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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Poesia Arte Letteraria
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:59 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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Poesia Arte Letteraria

Rubrica di Poetica a cura dell'esimio Poeta Sandro Ciapessoni.

La straordinaria inventiva, il suo mettersi sempre a disposizione, la cordialità e l'esperienza di Sandro Ciapessoni, mi hanno spronato ad aprire, ed io ne sono profondamente entusiasta, questa nuova Rubrica intitolata appunto "Poesia Arte Letteraria"!

Proprio qui Sandro ci darà di volta in volta, come gli è stato esplicitamente richiesto anche da altri Iscritti: consigli, spunti compositivi e creativi, Lezioni di Metrica e di composizione di una Poesia!

Qui potremo confrontarci TUTTI ed imparare e divenire sempre più bravi ed attenti alla Poesia Costruita, alla Poesia come Arte Letteraria, proprio come lo è il carissimo, gentilissimo, straordinario, Sandro!

Grazie Sandro.

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:59 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:05 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

DEFINIZIONI di POESIA Secondo il Sabatini - Coletti

Il "Benvenuto" a tutti coloro che vorranno attingere qualche nozione sulla composizione poetica; sulla metrica, sul verso e su tutto quel complesso di nozioni atte al perfezionamento stilistico per poter meglio esprimere i propri sentimenti e renderli gradevoli alla lettura.

Chiedete o domandate ed io vi risponderò.

Inizio questa "prima puntata" riportando quanto il Sabatini-Coletti espone del suo Dizionario Italiano e mi soffermo al punto 1, dove tra le due parentesi, è riportata la frase "si contrappone a prosa".

Proprio per il rispetto di questo particolare, saranno queste puntate.

1. Attività artistica di comporre in versi, seguendo determinate leggi o consuetudini metriche, ritmiche, retoriche o altre restrizioni (si contrappone a prosa)...

2. Componimento in versi, di solito piuttosto breve...

3. Produzione poetica in versi di un’epoca, di un movimento, di un autore, caratterizzata da una certa unità stilistica e di gusto • lirica: la p. del Duecento, ermetica, italiana, futurista, leopardiana, del Rinascimento, romantica, simbolista

4. Particolare suggestività, in grado di suscitare forti emozioni, di ispirare alti valori, di commuovere; può essere presente in qualsiasi opera artistica, atto o situazione ncontro, di un bacio

5. Capacità di cogliere emozioni e sentimenti elevati

Un testo in "prosa" se ben composto nel rispetto delle norme di sintassi, di grammatica, della linguistica in generale e con l'aggiunta di un certo pathos, lirico, romantico, eroico, ecc. se abilmente suddiviso in versi seguendo l'opportuno schema metrico (il più adatto, ovviamente) può essere presentato in forma poetica.

Esempio: A. Manzoni - I Promessi sposi - Cap.XXI - E' uno dei capitoli ricchi di Prosa poetica.

Altri ve ne sono:... la madre che consegna ai monatti la figlia Cecilia, morta... (Attenzione!... ma era il don Lisander!).

Orbene: trasformando quella stesura di prosa in versi, potremmo ottenere una Poesia che invoglierebbe maggiormente tanti studenti ad amare, ad apprezzare di più la scrittura, lo stile del Manzoni.

Cito parzialmente il I /Capitolo:

"Quel ramo del lago di Como (9) / che volge a mezzogiorno (7) / tra due catene (5) / non interrotte di monti 8 / tutto a seni e a golfi (6)

I numeri:

9 = a verso nonario o novenario
7= a verso settenario
5 = a verso quinario
8 = a verso ottonario
6 = a verso senario

Vi prego di notare una forma decrescente della consistenza del verso, per poi riprendere con l'ottonario, più forza e vigore.

Per stasera, carissimi, basta così. La prossima sarà l'insegnamento della suddivisione sillabica per definire il nome del verso. L'accento in questo caso - come noterete, è e sarà di fondamentale importanza.


Sandro Ciapessoni.

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:11 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

Do inizio per un primo studio dei vari metri sillabici con la sottostante tabella. E’ anche corredata da alcuni esempi per rendere più facile l’apprendimento.

