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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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IO: ALLO SPECCHIO (Intervista AutoBiografica)
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Monia Di Biagio

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Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Mer Ago 30, 2006 11:59 am    Oggetto:  IO: ALLO SPECCHIO (Intervista AutoBiografica)
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IO: ALLO SPECCHIO (Intervista AutoBiografica)

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Copyright©2007. Immagine inedita e di esclusiva proprietà dell’Autrice Monia Di Biagio. ®Tutti i diritti riservati.

“Il viaggio dentro me, occhi negli occhi con la mia Anima: è quello che faccio notte e dì, e che continuerò a fare ogni giorno della mia vita, senza tregua, con travolgente passione, estrema indole d’un cuore cantore che ha voglia di dire, di conoscersi meglio…Per capirmi, per carpire l’arcano segreto della vita. Ciò che è dentro noi tutto sa, ciò che è dentro noi ce lo dirà!” (Monia).

***********

-Note introduttive all' intervista: "Allo Specchio"-

quella che segue è un “MIX” delle interviste che mi sono state fatte nel tempo, proprio da quei giornalisti che più ho amato e che, più degli altri, con le loro domande hanno saputo far intensamente vibrare le corde della mia anima. Ve le ripropongo, in quel miscuglio che più mi è proprio, perché in effetti se io avessi potuto intervistare me stessa, sarebbero proprio queste e così riproposte, le domande che mi sarei fatta... Non a caso ho voluto intitolare questa personalissima intervista: “Allo Specchio”, proprio come la rubrica che poi gestisco sul sito “Speaker’s Corner” della R.C.S.

Le domande di questa intervista nello specifico sono state redatte dai carissimi e stimatissimi:

- Carlo Santulli: Giornalista-Redattore della rivista letteraria "Progetto Babele", sulla quale sono "L'Autrice del mese" Dicembre 2004, del P.B. n° 12.

- Davide Morelli: Fondatore ed Amministratore di “Evidda”: Sito & Associazione Culturale. Il quale già due volte mi ha intervistata e chiamata in causa, ed ultimamente proprio per parlare di me e di Scritturalia, sulla Rubrica "Web Wanted", sulla Rivista "I soliti ignoti", della Giovane Holden Edizioni.

- Elisabetta Bilei: per la rubrica “L’angolo di Elisabetta”, presente sui siti Letterari: nuoviautori, miele nero e parola di donna.

Grazie a loro. Buona lettura a voi!

**************

-A che età hai iniziato a scrivere?

Ho sempre un po’ di timore, forse dovuto ad una personale ed innata timidezza, a rispondere a questa domanda, perché son certa che la mia risposta, nella mente di molti, mi farà apparire come il “Genio Incompreso”, un po’, insomma, come il "Wolfang Amadeus Mozart della situazione", anche se io rispetto a lui ho incominciato a dedicarmi alla mia Arte, un po’ in ritardo… Avevo 9 anni, ecco l’ho detto, quando scrissi il mio primo libro, non un singolo racconto, ma proprio un libro intero! Tant’è vero, ricordo, riempii dalla prima all’ultima pagina un "diario segreto". Quello scrigno prezioso, compagno e buon ascoltatore di ogni bambina, dove, le mie amiche celavano i loro segreti e vi imprimevano i loro “primi amorini” nero su bianco, io invece vi scrissi un’intera storia di fantasia! A dire il vero ne avevo due di diari quello che utilizzavo con le mie compagne e dove scrivere “Monia ama...” ecc.ecc. E l’altro dove scrissi la mia prima storia inventata… Insomma per farla breve, ho iniziato a dedicarmi “all'Arte della Scrittura e del Narrare precocemente”, questo è ciò che si dice di me, e proprio per questo mio primo, chiamiamolo, “romanzo” che si intitolava «Jaqueline», che poi era anche il nome che io stessa mi davo nel gioco preferito, “a fare le signore”, con le “amichette” e che ho dato ad ognuna delle mie 18 Barbies... Un po’ ripetitiva forse? Ma questo era veramente e fortemente il nome che avrei voluto, e la fantasia che imprimevo in quei giochi erano di volta in volta un nuovo capitolo del mio libro! Avventure insomma prima sperimentate praticamente, e sulla mia pelle, e poi messe nero su bianco le future gesta della mia protagonista… Passavo così alla narrazione delle imprese di Jaqueline, ovvero di me stessa, che “in terza persona” diveniva la nuova Super Eroina, (sulla scia dei Super Eroi della Warner Bros) non con le mie fattezze, ma con quelle della Barbie, appunto! Naturalmente questo mio primissimo libro è rimasto inedito, e a dirla tutta: avrei voluto custodirne gelosamente l’originale, ma non so più che fine abbia fatto!

-Perché proprio a 9 anni?

Boh, perché? L’unica risposta è: che non avrei potuto farlo prima, anche se avessi voluto, non sapevo ancora maneggiare la lingua Italiana, quando poi a scuola mi diedero tutte le nozioni per farlo, ed io sapevo di aver raggiunto un discreto livello, (forse e non a caso, la mia maestra, si fotocopiava tutti i miei temi!) decisi di cominciare: non più le favole dei Fratelli Grimm, non più i cartoni visti in TV, ma una storia tutta mia! A dire il vero, c’è una maestra dell’asilo che racconta insistentemente, ogni qual volta la incontro, che già da allora mostravo una spiccata capacità del raccontare storie fantasiose, inventate sul momento, con le quali tenevo buoni ed incollati ai banchi "il resto della cucciolata". Al contrario del mio primo “romanzo”, stavolta, le prove di quanto sto dicendo sono rimaste: la maestra dell’asilo le ha tutte registrate su musicassetta, ma credo (troppe volte ho già tentato!) neanche vendendo l’Anima al Diavolo, riuscirò ad averne una copia… Che con i mezzi tecnici di oggi, per i mezzi rudimentali di allora, sarebbe anche difficilissimo se non impossibile fare! La paura è che si rovinino: ergo non li avrò mai! Insomma, quel tempo, quello della prima fanciullezza, quello ancor prima dei fatidici 9 anni, il mio unico mezzo, per raccontare quanto la mia mente aveva voglia di dire, era appunto la voce, o il disegno, pur avendo una mamma insegnante che ho assillato, per insegnarmi ante tempo il corsivo ancor prima del mio primissimo giorno di scuola. Pedagogicamente esatto, ora posso dirlo, ogni istruzione mi è stata data al giusto momento: e non ho più smesso di sfruttarla.

