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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Il Genere Giallo
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:46 pm    Oggetto:  Il Genere Giallo
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:) Apro oggi questo topic dedicato al Genere Giallo, per rispondere ad una domanda ben precisa che mi è stata appena fatta: ovvero la differenza tra Giallo e Thriller e dato che è assai difficile tracciare la linea che, all'interno del genere giallo, distingue e definisce attraverso caratteristiche specifiche un sottogenere "poliziesco" o "thriller", ecco di seguito tutte le numerose definizioni che contraddistinguone il giallo come genere letterario in primis, poi divenuto, grazie all'invenzione dei fratelli Lumière, anche genere cinematografico e poi televisivo, come del resto ogni altro genere letterario. Buona lettura!
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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Dom Ott 23, 2005 2:33 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:46 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 3:57 pm    Oggetto:  Il genere “giallo”
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:arrow: Il genere “giallo”....E le sue 8 sottocategorie.

In questo argomentare a proposito del genere giallo e delle sue innumerevoli diversificazioni, da quando è nato ad oggi, proverò qui di seguito a distinguerlo almeno nelle 8 sottocategorie che più lo rappresentano:

1°-Giallo deduttivo

2°-Detective Story (con una splendida "intervista impossibile" di Roberto Barbolini, al Detective Philip Marlowe, tutta da leggere!)

3°-Giallo al femminile

4°-Medical thriller

5°-Il poliziesco

6°-Serial Killer

7°-Il Noir

8°-Il legal thriller


8) Cominciamo.....

:arrow: 1°-Giallo deduttivo-

Giallo deduttivo, il padre di tutti i gialli.

Il giallo nasce nel 1841 quando uno scrittore americano dalle alterne fortune creò, consapevolmente, un nuovo genere letterario - il Mystery, quello che in Italia chiamiamo Giallo - e un nuovo tipo di personaggio fino ad allora del tutto inedito: il detective deduttivo. Lo scrittore era uno dei maggiori narratori della letteratura americana, Edgar Allan Poe, e doveva la sua primogenitura in materia di narrativa "gialla" a un racconto - I Delitti della Via Morgue - e a un personaggio, quello dell'investigatore Auguste Dupin.

Sherlock Holmes e gli altri.

Qualche decennio dopo, in Inghilterra Arthur Conan Doyle, creava il personaggio destinato a raccogliere il testimone di Dupin - Sherlock Holmes - e a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno mondiale. Ma che cosa è il giallo deduttivo? E' la forza della deduzione contro i piedi piatti dei poliziotti, E' la capacità analitica contro la forza e il cinismo dell'occhio privato. E' l'analisi degli indizi da parte dello "scienziato" come per esempio accadeva nelle prime avventure di Batman. E la potenza delle cellule grigie degli schacchisti contro la mira del g-men. E' insomma il giallo dove i protagonisti sono, in fondo dilettanti dell'indagine poliziesca, che non indossano divise e non hanno licenze di investigatori. A ben pensarci Colombo o Maigret, rapparesentanti del polizieso non potrebbero essere dei perfetti Sherlock Holmes in divisa?

:arrow: 2°-Detective Story-

Per tuffarci appieno in questa seconda tipologia di "Genere Giallo", prenderemo come esempio un' Intervista impossibile con Philip Marlowe, di Roberto Barbolini, dal titolo:

Philip Marlowe: "Tutta colpa di Bogart"