VERSO TERNARIO es.: dal ma re (accento. tonico sulla seconda sillaba)

VERSO QUATERNARIO
Verso di quattro sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sulla terza; è detto anche quadrisillabo. Esempio: “non sa ré mo”

VERSO QUINARIO Verso di cinque sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sulla quarta e uno precedente sulla seconda o prima. Esempio: co tàn ta gio ia / oppure: giò ia co tàn ta.

VERSO SENARIO Verso di sei sillabe metriche con l’ultimo accento fisso sulla quinta e uno precedente sulla seconda o sulla terza.: Es.: “do ve il po’ di scén de”(III e V) oppure: “scor ré va la vi ta (II e V) Attenzione: l' accostamento di due senari, forma un verso detto anche dodecasillabo

VERSO SETTENARIO Nella metrica italiana, verso di sette sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sulla sesta e un altro accento LIBERO su qualsiasi altra sillaba precedente.
Attenzione: il settenario doppio, verso composto di due s. piani con dialefe obbligatoria tra di loro, forma anche alessandrino o anche detto, martelliano.

VERSO OTTONARIO Nella metrica italiana, verso di otto sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sulla settima e il precedente sulla terza o sulla prima e quarta Attenzione: per la poesia cos’ detta “libera”, il verso ottonario bene si presta e al senso ritmico di lettura, basta che il contenuto sia di efficace effetto.

VERSO NOVENARIO Verso di nove sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sull’ottava e i precedenti, perlopiù, sulla seconda e quinta (dattilico; p.e. “Che vóli di róndini intórno” di Pascoli) o sulla terza e quinta:

VERSO DECASILLABO Nella metrica italiana, verso di dieci sillabe metriche, con l’ultimo accento fisso sulla nona e i precedenti, perlopiù, sulla terza e sulla sesta. Attenzione: anche il decasillabo si presta a buone interpretazioni di ritmo ed è uno dei versi “base” della metrica italiana.

VERSO ENDECASILLABO (io lo chiamo il verso Principe della metrica)
Nella metrica italiana, verso di undici sillabe metriche con accento fisso sulla decima sillaba; i suoi schemi accentuativi principali sono quello a minore (quarta-ottava-settima-decima) e quello a maiore (sesta-decima preceduti da uno sulla seconda o sulla terza)

VERSO DODECASILLABO Nella metrica italiana, verso di dodici sillabe metriche, con accento principale sull’undicesima; anche nella forma di senario doppio dialefe (Fenomeno che si verifica quando la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola successiva formano due distinte sillabe metriche.)

Nella prossima puntata esporrò l’uso in alternanza di queste metriche. Ma ricordiamo sempre che quanto vi spiego dovrete usarlo dopo d’aver scritto quanto il cuore, e solamente il cuore e l’animo vi ha dettato.

Sandro Ciapessoni.

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:19 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

Incomincio questa terza pagina con l’analizzare la composizione di alcuni versi di Autori e Autrici qui presenti; solo in casi di assoluta necessità, ricorrerò con citazioni d’Autori classici dei secoli precedenti. Non credo però d’averne bisogno.

Nella pagina precedente raccomandavo all’Autore di scrivere esattamente quanto il cuore detta, e in un secondo tempo, fatta la scrittura, sistemare nel modo più confacente la metrica.

Passo subito all’esempio L’Autrice “Libera_mente” ha ricavato dal suo pensiero questa frase: “ricordo troppi anni persi ad inseguire una Chimera, notte nera non brillano le stelle e troppi ricordi gravano sulle mie spalle, ecc. ecc.

Ecco: al momento di tradurre quel pensiero in scrittura, l’Autrice ha capito che la prima parte di quella frase poteva essere divisa in alcune parti, creando così alcuni versi:

“Ricordo troppi anni persi
> Ottonario (8 sillabe.)

ad in seguire una Chimera,
>Nonario (9 sillabe)

notte nera…
>Quaternario (4 sillabe)

Non brillano le stelle
>Settenario (7 sillabe)

e troppi ricordi
>Senario (sei sillabe)

gravano sulle mie spalle
>Ottonario (otto sillabe)

> ecc. ecc.

Allora: i primi due versi, ottonario e novenario in forma crescente, danno al Lettore una sicura impressione di un continuo crescendo; ma… non è così: dopo la parola Chimera del secondo verso, c’è una virgola, quindi un “sospiro di pausa”.

