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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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2° INCIPIT: "Dove ho sbagliato?"
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Raffa







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MessaggioInviato: Sab Gen 20, 2007 10:05 pm    Oggetto:  18° capitolo: "Come un fiume in piena" (di Raffa)
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18° capitolo: "Come un fiume in piena" (di Raffa)

Era la seconda volta, in così poco tempo, che Erica provava l’esatta sensazione di essere la più forte, di doverlo essere a ogni costo.

Ora che la vita sembrava sfiorarla appena, doveva trovare sufficiente energia per infondere nell’animo dei suoi genitori la forza che era loro mancata per tutta una vita… proprio lei, così apparentemente piccola e indifesa!

Ricacciò nel profondo ogni remora, tacitando il dolore ancor prima che affiorasse dall’intimo e si offrì a suo padre con tutta la comprensione possibile, proprio come aveva fatto con Aurora.

Era lei la mano tesa tra i due genitori, il ponte tra le sponde opposte, il sentiero su cui percorrere poi una vita nuova, rinnovata dal dolore e nel dolore!

Ma quanto era difficile adesso!

La più fervida immaginazione non le avrebbe mai consentito di pensare di vivere questo momento: neanche per un attimo l’aveva sfiorata il pensiero che il padre avesse potuto avere un’altra donna… figuriamoci un amante uomo.

-Ciò che io sono realmente… - prese a dire Aldo sollevando quel viso pietrificato dalla vergogna ma che chiedeva pietà per il male che, di lì a poco, le avrebbe fatto.

-Ero un ragazzo spaventato la prima volta che ho sentito di essere diverso, di provare qualcosa per un mio compagno di scuola, desideravo diventare un uomo sicuro, come la mia famiglia si aspettava e come tua madre mi vedeva.

-Per tutti era lei la più fragile, aveva vissuto una storia molto difficile con un ragazzo che l’aveva fatta soffrire e aveva bisogno di certezze, di affidabilità, di tenerezza e io… io sentivo di dover sfuggire a quelle strane sensazioni che mi portavo addosso ogni volta che vedevo Luca.

-Sensazioni che odiavo, che mi facevano sentire sporco, fuori posto, infelice.
Erano altri tempi, il giudizio degli altri pesava con un macigno di cui solo i più coraggiosi potevano caricarsi a dispetto di tutto e tutti.
Io non ce l’avrei mai fatta a sentire su di me sguardi ironici, commenti e risate o peggio ancora minacce e ricatti, preferivo ripetermi che ero normale… normale, ma che vuol dire… in fin dei conti, in questo preciso istante, mentre ne parlo con te, credo di sentire una serenità ai provata prima.
Ma ero giovane e ho pensato che la mia fosse come una malattia e che bastasse mandare giù la medicina giusta e allora… la soluzione migliore mi sembrò quella
di sposare tua madre, lei così dolce, indifesa, bisognosa di qualcuno che l’amasse e io ne ero capace, tua madre mi piaceva, sentivo di volerle un gran bene e sono sempre stato sincero… in questo non ho mai mentito, non sarei stato capace di mettere al mondo dei figli se non fossi stato certo del sentimento che provavo per tua madre.

Non capiva Erica, anche Aurora aveva detto di amare Aldo, ma allora perché, perché tutto questo?

-Il nostro è un sentimento profondo, non abbiamo certo fatto faville, ma ci siamo sempre intesi anche con un semplice sguardo, come veri amici, come fratelli… è questo forse il problema, a un certo punto abbiamo smesso di essere amanti, abbiamo scelto di vivere per voi figli e la colpa è mia, di questo mio voler essere come non sono, di quella sensazione di sentirmi fuori posto che mi prendeva ogni volta che mi capitava di provare qualcosa per un altro uomo.

Ecco, l’aveva detto… e aveva dovuto di nuovo abbassare lo sguardo, mortificare volutamente il suo io, strisciare come un verme col ventre appiattito sulla nuda terra, senza poter guardare oltre, sotto il peso degli errori commessi, pieno di vergogna e di odio per aver ceduto, alla fine, a quell’insano e maledetto istinto.

Riuscire ad ascoltare e comprendere se stessi, ad essere indulgenti, ad arrendersi all’evidenza non è facile ma deve pur arrivare il momento in cui il vero io prende il sopravvento sulle forzature del calcolo e della ragione, il momento in cui il castello di sabbia crolla e con esso il disagio di vivere, come in un film, le parole e le azioni di un altro.
Aldo avvertiva la vertigine del senso di libertà che prendeva via via il sopravvento sulle menzogne a cui si era volontariamente costretto, sentiva di voler lasciare andare quelle sensazioni represse che non sembravano più tanto disgustose e innaturali; era stata innaturale la repressione imposta con la quale si era condannato a scontare una pena non sua.
Istinto, natura, casualità… tutto indipendente dalla sua volontà.
Come sarebbe stato più semplice avere da subito il coraggio di ascoltare il proprio corpo e il proprio cuore, avrebbe risparmiato tanta sofferenza a tutti, non si troverebbe in questa stanza adesso, non sarebbe ora costretto a passare da parte a parte quel cuore indifeso con una storia assurda , a sostenere quello sguardo ferito.


Un colpo al cuore per Erica –Sarò veramente pronta ad ascoltare tutto fino alla fine? - Si diceva… mentre, per prendere tempo, chiedeva ad Aldo di versarle dell’altro the nella tazza ormai vuota.

-Dopo l’episodio con Luca in palestra…

Alzò gli occhi Aldo, per scrutare il viso della figlia e si smarrì in quegli occhi spalancati fissi in una posa irreale.

-No Erica, non c’è mai stato nulla tra me e Luca, tranne un timido approccio quando eravamo ragazzi, quando lui sapeva esattamente chi era e probabilmente, anzi sicuramente, sapeva meglio di me chi fossi io stesso.

-E’ con lui che ho scoperto questo disagio, disagio che mi sono portato dentro fino a quando, uomo maturo e padre di figli, ho incontrato una persona che mi ha spalancato gli occhi nella maniera più cruda possibile.

-Devo alzarmi papà – disse Erica – solo un attimo, accompagnami in bagno per favore.

Aldo si lasciò pesantemente cadere sul letto di Erica, grato alla figlia per quella pausa inattesa, avrebbe potuto raccogliere di nuovo le forze, deciso come era ad andare fino in fondo e più giù ancora, lungo l’abisso dello squallore di quella insolita confessione, la prima, la sola, a chi meno di tutti avrebbe dovuto portare il peso di una realtà così sconcertante.

Erica non riusciva a muoversi, aggrappata al lavandino guardava la sua immagine riflessa nello specchio e, per la prima volta dopo tanti anni, rivolgeva al Signore una preghiera accorata, disperata e silenziosa affinché le desse la forza di continuare il doloroso cammino verso una scomoda verità.

-Ti dispiace se continuiamo a parlare qui papà? Vorrei stendermi un po’ – disse Erica ad Aldo uscendo con passo malfermo dal bagno.

-No tesoro mio, come vuoi… forse è meglio rimandare, d’altro canto è già tutto così chiaro adesso – fu la risposta di Aldo, le uniche parole che riuscì a proferire dopo aver visto il viso stravolto della figlia.

Sapeva bene cosa poteva provare Erica, non deve essere facile sentire il proprio padre parlare così, che senso deve avere per un figlio la vita dell’intera famiglia dopo una tale rivelazione?

Se lui stesso aveva dovuto tanto combattere odiandosi e maledicendosi ogni istante della sua vita, come avrebbe fatto la sua piccola a superare tutto quello schifo?

-Non te la puoi cavare così, non è chiaro per niente! – urlò Erica con uno sprazzo di rabbia che neanche lei pensava potesse ancora animare quella mente sconvolta.

-Non smettere di raccontare, me lo devi, lo hai promesso… sono tornata apposta da quel nulla che avevo fortemente desiderato dopo il nostro incontro al parco, sono tornata solo per questo! – e scoppiò in un pianto nevrotico e convulso tra le braccia di Aldo che la cullava come quando era bambina, attutendo i pugni con cui la figlia continuava a percuotergli il petto, con quel poco di forza che ancora le restava.

-Piangi bambina mia – sussurrava Aldo con un filo di voce – odiami pure, disprezzami… ma non smettere mai di vivere, non ti sei arresa finora, ne verremo fuori… prima o poi.

-Continua papà, non fermarti… ora mi passa, non avremmo, domani o dopo, il coraggio di riprendere questo discorso, di sentire riaffiorare di nuovo tutte le sensazioni che ci attraversano l’animo nel bene e nel male.
Non ce la farei a ricominciare, devi dirmi tutto adesso!

Erica raccolse le sue lacrime con la manica della vestaglia di morbida ciniglia che, come magica carezza, le restituì nuove sembianze: era sicuramente più tranquilla di quando Aldo era entrato nella sua stanza qualche ora prima.

-Luca sa che alla fine è… venuta fuori la tua natura? – disse d’un fiato Erica mentre Aldo si accingeva a riprendere il suo racconto.

-No, nessuno conosce il mio segreto, meno di tutti Luca… o almeno credo.
Non abbiamo mai parlato di quello che è successo tra noi una vita fa, neanche quando si è presentato a noi suoi amici con il suo primo fidanzato.

-E tu papà, cosa hai provato allora? Erica guardava il padre dritto negli occhi e questi, ormai pronto a sostenerne lo sguardo, rispose tranquillo:

-Non so dirti bene, sollievo… si, forse è proprio così, eravamo cresciuti, ero già fidanzato con mamma e allora ho pensato di essere finalmente e definitivamente al riparo da quel turbamento infantile.

Poi? – Erica incalzava il padre, non aveva compreso che Aldo, ora, non si sarebbe fermato per niente al mondo, come un fiume in piena ormai pronto a rompere gli argini.


Ultima modifica di Raffa il Mar Ott 30, 2007 6:55 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Gen 20, 2007 10:05 pm    Oggetto: Adv






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Aquilone







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MessaggioInviato: Gio Gen 25, 2007 8:39 am    Oggetto:  19° capitolo: Un giorno Speciale (di Sergio)
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19° capitolo: Un giorno Speciale (di Sergio)

Domenica mattina, come consueto, Roberto percorreva la solita strada che lo avrebbe portato da Erica per l’incontro quotidiano, l’invito ad ascoltare le sue letture emozionanti e avvincenti.

Ormai erano mesi che il rito si ripeteva con immensa gioia di entrambi, questo ha permesso di conoscerci meglio, di approfondire quelle emozioni, che avevo sempre provato, ma senza un cenno da parte di Erica, lei era impegnata e distratta dalla vita, dai suoi amici balordi che l’avevano sempre ingannata e lasciata sola nel momento più bisognoso della sua vita.

Immerso in quei pensieri di passato, quasi con naturale indifferenza, percorrevo a memoria la strada senza mai guardare bene cosa mi circondava. Quella domenica la mia testa si voltò nel momento preciso in cui fiancheggiavo il parco, quel maledetto parco dove più volte a distanza la mia sofferenza si frantumava dietro l’albero più grande o semplicemente seduto in una panchina, mentre guardavo Erica che sgretolava la sua vita insieme ai balordi.

Con gesto quasi di stizza mi fermai con l’occhio, proprio in quel punto dove i miei occhi scolpivano nel cuore la sofferenza del mio amore, vigliaccamente non riuscivo a fare nulla, solo perché Erica non mi permetteva di farlo, e anche perché più volte avevo tentato di allontanarla da quella gentaglia, senza risultati soddisfacenti, anzi più volte era allontanato, da una cruda e insensata violenza.

Imboccato il viale che portava alla casa di Erica, due isolati più avanti, quella mattina ascoltando le campane della vicina chiesa, avevo capito che ero in leggero ritardo, la riflessione del parco aveva consumato un po’ del mio tempo. Di fatto quando le campane richiamavano i fedeli alla messa della domenica, ero già seduto vicino ad Erica tenendole la mano e regalando emozioni di parole scritte e interpretate.

Davanti alla porta di casa alzai gli occhi verso la finestra di Erica che dava direttamente sulla strada, dietro le tende mi accorsi della femminilità di Erica che con un sorriso mi aspettava, accennando appena ad un saluto con la mano.

Ormai senza timidezza suonai il campanello della porta, anche i genitori di Erica conoscevano gli orari, ma quella mattina la porta tardava ad aprirsi, solo dopo 5 minuti, Aldo aprì la porta, il mio stupore, abituato a vedere sempre Aurora che con dolce sorriso mi accoglieva come una mamma.

-Buongiorno Roberto-
-Buongiorno Aldo, e Aurora?-
Con voce incerta, Aldo quasi nascondendo lo sguardo, disse voltandosi.
-E’ uscita presto stamattina, aveva bisogno di un po’ di moto, presto sarà qui, vuoi una tazza di caffè, con latte vero?-
-Si certo con latte-
Sembrò tutto strano quello che sentivo nell’atmosfera di quella casa che non era la solita a cui era abituato, forse l’assenza di Aurora, aveva distolto i miei pensieri, in chissà quale meandro malizioso. Avevo percepito qualcosa di insolito, di oscuro dubbio.

Senza indugio seguii Aldo in cucina dove un disordine inconsueto regnava, come se Aurora avesse abbandonato la sua semplice precisione e l’ordine delle cose anche le più usate. Aldo mi offrì il caffè appena fatto e aggiungendo il latte ne versò un po’ sul tavolo, come se la sua mano, non guidava, più le giuste distanze.
Afferrai quella tazza e con gesto veloce, avevo già perso troppo tempo, bevvi il latte con velocità inconsueta. Quella mattina anche i gesti, i profumi, sembravano strani e poi il latte non era come quello che Aurora sapeva fare. Per la mia discrezione però non volevo dare dispiacere ad Aldo che mi guardava come se si aspettasse un giudizio, che non esitai a dare.
-Buono, adesso però salgo da Erica mi starà aspettando.

