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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Racconto: "La Vecchina"
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:47 pm    Oggetto:  Racconto: "La Vecchina"
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Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2009 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

“La Vecchina”

Sinossi

Sullo stesso filone di sensitività e strani incontri, ancora un racconto del genere surreale: l’incontro appunto di una vecchina-cartomante, che a Piazza Navona, in periodo Natalizio, di diversi anni fa, descrisse per filo e per segno all’autrice- protagonista l’uomo che sarebbe divenuto suo marito e che avrebbe incontrato solo un anno e mezzo più tardi quella “lettura dei Tarocchi”! Ma la cosa più intrigante di questo racconto è che la vecchina, subito dopo aver elargito la sua bella premonizione, dicendo alla protagonista: “non temere troverai il vero Amore e sarà per te come una seconda pelle!” solo dopo 5 minuti, era scomparsa nel nulla e sembrava che nessuno sulla piazza romana, tranne la protagonista, l’avesse mai vista!


***********

Breve premessa al racconto: predizione!?

E’ accaduto proprio in questi ultimi giorni, che una mia carissima amica, sia stata fermata per strada da una vecchina, la quale non voleva né farle i complimenti, né inveire per un qualsivoglia motivo contro di lei, ne’ tanto meno chiederle aiuto, eppure l’aveva afferrata con uno scatto improvviso per un braccio, e l’aveva letteralmente bloccata impressionandola grandemente ed ancor di più terrorizzandola quando con roca vocina esordì con queste parole: <<Io fermo solo le persone, la cui vicinanza mi suscita una previsione altamente negativa, lei Signorina morirà, tra qualche giorno, in una casa a picco sul mare!>> Pura follia in codesta affermazione, oppure no, dovete sapere che: questa mia amica ha veramente una casa sul mare, di cui la strana vecchina non poteva di certo sapere, e dove aveva ad ogni modo già deciso di recarsi con il marito quello stesso fine settimana. Quando venni al corrente dello sconvolgente incontro, la primissima domanda che mi venne da porre alla mia amica, fu: <<Ed ora cosa fate? Ci andate davvero?>> Ebbene sì: il loro programma non era cambiato di una virgola, tanto che la sua spiegazione e la sua risposta per me fu semplice e disarmante al tempo stesso: <<Se questi sono i disegni del destino, lo aspetteremo lì come è scritto!>> Ad ogni modo a parte il suo coraggio, che io anche pensando ad uno scherzo di cattivissimo gusto, non avrei di certo avuto in egual modo, debbo senz’altro concludere dicendo che: sono passati dei mesi e la mia amica gode di ottima salute! Anzi torna spesso in quella casa a picco sul mare, che le infonde ancora gioia e serenità, nonostante la macabra previsione abbia comunque avuto come più ovvia conseguenza, il velare quel luogo di bellezza e di pace, di un alone di indelebile mistero. Ad ogni modo credere o no ai sensitivi, ad i maghi è il grande dilemma da sempre, perché loro vogliono farci credere che i disegni del destino li sanno leggere e con grande anticipo, mentre noi spesso ci troviamo invischiati in situazioni, senza neanche sapere come ci siamo arrivati e cosa ci ha condotto fin lì! Molti di loro poi forse hanno dei veri e propri poteri sviluppati, che i cosiddetti “comuni mortali”, spesso e volentieri non riescono a capire! Altri invece sono dei veri e propri truffatori, che molte ingenue persone hanno fatto piangere, spillando loro un mucchio di quattrini, ma che molti altri hanno fatto ridere, specie quando sono stati sapientemente smascherati in Tv, per poi finire dove è giusto che finiscano! Comunque qualsiasi essa sia, la spiegazione da lasciare ai posteri, questa premessa mi è servita per introdurre una storia vera, che mi è personalmente capitata, che comincia con uno strano sogno e che potrebbe lasciare dubbiosi molti, proprio come ha lasciato perplessa me, quando tutto quello che mi avevano prescritto, poi si è avverato. La mia Vecchina, però, non mi ha predetto la morte, fortunatamente, come invece è successo alla mia povera amica, bensì, all’epoca predisse per me l’Amore, descrivendomi colui che sarebbe stato l’uomo della mia vita ed ora mio marito, nei minimi particolari! Ma come si sol dire: “cominciamo dall’inizio”.

