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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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XX° CONGRESSO SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Mag 17, 2007 8:06 pm    Oggetto:  XX° CONGRESSO SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI
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Come membro dell'European Writers Congress dal 2004, parteciperò domani 18 Maggio al XX° CONGRESSO SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI indetto appunto dal

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Sede CGIL Nazionale, Corso d'Italia, 25 Roma 00198

Parteciperò con gioia, profonda fede e mai assopita speranza ideologica per tutti noi! Per il nostro futuro e riconoscimento come "Scrittori"!

Parleremo difatti, dalle ore 10 del mattino alle 19.30 della sera, di chi è oggi lo scrittore? Quale il suo lavoro, i suoi bisogni, le necessità? Cosa rappresenta oggi per gli autori il nostro Sindacato? Questi ed altri gli argomenti che saranno trattati nel XX Congresso del Sindacato Nazionale Scrittori che si terrà a Roma il 18 e 19 maggio presso la celebre sede della CGIL, di corso d’Italia. Si parlerà di ciò che è e può rappresentare la nostra Organizzazione, di quali sue attività possono meglio tutelare il lavoro intellettuale e creativo delle nostre categorie.

****************

-Ecco il Programma:

ore 10.00 Saluto delle autorità

Francesco Rutelli (Ministro Beni e Attività Culturali)
Guglielmo Epifani (Segretario Generale CGIL)
Cesare Damiano (Ministro del lavoro) messaggio
Mohamed Salmawi, President Union of Egyptian Writers /Federation of Arab Writers messaggio

ore 10.30 - 11.00 Nomina della Presidenza del Congresso - Nomina commissioni Statuto e politica.

***************

ore 11.00 – 11.30 Coffee Break

ore 11.30 -13.00 Relazione del Segretario Generale, Alessandro Trigona Occhipinti - Trond Andreassen Presidente “European Writers’ Congress”
Discussione.

13.15-14.30 Pausa pranzo

14.30 -17.00 Interventi

17.00- 17.15 Coffee Break

17.30 – 19.30 Interventi- Riunioni Commissioni

***********

Documento congressuale: Sindacato Nazionale Scrittori.

Una questione culturale

Da decenni in Italia si è lasciato che la “cultura” rimanesse abbandonata a se stessa, senza una progettualità e soprattutto senza quelle risorse necessarie perché essa potesse svilupparsi indipendentemente sottraendosi alle logiche di “mercato” o alle servitù politiche.

Questo ha finito per svilirla, privandola di contenuti, fino addirittura a depauperarla di quella vitalità che gli è propria, favorendo l’imporsi della dittatura del mercato, con una produzione culturale valutata solo in quanto trasformata in merce, considerato quale punto di riferimento, quasi morale, capace di indicare, nel successo e quindi nel profitto, la validità assoluta dell’opera escludendo e marginalizzando, a favore del puro intrattenimento e del consumo, altre scale di valori quali la ricerca, la qualità, l’estetica, valori invece concreti, intrinseci alla ricerca in campo culturale e scientifico, che concretamente sostengono la crescita e promuovono lo sviluppo di un Paese.

Questa situazione ovviamente investe anche la delicata sfera dei diritti: dei diritti della persona alla libera espressione e alla libera circolazione e della fruizione della cultura. Dei diritti dell’autore come lavoratore che rivendica il pieno riconoscimento professionale e sociale del proprio ruolo.

Il timore di cadere in logiche da “Minculpop” inoltre a rappresentato un ostacolo insormontabile a politiche culturali finalizzate a tutelare l’autonomia pratica della cultura, ove perciò con l’espressione “politiche culturali” non si intende governo politico della cultura, ma bensì la creazione, da un lato di un sistema di sostegno, una rete di Istituzioni pubbliche e private, in grado di permettere uno sviluppo della cultura libera da ogni condizionamento, dall’altro di leggi di tutela in cui sia meglio riconosciuta questa sfera di diritti.

Un sistema di appoggi che favorisca la visibilità e il giusto spazio di valori quali creatività, talento, ricerca, favorendo un riequilibrio rispetto ai dominanti valori di mercato.

Questa mancanza ha finito con l’emarginare la cultura, nel farla ripiegare su se stessa inducendola da un lato ad accettare le logiche “commerciali” o quelle del puro intrattenimento e dall’altro a chiudersi in una atmosfera elitaria, spesso autoreferenziale.

