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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Glossario Letterario
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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 2:48 pm    Oggetto:  Glossario Letterario
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Glossario Letterario

Cari amici, spesso ricevo e-mails nelle quali mi viene chiesto il significato di Termini Letterari, quali: Acrostico, Alessandrino, Apologo...

Poiché trattasi di definizioni molto utili per chi si cimenta a scrivere Prosa o ancor meglio Poesia, ho pensato di mettere on line un piccolo Glossario Letterario di definizioni sicuramente importanti da conoscere.

Al momento sono presenti solo pochi, ma importanti, termini. Conto però di ampliare il glossario anche grazie alle vostre segnalazioni.

Alcuni li conoscerete già, altri vi saranno del tutto nuovi, molti ancora sono certa vi stupiranno....

Ad ogni modo spero di aver fatto una cosa utile :wink: e vi auguro: buona ricerca e lettura.

N.B. i termini solo raccolti ed elencati, qui di seguito in rigoroso ordine alfabetico!

Ciao a tutti.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Ven Ott 21, 2005 3:41 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 2:54 pm    Oggetto:  Glossario Letterario
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ACROSTICO

Componimento in cui le lettere iniziali di ciascun verso, lette verticalmente, formano una parola, una frase o un altro componimento poetico. Un'autentica fioritura di acrostici si ebbe solo nella poesia a tendenza allegorica: greco-ellenistica, tardo latina e latino-cristiana. Nel Novecento, l'acrostico 'e8 stato rimesso in voga da Apollinaire, dai futuristi, dai dadaisti e dai surrealisti.

ALESSANDRINO

Verso della metrica francese costituito da due emistichi di sei sillabe, usato per la prima volta nel "Roman de Alexandre" (sec. XII).

ANTOLOGIA

Scelta di opere, o di passi di opere, di uno o più scrittori. Le antologie italiane nacquero con l'intento di presentare insiemi di testi esemplari per la lingua e lo stile. Nel '700 le antologie si affermarono soprattutto come strumenti dimostrativi e didattici; nell'800 esse divennero invece specchio delle poetiche dei curatori. Nel '900 alcune antologie hanno assunto il valore di manifesti letterari (p.es. #Poeti futuristi# del 1912 o #Americana# di Vittorini del 1942).

APOLOGO

Racconto in versi o in prosa in cui si fanno parlare anche animali, oggetti inanimati o enti astratti al fine di presentare allegoricamente delle verità e morali. Si differenzia sia dalla parabola, più grave e austera, sia dalla favola, in cui l'intento artistico è spesso prevalente sull'intento morale.

BALLATA

Termine usato per indicare forme poetiche assai diverse. La ballata antica è un componimento strofico perlopiù profano, destinato originariamente al canto e alla danza. Essa è costituita da una o più stanze, legate da un ritornello identico dopo ogni stanza. In Italia appare alla metà del Duecento, a Firenze e a Bologna. Coltivata dagli Stilnovisti e perfezionata da Petrarca, conosce il massimo splendore nel Quattrocento. Sarà poi ripresa da Chiabrera, Carducci, Pascoli e D'Annunzio. La ballata francese, importata in Inghilterra nel XV secolo, ha struttura diversa: in essa stanze e congedo terminano con lo stesso verso, che funge da refrain.

La ballata romantica, o romanza, è invece un genere lirico narrativo che svolge temi popolari e leggendari, con metro vario, sempre ballabile e molto cadenzato. In Europa la moda della ballata romantica, di ispirazione medievale, fu favorita dal successo dei #Canti di Ossian#. La ballata si afferma in Germania con Goethe, Schiller, Heine; in Inghilterra con Scott, Wordsworth, Coleridge, Byron, Shelley e Keats; in Italia con G. Berchet, imitato da molti altri poeti del Risorgimento.

BOSINADA

Componimento in dialetto milanese o piemontese, recitato per lo più a contrasto fra due personaggi, è una satira dei vizi delle varie classi sociali.

= POESIA BURLESCA

Genere letterario basato sullo scherzo e la parodia. Il primo gruppo abbastanza omogeneo di rimatori beschi si formò in Toscana nella seconda metà del Duecento: tra gli altri, Rustico di Filippo, Cecco Angiolieri, autori di componimenti per lo più in tenzone. I poeti beschi sono detti anche "realistici" o "borghesi", in contrapposizione con l'idealismo e l'ispirazione aristocratica degli Stilnovisti. La loro poesia era comunque basata su un gioco letterario; ed era borghese tanto quanto lo era la poesia illustre: entrambe erano infatti espressione della classe dirigente del mondo comunale. La differenza tra le due scuole era essenzialmente di natura stilistica: i beschi usarono lo stile "comico" (o umile) al posto di quello "tragico" (o illustre) e rovesciarono tutte le situazioni dello Stilnovo: all'amore come elevazione dello spirito contrapposero l'amore sensuale ed effimero; all'atmosfera astratta e idealizzata, aspirazioni volgari e goderecce; all'esaltazione della sapienza e della gentilezza, l'elogio della ricchezza. Nel Quattrocento e nel Cinquecento, la poesia besca prese le forme dell'antipetrarchismo dei Burchielleschi e dei Berneschi.

CACCIA

Componimento lirico-musicale di metro vario nato in Francia nel Duecento e diffuso in Europa fino a tutto il Seicento. Più che una forma metrica è un genere musicale strutturato sul canto a due voci. Descrive solitamente scene di caccia, ma anche feste, idilli o scene tumultuose (incendi, mischie). Furono autori di cacce Franco Sacchetti e Poliziano.

CANONE

Genere poetico della tarda innografia sacra bizantina (VII-IX secolo). E' composto da una sequenza di inni autonomi (odi) diversi per metro e melodia, con due o più strofe modellate su una strofe chiave detta "irmo".

CANTARE

Componimento narrativo in versi, per lo più in ottava rima, di origine popolare, recitato da cantastorie con o senza accompagnamento musicale. Una grande fioritura del genere si ebbe nel Trecento e nel Quattrocento. Il contenuto del cantare è estremamente vario, dal romanzo cavalleresco alla cronaca, alla storia.

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 2:58 pm    Oggetto:  
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CANTICA

Termine con cui i Romani identificavano le parti liriche della tragedia, recitate o cantate da un solo attore e non dal coro. Nel Medioevo assunse il significato di componimento di alto contenuto narrativo o religioso. Qust'ultimo significato è legato alla #Commedia#, divisa da Dante in tre cantiche di 33 canti ciascuna.

Composizioni liriche medievali in lingua galego-portoghese. Sono distinte a seconda dell'argomento e del metro in vari generi (#de amor, de amigos, de escarnho, de maldizer#).

CANZONE

Componimento strofico tra i più importanti dell'antica lirica italiana. Foggiato dai poeti della scuola siciliana, raggiunse la sua struttura esemplare con Petrarca, che aveva recepito le regole codificate da Dante nel #De Vulgari Eloquentia#. La canzone, costituita da un numero indeterminato di strofe, ha matrice comune con la ballata da cui si differenzia per la mancanza del ritornello. Si possono identificare tre varietà principali:

-la #canzone antica# o #petrarchesca#: ha un numero variabile di stanze, uguali fra loro per numero qualità e disposizione dei versi, di solito endecasillabi soli o alternati a settenari; la serie delle stanze è chiusa da un #commiato# o #congedo#; ogni stanza è divisa in due parti, dette "fronte" e "sirma"; questo tipo di canzone perdurerà fino a Tasso.