Con memoria ordinata salii le scale e con un salto arrivai alla porta di Erica, bussai delicatamente, e poi afferrai la maniglia nel momento preciso in cui fui invitato ad entrare.
Lasciandomi dietro tutti i dubbi appena provati, con un sorriso raggiunsi gli occhi di Erica, che con braccia avanti mi invitò ad abbracciarla, anche questo mi sembrò strano, ma molto piacevole rispetto alle stranezze precedenti.
-Ciao Roberto, ti stavo aspettando. Non ti vedevo arrivare, così mi sono alzata dal letto, come stai? Ti vedo diverso-.
-Ciao Erica, effettivamente sono in ritardo, per la strada mi sono soffermato un po’ vicino al parco, scusami, ma oggi mi sembra così strano, non ho visto Aurora e il disordine in cucina così sono un po’ diverso dal solito-.
Roberto abbracciò Erica con grande forza quasi a farle male, ma voleva sentirla addosso, ascoltare il suo cuore e sentire il suo profumo, di quella pelle giovane e sincera.

-Oggi inizieremo un nuovo libro-.
-Un titolo triste, ma di sicuro impatto emozionale, “ La voce dei gabbiani “, so quanto ti piace il mare e così ho deciso di portarti questa storia dei gabbiani, con occhi tristi ma cuore vero-.

Con voce da narratore ormai esperto, per le tante letture regalate ad Erica, attraverso la mia voce ne carpiva anche le emozioni dei personaggi di volta in volta, la lettura si fermò però solo al secondo capitolo, quella domenica. Mi era deciso di confidare un segreto che da anni tenevo stretto in cuore, anche se Erica sapeva, ma non aveva mai sentito dal vero, lo aveva solo immaginato, con intuizione di donna.
Con forte sospiro, chiusi il libro e presi la mano di Erica accarezzandola un po’, alzai gli occhi cercando i suoi e poi con voce emozionata dissi.
-Sai sono anni che volevo averti tutta per me, tu sempre sfuggente, e tenevi più a rincorrere la morte con quei balordi, ora che posso tenerti per me, voglio esprimerti quanto amore ho nascosto qui nel mio cuore per te, aspettando questo momento come non mai. Chissà quanti baci, dati senza cuore, le tue labbra meritano un vero, sincero bacio, io voglio baciarti Erica!-.

Avvicinai il viso al suo, sentii il calore del suo corpo salire su per la sua camicia, misi una mano intorno al collo, e senza forza avvicinai alle mie le sue labbra, con tepore tenero le strinsi la mano e intensamente la baciai.

Un momento durò una vita e il cuore salì alla gola tanto che mi sembrava uscire dalla bocca, e un forte inebriante senso di mancanza mi avvolse l’anima. Il bacio avvolse i piaceri del mio corpo in una sensazione solo letta e mai provata.

Presi il mondo in una mano e spiegai ad Erica quanto amore, provavo per lei, e che adesso avendola ritrovata, non avrei mai più lasciato quel nettare di vita, che un in un attimo si era trasformato in gioia del cuore e dell’anima.

Quella domenica oltre a farmi riflettere su dove avevo sbagliato con Erica tanto tempo fa, e nello stesso momento quanto fosse questo giorno un giorno speciale, per aver trovato l’amore tanto cercato, salutai con calore Erica, e mi allontanai con gioia nel cuore, da quella casa che mi avrebbe rivisto appena il giorno dopo.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Mar 13, 2007 1:37 pm    Oggetto:  Dove ho sbagliato?
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20° capitolo: Un giorno speciale...Anche per Aurora. (di Monia)

Mentre Roberto era ancora in camera di Erica, e loro due insieme, proprio come in un puzzle cercavano, tramite le pagine di un libro e gli incontri domenicali, di sistemare e far finalmente quadrare le loro vite, prima arrestate ed ora riprese con maggior fervore, e proprio all'insegna di quel bacio da troppo atteso, intanto Aldo al piano di sotto ricevette una brevissima, ma fin troppo intensa telefonata di sua moglie: <<Sono al mare, rientro tardi stasera, poi giuro ti racconto tutto...>>

Un nuovo libro, dunque stava cominciando anche per Aldo ed Aurora...E proprio quello, per troppo tempo tenuto custodito sullo scaffale della loro libreria, a volte gentilmente ed ansiosamente spolverato, ma mai aperto e letto. Era forse giunta l'ora di farlo...Insieme.

Certo Aldo dopo quella poco informativa telefonata avrebbe voluto subito richiamare sua moglie e farsi spiegare meglio, ma le sue dita si bloccavano ansiose sul tasto del telefono di richiamata, avrebbe senz'altro voluto uscire subito di casa, inseguire la moglie, magari di nascosto cercarla e pedinarla proprio lungo quel lungo mare a mezz'ora di distanza da casa loro. Si infilò persino il giacchetto e risoluto afferrò le chiavi della macchina, poi sull'uscio già semiaperto si bloccò e sbatté con forza e vigore il portoncino dell'appartamento. Tanto che l'improvviso frastuono rimbombò sul pianerottolo e la rampa di scale....Tanto che Erica sentito accortasi e sentito quel suono sordo ed improvviso si distaccò del fermo abbraccio con Roberto, ed interdetta gridò: <<Papà?!>>

Aldo rimase in silenzio, appoggiato interdetto e braccia conserte su quell'uscio ormai chiuso, serrato innanzi a lui ed ai suoi recenti e irrealizzati propositi. Erica, supponendo che suo padre non l'avesse sentita, lo chiamò dal piano di sopra con l'interfono domestico: <<Papà? Cosa è successo? Ho sentito sbattere forte...>>

Aldo cercò in un unico razionale istante le parole, la scusa da riferire alla figlia: <<Nulla cara, non ti preoccupare, niente di che....Solo un po’ di corrente, sto rassettando la cucina e con la finestra aperta ha sbattuto la porta. Senti....Tua madre...Ha appena chiamato. Si ferma a pranzo da Lucia, che sta poco bene, per farle compagnia...Ha appena chiamato e ha detto che forse tarderà....Che ne dite tu e Roberto se ordino per tre al ristorante qui sotto?>>

<<Per me va bene. Aspetta papà che chiedo a Roberto se può essere dei nostri....Sì. Ha detto che per lui se non è di troppo disturbo, va bene.>>

<<Quale disturbo? Amore mio o in due o in tre le portate sono le stesse...Chiamo Alvaro allora....Che dici: tagliatelle panna e funghi, pollo arrosto con patate ed insalata, possono andare o preferite qualcos'altro?>>

<<Aspetta papi che chiedo....Roby ti piacciono....Si papi, va benone. Quando arriva il tutto, chiamaci che scendiamo.>>

<<Bene cara a dopo.>> Aldo prese il telefono in mano, fu nuovamente lì -lì per comporre il numero della moglie, poi rabbioso si fece coraggio e tentò: “L'utente è al momento irraggiungibile, o potrebbe avere il cellulare spento, si prega riprovare più tardi....” La gelosia in una frazione di secondo gli salì nuovamente alla testa. Stava per gettare il telefono a terra, poi pensò ai suoi di segreti, quelli ancora, tutti, da raccontare ad Aurora, fermò la sua mano e all'istante ripresosi, invece, compose il numero del ristoratore Alvaro, per ordinare il pranzo.

Certo quella giornata non fu facile per nessuno, neanche quando seduti a tavola Roberto, Erica ed Aldo apprezzarono la cucina di Alvaro. Ma la mente di Aldo era altrove ed Erica tra una battuta e l'altra, soprattutto per mettere a proprio agio l'ospite-fidanzato, se ne accorse, ma come al solito, per non gravare sul padre evidentemente assente, se lo tenne per sé.

Intanto Aurora, sulla battigia, faccia tesissima rivolta verso il mare mosso e fuori stagione, con le sue stesse braccia che fortemente le stringevano le spalle, quasi a volersi difendere, da quel vento imponente e soprattutto da ciò che stava per rivelare a chi di lì a poco attendeva. Manco a dirlo, nessuna premonizione sarebbe stata più logica , Aurora aspettava proprio quell'uomo del suo passato, ma ancora vivo e vegeto nel suo presente, al quale tanto doveva privatamente dire e raccontare....Giunse così, dopo un po’, dietro di lei, con passo felpato e silenzioso Lorenzo...Ed ora lei racchiusa all'istante anche tra le sue forti braccia, che la immobilizzavano alle spalle, mentre con enfasi ritrovata le labbra di lui le sfioravano ed inumidivano il collo, lei ancora occhi fissi verso il mare riuscì solo a dire e tutto d'un fiato: <<Dobbiamo parlare. Nostra figlia sa tutto!>>

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Mer Ott 31, 2007 12:44 pm, modificato 1 volta in totale
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Cinzia







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MessaggioInviato: Mer Ott 17, 2007 4:37 pm    Oggetto:  21° capitolo: L'Addio (di Cinzia)
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21° capitolo: L'Addio (di Cinzia)

Lorenzo rimase impietrito dall'inaspettata rivelazione.
Quando il telefono squillò quella mattina fremeva impaziente di riabbracciare quella piccola e dolce creatura che era riuscita a rapirgli la mente e il cuore. Sentiva fremere il suo corpo solo al pensiero di poter riaccarezzare quella pelle così liscia e vellutata dall'odor di pesca.
Era felice, pensava di essere finalmente riuscito ad ottenere quello che tanti anni prima aveva perduto e che Aldo gli aveva rubato.
Aldo, quel ragazzo che si era intromesso nella comitiva e che approfittando della situazione seppe cogliere l'occasione per fare sua quella ragazzina timida.
Quanta invidia provava per quell'uomo che era riuscito a portargliela via!
Si, è vero che non aveva mai voluto legami duraturi, è vero che andava con tutte le belle ragazze, è vero che glie le faceva sotto gli occhi, è vero che l'aveva fatta soffrire… però se Aldo non si fosse fatto avanti sicuramente quella ragazzina sarebbe stata ancora là….
Ma cosa aveva di così straordinario quell'uomo che lui non aveva?
Ed è così che l'uomo libertino, l'uomo che aveva sempre preso ed ottenuto tutto quello che voleva, ora che non poteva avere ciò che desiderava, si rese conto che era disposto a perdere tutto quello per cui aveva lottato e per cui si pavoneggiava pur di averla per se.
Quante notti aveva passato nel tormento di questa amara verità!
Ed ora che lei lo aveva cercato, la speranza si era riaccesa gremita di sogni che galoppavano verso la vittoria … e invece….
"Come sa tutto?"
Non poteva continuare a parlare, il fiato gli si era strozzato in gola. I sogni e le speranze in un attimo erano andati in frantumi, il mondo gli crollava sulla testa. No, non poteva essere, lui voleva la sua donna non di certo il peso di una figlia, di quella figlia!
Aurora continuava a guardare il mare, sfuggendo quel volto che le faceva perdere la testa, ora doveva parlare e
"Ho dovuto dirglielo, non potevo continuare a mentirle. Lei già sospettava qualcosa era giusto…"
Si fermò un'attimo per raccogliere le forze e continuare
"non potevo continuare ad avere questo peso nel cuore. Troppo tempo è passato ed ora non ce la faccio più a mentire."
Lorenzo taceva, la sua mente era un turbinio di pensieri, di urla, di disperazione e mentre Aurora continuava a parlare di come si sentisse più sollevata, lui con voce irata disse
"E non ne potevi fare a meno di dirglielo? Cosa vuoi ora da me? Cosa pretendi che faccia?"
"Niente, io non pretendo niente. Era giusto che tu sapessi."
Lorenzo si rese conto che stava sbagliando, che forse quell'inaspettata notizia poteva essere una buona opportunità per avere Aurora.
La sua mente brulicava di pensieri, aveva bisogno di tempo per riflettere bene.
I suoi occhi si incrociarono con quelli di Aurora e scorse il suo viso bagnato di lacrime, il suo cuore lanciò un'impeto di tenerezza. Com'era bella! Nonostante gli anni e due figli il suo corpo era paragonabile a quello di una vent'enne. I suoi capelli lunghi e morbidi scendevano sulle spalle e la sua pelle incontaminata emanava sempre lo stesso profumo che gli inebriava la testa come fosse ottimo brandy. La sua voce si fece più dolce
"Scusa amor mio, non mi aspettavo una notizia del genere. Scusa, scusa, scusa! Ascolta, cosa ti ha detto Erica? Vuole vedermi? Mi odia? Cosa?
E tu, cosa pensi di fare?"
"Erica non ha fatto alcuna richiesta nei tuoi riguardi, tanto meno ha espresso sentimenti nei tuoi confronti. Non so cosa farà, non ne ho idea. Sai, è molto più matura di quanto potessimo immaginare. Ha già sofferto tanto per colpa mia ed ora si merita il meglio della vita. Voglio che sia felice, farò di tutto affinché lo sia."
"Cosa vuoi fare allora? Hai già in mente qualcosa?"
"Voglio cambiar vita. Rimettere in piedi la mia famiglia e rimediare a tutti gli errori. Voglio respirare aria nuova e far tornare l'amore e l'armonia, la pace e l'allegria di tanti anni fa. Voglio bandire la menzogna. Basta bugie, basta segreti, basta silenzi.."
Lorenzo la interrompe
"Aldo sa di tutto questo?"
"Ancora no, ma questa sera ho intenzione di raccontargli tutto"
"Ma sei impazzita? Cosa pensi di fare raccontandogli tutto? Aldo non può capire e finirai con il farti male. Ti odierà e odierà anche Erica distruggendo l'idillio e l'intesa che c'è tra loro. "
"No, non credo andrà così. Ma anche se fosse, voglio iniziare una nuova vita e non posso farlo continuando a tenere in seno questo segreto."
"E se Aldo non vorrà più avere a che fare con te…." Alcuni secondi di silenzio prima di proferire la domanda che più gli premeva
"Verresti da me?"
"No, non potrei mai. Ho riflettuto molto in questi giorni ed ora mi rendo conto di quanto Aldo abbia fatto per me e di quanto mi ami. E' ora che anch'io faccia qualcosa per renderlo felice ed è per questo che inizierò con la verità, voglio chiudere con il passato che non ha fatto altro che portare amarezza e dolore. Tu sei un uomo molto affascinante e galante, sei un'amante perfetto, sai far sentire una donna regina dell'universo… ma amare non è solo questo. Amare è vivere uno accanto all'altro sostenendosi nei momenti bui, sopportandosi nei momenti neri, aspettando con pazienza che l'altro si svegli dal torpore… amare è tante cose non è solo groviglio di corpi e passioni sessuali. Mi spiace Lorenzo, io non ti amo e per questo non ci vedremo mai più. "
"Cosa ne sai? Magari con il tempo.."
"Lorenzo, sono attratta fisicamente da te, ma non ti amo e non verrò da te. Lotterò con tutte le mie forze per ricreare la mia famiglia e mai nessuno potrà dividerci, neanche tu."
Deluso sentiva le lacrime alle porte e cercando di non far trasparire il dolore, si alzò.
Ancora una volta Aldo aveva vinto, ancora una volta Aldo aveva avuto la meglio. Quanto ancora doveva pagare per aver preferito il godere la vita invece del legarsi fin che morte non separi? Sentì un dolore lancinante al petto, allora decise che era meglio andar via, poggiò una mano sulla spalla della sua amata e
"Va bene, credo tu mi abbia detto tutto. Fammi sapere se cambi idea. Rimarrò nei paraggi ancora per qualche giorno, poi cambierò aria per un po’."
Attese qualche istante speranzoso, poi si girò e con passo veloce raggiunse la sua auto parcheggiata sul lungomare.
"Addio amor mio, addio!"

