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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Confronto tra Editori e Sindacato: questione equo compenso
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Dom Mar 11, 2007 7:28 pm    Oggetto:  Confronto tra Editori e Sindacato: questione equo compenso
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Confronto tra Editori e Sindacato tedeschi sulla questione dell'equo compenso.

Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) dell’11 gennaio 2006
è apparso un controverso articolo a firma di Hannes Hintermaier
sulla dibattuta questione dell’equo compenso per i traduttori letterari, concetto introdotto dalla nuova legge sul diritto d’autore tedesca.

L’articolo si inserisce in un’agguerrita campagna stampa lanciata dagli editori tedeschi a seguito di diverse cause giudiziarie intentate dai traduttori letterari, mirante a influenzare l’opinione pubblica e il governo in vista di una possibile revisione della legge.

Il testo riporta le considerazioni di Joachim Unseld della casa editrice di Francoforte Frankfurter Verlagsanstalt e di Michael Kruger della Hanser di Monaco.

Qui di seguito il riassunto dell’articolo e della replica circostanziata apparsa nel forum del sindacato tedesco ver.di.

Versione italiana a cura di Anna Carbone.

La legge sul diritto d’autore promulgata in Germania nel 2002 ha regolato così malamente la retribuzione dei traduttori che oggi i primi casi stanno arrivando in tribunale.

Se da una parte i traduttori vogliono essere pagati di più, dall’altra, gli editori dichiarano che a queste condizioni il numero di libri tradotti da lingue straniere è necessariamente destinato a diminuire, portando così a un drammatico cambiamento del mercato editoriale tedesco, che attualmente detiene il primato nell'importazione di libri.

Benché concordi sull’importanza del lavoro dei traduttori e sul fatto che esso debba ricevere un compenso adeguato, gli editori ritengono che non si possano mettere sullo stesso piano un autore che lavora per anni, a proprio rischio, e un traduttore che adempie a un obbligo contrattuale.

In prima istanza (2002) la legge ha considerato adeguato un compenso a cartella fra i 17 e i 20 euro. I traduttori, tuttavia, rivendicano per il futuro una percentuale del 3% a partire dalla prima copia (finora era dell’1% a partire da un numero di copie da concordare) e al tempo stesso chiedono un considerevole aumento per la cessione dei diritti secondari.

Il responsabile di una grande casa editrice di Monaco ha messo le cifre sul tavolo, affermando che se le leggi decidono a favore dei traduttori, il numero dei libri tradotti diminuirà del 50%. Tra l’altro, sussiste anche il problema che non tutte le traduzioni sono ritenute soddisfacenti e di conseguenza si rende necessario un notevole dispendio di lavoro per trasformare una cattiva traduzione in una traduzione mediocre.

L’articolo cita due esempi. Il primo riguarda un romanzo che ha venduto 104.000 copie: il traduttore ha ricevuto un compenso forfettario di 11.375 euro, al quale si aggiungono l’1% di royalties a partire dalle 30.000 copie vendute (17.219 euro) e la cessione dei diritti per l’edizione economica di 1000 euro (cifra che può aumentare nel caso di vendite elevate dell’edizione economica). La cifra finale è di 29.594 euro, pari a una tariffa di 43,53 euro a cartella.

Se il Tribunale di Monaco dovesse accettare la tesi dei traduttori, la situazione sarebbe molto diversa: per lo stesso compenso forfettario, grazie alle maggiori partecipazioni, si arriverebbe a un compenso complessivo di 70.748 euro, pari a una tariffa di 108 euro a cartella.

Il secondo esempio prende in considerazione un libro di tiratura media. Con 9.445 copie vendute, il traduttore riceve un compenso di 7.700 euro (22 euro a cartella). Con le nuove norme, il compenso arriverebbe a 26.250 euro, pari a 75 euro a cartella.

