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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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1° INCIPIT: "Vita Mia"
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Miki








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MessaggioInviato: Gio Giu 16, 2005 11:15 am    Oggetto:  
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Paragrafo 55: Decisioni

Luca la stava fissando interrogativamente, aspettando che lei continuasse il discorso iniziato, ma Elisa restó in silenzio ancora per qualche istante, lasciando che la decisione mettesse radici dentro di lei, per essere certa di non dover piú cambiare idea, di non doversi pentire piú avanti.
La ragazza prese fiato.
- Ti amo, Luca - disse.
Lui le strofinó la guancia col pollice, senza dire nulla.
- Ho fatto tanti errori nella mia vita e di alcuni ho pagato le conseguenze - proseguí lei - Ma l'errore di perderti...no, non voglio farlo. Ci sono andata vicina, ma se tu sei sicuro di riuscire a perdonarmi...se davvero mi vuoi con te, ti prometto...ti giuro che d'ora in poi non rifaró gli stessi sbagli.
Strinse la mano di lui, che ancora le toccava il viso.
- Il tempo che mi rimane lo voglio trascorrere accanto a te...posso, Luca? Mi vuoi?
- Elisa...
Che le avrebbe detto? Un nodo le chiudeva la gola.
Luca scostó la mano dal volto della ragazza e la chiuse tra le sue braccia.
Elisa abbassó le palpebre, travolta dall'emozione, perdendosi in quell'abbraccio.
Lui non parló, non le disse che l'aveva perdonata, che la voleva, che l'amava, ma ad Elisa bastó quell'abbraccio. Il resto erano solo parole che svaniscono nell'aria.
Restarono abbracciati cosí per alcuni minuti, entrambi piangendo silenziosamente: lacrime di dolore e sollievo, dove all'amarezza per il passato e gli errori commessi, si mescolava la speranza per il futuro e un amore nuovo e tenero che solo ora sembró diventare presente e tangibile.
Luca si scostó da lei.
- Che stavi dicendo? - chiese - Qualcosa a proposito della cena da Max...
Elisa gli strinse le mani.
Aveva di nuovo il suo amore, si disse. Non poteva sopportare l'idea che lui potesse odiarla.
Aveva preso la sua decisione: la veritá doveva emergere, ma non era da lei che doveva venire.
- Siediti, Luca.
Lui le obbedí.
- Luca, credo che tu debba parlare con Max - gli disse infine.
- A proposito di che?
- Non posso dirtelo.
Luca si acciglió.
- Che diavolo succede? - domandó e il tono duro della sua voce la spaventó.
Gli si sedette accanto.
- Amore - imploró - ti prego, non farmi domande. Non voglio farti altro male. Ma c'e qualcosa che Max ti deve dire e dev'essere lui a farlo. Lui ti dará tutte le risposte che vuoi.
"Davvero?" una voce scettica le risuonó dentro.
Avrebbe davvero potuto contare sull'onestá di Max, quando ce n'era stata cosí poca fino a quel momento?
Non aveva scelta, si rispose.
Avrebbe parlato a Max.
Lei era stata leale e aveva mantenuto il silenzio, ma ora sarebbe toccato a Max dimostrare la stessa lealtá e lo stesso coraggio.
Lo avrebbe persuaso ad uscire allo scoperto una volta per tutte.
- Stringimi ancora - disse alla fine, rivolgendosi a Luca.
Lui l'abbracció di nuovo e lei si sentí di nuovo sicura e protetta.
Avrebbe pensato al resto l'indomani.
Per adesso voleva restare a sognare, cosí.

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MessaggioInviato: Gio Giu 16, 2005 11:15 am    Oggetto: Adv






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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Giu 16, 2005 2:45 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 56°: L'inizio della fine.