“La Vecchina”

Dormivo profondamente già da alcune ore, un qualcosa di imprevisto però venne a disturbare il mio sonno, un peso opprimente in fondo al mio letto, gravitava sui mie piedi, recandomi un fastidio non indifferente che subito mi fece trasalire in uno stato di dormiveglia. Fu precisamente in questo momento che una figura d’uomo chinandosi su di me mi chiamò dolcemente per nome alitando un soffio d’aria fresca sul mio volto. <<Chi sei?>> chiesi io mentre spaventata tentavo energicamente, di svegliarmi completamente, per così riprendere coscienza e cancellare quella fastidiosa visione, che invece in umana forma palesatosi, mi rispose pure: <<Ma come non ti ricordi più di me?>> proseguendo poi con maggiore insistenza: <<Eppure amor mio ci siamo tanto amati….>> Io non lo ricordavo affatto, non ci tenevo in nessunissimo modo di ricordarlo, anzi per di più quella menzogna mi infastidiva, e non poco. E sebbene avrei voluto cancellarlo in un sol colpo dalla mia vista così come era giunto dinnanzi a me, riuscii balbettante solo a replicare: <<Tu non sei vero! Vattene!>> per niente intimidito, anzi la sua voce si fece ancor più supplichevole e dolce, mi chiese: <<Ti prego vieni con me!>> <<Con te??? Ma dove? Sei matto?>> <<Dove il tempo ci ha visti insieme e lì si è fermato.>> <<No! Ti ho detto vattene! Io voglio restare qui!>> e ancora più forte e arrabbiata gridai: <<Vattene!!!>> e fu proprio grazie a quest’ultimo sforzo di ribellione, e alle mie stesse grida che evidentemente non era più solo la mia mente a pronunciarle ma le mie corde vocali avevano realmente emesso, rimbombando in piena notte nella silenziosa mia stanza che con un sobbalzo mi svegliai. Fu così che dopo quella incredibile eppur così vera visione ed alla paralisi causata dal sonno, riuscii ad aprire leggermente gli occhi sebbene a fatica spingendo con le braccia sul materasso a sollevarmi un po’, e mi misi a riflettere sull’accaduto in posizione obliqua, poggiata a metà busto sulla spalliera del letto. Fu a questo punto, che vidi sfocato seduto giù in fondo al materasso un uomo sorridente in divisa. Allora c’era ancora, dunque non era stato solo un sogno, lui era ancora lì! La paura mi afferrò violentemente, la rabbia mi fece agire di conseguenza, impulsivamente, mi tolsi le coperte di dosso e violentemente gliele scaraventai addosso, stavolta realmente urlandogli contro: <<Vattene!>> Finalmente l’uomo in divisa stavolta scomparve davvero. E io profondamente sperai di non rivederlo mai più. Naturalmente sconvolta da quel sogno, così tanto reale, che aveva continuato a materializzarsi, di fronte a me, anche quando forzatamente cercavo di trattenere gli occhi semiaperti, ciò che rimaneva di quella inverosimile notte, non riuscii più a chiudere occhio, nel timore che colui che era appena svanito tornasse a farmi visita, e pur odiando un qualsivoglia punto luce acceso mentre si dorme, non potei far altro che tenere accesa l’abat-jour sino alle prime luci dell’alba, quando completamente insonne la spensi, ed ancora sconvolta da tale avvenimento mi alzai. Fu così che il mattino seguente dato che quella divisa, che ricordavo nei minimi particolari, mi aveva incuriosito grandemente cominciai a cercarla su un libro storico di vecchie foto, dove le persone ritratte e immortalate indossavano tutte abiti d’epoca, scoprii così che “l’innamorato” che quella stessa notte, mi era venuto a far visita per portami via con se: un tempo era appartenuto all’armata del re Vittorio Emanuele. Ma subito dopo aver appurato ciò l’immagine di colui che diceva essere un vecchio amore con intense parole di supplica, scomparve anche dalla mia memoria, tanto che ancora oggi il suo volto non lo ricordo più. Passarono i giorni, ed il gentil, seppur non benvenuto, milite ignoto, non venne più a farmi visita, tanto che il ricordo di quella sera non era poi più così tanto spaventoso, anzi avevo iniziato a provare per quel cuore innamorato di chissà quale altra dimensione una certa profonda tenerezza. Passarono altri giorni ed ormai quel ricordo e quella tenerezza non facevano più parte dei miei pensieri quotidiani, perché io volutamente li avevo riposti nel dimenticatoio della memoria. Finché….

