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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Proviamo con: L' HAIKU?
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 7:11 pm    Oggetto:  Proviamo con: L' HAIKU?
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Cosa è un Haiku?

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La vita in diciassette sillabe: ci sono piccolissime cose nella vita che possono affascinare, una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto. È solo un semplice gioiello che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima, dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza. È raffinata l’emozione di un Haiku, come è raffinata la semplicità. La metrica è composta di 17 sillabe, ripartite in tre versi in cui due quinari si alternano ad un settenario.

**************

-L' Haiku è l'antica arte poetica giapponese- Un haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; pronuncia italiana /'(h)aiku/ o /(h)ai'ku/) è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe.

In questa forma poetica si riflettono tipicamente l'amore della cultura nipponica per il minimalismo e per le cose asciutte e compatte (scrive, infatti, Sei Shonagon: "in verità, tutte le cose piccole sono belle").

Per l'estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine.

Negli haikai il poeta diviene solo uno strumento e l'oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Soggetto dell'haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta).

La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni. Secondo Barthes l' haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un'apparizione, a fotografare un attimo ed è per questo che tra le sue peculiari caratteristiche troviamo la brevità, la leggerezza e l'apparente assenza di emozioni secondo i canoni del buddhismo zen.

L'unico elemento che presagisce al sentimento che pervade un haiku è il kigo, una parola che per metonimia indica la stagione a cui si riferisce la poesia e che ci fa immergere, almeno in parte, nell'atmosfera descritta nei versi.

Come l'alternarsi delle stagioni, anche queste brevi poesie annoverano temi contrastanti fra loro come il mistero (yugen), la povertà (wabi), l'instabilità (aware) e l'isolamento (sabi).

L'Haiku è una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni.

Tradizionalmente l'ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata.

***************

-Le stagioni giapponesi-

Prima dell'adozione del calendario solare avvenuta nel 1873 in Giappone le stagioni avevano il seguente corso:

-Haru Primavera: comprendeva i mesi di febbraio, marzo e aprile

-Natsu Estate: comprendeva i mesi di maggio, giugno, luglio

-Aki Autunno: comprendeva i mesi di agosto, settembre, ottobre

-Fuyu Inverno: comprendeva i mesi di novembre, dicembre, gennaio

-Shinnen Capodanno: cadeva all'inizio di febbraio ed era associato all'inizio della Primavera. Tenetene conto soprattutto per stabilire la corretta collocazione temporale di alcuni haiku proposti.

***************

-Un po' di storia-

L'haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal "Tanka", componimento poetico di 31 sillabe che risale già al IV secolo.

Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l'haiku.

Nel IX sec. questa forma letteraria ha un'ampia diffusione e riconoscimento anche fra le classi alte e vengono instituite delle vere e proprie gare di poesia (uta-awase).

L’origine dell’haiku va difatti ricercata nel "renga" (verso "a catena"), che alla fine del Periodo Heian (XI-XII sec.) divenne popolare.

Il renga era una specie di gara o gioco poetico nel quale i partecipanti, dato un primo verso come tema (detto hokku), aggiungevano versi da 14 o 21 sillabe; tali versi, composti in modo indipendente, erano poi associati "a catena", il primo verso con la composizione precedente e l’ultimo con quello successivo.

Verso il XV sec. il renga si trasformò in "haikai renga", ossia delle composizioni a catena di poesie di 17 sillabe, i cui soggetti erano comico-satirici.

Un secolo più tardi lo haiku si sviluppa come dialogo in cui un poeta compone la prima strofa (kami-no-ku), mentre l'interlocutore completa la seconda (shimo-no-ku),fino a coinvolgere sempre più partecipanti e divenire una vera epropria poesia a catena (kusari-renga).

Verso la fine del XV sec. il componimento a catena viene abbandonato e rimane semplicemente l’haikai (o haiku).

In quest'ultima forma comincia a delinearsi l'importanza che assumerà il primo emistichio della poesia, poichè esso viene di norma affidato al poeta più abile.

Intanto, da appannaggio delle classi più abbienti, gli haikai si diffondono anche tra i ceti più bassi arricchendosi di nuovi contenuti talora triviali e volgari.

**************

-CURIOSITA'-

-Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.

-La prima antologia di poesia giapponese intitolata Manyoshu risale all'VIII secolo; comprende 20 volumi con 4.500 poesie in diverso stile.

-Nei licei americani e in Marocco si insegnano tutt'oggi le tecniche per scrivere haiku.

-Jack Kerouac ne fu grande appassionato e compositore.