Il terzo verso è quaternario: immediatamente quella situazione di crescendo che il Lettore si era prefisso, cade e conseguentemente va a creare uno stato nuovo di “lettura”.

Qui la Poetessa ha adottato un’espressione cupa, che già ci cambia quello stato d’animo che il Lettore s’era formato alla lettura dei primi due versi. Continuo. Il quarto, il quinto e il sesto versi, cambiamo ancora, riportandola agli stati iniziali le emozioni del lettore. Ecco dove emerge la forte musicalità di questo brano.

Non so se mi sono spiegato sufficientemente; per far capire dove voglio arrivare. Sicuramente avrete ascoltato in qualche circostanza della musica classica: i “crescendi” rossiniani, oppure quelli beethoveniani, di quest’Ultimo sia delle sonate, sia delle sinfonie.

Noi qua ci troviamo né più né meno, nella medesima situazione.

Ancora: Il verso quaternario termina con tre puntini, quindi pausa di sospensione!… Ecco l’effetto che emerge stupendo!

Sarebbe però bene che fra strofa e strofa, specialmente quando di verificano effetti emotivi così altamente drammatici, ci sia sempre uno spazio (riga) vuoto.

Devo anche aggiungere questo: Sono tutti versi di metrica diversa, dove prevale il verso ottonario (uno non l’ho riportato). Quindi la rima è LIBERA, ma a mio giudizio è una rima che pareggio la brani dei brani classici e che abbiamo studiato a Scuola!!!

Anche nei versi:

> … ma quei suoni -4-

> non arrivano alle labbra -8-

> e tetra -3-

> la mia voce -4-

Quanto detto sopra, vale anche per questi versi. C’è il crescendo (4 - e si… precipita poi addirittura in un ternario: “e tetra” , altro effetto stupendo!…

I versi che ho qui riportato sono esposti nella Lirica : “UN RICORDO” della Poetessa Libera_mente.

Alla prossima con altre Autrici e Autori.
Saluti a tutti, buona domenica per domani.

Sandro Ciapessoni.

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:29 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

Continuo la IVa puntata con altri esempi di “versi liberi”, rispettanti la metrica poetica.

I numeri rinchiusi nelle parentesi, indicano il numero di sillabe, quindi il tipo di verso.

(Versi di gtalpa)

"Contemplare il nero d’un cuore, (9)
uno spazio fuori dell’Essere (10)
dove il tuono della creazione sussurra (12) (tuono e sussurra)
dove la conoscenza muore in eterno (12)

Sono quattro versi lunghi contemplati nella metrica italiana.

E’ una quartina in “crescendo”; infatti l’Autore la inizia con un novenario e termina l’opera con due versi dodecasillabo ciascuno.

Nel primo dodecasillabo, include due “figure di spicco”, “tuono”, e “sussurro”. Potremmo dire una figura di antitesi, e lo è, ed è anche ben riuscita. Questi contrasti, o chiari - scuri, che dir si voglia, hanno molta importanza nella composizione poetica poiché creano quell’immagine visiva che descrive il pensiero dell’Autore. Infatti come “tuono” abbiamo il rumore - possiamo anche dire assordante del tuono - ma anche il tuono che a noi ci perviene da lontano, ci perviene come un “sussurro”. Meglio di così non poteva esprimersi.

Ora è la volta di alcuni versi “corti” o “brevi” (ricordatele queste definizioni virgolettate!

Sempre in “crescendo ma in alternato” e che danno indiscutibilmente il loro effetto:

Sogno d'amore di daniella40 (descrizione di luogo campestre)

Una piccola casetta (8)
vicino alla sorgente, (7)
più oltre…un murmure ruscello (9)
con limpide sue acque (7)
vita donava a un placido laghetto (11)

I primi due versi: Ottonario per descrivere un primo piano, settenario il secondo per dipingerci un qualcosa… una sorgente (il verso è già calante) per farci capire la quiete bucolica del luogo; prosegue l’Autrice dando corpo, dando vita alla sua composizione con un verso nonario, dove c’è “movimento”, dove la Poetessa ci dimostra una vita gioiosa rappresentata da qual murmure ruscello. Il verso che segue, - il settenario, ci riporta ancora a quella quiete raffigurata questa volta da quelle “limpide sue acque”.

