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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Racconto: “Ciao, Grazie a te!”
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 5:19 pm    Oggetto:  Racconto: “Ciao, Grazie a te!”
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Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2006 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

“Ciao, Grazie a te!”

Sinossi

Questo che segue, è un racconto comico, di adolescenziale reminiscenza……

Oh, mio Dio un momento di improvviso ed inaspettato panico, comincio a pensare ai giorni che furono come una vecchia….

“Quanta bella giovinezza che si fugge tuttavia chi vuol esser lieto sia del diman non c’è certezza”

….Mettiamo pure fine al momento di sconforto e riprendiamo….

Dicevo questo racconto comico è stato scritto appositamente per gli utenti di Scritturalia, il mio Sito Letterario e Laboratorio di Scrittura Creativa:
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e pubblicato nella sezione “Il diario”.

La scelta poi di inserirlo anche in Destini, è semplicemente perché, come avrete ben capito dopo l’ultimo racconto, stavo cavalcando la scia di giovanili ricordi ed ovvio: per strappare un sorriso a tutti voi, miei graditissimi lettori, ovvero a tutti coloro che mi stanno concedendo l’onore di leggermi!


*****************

Catapultando la mia mente nel passato e di non pochi anni, vorrei brevemente raccontarvi chi era per noi (io e le mie compagne di classe) "Ciao, grazie a te!" ai tempi del Liceo….

"Ciao, grazie a te!": era un omino, abbastanza giovane, la sua età non c'era dato definire, magro-magro e lungo-lungo, con due occhialetti scivolati sul naso e sempre molto elegante, come se da un momento all'altro il Principe di Galles in persona lo avesse invitato a prendere il thè delle 5 a Backingam Palace, essendo già vestito di tutto punto, quindi, Viterbo-Londra per le 5 (rigorosamente le 17.00 in punto) ce l'avrebbe potuta anche fare.

Ad ogni modo scherzi a parte e bando alle ciance, il suo accogliente negozietto era piccolo-piccolo, ma c'era di tutto.

Per entrarvi, la porta annunciava l'ingresso di un nuovo cliente, con un leggero fatato tintinnio, poi si scendevano due scalini e....

Ci si metteva rigorosamente in fila, così tu che credevi di aver appena varcato la soglia di un'altra pacifica dimensione, ti chiedevi smarrita "non può essere? Anche qui c'è la fila? Allora sono al Purgatorio...."

Anche perché in realtà di cliente non ce ne era mai uno solo, ma quel bugigattolo era sempre pieno di gente, tanto da far ascoltare a chi era già entrato quel sonoro tintinnio a ripetizione, proprio come farebbe in una chiesa un chierichetto impazzito: perché la gente apriva, vedeva la folla e richiudeva subito la porta…..dunque quel suono che in altri momenti poteva anche essere di una grazia infinita, sentito a ripetizione diveniva assillante e non di meno (persi nella propria umana sventura) esilarante….

Ad ogni modo in questo quadretto, il personaggio protagonista era proprio lui: "Ciao, grazie a te".

Tu entravi, lui ti sorrideva, sporgevi la testa dalla fila e lo vedevi preso in rigoroso silenzio a servire il cliente di turno.

Non solo: tra quella miriade di scampanellii, presa ormai dallo sconforto e dalla remissione di fiducia nel Panta Rei, tutto scorre, soprattutto il tempo: sentivi perfino la prima campanella della scuola suonare!

Dunque con subitaneo e spontaneo moto: sbirciavi nervosa l'orologio, e poi di nuovo la fila e poi di nuovo il bancone e poi di nuovo l'orologio, ma lì si stava tutti in rigoroso silenzio, un silenzio quasi sacro interrotto solo da quel tintinnio, che dopo il primo squillo della campanella dell'inizio lezioni, anch' esso taceva perché più nessuno si azzardava ad entrare, mentre tu.....eri ancora lì!