-In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si diletta a scrivere haiku.

-I gruppi di poeti che si riuniscono per parlare di haiku si chiamano haijin.

-Pressoché ogni giornale nipponico ha una sezione riservata agli haiku.

*******************

-Maggior Autori & Pensiero Zen-

Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Basho, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo. Hanno composto haiku anche Jorge Luis Borges (I diciassette haiku), Paul Claudel (Cento frasi per ventaglio), Allen Ginsberg ed Edoardo Sanguineti.

Molti poeti di haiku furono anche degli ottimi pittori che, con l’acquerello riuscivano in poche pennellate a riprodurre la stessa magica atmosfera di una poesia haiku.

E quasi tutti i più celebri erano cultori dello spirito Zen, sia che intraprendessero o meno la disciplina zen.

Per alcuni, il comporre un haiku o dipingere un acquerello era un’esperienza non estetica, ma spirituale e i maestri Zen, spesso anche loro poeti e pittori, giudicavano il livello di conoscenza spirituale dei loro discepoli-artisti sulla base delle loro composizioni.

Ecco allora che possiamo affermare: non basta (e non serve) seguire lo schema sillabico 5-7-5 per comporre un haiku; non basta (e non serve) scimmiottare i temi della natura e/o delle stagioni per comporre un haiku. Bisogna entrare nella cultura del popolo che ha inventato l’haiku; bisogna penetrare lo spirito Zen, per cui l’uomo si realizza appieno solo integrandosi con l’ambiente in cui è inserito, per quanto ostile questo possa apparire, bisogna diventare un tutt’uno con l’universo e non vedere più separazione tra l’io e il non-io; non vedere differenza sostanziale tra bello e brutto, buono e cattivo, vita e morte; bisogna realizzare l’unione degli opposti in un processo, diremo noi occidentali, alchemico.

"Quando un sentimento raggiunge il suo apice", dice il professor Suzuki, storico della filosofia zen, "noi restiamo silenziosi, persino 17 sillabe possono essere troppe..." l’haiku dev’essere un mezzo di meditazione per arrivare alla verità essenziale. Chi compone un haiku non guarda ad un oggetto, ma come quell’oggetto. Il poeta deve conseguire uno stato di "identificazione" così stretta con l’oggetto da annullare il proprio pensiero logico; quanto più un haiku è profondo, tanto più esso rende l’idea di tale processo.

Il pensiero Zen arriva in Giappone poco prima dello svilupparsi dell’haiku: la scuola rinzai ha inizio nel 1215 ad opera del monaco Eisai, che importa il pensiero del buddismo cinese (scuola ch’an), mentre nel 1227 viene istituita la scuola di meditazione sotô. Entrambi le scuole sono d'ispirazione mahâyâna, ma senza sottolinearne l’aspetto metafisico.

Ciò che interessa ai seguaci dello Zen è raggiungere l’illuminazione, ma ciò può avvenire non mediante l’isolamento o l’esasperata ricerca del proprio sé, bensì compenetrando la realtà in modo che nulla si opponga ad altro. Tale compenetrazione si ottiene creando il "vuoto" dentro di sé mediante la contemplazione "senza oggetto".

La scuola sotô persegue questa meta con la pratica dello zazen (meditazione stando seduti), nella posizione del "loto", seguendo il ritmo del respiro, senza idee né pensieri. La scuola rinzai preferisce mettere in crisi la razionalità mediante i koan (lezioni sul vuoto, porta senza porta). Rifiutato dalla scuola sotô, il koan è un racconto, un enigma, un problema senza soluzione, un paradosso logico, che fa toccare con mano quanto sia vano ogni sforzo razionale a penetrare la realtà ultima.

È noto lo spirito non violento che anima tutta la filosofia buddhista (Zen compreso), eppure lo Zen venne sin dall’inizio adottato come guida per lo spirito dai Samurai. Non è un paradosso: è l’unione e la compenetrazione degli opposti in un’unica realtà. Per chi crede nella compenetrazione di tutte le cose viventi, il mondo è come un corpo.

In conclusione: l’essenza dell’haiku è la visione trascendente l’esperienza quotidiana che si cristallizza in un particolare significativo, che dà ad un momento la sua ragione d’essere.

Quale momento? Ogni momento è buono! Non è l’oggetto e non è il soggetto ma è l’identificazione del soggetto con l’oggetto: il poeta non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel momento, ciò che descrive.

Tornando ai "Maggior Autori", il maggior esponente di questa forma poetica è senza dubbio Jinshiro Munefusa Matsuo, detto Basho (1644-1694), figlio di Haiku e venerato in Giappone come un santo.

