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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Sandro Ciapessoni
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 9:37 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
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Chi è Sandro Ciapessoni?

Dovrei rispondere a questa domanda con un'altra domanda: oltre che un Amico di lunghissima data, uno straordinario Poeta, un grande Letteraro e per finire colui che ha gentilmente redatto la Prefazione alla mia Silloge "Pensieri"?

Ma invece ve lo racconterò tutto, attingendo dalla sua Biografia ufficiale. Se poi vorrete conoscerlo meglio, questo che segue è il link al suo sito Ufficiale:
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Ecco chi è Sandro:


Giuseppe Sandro Ciapessoni nasce a Tremezzo, sul lago di Como, nel 1924. Stimabilissimo ed inestimabile Poeta, oggi vive a Padova. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: Poetica Lariana, Rime, I cantici di Levante e Ex imo corde. Negli ultimi premi letterari ha conseguito rilevanti risultati: 1998, "Dante Alighieri", superpremio selezione europea; 1999, "Campania", primo premio; "A. Manzoni" superpremio selezione letteraria; "Autori per il 2000", Roma.

Sulla sua produzione poetica hanno scritto:

"La raccolta poetica di Sandro Ciapessoni, assume il titolo: «Versi ». Titolo che non è stato messo a caso, ma vuole essere il frutto delle riflessioni dell'Autore, anzi di più, e cioè una revisione critica della sua poetica, la quale viene ad assumere un linguaggio proprio, apparentemente arcaico.

Si è detto: "apparentemente", giacché si tratta di un linguaggio aulico, in quanto preziosi sono per Ciapessoni, i sentimenti evocativi che lo legano visceralmente alle sue radici geografiche, a quei luoghi che allietarono la sua infanzia prima, e ne accompagnarono l'adolescenza.
Dunque, luoghi e personaggi ormai lontani, ma così vivi e presenti dentro di lui, da traboccare in sentimenti poetici. E tali sentimenti, vuoi per la formazione culturale del poeta, vuoi per il suo stile di vita raffinato, signorile ed elegante, non possono che esprimersi in un linguaggio ricercato, tipico di quella sua giovinezza ancora impregnata dall'eco leopardiana, foscoliana e carducciana.

Ma i suoi versi non si esauriscono semplicemente in una lingua desueta rispetto alla così detta "poesia moderna", giacché in lui, è moderno e nuovo il sentimento del passato, che si fa canto, ritmicamente equilibrato nell'espansione dei polimetri. E insomma la sua, una poesia robusta, anche là dove sembra che il cuore voglia urlare la sua tristezza e la sua pena per ciò che non ha perduto, poiché gli vive dentro e che tuttavia gli è lontano.

Cè nelle sue pagine, come una sorta di racconto autobiografico, descritto con la dignità ed il decoro di chi sa sorridere dietro la lacrima silente. Ma cè anche la musicalità dei versi, che è spontanea, connaturata col poeta, per cui piacevole e gradevole ne risulta la lettura, come ad esempio in: « L'incontro... al plenilunio » dove si scioglie un bellissimo endecasillabo: "nella festosa estate che or s'avanza", oppure: "dolce sarà per te mirar le stelle / le stesse che ti furono compagne / nei tempi lieti di tua corta vita".

Sembra la resurrezione del Leopardi, ma a differenza di questi, nei versi di Ciapessoni, non cè amarezza pessimistica, bensì una rassegnata dolcezza dolorante che si fa preghiera.

E così in « Calar di sole... »; il morire del giorno non è motivo di disperazione, ma di naturale adesione allo svolgersi dei tempi: "lultimo tocco di campana annunzia / l'Ave Maria... è giunta infin la sera / compiuto è il giorno./ Le luci della Terra / son variopinte e belle / ma tuttavia tentano invano / il simular le stelle ". E altrove, come in: « Autunno in Costa-Prada »: "Alta è la notte su nel ciel d'autunno / la notte al gran contorno delle stelle / sfiorano i faggi... i lembi della luna!". Il momento è solenne, e più solenne ce lo rende il linguaggio del poeta.
Ecco perché si è parlato di linguaggio aulico! Come in « Chiare fanciulle... »; "il solitario canto del ruscello / si perde nel frascato a fondo valle /... ." E così seguitando, poiché questo è il sui indiscusso stile.

Carducci scriveva: "Guai a quella poesia che sia soltanto musica, ma guai a quella poesia che non sia anche musica. E la poesia di Ciapessoni nel senso classico, è anche musica."


Prof. Nicola Palazzo Padova, 20-06-1997

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Ott 27, 2005 4:14 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 9:37 pm    Oggetto: Adv






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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 9:57 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
Descrizione:
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Ed ecco alcune delle sue straordinarie Poesie. Buona Lettura!

“LE LUMINARIE”

Nella mia mente han posto lor dimora,
i tenui ricordi
della lontana aurora
e similmente e timidi chiarori,
ritornan le visioni
flebili e giocose
di luminarie vaghe...
romantiche lucerne
lungo le rive delle mie contrade.

Nel borgo di Spuràno
ricorre a fine giugno,
-è il San Giovan Battista-,
la «Sagra Comacina».

Per tal bisogna, nel venerando giorno,
i vuoti gusci di chiocciole campestri,
fatti son, fragili coppe
diafane ed oleose,
fiammelle timorose,
lucignoli tremanti
che in gran dovizia adornano
mura, balconi e case, le darsene,
le barche locate nelle rade.

Or l’isola frondosa
che stante lor ripara,
calme e tranquille tiene
le acque nella baia.

I singolar "comballi"
son pavesati a festa,
e nel lacustro luogo
trasportano gli arredi,
stendardi, insegne e croci
con sacre vesti e il clero.

Da Sant’Eufemia partivano i comballi,
da Campo infino a Sala
partivan gli altri legni
ben carchi di fedeli.

A riti poi compiuti,
quando il tramonto acceso
cede alla notte il velo,
l’immensa luminaria
sovra le rive, adagia il suggestivo
suo... tremor di fiamma.
Luci anelanti
che ondeggiano sui flutti,
piccole fiamme che sull’onda han vita
al par di eteree faci.

Eburnea Maddalena!
Nella gioiosa notte,
in virginal cornice
ti bacian mille luci.

Dentro le scorze oleose
minuscole fiammelle
ornan la santa tua Dimora
e il lor brillare d’ingenuo colore,
rispecchia nella baia.

Vive l’atollo
come fiabesco sogno
l’icàstico notturno degli amori,
e centomila stelle
punteggiano la rada.

All’improvviso
e in gioco d’arabeschi e bei colori,
i "fuochi di Bengala"
argentano le chiome
dei secolari ulivi,
e fra la terra e il cielo
corolle s’aprano e di fiori,
stelle filanti... vaganti su nel cielo
che dolcemente al suolo
al pareggiar di petali,
si sperderanno... eteree.

*******************

"PESCALLO"

Pescallo non è sola,
è costa del bel lago,
la baia più romantica
di tutto il gran contado.
La notte di Pescallo
rispecchia nel suo lago.

La luna è tutta piena,
la notte... non esiste!

Lungo l’immenso arco
della celeste volta,
la candida galassia
sinuosa e ancor superba,
dispiega il niveo manto.

Selène ammaliatrice
conturba di misteri
e pallidi colori
le frastagliate cime
delle pietrose Grigne.

La notte è sul finire...

Le fioche luci sparse fra le case
ricordano le stelle ormai lontane.
Ma in lento e silenzioso moto,
il primo colorir sull’orizzonte scuro
dietro le Grigne appare.

E’ il magico momento del mattino.

Deserta è la borgata.
Nel mistico silenzio dell’aurora,
le onde leggere
cullano le barche nella rada
e gli alberi al ciel protèsi,
attendono che il vento
rigonfi lor le vele.

Dentro le viuzze antiche
e in lor penombra,
fusi sono i ricordi
di sospirati amori…

E tanti ancor saranno
gl’innamorati amanti
che nel contar le stelle...
si poseranno... stanchi.

*******************

"Profumo d’amato Caprifoglio!…

Nei sogni miei sempre tu m’appari
e sempre tu m’insegni che Amore è Spirito
divino, e mi rammenti il bel nitore, la candida
purezza del nostro primo amore!"

Sandro Ciapessoni.