Una sera di tanti anni fa, quando ancora studiavo Lettere all’Università ed abitavo per comodità, per evitare cioè una vita da studentessa pendolare, a Roma, decidemmo con le mie compagne, con le quali condividevo una bella, grande, antica casa nel cuore di Roma, di uscire dopo cena per fare una passeggiata, seppure la temperatura fosse alquanto rigida, era infatti quasi Natale. Il giorno dopo, però, ci saremmo divise, perché ognuna di noi sarebbe ritornata al proprio paese d’origine, per trascorrere le vacanze natalizie in famiglia, così per scambiarci i regali ante tempo, salutarci degnamente e fare due chiacchiere di fronte una tazza di cioccolato caldo fumante, decidemmo di recarci a Piazza Navona, dove è risaputo l’atmosfera “festereccia”, specie quella del Santo Natale e poi della Befana è più viva che mai. La piazza natalizia per eccellenza, rispetto ad altre, pur sempre meravigliose Piazze Romane, che di notte prendono vita con un ritmo totalmente diverso da quello giornaliero, ovvero dove le persone frenetiche che di giorno corrono, salgono e scendono frettolose dai Taxi e dai mezzi pubblici per recarsi al lavoro, vengono sostituite da altre più allegre, che cantano, suonano, ridono, si scambiano battute e complimenti, gli innamorati si abbracciano, si scambiano una rosa venduta da una zingarella di passaggio, o un bacio, immersi in quell’atmosfera romantica, che li coccola e li accompagna tra le braccia della notte. Dove il mondo dei pittori, dei cantori, dei giostranti colora quelle tenebre, altrimenti illuminate solo dalla foca luce dei lampioni. Non riuscirei più ad immaginare una Piazza Navona diversa, o durante un qualsiasi altro periodo dell’anno, se non quello che precede e segue il Natale, quando viva e rumoreggiante, si veste a festa, dove tutto il mondo è paese, e dove anche l’uomo più triste della terra, in una di queste famose serate, riuscirebbe a sorridere almeno un po’. Anche noi, completamente imbacuccate, con lunghi cappotti, sciarpe, guanti e cappelli, camminavamo allegre e sorridevamo a quella vita coinvolgente, desiderose di divertirci ancora di più, magari mettendoci alla prova al tiro a segno, o comprando un po’ di zucchero filato che ci avrebbe appiccicato le mani e la bocca, fin sulle guance. <<Se tiri tu…>> diceva Tamara ridendo: <<Bisognerà far spostare tutti, baraccante e clienti, altrimenti il centro glielo fai in mezzo agli occhi, ah, ah, ah!>> <<No, niente tiro a segno per me, io invece vorrei farmi fare un bel ritratto!>> diceva Annalisa; <<No, meglio una caricatura, almeno vieni bene!>> scherzosamente aggiunsi io; <<Spiritosona!>> replicò subitamente lei con un simpatico ghigno permaloso, che le arricciò il naso. Stavamo così felicemente discorrendo, quando, quasi arrivate sulla piazza, già affollata, ci ritrovammo a passare nella via adiacente, sulla quale, per tutta la sua lunghezza, sui due lati, a destra e sinistra, c’erano maghi e cartomanti. <<Ehi! Aspettate!>> esclamai io, fermando il passo delle mie amiche:
<<Guardate là! Vi siete mai fatte leggere le carte?>> <<Io Nooo!>> risposero le due amiche d’avventura, all’unisono. Ed io: <<Beh, neanche io!>> poi aggiunsi: <<Che ne dite c’è sempre una prima volta! Proviamo?>> <<Perché no, dai!>> disse Tamara mentre Annalisa: <<No, io no, grazie! Ho paura che mi dicano qualcosa che non vorrei sapere, ecco io vi aspetto dal pittore, così intanto inizio a fare la fila per quando sarà il mio turno, per farmi immortalare!>> <<E va bene paurosona…. A dopo, allora!>> e poi rivolgendomi a Tamara: <<Dai Tamara, da quale andiamo, a te quale ti inspira di più?>> <<Ma non so, quello ha una faccia che mi mette paura, quella si vede che è una finta…. Boh….>> Mi guardai anche io un po’ intorno alla ricerca del cartomante più giusto per noi, finché il mio sguardo indagatore non venne accalappiato: <<Guarda laggiù, in fondo alla via a destra, che ne dici della Vecchina? Non c’è nessuno ora da lei, che facciamo andiamo, a me lei mi inspira!>> dissi e Tamara e lei ancora sull’incerto andante: <<Ma quanti anni avrà 90? Comunque, dai, anche per me va bene, ha un viso buono, andiamo!>>

