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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

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Intervista a Monia Di Biagio di Carlo Santulli
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Monia Di Biagio

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Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2005 5:32 pm    Oggetto:  Intervista a Monia Di Biagio di Carlo Santulli
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Intervista a Monia Di Biagio, di Carlo Santulli.

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Intervista redatta da Carlo Santulli e pubblicata su P.B. n° 12 - Rivista Letteraria, nella rubrica "Autore del Mese": "Un grazie a Monia Di Biagio, giovane e promettente scrittrice che siamo lieti di presentare ai nostri lettori come autore del mese di questo PB12!"

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1- Sei stata spesso intervistata recentemente. Quando rileggi le tue risposte, pensi sempre di essere stata in grado di comunicare quel che volevi o trovi qualcosa che non sei riuscita ad esprimere compiutamente?

Ogni volta che faccio un intervista, sia che sia io a redigerla da intervistatrice, (per la rubrica che curo su nuoviautori.org “L’intervista”, appunto), sia che sia io a sottopormi a questa da intervistata, cerco sempre di essere chiara, lineare, completa nei discorsi affrontati, ed il meno possibile noiosa per il lettore, vista la mia congenita ed inguaribile prolissità. Ma ahimè, le mie interviste, come qualsiasi altra cosa io mi accingo a scrivere, nascono di getto, da un portentoso movimento in su e in giù per la tastiera che non trova loco sino all’ultimo punto, dettato da una mente che come sempre dico ironizzando va molto più veloce delle mie tre o quattro dita utilizzate su un toltale di 10, rendendomi spesso dislessica nella composizione! Ed è proprio per questa mia impulsività nello scrivere, che poi rileggendo ogni mia parola, naturalmente mi dico “Beh, avrei potuto dire anche questo…” Ma proprio perché le mie parole nascono di getto, riversate nero su bianco dalla mia Anima, ebbra di cose da dire, come per qualsiasi altra pulsione amorosa, sono tutte “not under control” come direbbero gli inglesi. Per cui credo sia inutile con il senno del poi dire: “avrei potuto anche scrivere o raccontare”, perché quello che è stato detto, è proprio esattamente quello che il mio cuore e la mia mente, in preda a questa sorta di “scrittura automatica” che sempre mi attanaglia i pensieri e le mani, hanno voluto dire in quel momento. Aggiungere, modificare quanto già detto significherebbe per me togliere sincerità e veridicità ad un pensiero dettato dall’inconscio, così come poi lo si legge. Quindi almeno per me a conti fatti va bene così. Spero comunque che chi mi leggerà riesca a conoscermi anche attraverso le cose non dette, anzi soprattutto attraverso quelle. Perché questo significherà che ad ogni nuova intervista o racconto, il lettore non sarà solo di fronte ad un facile e sbrigativo copia ed incolla di pensieri, ma ogni volta di fronte ad una novità, scritta ,assoluta.

2- Hai vissuto a lungo presso il Lago di Bolsena, poi in Versilia. Pensi che nelle atmosfere dei tuoi scritti si senta più il lago o il mare?

Si sentono le onde e l’amore per quell’acqua creatrice dalla quale dolce o salata che sia non posso star lontana troppo a lungo! A parte la battuta, ad ogni modo verissima sul finale: ogni paesaggio naturale che ho amato e che fortemente ho sentito che mi ha amato, è presente nei miei scritti, nei miei pensieri, nei miei ricordi, nel mio cuore.

Un giorno di ormai parecchio tempo fa, sentii improvvisa la necessità di mettere in versi il mio lago, descrivendolo come visto da una vecchia foto ingiallita tra le mani, perché in quel momento ero lontana da lui e dalla me stessa lacustre. Questa poesia “Fotografia” fa parte della Silloge “Pensieri”.

Una seconda volta ho provato a descriverlo attraverso una ricorrente scena di pesca che è facile incontrare su queste rive, ma usando una prosa in vernacolo. Quello fu il mio unico esperimento a tal proposito, perché pur riconoscendo ed apprezzando la forza nativa del dialetto esso si va pian piano spegnendo anche in me, che pur come per ogni altro dialetto ed avendo fatto studi di dialettologia riconosco in primis la preziosità del parlato volgare.