**************

“NÉFELE”

Andromeda splendeva
ed era al fianco di Cassiopea madre.

Morfeo non apparendo in sogno
dolce e femminil sembianza
accanto mi poneva.

Pàfia ciprigna forse, o...
Idra di Lerna ancor nel cuore avvinta?, o...
Néfele di Zeus ingannatrice nube, oppure...
Ifimedìa marina dell’onda amante
e generosa madre?

Ma come turbine di vento
mi s’involò quel sogno
ché bianca nube Néfele m’impose,
e mi velò quegli occhi
col manto dell’Aurora.

*******************

"L’ALLODOLA FERITA"

“Alma benigna!”...
negli occhi miei hai posto tua dimora
ed umile ti vedo e timorosa,
come l’allodola ferita
che inerme giace
sotto il perduto nido...

Così ti vedo nel mio fantasticare
dentro la mente mia confusa,
sì che la mano adulta
ma ancora ben sicura,
nel palmo ti raccoglie, e offrirti tende
quel tiepido calor d’una carezza
che tanto al rifiorir di vita
t’abbisogna.

Volano così pensieri surreali
verso le vie promesse...
le vie delle attese;
volo fra gli orti e fra i roseti in fiore
per innalzare al cielo e alle stelle
i profumati tripudii d’amore

E tu castanea diva
“Alma benigna”
non più impaurita lodola ferita;
col sol calante ti poserò con cura
nel tuo sicuro ed accogliente nido
ove l’amor si scioglie e si consuma
col cantico dei baci...
al tremulo raggiare
della crescente di luna.

*******************

"Dedicata a te, "penna gentile" che sempre voli sui clivi di Valgrande e mi riporti il fresco tuo sorriso..." Sandro.

ED ERA PARADISO…

Innocente… la graziosa Cinciallegra.

Improvvidi!
Così ci colse all'improvviso
il rosso tramontar di sera,
mentre io la posavo, lieta e festosa
nel sostenuto ramo del talamo dimora,

Era il tenero suo nido
pregno del sapor dei Gigli
di sue montane gole.

L'atteso suo “gabbiano”
s'era posato intanto
nel morbido giaciglio,
e la “vezzosa penna”
sotto le luci
delle tremanti stelle,
la sua gioiosa melodia
cantava alla notturna stella.

"Ecco il diadema
della Boreal Corona!...
posamelo sul nido fino a domani,
fino a domani, e… ancora!”.

"Conducimi per mano
o amato mio Poeta
nel vortice di Orféo
vieni... non indugiare!
lascia ch'io mi sazi
col nettare suo d'amore!".

Sbocciavano così
sulla rosata e profumata “grazia”
i delicati miei e vellutati baci:
poscia,
nel gran silenzio della notturna quiete
udivasi soltanto il mormorar di stelle,
mentre sul viso mio
una carezza amata
lieve e gentile,
l’amore conciliava
col “dolce suo bel dire”.

“Dulce loquentem!…”
ancora rammentavo...
negli occhi suoi era il taciuto Amore;
inerte il labbro suo or m’accennava:..
“Agnosco veteris vestigia flammae”.

*******************

Da: “Poetica lariana”
(dedicata a mia Moglie Gisella)

... Ella Te pregava, e su di me
Soccorso Ti chiedeva, a Mano Tua divina...

DENTRO AL MULINO

Su queste amate pietre
calde del sol d’agosto,
fra il mormorio dell’acque
scorrenti giù a valle,
- stanco -, mi riposai quel dì,
il fresco allor cercando.

"Dentro al mulino"
uso è normal tutt’ora,
nomare il riposante loco
ricco di gran castagni,
platani ed ulivi,
e di fastosi gloriosi allori.

In questa valle nel verde incorniciata,
scorre leggiadro e svelto
il torrentel Perlana,
d’agosto pigro e di gonfiore e d’ira;
ma nella sua stagion...
torrente oscuro e turbinoso
giù, nella valle chiuso.

Mi desta ancor timore
pensar natura similemente irosa.

Assiso ero su un masso
lambito ognor dai flutti
e rimiravo intorno
i magici colori
cui costeggiando il rivo,
la vista mia godeva.

L’Adiantum capillus veneris
dai tufi sporge e flette
le chiome verdi nel limpido ruscello.
Le felci, i ciclamini alpestri
in ombra... timorosi sono.

Dall’erbe spicca l’acceso rosso
degli alti garofani dei prati;
sui muri dirupati,
cespugli profumati stan
del silvestro timo.

Rare le case sono e sparse,
e silenziose s’ergon
sulle precarie ripe.
Accanto ad una d’esse
e all’ombra di un castagno,
sorge la prima "Via... "
che al viaggiator ricorda:

"Ego sum Gabrihel...
ne timeas Maria".

(Ossuccio - Estate 1970)

*******************

Da: “I cantici di levante”.

“CHIARE FANCIULLE” (Castàlia)

Chiare fanciulle dalle dorate chiome
vestite sol coi raggi della luna,
nelle sorgenti alpine vanno a cercar ristoro.

Son le sembianze loro, indefinite e vaghe;
- tal è l’aspetto occulto -,
eppur desiate assai, son da cantori e aèdi.
Le spensierate amabili fanciulle
sono le "ninfe", alle muse, sacre.
Spiriti eletti sono, all’arti del poetar
e della cetra, e all’arti dei colori
e degli allori.

Questo è il bel sito ove Castàlia intreccia
i sacri lauri pe’ i serti dei Poeti;
quivi l’aurata ninfa, fuggì i desìri
del musagète Apollo.

O naiade Castàlia fanciulla delle fonti!
Per ricusar l’iddio, la fonte del Parnaso
assunse al tuo destino.

Alla tua fonte ora, per volontà divina
attingono il sapere Arcadi ed Aèdi.
Alla tua fonte, l’iddio citaredo
con dolce melodia... ma con rimpianto,
empie di Delfi il cielo.

Castàlia fuggitiva al dio dell’Arti belle,
oggi dimora ovunque presso le fonti
baciate dalle stelle.

Là, dove l’acqua dei rivoli montani
in singolar ruscello si conduce
fra il verde degli allori e dei castagni.

Il solitario canto del ruscello
si perde nel frascato a fondo valle,
e nella notte, terse le vie del cielo,
l’illanguidito raggio di Selène
avvolge con dolcezza,
Castàlia e le sue chiome.

La giovinetta sacra
lambita è dalla fonte;
con amorosa grazia ed armonia,
le ciocche bionde... posan leggere
sul delicato seno.

Adorno è il capo di glorioso alloro.
È il serto consacrato
dalla vestal d’Apollo!
Castàlia l’ha costrutto...
la ninfa, a noi lo dona.

Il profumato anelito nell’aere,
ricorda - ascoso -, l’alpestro ciclamino.
L’aulente aroma del selvaggio timo...
Frondoso è il "capelvenere"; dai tufi sporge...
e le accarezza... il viso.

Castàlia, Castàlia fuggitiva!…

*******************

"Lirica scritta nel gennaio 2001. E ’per me… viva e cara, come l’avessi scritta or ora." Sandro.

.... ed era raggio di sole
che ornava il suo sorriso!

ARTEMISIA
Dedicata ad Anna.

Asfodelo de’ prati!
Ninfa Nenùfara della tua casta fonte!
Non ti scordar di me, Miosotide di Trarium...
Acetosella dolce... fragilità perduta!

Ancora un’alba sorge e già il tramonto
nelle infocate lande dell’occaso
seco mi porta e mi conduce a Morte!
ora... che il freddo fuoco m’ha il focolare spento.

Ecco Artemisia!...ma il tristo nome è Falce
e mi persegue con la sua lama incisa...
mentre un caro suon di voce a me gradito
mi cerca... l’ascolto... e sempre mi consola!

Anna! vita tu mi rinnovi ancora,
nulla pensando a quanto noi amammo,
nulla pensando a quel futuro spento...
al nostro sogno che svanì piangendo!

E agli occhi miei si svela
l’antica fanciullezza nostra
libera come il vento...
senza confini in cielo!...

*******************

Da: "I cantici di levante"

ALBA SIRENA

Nell’ore cui la notte si scolora,
nell’ore ancora avvolte di misteri,
quando a levante
nel segno del Leone a mezza estate,
l’ultima stella cede il suo cammino
al coronato sole del mattino...
una Sirena ignuda
dal pelago sortita,
profila l’orizzonte dell’aurora,
con l’ombra sua leggiadra ed armoniosa.