-La #canzone pindarica#: introdotta nel Cinquecento a opera di alcuni classicisti, si rif'e0 alla struttura dei modelli greci nella tripartizione in strofe, antistrofe ed epodo; fu utilizzata da Trissino e Alamanni.

- La #canzone a strofe libere# o #leopardiana#, caratterizzata da una grande libertà nella struttura delle strofe e nella successione delle rime.
Nella seconda metà dell'Ottocento la canzone fu ripresa da Carducci.

CANZONETTA

Componimento poetico di argomento amoroso, in versi ottonari o settenari, che conobbe nel tempo diverse forme. Nel Duecento e nel Trecento la canzonetta fu tipica della poesia popolare. Entrata nella poesia colta nel Quattrocento, ebbe continuatori nel secolo successivo. Alla fine del Cinquecento, Chiabrera creò la #canzonetta melica#: una poesia realmente destinata al canto, che dominò tutta la lirica del Seicento e del Settecento. Metastasio accolse questa forma per la sua musicalità, e modellò su quel metro le arie dei suoi melodrammi.

CANZONIERE

Raccolta di poesie di uno o più autori. Più precisamente, sono detti "canzonieri" le raccolte manoscritte ordinate dai copisti medievali con vari criteri (per autore, per forme metriche, per scuole poetiche o per paese di provenienza). Sulla scorta delle #Rime# petrarchesche, si definirono poi "canzonieri" tutte le raccolte poetiche in cui la successione delle rime non fosse dovuta a fattori estrinseci ma seguisse lo sviluppo di una vicenda amorosa.

CAPITOLO

Componimento poetico in terzine chiuso da un verso isolato, il cui nome deriva dalle partizioni dei #Trionfi# di Petrarca. Nel Cinquecento, attraverso l'uso fattone da Berni, divenne la struttura preferita della poesia besca (#capitolo bernesco#).

CARME

Termine indicante in origine la poesia solenne a carattere rituale e propiziatorio e in seguito componimenti celebrativi o didascalici, epici o moraleggianti, lirici o pastorali. Presso i Romani, si chiamavano #carmina convivialia# i canti intonati duranti i banchetti e #carmina triumphalia# quelli improvvisati per il trionfo di un condottiero. Nel Medioevo, il termine venne applicato indifferentemente al canto goliardico (#Carmina Burana#) e a raccolte di poesie sacre e profane. Da Petrarca a Pascoli si chiamarono #carmina# i componimenti in lingua latina; Foscolo ripristinò il significato di poesia solenne e celebrativa, intitolando "carme" i #Sepolcri#.

CANTI CARNASCIALESCHI

Componimenti di struttura metrica simile alla ballata, prevalentemente in versi ottonari, dal contenuto licenzioso, satirico, politico e perfino ascetico, diffusi nella Firenze del Rinascimento. L'esecuzione - legata ad apparati scenici e musicali - avveniva in occasione del carnevale e di altre feste e ricorrenze. Venivano detti #Trionfi# quando accompagnavano rappresentazioni mitologiche o personificazioni di Virtù; #Carri# quando illustravano allegorie di arti e mestieri. Composero canti carnascialeschi Lorenzo il Magnifico, Alamanni, Machiavelli, A. F. Grazzini detto il Lasca, Giambullari, Varchi.

LETTERATURA CAVALLERESCA

Complesso di poemi e romanzi in prosa che narrano le gesta eroiche e amorose dei cavalieri medievali. Si distingue dalla letteratura epica per la varietà delle azioni, l'alternanza dei toni epici con quelli beschi e satirici e per gli interventi dell'autore. Nacque in Francia in epoca medievale e si sviluppò in tre cicli: quello carolingio (che narra le imprese dei cavalieri di Carlo Magno; #la Chanson de Roland# l'opera più rappresentativa); quello bretone (più romanzesco e amoroso, narra le avventure di re Artù e dei Cavalieri della Tavola rotonda); quello classico (rielaborazione di leggende classiche secondo il gusto cortese e cavalleresco del tempo). Dalla Francia, la letteratura cavalleresca si diffuse in Spagna, in Inghilterra e in Germania. In Italia, ebbero fortuna soprattutto i racconti carolingi in ambito popolareggiante e, in ambito signorile, le rielaborazioni delle leggende bretoni. In epoca umanistica, specialmente alla corte estense di Ferrara, la materia della letteratura cavalleresca conobbe una riformulazione che la nobilità: nacque così l'#Orlando Innamorato# di Boiardo, che fondeva temi carolingi e bretoni, impeti guerreschi, vicende amorose, magie e incantesimi. Sullo stesso filone si innestò poi l'#Orlando furioso# di Ariosto. Nel Cinquecento il gusto classicista respinse l'epopea cavalleresca, ritenendola troppo fantasiosa e irregolare. La #Gerusalemme liberata# di Tasso rinnova l'epopea dei Crociati, e crea il poema eroico moderno, basato sulla verosimiglianza storica, ma che non esclude il "meraviglioso". I poemi eroicomici del secolo successivo (#La secchia rapita# di Tassoni e #Lo scherno degli dei# di Bracciolini) segnarono il prevalere delle istanze dissacratorie e posero fine a una produzione esangue e anacronistica rispetto ai nuovi sviluppi della letteratura.

CHANSONS DE GESTE

Poemi eroici del medioevo francese (canzoni di gesta) diffuse col canto per piazze e corti da giullari specializzati. Le chansons de geste celebravano le imprese di un personaggio o di una stirpe nelle lotte feudali e nelle guerre nazionali, soprattutto contro l'Islam. Nella fase arcaica, le chansons de geste erano scritte in versi ottonari, in seguito in decasillabi (Chanson de Roland) o dodecasillabi. I versi erano legati in lasse dall'assonanza (nei testi più antichi) o dalla rima. La linea del canto si ripeteva uguale per ogni verso o per ogni coppia di versi, con alla fine della lassa una cadenza conclusiva. Le chansons de geste si affermarono nella seconda metà dell'XI secolo, e la loro fortuna continuò per i due secoli seguenti.

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:03 pm    Oggetto:  Glossario Letterario
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CICLO EPICO

Serie di antichi poemi epici greci scritti per la maggior parte fra il VII e il VI secolo a.C. In epoca alessandrina, i poemi vennero artificiosamente organizzati in un ciclo che andava dall'inizio del mondo fino alla fine dell'età eroica. A parte l'#Iliade# e l'#Odissea#, rimangono solo pochi frammenti dei poemi che componevano il ciclo.

CONGEDO

Strofa più breve delle altre posta a conclusione di una canzone.

CONTACIO

Nella letteratura bizantina, sorta di omelia lirico-drammatica - sviluppatasi nel VI secolo - strutturata come un inno diviso in stanze e accompagnato dalla musica.