L'indomani Luca, assorto in mille pensieri, appena terminato con il lavoro si recò da Max, perchè voleva chiarire una volta per tutte ognuno di questi angosciosi dubbi, che gli attanagliavano l'anima e la mente. Le parole di Elisa gli avevano girato e rigirato in testa tutta la notte, senza lasciarlo dormire e tutto il giorno, senza fargli combinare nulla al lavoro. Neanche lo chiamò, a Max, per avvertirlo del suo arrivo, sapeva che doveva andare da lui, subito! Salì in macchina e si avviò verso l'abitazione dell'amico. Amico sì, ma ancora non per molto. Amico sì, ma che dopo il primo "driiin" del campanello, rispondendo al citofono, ebbe proprio una bella sorpresa, che lo immobilizzò, facendogli percepire che sarebbe finito tutto tra loro, una bella Amicizia durata anni stava per giungere al suo infausto prologo...Riuscì, così spaventato, solo a dire "sali fratello!", ma il peggio già si stava focalizzando nella sua mente. E mentre Luca percorreva la salita di quei quattro piani in ascensore, Max si preparava al peggio, ma sperava ancora nel meglio. Elisa non lo aveva più chiamato, nè si era fatta viva con lui, Luca era lì di soppiato con la voce tra l'abbattuto e l'arrabbiato, proprio così come lo aveva sentito al citofono. Tutti elementi questi che non davano spazio all'ottimismo, al proseguo della recita del "Giuda traditore". Non c'era spiegazione ottimistica, eppure ci doveva essere qualcosa, una qualsiasi cosa....Ma il tempo per riflettere, per capire, per decidere il da farsi, per Max era finito: Luca era già alla porta dell'appartamento, semichiusa, entrò chiedendo permesso. "Vieni Luca! Sono di qua, siediti lì..." e difatti trovò Max in camera sua davanti al computer. Ora Luca era seduto sul letto, Max alla scrivania, il monitor del p.c. acceso, solo un'immagine tra di loro: Jennifer sorridente a cavalcioni della moto di Max, sul lago...Data incisa su quella foto? Tre giorni prima che morisse..... "Max credo tu mi debba delle spiegazioni!" Fu l'unica cosa che Luca riuscì ad aggiungere a tanto scoprire proprio davanti ad i suoi increduli occhi. "E' ora che tu sappia Luca....E' ora...." Disse ora sconfortato Max ormai certo di stare sul punto per perdere per sempre il suo migliore amico. Fu quello l'inizio della fine.

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matto81







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MessaggioInviato: Sab Giu 18, 2005 5:09 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 57°: Gelo siderale