-Sei la peggiore amica o la migliore nemica del tuo io letterario?

Ho riletto almeno due volte la domanda, ma solo per essere sicura e sincera sulla mia risposta: tra me ed il mio io letterario non c’è distinzione. Se proprio la dovessi trovare, la troverei forse solo una: nella vita a volte si è costretti a recitare… Il mio “io letterario” non recita mai, quindi “la vera me”, se così vogliam dire, è tutta riversata nei miei scritti, nei miei personaggi, nelle mie storie, spesso e volentieri di vita vissuta. Difatti proprio come dico ai lettori in premessa su “Destini” (il mio libro di prossima pubblicazione), parlando della mia Anima: “E’ a voi che l’affido senza ritegno alcuno!”

-Ci sono stati dei periodi di crisi del linguaggio, in cui non hai scritto una riga, oppure hai scritto quasi quotidianamente?

Non ricordo un solo istante della mia vita in cui abbia smesso di scrivere! O perlomeno, di smettere di sfruttare il fatto di saperlo fare, ed in questo caso il verbo “sfruttare” non deve essere inteso in maniera negativa, anzi… Se non scrivevo per me stessa, mettendo in rima ogni mia singola emozione, lo facevo con grande onore, per gli altri: ho perso ormai il conto di quante siano le lettere d’amore che ho scritto “per delle altre donne”, non ho mai teso al sesso femminile, ma sapevo cosa volevano sentirsi dire, ovvero esattamente quello che avrei voluto sentirmi dire io! Ed allora aiutavo gli amici, uomini, a non sbagliare il concetto con le loro fidanzate, li aiutavo a colpire nel segno, a far in modo, con il dono della retorica, che quel sentimento, già forte, badate bene, (perché la parola scritta è già amore, non lo crea!) non finisse o continuasse ancora a lungo! Oppure ripenso agli anni del Liceo, quando fondavo associazioni, pur di scrivere sempre, oltre l’orario scolastico e durante… E per farmi accompagnare in questo mio bisogno impellente “di dire” anche da altre persone: le mie due “associazioni riunite”, più riuscite di quel tempo, erano “La triade perfetta” formata appunto da me ed altre due compagne di classe, con loro ho praticamente dato vita al primo credo esperimento “on line” di libro a più mani, ma senza computer, le nostre “botta e risposta”, manoscritte, si svolgevano in classe, anche durante le ore di lezioni meno interessanti. Oggi rileggendo, quelle pagine su pagine, scritte di getto e senza modificare alcuna bozza, potrei definirle “esperimento sociologico”: un vero e proprio “saggio diretto” sul “sentimento amoroso adolescenziale”… Materiale per Muccino insomma! La seconda associazione invece erano “Gli orti Orticellari”, un evidente omaggio alla letteratura Italiana, in questo caso ci riunivamo in case diverse, per leggere, erudirci autonomamente, commentare, trascrivere i nostri studi e i nostri pensieri, trasferirli al prossimo. Questi erano gli anni della passione culturale, poi come sempre accade la passione è diventata oggi, consapevolezza di quello che si ha e che bisogna mantenere accrescendolo, sempre! Poi ho scritto, ho scritto, e scrivo ancora, lo sto facendo in questo stesso momento e non è diverso per me scrivere per un’intervista, per un Libro, per una lettera: è sempre scrivere ed è sempre dettato dalla passione di farlo! Il mio primo lavoro non a caso, si è svolto in una piccola redazione di provincia, dove però il mio compito era dar vita a dei “redazionali” appunto, che comparivano di volta in volta su “Gente Viaggi”, quindi dal piccolo laboratorio, dove ero unica e sfruttata artefice, al Nazionale! Una gran bella esperienza, finita per me e per mia volontà, forse troppo presto! Ma all’Amore, al Matrimonio ed al trasferimento di città non si comanda! Ed è proprio per questo, che dopo aver lasciato quel lavoro che mi dava fin troppi grattacapi (vedi restare da sola in ufficio sino alle 22.00 della sera, con il portiere dello stabile che ogni tanto veniva a controllare se ero viva!) ma anche molte soddisfazioni, che ho deciso una volta, che con il mio novello sposo, ci siamo trasferiti nell’amabile Versilia che tanto mi ha portato fortuna, (su cui ho scritto anche un racconto “Versilia, Portafortuna” che ora fa parte della mia nuova raccolta “Destini” in fase di pubblicazione e spero presto nelle Librerie!)… Dicevo è proprio per questo che ho deciso di mettermi, per così dire “in proprio” ed iniziare a fare quello che facevo anche prima, scrivere, ma per me e non più per gli altri, un capo ufficio o un’agenzia! Molte altre volte da allora ho fatto le 22.00 della sera, ed anche oltre, senza rendermene conto, ma il sapore di quella fatica di ore ed ore sulla tastiera, da “libera professionista” è totalmente diverso!

-Se adesso avessi con te carta e penna, cosa scriveresti?

E’ un bel po’ che sono incredibilmente impacciata quando mi trovo ad usare in senso letterale “carta e penna”: tipo per i biglietti di auguri, una lettera manoscritta o quant’altro del genere. In effetti, certe volte penso che senza una tastiera ed un monitor davanti non saprei più scrivere! Comunque se in questo momento avessi, come in effetti ce l’ho, un foglio immacolato dinnanzi agli occhi, risponderei, senza alcun dubbio: aprendoti la mia anima, alle tue domande… In effetti aspettavo uno spunto per poter scrivere qualcosa di nuovo e riversare ancora una volta su quella pagina “tutta me stessa”! D’altronde, io non so scrivere diversamente, senza essere leale fino in fondo, al 100% solo ed esclusivamente "la mia essenza" spirituale e mentale!

-I tuoi scritti sono la versione esasperata e letteraria di te?

I miei scritti, come detto poc’anzi, sono me! E nel momento in cui io sono esasperata sono esasperati anch’essi... Ma questo in genere non capita mai, essendo io un’ inguaribile ottimista!

-Ci sono artisti, che non sono mai contenti delle loro opere. Licenziano un’opera non perché la ritengono Perfetta, ma perché sono ormai stanchi di rivederla e correggerla. Tu sei un’artista insoddisfatta o riesci a conciliarti con le tue opere?