CONTRASTO

Genere di composizione poetica dialogata, in cui due persone o due entità astratte (anima e corpo, vivo e morto, angelo e diavolo, ricco e povero ecc.) disputano seriamente o scherzosamente, su tesi opposte. I contrasti erano frequenti nella letteratura mediolatina e nelle letterature romanze fino al Quattrocento. Celebri sono i contrasti morali di Bonvesin de la Riva, quello di Cielo d'Alcamo e di Ciacco dell'Anguillara, quelli di Leonardo Giustinian.

DECASILLABO

Nella metrica italiana, verso il cui ultimo accento ritmico cade sulla nona sillaba.

POESIA DIDASCALICA

Genere letterario che, in forma di poemi o di componimenti più brevi, si propone di impartire insegnamenti morali, religiosi, filosofici o tecnici, scientifici, storici. L'esempio più antico è costituito da #Le opere e i giorni# di Esiodo. Nella letteratura latina, i maggiori esempi sono il #De rerum natura# di Lucrezio, le #Georgiche# di Virgilio e l'#Arte poetica# di Orazio. Agli esempi classici si richiamano i poemi didascalici italiani del Cinquecento, come #La coltivazione dei campi #di L. Alamanni. Trascurato dalla poesia barocca, il genere si riafferma nel Settecento, per le esigenze illuministiche di una poesia socialmente utile (in Francia, Voltaire; in Inghilterra, Pope; in Italia, Rezzonico, Mascheroni, Conti.)

DISTICO

Strofa di due versi; nella metrica classica, viene definito #distico elegiaco# una coppia di versi formata da un esametro e un pentametro.

DITIRAMBO

Forma della poesia greca, legata inizialmente al culto di Dioniso. Esso veniva intonato da un coro, con l'accompagnamento del flauto, durante le processioni dionisiache; il carattere orgiastico era sottolineato da danze e mimica. Il contenuto dei canti arcaici era costituito da invocazioni a Dioniso. Il ditirambo ebbe anche struttura drammatica, in quanto si stabiliva un dialogo tra il solista e il coro; secondo Aristotele il ditirambo fu all'origine della tragedia. Il termine "ditirambo" fu ripreso in età moderna, per identificare componimenti di carattere gaio e vivace (per es. #Il Bacco in Toscana# di F. Redi); Nietzsche (#Ditirambo di Dioniso#) e D'annunzio (in #Alcyone#) lo utilizzarono invece per esprimere uno stato di estremo rapimento dello spirito.

DIVANO

Nella letteratura araba, raccolta delle liriche di un autore.

ECLOGA

Termine che nella letteratura classica indicava originariamente un estratto da un'opera in versi o in prosa. Con le #Bucoliche# di Virgilio (10 carmi chiamati dall'autore #eclogae#) il termine passò a indicare una composizione pastorale che rappresenta scene di vita campestre e vicende di pastori. Nel Medioevo l'ecloga fu sottoposta a un'estrema allegorizzazione: Dante, Petrarca, Boccaccio composero ecloghe in cui la vita pastorale serviva ad adombrare episodi storici, autobiografici o questioni etiche. Nel Quattrocento, l'ecloga fu caratterizzata da una più fedele imitazione di Virgilio e da un aristocratico vagheggiamento della vita campestre. Fra i poeti che composero ecloghe, eccelse Sannazaro. A Sannazaro si ispirarono numerosi poeti bucolici europei del Cinquecento e del Seicento. Trascurata dalla poesia barocca, l'ecloga tornò in voga nel Settecento con l'inglese Pope.

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:08 pm    Oggetto:  Glossario Letterario
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ELEGIA

Componimento poetico fiorito a partire dal VII secolo a.C. presso i popoli ionici dell'Asia Minore e della Grecia. La struttura metrica era basata sul distico (un esametro e un pentametro dattilico accoppiati), detto appunto "elegiaco". Nell'antichità classica il genere era identificato più dal metro che dall'argomento: infatti Archiloco e Callino lo usarono per canti guerrieri; Tirteo per poesie patriottiche, Solone e poi Teognide per componimenti moraleggianti. Nel periodo alessandrino venne accentuato il carattere amoroso, mitologico, erudito: attraverso la versione di Catullo ci è nota la #Chioma di Berenice# di Callimaco. Dalla letteratura alessandrina, l'elegia entrò nella letteratura latina. Catullo ne fissò i caratteri: passione e dolore, brevi gioie, gelosie, nostalgie, presagi di morte. I tre grandi poeti elegiaci latini sono Tibullo, Properzio, Ovidio. Nel Medioevo, il termine venne usato, in senso più estensivo, per identificare, insieme alla tragedia e alla commedia, uno dei tre generi fondamentali. Con il Rinascimento, si ripristinarono la forma e il contenuto classici. Autori di elegie, fra gli altri, furono Sannazaro e Poliziano. In molta letteratura del Cinquecento la preoccupazione di aderire al metro latino fu prevalente sul rispetto per il contenuto, ma già nella seconda metà del secolo si ritornò a chiamare ecloghe i componimenti ispirati da mestizia e dolore. Con queste caratteristiche, l'ecloga si diffuse in tutte le letterature europee. Nel Settecento, la Francia espresse con E. Le Brun e A. Chenier le voci più rappresentative. L'elegia tedesca resta quasi sempre fedele al distico, utilizzato anche per esprimere moderni contenuti sentimentali. Ne hanno lasciato esempi illustri F. Schiller, W. Goethe, F. Hlderlin e, tra i moderni, R. M. Rilke.

ENDECASILLABO

Nella metrica italiana, verso il cui ultimo accento ritmico cade sulla decima sillaba; è di undici sillabe quando l'ultima sillaba è piana (#endecasillabo piano#), di dieci quando è tronca (#endecasillabo tronco#), di dodici quando è sdrucciola (#endecasillabo sdrucciolo#). E'il verso più diffuso della poesia italiana.

ENUEG

Parola provenzale che significa "noia" e designa un tipo di canzone-sirventese in ci sono elencate cose fastidiose. Nella letteratura italiana, nel Duecento il genere fu ripreso con il nome di #noio# o #enoio#. Un esempio rappresentativo di "noia" è costituito dai sonetti di Cenne della Chitarra in risposta ai sonetti di Folgore di San Geminiano.