Luca continuava a guardare Jennyfer sorridergli, intrappolata nel monitor del PC di Max.
Non seppe più trattenere le emozioni che quell’immagine scombussolava nelle sue vene impreparate e scoppiò a piangere. Il suo era un pianto disperato, senza possibilità di conservare apparenti eleganze, pudiche lacrime celate; urla e saliva e lamenti a cui Max assisteva senza saper in alcun modo alleviare l’inizio della tragedia.
Luca guardava Jennyfer, Max guardava Luca.
Sentiva di dovergli dire qualcosa, non poteva lasciare che il silenzio di quel volto morto continuasse a logorarlo, era il momento di chiudere i giochi, di chiudere tutto.
Luca si voltò di scatto e si rivolse a lui con gli occhi assatanati di chi ha già capito tutto, o forse ha capito molto più di quanto sia realtà.
“Che ci fa questa foto nel tuo PC?”
“Eravamo al lago”
“E tu che ci facevi al lago?”
“Jennyfer era con i suoi…”
“Lo so che Jennyfer era con i suoi! Voglio sapere tu che cazzo ci facevi al lago! Rispondimi!”
“Senti Luca non è facile per me…”
“Cosa non è facile Max? Che cazzo stai dicendo?!”
D’improvviso il cellulare di Luca iniziò a squillare, disturbava impazzito un momento che non prevedeva suoni e rumori diversi dalle loro voci. Lui guardò di sfuggita lo schermetto intermittente guidato dalla certa volontà di non rispondere. Il numero di casa sua, doveva essere Elisa.
“Elisa?!”
Silenzio.
“Elisa?!”
Suoni lontani, motori, forse automobili, forse la tv, forse un elettrodomestico, un fruscio confuso, il sottofondo di una città che entrava da una finestra qualunque e faceva compagnia alla vita quotidiana di un’abitazione qualunque.
“Elisa mi senti?”
Luca alzò leggermente la voce, Elisa non parlava, nessuno parlava.
“Luca…”
“Elisa?! Che hai?”
Un gelo siderale colorò gli occhi di Luca di panico puro.
“Elisa rispondimi! Che succede?!”
“Luca sto male…”
Poi più nulla, nessuno di quei rumori, neanche il sibilo rassicurante della linea, nulla.
“Cos’è successo?”
Max fissava Luca; aveva accantonato per un attimo la sua coscienza sporca rispolverando un’amicizia in quello che sembrava un momento di assoluto bisogno.
“Era Elisa, dice che sta male, vado da lei!”
“Vengo anch’io!”
Luca non si oppose.
Scesero le scale del condominio velocissimi, l’ascensore era un mezzo troppo lento.
Luca salì alla guida, Max al posto del passeggero. Un paio di manovre brusche e poi via verso Elisa.
Il terrore muoveva quell’automobile e la spingeva alla velocità della luce, come due reattori dei fumetti istallati dietro, che emettono fuoco.
In quello straccio di tempo nessuna parola, nemmeno uno sguardo. Luca fissava la strada implorando con la mente di poter assistere alla fine di quel brutto e antipatico scherzo durato fin troppo, Max manteneva la testa girata verso il finestrino pur di non incrociare i suoi occhi, neanche per un istante.
La macchina nel piazzale, entrambi per le scale, la chiave nella toppa della serratura.
“Elisa?!”
Luca chiamava. Cercava disperato un contatto.
Il salone era vuoto, le camere vuote, il bagno vuoto.
“Luca vieni! E’ in cucina!”
Elisa era abbandonata a terra, la mano destra tesa in direzione della cornetta del telefono, che pendeva dal mobiletto nero su cui stava la base, collegata ad essa dal filo plastificato verde a molla. Gli occhi chiusi, e un chiarore della pelle innaturale, quasi definitivo.
Max provava a sorreggerla, le teneva la testa pesante tra le mani.
“Stai lontano da lei!”
Luca come una furia si piombò su di lui e lo scansò via, entrambi protagonisti dell’inutile battaglia di due orgogliosi guerrieri già sconfitti dalla vita.
Max restò a terra, Luca si diresse verso il telefono, ritrovò la linea, chiamò il 118.
“Un’ambulanza! Presto! Un’ambulanza!”
Tornarono le lacrime e riuscì a comunicare a malapena all’operatrice il giusto indirizzo di casa sua, poi riagganciò e si accucciò vicino al corpo di Elisa.
La guardava senza smettere di piangere e delicatamente le accarezzava il volto.
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MessaggioInviato: Dom Giu 19, 2005 9:55 am    Oggetto:  
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Paragrafo 58: Flashback (Sterilità economica)

- Sei sicura che questo sia il momento migliore per avere un bambino? – chiese Luca.
- Non lo so, ma io lo voglio.
- Jenny, lo voglio anch’io, ma prima di tutto vorrei riuscire a sistemare questi dannati problemi economici, mi stanno facendo impazzire e a te sembra che non te ne freghi nulla.
- Ti sbagli.
- Mi sbaglio?! Allora come pensi di mantenerlo un figlio? Hai idea di quanto “costi”? – diede il giusto tono all’ultima parola per non farlo sembrare un argomento puramente economico.
- Ma è pur sempre un figlio, il nostro, non stiamo certo morendo di fame!
- Tu vivi ancora in un tuo privato mondo fatto di bambole e ovatta rosa. Il mondo è più complicato di quello che credi cara.
- Non è vero… - Jennyfer abbassò lo sguardo, sull’orlo di un pianto isterico.
- Beh, io credo che siano più veri i problemi che abbiamo ora e per decidere liberamente di avere un figlio, occorre che siamo tranquilli, soprattutto con le finanze. Vedrai che tra qualche tempo si sistema tutto, abbi pazienza.
- Va bene, aspetterò… - si arrese lei, abbracciandolo con lacrime amare.
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Miki








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MessaggioInviato: Mar Giu 28, 2005 11:32 am    Oggetto:  
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Paragrafo 59: Sala d'aspetto