Ricordo ancora oggi le parole del mio Editore, informato dal suo editor sbalordito, alla correzione e conseguente invio della prima bozza di “La Dama Bianca: un fantasma in cerca d’Autore” mi disse al telefono: “Neanche ad Umberto Eco, credo, sia mai stato corretto così poco… Il libro risulta praticamente intonso!” Difatti il bello di questo mio libro, almeno per me, è: che è proprio così, come l’ho scritto io, senza manomissioni altrui, come ce l’ho io salvato sul mio computer! Anzi se proprio vogliamo dirla tutta, il mio Editore Andrea Giannasi, direttore della Prospettiva, può confermare, proprio per la mia pignoleria innata, e per quella mia precisione, che negli anni mi ha fatto aggiudicare il nomignolo di “La Precisa”, o per chi preferisce definirla cocciutaggine anziché precisione “Duchessina della tsella”, sono stata io stessa che prima dell’uscita definitiva in libreria ho preferito, rivedere, modificare, togliere ed aggiungere, fintanto non avessi raggiunto quella perfezione e scorrevolezza di lettura, che desideravo, state certi che “il manoscritto” sarebbe ancora qui con me! Ma questo non significa non essere contenti delle proprie opere! Ci si accorge della propria felicità a scrivere un certo qualcosa, sin dalle prime battute, che inarrestabilmente divengono righe, poi pagine... E quando, poi, si giunge alla fine, subito dopo quell’euforia che ti pervade la mente, il voler “rivedere” e “rileggere”, quel che si è scritto, specie per una come me invasata da una sottospecie di “scrittura automatica” è logico e giusto, non si può pensare di partorire sempre delle opere d’Arte e mettersi dalla parte di chi dovrà leggere è più che scontato e normale! La terminologia che usi tu “licenziare un’opera” non mi appartiene, piuttosto “conservo per tempi migliori”, e credo non appartenga a nessuno scrittore, forse ad un Editore, che però se ne vede passare sotto gli occhi di “cotte e di crude”, io ho potuto appurarlo con la mia presenza nella sede di Prospettiva, dove arrivano un centinaio di manoscritti al giorno! Tra questi, se tu fossi un editore, quanti ti sentiresti, dopo naturalmente il vaglio critico di una commissione di lettura esterna, di reputare: Poeti, Narratori, Saggisti! L’Italia, si sa, per tradizione o partito preso, è un paese di “Poeti e Navigatori”, ma quanti hanno le prerogative giuste per essere: l’uno, l’altro o entrambi, veramente? Per incidere ancor di più su questa mia affermazione che per molti potrebbe sembrare campata in aria, vorrei servirmi di alcuni dati, perché come si sa “la matematica non è un’opinione”, la mia invece, se presa come un pensiero personale, potrebbe esserlo: con Prospettiva, in base al resoconto annuale del 2003, di 40.000 manoscritti ricevuti dalla casa editrice nell’arco di un anno, siamo stati pubblicati in 162 autori! Ciò detto io mi ritengo già abbastanza graziata, fortunata e quindi soddisfatta così! Tutto quello che verrà sarà un “in più” un accrescimento della presente felicità!

-Scrivi per...?

Scrivo per sentirmi viva e vera ora e per essere immortale, poi. So che lo sarò comunque, essendo fermamente credente, a modo mio. Ma quando il mio corpo sarà cenere, forse oltre le mie azioni, spero positive, che resteranno in questo mondo, resterà di me solo una cosa, che andrà oltre i miei figli, la mia casa, le generazione che verranno: saranno le mie parole. Ed è questo che uno “scrittore” si deve mettere in testa prima di dire “io ho scritto”, che quelle sue parole, se non restano chiuse nell’ultimo cassetto del comò, già sono immortali e di loro nulla si potrà più fare, quando saranno alla mercé di chi è insieme e dopo di te!

-Chi è la prima persona a cui fai leggere le tue opere?

Questa è facile e sarò brevissima. Non mi fido del parere di nessuno, più del mio istinto! Ad ogni modo se mi abbisogna di un consiglio impellente, mi rivolgo a chi mi è più vicino, fisicamente, e non solo mentalmente, in genere trattasi di mio marito. Ma devo dire che colui che più ama leggere i miei scritti in anteprima assoluta, è mio padre. Certo è: che nessuno dei due uomini della mia vita si è mai sprecato in elogi o complimenti, anzi… Sono più puntigliosi di me! Ma di questo posso solo ringraziarli entrambi!

-Quali sono i tuoi autori preferiti?

Quando avrò un solo autore preferito, il mio encefalogramma risulterà piatto! Posso amare a dismisura qualsiasi autore mi stimoli sentimentalmente, oggi potrebbe essere “Tizio” domani scopro “Caio” che mi piace molto di più! Ad esempio per esser pratici, ho un sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa “Scritturalia”, di cui sono fondatrice ed amministratrice, ergo Poeti e Scrittori, iscritti a questo mio sito, ma anche diverse decine di “Amici di penna” che mi inviano le loro opere giorno per giorno, come potrei non giudicarne silenziosamente alcuni, ed amare gli altri? La mia fedeltà nella vita di coppia è inversamente proporzionale alla mia infedeltà nella vita letteraria! Posso girovagare su internet e trovare un autore strepitoso, e magari inedito, e glielo dico; ultimamente ho letto una tra le più in vista delle scrittrice americane del momento, Linda Sue Nathanson, che non sapevo esser tale finché non ho visto quante copie ha venduto del suo “Rivelazione di un Angelo” ed ho tenuto con lei una fitta ed interessantissima corrispondenza, solo perché il suo libro mi è piaciuto, solo perché ho voluto farglielo sapere. Non ho modelli, forse “pilastri”, e già dal titolo del mio Libro “La dama Bianca: un fantasma in cerca d’autore” il primato nel mio cuore è scontato: Pirandello. Anche se, e di questo il mio Vate non se ne voglia, e speriamo non mi invii una saetta da là ove si trova ora: tra “Il fu mattia Pascal” e “La coscienza di Zeno” non saprei chi mettere al primo posto. L’Ex Equo non è cortese… Svevo o Pirandello? Quando districherò questo enigma ve lo farò sapere… E’ un po’ come dire, per versi e meriti diversi naturalmente, Totò o Charlie Chaplin? Poi restando in tema di incostanza letteraria assoluta, ad esempio: nella mia prima Silloge di Poesie “Sentimento Nuovissimo”, inedita e che mai pubblicherò, ma vincitrice di numerosi premi letterari “Victor Hugo”, “Goldoni” “Nosside”, per citare solo quelli più importanti, ho deciso di utilizzare come prefazione un passo de’ “Il Piacere” di D’annunzio, che in questo breve brano riportato secondo me può essere considerato irraggiungibile da chiunque si accinga a fare della poesia anche buona, o della prosa di un certo livello… Solo la parte finale, sentite qua, dice: “Ora io mi domando: che voglio? Quale scelgo delle due vie? Rinunziare? Accettare? Rinunziare è ormai come strappare, con le mie unghie una parte viva del mio cuore. L’angoscia sarà suprema, lo spasimo passerà i limiti di ogni sofferenza. Accettare è l’eroismo che viene coronato, premiato dalla divina dolcezza che segue ogni forte elevazione morale, ogni trionfo dell’anima sulla paura di soffrire. Accetterò. Ara con pianti, anima dolorosa, per mietere con canti d’allegrezza!” -G. D’Annunzio- Solo il silenzio, un sipario che scende lentamente e fiori profumati e coloratissimi sul palco scenico della vita possono essere di commiato a quanto abbiamo appena letto. Ma la mia schizofrenia letteraria non può arrestarsi qui ed allora debbo assolutamente riportare un altro passo di un certo, Luigi La Rosa, neanche lo conosco, che ha curato la prefazione dell’ “Enciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti” stilata e pubblicata da Aletti Editore, dove anche io dopo lunghe ed accurate selezioni sono stata inserita, proprio sul finale tale prefazione dice così: "Ogni Poeta sa di aggiungere poco, probabilmente un filo d'erba, una goccia d'acqua o la luce di un minuscolo sorriso tra le algebre baluginanti della storia. Non conta il peso di ogni singola partecipazione. Non conta chi scrive di più, nè chi adopera parole più risonanti. Conta essere qui, nel forte travaglio dell'attimo e del suo morire, testimoniando che la voce di chi fa poesia è irrimediabilmente condannata all'eterno." E che vogliamo dirgli a Luigi La Rosa, non è forse bravo a scrivere così? Potrebbe esser mai il mio preferito? In quello stesso istante ho letto questa frase di chiusura di certo lo era! Sarà che io son dentro quel librone ma queste parole mi hanno fatto paura e riflettere al tempo stesso!

