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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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Intervista a Mauro Daltin.
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Monia Di Biagio

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Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 6:38 pm    Oggetto:  Intervista a Mauro Daltin.
Descrizione:
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“10 domande a…” Mauro Daltin, a cura di Monia di Biagio.

Copyright © 2005 [Monia Di Biagio].®Tutti i diritti riservati ai rispettivi autori.

N.B. Per l'utilizzo di questa "intervista" è necessario richiedere il consenso al redattore ed all'autore intervistato.


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Mauro Daltin
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è nato nel 1976, ed è friulano.

Si laurea in Scienze Politiche all'Università di Padova con una tesi su 1984 di George Orwell.

Collabora con le pagine culturali del settimanale "Il Nuovo Fvg" di Udine. Collabora con la casa editrice Kappa Vu (occupandosi dell'ufficio stampa, della promozione dei libri e dell'organizzazione di eventi letterari) e con il Touring Club Italiano.

A ottobre del 2002 crea PaginaZero on line e ad aprile 2003 fonda, insieme a Paolo Fichera, il quadrimestrale cartaceo PaginaZero-Letterature di frontiera (
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).

E' presidente dell'Associazione letteraria Festa Mobile che promuove e organizza eventi culturali sia in Friuli sia fuori regione. Conduce una trasmissione radiofonica su tematiche letterarie e culturali sulle frequenze di Radio Onde Fane.

Collabora con alcune case editrici e associazioni e scrive racconti di narrativa e articoli. Alcuni di questi sono stati pubblicati su riviste (La Clessidra, Il Filo, La luna di traverso, Tam Tam, Vibrisse, Agli Incroci dei Venti, Il Foglio Clandestino) e in alcune antologie (Studio Roma, Edizioni Clinamen, Edizioni Il Filo, Quaderni Grassanesi).

Porta in giro assieme a Maurizio Mattiuzza, Paolo Patui e Renzo Stefanutti il reading letterario/calcistico "Diamo un calcio alle parole", finito anche su Io Donna del Corriere della Sera.

Dorme in una camera che si affaccia su un cimitero e questa cosa non gli dispiace affatto.

Sta lavorando a una raccolta di racconti da un pò troppi anni e scrive solo quando si trova in una condizione ideale con se stesso, cioè molto raramente. Crede che l'editoria non possa essere a pagamento e che la cultura debba essere indipendente e libera. Vive per un'utopia e per questo è eternamente insoddisfatto.

Ma ecco come in 20 libri Mauro Daltin si racconta da solo: 1. prime letture: I Ragazzi della via Pal e Verne 2. il libro sul comodino: A Sangue Freddo di Truman Capote 3. l’ultimo libro amato: Il Museo della Resa Incondizionata di Dubravka Ugresic 4. l’ultimo libro odiato: Arancia Meccanica 5. un personaggio di cui innamorarsi: Maria di Per chi suona la Campana, (Hemingway) e Tess Gallagher 6. il libro che ha fatto piangere: Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Remarque e ultimamente Io&Carver di Tess Gallagher 7.una frase amata: "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri" (detta da Napoleon, uno dei maiali della Fattoria degli Animali, di Orwell). 8. un libro da regalare: Passaggi del Novecento (autori vari che descrivono in dieci righe il loro Novecento) 9.un libro sottovalutato: Festa Mobile, di Hemingway 10. un libro sopravvalutato: Il giovane Holden, di Salinger, e On the road, di Kerouac: due libri che non diventeranno mai classici 11. un libro sconvolgente (in ogni senso): 1984 di Orwell 12. i libri per l’isola deserta: Delitto e Castigo (Dostoevskij), tutto De Lillo, tutto Carver e le poesie di Jack Hirshmann 13. il primo scaffale che visito in libreria: autori dell'Est, i piccoli Adelphi e gli Einaudi Tascabili 14. il segnalibro che stai usando adesso: uno regalato in una libreria, di pubblicità 15. una descrizione indimenticabile: ho in mente la scena della panchina del parco su cui i due protagonisti di Il Maestro e Margherita di Bulgakov parlano di Dio 16. un libro da farci un film: Delitto e Castigo 17. il più bel film tratto da un libro: Le ali della libertà, da Stephen King 18. come leggi? (seduto?di notte? In treno?….): a letto, nei periodi morti della giornata, in treno, dove nel chiasso generale bisogna concentrarsi al massimo 19. un titolo bellissimo: L'insostenibile leggerezza dell'essere (Milan Kundera) 20. se fossi un libro…..: La morte di Ivan Ilic, di Tolstoj.