Di nuovo all'ospedale.
Di nuovo nella sala d'attesa di cui ormai Luca conosceva ogni piccola crepa nell'intonaco, ogni centimetro del linoleum verde sul pavimento.
C'erano ancora le stesse riviste, ormai consunte, sul tavolo nell'angolo, e lo stesso odore che sapeva di angoscia e di sofferenza.
Avevano trasportato Elisa in sala rianimazione e a loro avevano detto di attendere lí.
Cinque, dieci, venti minuti...un'ora... perché nessuno veniva a dirgli niente?
Solo i paramedici venuti con l'ambulanza avevano gettato qualche spiraglio di luce, dicendo qualcosa a proposito di arresto cardiaco... probabile overdose...forse involontaria...droga tagliata male...
Il cervello di Luca aveva faticato ad assorbire le informazioni, a dare un senso alle parole. Droga?!
Da chi?
Quando?
Perché?
Elisa, che hai fatto!
- Siediti, Luca - la voce di Max lo fece sobbalzare. Si era scordato della presenza dell'amico. Era cosí abituato a trovarsi in quella stanza da solo!
Ubbidiente, si sedette.
- Che fanno? - inveí.
Come se avesse pronunciato parole magiche, un medico e un'infermiera apparvero sulla porta.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Lug 01, 2005 10:03 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 60°: La morte in faccia.