-Per il tuo libro “La Dama Bianca” avevi un modello precostituito?

Tu, mi chiedi di parlare dell’indicibile! Perché per questa domanda così composita brevità non può esistere! Sono stanca ora… Risponderò domani!

Come promesso ieri mi rimetto all’opera! Allora dicevamo? Ah, sì: modello precostituito? Sì, quello nella mia mente! Io non inizio mai a scrivere nulla se non ho già chiaro come sarà dall’inizio alla fine, anche il singolo racconto quando mi giunge improvviso alla mente, mi “arriva” come un lampo a ciel sereno, ma tutto intero dal titolo che gli assegnerò alla frase di chiusura! In questo momento, ti svelerò, che c’è un romanzo già cominciato nel mio cassetto, che come si diceva prima, “non ho licenziato”, ma “riposto per tempi migliori”. Questo romanzo “Un tuffo nel passato” è già tutto scritto nella mia mente, parola per parola, so già quello che faranno o diranno i personaggi, come andrà a finire, è stato tutto stabilito quando improvvisamente un giorno mi sono detta: "questa storia potrei intitolarla un tuffo nel passato" ma la storia era già lì, bella e pronta solo da trascrivere, e presto credo proprio finirò non di scriverla ma di “trascriverla”. E così è stato anche per “La Dama Bianca”, l’unico modello precostituito era quello nella mia mente! Quando trovai quell’articolo su Internet del Quotidiano “Il Tirreno” dove si parlava di questa eterea figura, che guarda caso, appariva proprio sotto casa mia, ovvero nella nuova via dove ci eravamo appena trasferiti con mio marito, il libro era già deciso, il titolo pure non poteva non intitolarsi “La dama Bianca: un fantasma in cerca d’autore” visto si diceva apparisse sotto il mio balcone. Sapevo già da subito alla fine della lettura di quell’articolo, chi e cosa dovevo cercare, come avrei impostato l’intero discorso, le ricerche, trattandosi di un saggio, che avrei dovuto fare. Ci ho messo 6 mesi per finirlo, sono 2 volumi, per un totale di 300 pagine e la giornalista che mi aiutò all’inizio a scartabellare tutti gli articoli del giornale, che parlavano appunto delle apparizioni della Dama bianca sulla cronaca locale, mi disse, quando le portai il libro per scrivermi la prefazione, che ero stata troppo veloce! Ma quando, bisogna solo trascrivere quello che è già precostituito nella tua mente dall’inizio alla fine è più semplice! E poi io non mollo l’osso finché non metto il punto! E così è stato! E così è anche per le poesie: io non scrivo e non immagino mai un verso dopo l’altro, la poesia nasce intera in rima e comprensiva di titolo nella mia mente, poi magari mi devo sbrigare a trascriverla, perché con la metrica è più complicato mantenere il pensiero stabile! E così per concludere è stato anche per questa intervista, prima ho letto tutte le domande che mi sono state poste, poi lo schema mentale di dove dovevo rispondere questo o quello era precostituito!

-Un’opera che tratta di un fantasma ad esempio può prendere come spunto “Giro di vite” di Henry James. Per questa tua fatica letteraria quali sono stati i tuoi riferimenti , se ci sono stati?

Chi è Henry James? No, nessun James. Anche se leggo moltissimo e seguo assiduamente documentari in tv che parlano di “misteri irrisolti”. Quando ho cominciato “La Dama Bianca” sul filone misteri avevo già un buon bagaglio culturale, ma quando ho iniziato il saggio sapevo già che i miei unici punti di riferimento sarebbero state tre persone, i tre testimoni oculari: un Parapsicologo, una Sensitiva, ed un Ufologo. Che per trovare e scovare, senza avere all’inizio neppure i loro nomi, e poi intervistare, mi sono dovuta trasformare sin da subito in vero e proprio detective! Ogni mia ulteriore ricerca informativa è scaturita ed è stata seguita in base a quello che mi hanno raccontato loro! Ciò detto: se avessi avuto già bello e pronto “il modello James” da seguire, non mi sarei fatta mezza Versilia in macchina, su e giù, tra mare ed Alpi Apuane, per scovare chi fossero e dove abitassero! Poi li ho trovati e da quel momento il mio libro ha iniziato a prendere vita!

-Quanto ti senti addosso la tua Dama Bianca?