EPICA o EPOPEA

Genere poetico caratterizzato dalla narrazioni di fatti eroici, siano leggendari siano storici. Tipica dell'epica, tanto nelle letterature occidentali quanto in quelle orientali, è la ciclicità tematica, che non esclude tuttavia innovazioni individuali.
Nella letteratura classica, prima di Omero, era esistita una vastissima produzione epica. Omero, Esiodo e gli altri autori dell'età arcaica segnarono la strada ai poeti dei secoli successivi, anche se l'epos ebbe in età classica pochi rappresentanti. I modelli greci furono ripresi dai Romani: Livio Andronico (III sec. a.C.) dette una versione poetica dell'#Odissea#, Ennio negli #Annali# introdusse l'esametro e ricalcò lo stile omerico. Anche Virgilio nell'#Eneide# seguì le tracce di Omero. La poesia dell'età augustea combinò con raffinati mezzi stilistici storia nazionale e interpretazione allegorica del mito, virtù repubblicana e fedeltà al principato, culto delle origini e annuncio della missione universale di Roma. Nel primo secolo dell'impero, a causa del disagio politico e morale delle classi colte, vennero ripresi temi storici del periodo repubblicano (Lucano) o temi mitologici (Valerio Flacco, Stazio). par
Nelle regioni nord-europee, tutti i popoli, fin da tempi remoti, coltivarono forme di poesia epica a trasmissione orale. Di queste saghe primordiali, fiorite durante le migrazioni dei popoli germanici, non rimane quasi nulla, ma da rielaborazioni successive è possibile desumere i caratteri originari dell'epos germanico: al centro di un intreccio magico campeggia la figura di un eroe sovrumano e spietato, incarnazione del destino della stirpe. Questo sentimento smisurato dell'eroismo si ritrova, molti secoli più tardi, nel #Cantare dei Nibelunghi#, capolavoro dell'epica germanica, di anonimo autore austriaco. Profondamente diversa dalla tradizione germanica è l'epica cortese sorta in Francia con le Chansons de geste. Questa epica ritrae una civiltà nutrita di umanesimo religioso, il cui protagonista è un paladino, campione della fede. I racconti cavallereschi di Francia godettero di un enorme successo in Italia, dove era mancato un autentico epos nazionale, e segnarono l'inizio di una tradizione d'alto prestigio, le cui tappe possono essere enucleate nella #Teseida# di Boccaccio (il primo poema in ottave), nel #Morgante# di Pulci e nelle opere di Boiardo e Ariosto. Nel Cinquecento, l'osservanza classicista verso i modelli antichi e l'unità di azione accesero la polemica contro il poema cavalleresco, in favore dell'epica classica. Appartengono a questo filone poemi come l'#Italia liberata dai Goti# (1527-47) di Trissino e #Girone il cortese# (1548) di Alamanni. Un contributo al rinnovamento del genere venne dato dalla #Gerusalemme liberata# di T. Tasso (1575), che cre'f2 il poema eroico moderno. L'imitazione della Gerusalemme continuò per tutto il Seicento; contemporaneamente, J. Milton fondava, con #Il Paradiso Perduto# (1667), l'epopea religiosa moderna. Nel Novecento il concetto di epopea è stato dilatato fino a esprimere la condizione dell'eroe o antieroe moderno: per affermazione dello stesso autore, "epico" può essere definito il teatro di B. Brecht; di "epico esistenziale" si è parlato a proposito dell'#Ulisse# di Joyce.

EPICEDIO

Componimento poetico in morte di una persona. Nella lirica greca antica aveva forma corale dialogica e accompagnamento musicale; in età ellenistica assunse forma dialogica e si arricchì di contenuti mitologici.

EPIGRAMMA

Breve componimento poetico di origine greca. Inizialmente, si identificava con le iscrizioni poste su monumenti pubblici, lapidi, doni votivi. Poi passò a identificare un componimento di pochi versi, di argomento vario. L'età ellenistica vide una fioritura di epigrammi, soprattutto con Callimaco e Meleagro di Gadara; a Roma, con Marziale, il genere assunse un carattere spiccatamente satirico. Celebre la raccolta di epigrammi greci nota come #Antologia Palatina#, compilata nel X secolo. Gli umanisti italiani rimisero in voga l'epigramma latino e greco, ma fu con L. Alamanni, nel Cinquecento, che si affermò l'uso del motto arguto chiuso in pochi versi. Fu ripreso in età barocca, perchè ben si adattava alle arguzie del concettismo. Nel Settecento e nell'Ottocento prevalsero i toni aggressivi, sociali o politici (Alfieri), o ispirati da rivalità personali o letterarie (Monti o Foscolo). Nel Novecento, l'ermetismo ha rivitalizzato l'epigramma lirico, affine a quello bizantino. L' #Antologia di Spoon River# (1915) di E. L. Masters costituisce quasi una reviviscenza del genere nella sua forma arcaica di iscrizione funeraria.

EPINICIO

Nella Grecia antica, componimento della lirica corale che celebrava il vincitore di una delle grandi gare panelleniche e che veniva cantato da un coro al ritorno del trionfatore nella sua città. Composero epinici Pindaro, Simonide e Bacchilide.

EPITAFIO

Nella Grecia antica, orazione composta in memoria dei defunti. Celebre è l'epitafio recitato da Pericle in memoria dei caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, che tuttavia è una rielaborazione dovuta a Tucidide. L'equivalente a Roma dell'epitafio greco era la #laudatio funebris#, pronunciata da un parente o da un personaggio importante.

EPITALAMIO

Nell'età classica, canto di nozze intonato la sera dello sposalizio o il giorno successivo (a differenza dell'imeneo, che veniva eseguito durante la cerimonia). Nella letteratura greca, i più notevoli si devono a Saffo, ma ne composero anche Teocrito e Callimaco. A Roma, il cultore più rappresentativo di questa forma poetica fu Catullo. Nella letteratura italiana, composero epitalami Tasso, Marino, Parini.

POESIA EROICOMICA

Narrazione in versi che canta una materia futile in tono solenne, o una materia eroica in stile basso o plebeo, con evidenti effetti comici dovuti al contrasto tra forma e contenuto. Esempio di poesia eroicomica è la #Batracomiomachia# (Battaglia dei topi e delle rane) del VI-V secolo a.C., tradotta in Italia da Leopardi. Il genere si affermò decisamente nel Seicento, grazie al gusto barocco per il bizzarro e l'insofferenza per la logora tradizione cavalleresca. Capolavoro eroicomico è #La secchia rapita# (1621) di A. Tassoni. Nel Settecento il genere fu ripreso con intenti di satira sociale, ideologica, politica.

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FROTTOLA

Componimento poetico di origine popolare, diffuso soprattutto nell'Italia settentrionale (dal latino medievale #frotta#, affastellamento). Con linguaggio umile e metro quasi sempre irregolare, la frottola elenca motti, pensieri, parole come in una cantilena.

POESIA GIAMBICA

Nella letteratura greca, genere di poesia cantata o recitata caratterizzata spesso da toni realistici e giocosi. Prende il nome da "giambo" perchè nei versi giambici - dal ritmo concitato e vicino al conversare - trovò spesso la sua espressione più naturale. Si consideera iniziatore del genere Archiloco di Paro (VII a.C.); fra i latini composero in metro giambico Nevio, Lucilio, Catullo e specialmente Orazio, ma il loro stile, piuttosto pacato, risulta lontano dall'irruenza dei poeti greci.

GONGORISMO

Scuola letteraria nata dall'esempio del poeta spagnolo Luis de Giangora (1561-1627). Il gongorismo - caratterizzato dall'uso di metafore e altre figure retoriche insolite e riferimenti mitologici - rappresenta una delle forme pi'f9 sofisticate e talvolta oscure della cultura barocca ed è da collegare al marinismo italiano e all'eufuismo inglese. In auge nel Seicento, la lezione di Giangora è stata dimenticata fino a Verlaine, ai simbolisti che si sono rifatti a Giangora sottolineando la modernità di uno stile poetico più attento ai puri valori verbali che alla verosimiglianza.

