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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Racconto: "Volo 757"
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:41 pm    Oggetto:  Racconto: "Volo 757"
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Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2009 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

“Volo 757”

Sinossi

Ancora un sogno premonitore, questa volta però molto meno lieto del precedente, anzi addirittura catastrofico: si tratta, infatti della premonizione onirica, della caduta dell’aereo con 90 bambini a bordo sul Lago di Costanza. Forse ricorderete la notizia, di questo tragico fatto realmente accaduto. Ad ogni modo il racconto, narrato ancora una volta in prima persona dall’Autrice, ci commuoverà talmente tanto, da sentirci vicino a lei e a quei poveri bimbi il cui destino evidentemente era già stato segnato! C’è una particolarità però: alcuni dettagli del sogno non corrispondono alla realtà che ci è stata raccontata tramite giornali e Tv su questo sconvolgente avvenimento. Chi avrà ragione: l’autrice che lo aveva previsto 24 ore prima, sognando che anch’essa precipitava proprio con quello stesso aereo e quindi sapendo bene perché sia precipitato, o i mass media?


********

Completamente intirizzita sul mio letto, mi risvegliai letteralmente sobbalzando e urlando, ancora tutta annodata tra le lenzuola. <<Cosa c’è?>> Chiese istantaneamente mio marito, spaventato e svegliato in malo modo dal mio urlo. Difatti, ancora completamente addolorata, tanto che mi facevano male allo stesso momento le gambe, i reni, la schiena, il collo…. In preda al panico e senza manco accorgermene avevo appena gridato: <<Siamo morti tutti…. Siamo morti tutti!>> Invece, no! Destino volle che io ero ancora viva, ma come potevo ancora esserlo, dopo che era come se il mio corpo fosse stato catapultato giù da un palazzo di almeno 10 piani direttamente sul letto? Ero sconvolta e con la mente ancora offuscata tristemente mi alzai; poi subito mi guardai allo specchio, quasi per essere certa che ci fossi ancora e prendere coscienza di me, e anche sul mio volto erano più che evidenti i segni della tragedia che avevo “realmente vissuto” poco prima di risvegliarmi in quel modo atroce, e che mai così forte e violenta mi era capitato di provare, fino ad allora. Subito dopo di me anche mio marito si alzò, poi io come un automa, lui incuriosito, svolgemmo entrambi la quotidiana tolettatura mattutina, qualche sorso di tè insieme, ed era ormai giunto per lui il tempo di uscire di casa per andare al lavoro, ma sulla soglia, dopo il solito dolce bacio, mi disse: <<Stasera quando torno mi racconti tutto. Stai bene ora?>> <<Sì, sì…. A stasera, ciao!>> Non stavo bene per niente: l’aereo sul quale viaggiavo era appena precipitato! Essendo poi risaputa la mia paura ed angoscia che mi coglie ogni volta salgo su un aereo e che ho cercato di superare facendo forza su me stessa e solo per non perdermi i luoghi meravigliosi che sono su questa nostra terra; e dato che quello che avevo da sempre temuto era ora, seppur in sogno, realmente accaduto: chissà quali spiegazioni avrebbe iniziato a partorire la mia mente di lì a poco, facendo riaffiorare la fobia ora ancora più forte, perché avevo appena provato, in maniera così veritiera, ciò che sono certa accada realmente quando si precipita con un aereo. Sì, realmente perché non si era trattato solo di un sogno, io non lo ricordavo solo come un incubo, ma mi sentivo realmente: una sopravvissuta! Seduta rattrappita, su d’una poltrona, in mancanza di quell’equilibrio di gambe che potesse sostenermi in posizione eretta, ogni singola particella del mio corpo continuava a tremare ansiosamente, facendo dondolare avanti ed indietro, a braccia strettamente conserte, tutto il mio corpo in un affannato e repentino ciondolìo, che accelerava al solo rammentare un’amara certezza ora ottenuta, e cioè detto senza mezzi termini: che quando si precipita con un aereo non si muore subito, come molti credono o meglio come tutti gli aero-fobici cerchiamo di auto-convincerci, sempre mettendo in conto un’ ipotetica disgrazia…. Difatti almeno che non si tratti di una esplosione a bordo, ora io sapevo, per averlo appena provato, che se non si ha la fortuna di una perdita di coscienza, che io nel precipitare fortemente anelavo, si muore solo dopo atroci sofferenze e solo all’impatto, che si attende terrorizzati, scioccati, ma ancora vigili, ripetendoci: “Ci siamo, ci siamo, ora ci siamo….” poi l’impatto: che per certi versi nell’atrocità del momento è quasi liberatorio. Impatto che nel mio caso fu soltanto sostituito dal mio risveglio. Ero dunque salva, ma non riuscivo proprio a capire come ciò fosse possibile, dato che avevo per di più visto chiaramente, subito dopo lo schianto, il mio corpo senza vita giacere al suolo tra i rottami in fiamme di un aereo spezzato a metà! Quello stesso corpo dentro al quale poi venni letteralmente catapultata, non senza evidenti dolori fisici dovuti al colpo e all’iniziale impossibilità di respirare, tanto che credevo che le lenzuola, evidentemente attorcigliate su di me dopo quel sonno frenetico, mi stessero strozzando. Ad ogni modo, quello che involontariamente ero stata destinata a vivere quella stessa notte, tutto sembrava meno che un sogno, forse più simile ad un terrificante viaggio astrale! E già questa differenziazione di cui sempre più stavo prendendo coscienza, non più solo sogno, ma viaggio astrale…. Mi metteva i brividi addosso! In effetti era stato proprio come se la mia Anima per qualche istante fosse uscita dal mio corpo, avesse preso posto su quell’aereo, per poi dopo la tragedia, ritornare ad essere parte di me e dandomi così realmente modo di sopravvivere. O forse più semplicemente solo perché, un solo istante prima del risveglio, una vocina famigliare mi disse: “Monia, ora svegliati!” ed