Per chiusura di questa cinquina, usa l’endecasillabo! Il verso Principe della metrica italiana! La musicalità!…E’ lì evidente, la si sente a prima lettura.

Attenzione: Lo schema di rima di questa strofa, è il seguente:

A =…setta (casetta)
B=…gente (sorgente)
C=… scello (ruscello)
D=…que (acque)
E=…ghetto (laghetto).

Sono cinque versi a schema libero, non vi è rima baciata (A/A) o rima alterna (ABC-BCD ecc.), ma se notate bene il primo verso termina con parola similare all’ultima parola del quinto verso: … setta/...ghetto.

Proprio questa “somiglianza” da a questa strofa, una particolare caratteristica “fonetica - musicale” di graziosissimo effetto.

L’uso di versi “brevi” s’addice sovente alla esposizione di pensieri romantici, di sentimenti “gentili”. Nella strofa sopra riportata è innegabile la presenza di questi effetti.

Dall’opera:”Ti conosco” della Poetessa DanielaC64:

Un buon esempio di “metrica costante” con apertura e chiusura trinaria.
Il rimanente dei versi sono: quattro endecasillabi continui e un dodecasillabo.

So chi sei. (3)
E’ l'animo a disegnarne i profili… (11)
Percettibili linee stilizzate (11)
plasmate sotto le dita del vento (11)
sfumano nei colori della luce (11)
e migrano verso i cieli della mente...(12)
So chi sei (3)
è l'animo che mi parla di te (10)

Per l’inizio di questa Lirica, la Poetessa usa un verso trinario che dà il senso dell’uso “imperativo” a tutto il “corpus carmina” ( e che ripete poi in chiusura). Si snodano quindi quattro versi “principe” (che io personalmente… adoro!…) in rima semi alterna:
…li
…te
…to
…ce
…te

(in quel doppio “te” vi è la semi alternanza).

Attenzione: Originariamente, il terzo verso iniziava con i tre puntini (…) che ho spostato a fine del secondo verso, dove dovevano essere, per creare la sospensione giusta alla lettura.

Non hanno senso i tre puntini all’inizio del verso.

Poi: e questo è importantissimo!

Dunque: se noi leggiamo tutta la lirica senza tener conto della metrica, noi qui avremmo un testo in prosa “apparentemente” dico, cioè a prima lettura.

Ma non è così! Quel testo apparentemente in prosa, è “signora” Poesia e lo dimostrano proprio quei quattro versi endecasillabi centrali.

Nella pagina prima di queste mie “lezioni”, ho tirato in ballo il nostro Manzoni, ancora oggi poco capito. Andate al capitolo XXXIV de: “I Promessi Sposi” e leggete quella prosa… a mo’ di poesia, così come modestamente mi permetto sottoporvela io (perdonami l’ardire, caro don Lisandro!…), eccola:

“Scendeva dalla soglia (7)
d’uno di quegli usci (7)
e veniva verso il convoglio, una donna (12)
il cui aspetto annunziava
una giovinezza avanzata”

ecc. ecc.

Questa è “signora” Poesia” : Vogliamo farne il confronto con quella sopra citata?

Ricordate una cosa, ed è importante: l’ho già detto una volta e volentieri lo ripeto una seconda volta:

scriviamo quello che il cuore ci detta, poi facendo tesoro di quanto grammaticalmente e di sintassi abbiamo imparato a scuola con tanta… mala volontà, (ma che ora… ci viene buono!) mettiamo giù “nero su bianco” quanto il cuore ci ha dettato!

Per oggi, anzi, per questa settimana ho finito; ci risentiremo alla prossima.

Caramente vi saluto

Sandro Ciapessoni.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Sab Ott 22, 2005 11:34 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:32 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

Con questa “Lezione”, cercherò di introdurvi nel vivo della Poetica, al fine poterla da parte vostra, trattarla con “conoscenza di causa”, e non più empiricamente in modo superficiale o dilettantistico.

Cercherò di sottoporvi questa “pietanza” su di un piatto invitante, cosi che il contenuto di esso vi sia gradito, come fosse una scaloppina di vitella, (tenerina, tenerina…) al marsala!

IL RITMO E GLI ACCENTI:

Nella natura della poesia resta pur sempre la musica, che ne ha accompagnato la nascita, e la sua essenza eterna e ideale è il “ritmo”.