I due in camice bianco dissero ai due ragazzi seduti, e visivamente molto preoccupati ed abbattuti, che Elisa si stava riprendendo dalla forte crisi respiratoria appena avuta e dovuta ad "non assunzione" da almeno due mesi dei medicinali antiretrovirali, nota come terapia combinata o metodo di cura chiamato HAART: Alta Attività Anti Retrovirale Terapia che consiste in un cocktail di tre o quattro farmaci contenenti due nucleosidi analoghi più un inibitore. Tale cura mostra indubbi e impressionanti risultati a corto termine sugli effetti del carico virale e del conteggio CD4. Medicinali tipo AZT, DDI, DDC che giornalmente Elisa avrebbe dovuto prendereinvece dovrebbe prendere e che invece senza apparente motivo aveva smesso di assumere, tanto che il numero dei suoi T4 è enormemente diminuito, il che avrebbe potuto uccidere Elisa all'istante, specie nelle sue condizioni. "Quali condizioni?" chiesero i due giovani all'unisono. "Ah, non lo sapete?" riprese la dottoressa "Elisa è incinta!" I due erano rimasti di sasso, basiti.... "Elisa incinta...", "Elisa salva...", per un pelo. Luca non riusciva a pensare ad altro, solo questo: Elisa che aveva smesso di prendere i medicinali, a rischio della sua stessa vita perchè aspettava un bambino....e da chi...Da lui? Ma certo che da lui! Ne era certo e doppiamente felice Elisa era salva! "Ed il bambino?" chiese in automatico pur se rapito tra mille pensieri "Il feto per ora è salvo..." riprese la dottoressa. Poi i due paramedici fecero loro cenno, indicandola con un dito ed un numero, della stanza in cui si trovava Elisa, la penultima alla fine del lungo corridoio, ma aggiunsero con tono imperatorio: "Solo uno!". Naturalmente, Luca si avviò da solo, a passo svelto verso la sua povera Elisa. E mentre era lì che solcava a lunghi passi quel verde tappetto, scolorito da tanti passi come i suoi, mille pensieri e domande si intrecciavano ed accavallavano nella sua mente, tanto da rendere impossibile una qualsiasi risposta ad ognuno di essi. Era giunto dinnanzi alla porta, prese un lungo respiro come se si stesse tuffando in una vasca piena d'acqua e poi entrò. La vide là sul 4° lettino accanto alla finestra, la testa di lei era rivolta verso questa, non sapeva se fosse sveglia, riuscì solo a dire "Elisa..." Prolungando l'ultima lettera con un tono tra il preoccupato e lo sprovveduto. Difatti Luca, inesperto in materia, non stava capendo niente di cosa stesse accadendo realmente ad Elisa. La madre di lei in fin dei conti lo aveva avvertito, ma sinora non si era mai dovuto veramente preoccupare della malattia di lei. Ora sì, era lì, erano lì: lei supina e malata e lui che non sapeva minimamente cosa dire, cosa fare....Se non, una volta vicino a lei, di passarle una mano sulla fronte e sussurrare di nuovo dolcemente il suo nome "Elisa...". Lei si voltò pian piano, con gli occhi inumiditi dalle lacrime, si era quasi del tutto ripresa, certo era ancora molto debole, d'altronde aveva appena visto la morte in faccia, ma riuscì comunque affannosamente a dire: "Scusami Luca....Era ormai tanto.....troppo tempo che non mi capitava più....Grazie a te.....Anche questa....tra noi...non ci voleva....Il bambino?" gridò infine "Stai tranquilla Amore è salvo, siete salvi, siete salvi....Ed io sono qui, riposati, sono qui e non ti lascio" La confortò Luca carezzandola amorosamente. E quell'amore che sentì forte per Elisa in quell'unico, irripetibile istante, gli ricordò che avrebbe dovuto avvertire i genitori di lei, che forse allo stesso modo, se non di più l'amavano...Questo si chiedeva, quando domandò ad Elisa: "Devo avvertire i tuoi, posso?" "Si Luca...chiamali pure, ma....non li spaventare, loro ci sono fin troppo abituati......a queste mie performances. Non sanno del bambino...." "Ho capito. Torno subito!" Luca uscì dalla stanza, nel corridoio per chiamare i genitori di Elisa. Sarebbero arrivati subito, naturalmente. Lui rientrò, le sorrise le prese la mano, quella fuori dal lenzuolo, gliela baciò, le disse: "Stanno arrivando. Andrà tutto bene. Tutto bene per noi. Elisa ti amo." Lei lo guardò intensamente, gli sorrise e provò a dire: "anche i....." Ma una nuova crisi respiratoria sopraggiunse, ed il rischio per Elisa di patologie infettive opportunistiche, quali polmonite da pneumacystis carini, neurotoxoplasmosi, oppure da neoplasie (sarcoma di Karposi) era altissimo. Bisognava agire subito. Tutto iniziò a lampeggiare e suonare sul letto di Elisa, in un batter d'occhio due, tre, quattro paramedici erano nella stanza di Elisa, al suo capezzale, e dietro di loro i barellieri. Luca era nel panico. Sentiva solo parole come "Uscite tutti di qui!" Dalla soglia della porta, vide terorrizzato che le stavano mettendo sulla bocca la mascherina dell'ossigeno, mentre un altro le pigiava fortemente due mani sul petto al ritmo di "uno, due, tre...uno, due tre...." Nulla Elisa era assente. Ma una frase ancor più grave che gli fece mancare la terra sotto i piedi, perchè per la prima volta si era trovato ad affrontare la dura realtà di Elisa, ora anche la sua, quando da uno dei dottori, sentì pronunciare la frase "Portiamola via, proviamo a salvarli!" Alla fine della quale, Elisa già non era più lì, ed ora chissà dove? Portata via d'urgenza su quelle barella. Luca era distrutto. Fuori della stanza, senza più Elisa nei suoi occhi, scomparsa alla fine di quel lungo corridoio, si accasciò a terra, spalle al muro, con le mani tra i capelli e scoppiò a piangere sonoramente. Max che aveva vissuto tutta la scena, improvvisa e di certo inaspettata, giù dal fondo del corridoio, dove qualcuno gravissimo gli era appena sfrecciato davanti, capì subito: quel qualcuno era Elisa! E vedendo Luca in quello stato, con uno scatto, di corsa, fu da lui ad abbracciarlo. In fondo gli aveva voluto sempre veramente bene, gliene voleva ancora tanto.....Ed a vederlo in quel modo...Piansero insieme...Luca si lasciò consolare dall' "Amico".