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1- Ciao Mauro vorrei subito farti una domanda un po’ personale, se me lo permetti. Dopo averti letto e “studiato” un po’, mi incuriosisce più di ogni altra cosa sapere come si svolge “la giornata tipo” di chi: è in primis scrittore, poi editore, giornalista, presidente di un'associazione letteraria, conduttore di una trasmissione radiofonica, collaboratore di alcune case editrici ed associazioni, reader per “diamo un calcio alle parole”…..Ma a te 24 ore bastano o la tua giornata è fatta di 48?

Bella domanda, a cui a volte non so rispondere nemmeno io. Questa è la mia giornata tipo, così ti rispondo per bene: dalle 9 alle 18 lavoro in casa editrice, per la Kappa Vu Edizioni. E’ un lavoro che mi è molto utile per tutte le altre attività sia come contatti sia perché mi lascia la possibilità, molte volte, di unire il lavoro per la casa editrice con tutte le altre cose. Torno a casa e accendo il computer che si spegne di solito verso mezzanotte. Ma, ho comunque una vita sociale, chiacchierate con gli amici in osteria, leggo, scrivo, cerco di fare qualche viaggio, gioco in una squadra di calcio, vado a molte presentazioni e eventi letterari e culturali. Insomma, io credo che il tempo per le cose si possa sempre trovare e sia una scusa quella di dire: “Ma non ho mai tempo”.

In fondo, ho la fortuna di fare un lavoro e mille altre cose che mi piacciono. Io penso che sia tutto tempo rubato, rubato al dovere di vivere, alle imposizioni, alle restrizioni. Anche perché per me tutte queste cose sono legate alla sfera del piacere e non al dovere. Ma so di essere fortunato, in questo senso. Però quando sento una persona dire: “Io non trovo mai il tempo per leggere” per me è un’affermazione falsa. Come dice bene Pennac “come mai una donna con tre figli, un lavoro, un marito, una casa da portare avanti, mille preoccupazioni quotidiane, trova il tempo di divorare un libro dopo l’altro mentre un giovane disoccupato non ne legge nemmeno uno?”. La mia fatica non è quella della mancanza del tempo o quella fisica, ma quella mentale. Ci sono periodi in cui le cose si accavallano e credo di non venirne a capo. Ma per ora tutto è sempre andato bene.

2-Credo, dopo tutte le interviste fatte, che questa sia la prima volta che esordisco così…Quindi torno serissima! Vorrei, perciò, iniziare a parlare con te della rivista che ti vede direttore editoriale: Paginazero. Quando, come e perché è nata? Progetti futuri importanti della rivista?

La rivista è nata circa un anno e mezzo fa e a marzo uscirà il sesto numero. Prima è nata on line (www.paginazero.info, sito ancora attivo e funzionante, con tematiche generaliste) poi l’abbiamo trasportata su carta (il sito della rivista cartacea è
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). Assieme a me, a lavorare nella redazione, c’è Paolo Fichera, Maurizio Mattiuzza, Angelo Floramo, Giorgia Kapatsoris, Predrag Matvejevic, Melita Richter, Pietro Spirito, Paolo Patui.

I primi tre numeri sono stati sperimentali, poi, con il quarto, abbiamo cominciato a fare sul serio anche dal punto di vista grafico, editoriale e promozionale. Abbiamo ospitato autori come Predrag Matvejevic, Moni Ovadia, Tullio Avoledo, Melita Richter, Pietro Spirito, Bozidar Stanisic, Flavio Santi, Nanni Cagnone, Predrag Finci, Giacomo Scotti e moltissimi altri. Il nuovo numero sarà incentrato in particolare sulle questioni linguistiche di autori esiliati ed emigrati per motivi politici o personali. La parte di poesia, curata da Sinan Gudzevic tratterà uno dei più grandi poeti, morto recentemente, dell’area balcanica: Izet Sarajlic. I saggi (di Barbara Ronca e Erika Johnson) descriveranno le migrazioni (fisiche, culturali e linguistiche di alcuni scrittori); le interviste, curate da Angelo Floramo saranno a Natasha Rodojcic-Kane (scrittrice pubblicata in Italia da Adelphi) e Péter Zilahy. Il forum, curato da Melita Richter riunirà quattro scrittori dell’area del Centro-Est Europa che sono emigrati. Questa rivista è nata perché abbiamo sentito la necessità di colmare un vuoto, di dare voce a scrittori e intellettuali che l’Italia non sembra voler considerare, di toccare tematiche forti, politiche, culturali tramite il veicolo della letteratura, della poesia, del libro.