Le fummo appena giunte innanzi, aveva davvero degli occhi buoni e gentili, e sembrava avesse più freddo di noi, che già eravamo praticamente congelate. Era coperta con un lungo ed ampio foulard che le faceva il giro della testa fin sotto il collo, e poi ancora su fino alla tempia, fermato con varie mollettine e fermagli dorati e multicolore. Prima che noi proferissimo verbo, lei, la Vecchina, subito esordì, quasi prendendoci in contropiede: <<Buonasera signori’, volete conoscere il vostro futuro, una domanda sola però, pensateci bene, se no le carte non dicono la verità, allora chi comincia di voi due?>> <<Comincia tu!>> mi fece Tamara <<E va bene….>> Così mi sedei sulla seggiolina, di fronte alla Vecchina e lei iniziò a mescolare il mazzo di carte, con quelle sue anziane mani, segnate dal freddo e dal tempo, estrosamente ingioiellate e coperte a metà da guanti senza fondo. Ora potevo vederla bene nel viso, alla luce di quel fioco e cimiteriale lumicino poggiato sul tavolo, era anche delicatamente truccata, un po’ di belletto sulle gote e sugli occhi, ed un pallido rossetto sulle labbra. Deliziosa! Non saprei descrivere con esattezza la sensazione che quel volto, che mi sembrava famigliare e di conoscere da sempre mi suscitava, alla fine dei conti però credo solo tanta affettuosa tenerezza. Nel tepore della sua vicinanza, sembrava anche meno freddo ora: <<Ecco fatto, non incrociate nulla signori’, né dita, né gambe, e porgete alle carte la vostra domanda ma…. Con il cuore!>> Per rendere più decisa e sentita la mia domanda chiusi anche gli occhi e profondamente mi concentrai, passarono pochi secondi, poi pronunciai sicura: <<Ecco ho fatto!>> <<Allora adesso alzate le carte con la mano sinistra, la mano del cuore, all’altezza che volete voi e poggiate il mazzo coperto qui!>> Seguii le facili istruzioni, la Vecchina prese il mazzo da me toccato e guardò l’ultima carta: <<Signori’, ecco questo è lui, un grande Amore…. Il Cavaliere lo vedete, ma con la spada che tiene fra le mani vi ha affettato il cuore!>> Poi girò tre carte: <<Infatti, come dicevo, vedete, questo è il passato e c’è ancora lui, ma ormai è finita, non ci dovete più pensare, lui non tornerà mai più da voi, dimenticatelo!>> Facile a dirsi io ero lì proprio per “quel cavaliere”, ormai comunque qualsiasi cosa avesse aggiunto la Vecchina sul mio futuro non mi avrebbe più interessato, tanto ero ormai demoralizzata alla notizia che sarebbe stato meglio per me dimenticare “il mio primo amore”. Almeno così credevo io fino a quel momento, perché invece come girò altre carte, riattirò subito la mia attenzione, soprattutto dicendomi: <<Ma poi signori’, che vi interessa con questo futuro meraviglioso che vi attende, non temete, presto, tra un anno, conoscerete l’amore….Quello vero. Perché l’Amore…. Quello vero…. Non fa mai soffrire, ma solo gioire!>> e rise di cuore, mentre io subitaneamente: <<E chi è? E come farò a riconoscerlo?>> <<Lo riconoscerete non temete, ma non ora, tra un anno, lui è più vicino di quanto pensate, anzi è proprio sotto il vostro naso, solo che voi presa da altri pensieri prima di un anno non saprete riconoscerlo! Ecco è lui l’uomo della vostra vita.>> sulla carta c’era un principe seduto su un trono: <<Vostro marito!>> <<Mio marito, allora mi sposerò?>> <<Perché credevate che bella così non vi si sarebbe preso nessuno? Non solo lo sposerete ma lui diverrà per voi una seconda pelle, non vi lascerete mai più, fin dal primo momento che vi metterete insieme, sarete indivisibili!>> Ora ero tornata ad essere strafelice e proiettandomi nel futuro già non vedevo l’ora di incontrare “quel principe seduto sul trono”, sebbene avrei voluto riconoscerlo subito o perlomeno saperne, scoprirne qualcosa di più, così chiesi alla Vecchina: <<Io vi ringrazio, ma non sapete dirmi qualcosa di più di questa persona? Se mi è così vicino, come voi dite, come posso riconoscerlo?>> Fu così, che quasi come se l’amabile Vecchina, realmente si fosse lasciata prendere e convincere da questo mio impellente bisogno e desiderio d’amore, che dandomi una carezza e facendomi l’occhiolino, mi suggerì: <<Se voi passate qui davanti con i vostri amici, io guarderò tra di loro, e vi dirò se lui, lì in mezzo c’è!>> contenta di questa possibilità in più risposi subito: <<Sebbene mi state chiedendo una cosa molto difficile, difatti mi chiedo come farò a portarli proprio tutti qui a passeggio presso il vostro banchetto e soprattutto quale scusa inventerò per riuscirci, ce la metterò tutta. Non sarebbe però possibile ristringere un po’ il cerchio , di modo che io si n da ora sappia chi portare per farvelo osservare da lontano?>> Stavolta la Vecchina rise proprio di cuore a quella mia incosciente e sprovveduta insistenza così replicò alle mie parole: <<Siete forte signorì! E voi mica avete bisogno di me, mi sa che attenta e capatosta così, saprete ben riconoscerlo anche da sola… Beh, comunque vi aiuterò. E sappiate pure questo, ma non voglio dirvi di più, tempo al tempo, lo riconoscerete e da subito saprete che è lui, perché il vostro futuro marito non solo è una persona che conoscete da tantissimi anni, ma soprattutto indossa una divisa militare, pensateci, che lo conoscete… Beh, vi verrà in mente prima o poi!>>