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Lug 07, 2005 11:08 pm, modificato 2 volte in totale
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matto81







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MessaggioInviato: Lun Lug 04, 2005 9:31 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 61°: Per te

Nessun cambiamento, tutto restava immutabile come se l’ansia, l’aria stagnante, la voglia di aggredire senz’avere una preda definita, il magone che divora perché privo di spiegazioni, fossero naturale ordinarietà.
Il tempo sembrava essersi incagliato in qualche arbusto o pezzo di motore o scoglio o albero sottomarino.
Ogni parola appariva superflua, scontata e per questo inutile.
Elisa era via, intrappolata in uno stato chissà quanto vicino alla vita.
Luca sperava solo che un medico qualunque uscisse da quella stanza per regalargli anche solo poche parole, un sospiro di sollievo, un piccolo sorriso; sperare era tutto ciò che gli era concesso.
Max stava in silenzio accanto a lui.
Entrambi seduti nell’attesa di un segno.
Elisa morente, Elisa allegra alle poste, Elisa in un letto d’ospedale inerme, Elisa sorridente che girava per casa, Elisa a breve termine, Elisa eterna come l’amore che era riuscito a sorprenderlo tanto presto, Elisa che se ne va, Elisa che arriva, vestita di nero-pelle e calze a rete, e lo accompagna a casa ubriaco, Elisa uccisa, Elisa indistruttibile.
“Elisa resta qua!”
Tutto diventava niente senza lei.
Aveva sempre saputo di amarla, ma ora che la stava perdendo era diverso. Era diverso perché ora per la prima volta vedeva i giorni muti.
Nessuna possibilità di riaverla perché a separarli non sarebbe stata solo una litigata per quanto grave, a separarli sarebbe stata la morte, e con essa è impossibile far pace.

Finché morte non ci separi!

Gli stessi pensieri, che avevano accompagnato la sua agonia mentre Jennyfer moriva, tornavano a soffocarlo di bisbigli fastidiosi e crudeli.
Aveva pronunciato una volta quella frase. Si dice così davanti all’altare, davanti al sacerdote, amici e parenti e conoscenti che assistono ad una promessa che vale per sempre, o almeno finché morte non ci separi.
Tanto si sa che la vita è lunga, che la vita è bella, che la vita non finisce così.
E allora non era affatto per sempre!
Per sempre vuol dire, fino alla fine del mondo, fino a quando nulla può più esistere, fino a quando il giorno e la notte nascono e muoiono solo per se stessi, senza che nessuno sia più lì ad ammirare luci ed ombre di fenomeni ormai solitari. Fino alla fine di tutto, fino alla cenere nel vento, fino al silenzio che non cambia.
E invece fuori persone ridevano, fuori qualcuno si amava, un bambino piangeva tra le braccia di una donna sudata ed emozionata per averlo partorito, una giovane promessa della musica italiana si esibiva, un poeta squattrinato ed abbandonato componeva versi incantevoli che nessuno avrebbe mai letto, un autobus si fermava e persone scendevano, felici di visitare città, rivedere amici lontani, rivivere giorni passati in luoghi che non facevano più parte della loro vita. Fuori c’era la vita che ingiusta sorrideva a qualcuno mentre ne cancellava qualche altro con leggerezza dalla sua lista dei privilegiati.
“Luca come sta Elisa?”
Era sua madre con gli occhi devastati dal pianto. Aveva pianto quando si era resa conto della gravità già al telefono, aveva pianto mentre copriva con una giacca qualunque i vestiti vecchi che usava per stare in casa, aveva pianto mentre suo marito la incitava a sbrigarsi e lei si muoveva confusamente, come sperduta, aveva pianto quando era passata a casa di Luca a prendere qualcosa per sua figlia, avrebbe avuto bisogno del necessario per stare in ospedale qualche giorno, solo qualche giorno, aveva pianto mentre suo marito guidava e lei con gli occhi chiusi e le mani giunte pregava per Elisa, piangeva ora che abbracciava Luca e lo stringeva più che poteva. Come se solo con lui potesse sfogare la sua disperazione, come se lui fosse l’unico in grado di capire quello che solo una madre può sentire. L’immenso dolore di vedere la propria figlia morire.
“Luca a casa tua ho trovato questa”
Aprì la sua borsa di quelle marroncine con le carte geografiche stampate sopra, e tirò fuori una busta gialla. Sopra c’era scritto: Per te.
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MessaggioInviato: Gio Lug 14, 2005 9:35 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 62: Per me?