La scritta sulla porta a vetri dell'ufficio appare scrostata. Non c'è neanche bisogno di bussare. Il battente è aperto. Non badate troppo al disordine che c'è in giro, alla polvere, alle ragnatele. Venite pure avanti. La bottiglia di bourbon è nel cassetto, accanto alla Smith & Wesson calibro 38. Me ne sto al fresco, in penombra, mentre fuori Los Angeles si scioglie sotto il sole d'agosto. Da circa un quarto d'ora sto facendo la posta a un grosso moscone iridato. Il suo ronzio è fastidioso come quello dei miei pensieri. Da tre mesi ho divorziato da Linda. Non sono più il signor Loring, il barboncino ammaestrato di una bella ragazza afflitta da un conto in banca da dieci milioni di dollari. Sono di nuovo io: Philip Marlowe, investigatore. Bella consolazione... L'abito buono è sempre quello, un completo azzurro polvere comperato tanti anni fa, per fare buona impressione su un cliente ricco, un certo generale Sternwood. Al solito: coi quattrini sono quasi a secco. Ma c'è un vantaggio: in questo periodo ho un sacco di tempo libero. Perciò ho accettato di rispondere a queste domande. Anche in vostra assenza. Alla solitudine sono abituato. Sarà una specie di intervista allo specchio. Non sono un eroe. Philip Marlowe: un duro, si dice.

Ma lei che cosa pensa veramente di sé?

Ritengo di essere un uomo normale. Non un criminale, o un tarato. E neppure un vigliacco. Cerco solo di fare il mio mestiere con un minimo di dignità e di etica non solo professionale. E difficilmente mi dò per vinto.

Mi sembra che in tutto questo non ci sia proprio niente di eccezionale.

Eppure tutti mi scambiano per un eroe da romanzo... Forse in questa mitizzazione anche il cinema ha le sue colpe... Già, quell'Humphrey Bogart, con il suo eterno impermeabile... Ho tappezzato il mio nuovo lussuoso attico di scapolo, una vera topaia, con i poster del Grande sonno diretto da Howard Hawks. Mi costa sempre meno che dare una mano di vernice alle pareti. E poi mi guardi: sono alto poco più di un metro e ottanta, peso novantatré chili: non ho proprio l'aria miticamente emaciata del vecchio Bogey...

Be', in effetti come Marlowe lei è decisamente fuori parte. Robert Mitchum e gli altri. Da Dick Powell a Robert Montgomery, a Elliot Gould, i suoi sosia cinematografici non le somigliano per niente. Forse Robert Mitchum...

Perché, già che ci siamo, non aggiunge anche Cary Grant? Era l'idea fissa di Chandler. Ma io: "Bevi di meno, Ray", gli dicevo, "altrimenti soffri di traveggole. Ti sembro un tipo da commedia brillante? Io m'aggiro nelle fogne della società, dove il delitto non è il pretesto per divagazioni intellettuali, ma viene commesso da gente concreta per ragioni concrete".

Molto realistico, in apparenza. I mulini a vento. Eppure parecchi ritengono che dietro la dura scorza di Philip Marlowe si celi un donchisciotte immaturo spesso in vena di sentimentalismo e di autocommiserazione.

Se vedere la corruzione e lo sporco dove ci sono vuol dire essere immaturo, allora lo sono. Potete darmi anche del fallito. Sono anche questo, come tutti quelli che non hanno denaro. Alla mia età, un uomo che senza avere un handicap fisico non guadagna abbastanza da potersi mantenere decentemente è sempre un fallito, anche sul piano morale. A lungo andare immagino che siamo tutti dei falliti o non ci sarebbe il mondo che c'è.

Non c'è proprio niente che la conforti nella giungla del vivere sociale? Le donne, per esempio. Qualcuno ha definito il suo interesse per loro "francamente carnale"...

Mi sarebbe difficile smentirlo. Le ricordo tutte: Velma, Carmen, Vivian, Eileen, Betty... Così fascinose. Ma sempre inaffidabili. Pronte a ucciderti, o a sposarti, con lo stesso sangue freddo. In definitiva, non sono un eunuco, ma neppure un satiro. Ray, una volta, mi ha detto: "Saresti capace di sedurre una duchessa, ma non defloreresti mai una vergine". Gli ho chiesto come dovrei comportarmi nel caso mi capitasse una duchessa vergine.

Vedo che non ha perso il suo senso dell'umorismo...