Abbiamo scelto la strada più difficile, ce ne rendiamo conto. Avremmo potuto pubblicare una rivista “normale” che ospitava scrittori e autori inediti italiani, con recensioni di libri, qualche articolo. Ma volevamo evitare di pubblicare un contenitore di informazioni. Il nostro obiettivo è quello di creare un ponte con le varie culture e scritture vicine a noi, mescolare letteratura e realtà. Per questo molte rubriche della rivista sono interviste, forum, dialoghi: in questo modo mettiamo in relazione le varie energie, mettiamo in circolo idee, problemi, sogni. I progetti sono molti. Intanto dai prossimi numeri allargheremo le tematiche e ospiteremo anche scrittori di tutta Europa. In più stiamo creando numerose sinergie con altre riviste di letteratura, editori italiani e stranieri, scrittori e intellettuali. Legata alla rivista c’è anche un progetto, di cui non voglio parlare troppo per scaramanzia, di una collana di saggistica.

3-Cosa intendi per “letteratura di frontiera”? Che poi è anche il titolo del tuo quadrimestrale cartaceo: PaginaZero-Letterature di frontiera.

Considero la frontiera un simbolo di qualcosa di più ampio rispetto al solo aspetto geografico. La rivista tratta di esilio, scritture della migrazione, letterature e culture dell’Est Europeo e dell’Europa in generale. Vogliamo mischiare la letteratura e la realtà, la guerra con la poesia, la pace con la narrativa. Crediamo che gli scrittori e gli intellettuali debbano fare i conti con quello che li circonda, infilzare il coltello nella polpa dei problemi. Vogliamo trattare di confini politici, di scrittori che sono stati boicottati per le loro idee, che sono stati rinchiusi, che sono dovuti scappare dalle proprie terre e cimentarsi in una lingua non loro.

Cerchiamo di capire quanto la migrazione linguistica produca una lingua meticcia dove le frontiere sono labili e difficilmente verificabili. La frontiera è come un muro, come un filo, come un ponte che divide le cose, ma che le può anche unire. Sento una forte responsabilità nel pubblicare questa rivista perché ha l’ambizione e l’obiettivo di incidere, scuotere, rimanere. Claudio Magris ha detto: "Oltrepassare frontiere; anche amarle - in quanto definiscono una realtà, un'individualità, le danno forma, salvandola dall'indistinto - ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue. Saperle flessibili, provvisorie e periture, come un corpo umano, e perciò degne di essere amate; mortali, nel senso di essere soggette alla morte, come i viaggiatori, non occasione e causa di morte, come lo sono state e lo sono tante volte. Viaggiare non per arrivare ma per viaggiare, per arrivare più tardi possibile, per non arrivare possibilmente mai". Penso non ci sia altro da aggiungere.

4-Ci parli del progetto "Diamo un calcio alle parole", da quel che mi hai accennato un reading letterario arrivato alla sua dodicesima tappa?

E’ stata ed è una esperienza sorprendente. La condivido con il poeta Maurizio Mattiuzza, lo scrittore Paolo Patui e il cantautore Renzo Stefanutti. Abbiamo unito le nostre passioni: la letteratura e il calcio e ne è venuto fuori un reading musicale che sta facendo il giro del Friuli e speriamo a breve di poterlo presentare anche fuori regione. Non siamo attori che leggono, tutt’altro. Siamo semplici lettori che leggono in pubblico.Proviamo a ricondurre la lettura alla sua originaria e primitiva essenza, al piacere di leggere, senza interpretare, le parole di un calcio scomparso.

Una serie di letture e di canzoni capaci di descrivere la forza emotiva e la passionalità di uno sport, anche nella sua forma più primaria e disincantata come può essere una partita fra ragazzi giocata in una piazza dalle porte immaginarie e dall’erba inesistente. Far rivivere così la voce di alcuni scrittori che hanno saputo regalare, attraverso i propri libri, una dimensione magica ed eroica al calcio e allo sport in generale, evocando attraverso un dribbling mancato o un gol subito, speranze e delusioni ma anche e soprattutto una inesauribile voglia di vivere e dire. Il calcio, quindi, come metafora politica e sociale, come possibile simbolo della vita, delle gioie e delle sofferenze. Ci divertiamo molto a portare in giro questo reading che nasce in modo spontaneo e in cui cerchiamo di non salire su un palco, ma di sederci idealmente in mezzo al pubblico per leggere insieme a tutti i presenti letteratura.

5- Da dove l’idea di condurre un programma radiofonico, tra l’altro da te ideato, sulla letteratura e su temi legati all’editoria, sulle frequenze di Radio Onde Fane?