In questa situazione è assolutamente necessario intervenire per far sì che il lavoro intellettuale e soprattutto la produzione artistica acquistino centralità nella società italiana ed europea e possano svilupparsi in condizioni di massima libertà pratica oltre che ideale.

A tale scopo occorre creare una rete di Istituzioni – e certo non lo è l’attuale progetto di “Centro per il libro e la lettura” così come è stato elaborato nel relativo schema di decreto – in grado di dare piena autonomia alla cultura, di metterla in stretto rapporto produttivo con la scuola, le università, le biblioteche, oggi uniche istanze finalizzate alla cultura in quanto tale, ma anche con lo sviluppo tecnologico ed economico dei mezzi di comunicazione di massa, con l’obiettivo di passare dall’attuale “società dell’informazione” a una “società della conoscenza”, costruita attorno al perno della necessaria biodiversità della cultura.

-Gli scrittori-

Per quello che strettamente ci riguarda, dobbiamo allora analizzare chi oggi sia quel particolare lavoratore intellettuale che viene chiamato scrittore. Certamente egli è figlio del proprio tempo, con tutti le caratteristiche che ciò comporta. Egli dunque ricerca, studia, crea nel proprio campo, ma vivendo per e con la propria contemporaneità.

Lavora nelle condizioni che gli sono date.

Troppo spesso si dimenticano tali condizioni e si parla soltanto dell’aspetto ultimo di questo processo creativo, cioè dell’opera, del momento in cui quel processo ha trovato la sua conclusione in una forma artistica definita.

Questo avviene in generale quando si discute di arte, sia che si tratti di musica, di cinema o televisione, di arte figurativa o di letteratura.
Una cultura giuridica ormai secolare ha elaborato le proprie dinamiche regolando in questo senso i rapporti tra chi “crea” e chi pubblica (qualcuno dice: “produce”), appunto, l’opera dell’ingegno nell’ambito del diritto d’autore.

Per quanto riguarda gli scrittori, ciò è servito negli ultimi tre secoli a regolamentare il rapporto tra l’autore e l’editore, depotenziando il significato e il lavoro di elaborazione, studio, ricerca e creazione che lo scrittore (ma riguarda ogni autore, quale che sia il suo campo di produzione artistica) compie al fine di realizzare un’opera.

E di questo l’Italia recente, sbandierando i guasti provocati dal Minculpop, ha fatto un totem mistificatorio, raccontando che, poiché “l’arte deve essere libera”, non bisogna prendere in considerazione il lavoro creativo dello scrittore.

-La valorizzazione del lavoro creativo-

Uscire da tale logica diviene a questo punto una priorità assoluta per tutelare lo spazio necessario al lavoro artistico in quanto creazione, che è quanto primariamente interessa gli scrittori.

L’autore in generale deve tornare ad essere concepito quale egli è: un lavoratore che presta la sua attività intellettuale e artistica al fine di produrre qualcosa, un bene, di cui la società ha bisogno.

Un lavoratore sui generis, certamente, ma che necessita della considerazione e di tutte quelle tutele e appoggi che vengono garantiti agli altri lavoratori.

Rispetto dei diritti quindi e della sua dignità di lavoratore.

Gli vanno garantite forme di assistenza e previdenza, ma anche forme di sostegno nella sua attività di studio, di ricerca, di elaborazione, di creazione.

La soluzione che ci appare percorribile è la creazione di un sistema pensionistico su base volontaria creando un Fondo autonomo (presso l’INPS o l’ENPALS) cui gli scrittori possano accedere per costituirsi una posizione previdenziale ragionevole.

Quanto all’assistenza, esiste già un istituto appositamente pensato per intervenire quando uno scrittore (così come, nella definizione attuale delle sue competenze, un compositore, un pittore, uno scultore, un drammaturgo) abbia necessità di essere sostenuto per ragioni di malattia o di altre accidentalità negative, si tratta dell’ENAP.

Questo Ente tuttavia ha bisogno di una profonda riforma potenziatrice, che ne aumenti le risorse materiali e ne diversifichi le competenze, agevolando la sua attività assistenziale, ma anche rendendo possibile una forte azione di sostegno alla formazione permanente degli autori, alla messa in opera dei loro progetti creativi, alla promozione della figura e del lavoro di ciascun autore e del lavoro artistico in generale.

Occorre inoltre apportare sostanziali modifiche al “contratto di edizione” e nuove elaborazioni di diritto d’autore per meglio tutelare gli autori nel rapporto con gli editori, soprattutto tenendo conto del grande ampliamento e della grande complicatezza che oggi hanno investito il campo della pubblicazione dei cosiddetti “contenuti culturali”.