Be', il vero duro non ha bisogno dei muscoli. Riesce a sistemare i malviventi con un paio di battute ben azzeccate.

Eppure, dietro quella maschera cinica, mi sembra che lei soffra di solitudine. Soprattutto dopo il fallimento del matrimonio con Linda Loring. Dove sono finite quelle belle maliarde, dove quei gangster arroganti ma coraggiosi, oppure l'elusivo Terry Lennox del Lungo addio?

Non ho più visto nessuno, tranne i poliziotti. Il sistema per dir loro addio non è stato ancora inventato.

Questa intervista impossibile realizzata da Roberto Barbolini, scrittore, giornalista curioso e saggista attento, è tratta dal volume GIALLO. Si ringrazia l'autore e Panorama per averne concesso l'uso. Adattamento al web a cura di Morpheus srl.

:arrow: 3°-Giallo al femminile-

Donne e gialli, binomio perfetto.

Il giallo sarà pure stato inventato da un uomo, Edgar Allan Poe, e il primo detective sarà pure stato un uomo ma, di certo, va detto che le donne, prima come autrici e poi come personaggi, hanno dato un notevole contributo allo sviluppo del genere. Uno dei primi gialli pubblicati dalla neonata collana della Mondadori era scritto da una donna. E, una donna, Agatha Christie, è considerata la massima artista della scrittura gialla e proprio una sua creatura, Miss Marple, è stata scelta come simbolo di questa sezione. Una donna, Craig Rice, è stata immortalata sulla copertina di Time per il successo che hanno riscosso le sue storie gialle.

E, che dire di Patricia Cornwell, che con il suo successo ha praticamente inventato il medical thriller?

I gialli al femminile da Agatha Christie in poi.

Come nella vita vera, dietro a ogni grande uomo c'è una grande donna anche nel mondo dei gialli d'autore, dietro a ogni grande personaggio si cela una grande scrittrice. Poirot è stato creato da Agatha Christie e Diabolik, il grande protagonista del fumetto italiano e, ora anche del mondo dell'animazione, è stato creato da due sorelle milanesi, Angela e Luciana Giussani. Fratel Cadfael, il monaco benedettino del 1100, è stato creato dall'inglese Ellis Peters così come l'investigatore romano Publio Aurelio Stazio è figlio di un'altra donna, la bolognese Danila Comastri. E tanto per rimanere in Italia la nuova leva dei giallisti vanta un buon numero di autrici notevoli. E sempre una giallista, Tecla Dozio, anima da anni l'unica libreria interamente dedicata ai gialli: la Sherlockiana di Milano. E, sempre per rimanere nel mondo dei libri, sono sempre donne le maggiori consumatrici di gialli.

:arrow: 4°-Medical thriller-

Medical thriller, un genere controverso.

Genere assai più di nicchia, il medical thriller si distingue per lo svolgersi delle vicende prevalentemente all'interno di uno o più ospedali, e perché le indagini si basano soprattutto su scoperte rese possibili dalla medicina legale.

Patricia Cornwell ed il thriller medico.

Un forte legame con il medical thriller (il peso della medicina legale nella soluzione dei casi), cui peraltro non appartengono a pieno titolo, distingue i romanzi di Patricia Cornwell che hanno per protagonista la coroner Kay Scarpetta, tanto che si può azzardare che la Cornwell abbia dato vita a una sorta di sub-genere a se stante. Un sottogenere sempre più frequentato da scrittori e, soprattutto, lettori.

:arrow: 5°-Il poliziesco-

Il poliziesco, un genere dai confini non troppo marcati.