Alba Sirena
Poetessa dell’aurora!
Dall’onde di Nerèo
come d’incanto sorta...
sorta dal regno del pelasgo iddio,
ascolta...
ascolta la gran pace del mattino!

Su questa rena pregna di carezze
del saporito mare, eterna tua dimora,
disvelami o fanciulla
con tue parole vive,
gli arcani, cui nascosti stan misteri
delle serene quiete degli albori.

Disvelami o Sirena
quel dolce sentimento della gioia
ch’io sento in me, nel riguardar
quel sorgere del sole,
là, su quel lontano ed infocato bordo
del tuo mare!

Consolami o figlia di Nerèo!
Consolami col tuo parlar
con l’onde sulla rena; dimmi
se il mare di levante e l’orizzonte
in quest’istante uniti,
sacre realtà son esse... o mere fantasie
dell’infocato mio pensare...
o del vedere!

Ninfa del mare!
Poetessa dei misteri
che incendiano i colori dell’aurora,
dimmi col tuo parlar... poetando,
se questo acceso mare di levante,
se quel lontano sole che nel salire
ci squarcia l’orizzonte,
abisserà il pensiero della Morte?...

Consolami...
consolami Poetessa di levante!

*******************

"Inserisco questa mia Opera - fresca fresca, ome ultimo lavoro della settimana. Il nome "Fioradaliso" è giusto, perché così l'ho preferito! E' un singolo, unico Nome che ritengo e considero a me infinitamente caro."

NEL LIEVE MIO ALITAR… (Fioradaliso)

Fra le mie braccia... eccoti i bei fioridaliso. Mi seguono con te nell'immensità del cielo; ed ora sciogli il tuo sorriso... rispondi al mio tremore; vieni... andiamo a cogliere il frutto di questo nostro amore.
Fioradaliso.

Fioradaliso, donati al vento,
donati al vento di Natura…
Oh romantica!
romantica Luce di Luna…

Abbandonati così
fra le mie braccia
e voleremo fra incontaminati cieli
ove purezza e gioia,
soltanto noi e noi soltanto,
conosceremo!

Chiudi le ciglia amate…
fra le mie braccia sognami!
Disciogli il tuo torpore,
ascolta nel silenzio
la musica del cuore.

Fioradaliso!
Nel lieve mio alitar
sul labbro tuo l'angelico respiro,
ritroverai te stessa
e... come bocciolo
di rifiorito fiore;
in te risorgerà la gioia della vita.

Dolce, ti rimarrà nel tuo gioire
il delizioso rammentar di un bacio...
Quel profumato bacio...
avvolto nel mistico candore
di cieli incontaminati e puri…
rammentalo Fioradaliso!…
Fioradaliso amata,
è il nettare…
è il nettare mio d'Amore!

Così, come la rosa
s'apre al tiepido sole
e porge i petali suoi
al tiepido calore,
io bacerò i tuoi petali rosati
col "Mattutino Cantico del Sole”.

Fra le mie braccia…
fra le mie braccia e amando
disciogli il tuo torpore,
ascolta nel celestial silenzio
la melodiosa tiorba
che sempre danza “Amore”.

*******************

"Fra poco io rivedrò tue Spoglie e i volti nostri avranno identico colore e nessun Sole cancellerà l'acerbo mio dolore. Dedicata a mia Moglie ”Gisella”. "

ASTRO CALANTE

In quest’ovale antico
dentro al granito nero
tu mi sorridi ancora
e mi rammenti Amore.

Profumo di speranza
m’infonde la tua luce
ma il labbro inerte tuo
risveglia il mio dolore.

Tu mi donavi il Giorno
e il tiepido calor della tua mano;
onesto era il tuo cuore
palpito di Vita e Luce
voce che sempre all’animo giungeva.

Giorno non passa ch’ io ti parli ancora,
inutilmente attenderei quell’Ora
se al dolce Viso non offrirei preghiera;
esempio m’eri di dolcezza pura,
lenta or mi giunge quella carezza amata
linfa vitale all’ultimo cammino:
astro calante al vespero del Sole.

*******************

Da: “Rime” che dedico ai miei amatissimi Trapassati. Sandro.

L’IMMENSA CHIOMA (La cometa)

Nei siderali mondi del Creato,
nell’infinito “immenso” dell’eterno,
una raggiante forma di luminosa
muove leggera la dorata chioma
che dolcemente sfiora,
il bel “Crocione”, a sera.

Nel firmamento terso della notte,
l’inconsueta face mi accalora
e sotto la gran volta delle stelle,
sensibile emozione in cuor s’avvera.
Ma con amara e dolorosa pena,
ritrovo sempre il “nulla”, in questa sfera!….

L’eterno della Terra
è immensità difforme ed infinita
e nell’immenso vuoto, orbita la chioma
dell’ancestral semenza della vita.

Cometa solitaria
ed anche misteriosa!...
dimmi:

”le fronde tue dorate
”racchiudono le vite
”dell’Anime serene dei Beati?

Spiriti mondi dalle terrene angosce...
quei Volti amati e cari...
le antiche discendenze dei miei Avi,
lo Spirito fedele della Compagna antica
che in celestial convito, contemplando
percorrono placate
le eterne vie del cielo.

L’aurocrinita e gelida Natura
avvolge da millenni questa rena..
Nei millenari tempi che saranno…
peregrinando l’orbita sorella
e al nuovo suo transire in queste vie,
chi mai vedrà quella fulgente Stella?

Saranno ancora erette
le cime del Galbiga e della Grona?
Saranno ancor ripieni di passione
quegli occhi cari... che di notte
a mo’ di stelle
fiancheggiano il Crocione,
formando i bei pensieri alla mia Diva?

E l’invisibil velo
del soffio di mia vita...
quell’Alito del Padre!...-,
ritroverà placato
dentro l’immensa chioma
nel suo cammino eterno,
lo Spirito fedele
della perduta Aurora?

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Mar Mag 29, 2007 5:41 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:06 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
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"CALA LA NOTTE AL VESPERO…"

Espéra che al calar di luce
infiammi i flutti del tuo mare,
odi il cantar del vento
sulle rigonfie vele
e accogli il suo gioire!

E' il vento di mistrale
che freddo repentino
rigonfia l’onde al pelago
e scalda le tue vene.

Carpisci il suo segreto!
pe’ ‘l navigar di randa,
e ascolta la gran voce
di Poseidone iddio;
egli non ti è nemico
come lo fu di Ulisse.

Furia è il mugghiar dell’onde…
cala la notte al vespero, e…
furia… soggioga il vento.

Una polena mira
nel pelago riflessa
la figlia d’Iperione e Tea.

Il lumeggiar di luna,
raggio dorato
le folte chiome illumina
d’Espéra Poetessa.

“Cala la notte al vespero
e… furia ha soggiogato il vento!”.

*******************

"Leggendo le opere del volume: “Come Te andrò via, a Te pensando...”
della Poetessa Maria Teresa Cortese." Sandro.

“ONESTO CUORE...”

Dedicata alla Poetessa Maria Teresa Cortese.

No!
Son io che Ti ringrazio
Amica mia cortese...
ci confortammo a lungo
mentre Selene il cielo rischiarava....

Non era ancora folle di splendore
la bianca figlia d’Iperione e Tea
quando a gennaio in cielo si mostrava
e con le stelle accese, su salso mare
nell’onda si cullava e noi... capimmo
e confidammo in te, o Luna.

Nel sideral silenzio di tua pace
udimmo il lieve tuo respiro,
unico ponte che accostava sponde,
miraggio atteso, ora da noi raggiunto
pacata notte, cui Luna al mondo effonde.

Materno e onesto cuore mi parlava
Amica a confidarmi ogni sua pena,
Rivo o sorgente era, e mi parlava pura,
Isola tra burrasca dei marosi...
Anima spoglia degli affetti cari.

Tutto ascoltavo e il cuore mi piangeva
Ed erano emozioni mai provate
Rivoli d’acqua amara che scorreva
E in ampio mare versava il suo fluire
Sollievo al pensar triste d’una sera...
Amica mia cortese, or non più sola.

