Indice del forum

Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum

Racconto: "I Sogni in un Baule"
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> I Miei Racconti
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:53 pm    Oggetto:  Racconto: "I Sogni in un Baule"
Descrizione:
Rispondi citando

Questo racconto è tratto da “Destini”: Racconti di Vita, di Sogni, d’Amore e di Fantasia. Copyright © 2009 [Monia Di Biagio]. ® Tutti i diritti riservati.

“I Sogni in un Baule”

Sinossi

Si tratta di uno strano, eppure verissimo racconto di famiglia: un baule pieno di “sogni di gioventù”, appartenente a mio nonno materno, torna nelle mani della legittima proprietaria, mia nonna. Il nonno purtroppo era dipartito 8 anni prima della inaspettata consegna effettuata, da un ambiguo ed anziano signore in paltò, dopo che quello stesso baule era stato ritenuto ormai perduto per sempre, per ben 50 anni! Ma chi era quello strano figuro e soprattutto cosa conteneva di così prezioso quel misterioso baule?


*********

Dedica dell’Autrice:

Al grande cuore di mia nonna, maestra di vita ;
ai sogni, irrimediabilmente perduti, di mio nonno.

Al loro immenso, eterno Amore.


*********

Il cielo quel giorno era strano e non sembrava presagire nulla di buono. Un tremolante, pallido sole brillava tra poche nuvole grigiastre, nel deludente sforzo di non riuscire a mostrarsi in tutta la sua potenza. Era il primo pomeriggio, ma il cielo si tinse con i colori dell’alba. Le poche nubi, scaricato il loro pesante fardello, pian piano si diramarono e tutt’intorno sprazzi rosati si unirono ad un celeste cangiante, creando frenetici girotondi, come in una danza propiziatoria. Aveva appena smesso di piovere, ed il vento iracondo di pochi minuti prima, ora lasciava tacere in una sorta di pace innaturale le folte chiome degli alberi. Al di sotto il lago, prima cupo e minaccioso, aveva ora incatenato le sue onde e giaceva calmo e piatto quasi si stesse riposando dopo tanto andirivieni delle acque e come uno specchio rifletteva quell’ azzurrino del cielo, diventando anch’esso cristallino. Leggera scese una morbida, bianchissima foschia che nascose le verdeggianti colline circostanti e le sponde del lago scomparvero. Aria ed acqua, ora erano unite in un unico irreale colore e non si poteva più distinguere il confine tra cielo e terra; fu allora che l’orizzonte si trasformò in un soprannaturale abbraccio di eterno, sovraumano Amore. Sembrava che tutti fossero rimasti colpiti ed incuriositi da questo affascinante e quanto mai nuovo fenomeno atmosferico; e che desiderosi aspettassero, da dietro i vetri appannati delle finestre, la quiete dopo la tempesta. Quest’ultima, con il timoroso cinguettio dei primi impavidi uccellini, non tardò ad arrivare…. Ma non fu lo stesso per mia nonna!

