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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Monia Di Biagio

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SCRITTURALI


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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 11:26 am    Oggetto:  Farsi capire, ovvero: scrivere per gli altri e non...
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Farsi capire, ovvero: scrivere per gli altri e non per se stessi

Di Samuele Zonali, web master di
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Esistono diverse considerazioni a cui bisognerebbe prestare attenzione prima di raccogliere la penna fra le dita e incominciare a dedicarsi alla scrittura.

Una di quelle che, a mio parere, deve restare come una riflessione costante attraverso tutto il tempo che uno scrittore passa dinanzi alla suo scrittoio, è certamente intorno alla questione del "farsi capire".

La faccenda del "farsi capire" è uno dei cardini sui quali lo scopo della scrittura si muove. In ogni ambito, la scrittura si orienta ad assolvere a questo scopo, e ancor più quando si parla di narrazione e di creatività.
Non mai come all’oggi, si è dinanzi alla distinzione tra narrativa poetica e narrativa di fisicità. Una prima che si orienta a proporre concetti attraverso la fisionomia del discorso, attraverso l’evocatività delle parole, "poeticamente" se volete, una seconda basata sullo schietto risultato dei fatti.

Ma ci accorgiamo che la questione del farsi capire resta comunque il seme da dove, uno scrittore di qualsiasi tendenza dovrebbe incominciare. Non importa quale tipo di scrittura si andrà a prediligere, l’importante è il farsi capire. Un esordiente, smette di meritare un simile appellativo e può sperare di affermarsi nel mondo della letteratura moderna solamente dopo aver acquisito le capacità che gli permettano di assolvere a questo impegno: farsi capire dal lettore.

E l’impegno non è mai banale, come si possa credere, per nessuno, esordienti o scrittori che siano. Il linguaggio scritto non è come quello parlato, arricchito di chiarimenti proposti quando l’interlocutore ne faccia richiesta: la scrittura è un canale unidirezionale e deve mantenere in sé la chiave di comprensione affinché, col minimo sforzo contemplativo, il lettore possa essere in grado di accedere a tutti i concetti mantenuti tra le righe e nelle righe: una brano che richieda troppa attenzione a causa di una costruzione "difficile" o troppa riflessione sui contenuti "ermetici" non è un buon lavoro, a prescindere dall’originalità dell’idea o dalle prodezze stilistiche.

Ma anche le frasi semplici o i contenuti banali non sempre fanno la chiarezza del discorso.

In questa sede si può consigliare che, per quanto riguarda i contenuti, essi devono essere chiari perfettamente allo stesso autore. Certo, se manca questo, non saprei dire quali forme, discorsi pur costruiti in maniera professionale, possano andare a delineare. Un contenuto (banale o non banale che sia) ben chiaro nella mente dello scrittore è un tesoro che la scrittura deve essere in grado di portare alla luce.
Per quanto riguarda le frasi bisogna prestare un poco più di attenzione.

L’esordiente, quando "scopre" in sé un contenuto profondo, subito utilizza le parole come semplice strumento al servizio dei suoi pensieri, complicando il costrutto di pari passo con la profondità di sé dove va a scavare per trovare il nocciolo del pensiero. E’ un atteggiamento diretto, questo.

Ma il nocciolo, non si può esprimere con pochi passaggi (semplici o complessi) poiché appunto è talmente profondo da non potersi esprimere comunque a parole. Bisogna allora incominciare a "sbucciarlo" come fosse una pesca, sbucciarlo, lentamente (più lentamente lo si fa e più il lavoro riesce). E’ purtroppo la natura delle parole, che non ci permette di dare un colpo netto alla pesca e far fuoriuscire il nocciolo.

Ogni frase, contribuisce ad aver scavato, autonomamente verso il cuore del discorso.

Così facendo si scoprirà che, infine, raggiungendo o meno il nocciolo del concetto, la parte ben riuscita sarà invece il processo di "sbucciatura" che ha condotto e accompagnato il lettore in questa visita guidata nel profondo cuore del lettore.

Perciò, la scrittura, in prima istanza, resta un mezzo di comunicazione.

Non importa cosa comunichi ma è fondamentale che il destinatario riceva quanto spedito dal mittente, altrimenti non sarebbe un mezzo di comunicazione, ma di confusione. E questa storia della confusione vale pure se, un autore tenti di comunicare qualcosa e il lettore ne carpisca un’altra, comunque bella e profonda. Si tratta sempre di un fallimento per lo scrittore.

Quindi, per mezzo di comunicazione si intende un qualcosa che permetta di trasportare alcuni concetti da una persona all’altra. Non riuscendo in questo intento, si può ancora parlare di scrittore? Forse di poeta, ma non certo di scrittore. Comunque, un interrogativo interessante, non certo privo di fascino ma che qui non andrò ad affrontare, visto che le opinioni in merito, nell’ambiente culturale contemporaneo, sono le più disparate.

Dunque, torniamo a noi. La scrittura deve essere un mezzo di comunicazione e non un’icona della potenza delle stesse parole, né tanto meno un semplice meccanismo per fare luce su un omicidio, sul mostro della palude o sugli alieni venuti da marte; la scrittura deve rendere l’idea dall’armoniosa vita dell’individuo scrittore, immerso nella sua contemporaneità, a prescindere di cosa stia parlando e di come ne stia parlando. Se avete in mente Poe o i romanzi gotici di Ann Radcliffe da un lato e l’anima di Gogol o di Musil dall’altro, sicuramente comprenderete di cosa parlo.

Dunque, in conclusione, lo scrittore non può permettersi di non prendere in considerazione il proprio lettore. La composizione letteraria e narrativa, per lo scrittore, deve diventare un continuo cambio di punto di vista: quello, chiaramente, personale e quello del suo lettore, che in seguito avrà sotto gli occhi le sue frasi.

La questione del farsi capire, è sicuramente il concetto fondamentale dal quale si debba incominciare. Da qui: scrivere e ottenere opinioni in merito è sicuramente il metodo migliore per progredire.
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Samuele Zonali, web master di
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 11:26 am    Oggetto: Adv






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