Penso che la radio sia un mezzo di straordinaria suggestione. Radio Onde Fane, poi, è una delle poche radio libere e indipendenti rimaste in Italia e sono stato contentissimo della possibilità che mi hanno dato di condurre un programma. Ho condotto 10 puntate con alcuni scrittori friulani come ospiti (da Tullio Avoledo a Gian Mario Villalta, da Bozidar Stanisic a Flavio Santi eccetera) e mi sono divertito molto. Tento di parlare dei loro libri, ma anche di farli riflettere sulla letteratura e poesia contemporanea, sui meccanismi a volte oscuri dell’editoria, sulla situazione sociale che li circonda. Adesso cominceranno altre 10 nuove puntate che tratteranno l’editoria che chiamo “resistente”. A fianco a me, per queste nuove puntate, ci sarà il poeta Maurizio Mattiuzza. Insieme ascolteremo poeti, leggeremo brani, intervisteremo editori e librai, metteremo in piedi dei forum in cui discutere su poesia, libri, editoria.

6- Vista la tua attività editoriale ogni giorno scriverai articoli, interviste, recensioni, taglierai articoli di altri, li correggerai o cestinerai. Ed in tutto questo andirivieni mi chiedo curiosa: il Mauro Daltin Scrittore, quello che racconta le sue immagini e le sue storie, quello che ha visto pubblicati alcuni suoi racconti su riviste come Il Filo, La luna di traverso, Tam Tam, Vibrisse, Agli Incroci dei Venti, Il Foglio Clandestino e in alcune antologie Studio Roma, Clinamen, Edizioni Il Filo…...Dove e come trova un po’ di tempo per dar voce alla sua fantasia?

Divido abbastanza nettamente la scrittura per lavoro da quella mia, narrativa, personale. Quest’ultima rappresenta una parte molto importante, forse quella più intima. Trovo un piacere estremo nello scrivere racconti, ma nello stesso tempo provo una grande sofferenza, data da molti aspetti, primo fra tutti la mancanza del tempo necessario da dedicare a questa attività. Scrivere per me è una specie di necessità anche se non ha una valenza “terapeutica”. Se trovassi un mezzo migliore per esprimere quello che scrivo lo utilizzerei. Ma non l’ho ancora trovato né cercato.

Mi si formano delle immagini, mi si evidenziano delle parole. Tante immagini e parole al giorno. Poche resistono più di alcuni secondi. Ma qualcuna, chissà perché, ritorna dopo un po’ di tempo e comincio a scrivere. Tutto il resto viene da sé anche se pochi miei racconti sono resistiti al tempo, sono pochi ancora quelli di cui sono soddisfatto. Ma non ho fretta. Solo con gli anni ho capito l’importanza cruciale della rilettura, della limatura, dell’attenzione ai particolari. Del lavoro insomma. All’inizio mi annoiava questa fase di ri-scrittura, adesso, al contrario, sono diventato molto autocritico. La pubblicazione non è un mio cruccio, non vivo e non voglio vivere per vedere stampato un mio libro. Certo, ne sarei contento. Ma sento la necessità in questo momento di concentrarmi al massimo su quello che scrivo. Vorrei che i racconti fossero perfetti, non per gli altri, ma per me prima di tutto. Poi, se dovessero anche piacere agli altri, non potrei che esserne felice.

7- E proprio per quanto concerne il Mauro Daltin scrittore potresti ricostruire per noi una sorta di tua cronologia letteraria? Ovvero una tua bibliografia che possa fornirci un elenco dei tuoi lavori in prosa, editi o inediti?

Oddio. Scrivo solo racconti di narrativa, alcuni brevi altri più ampi. Sono stato pubblicato in qualche rivista e antologia. Sto finendo una raccolta di racconti che ha un filo sotterraneo che unisce le storie e i personaggi. Non ho scritto molto e solo una decina di testi mi soddisfano a pieno anche se necessitano altre revisioni e limature. Ho trascorso i primi anni in cui scrivevo più preoccupato a farmi pubblicare che a scrivere meglio possibile. Da due-tre anni mi sono un po’ fermato, ho fatto ritornare la scrittura nella sfera del piacere, forse il piacere più grande, in una dimensione più intima. Di questo ne sono contento.

8-Quale tra i tuoi racconti ti ha dato maggiore soddisfazione, sia nel vederlo concretizzarsi nella tua mente e poi metterlo nero su bianco?