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Cinzia
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Cinzia







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MessaggioInviato: Mer Ott 17, 2007 4:44 pm    Oggetto:  22° capitolo: Una lunga giornata (di Cinzia)
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22° capitolo: Una lunga giornata (di Cinzia)

Quante emozioni Aurora stava affrontando in così poco tempo ed ora era decisa a continuare ciò che la sua Erica aveva iniziato. Però per parlare doveva raccogliere tutte le forze, doveva essere sincera e decisa, non doveva farsi prendere dalla paura altrimenti tutto sarebbe stato vano.
Durante il ritorno a casa, mentre la sua mente brulicava di pensieri, vide una chiesetta e d'istinto fermò la macchina, scese e vi entrò.
Un tempo era solita entrarvi per parlare con quel Dio che chiamava Padre, ricordava quel senso di pace e di sollievo con cui ne usciva e sentì nuovamente il bisogno di riavvicinarsi, di iniziare proprio con il rappacificarsi con quel Padre che un tempo amava tanto e che le dava così tanto amore.
Da quando gli eventi nefasti della vita l'avevano travolta, aveva perso quel contatto. Il senso di sporcizia e vergogna l'avevano trascinata sempre più in basso finendo con il fuggire da tutto e da tutti, pur di non sentire quel puzzo che le tormentava la coscienza.
Si inginocchiò di fronte ad una statua di Gesù che aveva mani tese come voler abbracciare proprio lei, la peccatrice tra le peccatrici, colei che non era degna dell'amore di colui che le aveva dato la vita. Accese una candela
"Signore, perdonami!
So che ho sbagliato, so che ho distrutto la vita di mia figlia, so che è tutta colpa mia, ma Ti prego AIUTAMI!
Aiutami a riparare il danno!
Aiutami! Ti prego, non guardare ai miei peccati so di aver causato tanto male, ti imploro perdonami! Ti prego sono tua figlia abbi misericordia di me! Vengo a te con il cuore in mano,
Padre, Padre, Padre! Ti prego dammi la forza di confessare tutto a mio marito, dammi la forza per essere sincera e affrontare tutto ciò che accadrà.
Ti prego aiuta questa povera peccatrice, ti prego misericordia, misericordia!"
Aurora piangeva disperata, sembrava che stesse buttando fuori tutti i suoi dolori, i suoi peccati e le paure attraverso quelle lacrime che uscivano copiose come ruscelli.
In effetti fu così perché quando uscì sentì dentro di se una calma inverosimile, come se il passato non fosse esistito, come se ciò che era accaduto fosse appartenuto ad un'altra persona.
Intanto si era avvicinata l'ora di cena, e Aldo era sempre più nervoso, i minuti sembravano ore, e le ore sembravano secoli.
Perché Aurora era andata al mare? Con chi si era incontrata? C'era un altro uomo nella sua vita? Cosa doveva dirgli la sera?
Era un tormento, lottava con se stesso per non immaginare l'inimmaginabile e sentiva la gelosia salire sempre più su fino al delirio.
Guardava di continuo l'orologio e pensava a ciò che le avrebbe detto una volta che
"Ciao Amore sei arrivata! Com'è andata la giornata? Ti sei rilassata?"
"Si Aldo, ora mi sento bene. E tu? Ed Erica?"
"Bene, bene, ce la siamo cavata anche senza di te"
"Dai ora preparo la cena e poi parliamo un po’. Ti va?"
"Si, si."
Tutta la rabbia di Aldo sfumò non appena vide Aurora. Era strano come la sola visione di quella dolce donna riuscisse a calmargli tutti i bollenti spiriti. Era strano pure il fatto, che nonostante la sua indole nascosta lo portasse verso il suo stesso sesso, nel suo cuore sentisse un'amore così impetuoso ed una gelosia così forte verso quella piccola, tenera e fragile donna.
Di cosa voleva parlargli Aurora dopo cena?
Anche lui doveva parlargli, anche lui sentiva il bisogno di rivelare il suo segreto e di mettere fine a tutto, costi quel che costi.
Ma avrebbe trovato il coraggio per dire a sua moglie che era un "diverso?" La giornata era già stata traumatica, ancora gli tremavano le gambe!
Aurora nel frattempo salì le scale frettolosamente, ansiosa di abbracciare la sua bimba
"Erica, come stai tesoro?"
"Bene mamma, passata bene la giornata? Come sta Lucia?"
"Lucia?!"
Aurora ebbe un'attimo di esitazione, poi capì che probabilmente Aldo aveva trovato quella scusa per non impensierire la figlia.
"Bene tesoro, bene! Ora vado a preparare la cena, è tardi, non hai fame?"
"No mamma, non ho fame. Sono un po’ stanca ho tanto sonno. Cenate voi io dormo un po’"
"Ma devi mangiare, non puoi stare a digiuno. Ti porto almeno un bicchiere di latte e quei biscotti che ti piacciono tanto?"
"Ma mamma, non ce la faccio!"
"Dai almeno il latte lo devi bere. Ora vado a preparare la cena, poi ti mando papà per il latte. Io verrò dopo a darti la buona notte va bene?"
Aurora scende a preparare la cena pensando di lasciar riposare un pochino Erica prima di mandarle il latte nella speranza che un po’ di riposo l'aiutasse e che al risveglio riuscisse a mandar giù qualcosa.
A tavola soli soletti volteggiava un'aria di imbarazzo, ambedue cercavano di apparire distesi parlando di tanto in tanto del tempo, del giardino, ma in effetti stavano cercando il momento adatto per iniziare a confessare quei segreti che per lungo tempo avevano causato la morte della famiglia.
"Aldo, per cortesia puoi portare il latte ed i biscotti ad Erica mentre rassetto la cucina? Vedi se riesci a fargli mandar giù qualcosa!"
Aldo annuisce e velocemente sale le scale, il suo cuore batteva all'impazzata, ancora un po’ e poi avrebbe raccontato tutto.
"Erica svegliati tesoro!.
"Erica…. Erica…. ERICA!"
Erica non rispondeva, Aldo la scuoteva ma lei rimaneva inerme e non dava cenni di vita.
Aldo urlò con quanto fiato avesse in gola. Cosa era successo alla sua piccola? Aurora prese subito il telefono per chiamare l'autoambulanza che arrivò nel giro di pochi minuti.
Fu una corsa a sirene spiegate verso l'ospedale, i cuori erano nella disperazione totale.
Non poteva accadere un'altra volta. No, Erica no, non era giusto. Perché il destino si era accanito così contro di loro? Loro non avevano alcuna colpa, perché?
Ore di attesa nel corridoio della sala rianimazione, il professor De Biase sembrava non uscire mai!
"Signori, la situazione è grave. Ora si è ripresa, ma il fegato non ha più funzione vitale e se non interveniamo subito la perderemo. Dobbiamo fare subito il trapianto."
"Oh mio Dio! E come si può se non c'è un fegato disponibile? E' in lista ma ancora non abbiamo avuto nessuna…"
"Prego, andiamo nel mio studio a parlare, ho delle cose da dirvi:"
Seguirono il dottore in uno studio molto luminoso, con pochi mobili bianchi dove tutto odorava di pulito.
"Non c'è un fegato disponibile, ma c'è un'altra possibilità. Il fegato è un'organo che si riproduce autonomamente, ne basta un pezzetto. Voi siete i genitori e potremmo asportarne un pezzetto dal vostro per trapiantarlo in Erica. Nella maggior parte dei casi non c'è rigetto, nel novanta per cento dei casi è andato tutto bene e se siete d’accordo, direi di procedere in tal senso senza perdere altro tempo prezioso. So che non è facile decidere così in fretta ma credetemi abbiamo i minuti contati. Se siete d’accordo iniziamo subito tutte le analisi per vedere chi di voi due è il più idoneo."
Aurora, sapendo l'amara verità, prima che Aldo riuscisse ad aprir bocca
"Andiamo, sottoponga me per prima!"
"Ma Aurora…"
Prima che Aldo riuscisse a finire la frase Aurora uscì dallo studio insieme al dottore. Non poteva permettere che sapesse la verità in quel modo, non era giusto. Non se lo sarebbe mai perdonato.
Aldo corse dietro loro e prendendo il dottore per una manica implorò
"La prego, esamini prima me, io sono robusto e godo di ottima salute. E poi Erica ha bisogno della mamma, io da solo non ce la farei."
"Va bene, allora andiamo!"
Aurora rimase inerme senza forze, a nulla era valsa la sua prontezza.
Le speranze e la forza raccolta durante la giornata si erano dileguate in un attimo.
Cosa sarebbe accaduto ora?

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MessaggioInviato: Ven Ott 26, 2007 7:14 pm    Oggetto:  23° capitolo: La giusta prospettiva (di Raffa)
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23° capitolo: La giusta prospettiva (di Raffa)

Pensare che solo poche ore prima aveva ritrovato in sé un vigore insperato, aveva per la prima volta deciso da sola per se stessa e per altri, per le persone che più amava al mondo.

Adesso che il mondo pareva crollarle addosso, ripensava con vergogna che aveva per un attimo desiderato solo abbandonarsi all’abbraccio di Lorenzo, per respirare il sapore lontano della passione senza ragione, per lasciarsi riprendere da quel vortice che l’aveva condotta nell’incanto della favola, come se non esistessero i mostri del rimorso e del rimpianto.
Aveva pensato che insieme a Lorenzo avrebbe trovato una soluzione, in fin dei conti aveva sempre dovuto aspettare che qualcun altro rispondesse per lei, che le indicasse la strada, che la scuotesse dal torpore innaturale con cui si lasciava andare alla vita.

Ma la prospettiva era sbagliata, il punto di vista alterato da una vita troppo dimessa, troppo a testa china.
E come svegliandosi da un incubo, Aurora adesso vedeva chiaro innanzi a sé un futuro diverso, si odiava per quanto aveva lasciato fare agli altri, per tutto il coraggio che non aveva avuto, per tutti i dubbi che non aveva avuto la forza di dissipare disperando di trovare la forza di affrontare le conseguenze dei suoi errori.
No, questa volta non sarebbe andata così, stavolta avrebbe preso le redini, avrebbe condotto il gioco a modo suo avrebbe ridato alla sua vita la giusta direzione.


Aveva avvertito una sensazione mai provata, un formicolio, una scossa elettrica che l’attraversava impietosa e le attivava uno a uno i neuroni di un sistema sopito, sconvolgendo i pensieri e accompagnando le parole che erano uscite dalla sua bocca quasi indipendenti dalla sua volontà.

Ma perché adesso ripensava all’incontro? Proprio ora che di nuovo il destino le presentava un conto salato, da riscuotere per lo più nel peggiore dei modi… altre erano le priorità e altri sarebbero dovuti essere i suoi pensieri.

-Dio mio, cosa farò adesso? Le sue mani tormentavano il viso in fiamme sul quale non si distinguevano dolore, vergogna e rabbia che pure passavano su di esso in rapida successione.

E di nuovo la prendeva quel panico che aveva accompagnato la rassegnazione dei suoi giorni, panico misto all’insano desiderio di sprofondare, di trovarsi, senza possibilità di salvezza, al posto di Erika.

Come un automa raggiunse di corsa il medico:
-Le analisi le devo fare io… non c’è tempo da perdere. A casa parleremo, appena possibile - disse ad Aldo escludendo categoricamente qualunque possibilità di replica.