- “Per te”… sarebbe “per me”? – chiese, senza aspettarsi una risposta.
- Sì.
- Dov’era?
- Era in terra, sotto il tavolo della cucina. L’abbiamo trovata così, ancora aperta.
- L’avete letta, immagino…
- Sì.
Luca non se la prese, come genitori potevano averne “diritto”.
Lasciò trascorrere qualche attimo, ripassando coi pollici e gli indici le pieghe della busta, come per trarne qualche informazione al tatto.
Posò lo sguardo su ognuno dei presenti, ad intervalli regolari, forse per colmare il vuoto delle sensazioni tattili non pervenute.
Si soffermò più a lungo su Max, intento a contare le macchie del linoleum o pensare a chissà cosa.
Infine, tornò a studiare la busta e chiese: - Buone o cattive notizie?
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Ago 30, 2005 2:49 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 63: La Lettera.

"Buone per te, per noi...." Risposero all'unisono i genitori di Elisa.
"Speriamo anche per la nostra Elisa" aggiunse la madre.

Intanto Luca aveva preso a leggere. Max accortosi del profondo e silenzioso cambiamento nell'aria che circondava i cari in attesa, si avvicinò, e chiese "cosa succede?" Il Padre di Elisa rispose: "Una lettera di Elisa per Luca." Mentre quest'ultimo faceva per allontanarsi dal gruppo, dal mondo e leggere in tutta tranquillità, con la massima attenzione, la lettera della sua amata. Si fermò accanto ad una finestra, mentre il sole tiepido che entrava da questa, baciava il suo volto, ora inumidito, e poi avanti nella lettura matido, al sol pensiero che questa potesse essere l'ultima lettera della sua amata.

"Amore mio dolcissimo," scriveva Elisa "non esiste gioia paragonabile a quella dell'averti incontrato, così per caso, lungo la mia via. Non so perchè Dio abbia voluto, alla fine, donarmi questa gioia profonda, dopo tanto patire, per colpa come ben sai di una vita buttata al vento, la mia. Ma è accaduto. E così come in questo momento mi sento di ringraziare Lui, ringrazio te per avermi accolta nella tua vita, nella tua casa. Il tempo che ci ha voluti amorevolmente insieme è passato in fretta, ma nulla, mai, dimenticherò di ogni singolo istante vissuto insieme, perchè ogni attimo trascorso con te, sempre più ti ho amato. All'inizio credevo che non sarei mai riuscita a sostituire del tutto nel tuo cuore Jennyfer, e che io sarei stata fino alla fine dei miei giorni per te solo una "scanzonata compagna di viaggio", e tra noi sarebbe potuto esserci solo un appoggiarsi a vicenda, nel cercare, uno spalla dell'altro, di ricominciare a vivere in un modo qualunque le nostre tristi esistenze. Non è andata così. L'amore, la passione, portentosi ci hanno rapito l'Anima, il cuore e la mente. Ed ora lo so: io son per te quel che tu sei, e sempre ho sperato fossi, sin dall'inizio, per me! Ti amo Luca. Non lo dimenticare mai. Ed oggi rammentalo ancor più di ieri, anche se so, che ancora una volta, nonostante il foirte sentimento che ci lega, non potrai assecondare ed acconsentire le mie ultime scelte. La prima di queste scelte, che quasi ci ha separato per sempre, è stata quella di averti taciuto la verità sul passato di Jennyfer, quel passato recente accaduto poco prima che lei morisse. Quel figlio che lei portava in grembo, morto con lei, che non era tuo..... Perdonami Luca, non è questa freddezza nel sottoporti forse per la prima volta l'qmara questione, ma non voglio più girare intorno alle parole è tempo che tu sappia se non lo sai già, per voce del tuo amico Max che ora avrà, spero, in mia assenza, ritenuto giusto parlartene, perchè è giusto che tu finalmente sappia, da lui e non da me. Non piangere Amore, io sono con te, piango, soffro con te, perchè tu per me sei tutto: la vita, l'amore. Sì, la vita.....Ebbene eccoci giunti alla confessione della mia seconda personale scelta: è qualche tempo ormai che ho smesso di prendere i farmaci inibitori della mia malattia. Non potevo far altro. In me la vita, quella che doppiamente tu hai voluto donarmi sta crescendo, giorno dopo giorno. Aspettiamo un bimbo Luca, non sai come sono felice e come sono stata triste di non poter condividere questa notizia con te, dopo tutto quanto ultimamente accaduto tra noi. Perdonami, ma ho avuto paura che tu non avresti mai accettato il mio rifiuto categorico ai medicinali. Smetterli di prenderli per me, potrebbe anche significare entrare in brevissimo tempo nell'AIDS conclamato. Ma ormai non me ne importa nulla. Non me ne importa più nulla di me. Prima colui che nel mio ventre sta cercando di venire al mondo! E se le cose non andranno bene per me...Beh, mia unica immensa, incommensurata gioia sarà sapere che nostro figlio avrà accanto un padre come te! Ecco perchè Luca sono qui a chiederti con questa mia: QUALSIASI COSA MI ACCADA, DALLA STESURA DI QUESTA LETTERA IN POI, PENSA SOLO AL BIMBO E NON A ME! TE NE PREGO. PENSA A TUO FIGLIO! Sono appena entrata nel 4 mese. La strada è ancora lunga. Devo sopravvivere altri 5 mesi. Se questo significherà nel peggiore dei casi un coma farmacologico, non esitare. Fai solo in modo che la vita in me continui a crescere. Perchè questa, e non la mia, è l'unica vita con la quale voglio ricompensarti per quella che mi hai saputo dare senza rieserbe e perchè tanto mi hai amato, e mi hai fatto tornare ad amare la vita! Grazie Luca. Ti Amo. Elisa...."