Il ritmo, anzi, è la poesia stessa, e non c’è sistema di versificazione, antico o moderno, che non sia incentrato sulle leggi di questa armonica combinazione di cadenze musicali.

Anche alla poesia più recente, nella quale il ritmo si fa elemento meno esterno divenendo quasi un ritmo dello spirito che regola la parola, presiedono le leggi dell’armonia universale della quale ogni attività creativa, è espressione.

Ogni serie ritmica di cui si compone il verso è segnalata da un’elevazione di tono che prende il nome di “accento ritmico”. In italiano, l’accento ritmico cade su alcune sillabe del verso che si trovano in una determinata posizione, quasi sempre in corrispondenza dell’accento tonico.

Questa coincidenza tra “accento tonico della parola” e “accento ritmico”, è uno degli aspetti che distinguono la metrica italiana da quella classica, basata sul valore melodico di tutte le sillabe de verso, indipendentemente dall’essere o no toniche.

E’ chiaro questo punto che nella metrica italiana, gli elementi fondamentali del verso, sono la sillaba e l’accento, e che potremmo perciò definire il verso come la combinazione tra un dato numero di sillabe e una data posizione degli accenti ritmici.

Questa combinazione produce una differenza di tempo nella pronuncia delle sillabe del verso: quelle accentate durano più a lungo perché la voce vi indugia nell’elevazione del tono.

Poiché nel verso alcune parole ricevono l’accento ritmico, le loro sillabe toniche vengono ad acquistare un aspetto secondario rispetto a quelle che lo ricevono.

Ora, mentre la sede degli accenti ritmici è pressoché costante, nei versi costituiti da un numero pari di sillabe, quella degli accenti secondari è mobile e questo contribuisce fondamentalmente ad arricchire la varietà del ritmo.

In metrica si segnano con l’accento acuto (´) gli accenti ritmici principali, e con l’accento grave (`) quelli secondati:

Nèl mézzo dèl cammín di nostra víta
mi ritrovái pèr ùna sélva oscúra
cheè la dirìtta vía era smarríta.

(Dante, Inferno I)

Anche fuori del verso, tuttavia, le parole tronche di più di due sillabe (volontà - carità) e quelle piane e sdrucciole di più di tre (marginale - compassionevole) non possono in realtà essere pronunciate con un solo accento tonico; perciò nella pronuncia la voce posa, leggermente, anche su un’altra sillaba che riceve così un accento secondario.

Quando tali parole si trovino a ricevere uno degli accenti ritmici del verso in corrispondenza del loro accento tonico, ricevono anche spesso un accento ritmico secondario in corrispondenza dell’accento tonico secondario. Nelle parole più lunghe, esso talvolta assume il valore di accento ritmico principale.

Víva Arlecchíni
e búrattíni
e gl’índovíni
víva le máschere
d’ógni paése…

(Giusti, Il brindisi di Girella).

ATTENZIONE: Osservate BENE la posizione degli accenti. Vi ho sottoposto una lezione che abbiamo precedentemente TUTTI studiato a scuola. Non è difficile… ripassarla!

La prossima: LE FIGURE METRICHE.

Saluti, Sandro Ciapessoni.

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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

LE FIGURE METRICHE.

Non vi spaventate! Ho già toccato l’argomento nelle lezioni (mi tocca dire “lezioni” ormai) precedenti; ora con un po’ di buona volontà da parte vostra, e senza complicarvi la vita, cercherò nel modo più semplice di spiegare, d’illustrare quanto vado ad esporre.

Ho pertanto già accennato all’importanza della sillaba nel verso il quale generalmente prende il nome dal numero delle sillabe che contiene.

ATTENZIONE! Nel contare le sillabe di un verso, tuttavia, bisogna tener conto di alcuni fenomeni (non sono poi tanti…) che interessano particolarmente il metro poetico e che si chiamano perciò FIGURE METRICHE.

Esse sono: L’elisione (detta anche in certi casi sinalefe, la dialefe, la sineresi (o sinizesi) la dieresi.