HAIKU

Componimento poetico giapponese costituito da 17 sillabe, che possono essere distribuite in tre gruppi, rispettivamente di 5,7,5 sillabe. Dal XVII secolo l'haiku assunse caratteristiche prettamente liriche, abbandonando la tendenza comica che lo aveva fino ad allora caratterizzato.

IDILLIO

Breve carme appartenente, nella tradizione classica, al genere della poesia pastorale. Anticamente il termine designava, in senso lato, una "poesia piccola", ma dopo i poemetti di Teocrito passò ad indicare la poesia bucolica, capace di evocare l'ingenua vita agreste, caratterizzata dalla presenza di ninfe, satiri, divinità rustiche. L'idillio bucolico teocriteo ispirò, in ambito latino, Tibullo, Ovidio e Virgilio, le cui #Egloghe# sono l'espressione più preziosa di questo gusto poetico. Il genere, adattato a temi cristiani o generalmente etici, ebbe fortuna anche nel Medioevo; nel Quattrocento e nel Cinquecento l'idillio confluisce nella poesia pastorale, perdendo i caratteri di genere e risolvendosi piuttoso in un'indicazione di tonalità. Idilliche, perchè pervase da atmosfere luminose e serene sono le #Stanze per la giostra# e la #Favola d'Orfeo# di Poliziano; idillio rusticale è la #Nencia da Barberino# di Lorenzo de' Medici. Con l'#Arcadia# (1480-84) di Sannazzaro ha inizio quel processo di stilizzazione ambientale che, continuato in Spagna, Francia e Inghilterra, culminerà nel XVIII secolo nel movimento dell'Arcadia. La poesia idillica tedesca del Settecento assunse invece toni sentimentali pre-romantici: grande fortuna ebbero gli #Idilli# (1756-72) del poeta svizzero S. Gessner. Il poeta inglese A. Tennyson intitolò #Idilli del Re# (1859-89) una serie di poemi narrativi su Re Artù. Leopardi chiamerà invece "idilli" alcuni canti che rappresentano stati d'animo, sensazioni "antiche" risvegliate da luoghi ricchi di memorie.

INNO

Componimento poetico in origine indirizzato a una divinità e accompagnato dal canto e dalla danza. Come tale fu impiegato presso varie religioni: egiziana, indiana, ebraica, persiana. Nel mondo greco ebbe generalmente forma in esametri. Secondo la tradizione composero inni tutti i poeti greci arcaici (Omero, Orfeo ecc.). Successivamente, i poeti della lirica corale (Pindaro, Bacchilide, Alceo) diedero all'inno nuove forme metriche, senza tuttavia soppiantare l'esametro. Nel mondo latino composero inni Livio Andronico e Orazio, ma l'inno latino non conobbe la diffusione e la varietà di quello greco. Nel mondo cristiano l'inno ebbe grande fioritura e assunse grande importanza nella liturgia (nel 1632 l'innario fu aggiunto al breviario della liturgia cattolica). Negli ultimi secoli l'inno è venuto a indicare non solo un componimento poetico di carattere sacro (#Inni sacri# di Manzoni), ma anche un componimento lirico solenne di argomento profano (Foscolo, Monti, Leopardi, Schiller ecc.), perfino dissacrante (#Inno a Satana# di Carducci), o di argomento patriottico (la #Marsigliese#, inno di Mameli ecc.).

LAMENTO

Componimento a carattere popolare, perlopiù in versi, le cui origini risalgono alle lamentazioni di Geremia della Bibbia e al pianto di Achille per la morte di Patroclo nell'#Iliade#, largamente diffuso nel Medioevo (p.es. #Pianto della Madonna# di Iacopone da Todi). Dal secolo XIV al secolo XVI fu impiegato anche nella poesia di argomento politico, per descrivere eventi funesti.

LASSA

Tipo di strofa delle #chansons de geste# medioevali, formata da un numero variabile di versi decasillabi o dodecasillabi legati dalla rima o dall'assonanza.

LAUDA

Componimento poetico di argomento religioso che, originariamente in latino, cantava le lodi di Dio, della Vergine e dei Santi. A partire dai primi decenni del XIII secolo, si cominciò a scrivere laudi in volgare: l'esempio più antico è il #Cantico delle creature# (1224 ca) di Francesco d'Assisi. Grande impulso alla diffusione della lauda fu dato dalle confraternite di laici, attivissime durante la prima metà del secolo XIII, e il genere si staccò dal contesto liturgico e cominciò ad assumere forma propria. Con Guittone d'Arezzo la lauda assunse lo schema della ballata; Iacopone da Todi prefer'ec invece la strofa "zagialesca" di estrazione arabo-ispanica (#aaax#, #bbbx# ecc.). Dopo la fioritura trecentesca, nel Quattrocento si affermò la lauda letteraria, composta cioè da letterati di professione (Feo Belcari, Girolamo Beninvieni, Lorenzo il Magnifico, Leonardo Giustinian), che introdussero spunti fiabeschi e adottarono l'ottava del poema cavalleresco.

LIRICA

Genere poetico che, secondo la distinzione aristotelica, esprime in modo soggettivo i sentimenti del poeta. Nella Grecia antica veniva chiamata "lirica" la poesia cantata con accompagnamento di strumenti a corde da una sola persona (lirica monodica, in cui eccelsero Alceo, Saffo, Anacreonte) o da un gruppo (lirica corale, in cui eccelsero Alcmane, Stesicoro, Simonide, Bacchilide, Pindaro). Oggi l'espressione "lirici greci" abbraccia però, in senso più ampio, fenomeni disparati e indica un modo di fare poesia che copre in Grecia l'arco di due secoli (VII e VI a.C.). I tratti distintivi che accomunano la poesia dei secoli VII e VI sono: libertà di toni all'interno dei limiti del genere (p.e. un componimento eroico-celebrativo può piegare verso toni malinconici); oralit'e0 (la poesia è composta per essere detta, e i modi espressivi risentono di questa esigenza: periodi brevi, uso abbondante di metafore e immagini). Il repertorio della lirica greca è vastissimo e riguarda moltissimi aspetti della vita sociale e religiosa: inni agli dei, alle divinità femminili, canti in onore dei vincitori delle gare, consolazioni funebri, celebrazioni delle nozze ecc. Dopo il secolo V la lirica subisce una trasformazione profonda: i poeti alessandrini finalizzano i propri carmi alla lettura da parte di elite colte. Dai lirici greci e dagli alessandrini i poeti romani (Catullo, Orazio, Tibullo, Properzio, Ovidio) traggono temi, espressioni, strutture, ma nel mondo latino la lirica viene irrigidita in moduli fissi e diventa una precisa consuetudine d'arte. La culla della lirica moderna occidentale è la Provenza, dove nel XII e nel XIII secolo del fiorì la poesia dei Trovatori. I provenzali elaborarono organismi metrici (canzone, ballata, alba, pastorella) e temi (il rituale dell'amor cortese, il vagheggiamento della donna innalzata a signora della propria anima, la tensione di un desiderio che si nega) che improntarono tutta la lirica successiva: dal #Minnesang# tedesco alla poesia della scuola siciliana, fino agli stilnovisti e a Petrarca. Il #Canzoniere# petrarchesco rappresenta il punto di arrivo di questa tradizione plurisecolare e la riassume perfettamente. Il codice elaborato da Petrarca dominerà fino a tutto il Cinquecento, sebbene all'interno del petrarchismo possano essere distinte due fasi: la prima - rappresentata dai rimatori di corte del Quattrocento - è costituita da una ripetizione delle situazioni e degli artifici stilistici più vistosi; la seconda - il petrarchismo teorizzato da P. Bembo - si sviluppa durante tutto il Cinquecento in Italia, in Spagna, in Francia e in Inghilterra. Dopo il periodo rinascimentale, la lirica conosce un altro momento di fortuna con l'estetica romantica, che esalta la lirica come la forma più alta di poesia (F. W. J. Schelling, Leopardi) e ne fa una nozione concettuale, una categoria dello spirito più che un genere storicizzabile.