Aveva vissuto i giorni prima dell’intervento come in uno stato ipnotico, non le era sembrato di percepire altra sofferenza che quella di sapere di nuovo Erika in fin di vita, ma questa volta sarebbe andata a riprendersela con le sue mani, l’avrebbe strappata alla morte… o sarebbe andata con lei.

Ora un grande vuoto sembrava sostituirsi ad ogni possibilità di reazione, ad ogni tipo di sentimento e come prigioniera in una nuvola grigia, le sembrava di essere sospesa tra il buio della colpa e il desiderio di una chiarezza che potesse finalmente proiettarla in un mondo senza le bugie che avevano caratterizzato i suoi giorni, uno dopo l’altro.

Non aveva la sensazione del tempo trascorso, non aveva contatti con la realtà, niente… non riusciva a sentire la sua stessa voce, avrebbe preferito che le gridasse orrore o sollievo, ma neanche un impercettibile lamento affiorava dal gelo che aveva nel profondo.

- Aurora… svegliati amore, è andato tutto bene… presto anche Erika potrà finalmente dimenticare tutta questa brutta storia, sei stata coraggiosa… la mia eroina – Aldo continuava ad accarezzare quel viso pallido e stanco che ora si apriva a un sorriso, al segno di vita atteso e sperato per mettere un punto e ricominciare.

Aurora era sveglia, in una stanza d’ospedale che raccoglieva tutte le sue speranze e lo strazio silenzioso del non sapere… era gelata, aveva freddo e sentiva di non potersi muovere, perché ancora non era sicura di aver capito bene.
-Dimmi Aldo, Erika?
-Tutto a posto vita mia, siete tornate mano nella mano dal viaggio più difficile di tutta la nostra vita… vi amo con tutto il cuore e mai avrei potuto immaginare un futuro senza di voi, ma ora siamo qui… di nuovo insieme.

La fine di un incubo, non più lacrime da piangere, ma la sensazione che andava riempiendosi di caldo umore quel vuoto provato fino a poco prima.
Niente di più bello, mai più grande emozione … Aurora sentiva di non aver mai provato nulla di simile, come liberarsi da una montagna che ti preme sul cuore, che ti impedisce di respirare e che all’improvviso ti lascia troppo libera di riempirti d’aria con un respiro profondo, che tuttavia ti sbanda, lasciandoti preda di una piacevole vertigine.

-E’ qui accanto a te, dorme, è tornata la nostra piccola di sempre…
Occhi negli occhi ad assaporare la vittoria, con la consapevolezza di aver ancora tanta strada da fare ma, finalmente, in discesa e secondo la giusta prospettiva!


Ultima modifica di Raffa il Mar Ott 30, 2007 7:30 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Lun Ott 29, 2007 5:07 pm    Oggetto:  24° capitolo: Aldo & il trapianto... (di Monia)
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24° capitolo: Aldo & il trapianto... (di Monia)

Erano ormai passati parecchi giorni dall'intervento, 2 mesi di ospedale per l'esattezza, per Aurora e Erica. Due faticosissimi, dolorosissimi mesi, di quelli che ti buttano a terra e poi quando finalmente ci si rialza, solo allora ti accorgi di quanto hai sofferto. Aurora era stata coraggiosissima, in una sola frazione di secondo aveva deciso lei, ancora per tutti: sì, toccava a lei! In quell'alquanto inaspettato momento, lei, diretta, invalicabile, insostituibile, ancora una volta aveva dato/restituito la vita alla loro bambina. L’aveva salvata, fatta rinascere una seconda volta. Così doveva essere e non altrimenti!

Ma perché lui, no? Aurora aveva promesso che gli avrebbe spiegato "anche questa cosa", appena tornata a casa... E lui si che ancor più la voleva, desiderava, e al più presto accanto a lui, perché ancor di più ora l’amava, la stimava, la desiderava come moglie, come donna, come madre…Come solo Aurora era stata sempre per lui, ma oggi ancor di più. Eppure per Aldo non trascorrevano giorni, ore, minuti che nella sua mente non fossero sempre e continuamente, totalmente visualizzate, solo queste parole: "Trapianto di fegato da donatore vivente".

E quel donatore non aveva avuto la possibilità di esserlo lui. In effetti ora sapeva, si ripeteva che avrebbero, certamente, perso solo tempo, perché Aurora era la “donatrice giusta”. Ma come faceva Aurora a saperlo così esattamente? “Istinto materno”, così rispondeva a se stesso, e con questa risposta che si dava, si ripeteva pure che non sarebbe voluto tornare indietro neanche di un secondo. Aurora aveva deciso nel giusto, per sua figlia. Ciò nonostante, Aldo, continuava a cercare, vorticosamente e affannosamente, la frase "Trapianto di fegato da donatore vivente" ovunque, per saperne ancora di più, per definirla ancora meglio e quel che già sapeva non gli bastava mai. In realtà, la vera risposta, inconscia, che Aldo aspettava, per sé: era un’altra, ma questa gli sarebbe arrivata solo più tardi e solo da Aurora.

E l’attesa si faceva, per lui sempre più cocente, interminabile, fobica, ossessiva: mercé a quella domanda che era ormai per lui divenuta una vera e propria fissazione. Tanto che le nozioni che aveva acquisito sull'argomento medico, erano ormai numerosissime, ciò nonostante, proseguiva ad accrescere il suo sapere, tramite siti internet, riviste specializzate, domande dirette al chirurgo di Erica e Aurora. “Trapianto di fegato da donatore vivente” ancora pensava, rifletteva e ancora fino allo stremo delle forze e anche dei suoi occhi sin troppo indagatori: leggeva, leggeva, leggeva e non avrebbe più smesso di farlo, come a cercare, l'arcano, suo/loro, futuro in quelle risorse mediche, parziale oracolo cui risposta tra quelle righe specialistiche non poteva essere del tutto contenuta. E stavolta, per l'ennesima volta, completamente assorto nella lettura su monitor, navigando tra le pagine del sito chirurgiadelfegato.it ripassava quel che già sapeva e ben aveva capito, trovando allo stesso tempo ogni volta nuove informazioni, a volte buone, a volte talmente scoraggianti, da saltarle a “piè pari”, ad occhi pari. Ma Aldo non rinunciava, non si scoraggiava mai, perché voleva essere preparatissimo, su quell'evento che aveva tentato di sterminare la sua famiglia, e proseguiva nella sua personale raccolta di informazioni:

“Il trapianto di fegato da donatore vivente è una procedura chirurgica che prevede l'asportazione di una parte di fegato da un donatore volontario ed il suo successivo trapianto in un paziente portatore di una malattia cronica del fegato. [....] Il trapianto di fegato è consigliabile in tutte le malattie croniche che producano un malfunzionamento irreversibile del fegato, purché, naturalmente, il paziente non presenti altre patologie che precludano possibilità di successo al trapianto. La maggior parte dei trapianti vengono effettuati in caso di malattie che portano a lesioni permanenti del fegato o di cirrosi. [....] La parte di fegato che viene più comunemente asportata al donatore per eseguire il trapianto in un paziente adulto è quella destra che corrisponde a circa il 60% del volume totale del fegato. Ad ogni modo l'estensione della parte da asportare viene definita caso per caso, in rapporto al peso del paziente che deve ricevere l'organo e alle dimensioni del fegato del candidato alla donazione.[....] La maggior parte dei trapianti di fegato usa un fegato intero da un cadavere, specialmente nel caso di pazienti adulti. Un grande miglioramento nei trapianti per bambini fu lo sviluppo del trapianto di porzioni ridotte di fegato. In questi casi una parte del fegato di un adulto può essere usata per un bambino. Altri sviluppi hanno portato alla tecnica split in cui un fegato viene diviso e trapiantato su due persone(due adulti o un adulto ed un bimbo che pesi meno di 10 kg). Nel caso dei due adulti, il fegato sarà diviso in 2 parti perfettamente uguali(segmenti I-IV nel primo, segmenti V-VIII nel secondo); nell'altro caso, il bimbo riceverà i segmenti II-III, mentre all' adulto sarà trapiantato il resto. Sempre in questo campo si può oggi effettuare il trapianto da un donatore vivente. [....] Il prelievo di una parte di fegato da un donatore vivente viene effettuato per il beneficio terapeutico del paziente in attesa del trapianto su esplicita, motivata e libera richiesta del donatore e del ricevente. [....] Il numero di organi disponibili è molto basso rispetto alle necessità, e anche per questo si sono sviluppate le tecniche di trapianto di fegato tra viventi. Il fegato infatti si rigenera, ed è quindi possibile l'espianto parziale da un donatore vivente. Questa tecnica è anche stata favorita dal fatto che in alcune nazioni (ad esempio Corea del Sud o Giappone) non sia concepibile, per motivi religiosi e culturali, prelevare organi da un cadavere. [....] Attualmente in Italia il tempo medio di attesa per i pazienti in lista per un trapianto di fegato è di 1,49 anni, la mortalità in lista è del 5,4%. Nonostante i progressi ottenuti con la diffusione della cultura della donazione degli organi, il numero di organi disponibili per fare i trapianti resta insufficiente. Questo significa che un certo numero di pazienti non riuscirà mai a fare il trapianto di fegato con un organo prelevato da un donatore cadavere. [....] Nonostante il progredire delle tecniche chirurgiche il trapianto di fegato rimase nella fase sperimentale per tutti gli anni '70, con circa il 25% dei pazienti che sopravvivevano almeno un anno. L'uso della ciclosporina migliorò decisamente i risultati e negli anni '80 il trapianto di fegato divenne un trattamento clinico standard sia per adulti sia per bambini. La mortalità tre mesi dopo l'intervento è del 15% che sale a circa il 20% dopo un anno. Le percentuali sono in continuo miglioramento sebbene il trapianto continui ad essere una operazione molto complessa (un intervento può durare anche 15 ore) e con frequenti complicazioni. [....] Come per tutti i trapianti, quello di fegato viene rigettato dal paziente a meno che non siano usati farmaci immunosoppressivi. Questi farmaci sono praticamente gli stessi per tutti i tipi di trapianti. Oggi vengono usati corticosteroidi, tacrolimus e ciclosporina. Per il fegato il problema del rigetto è un problema minore rispetto ai trapianti di cuore o di rene. [....] Il grande problema nasce invece nell'identificazione del possibile donatore, infatti solo un paziente su cinque trova un donatore idoneo all'asportazione parziale del fegato. I possibili donatori sono sottoposti ad un rigido protocollo di studio, che deve verificare se sono effettivamente idonei alla donazione dal punto di vista delle condizioni generali e se sia possibile asportare una parte del fegato, tale da non provocare disturbi allo stesso donatore e che sia poi sufficiente al paziente che riceve il trapianto. [....] Gli interventi sono due: quello sulla persona che dona e quello sul paziente che riceve il trapianto. L'intervento sul donatore della parte di fegato da utilizzare comporta l'esecuzione di una resezione epatica. L'intervento di resezione epatica è considerato di Chirurgia Maggiore. In ogni caso si tratta di un intervento che può presentare complicanze chirurgiche e non chirurgiche a breve e lungo termine. Nel mondo si sono verificati alcuni casi di complicanze fatali per il donatore, in una percentuale valutabile intorno all'1% dei casi. Altre complicanze di varia intensità legate al prelievo di una parte del fegato si possono verificare circa tra il 20% e 40% dei casi. [....] Il successivo trapianto di fegato non presenta invece rischi particolari [....] Può verificarsi un aumento delle complicanze post-operatorie, legate alla necessità di dividere il fegato... “

Mentre Aldo era ancora completamente assorto in quella lettura e stordito da tutti quei dati percentuali, all'unisono squillò il suo cellulare e suonarono al citofono, due acutissimi suoni che repentinamente lo riportarono alla realtà. Al portone era Roberto, che aveva appuntamento con Aldo proprio sotto casa, per recarsi insieme all'Ospedale. Al telefono invece era Aurora: <<Amore il dottore De Biase dice che tra qualche giorno ci faranno uscire. Torniamo a casa!>> <<Corro da voi... Tra qualche minuto, sono, saremo lì, c'è anche Roberto. Ciao Amori miei!>>

I piedi di Aldo neppure toccarono i gradini, volò praticamente giù per le scale, strinse frettolosamente, seppur fortissimamente la mano di Roberto, ed erano già in auto, un giro di chiave, il rumoroso avvio del motore e: <<Presto torneranno a casa!>> Si abbracciarono, versarono qualche lacrima di enorme, ritrovata felicità, insieme, e subito partirono, verso le loro "grandi" donne!

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MessaggioInviato: Lun Ott 29, 2007 6:11 pm    Oggetto:  25° capitolo: Parole & silenzi. (di Monia)
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25° capitolo: "Parole & Silenzi." (di Monia)

Erica e Aurora sui loro lettini, una accanto all'altra, così vicine, più vicine e unite che mai, eppure nelle "vive parole", così distanti. Per un misero istante ognuna delle due aveva già, svariate volte, pensato quanto in quei due mesi, trascorsi così forzatamente insieme, vita nella vita, vita per la vita, tanto e troppo avrebbero potuto dirsi, raccontarsi ancora....Invece no, erano solo rimaste lì ad ascoltare, ora che si sentivano salve, rinate, soprattutto le parole dei dottori, come quelle circa l'intervento, il decorso post operatorio e la riabilitazione: “Un fisico normale dopo ore di prolungata anestesia come è sottoposto ad un tale intervento, pagherà successivamente per mesi le conseguenze. Un po’ per l'anestesia, una concausa di situazione che fanno rimanere immobili a letto per settimane e il fisico...”

