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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Racconto: “Il mio Beautiful”
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 3:23 pm    Oggetto:  Racconto: “Il mio Beautiful”
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Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2006 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

“Il mio Beautiful”

**********************

Sinossi

Parlando con un caro Amico, stavolta sempre isolano, ma Siciliano, al telefono, del più e del meno, ad un certo e non ben specificato punto ci ritrovammo improvvisamente a parlare di Beautiful… Sembrerà forse strano ed improbabile, ma a dettarci il cambio di rotta nei nostri “aulici” discorsi fu proprio il grido della moglie, donna intelligente e stimabilissima, che davanti alla tv, alle prese con la famosa Soap Opera, non poté proprio fare a meno di esternare ad alta voce: “Siti tutte Buttane!”

E non solo questo grido veritiero ed accorato, a noi due interlocutori, non poteva passare inosservato alle nostre orecchie, ma tanto fu il trasporto suggeritoci che proprio a proposito di Beautiful, la telenovela che da anni e anni va in onda su mediaset, io ed il mio Amico Siciliano, prendemmo a parlare.

Ed è proprio prendendo spunto da tutto ciò comicamente, (quanto realisticamente accaduto!), che vorrei raccontarvi, con animo mesto: tutta un’altra storia che ha certamente a che fare con Beutiful e che sino ad oggi non ha conosciuto nessuno, oltre me.....Così ogni volta che un vostro familiare guarderà Beautiful, potrete raccontarla e vi farete una bella risata!


**********************

In effetti questa "storiella" che vado a raccontarvi e che indelebilmente ha segnato la mia adolescenza di ragazza pudica ed ingenua, riguarda proprio e comincia con "la nostra fiction preferita", quella mia e della moglie del mio Amico Siculo, quella che io da almeno un anno non vedo più, perché a Capodimonte (sul Lago di Bolsena, in provincia di Viterbo, non il Capodimonte di Napoli) la vedevo con la nonna, e ora invece qui, da sola tra le quattro mura di casa mia, senza più lei che si arrabbiava tanto con Brooke, che chiama “La Capitana” e company, ho perso il vizio....Per fortuna!

La cominciai a vedere, che ero in seconda media, ricordo che allora lo lanciarono "a gran richiesta" al posto di Dallas, così io e la mia migliore amica, di cui non dirò il nome solo l’iniziale, A.: compagne di classe, dall’asilo alle medie, (la stessa classe mia e di David, oggi mio marito)…

Ad ogni modo, all'epoca quando iniziammo a vedere entrambe Beautiful io e A. dividevamo tutto: scuola, banco, amici, scuola di danza, tutù, scarpette, vestiti (tranne il reggiseno di cui io ancora non sapevo cosa farmene!) insomma hobby e sport, musica, studio, amici, tutto!

E presto anche di più…Ma non bruciamo le tappe…E torniamo a bomba: fu così che iniziammo a vedere, sempre insieme, un giorno a pranzo a casa mia, uno a casa sua, anche Beautiful...E fu questa "esattissimamente": la fine della nostra amicizia!

Tanto che per anni e proprio per la motivazione che passerò a raccontarvi, non le ho più rivolto la parola...."Io sono Toro", ma dovrei dire piuttosto "Io sono Monia" e non so perdonare....O meglio il Tradimento (specie in Amicizia!) non lo so perdonare...Ma andiamo per gradi....

Ecco dunque a spiegarvi brevemente il perché, la moglie del mio Amico Siculo, come brevemente accennato nella sinossi a questo racconto, nel seguire appassionata questa fiction televisiva, grida direttamente alla tv: "Siti tutte Buttane!"

Un perché noto ai più, aggiungo io, proprio perché pure chi lo vede alla fine "ci diventa": chi? Cosa? Naturalmente “Buttana!”

Così tanto per essere espliciti, e non farci mancare nulla nel divenire di questo, mio poi: "Beautiful personale"!…

Imbarazzante Telenovela che specie se vista in tenera età, cioè quando ancora il tuo cuore e la tua mente non sono sufficientemente pronti alla vera vita amorosa....Ti fa credere della vita ciò che non è; ti fa fare ciò che non dovresti!