Accadde difatti che uno sconosciuto, stretto in un curioso paltò e con un cappello scuro ancora sgocciolante, si soffermò curioso sotto l’uscio della sua casa e suonò. Sembrava stremato ed ansimava faticosamente, forse per la sua mole…. O molto più probabilmente perché, vistosamente a fatica, sorreggeva una cassa malridotta. E cosa ancor più strana, quando mia nonna dalla finestra gli rispose, egli si presentò con voce flebile, come un vecchio conoscente. E difatti in realtà lo era, ma erano passati così tanti anni che la nonna, ora scesa nell’androne del palazzo, con difficoltà tardò di molto, a riconoscere. Così mia nonna scoprì, ma senza ancor ben-pienamente ricordare, che lo “sconosciuto in paltò”: era un contadino, di un paese vicino. Il figlio, ormai anziano, di amici di vecchia data dei miei nonni. Fu così che dopo questa repentina ed alquanto furtiva presentazione, con altrettanto tono soffocato e parole poco scandite disse: <<Questo baule vi appartiene…. E’ rimasto per tanti anni nel nostro granaio…. E’ di vostro marito, sarà contento di riaverlo.>> <<Mio marito? Ma che dite? Mio marito è morto ormai da dieci anni!>> Rispose interdetta e piuttosto alterata mia nonna, mentre le lacrime tra dolore e rabbia, per questa strana incursione nella sua vita sentimentale, già iniziavano ad inumidirgli gli occhi. <<Mi dispiace signora, non lo potevo sapere, questa però è vostra ed ho anche questa per voi….>> rispose l’inatteso figuro e poi tirò fuori dalla tasca, inumidita e sdrucita del paltò, una busta e la depose sulla cassa che giaceva per terra accanto ai suoi scarponi rozzi ed infangati. Poi in tutta fretta salutò alzando leggermente la visiera del cappello e tenendo sempre basso lo sguardo per non incontrare quello interdetto ed interrogatorio della nonna, quasi si vergognasse del suo gesto, improvvisò uno stretto ed incerto sorriso e se ne andò. Mia nonna attonita ed anche un po’ impaurita da questa strana apparizione dal passato, si chinò tremolante e con il cuore impietrito prese tra le mani quella busta. Lesinò un po’ prima di aprirla non riuscendo ad immaginarsi quale arcano oggetto custodisse, poi tirò un gran sospiro per farsi coraggio e l’aprì. C’erano cento mila, delle vecchie lire . Alla vista dei soldi mia nonna alzò di scatto lo sguardo alla ricerca dell’inaspettato signore, lo intravide in lontananza che si affrettava con passo veloce ma un po’ ciondolante, si impegnò a tirar fuori la voce rotta nella gola per la intensa emozione e scoppiò in un grido: <<Signore, signore fermatevi…. Questi non li voglio, non li voglio, fermatevi vi prego io non li voglio, non li voglio….>> Quel losco figuro, però, neanche si voltò; anzi tirò ben dritto e con passo sempre più veloce finché lui scomparve nel nulla e dal nulla da dove era giunto e anche la voce ormai roca di mia nonna, pian piano si spense. Il cuore stanco, dopo tanto frenetica corsa di un velocissimo battito cardiaco dietro l’altro, quasi le usciva dal petto, mentre lei cercava di comprimerselo e sostenerselo con una mano; mentre con l’altra, dove ancora racchiudeva la busta ormai tutta stropicciata, si appoggiava, rapita, incredula e sconvolta, allo stipite del portone. Quelle sue grida, però avevano fortunatamente attratto anche l’attenzione di un vicino, il quale si precipitò a vedere cosa fosse accaduto a mia nonna. Il giovane le si avvicinò e con fare amorevole e preoccupato istantaneamente la sorresse prendendola sotto le braccia, che tremavano come una banderuola al vento. Il gentile ragazzo cercò di farle coraggio: <<Si calmi, Anna, ora si calmi è tutto finito…>>, ma in realtà tutto doveva ancora cominciare. <<Ma cosa le è accaduto, che si dispera così?>> lui preoccupato le chiese, e mia nonna quasi come se stesse cercando di scrivere un telegramma, sostanzialmente, per riassumere in breve tutta l’amara vicenda che l’aveva appena coinvolta, ancora ansimando rispose: <<Questa cassa…. Quel signore laggiù in fondo al viale…. E poi questi soldi io non li voglio, non li voglio!>> Così subito il soccorritore, credendo di aver capito che si stesse parlando di un ladro, subito diresse il suo sguardo alla fine del viale alberato, ma non c’era più nessun signore, la lunga via era ormai nuovamente deserta e silenziosa. Così, incredulo e sbalordito, scosse il capo e poi riprese: <<Va tutto bene signora Anna…. Ora si calmi e saliamo a casa sua, deve sedersi, bere un bel bicchier d’acqua e poi mi dirà bene e con più calma cosa posso fare per lei?>> <<Va bene caro, grazie.>> Aggiunse subito mia nonna: <<Adesso però, per favore aiutami solo a portar su questa cassa…. Dice che è di mio marito, sai? Grazie.>>