La firma di Elisa era incompiuta, l'unica parte dell'intera accorata lettera lascita scivolare sul foglio quasi a comunicare che le sue forze l'avevano ormai lasciata, ma che con forza, coraggio ed ostinazione, aveva voluto giungere sino alla fine di quell'atto d'Amore scritto per Luca, senza arrendersi finchè non aveva detto tutto, proprio tutto, fino all'ultimo punto.

Luca piangeva e stringeva la lettera al cuore, poggiato con la sua testa sul braccio su quella finestra. La madre di Elisa corse da lui, a stringerlo forte. Ed in quell'abbraccio gli comunicò, che entrambi ora sapevano ed insieme avrebbero scelto. Sì, insieme, facendosi coraggio l'un l'altro. Ma se mai quello che aveva preventivato Elisa si fosse autenticato cosa avrebbero scelto allora? Insieme erano due genitori....Elisa ora per loro era figlia e madre. Dunque Elisa o il bambino? troppo presto comunque per porsi queste domande. La speranza che tutto potesse andare per il meglio era ancora viva. Ed ora non restava che attendere, attendere, attendere, l'esito che tutti speravano, e che di lì a poco sarebbe stato loro comunicato dai dottori, ma che sembrava non arrivare mai.

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Miki








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MessaggioInviato: Mer Set 07, 2005 10:28 pm    Oggetto:  
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Paragrafo 64: Vita e Morte

Vita e morte.
Negli ultimi mesi gli erano passate accanto, strisciate dentro, si erano sedute con lui in attesa della sua prossima mossa, alternandosi nella sua esistenza con una rapiditá impressionante.
La vita spesa con Jennifer, e quella che insieme avevano desiderato e cercato, ma che non era venuta.
La morte corporea che gliel'aveva strappata troppo presto e i desideri cupi che avevano albergato dentro di lui, alimentati dalla disperazione e dal dolore.
La vita ritrovata con Elisa e una felicitá nuova.
La vita e la morte che ora combattevano dentro Elisa, nella sua malattia e nella sua gravidanza.
E se entrambe ne fossero usicte vincitrici?
Se la vita di una creatura fosse dipesa dalla morte di un'altra?
Il bambino o Elisa?
La testa di Luca era in preda ad un turbine di confusione ed emozioni che gli pareva lo soffocassero.
Gli mancavano le forze.
"QUALSIASI COSA MI ACCADA, DALLA STESURA DI QUESTA LETTERA IN POI, PENSA SOLO AL BIMBO E NON A ME! TE NE PREGO. PENSA A TUO FIGLIO!"
Pensa al bimbo...
Non aveva piú neppure la forza di pensare.

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