Presto rispunteranno viole a primavera,
Tue primule di Luce tanto amate...
indosserai ancora le vesti colorate
e nell’oblio porrai l’autunno della luce.

Non Ti sarà più spento il giorno,
non Ti sarà più chiusa l’ora,
Ti parleranno stelle... e Luna amica
vere Ti doneranno, le gioie della vita.

Amica mia diletta e ognor cortese,
questa mia voce giunga al Tuo respiro
e ancora Ti ringrazio in questa rima;
scopristi in “meglio” Tu... l’anima mia
e mi donasti ineguagliabil fiore:
sublime, delicata...
Tua dolce Poesia.

*******************

Da: “Poetica lariana”.

OCCHI SOLTANTO FATTI...

Quando tu più... non sarai,
l’Anima mia già ti attenderà
fra gli ancestrali arcani
dove soltanto Pace
ricoprirà la Volta
del gran Silenzio eterno.

Ti aspetterà il mio Spirito
sereno ed appagato
ove alba non sorge
e mai tramonto avviene;
ove tranquillo scorre
in Verità divina
il fiume della Vita.

In te non brillerà mai più
luce terrena,
ma Lampada Celeste farà di te
candida Essenza che al fianco mio,
si condurrà beata.

Occhi soltanto fatti
per tingersi di cielo!
Occhi soltanto aperti
per consolar dolori!
Labbra le cui parole
discesero scolpite nel mio cuore...

Tu fosti "amica vera" sulla Terra;
ad Astro e Guida il Ciel oggi ti eleva.

Sotto la Santa Porta
nella Città divina
io ti accoglierò porgendoti la Palma
che sol nel Ciel si dona.

Nella novella Patria
uniti ci terranno
i nostri bei pensieri.
Della infelice Terra,
di sue miserie e pene...
dimmi... : “chi mai potrà gioire lassù?”...
Noi qui trovato abbiamo
le Sacre Vie del Cielo.

Quando noi... più non saremo,
Spiriti eletti, brilleremo
sui nostri amati monti;
Luce sarò sul bel "Crocione" a sera,
e Luce tu sarai sulla distesa "Grona".
All’universo intero sveleremo
il dolce nostro amore
che un giorno... fu terreno.

Occhi soltanto fatti
per tingersi di cielo!...

*******************

Da: ”Ex imo corde”.

DOLCE E’ IL TUO LABBRO…

Dedicata a Fioradaliso.

… e sull’Empireo Cielo un serto di Mughetti e Mirto
attende il coronar tue chiome.

Non è possibile!…
Non è possibile distruggere l’Amore.

Alma mia Lady
Sublimami con tue carezze
ed io ti canterò le Voci del mio cuore.

T’innalzerò sul talamo dei sogni
Ti canterò tua angelica dolcezza,
la luce che diffonde il tuo sorriso;
e, non temere se il ciglio ti accarezza!

Dolce è il tuo labbro alla lusinga e al bacio
e più non trema
come ala di farfalla
vibrava un giorno sull’agitato stelo…

O Musa Iddia!
Ascendi meco all’inviolato Olimpo,
l’Olimpo delle gioie e degli Amori.
Col tuo candor benigno
sommergimi nel delicato tuo profumo
e placami col dolce tuo sorriso

In armonia coi cantici del cuore
socchiudi gli occhi tuoi…
apri tue braccia…
Sì! Cadranno i bianchi veli;
mi cingerai allora coi balsami d’Amore,

Sciogli tue chiome al vento di borea
or che sui rossi petali
del fior di melograno
si posa il sacro canto
del Salmo mio d’Amore.

E quando Espéra annuncerà il tramonto,
ed Acquapazza al vespero di fuoco
pronuberà di baci
il roseo tuo dolce viso,
superbe, germineranno sui bianchi colli
primarie fonti di sostanza e vita
e i teneri rinchiusi Fior dei baci
l’aere profumeranno come ciprigno altare!…

E… fragole di bosco, io bacerò… baciando.

Nell’estasi divina
Alma mia Lady ultima Iddia
sublimerem “Gioire…”;
gioir gioire!…
e perdersi… per ritrovarsi ancora
nell’estasi d’Amore!

Un serto di Mughetti
spiegato al verde consacrato mirto
si poserà così sul capo
a coronar tue chiome.

Non è possibile!…
Non è possibile distruggere l’Amore!

*******************

I CIELI... NOSTRI AMANTI

Un giorno solo per colei che innova
di tenerezza, la dolce mia passione.
Un giorno solo, dico, al riguardar
quel viso caro che al candor si dona;
tal giorno, sia l’eterno del domani.

Nisa! Dagli occhi tuoi, sorge velata
e in ombra, pallida luce di malinconia,
ma il suo apparir fugace, si dilegua
al nostro conversar con nobili parole.

Voglio donarti questo gran sollievo,
riponilo "dottrina" nel tuo cuore:
"Grande è il parlar degli argomenti eletti
immenso è il tralasciar... le misere cagioni".
Saggio decreto e ne farai precetto.

Noi parlerem dei fiori e delle stelle
dei cieli azzurri... eletti nostri amanti
e dei tramonti rossi sovra ai monti.

Noi parlerem dei platani di "Melzi"
di acanfore chiomate al bordo lago,
della glicìnia pallida, cui Bice
mai vide in sua dimora nel suo lago.

Poeti, musicisti in sommo grado
creatori di pensieri e d’armonie
che amarono Bellagio e le sue rive.
La rustica Spuràno,
la bianca Maddalena...
la verde "Comacina" dei Comuni,
Ossuccio con Molgisio e le sue fonti,
il Sant’Andrea teschiato, la mia Campo!...
e Lenno, il battistero del Giovanni
maestri a noi saranno, mai d’affanni!

In queste gioie noi cerchiam dolcezza
e conservata sia nei nostri cuori,
sì che nei giorni amari ci ridoni
coi suoi ricordi, la felice brezza.

E se le nubi insidieranno i cuori,
rammenterem... le nobili parole,
i cieli azzurri... eletti nostri amanti
e i bei tramonti rossi sovra ai monti.

Scolpiti ho nella mente i tuoi ricordi,
la parte più recondita del cuore,
la stanza più segreta dell’umano
è diventata scrigno dei tesori;
e nello scrigno son... nostre parole.

*******************

"Ho lavorato per far tribolare la Poetessa Monia! Poetessa, porti pazienza. Grazie." Sandro.

ELEVAZIONE…

Fiorente raggio, dammi liberi sogni!

Io chino il capo e m’inginocchio intanto
e resto in fatta posa a meditare
pensando a quella causa che “mundo”
concetta nel tuo cuor lasciasti amare.

Confesso che fu spirto unicamente
a muover sì cotanta mia passione,
non bramosia di languidi commenti,
non desideri insani od altri eventi.

Confesso che la cetra che io qui uso
già fu strumento che suonò nel Tempio
quando l’incenso ben salì sul Legno
per far l’Altare degno in giusto tempo.

Ed ora io confesso che son triste,
l’anima mia conturbata geme
e chiede la pietà di un raggio pio
cui “spera” faccia eco nel cuore mio.

Essa parola di soave suono
vivifica nell’anima una fiamma
che il suo calor rinnova fortemente
questa Elevazione che io sento dramma.

Tibi dabo amorem!…

Tessi una tela trapuntata d’oro,
isola verde al dolce fabbisogno;
benignamente assunsi il Tuo respiro,
iacìnteo bacio suggellante un sogno.

Diafano desiderio, speranza o amore!
anima mia!… A ciò fosti provata?
ballando nei notturni alle Chimere…
o soggiogando avversità e contese?

A somiglianza di notturna dea,
mistica Luce… risplendi come un fiore:
ora ti chiedo: concedimi tre rime!…
“Respira i baci miei dentro il tuo cuore…”
“empi il mio sguardo col chiaro tuo sorriso…”
“mesci le tue carezze coi Cantici d’amore”.

Fiorente raggio, dammi liberi sogni!…

*******************

"Anche questa mia Opera è fresca fresca... deve ancora asciugare!" Sandro.

AMABILE PENSIERO…

Sui clivi del ruscello
che vita dona
al quieto Aviola lago,
l’alpestro ciclamino
risorge coi raggi luminosi
di generosa notturna piena luna.