Il vecchio baule ora era in salotto e mia nonna, rimasta sola dopo i primi generosi soccorsi, lo guardava ancora intimorita, quasi in lontananza, seduta sul divano, mentre con gli occhi spersi in un punto non ben definito, certamente in direzione di quel baule, ma che viaggiavano oltre questo, mentre mille pensieri le frugavano ancora per la testa, continuava a sorseggiare pian-piano quel bicchier d’acqua, attraverso il quale cercava di ritrovare la calma… Proprio come il lago stesso, aveva fatto poc’anzi. Poi teneramente rivolse lo sguardo alla foto di mio nonno sul comò del salotto e gli chiese: <<Che cos’è? Che cosa mi hai mandato? Cosa devo fare?>> Ancor prima di rispondere, lei stessa e da sola a questa domanda, la cosa più logica le sembrò avvertire il resto della famiglia del sorprendente accaduto, per trovare insieme a noi quel caldo conforto che la aiutasse a districare i tanti dubbi che in pochi fugaci istanti le avevano rapito il cuore e la mente. E così fece, prese il telefono e ci chiamò. Senza sapere e immaginare lei per prima, che di lì a poco, solo lei per prima, poverina, nonostante la nostra presenza accanto a lei, sarebbe stata catapultata in un remoto passato, che per tanti anni le era rimasto sconosciuto e che nella confusione più totale del momento non avrebbe ancora potuto neanche lontanamente immaginare. Arrivammo tutti preoccupatissimi, salimmo le scale a due a due, entrando trovammo mia nonna ancora seduta e pensierosa accanto al telefono. Subito le domandammo cosa le fosse capitato, lei con il solo gesto della mano ci fece segno di sederci. Così, ora tutti seduti intorno al tavolo del salotto, prendemmo ad ascoltare, smarriti, il toccante racconto… Alla fine del quale la decisione fu presto presa: senza ulteriori remore per prima cosa subito sollevammo il coperchio della cassa, che cigolante si alzò, ma anche piuttosto facilmente, perché non era legato da nessun lucchetto. Ne uscirono fuori oggetti familiari nella loro essenza, ma a noi in verità sconosciuti. Uno dopo l’altro questi oggetti del passato si dispiegarono ai nostri occhi, sempre meno ignoti e sempre più famigliari, in quanto mia nonna per ognuno di questi riportava il reale possesso a suo marito: <<E’ di tuo padre!>> diceva a mia madre, mentre quest’ultima lo odorava e poi lo stringeva portandoselo al petto; e a noi piccoli nipoti, che stavamo di fronte a quel baule col cuore più lieto rispetto ai grandi, come se a distanza di qualche giorno fosse nuovamente giunto Babbo Natale, con un nuovo regalo, sebbene un po’ incomprensibile nella sua reale essenza per noi, diceva con gioia ritrovata: <<Anche questo era del nonno!>> descrivendoci poi minuziosamente l’oggetto in questione, che come gli altri faceva parte di quel tesoro riapparso e ritrovato, e la sua storia. Fu proprio così che da quel misterioso e inatteso baule, uscirono fuori, proprio come dal cilindro di un mago, tutti oggetti estremamente significativi e dotati di una ritrovata vitalità ci fecero varcare la soglia temporale che separa i giorni nostri da quelli della Seconda Guerra Mondiale. Vi trovammo difatti una bandiera italiana con lo stemma regio ricamato al centro, accuratamente ripiegata; la giacca di una divisa perfettamente mantenuta in buono stato, ancora con i gradi di Sergente Maggiore ben attaccati e lucidi e lo scudetto del Genio Guastatori. Poi una lista manoscritta, con l’inconfondibile calligrafia barocca di mio nonno, in cui veniva descritto minuziosamente il contenuto della cassa. E in effetti, proprio in base a questa lista, mancavano all’appello diverse cose, come ad esempio: un paio di stivali militari, una delle prime macchine fotografiche esistenti, una rudimentale macchina del caffè elettrica, una scatola contenente il servizio da barba, un paio di pantaloni militari e poi… Un inspiegabile numero “16”: a cosa poteva riferirsi? Sul fondo, però, trovammo un ultimo importante oggetto, una grande busta di carta ingiallita dal tempo, anch’essa irrimediabilmente aperta. Conteneva foto in bianco e nero e a colori, lettere ricevute da mio nonno e due vecchi libretti di risparmio postali, “nominali” e dunque a lui intestati.
La gioia che ci pervase trovando questi ultimi affetti più cari, ci incuriosì per delle ore. Anche sul volto di mia nonna si era di nuovo acceso un bellissimo seppur malinconico sorriso. I suoi occhi innamorati guardavano le foto che ritraevano mio nonno in atteggiamenti militari insieme ai commilitoni e le sue mani, ora tremolanti per la profonda gioia, le carezzavano. Istanti di vita immortalati per sempre, che ci guidarono alla scoperta di luoghi di cui tanto avevamo sentito parlare, ma che avevamo solo potuto immaginare: un accampamento all’ora del rancio e mio nonno con un improvvisato cappello da cuoco vicino al pentolone sul fuoco; seduto su una jeep all’ombra di una grande palma da datteri, in un’oasi del deserto africano; sulla prua di una nave battente bandiera della Marina Italiana, stretto in un abbraccio con un commilitone e sopra di loro potenti e mirabili cannoni; al posto passeggero su un sidecar per le affollate e sabbiose strade di Tripoli; ed infine la più toccante in assoluto quella che ritraeva i miei nonni insieme, gioiosi, giovanissimi, appena sposati, ritagliata a forma di cuore e dietro una amorosa dedica: “Per Sempre”. Poi le lettere: belle e commoventi quelle ricevute da mia nonna; divertenti quelle di parenti anch’essi arruolati durante la Grande Guerra. Tra queste in particolare ne ricordo una, quella di un cugino compaesano di mio nonno, in servizio permanente ad Udine, che per fargli sapere che si era innamorato di una giovane del posto, ma soprattutto per far si che la lettera passasse la censura e giungesse a destinazione, prima di arrivare al punto e raccontare dell’amoroso idillio nordico, fece uno sproloquio di esaltata ammirazione nei confronti delle forze e dei mezzi militari italiani, scritta a china con una calligrafia di altri tempi, a