La primissima cosa a cui pensai al sentir proferir codeste parole, fu proprio quel sogno passato, in cui un uomo innamorato in divisa era apparso ai mie piedi, non sapevo dire, né tanto meno spiegare, quale fosse il legame tra sogno e predizione, fatto sta che sentivo fossero in qualche arcano modo indissolubilmente legati tra loro, come se quell’angelico incontro in cui ero incorsa giorni prima fosse una predizione nella predizione! Presa da questi miei repentini pensieri mi alzai e sbadatamente ringraziai ancora la Vecchina, che ora sorridendomi in un modo totalmente diverso, era come se avesse colto il mio pensare. Ad ogni modo proprio quelle furono le ultime parole della Vecchina, per me, poi iniziò a predire un terrificante futuro alla mia amica, che preferisco non ricordare! Certo fu che io mi ero alzata da quella seggiolina più dubbiosa di prima, perché ormai sapevo di aver per sempre perduto il mio primo Amore, e che nel mio futuro coniugale c’era un uomo, che per quanto mi sforzassi non riuscivo proprio a capire chi fosse, pensavo a quella divisa, a quella del sogno ed a quella che avrei incrociato in un prossimo futuro, ma non ricordavo chi tra i miei amici o conoscenti fosse militare! Insomma una battaglia persa per il momento per me che non riuscivo proprio a far chiarezza tra predizione e premonizione, ed inoltre avevo di certo rovinato anche la serata alla mia amica, con la bella idea della cartomante e con tutte quelle brutte notizie, che ad un certo punto le fecero dire, quasi gridare: <<Basta!>> alzandosi di scatto dal piccolo tavolinetto e mettendo a tacere la Vecchina, che a questo punto neanche voleva essere pagata. <<Ci mancherebbe, quello che è giusto è giusto, anzi ci scusi…>> Le demmo 10.000£ ciascuna e la salutammo, io stringendole fortemente le mani, Tamara facendole un cenno con il capo.