Comunque dalla seconda media, ovvero dalla prima puntata di Beautiful era passato qualche anno, tre anni circa, il nostro cervello (quello mio e della mia migliore amica) era stato sufficientemente lavato dai produttori di Beautiful e proprio quando per me ed A. iniziò l'epoca delle prime infatuazioni e dei primi amori...

Era estate e come ogni estate a Capodimonte giungevano i Romani: per noi loro rappresentavano "la città, i grandi, i nuovi....". Così li vedevamo allora, e dei Romani e di Roma eravamo praticamente innamorate all'ennesima potenza.

Il nostro gruppo estivo era appunto tutto di Romani, tranne me e lei, tanto che i ragazzi Capodimontani d'estate non li vedevamo proprio più e loro al tempo stesso (poi capimmo) erano così gelosi di noi!

Ad ogni modo fu proprio che a forza di uscirci insieme, con i Romani Estivi: A. bella come il sole e prosperosa come Merilyn Monroe, presto ebbe la meglio su uno di loro, il quale in un batter di ciglia si innamorò di lei perdutamente.

Si misero insieme.

Io ormai ero sola, senza più l’amica del cuore presa da altro ed un passo avanti rispetto a me…Tanto che pur di non rinunciare a questa mia amicizia, generalmente ed in più occasioni, tutte praticamente, ero proprio quella che come si suol dire “tiene il moccolo”… Malvolentieri da parte mia, ma anche e soprattutto perché lei, da sola senza di me, i suoi genitori, non la facevano uscire di casa....

Sapeste i baci rubati ed anche più, che ho visto sotto quei platani, della "passeggiata capodimontana", mentre io ero lì a tenere il moccolo e mentre facevo da “piccola vedetta lombarda” per avvisare in anticipo i due innamorati, se tante volte passava di lì l'iroso e gelosissimo papà di A.

Io invece, come vi dicevo, a ogni onor del dubbio: in primo liceo era ancora troppo timida, ingenua, pudica e pure parecchio bruttina…O almeno così mi ritenevo, oggi so che non lo ero (soprattutto rivedendo le mie foto di allora!), ma proprio per questo mi ero auto-convinta che non mi “voleva-desiderava nessuno”, solo in futuro ho sorprendentemente scoperto quanti “di quei mosconi” di allora volevano me e non “l’A.”….Ma tant’é che io non credevo in me, e realmente pensavo che non mi sarebbe restato che farmi suora di clausura!

Comunque fu proprio per questo motivo, forse anche dettato dall’invidia di essere spettatrice di quello che io non avrei mai potuto avere, che presto dissi ad A., con tutta la sincerità di cui ancora oggi mercé di dio dispongo, che non potevo più essere di vigilanza alle sue gesta amorose e che se la sarebbe dovuta cavare da sola, perché io realmente e senza ombra di dubbio mi vergognavo ad essere spettatrice di tanto (quel tanto che io ancora non sapevo e conoscevo…) se non tramite il famigerato Beautiful televisivo.

Mi vergognavo, sì: soprattutto a vederla fare "quelle cose"…E anche se mi rifiutavo di guardare, ogni tanto lo dovevo pure fare, per poi dirle sottovoce, "Psss-Psss", piano-piano, che era ora di andare a casa, che era tardi….

Fu così che il fidanzatino di A., il tal S. , (anche qui solo una iniziale, ma io lo ricordo bene e mi chiedo: chissà che fine avrà fatto oggi, lui e gli altri…) ad ogni modo, proprio il tal S. stanco di me e dei miei pudichi richiami da maestrina, a lui ma soprattutto ad A. , pur di non perdere i baci focosi della sua amata, trovò la soluzione migliore per tutti e decise di farmi fare compagnia, mentre lui in quei momenti era altrimenti impegnato, dal suo migliore amico, il tal J. che poi "destino volle" divenisse, senza scampo, il mio primissimo amore!

Amore, il nostro, del tutto platonico, ci tengo a specificarlo, perché proprio in quel gruppo di amici estivi si domandavano, appunto: "se mio papà me l'avesse fatta dorata...." ed io irascibile, vergognosa e irosa come sempre verso gli “uomini” rispondevo, però a tono: "Pensa a quella di tua sorella, che ormai ce l’ha d’argento scolorito!"

Insomma fu così che per far contenta e compagnia ad A. ed al suo amato S., prendemmo ad accompagnarli io e J.