volte incomprensibile, al centro riportava un timbro “passata alla censura”. Questa ci fece scoppiare in una risata generale: la furbizia del “cugino” arruolato, nello scrivere in preambolo quanto fossero grandi le forze militari italiane, per poi arrivare al nocciolo della questione “sono innamorato!”, passò la censura. Insomma, in una risata, per merito di una lettera fino allora mai letta, proprio come la situazione meteorologica di quel giorno, la tempesta era ormai passata e l’armonia ritornata. Mancava però ancora all’appello il contenuto dei due libretti dei risparmi. Soldi sonanti che mio nonno aveva messo da parte uno sull’altro, una missione militare dopo l’altra, per comperare una casa ed a garanzia di una futura stabilità economica con mia nonna, arrivando ad un totale di ben 16 mila lire, che rapportati ad oggi erano veramente tanti. In realtà i miei nonni non comprarono mai una casa, non se la poterono mai permettere, ma la ereditarono alla morte dei genitori di mio nonno, quella dove mia nonna vive tuttora; perché come mostravano i libretti i soldi erano stati tutti ritirati. Ma chi lo aveva fatto se poteva ritirarli solo mio nonno? Così cercando di svelare il mistero del numero “16”, all’unisono le nostre incognite mentali istantaneamente collegarono a questo misterioso fatto la busta donata di tutta fretta con le 100mila lire, di oggi, dentro. Era forse quello un modo alquanto inadeguato per chiedere scusa? Per rifarsi del danno procurato? In definitiva, per restituire almeno in parte i soldi presi? Una sola cosa era certa: pensando alla guerra, alla miseria più assoluta, ed al boato delle bombe che ti fanno perdere tutto, anche la ragione, niente poteva essere dato per scontato. Creare una concatenazione di “forse” con il ragionamento non ci avrebbe di certo aiutato a rispondere ai nostri tanti interrogativi. Decidemmo allora che dovevamo ritrovare quell’ambiguo signore e farci raccontare tutta la verità, perché senza volerlo avevamo aperto la porta al passato, ed ora ci sentivamo in diritto di conoscerlo meglio, di farlo solo nostro. Giorni dopo, scoperto chi fosse e dove abitava il “postino” di una così straordinaria consegna, che aveva dovuto superare i valichi dello spazio e del tempo per tornare ai legittimi proprietari, mia madre, all’insaputa di mia nonna, la quale desiderava che la questione anche se non chiarita fosse per sempre chiusa, si recò a casa del “signore col paltò”. La storia che le raccontò fu quanto mai intricata: disse che il baule venne loro consegnato da mio nonno a Tripoli una sera a cena, prima di partire per l’ultima missione; mentre lui, quasi ventenne, ed i suoi genitori il giorno seguente si sarebbero imbarcati per tornare in Italia, come del resto gran parte degli ultimi italiani rimasti in Libia, che con i pochi spiccioli guadagnati laggiù, tornavano a casa per rifarsi una vita. Mio nonno molto amico di queste persone, come il signore stesso ricordò, chiese di consegnare il baule a mia nonna appena giunti a casa. <<Ed allora perché non lo avete fatto?>> chiese mia madre che sempre più voleva vederci chiaro: <<Forse se lo aveste fatto quando mio padre era ancora vivo, lo avreste reso felice! Seppur in parte e a distanza di tanti anni gli avreste ridato i suoi sogni!>> Allora egli in maniera molto confusa disse che la cassa venne rubata dagli inglesi e poi: <<No, no dai tedeschi…>>, ma se la cassa era ancora qui, come era possibile che inglesi o tedeschi l’avessero rubata? Fu così che egli aggiunse: <<Non hanno rubato tutta la cassa, solo alcuni oggetti utili…. Poi suo padre tornato dalla guerra venne a cercarla, ma i miei genitori gli dissero che era stata rubata dai militari accampati qui, in casa nostra…. E da quel giorno non lo abbiamo più visto!>> Quando si dice che “le colpe dei padri ricadranno sui figli” e forse questo fu un modo per cancellarsi definitivamente di dosso quelle colpe, ora che anche questo “figlio dello sbaglio” si stava avviando sul viale del tramonto della sua vita. Difatti sicuramente mio nonno, tornato dall’Africa, andò a cercare il suo baule, e dopo una quanto mai certa furente discussione e compreso che i suoi beni e le sue speranze, di una vita migliore, erano andati irreparabilmente perduti, decise di serbare il segreto nel suo cuore, forse per non suscitare un dannoso dolore nell’animo di mia nonna, che tra l’altro proprio in quei giorni era in dolce attesa del primo figlio e da quel momento, mio nonno, tacque per sempre. Noi però, non credemmo mai neppure ad una parola del confuso e traballante racconto dell’uomo in paltò giunto direttamente da un rancoroso passato, ma ormai avevamo tratto le nostre conclusioni sulla verità e questo, seppur con rabbia, ci bastava. Fu così che ben presto comprendemmo, che mio nonno per paura di non farcela a tornare a casa e forse di morire, proprio durante l’ultima missione, consegnò fiduciosamente la cassa a questi suoi “cari amici” (che guarda caso da emigranti, poi sono divenuti grossi proprietari terrieri), che proprio in quei giorni stavano sfuggendo alla guerra tripolitana, dove erano da emigranti andati per cercare fortuna, e tornarsene in Italia alle loro terre. Così, per quanto riguarda i soldi e l’ormai svelato enigma del numero 16, crediamo invece che li avesse ritirati proprio mio nonno, difatti i timbri che sui libretti di risparmio, delle Poste Italiane nella Città di Tripoli, riportavano la parola “estinto”: lo confermano! Capimmo difatti che lui stesso, probabilmente per paura che essendo i libretti “nominali” in caso di suo decesso, mia nonna non avrebbe più potuto prelevare i soldi in essi contenuti, li ritirò e depose anch’essi nel baule, forse fin troppo fiducioso nei confronti di chi con lealtà avrebbe dovuto effettuare la consegna, così racchiuse anche le banconote, con gli affetti a cui più teneva, nella ormai logora busta di carta, poi celata in uno scompartimento recondito della cassa, che ora appariva evidentemente manomesso.