Ritrovammo Annalisa, intenta a farsi riprendere dal suo artista, in posa senza perdere la concentrazione richiestole, con le labbra socchiuse e strette in un sorriso da cartolina ci chiese: <<Allora come è andata?>> <<Lasciamo perdere!>> fece Tamara con voce triste e demoralizzata. <<Ve l’avevo detto io!>> replicò Annalisa, ma una voce fuori campo subito interruppe il nostro dialogare: <<Signorina, e allora? Per favore non si muova!>> La sgridò il pittore. Impossibile, ora stavamo ridendo tutte e tre a crepapelle, per la faccia abbattuta di Annalisa, seguita a quell’imposizione. <<Eh, ma no si può lavorare così!>> aggiunse il pittore ancora più arrabbiato, forse sentendosi anche un po’ preso in giro dalle nostre risa sotto i baffi, per quella sua prima e inaspettata uscita, dall’inconfondibile accento francese. Io e Tamara ci guardammo interdette, voltammo il capo per non coinvolgere la povera Annalisa e scoppiammo a ridere ancora, e stavolta sonoramente! Tanto che un’altra voce maschile dietro le nostre spalle ci chiese: <<Cosa c’è tanto da ridere?>> Erano i nostri amici, incontrati lì per caso, in pochi secondi mi venne in mente che con la scusa dell’artista irritabile avrei potuto farli spostare tutti in gruppo di qualche passo, fino a portarli “casualmente” di fronte alla Vecchina, farle cenno da lontano ed attendere una sua risposta con il capo: “si”, se il mio ipotetico e futuro Lui fosse stato lì in mezzo; ed una scossa di testa per dirmi “no” se non ci fosse stato. Così feci: <<Ciao ragazzi, benarrivati! Volete proprio sapere cosa c’è tanto da ridere? Beh, vi basti guardare la faccia di Annalisa, così immobile e immobilizzata, sembra già una foto tessera, di per se, senza più bisogno di alcun ritratto!>> Tutti risero, Annalisa compresa, l’artista sbuffò nuovamente, e ancor di più, ma stavolta silenziosamente si inquietò e con forza prese a cancellare con la sua gomma pane, logora per il vivace e costante sfregamento sulla tela. Così, subito presi la palla al balzo e suggerii, agli altri: <<Ah, beh… Ho capito va, qui mi sa che siamo di troppo! Non vorremo essere gli artefici del totale annientamento di un capolavoro in corso d’opera! Allontaniamoci un po’, via va di fare due passi? E tu, cara Annalisa, non ci entrare in coma che tra un po’ veniamo a riprenderti, e vediamo di cancellarti quell’espressione spiazzante dal volto, con un buon cioccolato caldo!>> Mosso qualche passo, tra risa e battutine, eravamo ora proprio all’altezza giusta, affinché la Vecchina potesse vederci bene. Tamara aveva già capito tutto, senza che le dicessi nulla e mi resse il gioco, mi voltai, facendo la vaga, per un attimo dal gruppo, cercando di agganciare in lontananza lo sguardo gentile della Vecchina, ma lei non c’era più…. Sparita! Che strano erano passati solo pochi minuti come aveva fatto, alla sua reverenda età a raccogliere tutto, bagagli e burattini ed ad andarsene in pochi istanti, tanto più che appena conosciuta ci aveva detto chiaramente che lei stava lì tutte le sere e che per abitudine i famigliari la passavano a prendere a mezzanotte? Guardai l’orologio, mancavano cinque minuti alle 23.00, doveva ancora esserci, invece non c’era più, dove era andata? Con la scusa di buttare in un cestino della cartaccia, che avevo nelle tasche, mi allontanai di soppiatto dal gruppo; il cestino era proprio accanto ad un nuovo mago che aveva preso il posto della Vecchina; così senza far notare i miei movimenti sospetti e senza far sentire loro le mie parole, chiesi a quel mago, dall’aspetto straniero, dove fosse andata la Vecchina cartomante che poco prima sedeva al suo posto e lui incredibilmente mi rispose così: <<Io sono arrivato da dieci minuti, questo è il mio posto da sempre e quando sono arrivato, qui non c’era proprio nessuna Vecchina cartomante! Vuole farsi leggere le carte?>> sconcertata risposi: <<No-no, grazie, ho già saputo fin troppo per stasera!>> Chi era dunque quella dolce Vecchina che aveva voluto, che sapessi ante tempo, quasi leggendomi nel cuore e nella mente, che uno dei miei più grandi desideri presto si sarebbe avverato? Sì, avrei trovato un nuovo amore, con lui avrei dato vita alla nostra famiglia, e tutto questo si sarebbe avverato, con tutta la sua forza nel giro di un anno, tanto da farci diventare l’una per l’altro una seconda pelle! Ora dovevo solo attendere, e vedere se quanto predetto si sarebbe avverato. Quella serata si concluse, allegramente come era cominciata, nel tepore di un Caffè, e le mani finalmente scaldate dal contatto con la tazza bollente di un gustoso cioccolato caldo!