E invece quelle loro parole non dette, mancate, eppure intese, e quel darsi coraggio a vicenda nell' attimo esatto di intensi dolori, una per l'altra, sempre... No! Non c'era bisogno di dirsi nulla, di aggiungere altro, con un solo incomparabile gesto: già si erano dette tutto e lo sapevano; ora restava loro solo di ascoltare il richiamo della nuova vita, una vita diversa, certamente, ma quando questo sarebbe giunto, entrambe lo avrebbero ancora condiviso, ascoltato e condiviso. Ecco che in un solo lunghissimo preoccupato silenzio, era come se già si fossero dette proprio tutto, anche se quel tutto, irraggiungibile, avrebbero voluto ripeterselo ancora, ancora, ancora: con un solo sguardo, da letto a letto, legate da un nuovo innaturale cordone ombelicale, eppure così vero e legante come il loro primo.

Quelle parole, quel silenzio, Erica che ora stava meglio, li trascriveva, poggiata sullo schienale del letto ospedaliero, sul suo Diario. Stava così scrivendo: “Caro diario, amico dei miei pensieri, compagno di vita, questi ultimi due mesi trascorsi ancora una volta in ospedale, sono stati per me un viaggio interiore nella sofferenza. Sono nuovamente arrivata a mete che mai avrei immaginato come sarebbero realmente state e come ci sarei arrivata...Il dolore macina il fisico, una lotta interna estrema, tra mente e corpo e i farmaci non bastano a lenirla. Inizialmente temevo che il fegato non rispondesse alle cure o a funzioni normali, infatti non ho toccato cibo da una settimana e non sapevo cosa sarebbe accaduto dal momento che avrei ripreso "a sedermi a tavola" proprio come se fosse stato per la prima volta... Non sentivo "del tutto" mio quell'organo che ormai ben sapevo che avevano sostituito: considerata l'enorme cicatrice che avevo sull'addome, che parte dallo sterno e scende giù a sotto lo stomaco fino a girare sul fianco a finire quasi sul rene destro... Dopo una settimana mi viene detto che il nuovo organo "marcia" bene e funziona, sono più rasserenata, ma molto debole...”

...Quando la madre per un attimo la interruppe, sollevandola dall'ispirazione scrittoria e lei subito alzò il capo dalla pagina che stava inchiostrando, rivolgendolo verso quello, della ora “sua esatta metà”: <<Ho appena parlato con papà. Stanno arrivando qui a trovarci, c'è anche Roberto.>> <<Uhm, Uhm...>> fece Erica, rasserenata che la madre volesse riferirle solo questo, mentre lei era già pronta con la mano sul pulsante per chiamare gli infermieri e riprese sollevata e interiormente fremente nell'attesa di rivedere il papà e Roberto, a scrivere sul suo diario: “...La prima cosa che ho pensato in quel momento di risveglio/rinascita è stata che il mio corpo non era più integro, un qualcosa di estraneo, (ma non troppo nel mio caso), era al mio interno ed una situazione psicologica indescrivibile: come il cervello rifiuti di pensare quello che è successo e con la evidente realtà si entra in un conflitto mentale. Sono certa ci vorranno anni per farci l'abitudine, ma ne è valsa la pena! E per questo debbo solo ringraziare mia mamma che mi ha dato la vita, per la seconda volta...Non esistono parole per dirglielo, ma sono certa che io ora nuovamente dentro lei e lei dentro me: già lo sa, come lo so io...”

Aurora la stava guardando da un po’, la sua bambina, così presa in quella sua scrittura di getto, e presa come da qualcosa di assolutamente contingente da dire, la fermò ancora, richiamando, viva voce, la sua attenzione: <<Sai, Erica?>> <<Si, mamma?>> <<No niente, non ti preoccupare. Volevo solo raccontarti una storia che non ti ho mai detto, ancora. Il giorno in cui, sei poi nata, io stavo sul letto a vedere un bel film, “La finestra di fronte”, del regista Ferzan Ozpetek, quando, neanche alla fine del primo tempo, mi si ruppero le acque, bagnai tutto il letto, e mi si presero le prime doglie, chiamai papà a gran voce, che alla “A...” di Aldo, già sudava freddo, aveva capito. Giungemmo subito in ospedale, questo, tu nascesti qui, al piano di sotto. Ebbene non scordai mai più le parole di quel film...Un presagio potrei dire oggi, ma quelle parole, quelle che Giovanna riferiva a Davide, dicevano così: -Ho ancora bisogno di una tua parola, di un tuo sguardo, di un tuo gesto. Ma poi all'improvviso sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole. Tutti quelli che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po' di sé. È questo il segreto della memoria. Rimpiango di non avere avuto ancora il coraggio di chiederti perdono. Per questo, non posso più nemmeno guardare dentro la tua finestra. Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome, e tu già sognavi un mondo migliore.->> <<Mamma la prima cosa che faremo tornate a casa, sarà rivedere questo film insieme, va bene?>> <<Si Erica, promesso! Ora riposo qualche minuto...>>

Aurora voltò la testa sull'altro capo del guanciale, era certa sua figlia avesse colto pienamente il senso di questo suo racconto. Entrambe non volevano vedersi né piangere, né troppo emozionate. Difatti Erica, piangendo silenziosamente, le lacrime scendevano copiose da sole, riprese, facendo finta di nulla, a scrivere il suo diario, e la prima cosa che la mano trascrisse fu un cuore con dentro scritto MAMMA, poi riprese a raccontare al suo amico cartaceo, silenzioso e inossidabile: “...E' trascorso poco più di un mese dall'intervento, quando proprio oggi ci viene comunicato che tra qualche giorno potremmo essere dimesse, entrambe, e ritornare a casa nostra. Non vedo l'ora. Quando il dottore, con il sorriso sulle labbra per il nostro "buon andamento" psico-fisico, ci ha riferito ciò, non ci potevo credere. Davvero è tutto finito? Mi assale una gioia immensa, ritornare finalmente a casa dopo mesi e mesi di sofferenza (se solo mi fermo a pensare da quando tutto è cominciato, per poi giungere qui, ma non voglio farlo...) ci sono momenti in cui credo fermamente di poter dire, scrivere a te Caro Diario e dunque di poterlo mettere nero su bianco: di essere finalmente guarita, col morale alle stelle, smagrita, ma visibilmente felice di riprendere le stesse cose lasciate qualche mese prima e sopratutto la scuola. Ma ancora una volta quest'ultimo è stato un pensiero felice solo per pochi minuti, che subito mi ha abbandonata. Come tutte le altre volte, del resto...Difatti in questi giorni, trascorsi qui, cosciente oltremodo di tutto quanto accadutoci ancora, a me mia madre, mio padre: i pensieri in negativo hanno avuto, sempre la meglio, in questi sporadici momenti di felicità estrema, ma passeggera....Qualcos'altro difatti inizia a gravare nella mia mente, ovvero il pensiero che uscite dall' Ospedale, ecco da quel momento in poi dovremmo cavarcela da sole, non ci saranno più medici e infermieri ad aiutarci a camminare, ad alzarci, a disinfettare le ferite, a ricordarci di prendere le medicine, di essere visitate ogni mezz'ora, di esami giornalieri per verificare il buon andamento. Pensieri che mi hanno tormentato per giorni e che alla prova dei fatti si sono rivelati quanto più puntuali di quanto avessi previsto: perché stiamo per uscire, ricominciare sì, ma in un modo diverso...”

<<Erica! Eccoli arrivati! Ciao tesoro, come va a casa?>> Subito, un bacio a Erica, che richiuse in fretta il suo diario, riponendolo sul comodino, contraccambiando il bacio del papà. Poi una abbraccio alla moglie, mentre Erica, vergognosa si lasciava baciare anche da Roberto, davanti ai suoi, e subito dopo lui carinamente le donò un nuovo c.d. da ascoltare, con la play list delle loro canzoni preferite. <<Vi porto a casa, Domenica, me lo ha appena confermato il dottore!>>

E mentre Erica e Aurora entusiaste, cercavano le loro mani nella distanza che le divideva tra i due lettini, Aldo rivolto alla finestra, versò ancora una lacrima, una di quelle bollenti, sintomo dell'immensa felicità che ti fa scoppiare il cuore. Fu Roberto, anche lui emozionatissimo, ma attentissimo a trattenersi, ad uscirsene con una battuta per farli sorridere tutti: <<Erica chiama l'infermiere, che nelle flebo vi facciamo mettere lo champagne migliore, così brindiamo!>>

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Raffa







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MessaggioInviato: Mar Nov 06, 2007 10:34 pm    Oggetto:  26° capitolo: "Vita nuova." (di Raffa)
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26° capitolo: "Vita nuova" (di Raffa)

Il ritorno a casa, profumo di nuovo nonostante la consapevolezza di muoversi tra le proprie cose. Erica saliva piano le scale verso la cameretta… sola, non aveva voluto che l’accompagnassero i suoi, perfino Roberto era rimasto di sotto, per niente sorpreso dalla decisione della sua ragazza. Con il diario tra le mani… che pure sembravano stringere, tenendosi insieme come in atto di fede, quella sua nuova condizione, la vita nuova che le si apriva davanti. Tutto alle spalle, nel bene e nel male, tutto quel male che l’aveva ferita e migliorata insieme. Le sembrava di vedere il dove e il come di tutti i suoi errori, di tutti gli errori e le menzogne che viscide avevano serpeggiato nella sua famiglia, apparentemente così serena ma con tanti nodi ancora da sciogliere. Nulla più le faceva paura però in questo momento, una strana sensazione di forza e di sicurezza l’aveva come posseduta dagli attimi che avevano immediatamente preceduto l’intervento, ancora una volta un dormiveglia, una frenesia di voci, pianti e sospiri e il dolore che questa volta aveva percepito intorno a sé con la certezza della vittoria… in ogni caso! Decise che le note di “Se provi a volare” di Luca Dirisio dovessero accogliere la nuova Erica che ora sorrideva, assaporando il vero senso dell’essere viva, perché era viva di una vita positiva, semplice, che emoziona e fa vibrare di gioia la pelle, come una ragazzina, quella che in fondo lei era. Distesa sul lettino, tra i suoi amati pupazzi, si lasciava percorrere dalle note che le portavano sensazioni ritrovate. <<Posso Erica?>> Roberto faceva timidamente capolino da quella porta dove era adesso in trepida attesa per restarle accanto anche non visto in questo momento così importante per lei. Poi la musica, quella che per loro aveva un significato così particolare e allora si era spinto a sbirciare, a osservare Erica, cercando di cogliere nel suo silenzio e nel suo estatico guardarsi intorno, il segnale della vera ripresa, del vero punto di inizio. <<Entra Robi, come è tutto più bello, non ti sembra?>> Stretti in un tenero abbraccio… tutte le stelle tra loro, per loro. Al piano di sotto, Aldo e Aurora potevano solo immaginare la felicità dei due ragazzi, la trepidazione e il calore di cuori che si ritrovavano nell’ansia di un abbraccio così atteso e desiderato. <<Usciamo Aldo ti va?>> <<Sicura di farcela vita mia?>> Stringeva la mano del suo amore Aurora, pronta a guardarlo negli occhi senza timore di dover trattenere un’espressione per non tradirsi.<<Ho bisogno di sentire sul viso l’aria fresca, ho voglia di fare due passi mano nella mano… come ai vecchi tempi!>> Una sera come le altre per tanti versi, luce, odori, suoni e rumori della strada, ogni cosa come al solito… ma questa volta tutto sembrava avere un valore aggiunto, tale da donare una prospettiva diversa, un senso di profondo rinnovamento a ogni piccolo e apparentemente insignificante gesto. Due mani a dondolare strette l’una nell’altra per scrivere un’altra storia sulla pagina bianca che qualcuno aveva deciso di lasciare lì per loro. Che fosse poi fatto con il dolore di inevitabili rivelazioni era cosa nota a entrambi che, in ogni caso, non avevano più intenzione di rimandare ancora il momento della verità, il momento di rinnovare le antiche promesse di amore, amicizia e rispetto, comunque e dovunque li avrebbe condotti il viaggio attraverso la tormenta in cui stavano per inoltrarsi. <<Mi hai mai tradita Aldo?>> disse Aurora, mentre sedevano sulla panchina del parco che già tanta parte aveva avuto nel destino di tutti loro. <<Intendi dire, se ho mai provato per un’altra persona quella sensazione pungente che ti spinge a cercare un altro corpo e un’altra anima da condividere? Se è questo che intendi … si, è capitato… con altre persone da quando stiamo insieme, in modo diverso, frettoloso e superficiale a volte…una sola sconvolgente esperienza ha segnato poi la mia vita metodica e ordinata…e ancora oggi...>> Un tuffo al cuore per Aurora che aveva fatto ad Aldo quella domanda certa di una risposta diversa, perché doveva essere solo l’approccio, il punto di partenza per raccontare la loro storia nel senso opposto rispetto a quello vissuto dal marito fino a quel momento. Una rivelazione, sconvolgente per quanto inattesa, Aurora incredula cercava in sé la forza per riprendere le fila del discorso, in fin dei conti anche lei aveva qualcosa da farsi perdonare. <<Altre… dici? Possibile che siamo due sconosciuti dopo tanti anni? Cosa è stato di quei ragazzi che si erano giurati eterno amore? Dove ci siamo persi, dove ho sbagliato?>> Aldo prese tra le sue le mani di Aurora che lo guardava perplessa cercando nella sua mente di incastrare in un mosaico perfetto tutti quei piccoli particolari che l’avevano lasciata interdetta nel loro passato insieme, tutte quelle assenze di Aldo, quel suo essere presente solo fisicamente che lei aveva attribuito per lo più ad insoddisfazione professionale anche quando nella rabbia lo aveva accusato di avere un’amante… ma allora, non aveva creduto neanche a se stessa, impossibile, non Aldo! <<Quando tu ti sei…riavvicinata a Lorenzo…>> Aldo guardava ora la moglie spiando ogni reazione alle sue parole, per proteggerla ancora una volta, attento a dosare il dolore, a non affondare la lama oltre il dovuto… per quanto fosse inevitabile, tutto già scritto da un passato troppo complicato e condizionante per poter essere cancellato con un colpo di spugna. Magari fosse stato possibile tornare indietro… rifare la scena, ciack si gira… e tutto va come vorremmo, senza errori, come sarebbe stato più giusto!
<<Hai sempre saputo… tutto?>> <<Più di quanto tu stessa possa immaginare Aurora.>> Disse Aldo, tendendo la mano verso il viso della la moglie che intanto si era alzata e gli si era parata di fronte con fare quasi minaccioso. <<Come hai potuto tacere? Sopportare? Per questo mi hai tradita Aldo? Dio mio cosa ho combinato!>> <<Non è proprio così Aurora, è più complicato. Torniamo a casa, abbiamo bisogno di qualcosa di caldo adesso… è umido qui fuori… ho freddo!>>
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Nov 08, 2007 11:17 am    Oggetto:  27° Capitolo: "Le due verità" (di Monia)
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27° Capitolo: "Le due verità" (di Monia)