Una fanciulla s’accosta timorosa
al profumato germoglio amarantato,
si china, e ben l’osserva…

Suo desiderio vuole,
- come sorriso vivo -,
sentir quella carezza saporosa
sul delicato roseo
gentile suo bel viso.

S’inebria la fanciulla
del colorito amore;
s’inebria nell’ascoltar leggero
il mistico frusciar leggiadro
dell’acqua chiara che fugge
fra i massi del bel rivo…
e nella mente sua
nasce quest’ amabile pensiero…

“Ecco, o mio cantore!… io dono a te
questa primizia profumata…
tenero ed umile mio segno,
simile a... voce,
voce sincera che nasce dal mio cuore”.

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:15 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
Descrizione:
Rispondi citando

Da: “Rime”

RUSTICHE CASE...

Rustiche case... rustico ristoro.
Un’osteria sul bordo della via
e un pino accanto all’orto, sul pianoro.

Lungo il bel prato fin sotto a grigia rupe,
arbusti di campanule violacee
screziate con colori bianco e rosa,
ornavano selvatiche in natura
sconnesse pietre antiche a mo’ di mura.

Protetto e custodito
come familiarmente avvezzo,
nell’ora cui meriggio
vuol tacita a diletto,
sotto il bel pino ombroso
gustavo il buon sorbetto.

Nella stagione cui sole si scatena,
sul limitar del prato e l’osteria,
un pergolato verde d’uva spina
il fresco refrigerio mi porgeva,
mentre, su libro chino, cannuccia in mano
i primi rudimenti del sapere
aprivano mia mente al mio dovere.

Sul tavolato in pietra
e all’ombra degli intrecci d’uva amara,
io qui compresi a ricordar qual pietra,
aste diritte ed aste... col rampino,
il tondo della “o” e i segni col puntino,
poi... sulla pietra dura,
poggiando mani al viso,
io reclinavo il capo...
sognando il mio destino.

Prati, colline e monti!...
Dolci profili familiari e forti
che abbracciano solari l’orizzonte.
Folte robinie e schiere di sambuco
dove la chiara roggia
scorre presso il “ponte”...
io vi conobbi allora,
quando in estate il sole si scatena,
quando cicale e grilli
allietano giornate in fino a sera.

Io vi conobbi all’alba
col sorgere del sole,
con l’animo sereno
di candido bambino,
guardando un cielo puro
disgombro dalle nubi
e il volteggiar di rondini festanti
e di colombe, in cerca di ristoro.

Guardando amene valli
al tramontar del sole...
i poggi dell’Usèria,
la bianca casa col segno di Maria,
la cima del Crocino e a fondo valle
la selva scorticata a pie’ del monte.

Le fredde “piode” erose e levigate
giù nella rongia poste...
consunte da ginocchia
cui l’acqua lor lambiva,
rubando anche il sudore
che il caldo lor forniva.

Conobbi allora i segni
del ricordar soave e genuino
che infino ad oggi dominano
la via del mio cammino.

Dei personaggi tipici del luogo
ricordo... il contadino anziano e rosso
vestito di fustagno liso e smunto:
i baffi rossi attorcigliati e a punta,
il calice di vino poggiato sovra un soglio
mentre bocciando con fragor sul ciglio,
centrava quasi sempre il suo bersaglio.

Mi sveglio da quel sogno...
e nello specchio azzurro ed infinito
rivedo i tempi antichi... ma ancor vicini,
sì, che emozioni amare e sconsolate
invadono con forza le mie vene.

La cima del Crocino è sempre verde!...
I poggi dell’Usèria, immobili e solenni
mi additano lontano lor tramontare eterno.

Nei prati che da Ponte vanno a Brenno
lungo il sentiero dove il sambuco odora,
ancora scorre giovine roggia
antica un tempo... che sempre m’innamora.

Ma sulla fronte mia e sul mio viso,
ahimè, profondi stanno i segni
della trascorsa vita... e del destino.

P.S. Quella amatissima località esiste ancora, ma... non è più la "casa materna!" Sandro.

*******************

GLORIA…

Donami amore, nobile isola estrema,
luminosa luce angelica!

Lo “Spirto caro” che in me stesso vive
per fare l’argomento a mia favella,
pensier mi porta ancor nell’alto loco
dove l’azione è seme a mia novella.

Così, come mondasti a Lui Profeta
le labbra che eran lungi dalla fede
usando quell’ardente legno acceso,
così ti prego! Fammi pur me degno.

Lode nel Cielo dove Tu sei assisa,
“Gloria” ti canta un coro di Beati,
Ti annunciano Regina di virtudi,
per Te son giunti gli angeli tutti quanti.

Per Te la Pace sulla terra scende,
di “buona volontà” Tu infondi il seme:
“Laudate questo Nome che è divino”,
così Ti canta il bianco coro, insieme.

Or tu che m’hai ripieno di tal dono,
Ti rendo le mie grazie che son tante
poiché Tu sei Regina in “Gloria Coeli,
poiché tue grazie, noi ci fa ripieni.

E ancora dico a Te che sei la Fiamma
che sei la Luce che la gloria spandi,
a Te che siedi in vetta all’alto Monte,
io clamo forte: ”Dona nobis Pacem”

E’ candida, divina la Tua insegna,
convenne che per me Tu fosti tale
per farmi dir tutte parole pure
ed innalzarTi al cielo come Nume.

Io t’ho glorificata nel mio cuore
“Gloria” proclamo innanzi a tutto il mondo,
Osanna e Gloria, suonano le tube…
glorificarti in cielo, e non altrove.

Eterno è l’eco che sortì d’ottone
e colmo è l’orizzonte che si è terso,
e trema l’Universo che lo tiene.

*******************

NOTTURNI...

(1990)

Timida falce, solca il nostro cielo.
Brillan le luci, nell’affrescato ammanto.
Faranno il dì le stelle
insieme ai tuoi pensieri.

Nell’intimo create
e in fondo ai nostri cuori,
volan nell’aere in forma di comete
ed ombre di desiri,
romantiche armonie.

Su, fra le stelle,
figlie dei nostri sogni,
il modulato canto del tuo cuore,
poetico diffonde e melodioso
l’estatica catarsi del suo dire.

Nell’oasi terrena dei ricordi
fioriscono così, serene e grate,
corrusche di purezza e di candore,
memorie consolanti nel dolore,
oniriche visioni, carezze di passioni,
tramonti turbinosi ed infocati
di rinnovati e mai sopiti amori.

Notturni!...
che al chiaror di poca luna
il varco aprite all’intimo dei cuori!
Per contemplar gioiosi e uniti
le fiamme su nel cielo del bell’agio...
su quelle piane rive al centro lago
non porgerò la mano alla mia diva
la notte del domani.

Ma in quella notte
io cercherò nel cielo
lo scrigno dei tesori,
ivi porrò quel palpito...
ristoro ai nostri cuori,
mentre sul “lungo viale”
tra le chiomate acanfore
e in luce alla mia diva,
il mio pensier si posa.

Or che la luna è falce
e timida qual velo,
nella silente pace
del pallido lunare,
io sognerò nel cielo ancor gemmato,
un Volto... un Volto chiaro
di Fanciulla amata
cinta di caprifoglio roseo,
giù, nella verde conca innata.

Ed altra ancor, cortese e antica
sovra quell’onde io sogno!
Nata da nobile natura,
già avvolta nell’alone
di mistica sventura;
consunta dal patire
- anima mesta e frale -,
talor s’aggira inquieta
tra i platani di “Melzi” sul bel viale,
e d’amarezza pregna... indugia
a rimirar quel glicine frondoso
che specchia sulla riva
le smorze sue speranze,
le attese di fanciulla
cui l’Angelo... seco volle in sua dimora.

Sommesse nubi
vogliono sopire il raggio della luna,
ma deste son già l’ore
che scuotono il mattino dell’aurora.

Pudiche faci
vogliono le acanfore chiomate,
mira or laggiù nel fondo...
pudiche faci stanno
sul ciglio d’Arconàti.

*******************

OLEA FRAGRANS

Mi risvegliai stamani...
e mi trovai poggiato
sull’omero sinistro sopra il cuore,
viso estasiato di vergine fanciulla.