Ad ogni modo così è andata la storia e questi sono gli “strani” avvenimenti che hanno colto di sorpresa la mia famiglia, in una “strana” giornata di settembre, ma quello che veramente conta è che tra la fine della guerra e l’arrivo inaspettato di quel baule c’è stato solo amore e tanta, tanta felicità. E l’invisibile orizzonte di quel giorno, in cui cielo e terra armoniosamente si unirono in un celestiale connubio, crediamo fermamente rappresentasse l’affettuoso abbraccio del nonno per dirci “sono ancora con voi”, ed un più importante angelico messaggio per mia nonna di rinnovato ed eterno Amore.

Ai miei nonni. Amorevolmente, Monia.

______________________

NOTE AL RACCONTO: Il racconto “I Sogni in un Baule” è stato pluripremiato in diversi Concorsi Letterari Nazionali ed Europei, e pubblicato sul giornale “Il tuo Paese” di Capodimonte a Marzo 2002, con inserto speciale. Una seconda versione inedita di questo racconto è stata rivisitata con l’aggiunta di dialoghi per farne una versione cinematografica, per il prestigiosa Premio Solinas 2003 “Scrivere per il cinema”. Tra i Premi Letterari più noti, ricevuti dall’Autrice per questo racconto di vita famigliare, ricordiamo: il Premio Letterario Nazionale «La Cittadella», che vince nel 2001 e le viene conferito il Diploma d'Onore dall'AS.CU.P.E.S. Mentre nel 2002, viene invitata a partecipare insieme ad altri 120 scrittori selezionati in tutta Europa, su segnalazione di Organismi culturali e qualificate pubblicazioni, al Premio «Omaggio a Goldoni», che vince con “I sogni in un Baule” classificandosi al primo posto nella categoria “Anni Verdi”. Selezionata tra gli scrittori Europei migliori e più meritevoli, premiati in quest’ultimo Concorso, viene invitata a partecipare al Premio Letterario Internazionale «Victor Hugo», che vince l’8 dicembre 2002.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Ven Gen 30, 2009 2:17 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Adv



MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2006 9:53 pm    Oggetto: Adv






Torna in cima
Raffa







Età: 56
Registrato: 25/07/06 22:35
Messaggi: 496
Raffa is offline 

Località: Portici
Interessi: Scrittura e cucina
Impiego: Farmacista


MessaggioInviato: Dom Ott 22, 2006 6:11 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Sarà perchè ormai tra tutti noi c'è un filo sottile, un legame d'affetto stabilito attraverso i nostri contatti costruttivi, ma sento la tua vita così vicina alla mia.

Abbiamo entrambe (come sicuramente migliaia di altre persone!) avuto la fortuna di avere in famiglia persone eccezionali e di conoscere un amore di quelli con la A maiuscola: è una grande fortuna.

Ho trattenuto la commozione fino al ritrovamento della foto ritagiata a forma di cuore con tanto di dedica"Per sempre"; questo perchè fino ad allora era stato tutto un crescendo di immagini cariche di sentimento che in qualche modo, quando hai detto

Aria ed acqua, ora erano unite in un unico irreale colore e non si poteva più distinguere il confine tra cielo e terra; fu allora che l’orizzonte si trasformò in un soprannaturale abbraccio di eterno, sovraumano Amore.

mi lasciavano presagire un abbraccio ideale tra i tuoi nonni.

Allora ho rallentato la lettura, perchè gli incontri al di là della vita, fatti di piccoli messaggi/coincidenze sono qualcosa di magico e accadono molto più frequentemente di quanto possiamo immaginare.

Deve essere stato speciale per tua nonna e per tutti voi ritrovare nonno Giuseppe in questa occasione, lì per voi, ancora una volta!

Tutto l'amore possibile traspare dalle tue parole, dalla grazia che ha contraddistinto il tuo narrare questo intimo episodio.

Non ho altro da aggiungere, ho "sentito" i vostri sentimenti.
Grazie
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
occhiverdi








Registrato: 21/01/09 15:01
Messaggi: 59
occhiverdi is offline 






MessaggioInviato: Lun Feb 16, 2009 7:17 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

La vita riserva tante cose, che a volte sembrano quasi irreali, ma riempiono il cuore.
Il tuo racconto tocca la sfera delle emozioni e dei sentimenti che in una famiglia sono le fondamenta. Si percepisce amore dall'inizio alla fine della lettura.
Beh, parlano chiaro i riconoscimenti che ha avoto.
Ciao M.
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Feb 27, 2009 12:14 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

smile 20 Grazie infinite M. per aver letto questo racconto, che poi è il mio primissimo racconto "pubblico". Sai c'è sempre un primissimo momento in cui "uno scrittore", ma sarebbe meglio dire un cantastorie, come amo definirmi io, si chiede: <<E ora cosa scrivo? Come inizio?>> A me proprio in quei giorni era capitata tra le mani credo la storia "più bella del mondo" (...naturalmente per me e per la mia famiglia) dunque hai proprio ragione quando scrivi:

Citazione:
La vita riserva tante cose, che a volte sembrano quasi irreali, ma riempiono il cuore.


...Perciò da allora non ci ho pensato troppo su, ho cominciato a digitare le prime lettere sul mio primissimo p.c. e da allora credo di non essermi più fermata ;0) !

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
occhiverdi








Registrato: 21/01/09 15:01
Messaggi: 59
occhiverdi is offline 






MessaggioInviato: Ven Feb 27, 2009 3:41 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Citazione:
...Perciò da allora non ci ho pensato troppo su, ho cominciato a digitare le prime lettere sul mio primissimo p.c. e da allora credo di non essermi più fermata ;0) !


Capisco bene quello che hai provato allora. Posso solo dirti di continuare e non fermarti, quello che scrivi, quando lo condividi con gli altri, non appartiene più solo a te, diventa un piacere per tutti.
Ciao M.
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> I Miei Racconti Tutti i fusi orari sono GMT
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum





Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio. topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2008