Mano nella mano, per strada, la mente di Aurora era un turbinio di emozioni, ora proprio non ce la faceva a rientrare in casa, quel nido di amore, quell'alcova, dove lei credeva fosse racchiusa, serbata, celata tutta la sua vita, ma che ora invece sentiva così distante, quasi fosse la casa di altri, non di loro due... eppure lì dentro c'era ancora Erica, ma lei era in buona compagnia e forse meritava l'amore di quella casa, quello che traspirava da ogni poro del muro, da ogni singolo crinatura della parete, che poi erano le stesse rughe sui loro volti... Erica meritava ancora l'amore preziosamente custodito in quella casa, ora certamente più di loro, distanti e divisi. Così quasi a negare i suoi pensieri, in estrema contraddizione con questi ultimi e il suo doloroso e becero sentire, si strinse con entrambe le braccia attorno al marito, fermò così i loro passi sul selciato, e gli chiese: <<Entriamo qui, invece Aldo, ti va?>>

Erano ora dentro ad un Caffè, davanti una calda tazza fumante di tè, con accanto qualche dolce, ma a loro indifferente pasticcino. Era così amara la loro bocca, dentro la quale essiccate e intorpidite, giacevano le loro lingue. Una musica soffusa si diffondeva nel locale, accompagnado i loro gesti, i loro intensi sguardi, le loro parole, quelle che volevano uscire, ma non venivano, quando Aurora riprese: <<La sera che Erica si è sentita male, la sera che io son tornata tardi...Ero al mare con Lorenzo...>> Aldo automaticamente tolse la mano da sopra quella di sua moglie, per un interminabile istante fu spregevole silenzio, mentre Aldo abbassò la testa e lo sguardo, come a chi hanno appena sparato al cuore e china il capo, mentre muore.

Aurora, gli riprese la mano, fece forza su quella voce tremolante, quelle parole che non ce la facevano più a uscire e proseguì: <<Dovevo parlargli. Dovevo dirgli che Erica, nostra figlia, figlia mia e tua, sapeva tutto, aveva scoperto tutto, e se lo era sentito confermare da me. Vedi Aldo, ti prego non fermarmi ora, ecco perchè al trapianto di fegato ho dovuto sottopormi io, in quanto con molta probabilità il tuo non sarebbe stato compatibile, perché...>>

Aldo si alzò di scatto dalla sedia, corse in bagno, Aurora restò da sola, solo allora pur rapita dai suoi pensieri, si guardò intorno, solo allora si accorse e si rese conto di essere in un locale pubblico, che fortunatamente a quell'ora era vuoto, solo il barman al bancone, e loro in un tavolo separato, appartato in una piccola nicchia. In un certo senso si sentì al sicuro, e non avrebbe ancora rinviato il suo discorso, non avrebbe demandato ad altri di raccontare la sua verità.

Aldo tornò al tavolo, visivamente sconvolto, spostò la tazza del tè e fece cenno al cameriere, con un gesto repentino della mano di portargli un piccolo goccio di: <<Cognac! perfavore.>>

<<Aldo ti prego, ascoltami. Se tra noi dopo oggi giungerà la fine è giusto e doveroso che l'epilogo sia preceduto dalle nostre verità, quelle che non ci siamo mai raccontati, fino a viverci oggi come due sconosciuti...>> A queste parole Aldo, ricordò che anche lui aveva una scomoda verità da raccontare, bevve in un solo sorso tutto il cognac, e per farsi maggior coraggio ne chiese subito un altro, nell'attesa disse: <<Sapevo di te e Lorenzo. L'ho sempre sospettato e avevo ragione, guarda non ti chiederò neppure da quanto, forse da sempre... solo che credevo che Roberto fosse figlio suo... ma Erica no! Erica è mia, solo mia, mia capito!>> Si prese la testa tra le mani. Il cameriere giunto al tavolo, dovette chiedere: <<Tutto bene Signori?>> Aldo nuovamente si alzò di scatto, bevve il suo secondo cognac, tutto d'un sorso, lasciò cadere i soldi sul tavolo, poi disse: <<Scusi, ce ne andiamo!>> Anche Aurora, testa bassa, si alzò.

Erano nuovamente sulla via, il freddo era tagliente, ora ancora di più dopo il caldo infuso da quel locale, che pur loro non avevano sentito, perché erano i loro cuori a essere congelati, le loro vite immobilizzate, come ibernate in quell'unico interminabile istante che li avrebbe cambiati per sempre, forse allontanati per sempre e che non riusciva a trovare fine, a giungere a termine, a compimento. Come farsi estirpare un dente che non ne vuol sapere di lasciare la tua bocca e il dolore è infinito, oltre ogni anestetico, perché più nulla può sopire quel dolore.

Una panchina libera, ai bordi del laghetto, in quello stesso parco dove tutto il peggio per la loro famiglia aveva avuto inizio e trovato libero sfogo, senza più arrestarsi, distruggendoli giorno dopo giorno.

<<Aldo. Ascoltami. Quella sera al mare ho lasciato Lorenzo, per sempre. Appena tornata a casa, come promesso, ti avrei raccontato tutto, questo era il mio fermo proposito, perché fortemente volevo ricominciare la mia vita con voi, solo con voi, ripartendo dalla verità. Poi Erica... la corsa in ospedale... Dio, Aldo, ne abbiamo passate troppe, basta, ti prego. Finiamola qui con lo sporco passato, l'infausto destino che ci si è scagliato contro.... facendoci sbagliare e sbagliare ancora. In un circolo vizioso e viziato di eventi che ci hanno reso distanti, estranei. Cerchiamo almeno di non arrivare ad odiarci Aldo. Cerchiamo invece, se ancora possibile, di capirci. E se vorrai, proviamo a ricominciare: per noi, soprattutto per Erica!>>

Tra le lacrime Aldo, restò ammutolito, lui difatti ora riusciva a pensare solo a Erica. Con la mente e il cuore martoriati da una profonda e cocente gelosia, che non aveva provato neanche per sua moglie, anche ora che gli aveva appena ammesso di averlo tradito. Ma Erica era sua, solo sua. Sentiva il cuore che gli stava letteralmente crepando nel petto, non riusci più a trattenersi, diede libero sfogo al suo pianto, che non aveva più nulla di umano, e come i latrati di un cane bastonato, si piegò in due su sé stesso, con i gomiti poggiati sulle ginocchia e la testa stretta tra le mani, quasi a volersela schiacciare, con forza, per non dover più pensare.

Aurora per un misero istante, istintivamente fece il gesto di abbracciarlo, piegata su di lui, capì subito non fosse il momento giusto, rimase così impassibile come una statua di cera, ormai svuotata di tutto, soprattutto della sua Anima, per il male che aveva appena inferto a quell'uomo.

Aldo alzò gli occhi tumefatti verso il lago, verso un punto imprecisato dell'orizzonte, e rabbioso riuscì solo a dire: <<Ma che persone siamo diventate Aurora! Questa è la tua verità? Fa schifo, la tua verità! E la mia è ancor peggiore! Siamo due esseri insulsi, biasimevoli, entrambi allo stesso identico modo, e non meriteremmo neanche di esistere, invece è un figlio che abbiamo perduto... e noi ancora qui a vivere questa sporca vita, che ormai non ha più senso, perché forse mai lo ha avuto!>>

<<Non dire così Aldo, ti prego. Erica è il senso della nostra vita.>>

<<Taci! Erica, dici? Neanche lei è mai stata mia... come farò ora a guardarla ancora negli occhi, mentre una paura tremenda mi assalirà di rivedervi quelli di quel bastardo! Ve ne andrete con lui? Mi lascerete solo, vero? Perché così andrà a finire, sai, Aurora? Tu vorresti ricominciare, ma su cosa, su quali basi? Su un ammasso di fanghiglia, che presto ci farà crollare ancora e stavolta molto più in basso. Credi che abbiamo toccato il fondo? Non ancora! Lo toccherai anche tu però, appena ti avrò detto la mia di verità... e saremo sul fondo di quel pozzo insieme, dove meritiamo di stare e io non farò nulla per tirarcene fuori!>>

<<Aldo ti prego. Sei cattivo ora. Sono certa io invece riuscirò a perdonare ogni tuo tradimento. Me lo hai detto prima. Ora lo so, anche tu hai sbagliato, per colpa mia...Perdonami. Te ne prego.>>

<<Per colpa tua...>> Si accese una sigaretta, ma subito la gettò via, l'amaro nella sua bocca aveva reso quella prima tirata di fumo insopportabile, poi sempre con tono spregevole e perentorio proseguì, ma ora quel disprezzo che sentiva era soprattutto per sé stesso: <<Colpa tua... No, vedi non hai capito nulla! Qui se c'è qualcuno che ha sempre sbagliato nella vita sono stato io. Ti ho spinto al tradimento. Ho spinto mia figlia sull'orlo del baratro, quasi alla morte... e tutto cominciò qui in questo stesso lurido parco, e solo per colpa mia... Lei mi vide, come io la vidi con quelle cattive compagnie... Quella stessa sera ingoiò quella pillola che le ha spappolato il fegato...>>

<<Erica ti vide con la tua amante? Laura, vero?>>

<<Aurora non sai quanto mi fai pena... No Laura, Luca. Sono gay Aurora, lo sono sempre stato, ma solo oggi sono riuscito ad ammetterlo a me stesso.>>

Aurora, in un movimento inaspettato e inconsulto, chinò il capo e automaticamente rigettò al lato della panchina, poi corse ad una fontana a sciacquarsi la faccia e la bocca, ma anche nella sua ormai, l'amaro di quella vita, delle loro verità, le annebbiava la mente e il palato.

<<Ora si Aurora che siamo giunti sul fondo di quel pozzo. Vorresti ancora uscirne, insieme magari? E comunque sappi che come è stato per te, anche di me Erica ha scoperto e saputo tutto. Nostra, no, mia figlia sapeva tutto di noi, e io e te, niente uno dell'altra... ma che bella coppia di emeriti imbecilli!>>

Ora era Aurora a piangere a dirotto, e tra le lacrime e i singhiozzi, riuscì solo a dire: <<Luca...>>

<<Si Luca. Non c'è stato mai niente tra di noi, solo una cieca attrazione psico-fisica, che io, comunque, ho sempre respinto e rifiutato, perché al sol pensiero, disprezzavo me stesso. Quel giorno al parco Luca, che si era appena lasciato col suo fidanzato, volle incontrarmi, parlarmi... ci fu un abbraccio, diciamo tra amici di lunga data, e ci scappò un bacio, rubato da parte sua... solo allora capii che in tutti quegli anni, dal liceo, Luca non mi aveva mai dimenticato e mai si era dato pace, e ancora egoisticamente mi voleva, desiderava, mentre io tutto quel tempo mi ero completamente sforzato di cancellare tutto, la mia indole... la mia indole... così subito lo respinsi, mi pulii la bocca, avrei voluto spaccargli la faccia, soprattutto perché, poi capii e ammisi a me stesso, che quel bacio rimandato da troppi anni, mi era piaciuto, oltre ogni tuo bacio che non c'era più, e che forse, anzi, stavi dando a Lorenzo... Lo respinsi dunque quasi buttandolo giù dalla panchina, lui rifiutato, se ne andò in lacrime, da allora abbiamo sempre evitato di rincontrarci... troppo tardi però Erica era lì, di fronte a noi e aveva visto, e solo allora guardandomi intorno per la vergogna provata, la vidi anche io... così è cominciato tutto. Quello che tu chiami infausto destino, è solo invece l'atrocità di due esistenze sbagliate, le nostre! E io, sono quello che ha più sbagliato.>>

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Aquilone







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MessaggioInviato: Dom Nov 11, 2007 8:15 pm    Oggetto:  28° capitolo.
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28° Capitolo: "Quell’attimo.." (di Sergio)

