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Elio Vittorini

 
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Monia Di Biagio
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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 12:59 pm    Oggetto: Elio Vittorini Rispondi citando

Elio Vittorini

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Elio Vittorini (Siracusa, 23 luglio 1908 – Milano, 12 febbraio 1966) è stato uno scrittore italiano.

-Biografia-

Elio Vittorini nacque a Siracusa nel 1908 e durante gli anni della sua infanzia, seguì il padre ferroviere nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia.

Dopo la scuola di base frequentò la scuola di ragioneria senza interesse, finché, dopo essere fuggito di casa diverse volte, nel 1924 abbandonò definitivamente la Sicilia.

Lavorò per un certo periodo come contabile in un'impresa di costruzioni in Venezia Giulia e nel 1930 si trasferì a Firenze dove lavorò come correttore di bozze alla "Nazione".

Aveva intanto iniziato a scrivere articoli e pezzi narrativi che inviò a Curzio Malaparte che li pubblicò sulla rivista "Conquista dello Stato".

Nel 1927 inviò a "La Fiera Letteraria" il suo primo importante scritto narrativo, Ritratto di re Gianpiero, che gli venne pubblicato.

Nel 1929 iniziò a collaborare alla rivista "Solaria" e venne pubblicato sull'"Italia Letteraria" un suo articolo, Scarico di coscienza, in cui accusava la letteratura italiana di provincialismo.

Nel 1931, per le edizioni di "Solaria" uscì il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolato Piccola borghesia che venne ristampato da Mondadori nel 1953.

Tra il 1933 e il 1934 uscì su "Solaria" il romanzo Garofano rosso a puntate, romanzo che a causa della censura fascista, venne pubblicato in volume solamente nel 1948 da Mondadori.

Nel 1934 a causa di una intossicazione da piombo, fu costretto ad abbandonare il posto di lavoro come correttore di bozze e da quel momento visse solamente del ricavato delle sue traduzioni dall'inglese (note quelle di Faulkner, Poe, Lawrence) e di quelle di consulente editoriale.

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Vittorini con Montale.

Nel 1936, quando scoppiò il conflitto in Spagna, Vittorini, che stava scrivendo Erica e i suoi fratelli, progettò, con l'amico Vasco Pratolini di raggiungere i repubblicani spagnoli e in un articolo sulla rivista "Bargello", alla quale egli collaborava già dal 1932, scrisse un articolo in cui spronava i fascisti italiani ad appoggiare i repubblicani contro Franco e ciò gli causò l'espulsione dal Partito fascista.

Sempre nel 1936 pubblicò presso Parenti Nei Morlacchi. Viaggio in Sardegna che aveva vinto il premio indetto dall'"Infanzia" e che sarà poi ristampato da Mondadori, con il titolo Sardegna come un'infanzia, nel 1952.

Negli anni che vanno dal 1938 al 1939 uscì a puntate su "Letteratura" il romanzo Conversazione in Sicilia che sarà pubblicato in volume nel 1941, prima dall'editore Parenti e poi da Bompiani con il suo titolo originale.

Da Bompiani ricevette un incarico editoriale e così, nel 1939, si trasferì a Milano dove diresse la collana "La Corona" e fu curatore dell'antologia di scrittori statunitensi Americana che, sempre a causa della censura fascista, venne pubblicata solamente nel 1942 e con tutte le note dell'autore soppresse (l'edizione integrale venne pubblicata solamente nel 1968).

Nel 1942 lo scrittore si avvicinò al Partito comunista clandestino e partecipò attivamente alla Resistenza.

Nel 1945 fu direttore, per un certo periodo, dell'edizione milanese dell'"Unità", pubblicò presso Bompiani il romanzo Uomini e no e fondò la rivista di cultura contemporanea "Il Politecnico".

Nel 1947, quando la rivista "Il Politecnico" terminò le sue pubblicazioni, Vittorini pubblicò, sempre presso Bompiani, il romanzo Il Sempione strizza l'occhio al Frejus e nel 1949 uscì Le donne di Messina che verrà ristampato con notevoli varianti nel 1964.