Sue ciocche bionde
scendevano a ricoprir mie spalle...
ed era bella, bella assai più del giglio
e profumato era in suo sentire.
“Olea fragrans” giaceva sul mio petto
e tutto... tutto m’inebriava.

Immersa ancora in quel sereno velo,
io mi restavo immobile
e mi beavo a rimirar suo viso
le morbide fattezze... sentivo il suo respiro!

Nulla malizia a concedere voleva
ma... piccolo seno ove pulsava amore
ignara ai miei pensieri, ella mostrava;
ed era... sì, come invitarmi al bacio...
ed io... io mi tentavo!

Non volli, no! sciupar sì dolce Poesia:
e… temevo il suo risveglio;
immobile, io la guardavo.

Ella dormiva placida sua notte,
sonno tranquillo, ingenuità d’amore,
goccia di paradiso che il Cielo mi donava.

Ed era bella, bella come allora...
poiché... sì, io la riconobbi!...
l’esile ragazzina degli anni verdi miei!

Nulla era cambiato in lei,
semplicità, dolcezza ed innocenza...
ed era sempre quel candido bel fiore!

Al suo risveglio noi ci guardammo...
e fu... nell’intimo dei cuori,
null’altro... null’altro osando!...

Ma scorsi in lei, nel suo profondo sguardo
l’antica sua amarezza mai estinta
che il dolce suo mostrarsi esternamente...
sapientemente... ancora mi celava!

Io... leggermente, le accomodai sul petto
sue bionde chiome e le copersi il seno,
ma non di baci...

Era per me la ragazzina antica
che ancora mi si mostrava!

Ed io m’accorsi poi, che ancora...
che ancora ella mi amava!

_________________
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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:29 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
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Rispondi citando

Da: "Poetica lariana".

TI GUARDERÒ...

Sì!...
Ed io ti guarderò
al lume di candela,
ma sul tuo viso io troverò soltanto
il bianco velo di trasparente
e dolce tua malinconia.

Nullo timore
potrà turbare il mio guardare,
ché i segni della vita,
saran per noi, soltanto,
ombre forbite e care
delle passate gioie e dei dolori;
così, come... “calar di sole...”
si spegne nell’occaso.

Ti guarderò col sole e con le stelle
la sera al plenilunio... al par di Bice!

Nel dì di maggio,
nell’ore tue serene e dei ricordi,
al raggio della luna incantatrice
ti rivedrò in tua contrada antica.

Nel silenzioso immoto della notte
ti svelerò il segreto del sorriso.

Ti guarderò con gli occhi del mio cuore
nell’incantevol pace dei giardini
tra le camelie in fiore
e il lago che le arride.

Saran negli occhi tuoi
le Nàiadi celesti
rinchiuse allor col cielo.

Ti parlerò con semplice dolcezza
delle sublimi essenze del Creato
e pianto alcuno scorrerà sul viso,
se non di gioia e di allegrezza, e tanto!

Saran tue chiome... sfiorate da carezza.

Soffice brezza simile a zefìro,
sotto le stelle bacerà il tuo viso,
e mano nella mano
noi sognerem Morfèo...
col fragile respiro.

*******************

Da: “Poetica lariana”.

GIOVINEZZE ERRANTI

Quando tramonta il sole,
io guardo verso occaso
e osservo su nel cielo
dissolta nella brace
dell’infuocata sfera,
sfumata primavera.

Nelle purpuree lande
del sol calante a sera,
stanno immutate ai tempi
memorie consolanti,
passioni rifiorite
di giovinezze erranti.

Guardando l’alte nubi
sconvolte dal declino
dell’infocato iddio,
riflesse in esse scorgo
le variopinte balze
di mie scoscese alpine.

Il prato familiare a pie’ di valle,
le rupi che separano quel prato,
fluente una cascata
ultimo balzo al piano
e il rivolo serpigno,
sinuoso verso il lago.

E sogno ad occhi aperti
come visione o incanto,
inerpicata strada
tortuosa e ben montana.
Ciottoli lisci e ben posati in via,
sui quali da bambino
gioiva l’allegria.

Nel cielo dei ricordi
dove mi è dato amare,
il fiammeggiante anelito
del conturbato iddio,
l’ultimo raggio infonde
alle arrossate sponde.

Or fra le Duarie cime,
io rivedrò nel buio e con le stelle,
la bianca figlia d’Iperiòne e Tea:
la pallida Selène.

La candida fanciulla
dentro l’argentea biga
avvincerà di fascino e mistero,
ciascuno dei mortali che l’ammira.

Scintillerà quel rivolo nel piano
e sempre guarderò...
quel ciel volto ad occaso.

Ritorneranno allor soavi e amanti
dagli immutati spazi in ciel riposte,
le giovinezze erranti.

*******************

IL MATTINO

La candida cortina
della ancor fresca aurora ,
ammanta nel silenzio del mattino
il lento dissonnar della contrada.

Mosse da brezze che dai monti inclinan,
piumose creste giocano sull’onde.

Sotto le arcate dei portici di riva,
è un vuoto sconfinato, ma non triste.
Un senso di quietezza e di sereno
assorbe fatalmente il mio vedere,
e nel guardare, il volto mio contiene
l’amabile sottil aura del lago.

Dal gran salotto aperto alle montagne,
s’intaglian le primizie dell’aurora
e in mistica penombra, mi consola
l’ineguagliabil gioia di quell’ora.

Man mano che il chiarore si diffonde,
la rosea Tremezzina... s’innamora.

Fan rotta verso Loppia bordeggiando,
due navi a remi... anziani pescatori,
stringere il vento che da poppa incìta
non credo sia per lor arduo mestiere.
Doppiano i bei giardini e sottocosta,
viran babordo, a riposar le remi.

Nei limpidi riflessi del mattino
alte nel ciel, stanno le verdi cime
de’ monti che fan cornice al lago.

Il sole le ravviva e le incolora...
or le riscalda e lieti... noi ridesta.

Calate son le brezze...
e l’onde... si son quiete.

*******************

LASCIAMI NEL CUORE…

Oh amata Bimba!

Perché oggi mi doni
per mezzo di un Cantore,
Rosa gentile del fresco tuo giardino?

Sì,

Ti lascerò nel cuore
quella dolcezza cui tanto aneli,
ti donerò la fiamma
che un giorno sarà brace
di questo eterno amore;
ma…

Dimmi perché sorridi, se…
amaro fiele, agli occhi miei celando vai?
Non ti angustiare amata mia Bambina,
indarno sulla Terra si ricerca
Amore puro e gioia sempiterna.

Ora, fanciulla amata,
ascolta questo canto
del vecchio tuo Poeta,
Così, (rammenti?) io ti cantavo
in non lontano giorno:

“Gioisce il volto tuo
al bel parlar sereno,
e sento il tuo sorriso…
ma udir non posso
tuo palpitar del cuore”.

E tu!…
“Raggio di sole!…”
così mi rispondevi…

Compresi il tuo tremore
e l’opprimente angoscia
che ancora nell’animo ti rode…

Poi c’incontrammo
e vidi… io vidi gli occhi tuoi!
e fu per noi l’Amore.

Oggi mi doni per mezzo di un Cantore
Rosa gentile del fresco tuo giardino!

Conservrò la Rosa…

e la coltiverò con delicati baci,
io sazierò suoi vellutati petali
con la dolcezza
che nasce nel mio cuore.

Nel delicato Fiore
dove s’annida Amore
ti scioglierò gli aromi
di deliziose uve…
le vigne degli dèi;
il nettare d’Apollo
e d’Afrodite dea,

Sul roseo e tenero germoglio
che orna il Giglio della Valle
a lui darò il dolce alitar d’amore,
e lentamente salirò baciando
la morbida radura,
i bianchi colli e le colline amate.

Il capo poggerò sul balconcino aperto
onde mirar “ab integro”
quell’amoroso e generoso prato.

Tu mi dirai:

“Sono tua… io ti appartengo
amato Amore;
nulla disperderò dei baci tuoi
dove mi bacerai col dolce labbro tuo…
rammenterò quest’estasi d’amore.
Oggi son tua… per sempre tua… Amore!”.

