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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Fare Poesia
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Monia Di Biagio

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Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 11:57 am    Oggetto:  Fare Poesia
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Fare Poesia

di Marco Ceroni

"Tra i tanti consigli sulla scrittura possibili e immaginabili, un capitolo sulla poetica è il più improponibile.

Per varie ragioni, non da ultimo il fatto che la poesia ha una regola sola: non vi sono regole.

In realtà non è così –le regole ci sono, perché deve pur esistere un criterio che permetta di distinguere cosa è poetico e cosa non lo è- diciamo tuttavia che, se non esistono ricette magiche per fare un romanzo di successo, ciò vale in particolar modo con la poesia.

Allora, perché ne parlo? Semplice: tra le varie discussioni tra autori esordienti a cui mi è capitato di assistere, una delle più accese è sempre stata questa questione. A questo punto, è doveroso far chiarezza.

Partirò in questo intervento con alcune questioni base. Non sono le più importanti, ma sono le prime ad essere affrontate da chi si cimenta nella poesia.

1) L’età è determinante? No: Rimbauld scrisse poesie quand’era adolescente, De André fece cose straordinarie a cinquant’anni. Tuttavia, vi è un certo pregiudizio nei confronti dei giovani, o dei “ragazzini”. Le motivazioni sono:

-ignoranza: più uno è giovane, e meno sa. Questo è ovvio. Conosce meno poeti, conosce meno la vita, conosce meno anche se stesso

-immaturità: più si è giovani, più i sentimenti sono immaturi. Prendiamo l’amore adolescenziale, ad esempio: è totale, è assoluto, e anche crudele. Questo può non far piacere agli adolescenti in ascolto, ma non è che me ne freghi molto: tra una decina d’anni mi daranno ragione, e allora saranno i miei più feroci fans.

-superficialità: vedi i primi due punti. Più uno è giovane, e meno conosce se stesso, conosce i propri sentimenti, ed è giunto a fare i conti con il proprio essere al mondo. L’amore, l’odio ecc. sono assoluti –e per questo hanno una forza travolgente, che può riversarsi anche nella poesia- ma anche superficiali; anzi sono superficiali proprio perché assoluti.

Il discorso è complesso e non voglio qui fare una grammatica dei sentimenti: per brevità, diciamo che chi ama assolutamente è cieco, stupido e anche un po’ idiota (esperienze personali: ne ho da vendere) con tutto quel che ne consegue.

2) La rima: da usare? Forse non tutti ricordano Pascoli. Pascoli è quel poeta con un attaccamento morboso nei confronti della sorella, e che aveva il padre che se ne era andato in giro con la cavallina storna (per chi non lo sapesse, storna significa grigia).Ebbene, dopo Pascoli non si fanno poesie in rima. Il motivo è semplice: dopo Pascoli, tutte le poesie in rima sembrano filastrocche. Al che, o ti chiami Rodari, oppure è meglio evitare.Le poesie in rima, inoltre, sono deleterie: quando trovi una poesia in rima baciata, subito pensi «Mio Dio! Adesso mi troverò cuore/amore, amore/cuore»! e la poesia ti scade già di partenza. La colpa qui non è di Pascoli, ma dei vari cantanti italiani che hanno abusato delle rime più scontate della rima italiana.

3) L’italiano: molti criticano espressioni non presenti nel lessico.

Ad esempio, l’utilizzo della K al posto del C duro (AnKe, perKé, allorKuando). Diciamo subito che, sebbene io preferisca Perché a PerKé, non credo neppure esistano regole fisse. Diciamo però anche che se si fanno giochi ed evoluzioni con la lingua italiana.

-L’italiano lo devi sapere (non puoi fare un assolo se, come me, sai solo 4 o 5 accordi con la chitarra).

-Se fai un esperimento o una scelta stilistica particolare, deve esserci un motivo preciso.

Ad esempio: posso tranquillamente scrivere che ho visto un TeTTesKo.

E’ chiaro che «Tettesko» è diverso da «Tedesco», ma in questo caso lo faccio perché «Tettesko» corrisponde ad una mimesi del loro accento. Ho una motivazione ben precisa, che posso spiegare.

Altre cose importanti, sono l’uso dei verbi, dei tempi verbali.

Bisogna aver chiaro che vi sono tempi, verbi, o persino suoni che si rivelano più efficaci di altri nel trasmettere il sentimento, la situazione, o qualunque cosa vogliamo mandare.Prendiamo un esempio colto: A Silvia di Leopardi. Silvia non si chiamava Silvia, ma Teresa.

Tuttavia, sebbene Teresa avesse gli occhi ridenti e fuggitivi, di converso non aveva un nome adeguato. «O Teresa, rimembri…» non funziona. Silvia, invece, è un nome simile ad un sibilo, ad un sussurro: è un nome che si presta meglio alla commozione.

Qualcuno dirà: il contenuto non cambia. Sta bene: tuttavia, particolarità iniziare con O Teresa oppure con O Silvia segnano la differenza tra una grande poesia ed una poesia mediocre.

A questo punto, la fatidica domanda: ma questo articolo non è un pò troppo poco serio? Esatto. Ma ciò dovrebbe servire da monito.

La poesia non è una attività sacra. La poesia è come la vita: appena la sacralizzi, la uccidi nel marmo di una chiesa o di una pietra tombale."
________________

Marco Ceroni

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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 11:57 am    Oggetto: Adv






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