Mentre fuori Aldo e Aurora si vomitavano le verità, nella cameretta illuminata da una luce inconsueta si consumava il più bel momento tra Erica e Roberto. Seduto di lato a fianco ad Erica con gli occhi rivolti all’infinito i due abbracciati guardavano in una unica direzione, con gli occhi lucidi di amore e di pianto, un pianto non più di dolore, finalmente. Roberto prese la mano e la racchiuse nella sua come per proteggerla da tutto e da tutti e con voce serena disse: << quando quel giorno ti vidi nel parco, sapevo che ti avrei perso per sempre, sapevo che non saresti più tornata, nella mia vita, un attimo ancora una volta, mi aveva allontanato da te, da quel fiore che ho sempre sognato di cogliere. E tu che piano ti allontanavi sempre di più anche stando ferma lì in mezzo ai balordi che non sapevano cosa fosse il vero amore. Proprio in quell’attimo ho capito che vigliaccamente nulla potevo fare e con un grande (forse) rimorso mi accasciai a terra sfociando in un grande pianto, di vero dolore. Solo allora capii quanto amore avevo riposto per te, aspettando il momento in cui ti saresti accorta di quello che provavo per te. Ora non mi sembra vero di essere qui, sereno seduto al tuo fianco mentre stringo la tua mano, ti accarezzo ti bacio e colgo piano quel fiore che ho sempre sognato. Ti ho immaginata fra braccia altrui tra coloro che non hanno fatto altro che aiutarti a morire, le notti insonne fissando il mio soffitto pensandoti sofferente e tutto il tempo del coma di cui non credevo più nel tuo risveglio, poi ancora il trapianto della vita. Mentre ti sto parlando sento nel mio cuore un forte attaccamento a te e non voglio più lasciarti, neanche per un minuto, ho bisogno di vivere insieme a te, questo è ciò che mi dà gioia e felicità e tu cosa ne pensi? Magari aspettando che il tempo cancelli ancora una volta questa tua brutta avventura, poi potremmo pensare a noi alla nostra vita, vivere insieme riflettendo su cosa ci ha spinto a sbagliare. Cosa ho sbagliato in te? E tu la tua vita dove hai sbagliato? >> Con queste parole crude e vere Roberto interruppe un po’ la magia di quell’attimo, ma Erica che aveva ascoltato con attenzione senza battere ciglio si sentì in dovere di replica:
<< Mio caro amico, ciò che hai detto mi riempie di gioia il tuo amore per me, mentre contemporaneamente mi hai messo tristezza riportandomi indietro con il tempo, quello che forse ho sempre odiato ma non ho avuto il coraggio di cambiare. Sono davvero felice di averti trovato, solo ora mi accorgo di quanto sciocca sono stata a non accorgermi che la mia gioia era lì a due passi da me, come accecata da quella robaccia che mi rendeva inerme senza voglia di reagire, anche se il mio corpo di dentro urlava e voleva fuggire da quella dipendenza da quell’amore per l’irreale, crearsi l’illusione per continuare a vivere e dipendere da questo per sopravvivere. Tante volte Roberto ho pensato di farla finita di chiudere lì la mia vita e sono stata più volte vicina a farlo, ma il coraggio e la forza non erano più presenti in me, le avevo lasciate nel vestito di bambina di quando sognavo la vita come una cosa meravigliosa. Oggi mi accorgo di tutto questo e credo di avere capito dove ho sbagliato, ma insieme, proprio come dici tu, faremo questo nuovo percorso insieme, e ci riusciremo vedrai sono sicura che il nostro amore ci aiuterà>>.

Nella cameretta ora la luce si era un pochino affievolita ma Roberto colse l’attimo giusto per abbracciare fortemente Erica, e con vera ènfasi si abbandonarono in un lungo bacio che li lasciò viaggiare in quel luogo che sempre avevano sognato, laddove nessuno poteva disturbarli e tutto era magico. Come una melodia invase la stanza, di nuovo si accese di luce non vera, ora i due corpi erano tutt’uno e si lasciarono addormentare sul letto come uomini stanchi ma contenti. Mentre questa magia trasportava Erica e Roberto nel loro mondo, un rumore di chiavi ruppe quel silenzio e Aldo e Aurora varcarono la soglia della loro casa. Infreddoliti dalla rigida serata quasi contemporaneamente girarono gli occhi su per le scale come per vedere Erica. Decisero di salire le scale insieme, con passi felpati si avvicinarono nella camera di Erica dove dalla porta appena socchiusa traspariva la luce. Aurora con delicatezza aprì la porta e Aldo la seguiva con gli occhi, davanti a loro una tenera immagine, i due ragazzi abbracciati l’una con l’altro in un unico corpo e con sorriso sulle labbra, dormivano con candore come due bambini.

Aurora si lasciò sfuggire un sorriso che Aldo colse e aderì con sintonia, rinchiusero quella porta, ma la mamma, come una mamma può pensare, tornò indietro per adagiare su quei corpi una calda coperta per prolungare a quei due amanti la loro felicità, prima di uscire spense anche la luce e chiuse la porta. Aldo nel mentre era già sceso e si trovava in cucina a preparare un thè.

L’angolo del salone era buio e la luce dei lampioni esterni attraversava i vetri lasciando filtrare una tenue e tiepida luminosità, quel tanto che permise Aurora di sedersi e aspettare Aldo che da lì a poco le avrebbe portato il thè caldo con biscotti secchi. Con voce serena e rassegnata Aldo accese la luce del salone e con gesto di antica galanteria posò il vassoio con il thè e i biscotti sul tavolino di fronte al divano dove Aurora aveva già preso posto. Si sedette anche Aldo e con amore prese la tazza e l’affidò a Aurora, e così per una decina di minuti non una parola ma solo sorsi e sospiri vagavano nella stanza. Il silenzio dei rumori della notte fu rotto da Aurora che con coraggio disse: << le crude verità di oggi mi hanno ferita ma sono svuotata di un grande pensiero, poi il grande regalo di quella vista nella cameretta di Erica, che belli erano vero Aldo? Abbracciati sembravano come noi ai tempi del liceo ricordi? Mi ricordo bene quei giorni. Ora che ci siamo chiariti credo sia opportuno ricominciare a vivere e buttarci dietro le spalle tutto il passato lo dobbiamo fare per Erica lei ora ha il diritto di vivere di farsi una nuova vita e noi dobbiamo aiutarla con tutte le nostre forze trasmettendogli serenità>> Aldo non riusciva a parlare, sembrava quasi che non respirasse come impietrito e così in quella stanza calò di nuovo il gelo, anche quell’ attimo di calore svanì di nuovo.

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MessaggioInviato: Dom Nov 18, 2007 6:52 pm    Oggetto:  29° Capitolo "Solo un pensiero"
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29° Capitolo: “Solo un pensiero...” (di Sergio)

Nella camera di Erica ormai i sogni si erano mescolati con la realtà e un rumore anomalo svegliò quasi di soprassalto i due ragazzi che come stupiti da questo, sobbalzarono sul letto e d’istinto guardarono insieme fuori dalla finestra. Ormai il buio era calato nella via illuminata dai lampioni, cercarono di mettere a fuoco meglio la vista ma non si notava nulla di anomalo, solo un bidone della spazzatura a terra e gatti che girovagavano fra i rifiuti. Ormai traditi da quel risveglio anomalo, il tempo come un’arpia aveva consumato le ore disponibili per quel giorno. Roberto guardava l’ora con ansia << Erica è tardi devo andare..ti voglio bene molto, è stato bellissimo sognare insieme a te oggi, ora devo andare a casa mi stanno aspettando ma domani tornerò e se te la senti usciremo a passeggiare. Sono felice di averti ritrovata>>
<< va bene Roberto a domani ma prima di andare ancora un tuo bacio voglio e poi potrai andare a casa>>
Senza esitazione i due ragazzi si salutarono con un profondo e lungo bacio, ormai solo un pensiero viaggiava nella mente “ l’amore” quello che si conosce una volta sola nella vita. Roberto dopo un ultimo saluto dalla porta prese a scendere velocemente la porta con tanta gioia e senza pensiero tanto che non si accorse neanche di Aldo e Aurora che seduti sul divano lo guardavo allontanarsi nella via, e complici di quella vista scoppiarono in una risata comune e quasi isterica. Nei loro pensieri ormai c’era solo Erica e sapevano che con Roberto avrebbe ritrovato la serenità di un vero amore che dopo tanto tempo era sbocciato con vera naturalezza. Roberto non aveva paura del buio tanto che era sicuro di sé fischiava la sua canzone preferita, si quella di Vasco, quella che in qualche modo l’accumunava a Erica, i suoi passi gli erano così leggeri e franche che sorrideva a tutti ai passanti ai cani ai gatti, che stupiti sorridevano. Nella mente di Roberto ormai viaggiava un solo pensiero, quello di dividere la sua vita con la donna che forse aveva sempre amato, e l’attesa lo aveva premiato come l’amore sa fare. Nella piazza la gente si radunava in gruppo per la solita chiacchierata della sera prima di andare a dormire, davanti al bar i suoi amici che lanciarono un saluto ma Roberto sorrise appena era così fuori da quella realtà che non sentiva l’esigenza di nulla aveva tutto. Girato l’angolo proprio sotto l’arco ormai a pochi metri dalla sua abitazione, una signora su un banchetto leggeva carte ai passanti, e richiamò la sua attenzione in quelle mani che manipolavano con geti antichi quelle carte. Si soffermò a ridosso poggiandosi con la spalla sul muro, la cartomante accortasi del ragazzo, con maestria antica gli disse << salve vuoi ascoltare cosa dicono le carte vuoi il futuro? Per te stasera gratis non voglio nulla sei un ragazzo e vedo nei tuoi occhi il sapere del futuro, vieni siediti faremo in fretta>> Roberto riflettendo sulle parole della cartomante in particolare il futuro e curioso di sapere si sedette e come ammaliato dagli occhi di quella donna che con gesti forti e decisi disponeva le carte sul tavolino e con smorfie ripetute, replicando fra sè. Roberto con voce quasi scocciata disse<< ..allora cosa c’è,dimmi cosa vedi in quelle carte, a me sembrano tutte eguali>>
La cartomante alzò la testa e centrò gli occhi di Roberto << mio ragazzo vedo un bel futuro in amore ma un’ostacolo impedisce il futuro di questo amore come una problema di salute o di morte>> Il sangue salì al cervello e la reazione di Roberto fù spontanea e rabbiosa si alzò e imprecando la donna si allontanò con riflessione. Fra sé disse <<Ma che cavolo dice la donna non credo in queste cose, sono stupide e insulse>>. Nella sua mente solo un pensiero ormai aveva il posto predominante amare Erica solo quello a lui importava. Con pochi passi raggiunse la porta di casa salì velocemente come non aveva fatto mai. Altro che le volte amareggiato saliva quelle scale che gli sembravano infinite e ripide. Aprì la porta e giusto in tempo si sentiva l’odore della cena in tavola, un sorriso inaspettato fece ai suoi genitori tanto che la mamma accortasi di questa insolita euforia non riuscì a trattenere << Roberto! Cosa ti è successo stasera? sei così allegro e spensierato non eravamo abituati a vederti così>>
<< Mamma,Papà, oggi sono stato con Erica e ho scoperto che mi vuole bene, è una cara ragazza e penso che prima o poi, anzi prima, la sposerò voglio farlo prima possibile, è l’unico pensiero per me>> Il padre con sguardo sospetto verso sua moglie fece un gesto come per dire è pazzo>> Ma Roberto non era pazzo, era innamorato, è vero che gli innamorati sono tutti pazzi ma è una pazzia benefica e quasi consapevole. Sulla tavola tante cose da divorare e il ragazzo triste, oggi allegrissimo, divorava con voracità ogni cosa con foga e speditezza, tanto che la mamma, si sa come sono le mamme, ruppe i suoi pensieri << Roberto, non mangiare così in fretta ti farà male, assapora e mastica bene, mi sembri uno che non mangia da giorni>>
Roberto effettivamente era a digiuno da anni, ma d’amore era a digiuno, e quel solo pensiero non lo voleva lasciare e lo accompagnava nei gesti nelle parole nel mangiare nel bere. La mamma santa donna sorrise al suo modo di fare in fondo le mamme sono sempre felici quando i figli mangiano e sorridono. Lo vedeva ancora bambino ma ormai aveva quasi venti anni, era un uomo fatto. Non riusciva però a pensare che non era il suo bambino, così lo chiamava da sempre e non ha mai cambiato atteggiamenti e attenzione in lui. Ora lo vedeva così assente e felice nello stesso tempo che poco importava il resto.

Si alzò dalla tavola e si rinchiuse nella sua camera, e la prima cosa che le venne in mente era Erica, pensava fra se << cosa sta facendo ora sono sicuro che mi sta pensando, sono sicuro che è felice e che sta sorridendo ad ogni cosa ad ogni ricordo di quel giorno>> Roberto si sedette sul letto e poi sulla sedia davanti alla scrivania e prese un foglio bianco e una penna, << voglio scrivere qualcosa a Erica, voglio dedicare a lei le mie parole il mio sentimento>> così la penna prese a tingere di nero inchiostro quel foglio bianco che subito si riempì di parole di virgole punti e tanti pensieri tanti che non credendo ai suoi occhi rilesse le parole che aveva scritto e quasi piangeva.
Le parole inchiostrate avevano il profumo dell’amore di quella essenza suprema.

Amore.

Prendi questa parola
che viene dal cuore,
pronunciandola,
scoprirai il suo nettare,
come miele
ti sembrerà.

Prendi questa mano,
accarezzala piano,
il suo calore sentirai,
stringila,
più forte ti sentirai.

Prendi questo sguardo
e vola lontano,
laddove le aquile
sanno andare,
nei miei occhi,
l’infinito saprai trovare.

Prendi la mia anima
senza soffocare
la sua libertà,
saprà riempire
il vuoto della tua.

Prendi questo bacio,
vibrare ti farà,
così saprai
che ti amo davvero.

Ripiegò il bianco foglio per metterlo in una busta, pronto per essere spedito, mise la dedica sopra il titolo e chiuse la busta. All’esterno scrisse<< a Erica il mio primo grande amore>>. Con quella busta chiusa si adagiò sul letto lasciandosi incantare dal sapore della notte e piano si addormentò con in testa un unico pensiero.