D’altro canto, prima di partire, dall’amata Toscana, ho messo con me in valigia un pezzo di Versilia, quel pezzo che ormai faceva parte di me, celandola in un racconto che si intitola “Versilia portafortuna” e che fa parte della raccolta di racconti “Destini” di prossima pubblicazione. Sul quale racconto dal mio primo giorno sino all’ultimo, passando tra quanto di più straordinario mi è accaduto lì! Difatti, poi, sono tornata a vivere sul mio bel Lago, dagli stupendi colori settembrini che ti riempiono gli occhi ed il cuore, e da quell’inquietante grigiore dei mesi autunnali, che quasi lascia pensare che anche il lago cada in un sonno profondo, sino al risveglio primaverile, perché solo e non più carezzato dalla scia delle barche dei pescatori.

Ma sono in procinto di ripartire ancora e stavolta giuro non so per dove… Vorrei giungere là, ove come diceva il poeta Vincenzo Cardarelli “rise l'Etrusco un giorno, coricato, cogli occhi a fior di terra, guardando la marina." e là far sprofondare le mie radici. Ma è proprio la Versilia che mi manca terribilmente, che continuo a sognare, anche ad occhi aperti… Gli Amici cari, carissimi; quel profumo di salsedine, quella brezza marina, onnipresente e che di volta in volta fa muovere come in un magico ballo la rosa dei venti all’inizio del pontile di Marina di Massa; le maestose Alpi Apuane che si congiungono marmoree al Tirreno mare, e che sembrano abbracciarti a mo’ di materna protezione da ogni altrui intemperia, mantenendo sul Lungomare di Levante un clima sempre temperato, anche in pieno inverno.

Come dice il toscano Andrea Bocelli che, coincidenza nel rimembrar un luogo tanto caro, sto ascoltando proprio in questo stesso momento “Sotto quel limpido cielo Toscano, tanta voglia di sognare […] Storie passione dolore Mascagni vive tra di noi, la luna sparisce dietro alle nubi e un uomo canta dalla prua, negli occhi l’Equatore grande sogno dei marinai e la scogliera è già svanita si alzano le vele della vita. E adesso corri verso il mare sentirai cantare questa musica dolce che non morirà mai… E ancora la tua forza è il mare libero senza catene…” (Andrea Bocelli “Mascagni”) Quanto l’ho amata! Grazie per avermela ricordata, grazie per avermi fatto correre ancora una volta, con la mente, in preda al bel ricordo verso quel mare, che ora di ritorno dall’onirico mondo, mi è rimasto impresso negli occhi e nelle narici.

3- Hai scritto il romanzo "La Dama Bianca: un fantasma in cerca d'autore" in una sola stesura e sei mesi di lavoro, che non sono molti. Pensi che una tale facilità di scrittura sia innata in te, o l'hai raggiunta nel corso degli anni? O forse pensi che dipenda dal soggetto che hai trattato, che ti era particolarmente congeniale?

Se vuoi altri numeri più esplicativi in tal senso: “La Dama Bianca” è divisa in due volumi, (non vendibili separatamente) e sono alla fine uscite fuori 350 pagine… Ed il tutto in sei mesi, sì, praticamente 58, 3 periodico pagine al mese, ovvero quasi due pagine al giorno che non sono poi molte, no?

Ad ogni modo, quando mi sono ripresentata dopo sei mesi dalla giornalista della Nazione, Simonetta Tonarelli, che “gentilissimamente” mi aveva aiutata a redigere le indagini iniziali sulla Dama Bianca, per farle leggere il manoscritto completo e farmi redigere da lei la Prefazione, anche lei sorridente ed incuriosita ha sbottato: “già fatto???”

Quindi rispondendo alla domanda: quali le possibili cause che mi hanno spinto ed accompagnato nella repentina stesura di questo libro?