Accanto a tale riassetto giuridico, importantissimo è che venga avviata una larga azione da parte delle istituzioni politiche centrali (Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, ministeri interessati, come il Ministero dell’Economia, il Ministero del Lavoro, il Ministero delle Attività culturali) e decentrate (Regioni, Province e Comuni) di promozione delle Arti e Lettere come bene primario nella società contemporanea.

-Le condizioni di lavoro dello scrittore in Italia-

Nel corso del suo lavoro lo scrittore non ha altri referenti che i suoi colleghi e la società letteraria in cui essi si collocano.

Al termine del lavoro, di fronte al problema di portare il suo prodotto letterario ai lettori e trasformarlo in un bene economico, lo scrittore trova la figura decisiva dell’editore e il sistema editoriale come si configura oggi in Italia. Questa figura e questo sistema sono i fattori determinanti delle condizioni materiali in cui si svolge la vita dello scrittore.

Egli è quindi fortemente interessato ai caratteri che tale sistema storicamente assume.

L’editore è un agente economico che solo indirettamente guarda alla qualità letteraria dell’opera che progetta di pubblicare.

La sua logica non è guidata dal valore artistico ma dal valore economico, che nel caso dell’opera stampata (e oggi trasmessa a distanza) si traduce in possibilità di vendita.

È quindi ovvio che cerchi il bestseller e in generale l’opera commerciale.

Non è più ovvio che il sistema dell’editoria italiana nel suo complesso non si ponga minimamente il compito di promuovere la produttività degli scrittori italiani e anzi lavori di fatto all’inaridimento delle proprie fonti, accontentandosi di ciò che viene dall’esterno, come prodotto già sperimentato su questo o quel mercato, e dall’interno come casuale frutto spontaneo.

Vero che non si hanno adeguate politiche a sostegno dell’editoria (a quando una nuova legge sul libro che sostenga soprattutto l’editoria di qualità?), interventi legislativi appropriati e costruzioni di sistema che possano indurre l’editoria a scelte più coraggiose e la società italiana a rivedere quelle fabbriche di idee e di cultura che in passato sono state, in gran parte, le case editrici del nostro paese.

Questa scarsità di spirito imprenditoriale e questa assenza di visione politica hanno prodotto un panorama desolante quanto alla scrittura italiana e alla cultura in genere: nei giornali, nelle riviste, nei programmi televisivi e radiofonici (tra qualche rarissimo qualche segnale in contrario) lo spazio dedicato alla cultura letteraria rimane marginale, quasi un riempitivo per cultori di hobby, in contesti colmi di altro. Ma anche nelle scuole, nelle stesse università, il contatto con la letteratura viva, in fieri, rimane quasi del tutto assente, affidato alla buona volontà, allo spirito creativo di iniziativa di singoli insegnanti.

Oggi possiamo realmente parlare di un impoverimento della vita letteraria e artistica italiana nel suo insieme, così affidata alla estemporaneità del talento e dell’iniziativa individuali. È una sistema che si avvita su se stessa, con spazi imprenditoriali e pubblici chiusi al rischio della ricerca, sospettosi del nuovo, persino quando si presenta ineluttabile, come nella tecnologia.

In quest’ultimo campo, – dove naturalmente con le novità materiali nascono anche problemi effettivi per l’uso e la tutela del diritto d’autore, che a loro volta richiedono innovazione giuridica, – invece dello sguardo sospettoso, conservatore, dovrebbe aversi una grande apertura e disponibilità a utilizzare tutto ciò che di creativo, di inedito si prospetta all’unico fine di produrre cultura e arte, letteratura, con i nuovi mezzi e favorirne la circolazione diretta e indiretta.

Il proliferare nella rete di siti, blog, riviste, tutto autogestito da scrittori, è segno di una vitalità spontanea nel panorama letterario italiano che meriterebbe più attenzione e appoggio. Anzi più coraggio e spirito di innovazione anche da parte di quegli imprenditori che operano nell’editoria.

Una maggiore convinzione nei propri mezzi può condurre ad affrontare le dinamiche introdotte dalle nuove tecnologie aprendosi a regolamentazioni intese (si pensi a quella diretta a governare la reprografia) a incrementare diffusione delle opere letterarie piuttosto che a limitarne la lettura.