Ma noi non avevamo nessunissima voglia di uscire insieme, ed amoreggiare, come facevano loro, anzi eravamo così tanto consci del perché ci vedevamo costretti ad uscire insieme, che così per ammazzare il tempo, che forzatamente dovevamo condividere: parlavamo, parlavamo, parlavamo…Di tutto: musica, arte, libri....Finché lui non si innamorò perdutamente di me e del mio cervello e io alla stessa tregua di lui e del suo cervello.

All' inizio ridevamo di quei baci che di tanto intanto rumorosamente bloccavano i nostri discorsi, tanto che noi, al tempo stesso, provavamo entrambi un’ indicibile vergogna al solo fortuito sfioramento delle nostre mani. Figuriamoci!

Fu così, ma facendo un salto nel futuro, che da quei primi vergognosi istanti, il nostro amore è durato anni, fino all’università, fino a David, finché io ho detto: "Basta!"

E mai una volta, come allora, quel primo innamorato volle sfiorarmi, e nonostante i miei tentativi, devo ammetterlo…Come giungevamo al momento fatidico mi diceva sconcertato di se stesso: “Con tutte ma non con te!”

Così mi ripeté per anni, finché io accettai il fatto che quello era un amore impossibile, ormai troppo platonico…E mi feci da parte!

Semplicemente forse mi ero annoiata di tanti ripetuti dinieghi, che neanche il profondo innamoramento sapeva più a suo modo parare!

Ma…Prima di giungere a tale decisione finale passarono anni, svariati anni, tutti quelli che descrivo su “Sentimento Nuovissimo” (la mia prima Silloge di poesie, vincitrice di parecchi premi Letterari e di svariate pubblicazioni…)

Ad ogni modo tornado a Beautiful ecco il mio "personale perché", al: “Siti tutte buttane!” della moglie del mio carissimo Amico Siculo.

Quell’estate volò così: tra primi baci, sfioramenti, innamoramenti.

E così pure l’inverno, fatto di poche sporadiche occasioni eppure così attese…Ora non mi lamentavo più dell’essere “la damigella d’onore” di A., perché ogni volta che tornava il suo amore, tornava pure il mio…Ed io avevo già iniziato a vivere solo per lui, del suo ricordo, pensiero, della sua educazione estrema, del suo rispetto verso di me.

Tra noi esisteva solo un confine fatto di una miriade di dolci parole, quelle che più ci univano, quelle che più ci divisero…Il mio era un amore vero, pensavo...

...E non capivo più, nemmeno, come A. potesse godere di tanti baci e nessuna parola, nessuno sfioramento dell’anima…Non la capivo più, i nostri amori, il mio ed il suo, erano troppo distanti: il suo era carnalità, il mio Anima e Pensiero cocente.

Passione inarrestabile, perché mai consumata!

Ero diversa dalla mia amica ed ora ne ero orgogliosa.

Quasi mi vergognavo del fatto che un tempo avevo voluto quello che aveva lei…Io avevo di più! Molto di più: io avevo l’estasi, la venerazione verso la mia persona…Non sapevo se quello fosse il vero amore, ma lo speravo tanto…Ed anche se non si andò mai oltre il “repentino bacio” io sapevo di amare ed essere amata…Lo sapevo e per sbaglio cominciai ad amare con tutta “la me stessa” di allora…..Quella che vista l’età e nessuna esperienza, più di oggi che ormai son donna fatta, amava e penava.

E fu proprio così, che giunti al picco di questo “nato-nuovo amore”, ri-giunse improvvisamente l’estate…Cocente-deludente!

Difatti io quell’estate non l’avrei trascorsa a Capodimonte, i miei avevano deciso di andare in Grecia: tutto il tour della Grecia, isole comprese, loro, amici compresi e noi figli al seguito, con loro.

Mio fratello era solo un bimbo ancora, ma io, io ero grande “già amavo” e proprio non volevo partire…Non ci fu nulla da fare dovetti partire anche io.

Lasciai quell’estate capodimontana e la mia amica, in lacrime e con un dolore indicibile nel cuore: "Come faremo senza di te?".

Oggi potrei dire, ma anche allora lo dissi a me stessa: "le ultime parole famose", e proprio quelle della "settimana enigmistica!

Soprattutto perché, lei, la mia migliore amica, sapeva bene cosa più temevo: e cioè che quel mio amore così bello, in mia assenza avesse potuto scoprire la “carnalità” e magari preferirla all’amore vero e puro: quello platonico, quello nostro, solo nostro.