“Amami così
oggi, domani e ancora…
lasciami nell’anima
la calda tua passione,
quella dolcezza che solo tu mi doni…
il delicato mordere
del tenero tuo bacio!
Ridonami… ridonami la gioia
l’ebbrezza del rimpianto!
Lasciami nel cuore…
il fuoco del tuo amore”

Ed io così ti parlerò:

“Amore…
Bambina Amore…
Sei bella e tanto tu mi piaci…
Conservami per me
solo per me soltanto,
tua dolce tenerezza…
quella purezza genuina
di tua malinconia…
che negli occhi tuoi…
ti luccica divina”.

*******************

CANTANO LE CICALE…

Dedicata al transitar mio terreno…

Cantano le cicale
sugli alti cedri nel sacro Cinto:
recinto in Chiesanuova;
perpetuo salmo estivo…
Antifona e preghiera.

In quella Terra bruna
consumansi le vite:
parte dal sol bruciate,
altre da Terra vinte.

Friniscono le cicale
il “Miserere mei…”;
ascolto e prego e mi risuona intanto:

“Amplius lava me…
et a peccato meo munda me”.

Cantano le cicale
dentro “Casa mia”…
La porta è sempre aperta…
e mai mi fu donata chiave!

*******************

NOTTE FERRAGOSTANA…

Mentre io scrivo
queste mie meste rime,
cala la cupa notte
sull’ultima mia Contrada.

E’ notte ferragostana:
gonfie nubi ingombrano minacciose
il ribollente cielo.
Lampi e tuoni… angosce tenebrose
m’evocano in quest’ora
il non lontano mio “Iudica me Deus…”

Cala la notte in questa vuota Valle
e senza cruda Morte nel mio cuore
un mistico silenzio adorno di mistero,
trasporta ormai il mio pensier vagante
in altra terra al mio pensar, diletta:
ai Rododendri alpestri,
al limpido ruscello del bel monte
cui lieto sol conobbi
in non lontano giorno,
il gaio mormorar
del lieto suo bel canto.

Solo lassù dove la Pietra Rossa
accoglie ancora il bel nitor del cielo,
solo lassù potrò sentir la cetra
cantar le melodie cui tanto anelo.

Sulla radura accanto alla “casetta”
di certo non sentirò giammai
quel bel trillar di Lodola gioiosa;
solo un ricordo caro
pari sarà, al dolce vespertino
ammanto della sera.

Sento che mai conoscerò
quelle… desiate terre!
La Grande Valle cui la notte sfugge…
quel limpido ruscello
che ancor nel cuor mi punge…

(m’accora il mormorar suo d’inverno,
m’intenerisce il gaio suo rifiorir di primavera)

certezze da tempo attese…
ora svanite come folate
di capriccioso gelido vento.

Oh tanto atteso limpido bel rivo,
dal mio pensiero, e dal mio labbro
mai tu potrai sentire: “Ti perdo per l’amore”.
Tu scorri come sangue in queste vene
e mi riscaldi sempre
il gelido mio cuore.

Ti sciogli così lontano…
ed eri allora tanto così…
tanto così a me vicino! Ed io… io ti sentivo!
e pure, io già t’amavo.

L’animo mio nutrivasi del tuo bel canto…
erano i cieli puri… e Voce mi parlava…
Oh limpido ruscello
che scorri in seno al monte…
se un giorno ti vedrò
modesto come un fiore,
ti canterò felice
“T’ho visto per l’amore”.

Triste notte ferragostana!
Il cuore mio è gonfio d’amarezza
come nel firmamento in questa notte
spente sono le stelle…

Spente! spente sì
come le caduche morte foglie
che frullano su nuda e trista terra,
allo spirar del turbinoso vortice
nell’ora dell’impietosa
ultima sua guerra.

*******************

Da: “I cantici di levante”.

SILENTI ARMONIE

Io lascio il mare d’Anfitrìte e Rodo.
Con Austro ed Euro si saziano mie vele
e verso Delo, scivola il cavo legno
sull’onde spumeggianti ed impetuose;
audace culla sui flutti di Nerèo.

Nel solco arabescato dai marosi,
crestato dai riflessi di Selène,
affondano rimpianti e nostalgie:
gli amabili ricordi d’Eufròsine
gioiosa, della fiorente Tàlia,
ed Ebe... quel sol di vita eterna
della incipiente e fragil giovinezza.

E nella notte immersa dalle stelle,
or che le vele gonfie e generose
veleggiano il mio legno verso Delo,
io sento ancora con Euro sul mio viso
quel delicato dono d’Anfitrìte:
il tenue ed amorevol dolce effluvio
di sue sbocciate e profumate rose
che inondan di colori e rigogliose,
gl’ingentiliti e bianchi pergolati
della solare e quieta
isola del Sole.

Sul mare accarezzato dalla luna
s’ode soltanto il rabbuffar di vele,
e dai profondi abissi dell’Egèo,
spento il mugghiar dell’onde sulle rupi
ravviva il mio guardare dal torpore;
e in ombra ancor velata dalla notte
io scorgo i segni scuri e ormai vicini
di Tilos, frastagliata e dura costa,
sorella dello scoglio solitario
cui diede fama ai venti d’Anditìlos.

Sovra di me sta il Cielo.
Nyx, figlia e dea del primigenio Caos
vivifica nel buio della notte
la gioia e lo splendore delle luci,
cui stelle ed astri brillano nel cielo.

E scorgo allora sull’apice infinito
delle dimore eccelse degli Eroi,
accanto alla gran lira dell’orfico
Poeta, la chiara ed amorevol luce
di Càllisto, alseïade ninfa
con Àrcade fanciullo
da Zeus, fra stelle posta.

Riposta come faro
dall’immutabil dio
per indicare ai fragili mortali,
quale bilancia usare per navigar
col senno degli dèi, le vie celesti
ed ancor più le perigliose estese
vie del mare.

Càllisto ed Àrcade
governano il mio legno,
mentre calante luna
col sorgere del sole,
acquieta l’onde
e rabbonisce il mare.

Pallido azzurro tinge le sommità
del cielo dell’Eubèa;
morbido, il vellutato rosa
risorge dietro ai monti della Lidia.

Così, come nel cielo
si alternano i colori,
il mare dell’Egèo
col sorger dell’aurora,
volge in color smeraldo
la scura sua dimora.

Onde placate e brezza di levante...
Soave pace solitaria e amante!
Dolci armonie silenti
poggiano sul mare
mentre sull’orizzonte sorge il sole
ed Eos rosata, illumina il mattino.

Eos fanciulla, poetessa dei ricordi
e dell’aurora! Certo ti rivedrò
sul bianco lido in Delo...
ombra scolpita e ignuda
nel rosso del tuo sole,
simile a fiamma intensa,
speranza... e nostalgia d’amore.

*******************

“SOGNI”

Dedicata a mia Moglie e mia Mamma e a mio Papà.

Sogni! Passioni! Erranti nubi...
sparse vestigia di ricordi
che all’alba e nel risveglio
si perdono nel vuoto.

Frammenti di memorie
cui notte sol concede
l’opaca larva di un velato sogno
nel burrascoso mare del pensiero.

Sogno un sorriso spento
cui Terra, volle in grembo innanzi tempo.
Sogno un sostegno antico;
l’abbraccio e il gran conforto della Madre
che ancora avverto stringermi al suo seno.
Sogno lo sguardo dolce del suo viso
e il rinfrancarmi l’animo turbato
quando gli affanni... gelavano il sorriso.

Sogno paterna mano sicura e ben decisa
nell’additarmi il mio cammin futuro
quando fanciullo, cercavo la mia via.

Chiaro messaggio a dissiparmi
il trasognato velo
che si dissolve al canto dell’aurora...
mentre sul viso, un’amarezza scende
spontanea e solitaria...
e amica dei miei sogni;
minuscola sorgente amara...
qual... rassegnata fonte di dolore.

*******************

Da: “I cantici di levante”.

"All’ombra degli ulivi sui rudi poggi che dominano
il mare, attenderò il tramonto sull’Egeo”.

"LE ROSE DELL’EGEO"

Amica Poetessa
di Dàrdano e di Nàxos!
Nel cristallino mare dell’Egèo
io drizzo de mie vele verso Rodi.

La rotta che di notte porta a oriente,
è il navigar con ciel di mezza estate
ed unico sostegno
al mio vagar sul mare,
saran le chiare luci su a levante
che Pegaso e Andromeda mi sono;
gli scranni che dal cielo
mi guideranno ai pergoli di rose.