Sicuramente “Dialoghi”, un racconto breve in cui sono riuscito, e mi capita molto raramente, a costruire uno spaccato di una situazione che ho vissuto e che mi era rimasta in mente. Lo avevo immaginato proprio così. In questo caso mettere su carta un’idea non è stato doloroso o difficile. E’ come se tutto si fosse ricondotto alla mia volontà di scrivere, con quello stile, con quella formula, la labile e a volte invisibile frontiera tra normalità e anormalità.

9- Io che prima di cominciare a redigere questa intervista ho potuto leggere alcuni racconti che mi hai inviato, mi chiedevo, curiosa come sempre: generalmente chi legge le tue storie in anteprima? Chi ti consiglia sulla bellezza o meno di un racconto che hai appena finito di scrivere? Ed in questo senso quanto contano per te i giudizi degli altri sul tuo lavoro?

Le mie storie le leggono cinque-sei persone, amici che scrivono o che lavorano in editoria, che hanno coscienza e conoscenza della scrittura, della letteratura, di me. Per me è fondamentale il giudizio degli altri, le considerazioni che portano, le sensazioni che provano nel leggere un mio racconto. E’ molto importante se ne danno una lettura critica, profonda, se mi dicono chiaramente le loro impressioni. Sento molti consigli, da tutte le parti. Consigli sulla scrittura, sulla struttura narrativa, sui dialoghi, sui personaggi. Poi, ovviamente non posso ascoltare tutti, alcuni giudizi li condivido altri meno, alcuni li seguo e altri no. Ma credo che un confronto franco sia utilissimo per una mia crescita come scrittore. Trovo un grande piacere a confrontarmi sui miei testi con le persone che conosco e di cui mi fido.

10- Ultima classica domanda di ogni mia intervista: quella che vuol cercare di segnare un vero e proprio filo conduttore tra tutte le varie opinioni degli intervistati, a proposito di un “consiglio da dare all’esordiente”. Cosa consiglieresti ad un esordiente, magari per metterlo in guardia da alcuni “commercianti senza scrupoli”, quali sono oggi alcuni editori? Come suggeriresti ad uno scrittore esordiente di varcare la soglia, di questo mondo di lettere, fatto fin troppo spesso, proprio solo di ridondanti “parole”?

Il primo consiglio che mi sento di dare è di evitare l’editoria a pagamento. Il secondo è di avere pazienza, formarsi prima come lettori che come scrittori. Aprire la mente a letture differenti, leggere gli altri autori giovani esordienti, i libri delle piccole case editrici, i classici. Vivere la vita a pieno, fare esperienze anche al di fuori della letteratura, viaggiare se è possibile, andare alle presentazioni, agli eventi, alle mostre, a teatro. Nutrirsi continuamente. Non vivere la scrittura con la finalità di una pubblicazione.

La scrittura non può essere condizionata da un editore o dalla stampa di un libro. Non ci si deve impegnare a trovare l’editore giusto, questo aspetto deve essere secondario, ultimo, lontano. Prima bisogna concentrarsi sulla scrittura, non credere di avere scritto il romanzo o la poesia più bella della storia della letteratura e quando poi si viene rifiutati dagli editori dire che il mondo dell’editoria fa schifo. Leggere, rileggere, limare, fare autocritica fino al masochismo, cercare le parole giuste per quella frase, non avere paura di buttare via fogli e fogli scritti se si percepisce che valgono poco. Un libro è una cosa dannatamente seria, insomma. E poi, prima di spedire ai grossi editori e vivere nell’ansia da postino, provare a spedire i manoscritti ad altri scrittori, a riviste, a critici, ad associazioni. Evitare i concorsi, se non quelli più importanti per scritti inediti (il Calvino, il Teramo ad esempio). Non cadere in depressione se non arrivano le risposte desiderate. Non deve essere questo a condizionare un giovane scrittore.

Molte volte serve più tempo di quello previsto, una maturazione maggiore. E poi consiglio di visitare i siti delle case editrici, rendersi conto di quello e chi pubblicano, individuarne una decina che fa al caso proprio. Nella casa editrice dove lavoro arrivano decine di manoscritti di generi che la Kappa Vu non ha mai pubblicato in 15 anni. Spediscono poesie, racconti e romanzi per la rivista: vuol dire che non hanno mai letto la rivista. Ma spediscono lo stesso, a caso, a pioggia. Secondo me non è un buon metodo per arrivare a una pubblicazione. In questo caso, consiglio la tipografia sotto casa.

*********

Grazie allo stimatissimo Mauro Daltin,
per la sua cortese e graditissima partecipazione.

Cordialmente,
Monia Di Biagio.

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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 6:38 pm    Oggetto: Adv






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