Lo stesso editore spiega che, a fronte di libri che vendono molto, ce ne sono altri che «tirano» poco (è il caso delle opere di Elias Canetti pubblicate nel centenario della nascita), ma che vanno comunque pubblicati per mantenere elevato lo standard della produzione libraria tedesca.

In sostanza, se non fosse per quei tre o quattro best-seller, non si potrebbero pubblicare libri di maggior rilievo ma che producono meno profitti. Sempre secondo l’editore, è da sfatare l’idea che tutti i traduttori facciano la fame: i bravi traduttori hanno il loro mercato e le loro molteplici possibilità di guadagno. Alcuni (e non soltanto il traduttore di Harry Potter) hanno raggiunto un discreto benessere. Infatti, nel caso di vendite superiori alle 100.000 copie, anche una
partecipazione dello 0,5 per cento risulta molto remunerativa.

Replica apparsa nel forum del sindacato tedesco ver.di

Se la Frankfurte Allgemeine sostiene che i traduttori pretendono più soldi e che questo modificherà in maniera drammatica il mercato editoriale tedesco, il sindacato risponde che il mercato è già cambiato, con una contrazione del 28,6% nel corso del 2004.

Qual è l’entità di questo crollo? Pur avendo subito costanti oscillazioni negli ultimi anni, il numero delle traduzioni è passato da 7.574 (2003) a 5.406 (2004), ossia dal 12,3% al 7,3% dei titoli complessivi, rispettivamente la cifra più bassa dal 1975 e la percentuale più bassa nel dopoguerra.

Per quanto riguarda la questione se sia possibile dare gli stessi diritti all'autore, che dedica al libro diversi anni lavorando a proprio rischio, e al traduttore, che adempie a un semplice obbligo contrattuale, il sindacato si chiede se si voglia mettere in discussione la legge che regolamenta il diritto d'autore dei traduttori.

In fin dei conti, anche il traduttore lavora a proprio rischio e la sua attività è regolata di volta in volta da un contratto che lo vincola solo per un periodo di alcuni mesi, senza alcuna garanzia per il futuro. Per un'attività così rischiosa verrebbe da pensare che dovrebbe ricevere un compenso adeguato.

Sulla specifica questione del compenso a cartella, il sindacato fa notare che nel 1982 una cartella di una traduzione impegnativa costava 27,50 DM. Nel 2005, cioè 23 anni dopo, 18 euro (DM 35,20, nominalmente il 28% in più). Dal 1982 al 2004, i redditi dei lavoratori dipendenti sono aumentati del 61,5 per cento (fonte: Ministero del Lavoro).
Commisurate al potere d'acquisto, dunque, le traduzioni costano sempre di meno.
Inoltre, se negli anni Ottanta, con l'introduzione del computer, era previsto anche un supplemento per consegna su file, oggi tale supplemento non esiste più. Se gli editori avessero adeguato i compensi all’inflazione, oggi saremmo arrivati a un compenso minimo a cartella di 25 euro e non ci sarebbe stata alcuna lamentela da parte loro.

Le cifre menzionate nell’articolo di FAZ lasciano perplessi: un insegnante di ruolo di scuola superiore (al quale il traduttore viene paragonato nell’articolo) guadagna 48.000 euro l’anno, cui si aggiungono la tredicesima e la pensione di reversibilità in caso di morte; tutto questo senza rischi per il dipendente. Per arrivare a un compenso annuo di 48.000 euro, il traduttore dovrebbe avere un fatturato di 60.000 euro. Considerato un compenso a cartella di 18 euro, questo corrisponde a 278 cartelle al mese, pari a 3.333 cartelle l’anno.

Naturalmente, non sono previste ferie: il traduttore lavora a cottimo e, se va in ferie, non vede un soldo. Come è ovvio, nessuno è in grado di arrivare a 3.333 cartelle in un anno ed è altrettanto assurda l’idea che un traduttore possa raggiungere un guadagno mensile di 5.000 euro senza un “contributo creativo” (come viene sprezzantemente definita la concessione di royalties nell'articolo di FAZ).