io con un sobbalzo improvviso, che mi fece ritrovare seduta sul mio letto, esegui l’ordine. Ad ogni modo, ero ormai catturata da ore da questi miei pensieri, senza riuscire a pensare ad altro, senza poter dare risposta a nessuna delle mie tante domande, ma solo continuando a chiedermi il perché avevo dovuto vivere quello spezzone di un film tanto sconvolgente, che aveva per sempre diviso in me e così nettamente la vita dalla morte, una soglia ormai chiara nel mio ricordo, in quanto su tutta la mia pelle avevo in verità percepito questo confine, che per ben due volte e nello stesso istante mi era stato dato modo di oltrepassare. Perché? Iniziai a darmi delle risposte, una sola in realtà, scaturita spontaneamente in base al mio modo di percepire “il tutto”, vita e morte insieme, presente e Oltre all’unisono: stava per accadere qualcosa di bruttissimo! E Visto che la situazione onirica di premonizione non mi è nuova: il collegamento mentale, che in questi casi è di routine, tra veggenza e realtà, mi spinse ad accendere subito la televisione, era l’ora del Telegiornale, ma niente, non si parlava di disastri aerei. Ne fui estremamente felice e così risollevata dalla mancata tragica notizia cercai allora di convincermi che avevo semplicemente sognato una delle situazioni di cui inconsciamente e consciamente sono più terrorizzata…. Tutto qua! Certo però: “una spiegazione buona, ma banale…. Forse troppo affrettata?” mi suggeriva la mia coscienza, se poi soltanto di coscienza si tratta, e che in questi casi continua a rigirare la lama nella ferita, fino a costringermi ad ammettere a me stessa che devo fidarmi volente o nolente, di queste mie sensazioni, perch’esse non mi ingannano mai! Difatti, seppure volevo fortemente evitare di credere a questa ipotesi, la parte di me ancora legata a filo doppio a quelle atroci immagini di poc’anzi mi suggeriva che di solito le mie premonizioni non avvengono mai subito, ma che generalmente, da queste all’avverarsi delle stesse, passano dei mesi. Ma anche questa ultima teoria, seppur vera in genere, in questo caso particolare, non mi soddisfaceva e non mi convinceva affatto…. Perché questa volta non si era trattato della solita premonizione onirica, per così dire più “leggera” del solito, ma a differenza delle scorse volte, nel bene e nel male tutte ad una ad una puntualmente concretizzate, questa volta quella sensazione era stata più intensa, talmente forte che non mi sarei affatto stupita se quanto sognato fosse già accaduto e magari proprio nel mentre che lo stavo sognando. Da questo punto di vista però i vari notiziari televisivi, non mi davano ragione, difatti né durante la notte, né durante quelle prime ore del mattino era accaduto niente di così tragico…. Fortunatamente! “Ed allora quando?” Ecco ci risiamo la mia coscienza proprio non voleva tacere e continuava a tormentarmi. Difatti adesso per me, non era più il “perché” ad essere così sostanzialmente importante, ma il “quando”…. Che, per forza di cose e in base ai miei cervellotici ragionamenti, doveva essere prestissimo! E all’ormai presa coscienza del poco tempo a disposizione, si aggiungeva poi il fatto inoppugnabile: che non avessi abbastanza indizi per stabilirlo e anche in caso contrario, sempre se fossi poi riuscita a svelare quell’arcano che ora mi attanagliava la mente, come avrei potuto avvisare qualcuno? Ma soprattutto: con quale coraggio? Forse solo con quello irragionevole e istintivo di una pazza, che sbandiera ai quattro venti le sue astro-fisiche fantasie! Eccolo dunque, puntuale come un orologio: il panico mi prese. E soprattutto il fatto di aver ricevuto un messaggio, che non ero in grado di comunicare a nessuno, mi immobilizzava la mente, solo una domanda mi restava ancora e unicamente da porre a questo infausto destino, il quale sembra che forzatamente voglia che io sappia anticipatamente quanto, invece, io stessa non ci terrei proprio a sapere: dunque perché proprio io? In effetti perché proprio io dovevo essere: prima l’ascoltatrice, poi oltretutto la messaggera di tali catastrofiche notturne visioni? Eppure già in passato mi sembrava di aver ben dimostrato, e reso noto che non ero evidentemente la persona giusta, dato che non riuscivo ad arrivare a nessuna plausibile risoluzione dei casi che oniricamente mi venivano sottoposti e dato che non riuscivo in nessun modo a far chiarezza in quei fatti, come pure esattamente stavolta troppo pochi erano gli elementi a disposizione! Mi scervellavo e intanto continuavo a ripetermi: “Non è possibile! Ancora una volta…. No!” Ciò nonostante, facendo così forza su di me, cercai di ricordare, ancora e ancora, senza tregua anche il più piccolo e misero degli indizi, che certamente in qualche angolo recondito della mia mente doveva essere rimasto registrato. Ad un certo punto, finalmente, nella più completa concentrazione avevo appena rammentato un indizio forse importante, ma era solo un numero, anzi un numero a metà: “sapevo” difatti per certo che mancasse la parte iniziale, mentre le ultime due cifre erano 57. E solo a questo punto decisi di non arrendermi, perché forse ero realmente e finalmente giunta ad un passo dalla soluzione! Corsi così, subito e per prima cosa, a guardare la data sul display del telefono, era il 3 luglio 2002: e se 5-7 fosse significato 5 Luglio? Oh, mio Dio: sarebbe accaduto tutto due giorni dopo! Solo due giorni, come potevo fare, chi avvisare di un avvenimento così tanto troppo ipotetico come la data stessa, che eventualmente ero riuscita a mettere insieme, senza certezza alcuna? Ero frenetica nei pensieri e nei movimenti, mica potevo avvisare tutte le compagnie aeree mondiali di non volare il 5-7! In un clima di atti terroristici, iniziati dopo l’11 Settembre 2001 mi avrebbero preso subito per una mitomane e sarei stata subito portata al centro di igiene mentale: non avevo prove, non avevo ulteriori indizi, dovevo solo calmarmi!