Allora:

L’Elisione è la contrazione tra la vocale finale di una parola e l’iniziale della parola che segue. Due sillabe vengono così a formarne una sola:

Era_il giugno maturo_era_un bel giorno
del vital messidoro,_e tutta nozze
ne gli_amori del sole_ardea la terra. (Carducci, Rimembranze di scuola)

Nel primo dei versi riportati propriamente le sillabe sono quattordici:

e/ra/ il/ giu/gno/ ma/tu/ro/ e/ra/ un/ bel/ gior/no

ma se teniamo conto dell’elisione, diventano undici:

e/ra_il/ giu/gno/ ma/tu/ro,_e/ra_un/ bel/ gior/no.

Tutte le elisioni di questo verso, sono elisioni vere e proprie, cioè fanno sentire come assorbita la prima sillaba delle due vocali.

e/r_il/ giu/gno/ ma/ tu/r_e/r_un/ bel/gior/no.

Nel terzo verso invece, soltanto la seconda elisione è un’elisione vera e propria, l’altra è più propriamente una sinalefe (parola che deriva da un verbo greco che significa fondere insieme, cioè una fusione dei due suoni che, pur essendo pronunciati in una sola sillaba, mantengono il loro suono distinto e separato:

ne/gli_a/mo/ri del/ so/l_ar/dea/ la/ ter/ra.

Dal punto di vista dello stile, l’elisione dà al ritmo un andamento più rapido e uniforme. Nel primo dei versi riportati, per esempio, rende abbastanza bene il ritmo compatto della memoria, il flusso continuo dei ricordi. E’ dunque figura che addolcisce il ritmo e tende all’armonia, alla modulazione, prendendo le parole più come insieme di suoni che come concetti.

Sulle figure metriche parleremo più avanti delle restanti, qui non trattate appositamente per non aggravare la mente di pensieri. Uno alla volta… chi va piano va sano e va lontano.

MISURA DEL VERSO:

I versi italiani sono per la stragrande maggioranza piani, e da questa norma ricevono il loro nome: un verso endecasillabo ha undici sillabe quando termini normalmente con una parola piana; poiché l’accento cade sulla penultima sillaba, esso avrà l’ultimo accento ritmico sulla decima sillaba.

Nel caso che l’ultima parola sia sdrucciola o bisdrucciola, le sillabe non saranno più undici ma rispettivamente dodici o tredici.; se l’ultima parola è tronca le sillabe saranno dieci. In ogni caso però l’ultimo accento cadrà sulla decima sillaba e il verso si chiamerà endecasillabo.

Così sarà per il settenario, per l’ottonario e per tutti gli altri versi.

Attenzione: Una prima distinzione data dal numero delle sillabe nel verso italiano è quella in parisillabo (quaternario, senario, ottonario, decasillabo, rispettivamente di quattro, sei. otto, dieci sillabe) e imparisillabe, quinario, settenario, novenario o nonario che dir si voglia, endecasillabo, rispettivamente di cinque, sette, nove e undici sillabe.

PAUSE E SOSPENSIONI.

Il ritmo non è prodotto soltanto dall’alternarsi di sillabe accentate e di sillabe atone, ma anche, come in musica, dalle pause. Una forte pausa è alla fine di ogni verso o strofa, che rimangono cosi isolate come immerse in una zona di silenzio.

Personalmente uso i tre puntini di sospensione (…) che metto soltanto e solamente a fine del verso o dentro nel verso. Dopo il punto fermo (.), la nostra grammatica vuole sempre una pausa: quindi i tre puntini di sospensione (…) all’inizio del verso, non hanno senso.

Per significare la pausa relativa alla fine della strofa, uso personalmente (e lo trovo efficace) introdurre una riga vuota tra strofa e strofa, oppure (in caso di ristrettezza di spazio) uso un rientro di paragrafo.

Sono tutti piccoli ma efficaci accorgimenti che preparano il lettore alla pausa, alla chiusura in maniera adeguata, appropriata della strofa. sempre sull’argomento della:

PUNTEGGIATURA.

La lingua italiana - grammaticalmente - vuole e pretende che: i puntini di sospensione (…)siano tre (3) e soltanto tre, né di più né di meno.

Dopo il punto fermo (.) sempre uno spazio, seguito poi dalla lettera maiuscola. Dopo la virgola (,), dopo il punto e virgola (, dopo i due punti ( sempre e poi sempre lasciare uno spazio.