Oserei rispondere, senza ombra di dubbio, tutti e tre i sopra citati punti: “la facilità di scrittura”, ma questo forse è il punto di vista di chi lo legge, almeno spero, perché io vi assicuro che nulla di quel libro è stato facile, forse sarebbe meglio dire “la velocità” e non “la facilità” con cui l’ho scritto, dovuta soprattutto alla perseveranza di intere giornate a fare ricerche e passate a scriverlo davanti ad un monitor, mio unico inseparabile compagno di quei sei mesi.

Quindi, almeno dal mio punto di vista, più di “facilità di scrittura” parlerei piuttosto di “amore per la scrittura” che è (almeno fin dove giunge il mio ricordo retroattivo) innato in me; “il perfezionamento stilistico”, poi, anche, ma questo si raggiunge solo nel corso degli anni con una pratica infinita (e tanta strada, io, son certa, debbo ancora fare); e sì, certamente anche “la congenialità dell’argomento trattato”.

Quale scrittore non scrive di argomenti a lui più congeniali? Raccontare è una passione, non credo sia possibile raccontare un qualcosa che non dia passione, che non infiammi l’anima ed inebri la mente!

4- In un libro di interviste ad una decina di scrittrici italiane, uscito nel 1984, Sandra Petrignani osservava la scarsa attenzione dei critici verso la scrittura "femminile", nonostante alcune grandi scrittrici abbiano a pieno titolo posto nella storia della nostra letteratura del Novecento (penso per esempio ad Elsa Morante o a Lalla Romano). Qualcosa secondo te è cambiato, o le donne che scrivono sono ancora trattate con sufficienza dai critici (che sono prevalentemente uomini, almeno in Italia)?

Forse scrivere, per una donna, 20 anni fa, lo era. Io 20 anni fa ne avevo 10, e solo un anno prima avevo dato vita al mio primo “romanzo” se così in termini canonici lo vogliamo definire: “Jaqueline”, la storia di una neo super eroina, con magici poteri e le fattezze della barbie, sulla scia dei super eroi della Warner Bross. Ma non avendo mai avuto, all’epoca, la necessità infantile di pubblicare questo “romanzo”, non mi sono mai scontrata, 20 anni fa, con l’editoria Italiana o la critica nazionale, pro scrittura al maschile ed anti scrittura al femminile!

Quindi retroattivamente parlando non posso mettere in dubbio, l’impressione, forse più che veritiera, di Sandra Petrignani e delle sue intervistate. Ma oggi son certa non è più assolutamente così! Basti solo pensare che prima di Ugo Riccarelli, Premio Strega 2004 i due precedenti Premi Strega sono stati assegnati a due donne: Melania Mazzucco ed ancor prima Margaret Mazzantini, le quali facenti ormai parte di un, seppur vero, elenco storico, fatto quasi esclusivamente di soli uomini, non credo siano state scelte dalla giuria degli “amici della domenica” in base al loro sesso o per riscattare un oscuro passato tutto al femminile! Elenco, che tra l’altro, riporta anche il nome di Dacia Maraini, la stessa bravissima Lalla Romano, Elsa Morante, appunto.

Io tra l’altro non ho mai provato sulla mia pelle questa superiorità di giudizio maschile, e mi riferisco all’essere trattata da loro con sufficienza, anzi al contrario con molta stima e rispetto. Nella mia cerchia di Amici Scrittori ci sono molti uomini, compagni d’armi. I premi Letterari che ho ricevuto mi sono stati assegnati da uomini, le cariche letterarie ufficiali, anche… No non credo proprio, ormai questa distinzione uomo-donna-scrittore non esiste più, ciò che conta è saper scrivere e farlo con estrema passione in entrambi i casi di genere.

5- Progetto Babele ha tra i suoi obiettivi, oltre che aiutare gli scrittori esordienti a "venire allo scoperto", anche quello di riscoprire dei classici dimenticati. A questo riguardo, avresti dei nomi da fare, sia di esordienti che di autori classici che ti hanno colpito, e ti sembra che non godano di sufficiente attenzione o riconoscimento?

Eccoci. Prolissità mia fatti da parte. Potrei dar ora vita ad un elenco infinito di scrittori considerati ormai dei classici che si dovrebbero leggere, per un arricchimento interiore.