Quella stessa sera dopo cena, dopo un bel film, visto quasi forzatamente per pensare solo a quello e non più ad altro, erano circa le 23.15, mio marito, lupus in fabula, mi chiese: <<Allora te la senti di raccontarmi cosa ti è successo stamani?>> Ed io, sebbene molto malvolentieri al solo pensiero di dover ricordare e rivivere per l’ennesima volta il tutto, presi comunque a raccontare: <<Eravamo a bordo di un piccolo aereo, forse un volo speciale, non so assolutamente dirti di quale compagnia. Io ero lì come insegnante o tutrice all’infanzia, fatto sta che avevo con me un sacco di bambini, una cinquantina almeno, che facevo cantare, perché alcuni avevano paura dell’aereo, proprio come me, che in quel caso non potevo darlo di certo a vedere! Cantavamo quella canzoncina, sai quella: “ci son due coccodrilli, ecc….”, per rasserenarli, anche perché, era chiaro, per me che stavamo andando in vacanza. Sull’aereo c’erano anche degli adulti, chi dormiva, chi leggeva…. Ad un certo punto dal fondo si alzano degli uomini col viso coperto, armati, mi spingono in un posto vuoto, parlano, urlano, non li capisco, i bambini piangono, io sono terrorizzata, non posso andare da loro mi ucciderebbero subito ed io non servirei più a nulla…. Faccio segno dal posto, mettendomi l’indice sulla bocca, ai bambini più lontani di calmarsi, di non piangere, di fare silenzio…. Accarezzo sulla testa quelli vicino a me, ne tengo abbracciato uno forte al petto, è un bel bambino biondo con grandi occhioni azzurro-verdi intrisi di lacrime: -Ci salveremo…. Tra poco finirà tutto!- gli dico bugiarda. Cercavo di tranquillizzarlo e auto-tranquillizzarmi. In quel preciso momento, un signore anziano viene preso dal panico, prova ad alzarsi, uno di loro, erano in 4, lo uccide con un solo colpo alla tempia, un buco sulla carlinga inizia a volare tutto, delle spie suonano, lampeggia tutto, l’aereo sta perdendo quota, moriremo tutti, moriremo tutti…. Da questo momento in poi inizia la parte più inverosimile ed inspiegabile razionalmente dell’intero sogno, sperando che di solo sogno si tratti, difatti uno dei terroristi passa tra i passeggeri urlanti, ha con sé una valigetta nera con dentro delle iniezioni letali…. Non capisco la loro lingua, ma è come se comprendessi lo stesso ciò che stanno dicendo, vogliono offrirci la possibilità di morire prima, senza dolore, chiedono chi vuole morire prima dello schianto, alcuni accettano il suicidio. Poi lui arriva da me, si avvicina con quell’ago al mio braccio, e io inizio a gridare: -Io no, io no, non mi suiciderò mai, no rinuncerò mai volontariamente alla mia vita!- Ho pensato ora mi ucciderà lui, invece il terrorista, con un accenno di sorriso, passa oltre…. Come ti ripeto questa parte è per me incomprensibile, la sola spiegazione che posso dargli ora riflettendo razionalmente è che sul punto certo di morte, io abbia voluto ammettere e sottolineare a me stessa l’importanza della vita e la conseguente negazione della possibilità di dar fine a questa, per proprio conto e quando ci fa comodo. Insomma come se avessi fatto un’attestazione di Fede durante l’ultimo istante di vita e pochi attimi prima di morire. Ad ogni modo, poi c’è stato un repentino cambio di scena: adesso vedo distintamente il pilota, impegnato a ritirar su quel maledetto aereo, lo vedo distintamente, come se tra noi e lui non ci fosse nessuna cabina, come se lui fosse l’autista di un autobus, sta parlando in inglese, forse prova a comunicare con qualcuno a terra, un terrorista va da lui gli punta la pistola alla testa, il pilota fa solo in tempo a dire urlando “Let us go down…. Let us go down!” poi il terrorista lo fa tacere per sempre. Davanti a noi all’improvviso appare il muso di un altro aereo molto più grande di noi…. E’ la fine…. Adesso è accanto a noi, ci ha sfiorato, forse colpito con la sua ala…. vedo un numero 57…. Non capisco più nulla sono in preda al panico più totale, con la certezza assoluta di stare per morire! E forse c’è già stato uno scontro, non lo so, il vento gelido mi percuote il viso e le membra…. So solo che ora, quello che resta di noi, sta precipitando al suolo a tutta velocità. Una sensazione orribile, non credevo durasse così a lungo, credevo che per la pressione e la velocità di caduta si morisse subito, oppure si perdessero i sensi, invece no, in quei secondi infiniti, sono ancora vigile e come sulle montagne russe poco prima del giro della morte, continuo a ripetermi, “ci siamo, ci siamo quasi, ecco stiamo per toccare terra….” L’aereo fischia fortissimo è assordante, le orecchie mi fanno malissimo, si va giù in picchiata, ci siamo: l’impatto…. L’aereo è a terra, diviso in un unico troncone fumante, la nostra coda….Noi eravamo lì! Poi la mia attenzione è attratta da quei piccoli corpi senza vita, quanto inenarrabile dolore, anche io con loro giaccio lì inerme…. Mi vedo…. Siamo morti tutti…. Siamo morti tutti!>> <<Queste sono le medesime parole che gridavi al tuo risveglio.>> mi disse sorpreso mio marito. <<Si. Poi ho aperto gli occhi senza capire per qualche istante chi fossi realmente e perché da morta, ora, ero viva…. E’ bastato qualche istante per recuperare la mia vera identità, ma io, se ero proprio io su quell’aereo, c’ero e sono morta d’avvero. Se si trattasse di premonizione vorrei evitare questo terribile infanticidio, ma come faccio? Non ho un elemento decente per giungere al dove o al quando, so solo come: di certo un attentato,questo non me lo toglie nessuno dalla mente, specie quando rivedo la scena del pilota che supplica il terrorista e via radio la torre di controllo di poter scendere più in basso di quota, per evitare quello che lui evidentemente aveva già visualizzato sul suo radar di navigazione: uno scontro! Perché volevano far schiantarci contro quell’altro aereo? Chi c’era sul nostro? Chi c’era sull’altro che doveva morire, portandoci con lui tutti nella tomba? E dell’altro poi ho solo una porzione di numero 57 so per certo, non chiedermi come, che manca la parte iniziale, tra l’altro non ho affatto la certezza che fosse scritto su alcuna carlinga sebbene ricordi di averlo visto solo quando l’altro aereo ci stava venendo addosso….>> <<Hai parlato di un aereo piccolo il vostro, e uno più grande quello dell’impatto, il numero completo di questo potrebbe essere 757, ovvero il numero di un Boeing!>> realizzò a quel punto mio marito. <<Hai ragione il numero era proprio questo 757….Come ho fatto a non pensarci prima? Ero così concentrata sul trovare una possibile data, che non ho affatto pensato che 757 è il numero dei voli Boeing! Dunque eravamo in rotta di collisione con un Boeing?>> Avevo i brividi che mi percorrevano tutta la pelle, dalla punta dei piedi fin su alla testa: 757, che a questo punto non è una data come credevo io, ma proprio il numero di uno dei due aerei coinvolti nella sciagura. <<Beh, sapere questo però cambia di poco tutta questa incredibile situazione in cui mi ritrovo invischiata…. Cosa devo fare? Non posso fermare a tempo indeterminato tutti i voli Boeing 757 e neppure tutti gli AirBus con a bordo un carico di bambini, con la unica motivazione di una supposizione onirica…. Per cui, non ci resta che augurarci e sperare che una tragedia simile non avvenga mai!>> Le ultime parole famose, o meglio gli ultimi buonissimi propositi! Quella notte ci misi un bel po’ a prendere sonno, forse per paura di rivivere le stesse immagini, forse però se lo avessi fatto avrei potuto cercare di cogliere qualche indizio in più, provai a dormire ma niente, quella notte non sognai!

