ristretto di lettori esperti.
Non si può pensare, infatti, di poter raccogliere dati per poi scrivere un libro si fatto e per di più a quel tempo, epoca caratterizzata da una bassissima scolarizzazione (quindi, pressoché senza lettori!), senza un’altra motivazione che non quella limitata a guidare il popolo Ebraico nella Terra Promessa.
In essa infatti, per chi ce la vuol vedere, si trova descritta la diaspora di tutta l’Umanità, ossia la storia dell’Uomo il quale, nonostante la sua continua evoluzione, ritrova descritti, anche se in modo confuso e complesso sia la Creazione, ossia l’inizio, che la Genesi; sia l’Apocalisse che la fine del Mondo.
Credo, ma c’è anche chi n’è convinto più di me, che se dessimo ascolto alla Bibbia e a quanto in essa é contenuto, estrapolando dal racconto spesso allegorico e di stile tardo neolitico del testo, creato forse a bella posta per generare confusione, le guerre, le disgrazie, i delitti, le stragi, gli olocausti, i pogrom e via dicendo che a tutt’oggi si ripetono nel mondo, probabilmente non avverrebbero e non ci accadrebbero tanti guai e forse saremmo tutti salvi!
E non si rischierebbe di perdere la Fede!
E a proposito di Fede, Franco era fermamente convinto che fosse l’unica cosa che ti libera dalla schiavitù, o paura, sia dell’uomo che della Morte.
In effetti non é proprio così perché, hai voglia a dire “Si, si, sta bene, però nonostante tutto io credo”, per toglierti di dosso quel vago senso di angoscia che ti prende quando…. pensi alla morte, al giorno cioè in cui anche tu dovrai per forza dipartire (si fa per dire), però è indubbio che aiuta, aiuta assai!
Se pensi che ormai la tua fede non é più “l’io credo” originale della nonna, della vecchina che prega tutti i giorni pentendosi per aver risposto male alla nuora o quisquilie di questo genere (che però lei prende sul serio e convinta com’è di avere gravemente peccato,ci soffre), ma una cosa studiata e non originale che ti affretti e ti affanni per ritrovarla integra e pura così come l’avevi lasciata, come si ritiene debba essere un’amicizia, un amore, ebbene, paradossalmente, invece ce l’hai!
Perché sebbene messa alla prova, accostata per così dire alla ragione, se tuttavia ne è rimasta integra, ebbene, quella è vera Fede!







































Curriculum vitae dell’autore.


Cresciuto nel tormentato periodo del “dopo guerra”, con tanta voglia di spaziare in un mondo che solo “ora” si poteva visitare, l’Autore del presente racconto, già all’età di 18 anni, si imbarca e va in giro per il mondo in qualità di Uff.le di Marina. Prima su vecchie carrette e sulle rotte più strane, poi sui traghetti della Soc. Tirrenia Spa, di navigazione.
In un certo periodo della propria vita (riacquistato un certo senso della sedentarietà) lascia la MM e si dedica all’insegnamento delle materie nautiche (le sue preferite) prima a Roma poi a Milano quindi a Lucca. Collabora, anche con un certo successo, con riviste del settore e pubblica 3 manuali di navigazione per la preparazione alla patente nautica.
Non contento, si cimenta con la letteratura scrivendo n° 3 tomi: “Diario di una spedizione antartica” è la narrazione della storia, con relativi antefatti e peripezie, dei 6 uomini (compreso l’autore!) che nel 1978 raggiunsero in gommone le propaggini della banchisa Antartica (Shetland Meridionali, Isola King Jeorge, Lat. 62°10’ Sud; Long. 58°30’ West). Scopo nascosto del viaggio era quello di cercare le probabili tracce di una civiltà scomparsa (l’Atlantide di Platone).
Il secondo racconto “Viaggio lungo le coste dell’Africa”, si riferisce alla storia vera del suo primo lunghissimo viaggio di mare quando, imbarcato su una nave Liberty del Lloyd Triestino (SS Portorose), in qualità di allievo nautico, pennese o giovanotto di seconda, costeggia le coste dell’Africa orientale (Nord - East - Sud Africa) riportando la testimonianza di un mondo ormai scomparso.
Antitetico al primo ed al secondo, ma per certi versi conseguente, è il terzo racconto “Il tempo delle anime-La frequenza di Dio” che narra la storia che si può per certi versi dire “ispirata” di un grande viaggio (l’ultimo, il definitivo) quello dal quale non si ritorna e nel quale l’Autore riesce a proiettarsi in un modo che gli consente di trascorrere indenne le più strabilianti avventure.
Luogo dove fa gli incontri più strani, più inpensati ma dei quali non riconosce il senso se non alla fine quando rientrato a casa, si dedica finalmente alla cose più care e alla famiglia.
Il Capt.L.C. Franco Masini, nasce a Pisa il 30.05.1937, attualmente vive a Lucca dove risiede nel centro storico della città e collabora con numerose riviste di avventura estesa anche al mondo sottomarino.

Lucca, lì 27.07.2000

_________________
Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Mar Giu 28, 2016 6:40 pm    Oggetto: Adv





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