Lo pseudonimo Basho, che significa banano, deriva dal nome della pianta che troneggiava nel mezzo del suo giardino. Basho, in seguito all'incendio della città di Edo (attuale Tokyo) in cui andò distrutta anche la sua casa, cominciò un periodo di peregrinazioni che costituirono materia per i suoi componimenti. Bashô è il poeta che nel XVII secolo impresse un’inversione di tendenza alle composizioni haiku, passando dal tono comico a quello lirico e l’haiku prese le caratteristiche che hanno reso celebre l’haiku anche in occidente.

Dopo Basho, la poesia haiku subisce un lento declino fino all'Ottocento, periodo in cui si fa avanti una nuova personalità, Masaoka Shiki (1867-1902), il quale coniò per la prima volta il termine haiku.

Anche Shiki è uno pseudonimo e si riferisce ad un uccello che la tradizione nipponica vuole che canti fino a perdere sangue dalla bocca; il poeta, infatti, era malato di tubercolosi e la "malattia" rientra fra i temi principali della sua produzione poetica. Shiki ha il merito di aver riportato in vita questa forma letteraria rompendo, però, con la tradizione e le tematiche dei suoi predecessori come Basho, giudicato ormai obsoleto. In realtà, Shiki si mostra in contrasto con le sue idee avanguardiste, poiché adotta nuovamente la rigida regola delle 5-7-5 sillabe.

****************

-Esempi di haiku classico-

L’arte dell’Haiku è nata in Giappone, ed è fiorita nel XVII – XVIII secolo, dove tanti Haiku, dotati di coraggio e determinazione, non solo in guerra, manifestavano la loro grandezza e il loro più alto prestigio nella solitudine della meditazione e nel comporre haiku alla corte dell’Imperatore. Alcuni di loro come Matsuo Basho (1644 – 1694) abbandonarono la vita da Haiku dedicandosi completamente alla letteratura.

Qualche opera, una per ognuno dei quattro più grandi poeti dell'HAIKU classico:

-Buson (1715-1783)-

Luna di bambù,
mentre carezza il suolo
della prima neve.

************

Chiaro di luna:
il pruno bianco torna
albero invernale.

************

Torno a vederli
fiori di ciliegio
sono già frutti, nella sera.

************

-Basho (1644-1694)-

Su un ramo secco,
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale.

*************

Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Il rumore dell'acqua.

***********

Stanchezza:
entrando in una locanda
su di me i glicini.

***********

-Issa (1762-1826)-

Il mio paese:
benché sia piccolo,
i boschi sono miei.

*************

In questo mondo
frenesia anche nella vita
della farfalla.

*************

C'ero soltanto.
C'ero. Intorno
mi cadeva la neve.

**************

-Shiki (1867-1902)-

Stupore:
una mergherita si frange,
suono di mezzanotte.

**************

-L’HAIKU MODERNO-

Tuttora, gli haikai sono molto popolari in Giappone ed intorno a questo genere poetico sono sorte associazioni, circoli, rubriche e concorsi che hanno conquistato anche l'Occidente. In passato si sono cimentati in questo genere Paul Eluard, Ezra Pound, Jack Kerouac ed in Italia il poeta che più si avvicinò a questa forma poetica è stato Ungaretti.

Recentemente, stanno sorgendo nuove forme di haiku come il "fantaiku", teorizzato nel 1995 da Tom Brinks a soggetto esclusivamente fantascientifico e rigorosamente breve e i "viewaiku", genere che accosta brevi componimenti, talvolta frasi, ad immagini, ormai diffusosi anche come genere per l'infanzia.

Il sistema di trascrizione normalmente utilizzato per gli haikai fa riferimento al metodo Hepburn, nel quale le vocali seguono le regole di pronuncia italiana, mentre le consonanti seguono quella inglese.

Il conteggio delle sillabe corrisponde al numero di onji, vale a dire al numero di ideogrammi presenti nell'alfabeto giapponese.

Le innovazioni portate nell’haiku dai poeti contemporanei non sono facilmente percepibili.

Gli elementi compositivi e la struttura tradizionali sono molto tenaci e determinati dalla lunga tradizione: le caratteristiche fondamentali dell’haiku sembrano non cambiare, eppure ci sono alcune novità che rivoluzionano, agli occhi di un giapponese, questo genere.

La più evidente è l’omissione del “kigo”, il termine indicatore di stagione, riferimento indispensabile nell’haiku classico.

