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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Questione di stile: le inesattezze più ricorrenti...
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 12:52 pm    Oggetto:  Questione di stile: le inesattezze più ricorrenti...
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Questione di stile: Le inesattezze più ricorrenti, quali sono e come evitarle.

a cura di Sandra Migliaccio

Il lavoro del redattore, il corretto impiego delle maiuscole, delle varianti di carattere e della punteggiatura, le modalità di inserimento di numeri, cifre, note e citazioni bibliografiche: queste le tappe del nostro viaggio. Giunti ora all’ottava puntata e alla fine di questa prima parte della nostra rubrica, vogliamo dare qualche suggerimento volto ad evitare gli errori più comuni e le inesattezze più ricorrenti all’interno di un testo. E poi parleremo di “d” eufonica, un tempo molto più usata rispetto ad oggi per evitare l’incontro di due vocali.

1°-Alcune regole. Alcuni tra gli errori più comuni

Regola

«Si scrive: “on line” (e non “on-line” o “online”); “il Mulino (e non “Il Mulino”); “email” ed “ebook” (e non “e-mail” o “e-book”); “qual è”.
Per quanto ovvio è bene ricordare ancora che si scrive da’ (per l’imperativo “dai”) e non “dà”; di’ (per l’imperativo “dici”) e non “dì”; fa’ (per l’imperativo “fai”) e non “fà”; fra’ (per frate) e non “frà”; mo’ (per modo) e non “mò”; po’ (per poco) e non “pò”; sta’ (per l’imperativo “stai”) e non “stà”; tie’ (per l’imperativo “tieni”) e non “tiè”; va’ (per l’imperativo “vai”) e non “và”».

Commento

Chiariamo subito che la scelta di utilizzare il corsivo per dare evidenza ad alcune delle espressioni riportate nella regola – al posto delle virgolette alte, come facciamo di solito – deriva, in questo caso, dall’esigenza di evitare il brutto effetto ottico di tre apici in sequenza ’’’ (uno come apostrofo, gli altri due come virgolette di chiusura).
A proposito di “quale”, riteniamo scorretta la forma “qual’è”, da taluni ritenuta ammissibile nella frase affermativa dove l’aggettivo è femminile. Ciò deriva dal fatto che l’omissione della “e” in “quale” rappresenta un troncamento e non un’elisione, ed è solo l’elisione che genera forme condizionate dall’iniziale della parola seguente.

2°-Recensioni

Regola

«Nelle recensioni è opportuno usare sempre la prima persona plurale; la prima persona singolare può trovare impiego solo in casi particolari, ad esempio quando si racconta qualche episodio personale o vi è una certa creatività».

Commento

L’impiego della prima persona plurale va inteso non già come plurale maiestatico (d’uso nelle allocuzioni solenni che provengono da alte autorità civili o religiose e negli atti ufficiali), ma come plurale di modestia, che quindi non dimostra autorità ma l’umiltà di chi scrive, che quasi non vuole imporre la sua presenza.
Nelle recensioni, inoltre, è bene evitare parole ed espressioni eccessivamente elogiative, che potrebbero lasciar trasparire una sorta di “servilismo” nei confronti dell’autore.

3°-“Tra” e “fra”

Regola

«Benché generalmente trattate come intercambiali, è preferibile usare “tra” come particolari come partitivo e complemento di relazione, e “fra” nelle cognizioni temporali».

Commento

“Tra” proviene dal latino intra e vuol dire “all’interno, in mezzo”, dunque è evidente il legame con il partitivo, come ad esempio: tra molti elementi. “Fra”, invece, proviene da latino inferus che vuol dire “inferiore”, è preferibile da usarsi nelle cognizioni temporali, come ad esempio: fra poco. In casi di immediata cacofonia (per esempio: fra poco i frati, tra i trattori, ecc.) la regola può essere disapplicata.

4°-Dialoghi

Regola

«Per i dialoghi usare le virgolette basse e non le lineette. Il verbum dicendi, sia che preceda sia che segua il dialogo, richiede l’impiego un segno di punteggiatura».

Commento

Scriveremo allora Disse: «Ciao». «Ciao», disse. Questo perché le lineette sono più proprie di altri tipi di frase subordinata – soprattutto un’incidentale. Inoltre, è bene utilizzare un segno di punteggiatura per dare le giuste pause ed evidenziare maggiormente il discorso diretto.

5°-La “d” eufonica

Regola

«La “d” eufonica deve essere aggiunta ai monosillabi “a” ed “e” (ottenendo quindi le forme “ad” e “ed”) quando la parola che segue inizia con la stessa vocale.
La “d” eufonica non si utilizza, pur sussistendo l’uguaglianza di vocale, quando tra la “e” o la “a” e la parola successiva c’è un segno di punteggiatura, perché la pausa smorza sensibilmente la cacofonia».

Commento

Quando la parola seguente inizia per “ad” o “ed”, secondo molti si crea una fastidiosa cacofonia; di conseguenza, in sede di revisione di un testo da parte del redattore, è preferibile lasciare spazio allo stile dell’autore: se egli usa con coerenza e continuità la formula iniziò a addentrarsi o e edito, allora diamo spazio al suo stile; se invece questa coerenza e continuità non ci sono, aggiungiamo la “d” eufonica applicando le nostre regole. Quando invece la parola che segue non ha la stessa vocale, l’uso o meno della “d” eufonica è da considerarsi connotazione stilistica, purché l’uso sia coerente e continuo. Più precisamente: se l’autore la utilizzerà in cinque casi e in due no, si darà spazio allo stile e la si aggiungerà ove manca; viceversa, se invece l’autore la utilizzerà in cinque casi e in tre, quattro, cinque no, allora la si eliminerà ove è presente.
È ormai desueto l’utilizzo della forma “od”, che pertanto va evitato.

Sandra Migliaccio (da direfarescrivere, anno III, n. 11, gennaio 2007)

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