Ma non bisognava disperare, ce l'avevi quasi fatta, era quasi il tuo turno ed allora ancora non ti davi per vinta, e ti dicevi speranzosa con l'ultimo pizzico di ottimismo rimasto: "prima del secondo richiamo della campanella ce la posso fare!"……

Se non chiudevano prima "il portone" e chi si era visto si era visto!

Poi bisognava suonare, inventarsi tra preside, professori e bidelli una falsa giustificazione con tanto di firma genitoriale regolare e veritiera….Ma di questo a “Grazie a te” poco gliene calava….

Al pensiero di tutto ciò, del peggio, della scusa da inventare, scrivere e sottoscrivere firmandola: finalmente il tuo turno!

Ora eri davanti al bancone, come una star sul podio, ma senza discorsi di rito e senza perdere neanche un ulteriore secondo esordivi frettolosamente con un: "Buongiorno!" ciancicato dalla fretta e poi ancora di corsa: "una penna bic nera punta larga ed un blocco pigna di A4"...

E "Ciao, grazie a te! sorrideva beato, ti accennava quel sorriso, che rispegneva in un sol colpo la tua fretta ed in silenzio si allontanava nel retro bottega, “ No il retro bottega nooooooo! Possibile che costui non abbia nulla a portata di mano?”

Ma lui silenzioso (mentre tu avresti voluto urlare L’uomo è sbarcato su marte!) E solo per avere un po’ di considerazione) Dicevo: “Ciao grazie a te” piano-piano, come la lumachina della storia di Pinocchio, scompariva per chissà quando riapparire…..

E tu, con ancora quel sorriso del “buongiorno” stampato sulla faccia e la testa che iniziava a piegarsi, su d'una spalla, ormai quasi sul punto di piangere, dicevi a voce roca: "noooo sono perdutaaaa...deve ancora aprire il pacco degli A4....."

Difatti lo vedevi tornare di lì a poco, o meglio di lì a molto….Sempre con passo pacato, in silenzio, pian-piano e.... come Oudinì con uno slancio inaspettato, lo vedevi sparire sotto il bancone, cercava una busta, ne aveva almeno di mille grandezze diverse: quella per una sola penna, quella per due penne, quella per un'intera scatola di pennarelli e così via....

Allora mentre lui, ancora non si vedeva riemergere, tu di corsa dicevi sporgendoti sul bancone per fare in modo che ti sentisse, non si sapeva mai, magari poteva esserci una cantina lì sotto!

Comunque riprendevi forza nella voce e dicevi in modo convincente: "Non fa nulla, non si preoccupi, li metto nello zaino...."

Ed intanto anche il secondo campanello di richiamo suonava, ma fortuna a quelle parole, lui, seppur deluso di non aver permesso di realizzare il suo servizio in maniera rigorosa e perfetta, riaffiorava, e sempre nonostante ciò ancora ti sorrideva, poi ordinatamente ti consegnava la merce e con un leggero saltellino a destra si metteva a digitare i prezzi sul registratore di cassa.

"Noooo…….Sono più che perduta…..E' vero manca ancora lo scontrinoooo!" pensavi nuovamente in preda al panico tra te e te, mentre la tua testa nuovamente si lasciava scivolare sempre più sulla spalla destra, ed il tuo sguardo assumeva quello meno simpatico di un pesce lesso....

Difatti, al primo tentativo, non si sa perché, sbagliava sempre....Capimmo poi, dopo ripetute presenze in quel negozietto, l'unico nel giro di 300Km, purtroppo, che prima doveva sbloccare la tastiera con un codice, che ad ogni cliente reinseriva, come se il prossimo, quello dopo di te o prima di te o tu stessa avreste potuto essere dei ladri....

Ad ogni modo tu ormai eri proprio perduta, la campanella aveva risuonato, non solo ormai avresti dovuto varcare il portone della scuola, ma già saresti dovuta essere seduta al tuo posto, quel banco invece, rimasto freddo e vuoto reclamava la tua presenza e pure il Professore, mentre le tue compagne iniziavano a supporre il peggio, anatemi: "Starà male...Le si sarà rotto il pullman, forse è morta nel sonno e non si è più svegliata....."