Il mattino seguente, però, mi alzai comunque di buon ora, accesi senza pensarci e anche senza veramente seguirla la televisione e intanto mi preparavo il caffè in cucina, quando dall’apparecchio acceso in salotto udii distintamente: -Il luogo dell’impatto….- Subito andai davanti al televisore e vidi: un piccolo aereo in fiamme, in mezzo ad un campo… Non poteva essere! Era il quattro luglio, secondo la mia primissima errata ipotesi poi scartata, mancava un giorno, mancava un giorno…. Doveva mancare un giorno! Perché…. Perché, così presto? Con la testa china tra le mani mi lasciai cadere inerte sul divano, totalmente presa dallo sconforto e dal dolore, ma con orecchie e occhi ben sintonizzati sul televisore e le prime parole che ascoltai furono: -Nella notte del 3 Luglio 2002 disastro aereo sui cieli del Lago di Costanza. Precipita un Tupolev: è strage di Bambini!- “Oh mio Dio noooo…. I miei bambini, i miei bambini….” Piangevo, ascoltavo e intanto continuavo a ripetere sottovoce a cantilena: “L’eterno riposo dona a loro o Signore…. Perché proprio a me…. Non li ho salvati…. Non li ho salvati….” Mi vedo ancora adesso, paralizzata e con le mani sudate strettamente incrociate tra loro a mo’ di ultima insensata preghiera: “fa che non sia vero….”, il volto madido, psicologicamente distrutta, su quel divano, mentre mi sentivo per due motivi terribilmente in colpa: io ero sopravvissuta a delle anime innocenti, ma soprattutto perché non ero riuscita a salvarli, né nel sogno, né nella realtà. Non sapevo di preciso cosa era un Tupolev, ero attonita e scioccata sul divano, ma pronta a cogliere ogni dettaglio sulla disgrazia, riferito dall’inviato speciale sul luogo del disastro, mentre continuava a rimbombarmi nella testa quella fatidica frase: -strage di bambini.- Proseguiva così un tecnico aeronautico: -il Tupolev Tu-154, protagonista oggi di un nuovo incidente aereo, è un piccolo aereo tri-reattore a medio-lungo raggio….- Vi rendete conto? Era proprio accaduto, ciò che avevo visto io! Le informazioni tecniche proseguivano, ma io ora ero assente non le seguivo più. Si alzò anche mio marito che quel giorno non lavorava mi vide sconvolta, riuscii solo a dirgli: <<E’ successo davvero! I bambini sono morti….>> Dopo queste notizie tecniche il commentatore riprese la parola, forse ora avrebbe detto quello che interessava sapere a me: e precisamente com’era accaduto “l’incidente”? Se così vogliamo chiamarlo, ma io so che non è così!