Senza il kigo l’haiku prende forma libera, senza di esso viene meno la possibilità di individuare nella composizione un preciso punto del tempo sottratto a quel continuo oscillare fra passato e futuro in cui il mondo si dissolve.

Da parte sua il lettore è ricondotto dal kigo al momento in cui si è condensata la sensazione descritta, così da poterla richiamare e rivivere.

Ecco alcune opere di autori avanguardisti dell’ HAIKU MODERNO:

-Kyoshi (1874-1959)-

Raggi scarlatti
È come se ci fossero
-cielo d’autunno

*************

-Hisajo (1890-1946)-

Sotto i miei passi
Solo il fruscio si sente
Di fogli secche.

**************

-Kusatao (1901-1983)-

Non c’è mia moglie
Per due notti – e due notti
La via lattea

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Apr 19, 2007 8:26 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 8:08 pm    Oggetto:  Come comporre un Haiku
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Come comporre un Haiku

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"C'e' una meta
per il vento dell'inverno
il rumore del mare"


*****************

Come precedentemente spiegato l’haiku (o haikai) è un componimento poetico originario del Giappone che è rigidamente costruito sullo schema sillabico 5-7-5 ed ha dei precisi riferimenti alle stagioni e alla natura (scuola Tenro), oppure adotta il verso libero, riferendosi più generalmente all’ambiente circostante, e generando comunque una poesia breve e compatta, scritta "nello spirito di Bashô" (scuola Soun).

"L'HAIKU É COME UN ATTIMO DI VITA CHE DIVENTA VERSO"

Miracolo di sintesi di linguaggio e di carica espressiva l' haiku è rapido, folgorante, intenso, emozionante, ma anche concreto preciso, contingente.

Solo diciassette sillabe per circoscrivere un'emozione. Sono sufficienti per tuffarsi nel proprio sé connesso al Tutto, nell'universo della nostra percezione.

L' haiku è conciso, ha una naturalezza essenziale, la sua espressività è lapidaria e coglie nel segno sposandosi con il silenzio che segue la lettura della composizione.

*************

-Le 5 regole di base:

1°- L' Haiku è una forma poetica assai breve, costituita da tre versi: di cinque, sette e ancora cinque sillabe.

2°- La tradizione impone che questa composizione contenga almeno una parola che evochi la stagione dell'anno. All'interno di ogni HAIKU è costante la presenza di un KIGO, ossia una parola o situazione che fa riferimento a una delle quattro stagioni.

3°- Si tratta probabilmente della forma poetica più breve esistente al mondo: per creare un vero haiku il poeta deve essere insieme breve e conciso al fine di riuscire a racchiudere una profonda comprensione spirituale della natura in uno spazio espressivo così limitato.

4°- In questo modo, attraverso i cambiamenti della natura che si cristallizzano nella sua mente, egli arriva ad esprimere il mondo dell'intangibile.

5°- Per loro natura, gli haiku non hanno mai un titolo.

**************

-Le sue caratteristiche sono:

- la sua struttura in 17 sillabe (5-7-5);
- il modo estremamente conciso in cui vengono espressi i concetti;
- il contenuto rivolto sempre alla natura, alla quotidianità e alla semplicità.
- L’haiku è stato molto influenzato dal buddismo, esprime una visione serena della natura e della vita, colte nella loro caducità e mutevolezza.

L’haiku è quindi un poema di tre parti, rispettivamente di 5, 7, 5, sillabe ciascuna. Ciò deriva dal concetto che ogni emozione è un singolo, indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da poche, significative parole.

Se si intende rispettare il canone classico del haiku si deve tener conto di alcuni elementi o sue peculiari caratteristiche:

- innazitutto il kigo, cioè la parola-chiave che indica la stagione, attorno a cui ruota tutto il contenuto e che svela il vero significato del haiku. La caratteristica fondamentale dell’haiku classico è quella di fare riferimento a una delle quattro stagioni attraverso un termine , il “kigo”, (riguardante la flora, la fauna, avvenimenti popolari o cibi) che stia ad indicare una precisa stagione;

- la veste autobiografica in quanto l'haiku non è disgiunto dal haijin che lo scrive: c'è un momento esistenziale, un unicum che vede il haijin vibrare di quella emozione che viene resa nella forma della scrittura;

- l'omissione di alcuni nessi di collegamento, un aspetto estremamente semantico perché da lì si produce lo choc, il bagliore che rivela il significato profondo dei versi;

- l'omissione del soggetto, che tanto aveva colpito ed infiammato Roland Barthes- in realtà è una caratteristica della lingua giapponese stessa.