Se però debbo parlare solo di quelli, classici, ma un po’ dimenticati dai più, non so proprio da dove cominciare perché mi si chiede di fare una statistica quasi impossibile: quali sono gli autori classici che godono di meno riconoscimento o attenzione? Giuro che non lo so! Posso provare a chiedere di fare questa ricerca di dati a mio fratello che si occupa appunto di Scienze Statistiche all’Eurispes. Io personalmente penso che entrando in libreria e cercando un classico, secondo il lettore che entra, Shakspeare abbia le stesse possibilità di essere acquistato e letto di Platone (leggete e rileggete i “Dialoghi” resterete stupefatti di quanto sono attuali!), Catullo di Neruda, Virginia Woolf di Isabel Allende…..

Insomma chi per troppo tempo è rimasto celato in senso generale non lo so definire, ma posso certamente dire chi amo io tra classici ed esordienti: Kafka (la metamorfosi), Pavese (Dialoghi con Leucò) Pirandello (tutto, è il mio preferito, ma in particolar modo “Il fu Mattia Pascal”), Svevo (La coscienza di Zeno), James Joice (Dedalus, ulisse, Gente di Dublino), Proust (il tempo ritrovato), Mann (la montagna incantata), Montale (ossi di seppia e “la bufera e altro”), D’annunzio (“il piacere”, bellissimo da cui ho anche tratto un breve brano d’introduzione alla mia prima silloge di Poesie “Sentimento nuovissimo”) Pascoli (i canti di Castelvecchio)… Insomma, per non farla tanto lunga, praticamente tutto il Novecento tranne Calvino, ahimè, che non ho mai capito ed amato!

E tanti, tanti altri, poi: ho amato “le confessioni” di SantAgostino, “Le candide” di Voltaire, che praticamente sembra essere il lait-motif della mia vita… Ed ancora le Brontee Sister, il Sommo con la sua Divina, sulla quale a volte, oltre a rileggerla ed ancora amarne la musicalità, mi diverto a ricercare il “codice segreto” di cui tanti hanno fatto un gran parlare… E poi tanti, tanti altri ancora mi affollano la mente, ma mi fermo qui se no veramente l’elenco diverrebbe infinito!

Tra i nuovi arrivati invece: Baricco, il geniale poeta Sandro Ciapessoni (tradotto in 6 lingue non ha mai volutamente pubblicato in Italia!) al quale ho anche dedicato la mia seconda silloge di Poesie “Pensieri”, Marco Milani, Nino Genovese (entrambi bravi per quanto giovanissimi, e che ho anche avuto il piacere e l’onore di intervistare), tra gli ultimi letti: Linda Sue Nathanson una psicologa e scrittrice Americana con la quale ho anche avuto il piacere di trattenermi in contatto epistolare, Michel Drosnin con il suo “Codice Genesi” (grandiosa scoperta del codice della Bibbia) che tanto esordiente e nuovo alla ribalta, solo per quanto ha venduto di certo non lo è più….Ma ancora tra “i nuovi”: Piergiorgio Leaci, Marco Saya, Davide Longo, Giuseppe Pontiggia, Andrea De Carlo… Nessuna Melissa P. nella mia vita e nella mi libreria!

6- Dalle tue interviste sembri molto soddisfatta di te e dei risultati raggiunti. Avrai però degli obiettivi per il futuro, letterariamente parlando. O no?

Vivo di obiettivi futuri e spasmo nel raggiungerli, sono la mia linfa vitale, i miei sogni la mia straordinaria realtà quando riesco a realizzarli! E’ strano, però, se posso permettermi, con tutta la sincerità di cui sono capace che si evinca questo mio modo di sentire, dalle mie interviste, che poi è quanto di più lontano dalla me attuale, rabbiosa e ribelle, ma non voglio assolutamente dissentire ad una impressione personale. Vorrei solo specificare, visto che mi si da nuovamente la possibilità di farlo, che io attualmente non sono affatto soddisfatta, anzi amareggiata dal sistema editoriale italiano, da tutto ciò che è “Arte a pagamento” e non è facile vivere per chi ama smodatamente scrivere in un mondo così, dove di ogni parola scritta, pubblicata, lodata, premiata viene fatto un vero e proprio business.