Questo in breve quello che capii: COLLISIONE TRA UN TUPOLEV TU-154 (delle linee aeree regionali russe 'Bashkirian Airlines') ED UN BOEING 757 DELLA DHL sul lago di Costanza! Lo scontro c’era stato, veramente! Era dunque ormai più che appurato che quel numero incompiuto, non era la famigerata data…. Ma proprio il numero del Boeing 757! Questo aereo della 'Dhl' aveva fatto scalo a Bergamo ed era sotto il controllo degli “uomini radar” italiani. Il passaggio di consegne agli svizzeri, secondo quanto ha confermato la Skyguide, è avvenuto alle 23:20, ossia 16 minuti prima dell'incidente. Ore 23 e 20…. Io alle 23 e 15 della sera prima lo stavo raccontando a mio marito! Dunque, il disastro, non è avvenuto mentre lo sognavo, ma mentre lo stavo rivivendo, inverosimilmente, su tutta la mia pelle! Il Tupolev russo è rimasto sotto il centro di controllo di Monaco di Baviera fino alla 23:30. La collisione è avvenuta alla 23:36. Ovvero esattamente quando, la sera prima, io lo avevo appena finito di raccontare a mio marito, dopo essermelo tenuto dentro per un’intera giornata. Ecco infine i punti su cui si è poi concentrata l'indagine, tesa a far chiarezza su questo scioccante disastro aereo…. Tutte le disgrazie aeree sono terrificanti, ma questa forse lo è più delle altre, perché ha visto coinvolti dei poveri bambini! Ho voluto così seguire l’intera indagine molto da vicino perché come si può ben capire mi sentivo terribilmente coinvolta: in fin dei conti su quell’aereo c’ero stata anch’io! Ho così iniziato a fare delle personali e minuziose ricerche soffermandomi specialmente su quei punti della reale tragedia che maggiormente erano similari al mio sogno, ed ecco cosa ho scoperto:

