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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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SCRITTURA
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Nov 10, 2006 9:54 am    Oggetto:  SCRITTURA
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Scrittura

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Alcuni sistemi di scrittura

La scrittura è la rappresentazione grafica di oggetti e idee con l’uso di lettere o altri segni (grafemi). I segni delle lettere (glifi) sono annotazioni di suoni o gruppi di suoni (fonemi) e vengono raggruppati in alfabeti.

Dopo la tradizione orale, la scrittura è il primo modo di comunicazione tra i popoli ed il primo mezzo usato per la conservazione e la trasmissione di dati.

In un senso più ampio della parola, si definisce scrittura ogni mezzo che permette una più facile e più veloce trasmissione dei dati quando l’annotazione alfabetica non è adeguata.

Alcuni cenni storici

Il primo popolo a sviluppare un sistema di scrittura, furono i Sumeri verso la fine del IV millennio a.C., ma poco dopo iniziarono ad usarla anche in Egitto e nella valle dell’Indo.

La teoria classica secondo cui la scrittura sarebbe stata trasmessa dai Sumeri agli altri popoli (vedi “Nascita della scrittura sumera”), è oggi messa in discussione. Una delle teorie recenti sostiene che la scrittura sia – come già il linguaggio – una delle tappe dello sviluppo umano. La necessità di comunicare sarebbe cresciuta parallellamente con il generale sviluppo fisico e mentale dell’uomo. Di conseguenza non si potrebbe parlare della scrittura come di una scoperta peculiare di un popolo, come non si potrebbe affermare che il linguaggio sia il prodotto di una data cultura primitiva. Si tratterebbe in ambedue i casi di un gradino nello sviluppo umano, comparabile ad esempio all’assunzione della stazione eretta. Si spiegherebbe così il fenomeno della scrittura verificatosi in vari punti del mondo in forme diverse ed apparentemente senza influssi esterni.

Come l’avvento della scrittura ebbe inizialmente a significare una comunicazione tra appartenenti a diverse culture, così fu più tardi proprio la diversità tra i molteplici modi di scrivere che iniziò a mettere in difficoltà le possibilità di contatto. Si rese necessaria una unificazione delle scritture particolarmente nel Mar Mediterraneo, dove convivevano molte culture, ognuna con la propria scrittura. In Asia per lungo tempo questa necessità non si fece sentire, probabilmente perché le genti erano tanto numerose e autonome da non commerciare all’infuori dei propri confini.

L’unificazione delle scritture ebbe inizio nel Mediterraneo con la propagazione della cultura ellenica, mentre in Estremo Oriente cominciò con l’acquisizione giapponese di alcuni segni cinesi verso l’anno 800 (primo hiragana), nel resto del mondo si impose la scrittura delle culture dominanti. Il processo di unificazione, comunque, è ben lontano dalla conclusione. Le scritture sono state infatti inglobate nel contesto delle varie lingue parlate.

Forme di scrittura

Proprio a causa dell’avvento più o meno contemporaneo di varie scritture si sono sviluppati vari modi di scrivere. Un tempo si usava dividere le scritture in lineari e non lineari.

Si definivano lineari quelle composte da linee appunto, mentre facevano parte delle non lineari ad esempio le scritture cuneiformi e quella cinese: invece delle linee, le cuneiformi presentavano incisioni, e la cinese era dipinta a pennello.

Recentemente si tende ad abbandonare questa distinzione in quanto si tratterebbe solo di diverso materiale allora in uso: se i Sumeri avessero conosciuto la carta, non avrebbero inciso le lettere, e se i Cinesi avessero avuto a disposizione delle matite, non avrebbero usato pennelli. Perciò oggi si tende a ritenere non lineari solo quelle forme di scrittura che non fanno uso di grafemi.

Rimane dunque la seguente principale classificazione:

-scritture logografiche che usano segni per la notazione di parole;
-scritture sillabiche dove i segni indicano sillabe;
-scritture alfabetiche dove ogni fonema è scritto con le lettere di un alfabeto.

Scritture logografiche

La forma più antica di scrittura è la logografia, cioè espressione a mezzo di figure che significano parole. Inizialmente le figure rappresentavano solo oggetti. Questa era la pittografia ed ovviamente non era legata alla lingua parlata dall'autore della figura: la scrittura/figura veniva letta da ognuno nella propria lingua.

In questo modo comunicavano ad esempio gli Indiani d'America, sebbene ogni tribù possedesse un proprio idioma. Possiamo inserire in questo gruppo anche i moderni segnali di informazione, quali ad esempio un telefono che indica la possibilità di comunicare telefonicamente, o una tazzina che suggerisce la vicinanza di un bar.

Dalla pittografia che raffigurava solo oggetti, si sviluppò l'ideografia per rappresentare anche idee. La figura di un occhio non significava più solo "occhio", poteva significare anche "vedere". Così nacquero le scritture cuneiformi, i geroglifici e la scrittura cinese. Oggi gli ideogrammi vengono spesso usati nella pubblicità e in statistica. Ad esempio, se una figurina mostra dieci persone sopra un'automobile, sembra facile capire che in un dato luogo e tempo una persona su dieci possiede un'automobile. In modo analogo, in algebra, il segno "meno" (-) indica indiscutibilmente negatività.