Partii sconfortata, ma "comunque" con una promessa da parte della mia amica, ovvero: che ogni giorno ci saremmo sentite al telefono e lei mi avrebbe tenuto al corrente e detto per filo e per segno, se durante la mia assenza ci fosse stata qualcuna oltre me…

Partivo sola, un cuore spezzato sul nascere e tutta la mia fiducia era riposta in lei, ora era lei "la mia vedetta" (dunque non solo più io per lei) Sebbene lei seppe cimentarsi in "questa nuova parte": anche troppo!

Fu così che durante una delle mie primissime telefonate, forse la seconda, e sempre a orario prestabilito: lei non rispose…

Iniziai a sospettare il peggio…Ed ingenua com' ero, per lei e non per me, iniziai proprio a sospettare il peggio: “forse senza il mio aiuto ed in mia assenza, l’avranno scoperta, i suoi genitori, con il suo innamorato, e ora sarà in punizione e non può neanche più uscire….E non solo…Lei non potrà più parlare e rispondere a nessuno al telefono….Neanche a me…..Che se fossi stata lì, sarei potuta essere l’unica ad inventarmi una bugia per lei a difenderla a spada tratta…..”

Penavo per lei perché non sapevo cosa le fosse accaduto realmente…Io ero lontana, troppo, esageratamente lontana…E forse lei stava terribilmente soffrendo ed io presa in quel giro assurdo, in una terra che non mi interessava proprio, non potevo aiutarla e capire.

Provai in seguito a telefonare ancora, e da un paese straniero, i telefonini non esistevano ancora, non era affatto cosa facile…Ma a ogni mio sofferto tentativo, non rispose mai nessuno, e proprio a quell’ora prestabilita…Io d’altronde non pensai di chiamare in nessun altro orario, pensai solo: “non ha coraggio di parlarmi, e per non ferirmi, non rovinarmi le vacanze, mi ha fatto rispondere dalla madre…Ed ora non risponde più!”

Alla fine di quella fatidica ultima telefonata, a telefono ancora aperto, sentii solo un mucchio di urli, strilli, erano i genitori di A. terribilmente arrabbiati con lei, prima di accorgersi che il telefono era ancora aperto, staccato e riattaccare la cornetta…Più nulla…

Tutto il resto della vacanza non ebbi più modo di parlare con la mia amica e rinunciai, anche se sarei subito voluta tornare in Italia.

Sapevo ormai dunque con certezza che qualcosa di grave era accaduto, ma cosa?

Non ricordo nulla della Grecia, se non Zante ed il Partenone…

-Il Partenone perché lì si perse la mia amica, coetanea mia e di A., e subito dopo le Cariatidi, la cercammo tutto il giorno e la notte con la polizia Greca…Si scoprì che addirittura avevano cercato di rapirla: un tizio con la vespa bianca, ma lei si era gettata, salvata e tornata malconcia verso il parcheggio del Partenone dove la ritrovammo solo a sera inoltrata…Non credei mai a quella storia, non ci credo neanche oggi…

-E Zakintos solo perché per un momento presa dalla bellezza indicibile di quel mare, e di quelle onde presi ad evocare, senza pensare più a nulla, "tabula rasa nella mia mente e cuore innamorati": “Zacinto mia che ti specchi nell’onde del greco mar…”

Continuavo invece a pensare al mio amore, unico primo amore: proprio come tutti quei Boucanvilles, di mille colori, arrampicati sulle case bianche, che mi resteranno per sempre negli occhi e nel cuore.

Fu così che finì la vacanza e finalmente potei tornare a casa. Ma l’estate era ormai finita. Rividi il mio amore, ancor prima di rivedere la mia migliore amica. Lui sarebbe rimasto un solo giorno ancora, lo trascorremmo parlando dell’accaduto, finché lui mi rivelò che quegli urli che quasi due mesi prima avevo sentito al telefono, erano dei genitori della mia amica.

“Perché?” chiesi io: “cosa le è accaduto? Devo andare da lei….” “No non andare” disse lui; poi con voce mesta ed occhi bassi proseguì: “Lei non ha più il coraggio di guardarti in faccia, ti dirò io…Tutto.”