1°-“QUEI FATALI CINQUANTA SECONDI”. L'uomo-radar della Skyguide, la società svizzera di controllo del traffico aereo, ha lanciato l'allarme solo 50 secondi prima dello scontro tra il Tupolev russo e il Boeing della 'Dhl'. La Skyguide dice che i tempi erano un po’ stretti ma sufficienti. Ma secondo l'Associazione dei piloti tedeschi normalmente “ci vogliono dai cinque ai dieci minuti per separare due aerei in rotta di collisione”. L'inchiesta dovrà chiarire perché la segnalazione sia partita meno di un minuto prima dell'impatto. Ricordo bene, che poco prima dell’esplosione il pilota gridava a squarciagola una frase in inglese, come: “Let us go down…. Let us go down!” Seppi poi da mio marito, “controllore di volo”, che questa frase tecnicamente non è esatta, in realtà in gergo tecnico si dice: “DESCEND” ma forse io nel sogno l’avevo così intesa per poi ricordarmela e capirla traducendola letteralmente dall’inglese “Lascia che scendiamo…. O facci abbassare di quota!” Dall’altra parte però non rispose nessuno! Forse noi sul piccolo aereo non abbiamo fatto in tempo a scendere di quota perché ormai l’aereo era senza controllo! E il pilota se l’è trovato davanti all’improvviso, in 50 secondi ha provato a chiedere aiuto, ma poi è stato ucciso!