E' assai difficile tracciare la linea che, all'interno del genere giallo, distingue e definisce attraverso caratteristiche specifiche un sottogenere "poliziesco". Limitarsi a dire che siamo nel suo ambito quando chi indaga è un poliziotto con tutte le carte in regola e che invece ne siamo fuori quando l'investigatore è un civile - che vesta la tonaca di Padre Brown o gli improbabili tailleurs di Miss Marple - o un detective privato come Marlowe o Sam Spade, sarebbe oltre che semplicistico anche inutile. Più appropriatamente si deve parlare di "poliziesco" quando il filo conduttore della vicenda è la sfida verso la polizia - quindi ogni qualvolta il protagonista negativo sia il crimine organizzato - e/o ogniqualvolta il metodo d'indagine che porta allo scioglimento dell'enigma e alla soluzione del caso sia, per l'appunto, tipico delle procedure di polizia.

Un successo in tv.

Possiamo perciò affermare che il sottogenereva dalle inchieste delcommissario Maigret, pur con il grande peso che la pura deduzioneha in esse, al di là delle indagini della Sureté, ai crudi romanzi di gangster che hanno fatto la fortuna di William Riley Burnett, da Piccolo Cesare del 1929, chiaramente ispirato alla vera storia di Al Capone, a Giungla d'Asfalto del 1949, entrambi diventati anche due clamorosi successi cinematografici. Oggi come oggi l'esempio più significativo di "poliziesco" è probabilmente - a livello letterario - la vera e propria saga dell' 87° distretto, creata dallo scrittore Evan Hunter sotto lo pseudonimo di Ed Mc Bain. Vale la pena di notare come, sia pure con varie sfumature - da Kojack al Tenente Colombo, da Derrick a Rex - il sottogenere "poliziesco" sia oggi quello dominante nell'ambito della televisione.

:arrow: 6°-Serial Killer-

Serial Killer, i mostri del giallo.

Il serial killer nella sua definizione criminologica è un individuo psicologicamente alterato, solitamente senza freni inibitori e quindi senza alcuna restrizione di ordine morale che, per soddisfare un intimo impulso, una propria ossessione, commette a distanza di tempo efferati delitti. Si distingue pertanto dal mass murderer, il quale può essere altrettanto alterato psicologicamente, ma la cui follia trova sbocco in un unico atto di sangue con molteplici vittime (è il caso dei tanti pazzi che, specie negli Stati Uniti, commettono stragi immotivate in luoghi pubblici).

Il boom degli anni '70.

In realtà il serial killer, nell'immaginario narrativo e filmico, altro non è che un aggiornamento, un ammodernamento dell'eterno archetipo del mostro, dal sanguinario Barbablù a Jack lo Squartatore, all'amorale Mister Hyde che rappresenta il "doppio" del rispettabile dottor Jekyll. La moda dei romanzi e dei film incentrati su sempre più inquietanti e diaboliche figure di serial killer è un fenomeno iniziato in sordina negli anni Settanta prevalentemente nel cinema (con i film Non aprite quella porta di Tobe Hooper e Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento), consolidatosi nel decennio successivo (da Vestito per uccidere di De Palma a Doppio taglio di Marquand e Manhunter: frammenti di un omicidio di Michael Mann) ed esploso definitivamente negli anni Novanta con l'esordio letterario di Patricia Cornwell e lo straordinario Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris, magistralmente portato sullo schermo da Jonathan Demme (il primo thriller a vincere tutti e 5 gli Oscar fondamentali).

Il mostro di Dusseldorf.

In realtà la tradizione sia letteraria che cinematografica del giallo più classico, conoscevano già magistrali figure di criminali che erano inequivocabilmente serial killer: da M, il mostro di Dusseldorf del film di Lang che è addirittura del 1931 al professor Warren del romanzo di Ethel Lina White La scala a chiocciola del 1934 (diventato nel '46 un magistrale film di Robert Siodmak); da Norman Bates del romanzo Psyco di Robert Bloch portato poi sullo schermo da Hitchcock nel 1960 al cineoperatore psicopatico Mark Lewis, protagonista del film L'occhio che uccide di Michael Powell, anch'esso del 1960.

:arrow: 7°-Il Noir-

Il Noir, la rivincita dei criminali.