Prese a raccontare…E io da quel racconto, alquanto confuso e fatto di mezze parole, seppi solo che quel giorno, all’orario prestabilito per la mia telefonata, la mia amica ed il mio amato, avrebbero voluto farmi una sorpresa, un’incredibile sorpresa: invece di rispondere la mia amica al telefono, mi avrebbe fatto rispondere dal mio amore, perché era certa che questo mi avrebbe fatto apprezzare di più la telefonata e la vacanza che stavo trascorrendo lontano da loro ed il resto che certo allora non potevo apprezzare come invece saprei fare oggi se mai avrò il coraggio di tornare in Grecia…

Ma soprattutto pensarono di farmi cosa più che gradita, a farmi rispondere per una unica volta dal mio amato durante tutto l’arco della lunga vacanza e così rassicurarmi, ma anche affinché l’attesa del giorno del ritorno sarebbe stata per me meno gravosa.

Me la fecero la sorpresa…Proprio una bella sorpresa!

Anche se io non la scartai, non la scoprii fino al mio ritorno al paese...Solo allora la vera sorpresa giunse per me: come una mazzata “tra capo e collo”, che ti stende e che se non sei forte o non fai finta di nulla non ti fa rialzare più…

Accadde infatti che solo al mio ritorno seppi, per certo, a cosa erano dovuti quegli urli dei genitori di lei, A., la mia unica migliore amica...Tanto che da allora non ho mai più, fino ad oggi, stretto profonde amicizie con le altre donne…E' un po’ come quando qualcuno ti affoga appena stai imparando a nuotare: e io non ho più saputo nuotare!

Ad ogni modo, tornando alla trama dei fatti intercorsi: quegli urli improvvisi ed inaspettati, erano dovuti al fatto che "li trovarono" (A. e J.), si accanto al telefono ad attendere la mia telefonata, ma completamente denudati e che avevano già consumato il loro adolescenziale amplesso…

Ancora oggi, la mia mente ed il mio inalterato spirito, piangono al solo ricordo: per rabbia, perché odio profondamente il tradimento e non posso perdonarlo, come mai ho potuto perdonare da allora.

Lasciai la mia amica per sempre, e solo dopo aver avuto l’estremo coraggio di chiederle conferma.

A lei non la schiaffeggiai, la guardai solo con tanta pena dritta negli occhi e subito le rigirai le spalle per sempre. A lui invece lo schiaffeggiai, eccome, sonoramente e su entrambe le guance con un colpo solo…

A qualcosa dunque mi era servita la "Scuola di Beautiful", perlomeno a schiaffeggiare in quel modo!

Ma poi anche a lui voltai le spalle, ma non per sempre…Mea culpa, Mea culpa, Mea Maxima Culpa…

Il regalo che comprai in Grecia per il mio primo amore ce l’ho ancora io. Non glielo diedi mai più, anche se lui durante l’inverno e le estati che vennero, a furia di inginocchiarsi ai miei piedi ed a chiedermi perdono, mi coinvolse ancora.

Ma la mia Anima non si aprì mai più totalmente a lui. E dopo la prova carnale che gli chiesi per l’ennesima volta, alla quale ricevetti come risposta, anche dopo che trascorse un bel po’ di tempo dal fattaccio: “Con tutte, ma non con te!” Decisi di farla finita per sempre…Con quell’uomo che avevo tanto troppo amato, ma che non capivo proprio più…

Non capivo più, ero confusa dal fatto: se io fossi “oltre tutto e tutte” o semplicemente una donna o una madonna, per lui.

E dopo anni di attesa, da quell’abbandono non voluto ma dovuto a me stessa, e nell’attesa della persona giusta, scoprii con l’uomo che poi sposai, cosa significa veramente amare: con l’anima e con il corpo.

Monia Di Biagio


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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 3:23 pm    Oggetto: Adv






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Raffa







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MessaggioInviato: Mar Ott 31, 2006 8:10 pm    Oggetto:  
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Ho vissuto una storia che ha mortificato il mio essere "umano", non per uno ma per tanti tradimenti e non riuscivo a strappare quella camica di forza... per nove anni.
Poi :

"quell’abbandono non voluto ma dovuto a me stessa"

e

"scoprii con l’uomo che poi sposai, cosa significa veramente amare: con l’anima e con il corpo"

Bellissimo racconto, lo sento a pelle.
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