2°- “FREQUENZE RADIO”. I piloti devono costantemente sintonizzarsi su frequenze radio diverse quando sorvolano lo spazio aereo europeo. Gli inquirenti cercheranno di appurare se il pilota del Tupolev fosse sulla frequenza giusta al momento in cui la prima segnalazione da terra è partita. Forse no, perché io ricordo bene, che dall’altra parte, non rispondeva nessuno!

3°- “SISTEMA ANTI-COLLISIONE A TERRA DISATTIVATO”. Il sistema era stato spento per aggiornare il software. Secondo alcuni esperti, la sua importanza non è determinante, anche se è probabile che questo si riveli un anello importante nella tragica catena che ha portato al disastro.

4°- “TCAS”. Il sistema automatico anti-collisione montato sugli aerei sembra avere funzionato solo nel caso del Boeing. La compagnia russa 'Bashkirian Airlines' sostiene che il Tupolev ne era equipaggiato, mentre un portavoce della Skyguide lo ha messo in dubbio. Se la compagnia russa ha ragione, l'inchiesta dovrà stabilire se vi sia stato qualche malfunzionamento.

5°-“RVSM (Reduced vertical separation minimums)”. Anche in Europa, la separazione minima verticale tra due aerei è passata da 2 mila a mille piedi (600-300 metri). Gli inquirenti cercheranno di appurare se la norma possa essere stata una concausa della sciagura.

Ad ogni modo, oserei dire con un pizzico di gelida ironia, le cause della sciagura restano ancora “TUTTE” da chiarire! Io sono ancora viva, ma la mia Anima che quella notte era lì, è segnata profondamente per sempre! Ed ora ho solo un desiderio nel cuore: portare un fiore sulla tomba dei miei bambini!

Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:41 pm    Oggetto: Adv






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