Tra le novità gli scrittori oggi incontrano, sul piano organizzativo, la figura dell’agente letterario, che risponde alla necessità degli autori di tutelarsi contrattualmente. Gli editori ne lamentano lo strapotere, perché sembrano, a detta loro, condizionare le stesse scelte editoriali.

Gli scrittori però non guardano a questa figura senza interesse. Infatti, se incarnata da persone professionalmente preparate, può costituire per essi una garanzia ulteriore di tutela, non solo giuridica, dei loro diritti di autori.

In questo senso è auspicabile una collaborazione tra Sindacato e agenti letterari per ipotizzare quali innovazioni apportare alla Legge sul diritto d’autore, in particolare la parte che riguarda il contratto di edizione, al fine di configurare una sua migliore gestibilità pratica da parte degli autori.

-Il Sindacato Nazionale Scrittori, oggi-

Il Sindacato Nazionale Scrittori è l’organizzazione storicamente più rappresentativa degli scrittori italiani.

Fondato nel 1945 da Corrado Alvaro, Francesco Jovine e Libero Bigiaretti, di intesa con il Segretario generale della Cgil Giuseppe Di Vittorio, ha conosciuto, nell’arco dei passati decenni, anche momenti di grave crisi fino al rischio di chiusura. Oggi non è più così.

Oggi il Sns è forte e vede riconosciuto il suo ruolo e la sua funzione di rappresentanza. E questo riconoscimento deriva dalle leggi che recentemente, agli inizi del nuovo millennio, sono state approvate, ma anche da una diversa percezione della realtà da parte gli scrittori stessi nella loro generalità.

Nel momento in cui la impostazione dei diritti degli autori, e talora persino la loro gestione, almeno per certi aspetti, cominciano ad essere percepite come un fatto collettivo, ci si accosta con apertura all’idea che anche persone il cui lavoro ha caratteri tipicamente individualistici, come quello degli scrittori e degli autori in genere, abbiano una loro rappresentanza sindacale, un punto di riferimento in grado di elaborarne gli interessi comuni e promuoverne le istanze complessive.

Come già accaduto in altri paesi europei negli ultimi decenni, anche da noi l’idea che un Sindacato sia indispensabile va di pari passo con la volontà di veder riconosciuto il valore, non soltanto culturale ma anche economico, del proprio lavoro. Di qui l’ampliarsi della visione, dall’opera finita, al processo lavorativo necessario per realizzarla.

Ne consegue una esigenza di confronto sistematico e organizzato fra tutte le persone interessate, così da definire ogni volta ciò che serve, e spesso tutte insieme, rese coerenti in una piattaforma, le rivendicazioni di quella che ormai possiamo chiamare una categoria, la categoria dei lavoratori della scrittura. Di fronte a tale esigenza il Sindacato Nazionale Scrittori deve ripensare se stesso e aggiornarsi.

Occorre farsi strumento delle nuove forze in campo, riorganizzarsi, acquisire maggiore rappresentatività, mettere in azione risorse e duro impegno da parte di chi si dedichi, come parte di gruppo dirigente, alla affermazione dei valori e dei principi necessari per difendere, tutelare gli interessi emergenti di tutta la categoria.

Ma parallelamente all’azione strettamente sindacale, riteniamo sia necessaria una maggiore azione politica per meglio collegarsi in rapporto con la Società civile. Questo richiede un forte impegno e una coraggiosa riorganizzazione del Sindacato. Crediamo che debbano anche essere aperti o rafforzati canali di confronto con associazionismo e terzo settore, favorendo il decentramento, che, con iniziative di base, apra un dialogo con le Istituzioni locali (Comuni, Province, Regioni) e terreni nuovi di fattivo dibattito nella direzione di un confronto sistematico e organizzato fra tutte le situazioni interessate. Questo promette di definire nuovi scenari e di stringere, anche sul territorio, nuove alleanze, aprendo nuovi confronti, e ponendosi l’obiettivo di costruire una politica che abbia più forti radici dal basso.

Il rinnovato rapporto con la CGIL può aprire una nuova fase fruttuosa di scambio, di discussione, di programmazione e di rafforzamento, al centro e alla periferia, se saremo in grado di costruire coerenti obiettivi politici e darci i necessari strumenti organizzativi. Crediamo che sia possibile riposizionarsi e lavorare su questi nuovi scenari, costruendo una politica articolata in cui rivendicazione e difesa dei diritti e impegno per un sistema plurale di valori, promozione del ruolo dei creativi come patrimonio del Paese, possono essere gli assi portanti per proporre una nuova politica per la cultura.