Parecchio. Se la perdessi per sempre sarebbe come perdere una parte viva di me! A volte mi trovo a pensare chissà cosa combinerà ora che io in Versilia non ci sono più e non posso seguire le sue mosse? Ed appena me lo chiedo inverosimilmente, qualcuno mi scrive una e-mail dove mi dice: “E’ stata vista ancora lì” in quel tale luogo, oppure mi telefonano dal giornale e mi dicono “non se ne è andata, è ancora qui” magari perché qualcuno l’ha rincontrata e forse perché loro remota speranza era che mi seguisse sino a Viterbo... Insomma ormai io ed il fantasma della Dama Bianca siamo inestricabili, io non ho mai avuto paura di lei, e credo che lei non l’abbia mai avuta di me. Quando un giorno mi sarà data possibilità di rincontrarla, e non parlo durante la vita terrena, forse le stringerò la mano dicendo “piacere Dama Bianca io sono la tua autrice”. Se lei mi darà uno schiaffo o farà un inchino è tutto da verificare!

-Hai definito il tuo libro “La dama bianca” un saggio romanzato. Potresti spiegarmi meglio. Non trovi che questa commistione possa causare un dispendio di energie?

Parto dall’ultima domanda che mi hai appena posto: ti assicuro che almeno a me scrivere un “saggio romanzato”, come lo definisco io, ha causato “molto dispendio di energie”! Potrebbe causare la stessa cosa nel lettore dici tu? Non credo! Anche perché se ho deciso sin da subito di scrivere un “saggio romanzato”, è stato proprio per evitare di sottoporre al lettore uno di quei testi barbosi, pieni di nozioni e basta, quali spesso sono i saggi! “Saggio romanzato” a mio avviso ed io in questo senso io lo uso, significa semplicemente che si sta comunque leggendo un saggio, ma la mia presenza continua e di dialogo con il lettore, a tratti ironico, proprio come se stessi raccontando una bella favola, lo rende romanzo! E questo si capisce subito sin dalla prefazione, dove appunto scrivo che mi immagino un bel caminetto acceso e scoppiettante ed io “cantastorie di turno” che racconto questa strana storia, fin giù alle conclusioni dove saluto dicendo che spero essere stata di buona compagnia. Quindi la parte romanzata è sempre presente dall’inizio alla fine, ciò non toglie che le informazioni che vengono date riguardino pienamente la saggistica: parlare di Storia delle Religioni, Filosofia, Psicologia e Parapsicologia, Universi Paralleli, Archeologia, O.O.P.Art (out of place artifacts), di Zed, di Miti, di Leggende, di Maya e linee Nazca, di Crop Circles, sino appunto all’Ufologia… In forma romanzata, come io fortemente l’ho voluta, sin dall’inizio, ti assicuro che non è semplice, e certo per me è stato un durissimo ma soddisfacente “dispendio di energie”. In pratica ed in conclusione, la scelta è, quando si inizia a scrivere qualcosa, che potrebbe essere annoverata tra la saggistica, dove è appunto annoverata la mia “Dama Bianca”: mi metto in cattedra e faccio il professore parlando di questo e di quello ed annoiando a morte chi mi ascolta seppur parlo di cose a mio avviso interessantissime, oppure mi siedo fianco a fianco al lettore, e stile Decamerone, inizio a raccontare la mia storia? Io ho scelto la seconda via! E da subito ho capito che sarebbe stata quella che mi avrebbe impegnato di più, perché non stavo scrivendo solo un saggio, ma anche un romanzo al tempo stesso: di qui la definizione di “Saggio romanzato”!

-Per scrivere il tuo libro hai dovuto senza ombra di dubbio documentarti su varie discipline dello scibile umano. C’è mai stato un momento in cui hai pensato di rinunciare?

Ti risponderò con una battuta: quando ci si abbevera alla fonte della sapienza e della cultura, la sete non passa aumenta sempre di più! Mai, neanche un istante, ho pensato di rinunciare a scrivere questo libro, mi stavo divertendo troppo a farlo! Anzi fremevo di giungere alla fine di vederlo completo, ed è forse per questo che “ci ho messo solo 6 mesi!”come dicono in molti, che sono a conoscenza di tutte le varie peripezie per cominciare a scriverlo e poi finirlo.

-Quale è secondo te l’elemento più originale del tuo libro?

La protagonista! Lei la Dama Bianca! Lei mi ha cercata, lei mi ha trovata, lei, secondo me, ha voluto che io facessi conoscere la sua storia. Era un fantasma in cerca d’autore, e mi ha trovato! Credo sia abbastanza originale non capita tutti i giorni essere cercati dai fantasmi… A me perlomeno era la prima volta che mi capitava!

-Quanto tempo c’è voluto per giungere alla versione definitiva del tuo libro ? Quante stesure?

6 mesi, un’unica stesura!

-Hai scritto il romanzo "La Dama Bianca: un fantasma in cerca d'autore" in una sola stesura e sei mesi di lavoro, che non sono molti. Pensi che una tale facilità di scrittura sia innata in te, o l'hai raggiunta nel corso degli anni? O forse pensi che dipenda dal soggetto che hai trattato, che ti era particolarmente congeniale?

Se vuoi altri numeri più esplicativi in tal senso: “La Dama Bianca” è divisa in due volumi, (non vendibili separatamente) e sono alla fine uscite fuori 350 pagine… Ed il tutto in sei mesi, sì, praticamente 58,3 periodico pagine al mese, ovvero quasi due pagine al giorno che non sono poi molte, no? Ad ogni modo, quando mi sono ripresentata dopo sei mesi dalla giornalista della Nazione, Simonetta Tonarelli, che “gentilissimamente” mi aveva aiutata a redigere le indagini iniziali sulla Dama Bianca, per farle leggere il manoscritto completo e farmi redigere da lei la Prefazione, anche lei sorridente ed incuriosita ha sbottato: “già fatto???” Quindi rispondendo alla domanda: quali le possibili cause che mi hanno spinto ed accompagnato nella repentina stesura di questo libro? Oserei rispondere, senza ombra di dubbio, tutti e tre i sopra citati punti: “la facilità di scrittura”, ma questo forse è il punto di vista di chi lo legge, almeno spero, perché io vi assicuro che nulla di quel libro è stato facile, forse sarebbe meglio dire “la velocità” e non “la facilità” con cui l’ho scritto, dovuta soprattutto alla perseveranza di intere giornate a fare ricerche e passate a scriverlo davanti ad un monitor, mio unico inseparabile compagno di quei sei mesi. Quindi, almeno dal mio punto di vista, più di “facilità di scrittura” parlerei piuttosto di “amore per la scrittura” che è (almeno fin dove giunge il mio ricordo retroattivo) innato in me; “il perfezionamento stilistico”, poi, anche, ma questo si raggiunge solo nel corso degli anni con una pratica infinita (...e tanta strada, io, son certa, debbo ancora fare); e sì, certamente anche “la congenialità dell’argomento trattato”. Quale scrittore non scrive di argomenti a lui più congeniali? Raccontare è una passione, non credo sia possibile raccontare un qualcosa che non dia passione, che non infiammi l’anima ed inebri la mente!

