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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Edgar Allan Poe
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Daniella








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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2007 4:29 pm    Oggetto:  Edgar Allan Poe
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EDGAR ALLAN POE - Biografia
(1809-1849)

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di Livia Bidoli

Edgar Allan Poe nasce a Boston, Massachussetts, il 19 gennaio del 1809 ed è il secondo di tre figli di una coppia di attori girovaghi; Elizabeth Arnold e David Poe che morranno entrambi di lì a due anni, nel 1811. Edgar non conobbe quasi il padre che scomparve poco dopo la nascita, nel 1810 e venne adottato (non nel senso stretto del termine) dai coniugi Allan, un ricco mercante e sua moglie Frances alla quale Edgar si affezionò particolarmente. John Allan era scozzese di origine (mentre il padre di Poe vantava ascendenze irlandesi) così portò il piccolo Edgar per un soggiorno di cinque anni in Inghilterra, dal 1815 al 1820, dove studiò e si appassionò ai classici. Nel 1826 si iscrisse all'Università della Virginia, a Charlottesville da cui dovette ritirarsi due anni più tardi per l'indisciplina, l'abuso di alcool ed il gioco d'azzardo di cui il padre adottivo non si faceva più finanziariamente garante. Poe, depresso anche per la storia d'amore finita male con Sarah Elmira Royster ed in dissidio con John Allan per il talento letterario che manca al mercante, si rifugia a Boston. Qui, grazie all'aiuto di Frances Allan, riesce a pubblicare la sua prima raccolta di poesie: Tamerlane and Other Poems, arruolandosi sempre nello stesso anno (1827) nel I Reggimento d'artiglieria. Nel 1829, smobilitato il suo reggimento, torna a Richmond per i funerali della signora Allan e viene convinto dal tutore ad entrare nell'Accademia militare di West Point, dal quale viene espulso 8 mesi dopo per insubordinazione. Questo episodio determinò la rottura definitiva con John Allan che lo cancellò dalle sue deposizioni testamentarie. Poe continua a scrivere e a pubblicare: nel 1831 a New York dà alle stampe un terzo volume di Poems (aveva pubblicato nel 1829 Al Araaf, Tamerlane and Minor Poems) e vince un premio nel 1833 a Baltimora con il racconto Manuscript Found in a Bottle. Nel 1835 viene nominato vicedirettore del Southern Literary Messenger d Richmond nel quale pubblica i racconti Berenice, King Pest, Shadow ed altri. L'anno successivo sposa sua cugina Virginia Clemm, allora quattordicenne. Nel 1838 pubblica The Narrative of Arthur Gordon Pym, il suo unico romanzo, e alla fine del 1839 vede la luce la prima raccolta di racconti: Tales of the Grotesque and Arabesque. In questo periodo Poe è condirettore del Burton's Gentleman Magazine di Philadelphia sul quale apparirà il più conosciuto dei suoi racconti: The Fall of the House of Usher. Poe diresse vari giornali dove pubblicò molti dei suoi racconti: The Murders of the Rue Morgue, il racconto che diede avviò al genere della detective story, apparve nel 1841 nel Graham's Lady and Gentleman's Magazine, dove rimase fino al 1844. Trasferitosi a New York e pressato dalle ristrettezze economiche moltiplicò le collaborazioni con i giornali sui quali pubblicava racconti e nel 1845, grazie a The Raven, ebbe un momento di
celebrità suffragato criticamente dal saggio in cui lo commenta lui stesso: The Philosophy of Composition. Nonostante fosse aiutato dalla zia adottiva Maria Clemm la malattia polmonare (la tisi) della moglie peggiora e nel 1847 Virginia muore lasciando il poeta in preda alla disperazione. Negli ultimi due anni di vita Poe continua a lavorare intensamente: ormai abbandonato il sogno di fondare una propria rivista dirige e collabora a vari giornali divulgando la sua attività critica (che compare nei Marginalia), presenta una conferenza su The Poetic Principle, termina di redigere The Rationale of Verse. Esce una nuova raccolta di racconti e compone i suoi capolavori in versi: Ulalume, Annabel Lee, e The Bells, pubblicati postumi. Nel 1848 pubblica Eureka, la cosmologia da lui definita 'poema in prosa'. Nel 1849, dopo due anni di pellegrinaggi fra Richmond e New York, cercando inutilmente di consolare la sua malinconia con le amicizie femminili, tra cui Frances Osgood, la poetessa Sarah Helen Whitman ed il suo antico amore Elmira Royster ora vedova, atterra per l'ultima volta a Baltimora. Ed è qui che traccia i suoi passi funebri: viene ritrovato in stato di incoscienza e delirante. Ricoverato all'ospedale si spegne qualche giorno dopo, il 7 ottobre 1849, per congestione cerebrale. (Livia Bidoli)



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Ultima modifica di Daniella il Gio Giu 14, 2007 4:41 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2007 4:29 pm    Oggetto: Adv






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Daniella








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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2007 4:36 pm    Oggetto:  UN SOGNO DENTRO UN SOGNO
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UN SOGNO DENTRO UN SOGNO

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potro' trattenerli con una stretta piu' salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

Edgar Allan Poe

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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2007 4:39 pm    Oggetto:  LA VALLE DELL' INQUIETITUDINE
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LA VALLE DELL' INQUIETITUDINE

Un tempo sorrideva silenziosa
una piccola valle dove nessuno più abitava:
la gente era partita per le guerre,
affidando ai miti occhi delle stelle, a notte,
dalle alte torri azzurre, la custodia
di quei fiori, sopra i quali, per tutto il giorno,
pigramente indugiava la rossa luce del sole.
Ora invece al viandante che di lì passasse
si mostrerebbe il tristo stato di quella valle.
Nulla è ora lì che stia senza un moto:
nulla, tranne l'aria che immobile sovrasta
su quella magica solitudine.
Oh, non un soffio più sommuove quelle fronde,
che ora palpitano come gelide onde
d'intorno alle nebbiose, lontane Ebridi!
Oh, non un vento sospinge quelle nuvole,
che con gravezza si spostano nel cielo inquieto,
dal chiaro mattino fino a sera,
sui fitti campi delle viole non colte -
miriadi d'occhi umani d'ogni foggia -
e sui gigli che ondeggiano e gemono
sopra una tomba che non ha nome!
Ondeggiano: dalle cime profumate
rugiade cadono in gocciole immortali.
Gemono: dagli steli delicati
discendono gemme d' eterne lacrime.

Edgar Allan Poe

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