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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Lo bello stile, ovvero: gli errori più costanti
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:24 pm    Oggetto:  Lo bello stile, ovvero: gli errori più costanti
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Lo bello stile, ovvero: gli errori più costanti degli scrittori

di Marco Ceroni

Vorrei soffermarmi stavolta su un aspetto per il quale è d’uopo adottare l’adeguato parlare. Lo bello stile. Un tempo si insegnava a scuola. Oggi non più; e si vede. Vorrei leggessi questo intervento comparandolo con gli altri da me postati nei giorni passati. Vorrei ne osservassi il linguaggio. Ché del linguaggio ti voglio to distress.

"L’Inizio"; "L’intreccio" e "L’ambientazione" li composi ciascuno in 15 minuti; tempo di certo bastevole per le esigenze d’un videolettore quale è il tipico lettore di Pennadoca.

Cosa intendo? Intendo un individuo il quale legge in fretta e furia gli articoli su uno schermo. Intendiamoci: questo è un paese libero e se vuoi friggerti i bulbi oculari leggendo la Divina Commedia sul PC sono solo problemi tuoi e del tuo psichiatra. Ma di solito da internet o si stampano gli articoli (ed i miei son tanto brevi che stamparli è uno spreco inutile di cellulosa) o li si leggono (appunto: in fretta e furia)

In Internet –ché di Internet si parla- non c’è tempo da dedicare al tempo; non ci si sofferma su finezze, assonanze, e gli arcaismi sono un vezzo che si disperde e scompare.

Off course, già è molto se leggi almeno una parola su quattro cercando di indovinarne il contenuto. Facciamo tutto di fretta, anche leggere quanto troviamo di fronte lo sguardo. Ricordi quel bel libro per bambini, che per bambini non è mai stato: "Il piccolo principe"? Ricordi il capitolo della fontana? Dovremmo rileggerlo ogni mattina come un mantra; forse allora ci accorgeremmo che non abbiamo mai tempo per noi.

Già. So cosa stai pensando: ch’io sia fuggito dal seminato, perso in soliloqui vagabondi. Ti sto facendo perdere tempo, forse?

Eppure, ascolta: le parole hanno un suono, un sapore, persino un’anima.

Quante volte trovasti aggettivi e simili presi a manciate e scaraventate a caso ora in un romanzo; ora in un testo di presunta filosofia?

Ricorda: quanti brani ti comparirono innanzi avanzando, arrancando in una lingua rantolata in putrefazione? Potrei elencarti interi best-sellers illeggibili, libri grati per il loro successo ad una sensibilità letteraria decomposta e già in odor di carogna.

Potrei citartene a sufficienza per coprire una piccola biblioteca; potresti scoprire d’aver tu stesso feticci di letteratura in casa. Al che riapriresti quei libri –eppure, diresti, all’epoca non mi parvero tanto brutti o banali.

Osserva, leggi con attenzione; impiegaci del tempo. Impara a sentire dal suono la frase, coglierne la bellezza o, anzi, lo stridor infantile e irriflesso. Leggi Cicerone; leggi Quintilliano. Impara a leggere; perché oggi leggere è un’arte non insegnata.

Guarda questo stile, ti dissi. E confrontalo. Qui è già più curato, ti verrà da dire. Mancano ripetizioni di parole, sebbene forse il concetto che è uno, sempre quello, l’ho replicato più volte (come disse il vate Fabrizio De André, "Ho poche idee, ma in compenso fisse"). Un caso? Affatto.

Nei messaggi precedenti sapevo di scrivere in un CONTESTO (anche queste paroline sarebbero da imparare) digitale, segnato dalla fretta, dove la ripetizione era necessaria (si chiama RIDONDANZA). Qui? Diciamo solo che è solo la speranza, non dovesse bastare il buon senso, a ritenere si legga con maggior cura e attenzione un articolo sul "bello stile". E, ultima domanda, perché usasti un linguaggio tanto eterogeneo, fatto d’uno scrivere quasi orale frammisto da uno più pedante, pesante, letterario che puzza di vecchio?

Risposta: perché volevo lo stile fosse STRANIANTE. Volevo insomma che, leggendo, tu ti rendessi conto che lo stile conta. Che non basta mettere in fila tre parole per essere scrittore e, soprattutto, che se sai scrivere solamente in modo "tira via", e non in modo più letterario (di cui ho riprodotto una parodia, you know) è meglio tu ti ponga qualche esame di coscienza.

(da notare: lo stesso valga per chi scrive in modo letterario ma non concepisce il linguaggio parlato)

Solo per la cronaca: prendi un libro (meglio se un romanzo tradotto da un autore straniero: presenta più facilmente questi errori.). Fai una fotocopia di un brano a caso, poi correggi gli "errori" qui riportati. Al che, osserva il risultato: non fila meglio?

Che: abusati.

-Di, a da, in, con, su, per, tra, fra; abusati

-Il, la, lo, le, i, gli, un, una, uno; abusati

-Verbo essere: abusato

-Verbo avere: usato a sproposito in luogo del verbo essere.

Uso povero dei tempi: sembra esista solo il passato prossimo. Ma gli altri verbi che male ti hanno fatto?

Uso di parole o perifrasi inutili: esempio dotto, nel conte di Montecristo compaiono frasi quali "Si sedette sulla sedia". Se si siede per terra, va bene specificare; ma se sulla sedia, è gratuito supplizio tantalico alla mortal favella!
____________

Marco Ceroni
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:24 pm    Oggetto: Adv






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