-Sei stata una giornalista ed allo stesso tempo hai avuto importanti riconoscimenti come poetessa. Anche se sembrano due attività simili, non trovi che ci sia una certa distanza ed una certa differenza tra queste due attività?

Sono solo due Arti, due forme diverse e preziosissimo dono, del medesimo scrivere, del gestire la parola. C’è chi sa farlo solo in prosa, chi solo in Poesia. Io mi ritengo fortunata a sapermi esprimere in tutte e due i modi! Perlomeno credo di saperlo fare stando a quanto dice chi ha potuto giudicarmi, criticarmi, selezionarmi e poi… Tirando un sospiro di sollievo, premiarmi!

-Hai pubblicizzato spesso i tuoi scritti su Internet. Tuttavia su Internet non girano soltanto opere di qualità come le tue, ma una grande quantità di letteratura, spesso di qualità non esattamente alta. Pensi che per un autore essere su Internet possa nuocere a lungo andare, per il rischio di essere confuso con tanti racconti di scarsa qualità?

Innanzi tutto ti ringrazio del complimento inaspettato, che dall’ultima risposta è riuscito a ritirarmi un po’ su di morale. Internet è una grande scatola magica, ci si trova di tutto e di più, un grandissimo globale pacco sorpresa, che nonostante gli usi illeciti che se ne fanno, può anche contenere dei preziosi tesori, prima celati nel cuore di ognuno e poi messi alla mercé dei più. Come dico nel messaggio di benvenuto sul mio sito (http://digilander.libero.it/moniadibiagiodgl), Internet per me non è solo un modo di mettere in vetrina i miei scritti, ma anche e soprattutto quello di avere un contatto diretto con il Lettore. Credo che per ogni scrittore, o pseudo-scrittore, pubblicare su Internet significhi la medesima cosa. L’unica differenza tra queste due categorie che decidono di pubblicare on line, io non so di quale faccio parte, prendo per buono, quello che hai detto tu poc’anzi, dicevo l’unica differenza la fa proprio il Lettore con il suo commento. Ecco un’ altra grande soddisfazione, probabilmente la più grande in assoluto: ricevere e-mails inviate dal mio stesso sito, di chi quindi lì c’è passato veramente, e non ti fa più sentire un puntino tanto sperduto nell’universo globale della rete, che mi dicono “Ti ho letto on line complimenti”, “Mi hai commosso”, “Mi hai fatto vivere le tue stesse sensazioni”, “Ho comprato il tuo libro e mi è piaciuto”, “Dammi un consiglio”, “Verresti a fare la presentazione da noi”… Ecco questo tipo di messaggi, sono per me una grande gioia assoluta. E questo solo Internet, in maniera così diretta e sbrigativa, te lo può dare. Chiunque stia su internet è giusto che ci stia, se oltre a farsi un po’ di pubblicità, cerca anche questo contatto umano, che se positivo e sincero, è il più bello di tutti, non conta più che ci sia perché bravo oppure no, non conta più il discorso che si possa cadere nel fare di tutta l’erba un fascio. Chi legge sa scegliere, e su internet il gradimento è dato da un solo click, quello che ti oscura o quello che ti manda avanti nella lettura di un autore e che poi ti spinge a “cliccare” su quello stesso tasto di invia e-mail, magari per dirti “Sei brava” o "inizia a fare qualcos’altro nella vita! Tipo darti a l’Ippica"! Internet è libertà e non vengono usati mezzi termini, è così veloce che non si perderebbe tempo a soffermarsi su qualcuno che non piace, e per di più facendogli creder il contrario. On o off, bianco o nero, questo è internet!

-Ci sono vari tuoi racconti che si ispirano a fatti realmente accaduti a te od a tuoi familiari. Questo vuol dire che la realtà può essere più romanzesca di un romanzo, che si scrive più facilmente di ciò che si conosce, oppure…?

Esattamente! Quale è il romanzo più bello del mondo? La nostra vita. Non a caso chi l’ha scritta per noi non è proprio tra gli ultimi arrivati! A quell’oppure invece proseguirei dicendo, quello che dico proprio in Destini: “In questa terza ed ultima parte ho voluto raccogliere tutti quei racconti di fantasia, perché immaginati e trascritti nero su bianco da me, nei quali sono stata io a voler giocare con il Destino. E proprio l’epilogo di questo libro, così composto ed ideato mi ha fatto scoprire una gran bella verità: creare il Destino, le vite dei miei personaggi, mi ha infuso un sentimento di onnipotenza, io potevo decidere delle loro Vite e delle loro Morti, potevo farli giungere là dove avrei voluto, sin dall’inizio, che arrivassero. I protagonisti delle mie storie si sono mossi in un'unica direzione: quella che io avevo scelto per loro, ed in questo loro percorso hanno sentito, amato, sperato, gioito, hanno provato paura e dolore e felicità! Si sono innamorati, si sono amati, si sono persi e ritrovati. E tutto questo li ha resi veri, vivi come lo siamo noi. Così, una volta infuso in loro l’umano sentimento, ho compreso che non erano più le vuote ed iniziali bambole di pezza, si erano trasformati da muti burattini in esseri umani seppur virtuali, immaginari, ma presenti, veri! Ho continuato a muovere dall’alto le fila delle loro personali storie, ma ora straordinariamente non ero più io ma il loro carattere a dirmi dove avrei dovuto condurli! Come da bambina, quando giocavo intensamente con le mie bambole, ho ora giocato a dare una vita a chi senza fantasia, questa grande dote che ci è stata donata insieme alla razionalità, non avrebbe potuto vivere. E proprio come nella vita vera i loro destini erano scritti, ma lì dove i miei personaggi sono arrivati, ci sono arrivati perché fortemente con le loro spiccate personalità lo hanno fortemente voluto! Ho giocato a fare le veci del Destino, ma ancora una volta lui mi ha stupito, perché si è divertito a giocare con me! E proprio come nel “Teatro nel Teatro” forse lui sapeva già cosa avrei scritto chi e cosa sarebbero divenuti i miei personaggi, quanto mi avrebbero insegnato sul fatto che: SIAMO LIBERI DI GESTIRE I NOSTRI DESTINI! Perché viviamo le nostre vite in base ai nostri caratteri, le nostre personalità e giungiamo là dove la nostra testa ci porta, guidati dalla nostra Anima su una strada segnata per noi, con degli aiuti, ma sulla quale di volta in volta potremo decidere se imboccare un bivio o un altro. Saltare un ostacolo o attendere che venga rimosso da qualcun altro,arrivare sino in fondo alla via o fermarsi intimoriti a metà percorso. Ad ogni modo tutto quello che faremo saremo noi a farlo, lungo una via, che poi è la vita stessa e che inverosimilmente ci è stata donata, affinché proprio noi e non un altro “personaggio” potessimo esistere, vivere, esserci, ora e sempre! Vi saluto con un augurio speciale: “che la fantasia sia sempre con voi”, perché senza di essa avremmo si l’intelligenza ma saremmo umanoidi senza un’ Anima, mentre la fantasia è la massima rappresentazione del nostro “Essere interiore” la peculiarità che ci fa essere umani pensanti e completi! Non pensate che sia complicato fantasticare, per poi conoscersi meglio dentro e scoprirsi migliori di quello che siamo, è facile basta iniziare così: C’era una volta…”