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MADRIGALE

Componimento poetico di origine popolare, strettamente connesso al canto a più voci, ma largamente utilizzato nella letteratura colta. Nel #Canzoniere# di Petrarca la sua struttura consta di due o tre terzine di endecasillabi seguite da uno o due distici a rima baciata; nel Cinquecento è invece strutturato da endecasillabi e settenari variamente alternati, con rime libere. Qualche sporadica ripresa del madrigale si registra nella seconda metà dell'Ottocento (Carducci, Pascoli, D'Annunzio).

MAGGIOLATA

Componimento poetico di carattere popolare, diffuso soprattutto in Toscana nel XV secolo. Si cantava alle calende di maggio e celebrava l'amore e il risveglio della natura. Ha perlopiù forma di ballata o canzonetta. Esempi famosi si trovano in Poliziano (#Ben venga maggio#) .

MARINISMO

Scuola poetica o tendenza di gusto che prende il nome dal poeta G. B. Marino e rappresenta una delle espressioni più vistose del Secentismo. Consiste sopratutto nella sperimentazione di nuove forme del linguaggio e della metrica e nel dare rilievo alla metafora come congegno verbale capace di rendere il senso della fluidità e dell'instabilità della vita proprio della visione barocca. Il marinismo creò dunque un nuovo repertorio di immagini e situazioni poetiche: descrizioni minuziose di oggetti, insistenza sul tema della caducità della vita, sostituzione di variatissime tipologie femminili all'immagine stilizzata della donna tipica del petrarchismo.

POESIA MELICA

Presso i greci, poesia accompagnata dalla musica, così definita per distinguerla dall'epica che veniva recitata. Alceo, Saffo e Pindaro sono considerati i massimi rappresentanti di questo genere, di cui sono sopravvissute scarse testimonianze.

METRICA BARBARA

Versificazione che si propone di imitare i metri della poesia greca e latina (basati sull'alternanza di sillabe brevi e lunghe) su base accentuativa, prescindendo da un'impossibile riproduzione della "quantità" che i moderni non avvertono più. Il nome si deve a Carducci, ma i primi esperimenti risalgono al Quattrocento italiano (fra gli altri, L. B. Alberti). Aldilà dei singoli esiti di queste sperimentazioni, va notato che la metrica barbara ha contribuito nel Settecento e nell'Ottocento a creare una nuova sensibilità ritmica, che trovò il suo esito definitivo nel verso libero.

MOTTETTO

Nella poesia italiana, componimento di pochi versi in rima - in genere endecasillabi e settenari variamente combinati - che racchiude una sentenza, un proverbio o simili.

ODE

Nella poesia greca, componimento di varia struttura metrica, legato ad accompagnamento musicale. Si considerano odi sia i componimenti dei lirici monodici (Alceo, Saffo, Anacreonte), sia quelli dei lirici corali (Bacchilide, Pindaro). Nella poesia latina (Catullo, Orazio) l'ode perde il legame con la musica ma mantiene le strutture metriche e strofiche della tradizione, assoggettandole tuttavia a una grande varietà (Orazio nelle #Odi# e negli #Epodi# usa diciannove metri diversi). L'ode riprende vita nelle letterature moderne con il rinascimento italiano: la struttura metrica è impostata su strofe uguali di massimo sei o sette versi, endecasillabi e settenari, o solo settenari. Composero odi Bernardo Tasso, Chiabrera, Parini, Foscolo, Manzoni. Parallelamente si sviluppò la tendenza a riprodurre nelle odi i ritmi della poesia latina, culminata nelle #Odi barbare# di Carducci. Innovazioni metriche furono introdotte anche da Pascoli e D'Annunzio. In Europa l'ode ebbe grande fortuna e, pur mantenendo strutture abbastanza rigide, si prestò bene a esprimere una poesia solenne e celebrativa. In Inghilterra, dopo le eleganti odi seicentesche di Dryden e Pope, si ricordano quelle dei romantici Keats, Shelley, Coleridge; in Germania quelle di Klopstock e Hlderlin; in Francia quelle di de Musset, Lamartine, Hugo; in Russia quelle di Puakin e Lermontov.

OTTAVA

Strofa di otto endecasillabi, di cui i primi sei a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata; è tipica della poesia narrativa.

OTTONARIO

Nella metrica italiana, verso il cui ultimo accento ritmico cade sulla settima sillaba.

PALINODIA

Termine greco che significa "ritrattazione poetica" e designa un componimento in versi in cui l'autore ritratta ciò che ha affermato in un'opera precedente.

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PARODIA

Componimento letterario che contraffà con intento comico o satirico un'opera conosciuta. Nel mondo greco i primi esempi sono le parodie omeriche, di cui la più conosciuta è la #Batracomiomachia#. Nel mondo latino la parodia fu molto fiorente, come dimostrano i versi di Lucilio che imitano lo stile di Ennio. Non sconosciuto nel periodo medioevale (Cenne della Chitarra fece la caricatura dei sonetti di Folgore di San Gemignano), il genere venne ripreso con successo nel Quattro-Cinquecento: La #Nencia di Barberino# di Lorenzo de' Medici 'e8 una parodia degli idilli pastorali, la poesia di Berni e dei suoi seguaci è una parodia estrosa del linguaggio petrarchesco.

PARTENIO

Nella lirica corale greca, carme religioso -spesso a celebrazione di una divinità femminile - composto per essere eseguito, talvolta con accompagnamento musicale e movimenti di danza, da un coro di fanciulle. Ne compose anche Pindaro.