Nel primo esempio citato da FAZ si parla di un compenso a cartella di 43,53 euro.

Il sindacato obietta che con una produzione (di tutto rispetto) di 0,8 cartelle l'ora, un traduttore arriva a un compenso orario di 34,82 euro. Tolto un 25% di spese di esercizio, il guadagno netto orario è di 26,11 euro. Con un così alto rischio d'impresa, la cifra è troppo bassa per riuscire a mettere qualcosa da parte.

Qual è, invece, il guadagno orario di un'impresa idraulica? 37 euro. Dunque, un'ora di lavoro di un traduttore (anche nel caso si tratti di un libro di successo, con royalties garantite) vale il 70% di quella di un idraulico.

A parte il fatto che le cifre riportate nel secondo esempio citato dell’articolo sono errate (la traduttrice ha ottenuto 20 euro a cartella e non 22 e la traduzione è costata 6.600 euro anziché 7.700), il conto comunque non torna. Il 3% di royalties sul prezzo di copertina (cifra richiesta dai traduttori) per 9.445 copie vendute fa 5.270 euro, che, sommati al compenso forfettario, arrivano a 11.870 euro. Dividendo tale cifra per 330 cartelle si ottiene una tariffa a cartella di neanche 36 euro. E non si sta parlando di guadagno, bensì di ricavo lordo.

Anche se si ha la fortuna di essere impegnati continuativamente, non si arriva comunque a più di tre romanzi l'anno, per un massimo di 990 cartelle. Senza royalties, si ha un ricavo lordo di 19.800 euro. C’è qualcuno che può considerare adeguato un guadagno inferiore ai 15.000 euro?

Anche aggiungendo il 3% di royalties e ipotizzando che tutti i tre libri raggiungano tali cifre, il traduttore arriva a 35.610 euro, che per 2.000 ore lavorative corrispondono a 17,80 euro l'ora. E qui ritorniamo all'idraulico, che guadagna suppergiù la stessa cifra oraria. D’altra parte, questo non può essere certo definito un compenso adeguato per chi traduce, ad esempio, dal polacco.

Se l'editore è costretto a mettere in conto accanto ai bestseller anche libri di elevato valore culturale ma con bassi ricavi, lo stesso deve fare il traduttore. Con un guadagno orario inferiore (o appena superiore) ai 10 euro, è destinato a una vecchiaia di povertà, per non parlare di reversibilità al coniuge superstite.

Ma quali sono le reali possibilità di vedersi affidare la traduzione di un bestseller? Il 70% di tutte le traduzioni vendono al di sotto delle 10.000 copie, e dunque il 70% dei traduttori rimane a bocca asciutta.

I titoli in grado di superare le centomila copie vendute sono solo il 3% (uno ogni trentatré) e, anche rinunciando alle ferie, non è possibile tradurre più di due libri e mezzo di questa lunghezza (650 pagg.) nell'arco di un anno. Dunque, per riuscire a tradurre trentatré libri, sperando di incappare in quello «buono» che permette di incassare le royalties (18.000 euro, stando all'articolo di FAZ), bisognerebbe lavorare per tredici anni di fila senza un giorno di ferie. In tal modo, il compenso per tutte le cartelle tradotte in questo arco di tempo aumenterebbe di 0,84 euro.

Per completezza di informazione, si segnala che al momento non esiste nessuna sentenza in Germania che attribuisca al traduttore il 3% di royalties. Esiste solo un’indicazione del Tribunale di Monaco che segnala come adeguata una percentuale variante dall’1 al 3%, a seconda della difficoltà del testo. Questa informazione proviene dal forum del CEATL (Conseil Européen des Associations de Traducteurs Littéraires).

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MessaggioInviato: Dom Mar 11, 2007 7:28 pm    Oggetto: Adv






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