Già dal secolo scorso la narrativa poliziesca aveva conquistato all'estero una larga fetta di estimatori grazie al "genio creatore" di Edgar Allan Poe. Nel nostro Paese questo genere letterario era invece penetrato subdolamente come letteratura "rossa" con evidente riferimento alla violenza del crimine, al colore del sangue. Basta far scorrere i cataloghi dell'editoria popolare del tempo per trovarsi immersi, persino dai titoli, in racconti raccapriccianti, in vicende di inaudita efferatezza. Sempre per pochi centesimi anche certa stampa "specializzata" assicurava "brividi" di eguale intensità. "La Corte d'Assise. Rivista popolare giudiziaria" aveva addirittura corrispondenti all'estero per meglio illustrare ai propri lettori i drammi giudiziari accaduti oltrecortina.

Noir, genere criminale.

Parallelamente andava crescendo un pubblico dal gusto meno "grossolano" come testimonia la significativa presenza in libreria, ma non solo, dei racconti di Arthur Conan Doyle. Con Sherlock Holmes l'autore inglese contese, conquistandola, la platea degli appassionati del genere, ai danni di Maurice Leblanc, creatore di Arsenio Lupin , di Pierre Souvestre e Marcel Allain, inventori di Fantomas , di Ponson du Terrail, padre di Rocambole. Per un lungo periodo i quattro rivali si sfidarono dalle pagine dei libri editi da diverse case editrici, e talvolta in specifiche collane: dalla Salani di Firenze, alla Sonzogno di Milano, dalla Società Editoriale Milanese alla Salvatore Romano di Napoli. A segnare definitivamente il confine tra il genere giudiziario, o criminale, e il genere poliziesco modernamente inteso, fu l'avvio, nel maggio 1929, della collana mondadoriana "I libri gialli". L'origine del termine, com'è noto, deriva dal colore - per dirla alla Tedeschi: "epatico" - delle copertine della collezione.

Diabolik, re del noir italiano.

Ma, se all'inzio del secolo, il poliziesco vinse sul nero nel 1962 con la nascita di Diabolik il noir si prese una rivincita sul giallo. Specie nel fumetto i criminali, per molti anni furono molti di più dei poliziotti . E non dimentichiamoci che il re del terrore, il criminale dagli occhi di ghiaccio, Diabolik, è uno dei pochi personaggi italiani che ha sfondato in America. E, a proposito di supremazie e primogeniture, ricordatevi che l'inventore della polizia moderna, La Suretè francese era prima di cambiare abito, il miglior ladro di Parigi.

:arrow: 8°-Il legal thriller-

Il legal thriller, da Perry Mason ai giorni nostri.

Erle Stanley Gardner, uno dei più giovani avvocati a iscriversi al foro della California, per ventidue anni svolse dignitosamente la professione. Tuttavia all'inizio degli anni Trenta, dopo alcuni esperimenti (racconti pubblicati con successo sulla rivista "Black Mask"), decise di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa poliziesca e creò il personaggio di Perry Mason, ispirandosi per la scelta del cognome a un oscuro personaggio dell'ancora più oscuro giallista Melville Davisson Post - l'avvocato Randolph Mason - che era stato protagonista di tre romanzi pubblicati fra il 1896 e il 1908. Così nasce il legal thriller.

Gardner padre del thriller legale.

Perry Mason divenne invece subito una figura popolarissima, anche grazie alla formula innovativa inventata da Gardner, che vedeva il suo protagonista sciogliere gli enigmi prevalentemente all'interno di un tribunale, giovandosi delle proprie capacità professionali come avvocato difensore. Si può quindi affermare che proprio Gardner sia il padre "ufficiale" del legal thriller - genere tuttora diffusissimo - oltre che il primo di una lunga serie di celeberrimi avvocati-scrittori, che arriva fino ai giorni nostri con Turow, Grisham e Margolin, a loro volta autori di celeberrimi legal thriller.

Tratto da “Giallo & C.”
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