Il bidello poi era sordo, ergo non ti avrebbe mai sentito suonare e bussare all'imponente portone, non restava che tentare di entrare da sotto, dall'altro ingresso, uno lo vidi aperto una sola volta in tutti i 5 anni, c’era un catenaccio che neanche con la fiamma ossidrica avresti potuto togliere, nell'altro invece ultima chance, direttamente dai sotterranei, a venirti ad aprire sarebbe stato un bidello zoppo, bisognava dunque calcolare almeno altri e 10 minuti...

Era ormai cosa certa: bisognava ricorrere alla falsificazione della firma, "visita medica per stress cumulato e depressione galoppante", forse gliela avresti data a bere al preside!

O forse ti saresti dovuta trasformare in Wonder Woman per entrare a scuola, noi poi stavamo all'ultimo piano...Figuriamoci....

E mentre tu eri rapita da questi sconsolati pensieri, decidevi veramente di giocarti il Jolly, e provavi nuovamente a mettergli fretta: "non fa niente, non me lo rilasci lo scontrino...La prego devo andare!"

Ma lui restava a testa bassa ed a digitare, sul rilascio dello scontrino era irremovibile, non te lo diceva ma lo si capiva perché ora non ti sorrideva più ed i suoi occhi erano rossi come quelli di un coniglio bianco!

Nulla...si procedeva: tititititì,titittitì,tititititì....Non ho mai più visto un registratore di cassa tanto lento a far uscire quel pezzetto di carta...Intanto quelli dietro di te erano in piena crisi di panico, chi piangeva, chi dallo zaino tirava fuori una flebo, chi direttamente si tagliava i polsi e nel silenzio più totale ora rotto solo da quel tititititì,titittitì,tititititì, lasciava finalmente riappacificata da quel gesto estremo questo mondo.

Ma finalmente ce lo avevi: avevi quei 5 preziosi cm di carta tra le tue mani, quasi ti veniva da piangere dalla gioia, manco avessi appena vinto il superenalotto con un sei netto ed inequivocabile, tremavi di un moto compulso e riuscivi solo a dire: "Ciao, grazie"

Ed era allora che lui pronunciava le uniche parole che sortivano dalla sua bocca, neanche al telefono lo sentii mai parlare diceva solo uhm,uhm,uhm,uhm,uhm.....Ma in quel momento, no, in quel momento, della consegna del premio (lo scontrino) lui diceva, sempre: "Ciao, grazie a te!"

Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 5:19 pm    Oggetto: Adv






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Davide







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MessaggioInviato: Mar Ott 17, 2006 5:22 pm    Oggetto:  Re: Racconto: “Ciao, Grazie a te!”
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Per me è molto grazioso, ma mi dà un sacco di malinconia; questo campanellino che ormai non esiste più, la coda che si fa solo più ai supermercati, la scuola con tutti gli annessi e connessi; non c'è più nulla, ormai solo ricordi che mi danno ancora più nostalgia.
Forse nei paesini si può ancora vivere così ma è raro.
Questo negoziante lo incarnerei nel tempo, lento ma inarrestabile, inesorabile, con tutte le sue cose da espletare; non gliene importa nulla della tua fretta; lui fa ciò che deve fare e intanto, lentamente ma senza sosta, i giorni passano e con loro gli anni.
Forse a non avere fretta, in fin dei conti, lui aveva ragione e tutti gli altri torto; mica ce lo chiede il tempo di correre, siamo noi che gli corriamo dietro.
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Ott 19, 2006 5:02 pm    Oggetto:  
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smile 20 Grazie Davide dell'interessamento. Hai colto in pieno, era proprio questo il senso che ho cercato di infondere nel raccontino "Ciao, grazie a te!": (come bene dici tu) grazioso, con malinconia.

smile 3 Sullo stesso filone, ho scritto ed è qui pubblicato: "Il mio Beautiful"...

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