-Sei stata spesso intervistata recentemente. Quando rileggi le tue risposte, pensi sempre di essere stata in grado di comunicare quel che volevi o trovi qualcosa che non sei riuscita ad esprimere compiutamente?

Ogni volta che faccio un intervista, sia che sia io a redigerla da intervistatrice, (per la rubrica che curo su RCS “Allo Specchio”, appunto), sia che sia io a sottopormi a questa da intervistata, cerco sempre di essere chiara, lineare, completa nei discorsi affrontati, ed il meno possibile noiosa per il lettore, vista la mia congenita ed inguaribile prolissità. Ma ahimè, le mie interviste, come qualsiasi altra cosa io mi accingo a scrivere, nascono di getto, da un portentoso movimento in su e in giù per la tastiera che non trova loco sino all’ultimo punto, dettato da una mente che come sempre dico ironizzando: "va molto più veloce delle mie tre o quattro dita utilizzate su un toltale di 10", rendendomi spesso dislessica nella composizione! Ed è proprio per questa mia impulsività nello scrivere, che poi rileggendo ogni mia parola, naturalmente mi dico “Beh, avrei potuto dire anche questo…” Ma proprio perché le mie parole nascono di getto, riversate nero su bianco dalla mia Anima, ebbra di cose da dire, come per qualsiasi altra pulsione amorosa, sono tutte “not under control” come direbbero gli inglesi. Per cui credo sia inutile con il senno del poi dire: “avrei potuto anche scrivere o raccontare”, perché quello che è stato detto, è proprio esattamente quello che il mio cuore e la mia mente, in preda a questa sorta di “scrittura automatica” che sempre mi attanaglia i pensieri e le mani, hanno voluto dire in quel momento. Aggiungere, modificare quanto già detto significherebbe per me togliere sincerità e veridicità ad un pensiero dettato dall’inconscio, così come poi lo si legge. Quindi almeno per me a conti fatti va bene così. Spero comunque che chi mi leggerà riesca a conoscermi anche attraverso le cose non dette, anzi soprattutto attraverso quelle. Perché questo significherà che ad ogni nuova intervista o racconto, il lettore non sarà solo di fronte ad un facile e sbrigativo copia ed incolla di pensieri, ma ogni volta di fronte ad una novità, scritta, assoluta.

-Hai vissuto a lungo presso il Lago di Bolsena, poi in Versilia. Pensi che nelle atmosfere dei tuoi scritti si senta più il lago o il mare?

Si sentono le onde e l’amore per quell’acqua creatrice dalla quale dolce o salata che sia non posso star lontana troppo a lungo! A parte la battuta, ad ogni modo verissima sul finale: ogni paesaggio naturale che ho amato e che fortemente ho sentito che mi ha amato, è presente nei miei scritti, nei miei pensieri, nei miei ricordi, nel mio cuore. Un giorno di ormai parecchio tempo fa, sentii improvvisa la necessità di mettere in versi il mio lago, descrivendolo come visto da una vecchia foto ingiallita tra le mani, perché in quel momento ero lontana da lui e dalla me stessa lacustre. Questa poesia “Fotografia” fa parte della Silloge “Pensieri”. Una seconda volta ho provato a descriverlo attraverso una ricorrente scena di pesca che è facile incontrare su queste rive, ma usando una prosa in vernacolo. Quello fu il mio unico esperimento a tal proposito, perché pur riconoscendo ed apprezzando la forza nativa del dialetto esso si va pian piano spegnendo anche in me, che pur come per ogni altro dialetto ed avendo fatto studi di Dialettologia riconosco in primis la preziosità del parlato volgare. D’altro canto, prima di partire, dall’amata Toscana, ho messo con me in valigia un pezzo di Versilia, quel pezzo che ormai faceva parte di me, celandola in un racconto che si intitola “Versilia portafortuna” e che fa parte della raccolta di racconti “Destini” di prossima pubblicazione. Sul quale racconto dal mio primo giorno sino all’ultimo, passando tra quanto di più straordinario mi è accaduto lì! Difatti, poi, sono tornata a vivere sul mio bel Lago, dagli stupendi colori settembrini che ti riempiono gli occhi ed il cuore, e da quell’inquietante grigiore dei mesi autunnali, che quasi lascia pensare che anche il lago cada in un sonno profondo, sino al risveglio primaverile, perché solo e non più carezzato dalla scia delle barche dei pescatori. Ma sono in procinto di ripartire ancora e stavolta giuro non so per dove... Vorrei giungere là, ove come diceva il poeta Vincenzo Cardarelli: "Qui rise l'Etrusco un giorno, coricato, cogli occhi a fior di terra, guardando la marina." e là far sprofondare le mie radici. Ma è proprio la Versilia che mi manca terribilmente, che continuo a sognare, anche ad occhi aperti... Gli Amici cari, carissimi; quel profumo di salsedine, quella brezza marina, onnipresente e che di volta in volta fa muovere come in un magico ballo la rosa dei venti all’inizio del pontile di Marina di Massa; le maestose Alpi Apuane che si congiungono marmoree al Tirreno mare, e che sembrano abbracciarti a mo’ di materna protezione da ogni altrui intemperia, mantenendo sul Lungomare di Levante un clima sempre temperato, anche in pieno inverno. Come dice il toscano Andrea Bocelli che, coincidenza nel rimembrar un luogo tanto caro, sto ascoltando proprio in questo stesso momento: “Sotto quel limpido cielo Toscano, tanta voglia di sognare [….] Storie passione dolore Mascagni vive tra di noi, la luna sparisce dietro alle nubi e un uomo canta dalla prua, negli occhi l’Equatore grande sogno dei marinai e la scogliera è già svanita si alzano le vele della vita. E adesso corri verso il mare sentirai cantare questa musica dolce che non morirà mai… E ancora la tua forza è il mare libero senza catene…” (Andrea Bocelli “Mascagni”) Quanto l’ho amata! Grazie per avermela ricordata, grazie per avermi fatto correre ancora una volta, con la mente, in preda al bel ricordo verso quel mare, che ora di ritorno dall’onirico mondo, mi è rimasto impresso negli occhi e nelle narici.