E come potrei essere soddisfatta di me quanto come Davide di fronte mi ritrovo Golia e diversamente da lui non riesco a batterlo?

L’unica cosa che mi da soddisfazione è scrivere, punto. Poi che la mia scrittura venga letta, pubblicata, pubblicizzata, non possono essere questi per me sintomo di soddisfazione interiore, perché dietro c’è sempre il solito “magna-magna” tutto italiano! Può darmi soddisfazione un Concorso Letterario vinto, la recente nomina da Senatrice Accademica, queste sono soddisfazioni… Ma come pensate che mi senta quando il mio libro viene ancora celato in un catalogo librario, e nonostante che abbia alle spalle la catena libraria Feltrinelli, su quel loro scaffale, di Roma, di Torino, di Napoli, di Firenze ecc. io forse non lo vedrò mai?

Pensavo di dare alla mia creatura la casa più bella ed accogliente del mondo, gli ho invece dato una gabbia di cristallo e lustrini, dalla quale forse non prenderà mai il volo, neanche per farsi un giretto, e forse gli unici che farà saranno quelli che gli farò fare io ospitata in varie presentazioni, su e giù per la penisola. Questa non è soddisfazione, è un dramma personale, altroché. Che a volte al sol pensiero riesce anche a togliermi il respiro e la voglia di scrivere.

7- Hai pubblicizzato spesso i tuoi scritti su Internet. Tuttavia su Internet non girano soltanto opere di qualità come le tue, ma una grande quantità di letteratura, spesso di qualità non esattamente alta. Pensi che per un autore essere su Internet possa nuocere a lungo andare, per il rischio di essere confuso con tanti racconti di scarsa qualità?

Innanzi tutto ti ringrazio del complimento inaspettato, che dall’ultima risposta è riuscito a ritirarmi un po’ su di morale. Internet è una grande scatola magica, ci si trova di tutto e di più, un grandissimo globale pacco sorpresa, che nonostante gli usi illeciti che se ne fanno, può anche contenere dei preziosi tesori, prima celati nel cuore di ognuno e poi messi alla mercè dei più. Come dico nel messaggio di benvenuto sul mio sito
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: Internet per me non è solo un modo di mettere in vetrina i miei scritti, ma anche e soprattutto quello di avere un contatto diretto con il Lettore.

Credo che per ogni scrittore, o pseudo-scrittore, pubblicare su Internet significhi la medesima cosa. L’unica differenza tra queste due categorie che decidono di pubblicare on line, io non so di quale faccio parte, prendo per buono, quello che hai detto tu poc’anzi, dicevo l’unica differenza la fa proprio il Lettore con il suo commento. Ecco un’altra grande soddisfazione, probabilmente la più grande in assoluto: ricevere e-mails inviate dal mio stesso sito, di chi quindi lì c’è passato veramente, e non ti fa più sentire un puntino tanto sperduto nell’universo globale della rete, che mi dicono “Ti ho letto on line complimenti”, “Mi hai commosso”, “Mi hai fatto vivere le tue stesse sensazioni”, “Ho comprato il tuo libro e mi è piaciuto”, “Dammi un consiglio”, “Verresti a fare la presentazione da noi”… Ecco questo tipo di messaggi, sono per me una grande gioia assoluta. E questo solo Internet, in maniera così diretta e sbrigativa, te lo può dare.

Chiunque stia su internet è giusto che ci stia, se oltre a farsi un po’ di pubblicità, cerca anche questo contatto umano, che se positivo e sincero, è il più bello di tutti, non conta più che ci sia perché bravo oppure no, non conta più il discorso che si possa cadere nel fare di tutta l’erba un fascio. Chi legge sa scegliere, e su internet il gradimento è dato da un solo click, quello che ti oscura o quello che ti manda avanti nella lettura di un autore e che poi ti spinge a “cliccare” su quello stesso tasto di invia e-mail, magari per dirti “Sei brava” o “inizia a fare qualcos’altro nella vita!tipo darti a l’Ippica”! Internet è libertà e non vengono usati mezzi termini, è così veloce che non si perderebbe tempo a soffermarsi su qualcuno che non piace, e per di più facendogli creder il contrario. On o off, bianco o nero, questo è internet!