Sul tremulo argentato dei marosi
affido al volto pallido di Luna
il pelago d’Ikàrion,
di Pàtmos e di Leros
che nella notte egea
propizieran mie vele
coi venti di Safòra.

Mirifica è la notte
di questa mezza estate
nel mezzo dell’Egèo.
E’ notte di prodigio
e di sublime incanto
mirar la pioggia di cadenti stelle
che sembra voler chiedere ai mortali,
le brame delle glorie e degli amori.

Mentre quest’onde frescano il mio viso,
io guardo e penso...
e chiedo agli occhi d’Eos:

"Son forse quelle stelle
che lacriman dal cielo
il pianto di Medea... di Niobe...
o forse nel tempo più vicino...
il pianto di Maria?...".

Eos Poetessa, sorella del gran Sole,
Helios un dì nomato!
Ancora io ti domando:
"se pure a Rodo, al tempo degli dèi,
in questa notte d’incantevol sogno
cadevano dal cielo
sui flutti dell’Egèo
le lacrime di stelle,
per consolar le stirpi di Nerèo?".

Alba Sirena!
Tu che sei fiamma e gioia dell’aurora,
concedi alla polena del mio legno
il meritato amore
del roseo tuo sorriso e del tuo viso.

Quale sarà quell’arenil glorioso
sul quale appoggerò
la mia carena stanca?
Ovunque son le rose
nell’isola del Sole!
Lìndos... Fàraklos... Iàlissos...
oppure Paradìssi...
fra gli oleandri in fiore?

Tra le vestigia di colonne antiche
sull’ara d’Afrodite al sacro tempio,
rifiorirà il profumo degli incensi,
del verde lauro e del sacrato mirto?

All’ombra degli ulivi
sui rudi poggi che dominano il mare,
attenderò il tramonto sull’Egèo.

Benefici e soavi
son l’alitar dei venti di Meltìmia;
le fresche lor carezze
mi portano il profumo delle rose,
le rose dell’Egèo...

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Ott 22, 2005 10:37 pm    Oggetto:  Sandro Ciapessoni
Descrizione:
Rispondi citando

“L’INCONTRO... AL PLENILUNIO”

Eterna Bice!
Memoria sempre viva di passioni,
cui Morte, vita volle e non tua fama!

Romantica “Pisana!”
Nella festosa estate che or s’avanza
ti voglio ricordar nel “niveo” dire,
la voce dell’amato tuo Poeta:

“... Como, il bel lago e il popol suo
gagliardo,
...
e i seguenti emular quelli di prima,
ma il nove giugno fu si bello anch’esso
che per dirne il perché, manca la rima”.

Ombra soffusa e inquieta,
riflessa come fiamma su quest’onde,
che spiri i tuoi tormenti in queste valli...
soffermati fra noi
nell’ore dei ricordi!

Ti aspetterem le notti... al plenilunio,
non saran vane le speranze tue;
la notte, rivivrai sul tuo balcone
l’incontro silenzioso col Soldato.

Illumini la luna
di “niveo” candore,
l’ombra leggera e vaga
di Bice... la “Pisana”.

Dolce sarà per te mirar le stelle,
le stesse che ti furono compagne
nei tempi lieti di tua corta vita.

Il tremulo chiaror di tenua luce
qual... palpito sull’onda come il cuore,
è il bacio della luna sul tuo lago
e gran conforto al tuo vagar nel cielo.

Ti saran l’onde... canto di Sirena!
Lor frangersi sui sassi della riva,
è l’evocar la voce a te sì cara.

Dai grappoli fioriti
del glicine frondoso
che avvince tua dimora,
s’eleva profumato
lo spirito tenace
d’Ippolito guerriero.

Ti vedo o mia “Pisana...”
ti vedo al tuo balcone
avvolta nell’alone
di “niveo” splendore.

Ti vedo o mia “Pisana”
col tuo sorriso amaro,
compunta di tristezza e di dolore.
Pietosa Morte... non rapì il tuo nome.

Ma in questo cielo,
accanto ai monti amati
tu resterai in eterno o amata Bice!
Io sempre ti ricordo
e sempre ognor t’ammiro
le notti dell’incontro... al plenilunio.

*******************

Da: "I cantici di levante".

“CASSANDRA”

Pianse sul mar di Dardano
la vergine Cassandra;
l’inascoltato onesto vaticinio
Ilio distrusse, e Laocoonte invano
sul sacro suol degli avi
l’ultima stirpe sua, difese.

Ferrea la volontà di Atena dea
nel rafforzare in più le spire
agli “orridi marini”.

Sito di morte e d'olocausti vani
furono l’acque del Dardano
e del Simoenta rivo.
E lo Scamandro brace color divenne
pe’ il sangue in lui versato
nella furiosa pugna.

Siti d’inganni e di congiure astute
fu l’isola di Tènedo
e il gran destriero in legno!

Ilio!...
Breve gioia fu la corrosa fiamma
intorno al simulacro dell’inganno.

Qual fu la tua vittoria
o figlio di Laerte?
Più lungi, là... nel tempo,
in solatia Trinàcria...sì!
vincesti Polifemo,
ma ancor più oltre... tu non vincesti
Telegono di Circe!

E quali furono i trionfi degli Eroi...
se al figlio di Pelèo fuggì sua vita
per l’opra di un sol dardo...
di Pàride... di un arco...
come Calcante vaticinò pregando?

Quale vittoria n’ebbe
il condottiero Atride
se in Tauride marina
ebbe a condurre all’ara
il suo più caro fiore...
Ifigenia, sua figlia?

Ilio!...
Non disperar tua sorte amara
se breve gioia allor ti diede
quella corrosa fiamma!

Vestigia ancor bagnate di dolore
son quelle pietre dissepolte in Ilio.
Le stille di Cassandra...
son forse quelle stille
la gelida rugiada del mattino?

Cassandra!
Hai vinto una battaglia,
l’oracolo s'avvera...
dei Dardani la stirpe
risorta è come un fior di primavera.

*******************

Oh ripidi declivi del “San Primo”,
quiete e ombrose valli,
dove modesto ma “vivo della Vita”
e col profumo di purezza vera
fiorisce l’ametistato ciclamino…
e roseo nel suo colore tinto
delicato, il caprifoglio…
unica “amata gioia”
di mia lariana terra;
non “larve morte e grevi”
che ancora…adombrano il bel suolo…

Sandro Ciapessoni.


AUTUNNO IN COSTA – PRADA

Frammisto al verde stanco delle chiome,
il tenuo color del miele,
foriero mi conferma
il presto rifiorir del crisantemo.
E nelle valli, le boscose ripe
oggi son meste,
e dentro il mio pensare,
l’inusitato amaro mi sovviene.

Inappagata è ancor
l’antica Genitrice,
sì che implacabile mi dimostra
l’inesorabil transitar terreno
d’ogni sua forma o vita.

Sulle variate tinte delle valli
si desta appassionato
il cantico del cuore:

"Quest’ampio cielo
accoglie in sé le doglie
delle ingiallite foglie,
e il lor posar terreno
è il cantico autunnal
alle appassite spoglie".

Sui ripidi declivi del San Primo,
protette da penombra ben discreta,
dormon le selve.

Il soffice lenzuolo della bruma
riveste mattutino la brughiera.
Ardita da rugiada settembrina,
l’aria, è pungente sulla verde china.

Nei boschi, negli anfratti delle valli,
il suolo attende al suo novello stuolo:
nei boschi declinati verso il sole
il suolo attende un tiepido giaciglio
pe’ il candido, robusto bucaneve.
S’ode lontano il mormorar festante
del rivolo novello frusciante verso il piano.

Ma dentro in "Costa - Prada"
e "Pra’ - Filippo"
fino a "Rovenza" e "Guello"
e ancora giù fin "Chévrio",
i secolari faggi stanno solenni al cielo,
ad ombreggiar le balze coi larici montani.
E al vespero silente della sera,
quando la luna imbruna sulle cime,
si desta suggestivo in "Costa - Prada"
l’attesa misteriosa della sera.

Alta è la notte su nel ciel d’autunno!...
le notti al gran contorno delle stelle.

Sfiorano i faggi...i lembi della luna!

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