-Hai raggiunto la notorietà con un romanzo. Tuttavia, la storia della letteratura italiana è più fatta di racconti e novelle, ad esclusione di alcuni grandi romanzi, come quelli di Manzoni e Nievo, per esempio. D'altro canto i romanzi "vendono" meglio. Quale misura ti sembra più congeniale al tuo modo di scrivere oggi, il racconto od il romanzo?

E’ proprio quel “vendono meglio” che mi ha spinto a non pubblicare, mai, le mie due Sillogi di Poesia... Io non voglio e non vorrò sapere mai se la mia anima può esser venduta oppure no! Poi ho raggiunto la notorietà con altro... Ma chi l’ha detto che l’ho raggiunta? Comunque ammettiamo che io l’abbia proprio raggiunta, se così fosse, è perché ho avuto la fortuna di poter partecipare e poi di vincere dei concorsi strafamosi in Italia ed all’estero, di essere stata aiutata nel mostrarmi al pubblico da riviste importanti come appunto ora P.B.12, o perché collaboro e sono presenti su siti Internet tra i più noti a livello Letterario... Non certo grazie al mio libro che se potessi urlerei al mondo intero che esiste, perché evidentemente in molto pochi lo sanno. Ad ogni modo, facendo un discorso solo ed esclusivamente di generi letterari, prima che vendibili, quelli che io più amo scrivere e leggere: “La dama Bianca” è un Saggio, che io amo definire “saggio romanzato”; “Destini”, di prossima uscita è una Raccolta di Novelle; “Un tuffo nel passato”, già in avanzata fase di stesura, sarà il mio primo romanzo nel vero senso etimologico del termine. Tutto qua. Racconto o Romanzo? Entrambi dipende da quanto è lunga e complessa la trama che ho in mente!

-Il grande poeta Maurizio Cucchi recentemente in una sua intervista ha dichiarato che le donne sono più aggressive degli uomini nell’ambito della scrittura. Tu ti consideri aggressiva?

Chiederei personalmente a Cucchi: perché esiste una singola donna al mondo anche al di fuori della scrittura che non sia più aggressiva dell’uomo? E per rispondere alla tua domanda “Tu ti consideri aggressiva?”: io mi sento donna!

-Che differenza trovi tra la poesia moderna e la prosa ? Leggendo giovani poeti mi sembra che la maggioranza utilizzino i versi liberi. Non trovi che la linea di demarcazione tra poesia e prosa si stia sempre più assottigliando, anzi forse non esiste nemmeno più?

Altroché! Hai toccato un tasto che non sai quanta rabbia mi mette addosso! C’è chi: gli viene un pensiero in mente, lo trascrive e poi va dire in giro fiero: ho scritto una poesia! Ma scherziamo? La poesia è Arte, ragionamento quasi matematico! Che ci vuole a scrivere un breve pensiero in prosa: senza versi, capoversi, strofe, dittonghi, rime, conteggio delle sillabe... E poi dire ho scritto una poesia... Hai scritto un pensiero, semmai! Il primo che ti è venuto in mente e neanche lo hai degnato di un benché minimo rivestimento poetico! Povera Poesia, solo questo riesco a dire! Ma non incolpiamo sempre e solo i giovani, sapessi quanti adulti e vaccinati, dopo la pensione si mettono a fare poesia! Se lo si fa per passatempo, ben venga, ma se poi ci si inizia a sentire "il Pascoli della situazione", beh allora c’è qualcosa che non va, e qualcuno quel piedistallo, dove ci siamo innalzati da soli, bisogna che cominci a farlo tremolare! Andrò ad ottobre ad un Convegno di “Poesia contemporanea” a rispondere proprio alla stessa domanda che mi hai fatto tu! Direi che sono pronta ad iniziare a far tremolare quel piedistallo! Intendiamoci l’Arte è e deve restare LIBERA, è di tutti ed ognuno può esprimerla come meglio crede, ma io quando pronuncio la parola Poesia, dico solo una cosa, ed a questa voglio portare rispetto! Adesso mi viene in mente un’ultima cosa: ti è mai capitato di leggere quelle poesie che cominciano così: “Cmq, volevo dirti che t.v.t.t.b xché tu 6 qui!” Cos’è un sms? Una poesia, dislessica? Il non rispetto per la lingua italiana e per questa immensa Arte, faranno morire la poesia! Ed in stato comatoso già c’è!

-Franco Fortini in una delle sue ultime interviste dichiarò che la poesia aveva essenzialmente due significati: discorso in cui prevalgono ritmi ed immagini oppure un’espressione, che susciti commozione o sentimenti elevati. Tu che significato attribuisci alla poesia?

In accordo con i due significati di Fortini per me la poesia semplicemente è: uno dei doni più grandi in cui può esprimersi la mente e l’intelligenza umana! Anche un animale pensa, ma all’uomo è stata data la possibilità di legare, manovrare, giocare con quel pensiero. Può trascriverlo (in varie forme) e renderlo immortale. Esiste un dono più prezioso? Un preziosissimo dono che va rispettato!

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-Ringraziamenti-

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Grazie ai miei Amici giornalisti e di penna, per l’interessantissima Intervista! Cordialità, Monia Di Biagio.

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“Allo Specchio” Rubrica gestita per la RCS a cura di Monia Di Biagio. Copyright©2007[MoniaDiBiagio].®Tutti i diritti riservati ai rispettivi autori.

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MessaggioInviato: Mer Ago 30, 2006 11:59 am    Oggetto: Adv






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