Lo stesso vale per il punto esclamativo (!) e per il punto interrogativo (?) Dopo questi due segni grafici, la prima lettera vuole la maiuscola, ma attenzione a questa eccezione: se la frase che segue uno di questi segni è di immediato riferimento alla precedente, la lettera maiuscola non è più necessaria.

Esempio: Dove mi hai portato a mangiare? sulla riva del lago? /

oppure: Dove mi hai portato a mangiare? Era meglio restare a casa.

(cambiano infatti i complementi da moto a luogo a stato in luogo).

Nella prossima lezione prenderò come “esempio” alcuni versi delle Poetesse e Poeti qui presenti.

Ora vi saluto, cordialmente

Sandro Ciapessoni.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 11:44 pm    Oggetto:  Poesia Arte Letteraria
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"Poetica - Nozioni varie" a cura di Sandro Ciapessoni.

ACROSTICO.

Componimento poetico nel quale le lettere iniziali dei versi lette dall’alto in basso formano una parola o una frase di senso compiuto. Non sempre però l’acrostico si può presentare in forma verticale; anche in aspetto orizzontale si può “nascondere” una parola e un nome cui l’intera composizione ne può essere l’oggetto.

Esempio:

Francesco Delrio ha pubblicato recentemente una sua composizione "AGAPE” qui sotto riportata: Le iniziali di ogni verso, lette verticalmente, formano la parola che dà il sottotitolo all’opera:

Antichi sentimenti, che bruciano e fondono,
guardando quei fiumi, tormentati e impetuosi;
anime piene, di furore e rancore;
passione che non cerca parole.
Estreme emozioni, nel cuore nascoste.


Altro esempio: da “ARTEMISIA” di Sandro Ciapessoni.

Asfodelo de’ prati!
Ninfa Nenufara della tua casta fonte!
Non ti scordar di me, Miosotide di Trarium…
Acetosella dolce… fragilità perduta!


In questa quartina, sopra scritta, mi sono avvalso dell’ausilio di alcuni fiori cui la Ninfa ne è particolarmente attratta.

Sempre nella stessa Lirica, in chiusura, ho usato direttamente il nome della Protagonista di questa Lirica, e sullo stesso nome, ricostruito un secondo acrostico “di fatto compiuto”:

Anna! Vita tu mi rinnovi ancora
nulla pensando a quanto noi amammo,
nulla pensando a quel futuro spento…
al nostro sogno che svanì piangendo!


L’acrostico sopra riportato, se esaminato attentamente è composto con quattro versi endecasillabi ciascuno (undici sillabe - attenzione ai legamenti da vocale -).

La composizione in questo caso diventa più impegnativa poiché viene usata una metrica sola, cioè (in questo caso) l’endecasillabo. Nella strofa precedente (Asfodelo ecc. ecc.) è usata la metrica libera, infatti i versi hanno diverso numero di sillabe.

Esempio di un acrostico in forma orizzontale.

Dall’Opera “ELEVAZIONE” di Sandro Ciapessoni.

Il sottotitolo: Fiorente raggio, dammi liberi sogni!

Come lo si ricava l’acrostico in questo caso? prelevando da ciascuna determinate lettere che in questo caso sono:

per la prima parola, tre lettere (Fio - è iato!)
e per le restanti parole, due lettere ciascuna.

Quindi:
Fio / ra / da / li / so / (Fioradaliso)

ATTENZIONE!

L’acrostico si può formare non solo sulla prima lettera del verso, ma anche sulle seconde o terze lettere del verso; oppure simultaneamente sulla prima e sulla seconda (acrostico di seconda) o sulla prima, seconda e sulla terza (acrostico di terza): qui è abilità dello scrittore.

Sugli acrostici ho necessariamente usato alcune mie Opere, avendole sottomano ho quindi evitato una lunga e laboriosa ricerca fra altri Autori… (praticamente ho risparmiato tempo!)

Ora, che ho trattato dell’acrostico e che già il nostro Francesco Derio si è validamente cimentato, mi rivolgo a voi tutti qui presenti, affinché un “tentativo” sia fatto anche da voi. Sono matematicamente sicuro che ci riuscirete, quindi (ergo!…) l’aspetto e vi ringrazio.

Cordialmente a tutti, e fiducioso del vostro estro, del vostro impegno, vi saluto.

Sandro Ciapessoni.

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