Nel 1951 Einaudi lo chiamò per dirigere la collana "I Gettoni" e Vittorini condusse il suo incarico facendo scelte molto precise riguardo agli autori da inserire nella collana, accogliendo soprattutto le opere di giovani scrittori come Calvino e Fenoglio e rifiutando Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Nello stesso anno, in un articolo che pubblicava su "La Stampa", Le vie degli ex comunisti, lo scrittore analizzava acutamente le cause del distacco di molti intellettuali e del suo dal PCI.

Negli anni che vanno dal 1952 al 1955 lo scrittore lavorò al romanzo Le città del mondo che, abbandonato e rimasto incompiuto verrà pubblicato postumo nel 1969 da Einaudi, e completò definitivamente Erica e i suoi fratelli che venne pubblicato nel 1956 da Bompiani.

Quando scoppiarono i fatti d'Ungheria lo scrittore, profondamente colpito, ne tentò un'elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito.

Nel 1957 pubblicò una raccolta di scritti critici dal titolo Diario in pubblico e nel 1959 fondò la rivista "Il Menabò" edita da Einaudi che diresse insieme a Italo Calvino.

Iniziò nel 1960 a dirigere la collana "La Medusa" per Mondadori e in seguito la collana "Nuovi scrittori stranieri". Nello stesso anno scrisse un manifesto per protestare contro la guerra e la tortura in Algeria e si candidò nelle liste radicali del PSI.

Negli ultimi anni della sua vita fu consulente della casa editrice Einaudi.
Tutti gli appunti di riflessione sulla letteratura da lui lasciati furono raccolti da D. Isella in un volume postumo, 1967, intitolato Le due tensioni.

Morì a Milano nel 1966.

-Voci correlate-

Il Politecnico (rivista)

Il Politecnico fu uno tra i più famosi settimanali che uscirono nell'immediato dopoguerrra e nei primi anni della ricostruzione. Nacque il 29 settembre 1945 a Milano edito da Einaudi e il suo fondatore fu Elio Vittorini.

Elio Vittorini scelse per il suo periodico lo stesso titolo della rivista ottocentesca di Carlo Cattaneo e delineò un programma analogo, molto antiaccademico, pragmatico e divulgativo pur senza cedere al "popolare".
La redazione de Il Politecnico era composta da Franco Calamandrei, Franco Fortini, Vittorio Pandolfi e, per qualche mese da Stefano Terra. La grafia e l'impostazione era di Albe Steiner.

Con il n. 29 del 1 maggio 1946 la rivista si trasformava, da settimanale in "Mensile di cultura contemporanea" a causa della insostenibilità economica di una alta periodicità, con Giuseppe Trevisani come segretario di redazione e la rivista riorientò, come già aveva preannunciato nell'editoriale autocritico apparso nell'ultimo numero del settimanale (28, 6 aprile 1946), la sua complessiva impostazione.
Nel numero citato infatti si prendevano le distanze dal grande zelo enciclopedico e informativo dei numeri precedenti, "abbiamo compilato, abbiamo tradotto, abbiamo esposto, abbiamo informato, abbiamo anche polemizzato, ma abbiamo detto ben poco di nuovo" e si proponeva per il futuro di "creare e formare pur divulgando".
Vennero accolti collaboratori fissi, come Giulio Preti e Franco Fortini, ma anche intellettuali che non sempre si riconoscevano come "compagni di strada" del PCI, come Alfonso Gatto, Carlo Bo, Nelo Risi.
Le pubblicazioni terminarono nel dicembre del 1947.

Ogni numero, che nei primi tempi assolveva anche al compito di "giornale murale", incollato cioè sui muri di Milano, presentava accanto ad un articolo di fondo, spesso di Vittorini, articoli di politica, storia, economia, critica d'arte, filosofia, inchieste, testi poetici e narrativi sia italiani che stranieri con le nuove traduzioni da Hemingway, Majakovskij, Borís Pasternàk, Bertold Brecht, Block, Wright.

Nel foglio vi era sempre spazio per molte questioni e forte era il versante polemico con editoriali e corsivi di "agitazione culturale"; cronachistico; documentario, con articoli di storia politico-economica; saggistico, con analisi storico-critiche di diverse correnti di pensiero; letterario e artistico, con validi interventi sulla cultura di massa, sulle arti figurative, architettura, musica, teatro.

