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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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L’intreccio, ovvero: come sviluppare una storia.
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:39 pm    Oggetto:  L’intreccio, ovvero: come sviluppare una storia.
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L’intreccio, ovvero: come sviluppare una storia in modo avvincente.

di Marco Ceroni

Una storia, se vi sono più "filoni", può essere scritta in più modi. Quattro tipi base.

Supponiamo abbiate un’idea, e desideriate raccontarla. Dopotutto siete scrittori, non è vero? A questo punto, soprattutto se la storia è estremamente complessa (come, un libro a caso, i Miserabili di Victor Hugo) ecco il dilemma: come raccontarla? Potreste non porvi questa questione: non sareste i soli. Ma se volete cimentarvi in un’impresa diversa o, semplicemente, volete "ampliare i vostri orizzonti", è l’occasione giusta.

L’intreccio prevede –di solito- una vicenda la quale, come nella vita reale, dipende da scelte non solo del protagonista, ma anche di altri. Così, per richiamare i Miserabili, la sorte di Jean Valerian dipende anche da scelte fatte da Marius e Cosetta. Che sarebbe accaduto, ad esempio, se il tenace poliziotto non si fosse ucciso?

Così, quante persone, in questo preciso istante, possono influenzare la nostra vita? Supponiamo d’essere narratori di noi stessi: nulla ci vieta di pensare ad un Mario Rossi qualsiasi che, licenziato –o lasciato, o fate voi- si ubriaca e poi, salito in macchina, ci investe: noi potremmo morire o restare paralitici.

Ora, il come narrare fu un problema da sempre, fin dai tempi più antichi. Eschilo preferiva ad esempio dar voce ad un personaggio principale il quale dispiegava la vicenda; mentre Euripide, come nel caso dell’Ifigenia Taurica, fa parlare prima Ifigenia, poi Pilade e Oreste, l’una ignara degli intendimenti degli altri: da cui la tragedia (sventata solo per intervento divino).

Sta ora da vedere quali sono i modelli principali. Io ne ho individuati quattro.

1) Autobiografico: E' presente soprattutto nei romanzi gialli, come quelli di Poirot; Miss Marple; Nero Wolf e Sherlock Holmes; o di mistero, come i racconti di Lovercraft, Gordon Pym di Edgar Allan Poe, ma anche Stephen King (la prima e la terza parte di Cristine, la macchina infernale). La vicenda è vissuta interamente da un personaggio, o direttamente dalle sue labbra: è il personaggio che parla, scrive o racconta ad altri. Questa è una tecnica assai efficace, ed anche stilisticamente apparentemente facile da realizzare. Tuttavia, bisogna ricordarsi che non tutto potrà essere narrato: come nella vita, noi non possiamo comprendere il perché ed il percome delle scelte altrui. Vi saranno sempre "zone d’ombra", inspiegate al lettore, ma che il narratore deve conoscere bene perché non vi siano assurdi narrativi. Per capirci sull’effetto mutilatorio di queste zone d’ombra, pensate cosa sarebbe I Miserabili senza Gavronche, oppure un I promessi sposi, visto e narrato dal solo Renzo, senza quindi la figura della Monaca di Monza e la morte di Don Rodrigo.

Tuttavia, proprio tali zone d’ombra sono la chiave di questo stile: esse creano infatti il pathos, il mistero. Il lettore sa solo ciò che anche il protagonista conosce: e come lui, non sai mai cosa si nasconde dietro quella porta, o chi è che ha lanciato quel grido…

L’effetto del pathos è forse dovuto al fatto che lo scritto autobiografico può essere creduto autentico: così il pellegrinaggio di Dante nei regni divini; o la storia di Randiguet, Il diavolo in corpo, paiono subito più "veri", più credibili.

-Eccezione. La vicenda è narrata concentrandosi soprattutto sul personaggio principale: è il caso in cui il narratore esprime anche emozioni e sensazioni del protagonista. E’ il caso –tra tanti- del Per chi suona la campana? di Hemingway: il fatto stesso sia Hemingway, e non l’Americano, a narrare la vicenda, ci fa intuire che l’Americano è destinato a morire.