Ah, quasi dimenticavo, forse voi ora vorreste sapere se un anno dopo la mia vita è cambiata davvero? Ebbene sì! Un anno dopo quasi esatto, io mi sono fidanzata con il mio attuale marito. L’amore è scoccato prepotente ed inaspettato la notte dell’ultimo dell’anno del ‘95/96. Poi nel 2000 ci siamo sposati. Le previsioni erano esattissime: “lui era sotto il mio naso” e “lo conoscevo da tanti anni”, perché non solo siamo nati e cresciuti nello stesso paese, ma abbiamo frequentato l’asilo, le elementari e le medie insieme, siamo infatti nati, pure, nello stesso anno a tre mesi di distanza uno dall’altra! Ah, poi, e qui viene il bello, quello che fino a Capodanno ’96, ancora non sapevo, era che mio marito già da allora era un militare…. Dunque indossava ed indossa tutt’oggi una divisa militare, quella dell’Aeronautica Italiana! Invece quella Vecchina non l’ho mai più vista, anche se non nego, che ogni qualvolta che mi ritrovo a passare da Piazza Navona, mi capita di volgere lo sguardo verso quell’angolo della via dove era posto il suo tavolinetto. Ma lei non c’è mai più stata, avrei voluto ringraziarla e raccontarle come era andata a finire la storia, come ho fatto adesso con voi…. Ma forse questo lei lo sa già! Il sogno del milite innamorato, invece, non sono mai riuscita a collegarlo veramente a tutto il resto dell’incredibile vicenda, oggi so per certo che non si trattava di mio marito. Corsi e ricorsi storici, chissà? So per certo, però, che l’onirica apparizione c’entri in qualche modo, ma quale, forse ed almeno in questa vita, non lo scoprirò mai!

Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:47 pm    Oggetto: Adv






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