***********

-Metrica-

L' haiku, quindi, non è una composizione metrica libera ma è fissata in versi di 5-7-5 sillabe, benché ci siano anche haiku in metrica libera di poeti giapponesi d'avanguardia.

Vengono accettate, le sillabe eccedenti, quando è inevitabile per includere un nome proprio come nomi di fiori o altro oppure per esprimere un'atmosfera speciale.

Non sono ammessi versi per un numero inferiore di sillabe.

Tutto ciò per rimanere in un ambito di piena adesione al canone classico.

A mio giudizio, ferma restando la regola sillabica, dalla quale non sento possibile allontanarmi (e comunque l'applicazione della sinalefe, nella nostra metrica, "comporta" qualche sillaba in più), sento invece sensata ed agevole la sperimentazione di una libertà espressiva per i contenuti, un agio mentale di poter spaziare dall'osservazione e dallo stupore della natura al mio proprio microcosmo emozionale, a qualsiasi riflesso, appunto, della mia personale interiorità sentimentale e percettiva.

L' haiku dice degli stati d'animo ma parla, anche, di cose, di oggetti precisi che nella loro particolare contingenza rispecchiano il mondo. In altri termini la concretezza della vita quotidiana si congiunge al senso del mistero e della profondità, quella particolare atmosfera che viene definita "lo yugen". L'atmosfera del haiku è caratterizzata da intime profondità, inaccessibili ad una lettura disattenta, è come la punta di un iceberg che cela un'altra massa di ghiaccio nascosta ed impercettibile. Il tratto essenziale di quell'atmosfera è lo yugen appunto, termine che si può rendere con profondità misteriosa. Chi sa coglierla si troverà in contatto con il mistero che mai può essere completamente vagliato e svelato. Come D. T. Suzuki ci ricorda: "la realtà ovvero l'origine di
tutte le cose, è una quantità ignota all'intelletto umano ma che comunque possiamo sentire nel modo più concreto".


L' haiku ci porta per mano al valore delle cose vicine, quelle ordinarie e abituali, verso l'insignificante che tale non è mai e ci svela la straordinarietà dell'ordinario.

Ogni haiku è un universo compiuto in una percezione istantanea di tempo e di luogo definiti. L' haiku non sintetizza una marea di impressioni ma traduce quel momento e quella impressione nell'immediatezza dell'attimo.

Ecco haiku è la vita, un attimo di vita che è poesia, poesia del reale che ci comprende e ci trascende.

Ancora tanto si potrebbe dire sul haiku, tutto il dicibile ed ogni tentativo sull'indicibile, la sua bellezza, l'ineffabilità , la sua grandiosità: il haiku non ha limiti di definizione, non ha confini, come un vasto mare, perennemente mutevole e sempre uguale, come le stagioni, come l'esistenza.

L'haiku è rapimento emozionale, folgorazione zen, trasalimento, stupore, intima connessione con la natura, abbattimento della separazione, evaporazione delle dicotomie, fusione panica, semplicità e semplificazione della realtà, luminosa comprensione della straordinarietà dell'ordinario.

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Per tutto questo con gratitudine ed amorevolezza proverò ad esprimere, anch'io, la celebrazione della vita, attraverso i miei e i vostri haiku.

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MessaggioInviato: Ven Apr 20, 2007 10:56 am    Oggetto:  Gli "Haiku" di Gian Battista Taddei
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Gli "Haiku" di Gian Battista Taddei

Gian Battista Taddei ha scritto:


“H A I K U” 5/7/5

Il tuo sorriso
è mattino d’estate,
anche d’inverno -


Grazia di donna:
è ali dell’umanità,
e il cuore lo sa -


Canta il cuore,
quando sono gli altri
nei miei pensieri -


Mi sento il peso
del Mondo, non ho sempre
forza d’Atlante -


Quando mi fermo,
io non sono fermo, è
l’anima avanti -


Bellezza dentro
ognuno ha per sé, Sole
interno rischiarante -


Gioie e dolori
nell’intimo, opposti,
e buchi neri -


Amore, cinque
lettere come i cinque
sensi, è Tutto -


La Vita canto,
di più nella tristezza,
è controcanto -


Dimenticarsi,
però il Mondo va avanti
senza l’ ”Io” centro? -


Sulle tue labbra,
respirare il mondo: è
rigenerarsi -



Gian Battista Taddei

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MessaggioInviato: Mer Mag 09, 2007 11:32 am    Oggetto:  1° Haiku di Monia
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smile 24 1° Haiku di Monia. Ci provo....

Pioggia scrosciante (5 + Kigo)
del cuore piangente (7)
mutevolezza (5 + Yugen)

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