Bisogna abbandonare i particolarismi e preferenze culturali, per praticare la battaglia comune. Il SNS avverte questa nuova richiesta della realtà e dimostra la sua grande capacità vitale, tratta anche dalle sue profonde radici storiche, proprio trasformandosi oggi in una struttura che sia di tutti e per tutti gli scrittori. Senza dimenticare i principi ispiratori, senza dimenticare che è della cultura che si tratta, e dell’arte e della letteratura, anzi proprio per questo, il SNS individua in leggi e istituti appositi i cardini da creare e plasmare per meglio garantire agli scrittori libertà pratica e rispetto materiale per il loro lavoro. Solo in tali condizioni ciascuno di essi sarà libero di dar corpo al proprio talento e alla propria libera volontà di creazione. Per questo oggi gli scrittori hanno bisogno di un proprio Sindacato. Forte, determinato ed efficiente.

In tale prospettiva la proposta adatta a porre il SNS in rapporto fluido, non burocratico, con la categoria, è quella di creare dei momenti di confronto (assemblee, Stati generali, quant’altro) con gli scrittori, a prescindere dall’appartenenza o meno al Sindacato, in modo di meglio comunicare l’attività stessa e le rivendicazioni che il Sindacato Nazionale Scrittori porta avanti. Il fine è anche quello di meglio elaborare, cogliere suggerimenti che possano contribuire a meglio definire le linee strategiche dell’attività sindacale. Punto di arrivo potrebbe essere l’elaborazione di un manifesto degli scrittori attraverso il quale lanciare proposte, rivendicazioni, idee con il più ampio consenso possibile.

Il Sindacato Nazionale Scrittori oggi è forte, forte per la sua capacità di trasformazione istituendo un nuovo rapporto con la CGIL. È anche questo il senso del nostro XX Congresso. Forse quello più importante. Negli ultimi anni all’interno della CGIL si è sviluppato un nuovo modo di concepire il rapporto con la cultura, con chi fa e produce cultura.

La CGIL, che da sempre è stata un punto di riferimento per gli autori, è andata sempre più aprendosi alla convinzione di doversi costituire come cornice opportuna per l’autodifesa sindacale degli artisti e di tutti i lavoratori intellettuali. Ciò anche per merito specifico del suo Segretario generale, Guglielmo Epifani, e della Segretaria confederale, Marigia Maulucci. Di qui il reingresso del SNS nella CGIL come sua struttura effettiva. Un passaggio politico, ancora prima che organizzativo, fondamentale che vuole segnare il senso di una presa di coscienza comune.

Il cammino che si apre così, comunque, non è prestabilito. La strada è lunga e ricca di problemi. Sarà un percorso da seguire e definire con sensibilità nella consapevolezza che nulla sarà facile, pur nel nuovo contesto confederale, ma che tutto necessiterà della dovuta attenzione e dei giusti tempi per realizzarsi.

Quello che oggi possiamo dire è che si apre un cantiere pieno di prospettive, per realizzare le quali tutti saremo chiamati a contribuire.

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MessaggioInviato: Gio Mag 17, 2007 8:06 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Mag 25, 2007 1:57 pm    Oggetto:  Concertazione di Alessandro Trigona Occhipinti
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-Concertazione di Alessandro Trigona Occhipinti-

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È il succo del discorso che il Ministro per i Beni e le Attività Culturali ha tenuto intervenendo al XX congresso del Sindacato Nazionale Scrittori. Ma non solo. Francesco Rutelli ha parlato di cultura, del costituendo Centro per il libro e la lettura, il cui schema di decreto aveva trovato le obiezioni del Sindacato, ha parlato della necessità di approvare in tempi stretti una legge per il libro ed è entrato nello specifico di alcune delle rivendicazioni che il Sindacato Scrittori da anni porta avanti, dimostrando cognizione di causa e preparazione non nascondendo le difficoltà comunque esistenti. Ma il Ministro ha parlato anche dell’ipotesi della creazione di un Fondo per la creatività che possa sostenere in concreto il lavoro intellettuale e creativo degli scrittori.

-Continua:
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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Ven Mag 25, 2007 2:09 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Ven Mag 25, 2007 2:02 pm    Oggetto:  Pagina Congressuale
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Video: Introduzione del Segretario Generale SNS, Alessandro Trigona Occhipinti.

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Video: Intervento del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali,
Onorevole Francesco Rutelli.


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