LETTERATURA PASTORALE

Genere comprendente i componimenti, perlopiù in versi, che rappresentano in modo idealizzato la vita agreste. Lo spunto narrativo è spesso costituito da una vicenda amorosa tra un pastore e una pastorella o una ninfa sullo sfondo della regione greca dell'Arcadia. Il genere fiorì in Grecia, ma si elevò a forma d'arte in età ellenistica, con gli #Idilli# di Teocrito (III sec. a.C.), cui si ispirò Virgilio per le sue #Bucoliche#. Virgilio introdusse nel genere un elemento nuovo, l'allegoria, che consentiva di celare motivi di attualità nel fittizio contesto idillico e il suo esempio fu seguito anche in epoca medioevale (#Bucolicum carmen# di Petrarca e di Boccaccio). In Italia la tradizione dell'egloga dialogata fu coltivata, specialmente alla corte di Ferrara, per tutto il Quattrocento e sfociò più tardi in forme diverse di spettacolo: con l'#Aminta# di Tasso e #Il pastor fido# di Guarino nel dramma pastorale vero e proprio. Contemporaneamente si sviluppano da una parte le parodie del mondo idillico bucolico (Pulci, Ruzante) e dall'altra la forma del romanzo pastorale (modello imitatissimo fu l'#Arcadia# di Sannazaro). Sul modello italiano, la letteratura pastorale ebbe larga fortuna in tutta Europa nel corso del Seicento, proprio mentre in Italia la cultura barocca trascurava il genere. Con l'Arcadia, che assunse il mondo pastorale a simbolo stesso della poesia, si segnò al tempo stesso il trionfo e la fine del genere: i temi e i motivi pastorali invasero ogni campo della letteratura, ma come pura finzione retorica.

PASTORELLA

Genere poetico medievale, che descrive l'incontro di un cavaliere e di una pastorella, a cui il cavaliere rivolge profferte galanti. Sono giunte a noi 25 pastorelle provenzali e 130 in francese antico; il genere è presente anche nella letteratura gallego-portoghese; nella letteratura italiana composero pastorelle Cavalcanti, Sacchetti, Poliziano.

PEANA

Nella lirica corale greca, inno inizialmente in onore di Apollo. Eseguito da un coro maschile con accompagnamento di cetra, era essenzialmente un carme di guerra e di vittoria. In seguito celebrò anche altre divinità, eroi, uomini famosi. A Roma fu praticato da Catullo e Orazio (#Carmen Saeculare#).

PETRARCHISMO

Il fenomeno dell'imitazione di Petrarca che caratterizzò in modo organico e continuo lo svolgimento della lirica europea. Nei secoli XV e XVI il petrarchismo costituì una vera e propria scuola o corrente letteraria. Le esperienze quattrocentesche (Giusto de' Conti, Niccol'f2 da Correggio, Tebaldeo, Serafino Aquilano ecc.) fissarono un repertorio di maniera che dal modello riprende gli aspetti più concettosi ed epigrammatici e li riproduce con eccezionale virtuosismo; tuttavia i momenti più felici del petrarchismo quattrocentesco rimangono gli #Amorum libri# di Boiardo e le rime di Sannazaro. Diverso carattere ebbe il petrarchismo codificato da Pietro Bembo, sviluppatosi nella prima metà del Cinquecento. Secondo Bembo, che nelle #Prose della volgar lingua# (1525) identificò il #Canzoniere# di Petrarca come paradigma esclusivo della poesia, l'opera petrarchesca è il modello concluso e perfetto da cui ricavare sia regole generali di comportamento in ambito amoroso sia le conseguenti forme espressive. Ma quella che per Bembo fu identificazione assoluta con il modello, nella selva dei petrarchisti cinquecenteschi si realizza in innumerevoli variazioni e slittamenti che porteranno alla graduale dissoluzione dei canoni. Alla disgregazione del petrarchismo contribuiscono le opere di autori come Michelangelo, Della Casa, Galeazzo di Tarsia e soprattutto Torquato Tasso. In Europa nel corso del XVI secolo molti autori si riferirono al petrarchismo italiano, tanto nell'accezione quattrocentesca quanto nell'accezione bembiana (fra gli altri: Sc'e8ve, Desportes, i poeti della Pl'e9iade in Francia; Wyatt, Surrey, Lodge, Drayton, Spenser, Shakespeare in Inghilterra; Santillana, Bosc'e1n Almog'e1ver in Spagna). Con l'età barocca il fenomeno si affievolì fino a spegnersi. Gli incontri con Petrarca di autori come Foscolo, Leopardi, Carducci, Cardarelli, Ungaretti, Montale o Saba costituiscono infatti esperienze individuali non riconducibili a una comune "maniera".

PIEDE

Nella metrica classica, la più piccola unità ritmica di un verso, formata di due o più sillabe.

PLAZER

Parola provenzale che significa "piacere" e designa un componimento in cui si elencano le cose piacevoli della vita. E' il contrario dell'#Henueg#. In Italia ne è esempio il sonetto di Dante #Guido i' vorrei#.

POEMA

Narrazione poetica di notevole ampiezza, generalmente ripartita in canti o libri.

PRIAPEI

Brevi componimenti in versi in onore di Priapo, dio della fertilità agreste. La raccolta classica più importante è costituita da 85 carmi latini, riuniti già nel I sec. d.C., alcuni dei quali attribuiti a Tibullo e Virgilio. I testi sono spiritosi e scurrili. Priapei isolati ci sono giunti fra le opere di Catullo, Orazio, Marziale.

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QASIDA

Componimento dell'antica poesia araba pre-islamica, presente tuttavia anche nei secoli successivi e nelle letterature musulmane non in lingua araba. Comincia normalmente con un rimpianto lirico per la partenza dell'amata, prosegue con la ricerca da parte del poeta e poi passa allo "scopo" della poesia (panegirico, invettiva o altro).

QUARTINA

Strofa di quattro versi variamente rimati.

QUINARIO

Nella metrica italiana, verso il cui ultimo accento ritmico cade sulla quarta sillaba.

RISPETTO

Componimento poetico di origine popolare, così chiamato perchè costituisce un omaggio alla donna amata. E' costituito da una quartina di endecasillabi a rima alternata seguito da uno o due distici a rima baciata. Il rispetto passò nella poesia colta nel Quattrocento (Poliziano, Pulci) e fu ripreso sporadicamente nell'Ottocento (Carducci, Pascoli).

RITMO

Componimento poetico delle origini, perlopiù in lasse monorime e versi diseguali, che segna il passaggio dalla metrica dei ritmi bassolatini alla metrica volgare.

ROMANCE

Componimento epico-lirico spagnolo in versi ottonari con assonanza alternata. I romance più antichi risalgono alla metà del Quattrocento, ma il romance non è mai caduti in disuso ed è stato nel corso dei secoli impiegato da poeti come Giangora, Quevedo, Lope de Vega e, nel Novecento, Garcia Lorca (#Romancero gitano# e #Romancero de la guerra civil#).

RONDEAU

Forma poetico-musicale tipica del medioevo francese, caratterizzata dal tema amoroso e, sul piano formale, dal ritorno del refrain.