Tra le inchieste più famose che comparvero su "Il Politecnico", vanno ricordate quelle sulla FIAT (nn. 1, 2, 3); sulla Montecatini (nn. 15, 16, 17); alcuni servizi su paesi extraeuropei, dalla Spagna sul n. 1, alla Grecia sul n. 2, Francia sui nn. 4-7, 16, Egitto sul n. 5, Cina sul n. 8, USA sul n. 17, Vietnam sul n. 35; alcune importanti servizi sulla ricostruzione di eventi storici come la Rivoluzione d'ottobre sul n. 6, la colonizzazione in America sul n. 7, la prima guerra mondiale in Germania sul n.10, la seconda guerra mondiale in Inghilterra sul n. 11 e la guerra di Spagna sul n. 27.

In ambedue le fasi fu caratteristico delle inchieste, come del resto di tutto il periodico, l'inserimento di materiali fotografici, immagini e disegni (da Cézanne a Picasso, Goja, Guttuso, Dalì), fotomontaggi di Heartfield e fumetti di Barnaby.

Per comprendere comunque la ricchezza del programma vittoriano è utile consultare, in una rilettura complessiva della rivista, anche il Programma del Politecnico, sul n. 3 del 1964 dei Quaderni Piacentini redatto e diffuso nel giugno-luglio del 1945 fra coloro che preparavano le linee programmatiche del settimanale.

Esiste inoltre una immensa bibliografia su "Il Politecnico" settimanale e mensile e sulle posizioni assunte da Vittorini e dai suoi collaboratori, nonché una vasta antologia della rivista di Forti e Pautasso, pubblicata da Lerici a Milano nel 1960 e poi ristampata da Rizzoli nel 1975 oltre che la riproduzione anastatica dei vari fascicoli (Torino, Einaudi, 1975).

Il Menabò (rivista)

Il Menabò fu una rivista letteraria senza periodicità fissa fondata a Torino nel 1959 da Elio Vittorini e Italo Calvino che la condiressero fino alla morte di Vittorini avvenuta nel 1966.

Il Menabò faceva uscire due o tre numeri l'anno ed era stato progettato da Vittorini come un periodico che, come si affermava nella presentazione, "ha i caratteri di una rivista e di una collana letteraria".
Ogni fascicolo aveva la tendenza ad essere soprattutto monografico e raggruppava saggi e testi letterari o poetici che presentavano affinità tematiche.

I primi tre numeri della rivista fecero il bilancio della situazione del periodo: nel n. 1 Il calzolaio di Vigevano di Lucio Mastronardi, il saggio di Raffaello Crovi sulla Lingua e dialetto nella letteratura italiana e quello di Claudio Cintioli su Guerra e letteratura di guerra con un'ampia Bibliografia della letteratura italiana della seconda guerra mondiale curata da Crovi; nel n. 2 Il mare dell'oggettività di Calvino, alcune poesie di Roberto Roversi, La ragazza Carla di Elio Pagliarani, il saggio di Franco Fortini, Le poesie italiane di questi anni, poesie di Paolo Volponi, Il malpensante di Leonetti e nel n. 3 I giorni della fera di Stefano D'Arigo, un saggio di Crovi su Meridione e letteratura, con una bibliografia completa degli scrittori meridionali.

Rimasero comunque fondamentali il citato n. 2 e il n. 5 sulla nuova poesia a l'avanguardia e il n. 4 su Industria e letteratura.
Con questo numero la rivista entrava nel dibattito degli anni '60 con moltissimi e validi contributi.

Iniziarono infatti a venir pubblicati i testi della neoavanguardia, malgrado la scarsa simpatia per essi da parte di Calvino, e si continuava la riflessione sulla lingua e il dialetto, sul rapporto letteratura - società e sulla letteratura industriale.

I responsabili de "Il Menabò" progettarono anche una rivista internazionale, l'esperimento di "Gulliver", che doveva dar vita a un periodico pubblicato simultaneamente in Italia da Einaudi, a Francoforte da Suhrkamp e a Parigi da Julliard alternando ai testi italiani quelli stranieri. Sul n. 7 e il n. 9 vennero presentati i testi di Roland Barthes, Maurice Blanchot, Jean Genet e Hans Magnus Enzensberger.
La rivista terminò nel 1967 con il n. 10, curato da Calvino ed interamente dedicato alla figura di Vittorini scomparso l'anno precedente.
Esso era diviso in otto sezioni, La ragione conoscitiva di Elio Vittorini, con un saggio di Calvino Progettazione e letteratura.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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