8- Hai raggiunto la notorietà con un romanzo. Tuttavia, la storia della letteratura italiana è più fatta di racconti e novelle, ad esclusione di alcuni grandi romanzi, come quelli di Manzoni e Nievo, per esempio. D'altro canto i romanzi "vendono" meglio. Quale misura ti sembra più congeniale al tuo modo di scrivere oggi, il racconto od il romanzo?

E’ proprio quel “vendono meglio” che mi ha spinto a non pubblicare, mai, le mie due Sillogi di Poesia… Io non voglio e non vorrò sapere mai se la mia anima può esser venduta oppure no! Poi ho raggiunto la notorietà con altro… Ma chi l’ha detto che l’ho raggiunta?

Comunque ammettiamo che io l’abbia proprio raggiunta, se così fosse, è perché ho avuto la fortuna di poter partecipare e poi di vincere dei concorsi strafamosi in Italia ed all’estero, di essere stata aiutata nel mostrarmi al pubblico da riviste importanti come appunto ora P.B. 12 o perché collaboro e sono presenti su siti Internet tra i più noti a livello Letterario… Non certo grazie al mio libro che se potessi erei al mondo intero che esiste, perché evidentemente in molto pochi lo sanno.

Ad ogni modo, facendo un discorso solo ed esclusivamente di generi letterari, prima che vendibili, quelli che io più amo scrivere e leggere: “La dama Bianca” è un Saggio, che io amo definire “saggio romanzato”; “Destini”, di prossima uscita è una raccolta di Novelle; “Un tuffo nel passato”, già in avanzata fase di stesura, sarà il mio primo romanzo nel vero senso etimologico del termine. Tutto qua. Racconto o Romanzo? Entrambi dipende da quanto è lunga e complessa la trama che ho in mente!

9- Ci sono vari tuoi racconti che si ispirano a fatti realmente accaduti a te od a tuoi familiari. Questo vuol dire che la realtà può essere più romanzesca di un romanzo, che si scrive più facilmente di ciò che si conosce, oppure…?

Esattamente! Quale è il romanzo più bello del mondo? La nostra vita. Non a caso chi l’ha scritta per noi non è proprio tra gli ultimi arrivati!
A quell’oppure invece proseguirei dicendo, quello che dico proprio in Destini: -In questa “Terza ed ultima parte” ho voluto raccogliere tutti quei racconti di fantasia, perché immaginati e trascritti nero su bianco da me, nei quali sono stata io a voler giocare con il Destino.

E proprio l’epilogo di questo libro, così composto ed ideato mi ha fatto scoprire una gran bella verità: creare il Destino, le vite dei miei personaggi, mi ha infuso un sentimento di onnipotenza, io potevo decidere delle loro Vite e delle loro Morti, potevo farli giungere là dove avrei voluto, sin dall’inizio, che arrivassero. I protagonisti delle mie storie si sono mossi in un'unica direzione: quella che io avevo scelto per loro, ed in questo loro percorso hanno sentito, amato, sperato, gioito, hanno provato paura e dolore e felicità!

Si sono innamorati, si sono amati, si sono persi e ritrovati. E tutto questo li ha resi veri, vivi come lo siamo noi. Così, una volta infuso in loro l’umano sentimento, ho compreso che non erano più le vuote ed iniziali bambole di pezza, si erano trasformati da muti burattini in esseri umani seppur virtuali, immaginari, ma presenti, veri! Ho continuato a muovere dall’alto le fila delle loro personali storie, ma ora straordinariamente non ero più io ma il loro carattere a dirmi dove avrei dovuto condi! Come da bambina, quando giocavo intensamente con le mie bambole, ho ora giocato a dare una vita a chi senza fantasia, questa grande dote che ci è stata donata insieme alla razionalità, non avrebbe potuto vivere.