SATIRA

Composizione poetica che ritrae con intenti critici e morali personaggi e ambienti della realtà, con toni che vanno dall'ironia, alla denuncia, all'invettiva. Caratteristiche della satira sul piano formale sono la libertà metrica e la mescolanza di prosa e versi. Nella letteratura greca manca un genere a sè, ma una vena parodistica impronta molte opere appartenenti a generi diversi (#Batracomiomachia#, opere di Senofane di Colofone, alcune opere di Archiloco e Ipponatte). L'ellenismo offre una articolata produzione di umoristi e polemisti, soprattutto in campo filosofico (Bione di Boristene, Menippo di Gadara) e molto di questa produzione confluisce nella satira latina. Sue caratteristiche sono la cadenza dialogica, il carattere di improvvisazione, una certa colloquiale incoerenza compositiva, grande libertà stilistica. Inventore del genere è considerato Lucilio. Varrone introdusse la #satira menippea#, modellata sulle opere di Menippo di Gadara e orientata a una critica dei costumi contemporanei. A Lucilio si ricollega Orazio, la cui opera si svolge intorno ai due nuclei della riflessione pacata sui comportamenti umani e della polemica letteraria. Da questo polo si dipana la poesia di Persio. Con Giovenale la satira si riavvicina alla denuncia dei pubblici vizi, con toni molto lontani dalla pacatezza oraziana. Nel Medioevo la satira perde il contatto con gli antichi modelli e trova espressione in forme poetiche diverse. La satira morale predilige il discorso allegorico; la satira sociale si affida ai canti goliardici, ma è presente anche in opere come il #Roman de la Rose# (sec. XII) e le #cantigas de maldizer# della lirica portoghese e spagnola; la satira politica irrompe nei sirventesi dei trovatori provenzali, nelle opere di Guittone d'Arezzo e poi di Dante e Petrarca. La satira umanistica e rinascimentale italiana si ricollega invece a Orazio: capolavoro del genere sono le #Satire# in terzine di L. Ariosto. Nel Seicento, almeno in Italia, la satira diventa l'arma con cui i classicisti (Chiabrera, Rosa ecc.) prendono posizione contro il marinismo. In questo secolo i risultati migliori nel genere si raggiungono fuori d'Italia: in Spagna, con F. De Quevedo (#Sogni e discorsi#, 1627); in Francia con N. Boileau (#Satire#, 1666). Nel Settecento la satira si risolve in un diffuso atteggiamento critico che prescinde da uno specifico genere letterario. Lo spirito satirico circola nelle opere e nelle forme pi'f9 disparate (Voltaire, Marivaux, Parini, Swift); per ritrovare la tradizionale struttura in terza rima bisogna attendere le #Satire# di Alfieri. Ancora più problematico è parlare di genere satirico dall'Ottocento in poi: in età romantica lo spirito satirico si mescola con l'ironia e il grottesco. Pagine di satira hanno scritto Heine, Gogol', Byron, Foscolo e Leopardi, Porta e Belli, ma non c''e8 nessuna opera di questi autori che possa essere definita propriamente "satirica".

POESIA SEPOLCRALE

Genere letterario fiorito in Europa tra la seconda metà del '700 e gli inizi dell'800 in ambito pre-romantico. Suoi temi caratteristici sono le tombe, i cimiteri e soprattutto la morte, evocata ora con tristezza elegiaca ora con il gusto del macabro. In Inghilterra, ne diedero esempi E. Young e T. Gray; in Italia soprattutto I. Pindemonte, U. Foscolo e G. Leopardi con i due canti #Sopra un bassorilievo sepolcrale #e #Sopra il ritratto di una bella donna#.

SESTINA

Tipo di canzone lirica che si definisce su basi esclusivamente formali. Consta di sei strofe composte di sei versi ciascuna, più un congedo di tre versi. Le parole a fine verso non stabiliscono rima fra loro ma si ripetono uguali in ogni strofa (#parole-rima#), cambiando da una strofa all'altra l'ordine di successione. L'invenzione della sestina è attribuita al trovatore Arnaldo Daniello, additato come modello da Dante e da Petrarca. Attraverso il petrarchismo la sestina entrò nel repertorio formale della lirica europea ed è stata coltivata coltivata fino al Novecento.

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SETTENARIO

Nella metrica italiana, verso il cui ultimo accento ritmico cade sulla sesta sillaba.

SIRVENTESE

Termine tradizionalmente impiegato per designare un genere medievale di componimenti di soggetto non amoroso, diffuso in Francia e in Italia fino a tutto il Trecento.

SONETTO

Forma strofica di origina italiana nata nell'area della poesia siciliana (se ne attribuisce l'invenzione a Iacopo da Lentini; prima metà del secolo XIII). E' costituito da quattordici versi endecasillabi variamente rimati e divisi in due quartine e due terzine. E' il metro più usato nella lirica italiana, dalle origini fino a tutto il Novecento. Fuori d'Italia la sua diffusione è legata alla fortuna del petrarchismo.

STANZA

Strofa di una canzone o di una ballata.

STORNELLO

Componimento popolare italiano, di carattere lirico o satirico. In origine era costituito da due soli versi in assonanza; poi la sua struttura metrica fu ampliata fino a comprendere un quinario seguito da due o più endecasillabi. Usato dagli improvvisatori nelle gare poetiche, si trova anche nella produzione di poeti colti.

STRAMBOTTO

Componimento poetico d'argomento amoroso, destinato alla musica. Il termine apparve nel Quattrocento e designò fortunate composizioni del Cariteo, di Serafino Aquilano, di L. Giustinian, di Lorenzo de' Medici.

TANKA

Forma classica della poesia giapponese, già attestata nell'VIII secolo. Si compone di 31 sillabe divise in 5 versi settenari e quinari disposti secondo lo schema 5, 7, 5, 7, 7. è caratterizzata da un linguaggio allusivo e metaforico, a cui il poeta è indotto dalla programmatica brevità, e consente solo l'uso di parole giapponesi pure.

TAWIL

Uno dei più celebri e usati tipi di verso della poesia araba antica e moderna, formato da due emistichi uguali di quattro piedi ciascuno.

TENZONE

Genere poetico in uso nella letteratura medievale. Consiste in un dibattito tra due o più interlocutori i quali si scambiano interi componimenti o costruiscono a battute alterne un componimento unico. Il tema è vario (dall'amore alla politica, da problemi di morale a questioni di poetica), così come è vario il tono (dalla sottigliezza intellettuale all'ingiuria). La tenzone fu largamente diffusa in ambito provenzale; in Italia prese la forma di scambio di sonetti e fu in uso ancora presso gli stilnovisti.

TERZINA

Strofa di tre versi, normalmente endecasillabi, usata come elemento di una composizione più complessa.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:37 pm    Oggetto:  Glossario Letterario
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TRENO

Nella lirica corale greca, lamento funebre. Anticamente era espressione del culto degli eroi; in seguito ebbe grande parte nei cori tragici. Celebri i treni di Pindaro e di Simonide.

TRISTICO

Nella metrica classica, strofa formata da tre versi.

VILLANELLA

Componimento per musica di origine popolare, d'argomento perlopiù amoroso, diffuso soprattutto nel secolo XVI. Il metro prevalente era costituito dal distico di endecasillabi a rima baciata o dal tristico di endecasillabi di cui i primi due a rima baciata e il terzo libero.

VILLOTTA

Componimento per musica di origine friulana a carattere popolaresco, formato di quartine o sestine seguite da una parte conclusiva detta #nio#.

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