Scritture sillabiche

Col tempo, dalle scritture logografiche si svilupparono quelle sillabiche, cioè ogni segno stava ad indicare solo una sillaba.

Questo passaggio evolutivo si rese necessario con lo sviluppo del commercio che richiese l’impiego di parole straniere. Le nuove espressioni potevano essere costituite da due o più parole, perciò bisognava scriverle con due o più segni. Un procedimento simile fece nascere le giapponesi hiragana e katakana dopo l’acquisizione di alcuni caratteri cinesi.

Nelle scritture sillabiche ogni sillaba è costituita da una consonante più una vocale.

Normalmente la consonante iniziale non influisce sul segno grafico della sillaba: “ma” e “me” sono scritte in modo totalmente diverso, sebbene inizino ambedue con la “m”.

Soltanto alcune scritture sillabiche che il linguista Peter T. Daniels chiama abugide prevedono una scrittura similare per sillabe con la stessa consonante iniziale. In questo tipo di scrittura spesso si indica solo la consonante, mentre le vocali vengono sostituite con segni diacritici. Le prime popolazioni ad usare questo sistema furono gli Indiani d’America; oggi possiamo incontrarli ancora ad esempio nello hindi.

Scritture alfabetiche

L’ulteriore sviluppo della scrittura portò alle scritture alfabetiche, dove i segni rappresentano i singoli suoni.

La scrittura alfabetica più antica è l’abgiad (come lo definisce Daniels) e non nota le vocali, per cui si può presumere che si sia sviluppato da un’abugida. I geroglifici egizi sono scritti in abgiad (o abjad) ed è questo il motivo per cui a tutt’oggi non possiamo sapere l’esatta pronuncia di alcuni nomi, dato che non conosciamo le relative vocali.

Negli abgiad moderni (l’arabo e l’ebraico) esistono, in effetti, segni per le vocali, ma vengono usati solo per l’insegnamento della lingua.

Anche questo passaggio nacque probabilmente da necessità pratiche, e cioè per favorire gli scambi commerciali. Sono stati infatti i Fenici, i più grandi commercianti e marinai del mondo antico, a derivare la scrittura alfabetica da un abgiad. E proprio sul modo fenicio di annotazione si basa l’alfabeto greco antico che è il primo ad annotare tutte le vocali. E’ dunque il primo vero alfabeto e da esso derivano le scritture latiniche, cirilliche ed altre alfabetiche.

Scritture non lineari

Per definizione, sono non lineari le scritture per la cui annotazione non vengono usate delle linee scritte, ma oggi si tende a contestare questo concetto. Sono infatti inclusi in questo gruppo anche vari codici e crittografie, dove solitamente i segni sono comunque normali lettere o numeri, ma con senso alterato.

Anche la scrittura Braille per non vedenti potrebbe venir inclusa tra i normali alfabeti, in quanto ad ogni suono corrisponde un apposito segno. Viene invece inclusa nelle scritture non lineari solo in quanto il sostrato (la carta) non viene “scritto” ma “perforato”, per cui delle “linee” non sono possibili.

Analogamente nella scrittura Morse che pure potrebbe rientrare nelle scritture alfabetiche, manca l’azione dello “scrivere” in quanto i segni vengono originati da una “pressione” sul tasto apposito.

Rientra nella categoria anche la comunicazione a mezzo di bandiere usata perlopiù in marineria, la più moderna tra le scritture ideografiche. Ma anche in questo caso viene a mancare l’accezione di “scrivere”.

Quella che più si avvicina alla definizione è la scrittura della musica. I segni delle note non si possono definire un alfabeto o dei logografi, ma costituiscono un validissimo mezzo di scrittura. Solo che sono usabili unicamente in musica, non servono cioè per annotare delle parole.

In tutti questi casi si tratta dunque solo di supporti per l’annotazione di certe informazioni, e non di espressioni grafiche del linguaggio. Nell’accezione di scrittura quale mezzo di registrazione storica, cioè per la conservazione di dati, questi sistemi non sono neanche accettabili tra le “scritture”.

Tecniche moderne di annotazione

Come detto sopra, l’uso della scrittura fu il primo modo di comunicazione e, più tardi, il mezzo principale per la registrazione e la conservazione di dati. Oggi sono a disposizione altre possibilità sia di comunicazione che di testimonianza storica. Una registrazione su nastro magnetico o su supporto digitale certamente non è una scrittura, ma la sostituisce egregiamente.

Sebbene probabilmente anche i libri verranno sostituiti da archivi elettronici, presumibilmente conterranno delle parti di testo. La notazione elettronica del testo si basa su una codifica dei caratteri, dove ogni carattere o segno di interpunzione viene rappresentato da un codice numerico univoco.

Le codifiche storicamente più usate sono ASCII e EBCDIC, che sono però limitate nel numero dei caratteri rappresentabili. Per questo motivo è stata sviluppata la codifica Unicode, oggi usata dalla maggior parte dei sistemi informativi, in grado di rappresentare decine di migliaia di caratteri differenti, potenzialmente tutti quelli esistenti in tutti gli alfabeti vivi o morti che siano.


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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