2) Storie indipendenti che convergono o divergono: E’ lo stile più usato. Consiste in due o più "percorsi", ben separati, il che permette di raccontare vicende distante sia nello spazio che nell’ambiente culturale. Gli esempi più semplici e chiari sono forse I Promessi Sposi di Manzoni (dove Lucia percorre gli ambienti più agiati e nobiliari, mentre Renzo attraversa la realtà più miseranda, compresi i lebbrosi) od anche, forse anche più famoso grazie alla sua fortunata versione cinematografica, Il signore degli Anelli di Tolkien, dove i due filoni sono tenuti anche fisicamente distinti: le guerre degli Uomini (libri terzo e quinto) e la missione di Frodo e Sam (libro quarto e sesto, compreso il ritorno alla Contea).

Questo stile permette di dedicarsi maggiormente alla descrizione e all’approfondimento di determinate realtà, in uno stile semplice sia al lettore quanto allo scrittore. Unico difetto, evidente ad esempio nel Signore degli Anelli, si rischia di spaesare il lettore il quale (ad esempio) dopo aver letto della lotta di Sam con Shelob (fine del quarto libro) può avere difficoltà ad abbandonare quella vicenda per rigettarsi in quella di Aragorn e Gandalf.

3) L’intreccio continuo: La differenza tra questo modo di intrecciare le vicende, ed il precedente, è più nella quantità che nella qualità. Mentre ad esempio in Tolkien i due tronconi della vicenda si dividono alla fine del secondo libro, per rincontrarsi solo alla fine, qui i tronconi sono continuamente l’uno dipendente dall’altro.

Questo stile, più simile alla vita reale, è anche quello forse che può dare maggiori soddisfazioni al narratore (il quale può veramente fotografare l’intera realtà così come questa veramente si dipana). Tuttavia è anche molto difficile da praticare, poiché certi passaggi (necessari per realizzare la trama che abbiamo in mente) possono rivelarsi, trasposti nel racconto, assai forzosi: l’aver sviluppato un determinato intreccio ci vincola, infatti, all’intreccio stesso: non è raro scoprire, a intreccio ormai sviluppato, che dobbiamo modificare la nostra idea iniziale, a meno di non forzare la mano.

Tuttavia, quando questo stile riesce i risultati sono tra i più pregevoli: come, esempi tra altri, I Miserabili di Hugo e L’Orlando Furioso dell’Ariosto (aggiungeremmo anche Neuromante, Giù nel cyberspazio e Monna Lisa cyberpunk di William Gibson – Lo staff di Penna d’Oca).

4) L’intreccio temporale: E’ un caso particolare. Tutti gli altri intrecci presentati sono intrecci di avvenimenti contemporanei nel tempo. Stesso momento temporale, ma da luoghi diversi. Qui, invece, è il tempo che cambia. Per mantenere un minimo di coerenza, che permetta al lettore di orientarsi nella vicenda, spesso si mantiene costante il tempo. Un esempio famoso è La macchina del tempo, di H.G.Wells. Ma quello più interessante è forse Sylvie di Nerval (opportunatamente commentato da Eco, di cui mi limito a ripresentare gli spunti)

In Sylvie la storia si dispone su tre tempi diversi: quello del protagonista da giovane, quello del protagonista diversi anni più tardi, quello del narratore. La sovrapposizione dei tempi crea una situazione "irreale", di sogno (amplificata dall’uso dell’imperfetto). Il tempo, il suo mistero, la caducità delle cose, il rammarico, il rimpianto, sono tutti temi che rendono questo intreccio adatto non tanto per la narrazione di vicende, quanto di stati dell’animo. Più che per la fabula, per la poesia: la storia reale di Sylvie è secondaria, l’essenziale è l’impressione emotiva, quell’impressione da sogno che nasce dar tornare e rivedere il mondo con lo sguardo del tempo che fugge.

Avete letto. Sta a voi decidere quale stile faccia più o meno al caso vostro, e comprendere quale sia il più adatto alla storia che vi domanda d’essere raccontata.
_________________

Marco Ceroni
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:39 pm    Oggetto: Adv






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