E proprio come nella vita vera i loro destini erano scritti, ma lì dove i miei personaggi sono arrivati, ci sono arrivati perché fortemente con le loro spiccate personalità lo hanno fortemente voluto! Ho giocato a fare le veci del Destino, ma ancora una volta lui mi ha stupito, perché si è divertito a giocare con me! E proprio come nel “Teatro nel Teatro” forse lui sapeva già cosa avrei scritto chi e cosa sarebbero divenuti i miei personaggi, quanto mi avrebbero insegnato sul fatto che: SIAMO LIBERI DI GESTIRE I NOSTRI DESTINI!

Perché viviamo le nostre vite in base ai nostri caratteri, le nostre personalità e giungiamo là dove la nostra testa ci porta, guidati dalla nostra Anima su una strada segnata per noi, con degli aiuti, ma sulla quale di volta in volta potremo decidere se imboccare un bivio o un altro. Saltare un ostacolo o attendere che venga rimosso da qualcun altro,arrivare sino in fondo alla via o fermarsi intimoriti a metà percorso. Ad ogni modo tutto quello che faremo saremo noi a farlo, lungo una via, che poi è la vita stessa e che inverosimilmente ci è stata donata, affinché proprio noi e non un altro “personaggio” potessimo esistere, vivere, esserci, ora e sempre! Vi saluto con un augurio speciale: “che la fantasia sia sempre con voi”, perché senza di essa avremmo si l’intelligenza ma saremmo umanoidi senza un’ Anima, mentre la fantasia è la massima rappresentazione del nostro “Essere interiore” la peculiarità che ci fa essere umani pensanti e completi! Non pensate che sia complicato fantasticare, per poi conoscersi meglio dentro e scoprirsi migliori di quello che siamo, è facile basta iniziare così: C’era una volta… -


10- Tanti giovani e meno giovani sognano di scrivere e pubblicare, specie in Italia. Ci sono a tuo avviso abbastanza lettori, da giustificare tutta questa attività, o si scrive innanzitutto per se stessi?

Facendo riferimento al recente “stato di lettura italiano 2004” divulgato da Andrea Ginnasi Direttore Editoriale della Prospettiva Editrice, direi proprio di no. Lì si parla di uno scarsissimo 1% di lettori in Italia sulla popolazione attuale. Praticamente sono pochissimi quelli che entrano in librerie virtuali o reali a comprar libri. Non riusciamo proprio in Italia a trasmettere l’amore per la lettura, mentre benissimo nasce in noi spontaneo quello per la scrittura, tanto da esser soprannominati altrove “il paese dei poeti e dei navigatori”, che poi se si va ben a guardare alla fine dei conti sappiamo far malamente entrambe le cose.

O forse non “malamente”, mi correggo, ma certamente non con il giusto rispetto che merita l’arte dello scrivere. Mettere nero su bianco i propri pensieri deve necessariamente essere concesso a tutti, perché come molti affermano a volte, “scrivere è anche terapia”, non per me che la vedo esattamente al contrario, per me scrivere è una passione un lavoro, il lavoro più bello del mondo. Per la terapia bisogna rivolgersi ad altri, competenti, credo sarebbe inutile parlare solo con se stessi e ripetersi, anche se per iscritto, i propri pensieri, una volta che li conosci che fai? Come te ne liberi? Buttando la pagina scritta?

No. Questo sogno comune di scrivere, per essere poi pubblicati, deve nascere da qualcos’altro… Abbiamo una lingua straordinaria come l’Italiano a disposizione, e forse saperla usare almeno un po’ benino, potrebbe far credere di diventare famosi tramite questa. Credo sia proprio questo in fondo. Non si scrive mai solo per se stessi. Ed il perché credo sia presto detto: non si vuole essere solo conosciuti per le proprie grazie, o per saper calciar bene un pallone, ma per saper scrivere. Ma allora se questo è il sogno, ed a quanto pare di moltissimi, basta contare il numero di iscritti su un qualsiasi sito letterario o laboratorio di scrittura creativa su internet, dicevo se questo è il sogno perché non lasciarlo palpitare ancora a lungo in una società a quanto pare così tanto prolifica verbalmente? E quale miglior augurio si potrebbe fare a questo folto gruppo di cui anch’ io faccio parte? Scrivete ed amate la scrittura, sempre!

Grazie infinite per la cortese intervista. Monia Di Biagio.

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