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Cinzia







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MessaggioInviato: Ven Nov 23, 2007 12:35 pm    Oggetto:  
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30° Capitolo "La crisi di Aldo" (di Cinzia)

Aldo seduto in poltrona nella penombra di una vecchia lampada ad olio, guardava Aurora che assopita aveva un viso talmente bello da sembrare un'angelo. I suoi capelli biondi le ricadevano morbidi sul collo e le sue labbra carnose sembravano lì pronte da mordere come fossero sugose ciliegie. "Com'era bella!"
Nonostante la visione così celestiale il suo cuore non era dei più tranquilli. Qel giorno così tanto atteso non era stato idilliaco. Quanti sogni aveva fatto immaginando le sue bambine finalmente a casa! Non vedeva l'ora che arrivasse quel momento, ma mai e poi mai avrebbe immaginato che il giorno tanto agognato sarebbe stato il giorno della verità!
Era combattuto e quel silenzio non era di certo il modo migliore per cacciare via i pensieri che tempestavano la mente dove i sentimenti si erano scatenati in una guerra senza riserve fino a spaccarne il cuore.
Silenzio nella stanza, Erica dormiva nella sua cameretta, Aurora assopita di fronte a lui… solo, ancora una volta Aldo si sentiva terribilmente solo e sentiva la stanza stringersi al punto da soffocarlo. Si alzò di scatto, prese la giacca a vento ed uscì, aveva bisogno di riflettere, di sfogare quella rabbia che saliva sempre più su e che stava per esplodere.
L'aria fredda della notte tagliava il viso, ma lui camminava come un'automa senza meta, senza accorgersi di ciò che lo circondava… solo assorto nei suoi pensieri, nella sua rabbia, nel suo dolore, nella sua vergona!
"Dove ho sbagliato? Quando è iniziato tutto questo? Forse da sempre, forse questa è la punizione per aver voluto con tutte le forze contrastare la mia schifosa natura.
Come può dirmi ora che mi perdona e mi capisce? Cosa può capirne lei di questo? Lei che mi ha tradito perché non godeva con me come con lui? Lei che ha partorito una figlia che non è mia? Perché ha scelto me? E quel disgraziato come può far tacere la sua coscienza? Che schifo! Maledetto, maledetto! Ed Erica? La mia Erica sapeva tutto di tutto! Ah come potrò mai guardarla negli occhi senza pensare che lei sa che non è mia figlia? Come potrò continuare ad abbracciarla stretta sapendo che non sono suo padre? Dio Dio Dio perché proprio a me? Perché hai lasciato che accadesse tutto questo? Perché perché perché!"
Rabbia, rimorso, amore, odio, disperazione … tutto questo in un cuore che sta per cedere.
Lacrime calde scendevano irrefrenabili sul suo volto, si fermò ad un chiosco, prese una bottiglia di wisky e si incamminò verso una panchina, si sedette e bevve tutto d'un fiato come se quel liquido fosse un fuoco medicamentoso capace di bruciare tutto il male che aveva dentro e cancellare per sempre quel dolore profondo di uomo fallito
Tanto era preso dall'uragano che non si accorse di quanto singhiozzasse forte, talmente forte che fu proprio quel pianto a condurre Aurora a lui che nel frattempo si era svegliata e non trovandolo in casa pensò bene di andarlo a cercare.
<<Aldo, amore>>
Aurora si sedette accanto a lui, lo abbracciò forte e poggiando il viso sul suo capo
<< Piangi amor mio, piangi e sfogati. Io ti sono accanto, sono con te e non ti abbandonerò mai. Ti amo di un amore che non avrei mai immaginato potesse esistere e sappi che qualsiasi cosa tu deciderai di fare io sarò sempre tua e niente mi potrà mai allontanare da te.
Aldo, ascoltami. Ne abbiamo passate tante, alcune ce le siamo cercate, altre ci sono cadute dall'alto senza poter far niente, eppure oggi ci ritroviamo ancora insieme. Tu sei un uomo meraviglioso ed un padre ineguagliabile, non possiamo vivere senza di te. Ti prego, guardami negli occhi… ce la possiamo fare. Ricominciamo Aldo, ricominciamo da ora, da questo momento… il passato oramai è andato, chiudiamo il libro e apriamone uno nuovo. Aldo ti prego ascoltami!>>
<<Si, dici che mi ami per compassione, lo dici perché sono un debole, un fallito! Come puoi guardarmi ancora in faccia? Come puoi fare l'amore con me ora che sai? Non ti faccio forse schifo?>>
<<Ma per cosa? Per un bacio con Luca? Se non sei andato a letto con lui, vuol dire che in fondo non sei del tutto gay! E poi anche se lo fossi nessuno è perfetto ed io ti amo così come sei e non ti cambierei con altri al mondo!>>
<<Neanche con Lorenzo?>>
<<Dimentichi che sono andata al mare e che gli ho detto addio? Non ti dice niente il fatto che ho scelto te ancora una volta e non lui? Io ti amo davvero Aldo, ti amo con tutto il cuore! Ti prego resta con me, iniziamo una nuova storia!>>
Aldo prese tra le mani quel viso e
<<Sono confuso anima mia, non so se potrò mai dimenticare, non so se sarò mai capace di ricominciare sapendo che…>>
<<Proviamo Aldo, proviamo ora. Pian piano le cose si placheranno, pian piano riusciremo a tornare una famiglia felice! Insieme Aldo, insieme.>>
<<Ed Erica? Erica sa, Erica non mi vedrà più come padre, non …>>
<<Tu hai cresciuto Erica, tu l'hai tenuta tra le braccia e l'hai confortata, tu gli sei sempre stato accanto nel bene e nel male, tu gli hai tolto il pannolino, tu l'hai lavata, tu gli hai dato il biberon, tu Aldo tu non altri. Tu sei il padre! Erica sapeva già eppure per lei tu sei il padre e non Lorenzo. Erica di lui non ne vuole sapere niente, me l'ha detto lei e devi crederle altrimenti da subito si sarebbe comportata diversamente e invece è sempre te che cerca, è sempre te che abbraccia e chiama papà>>
<<E' dura Aurora, è dura mi si spacca il cuore! Non so, non so!
Lacrime di sfogo continuano a scorrere sui due visi fino a congiungersi e a formare un unico rigagnolo per poi cadere e scomparire tra l'umidità dell'asfalto.
Avvinghiati in un tenero abbraccio il cuore di Aldo sembra placarsi dando spazio ad un piacevole torpore che da sollievo al corpo ed allo spirito.
<<Aldo, ho tanto freddo>>
Aldo sfiora con le labbra la fronte bollente di Aurora
<<Dio hai la febbre!>>
Si toglie la giacca e la avvolge sull'esile corpo tremante di Aurora
<<Pazza, perché sei uscita con questo freddo? Andiamo a casa>>

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MessaggioInviato: Ven Nov 23, 2007 12:42 pm    Oggetto:  
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31 Capitolo "Tra la vita e la morte" (di Cinzia)

Aurora nel suo letto ha la febbre molto alta, il freddo della notte non è stato clemente con quel corpo che era ancora in fase di guarigione.
<<Dottore, come sta?>>
<<Le sue condizioni non sono buone, incrociamo le dita. Faremo delle iniezioni di pennicillina, speriamo che queste riescano ad abbassare la temperatura e che non abbia conseguenze polmonari. Queste flebo le daranno nutrimento fino a che non sarà in grado di farlo da sola. Se si sveglia non le faccia prendere freddo, le dia del brodo caldo e spremute d'arancia. Ora vado, tornerò domani mattina, se dovesse peggiorare mi raccomando non esiti a chiamarmi subito.>>
<<Grazie dottore, grazie!>>
Aldo è molto preoccupato, i ricordi della notte passata e del tumulto dei suoi sentimenti sembrano essere svaniti nel nulla, lasciando spazio solo ad un irrefrenabile tumulto d'amore e di dolore per quel piccolo angelo che ora giaceva in quel letto bianco.
Roberto lo trova sulla porta con gli occhi persi nel nulla e nota la preoccupazione
<<Aldo, cosa è successo?>>
<<E' grave, ed è colpa mia!>>
<< Erica? Erica? Erica amore amore>>
<<No, non Erica, Aurora, la mia Aurora>>
Roberto si calma, aver saputo che non era Erica a star male gli aveva dato sollievo, per un istante aveva temuto che quella cartomante avesse in qualche modo azzeccato, ed il suo cuore era sprofondato già nel baratro. Nonostante la sua quasi gioia, si ricompose e chiese preoccupato cosa era successo, cercando di dar conforto a quell'uomo che un giorno sarebbe divenuto suo suocero e con cui aveva legato una profonda amicizia durante quegli ultimi tempi.
Aldo si lasciò consolare riacquistando la forza necessaria per poter essere d'aiuto alla sua amata e sconfiggere ancora una volta il male che la sorte gli aveva scagliato contro.
Erica seduta vicina al letto della mamma, le teneva la mano e con l'altra bagnava un fazzoletto inumidendo quelle pallide labbra aride.
<<Ciao Roberto, come stai?>>
<<Bene amor mio, bene. E tu?>>
Erica scoppiò in lacrime, si alzò e abbracciò forte Roberto
<<Non ti preoccupare cuor mio, vedrai che presto si riprenderà! Non temere tua madre è forte e combattiva, vedrai che tra poco la febbre scenderà e tornerà ad impartire ordini più di prima!>>
Risa, e pianto, sembrava che la vita si fosse accanita contro una famiglia che stava tentando con tutte le sue forze di ricomporne i pezzi spazzando via tutto il male e dar spazio all'amore e alla gioia che tanto desideravano.
Passarono così due giorni di grandi preoccupazioni, Aurora sembrava non riprendere conoscenza, Aldo recitava bisbigliando preghiere al Signore chiedendo grazia per la sua amata e chiedendo perdono per i suoi peccati… finché all'improvviso la mattina del terzo giorno Aurora si sveglia con una gioia esplosiva dentro tanto che con voce sonora
<<Ei, ma non c'è nessuno in questa casa? Dove siete finiti poltroni? Eilà ho fame! Date da mangiare ad una povera malata! E non ve ne approfittate… uscite fuori!>
<<Mamma!>>
<<Aurora amor mio!>>
Aldo ed Erica fanno le scale a quattro a quattro, quasi non credevano alle loro orecchie, Aurora si era svegliata… aveva fame…. E dava pure ordini!
Entrambi alzarono gli occhi al cielo e pensarono "Oh Dio di tutti i cieli grazie, grazie grazie!"
<< Era ora! Dove eravate finiti tutte e due? Ho fame mi portate la colazione per favore?>>
Aurora era felice di vedere come i suoi cari fossero insieme, lì innanzi a lei, sembrava che il passato fosse stato solo un sogno, un brutto sogno da cancellare per sempre dalle loro menti.
Aldo corse giù per le scale e in fretta imburrò del pane, prese la marmellata di fragole che tanto piaceva alla sua cara, mise su il caffè, scaldò il latte prese le forbici e corse fuori a raccogliere quella rosa bianca sbocciata per incanto in pieno inverno. Si sentivano risa di Erica e Aurora, Aldo si fermò un attimo ad assaporare quell'aria così festosa di cui aveva dimenticato l'esistenza. Che tutto questo fosse un sogno? No, era tutto vero, forse Dio nella sua infinita bontà aveva avuto misericordia delle loro vite e aveva girato la sorte dando finalmente loro quell'armonia di cui avevano perso speranza.
<<Mamma, vado a prepararmi, tra poco arriverà Roberto per andare a fare due passi, voglio farmi bella! Ti spiace? Vado solo per poco e poi tornerò presto da te così ti leggo il libro che mi ha regato Roby, è talmente bello che son sicura ti piacerà.>>
<<Vai vai piccina, vai a divertirti e goditi questa splendida giornata! Io starò con tuo padre, anche noi abbiamo tanto da dirci!>>
<<Mamma… ma… va tutto bene con papà?>>
<<Si, si stai tranquilla, il sole torna a splendere prima o poi e credo sia tornato anche in questa casa … e tra noi. Ora va e fatti bella!>>
Mentre Erica esce euforica dalla stanza Aldo entra con un vassoio pieno di ogni ben di Dio con al centro quella rosa meravigliosa che sembrava finta per quanto fosse perfetta.
<<Che meraviglia! E' per me?>>
<<No, non è per te. E' per una donna stupenda che è appena tornata e che mi fa palpitare il cuore!>>
Quelle parole dette con tanta tenerezza fecero vibrare il cuore di Aurora tanto che le sue braccia si stesero al massimo per poter abbracciare quell'uomo che con tanto amore le era stato sempre accanto anche quando lei era lontana miglia e miglia.
Aldo la strinse forte e
<<Amor mio, erano anni che non ti sentivo così gioiosa! Dove sei stata in questi giorni? Da quale meraviglioso luogo arrivi?>>
<<Ero tra i miei cari, ho rivisto mia madre, mio padre e un'angelo mi ha aiutata a capire che per girare pagina dovevo tornare ad essere l'Aurora di tanti anni fa, l'Aurora che amava la vita, l'Aurora sincera, l'Aurora che non si lasciava abbattere dalle controversie ma combatteva e soprattutto viveva. Per troppo tempo ho vissuto come fossi morta, mi son lasciata trasportare dalle onde che mi hanno sbattuta da una roccia all'altra, non ho saputo reagire mi son fatta travolgere abbandonando tutto e tutti. Ora è finito quel tempo, la mia vita, la nostra vita ricomincia e ricomincia da qui, con te amor mio e con Erica nostra figlia.>>
<<Tutto questo in così poco tempo? Amore, io non ho la tua stessa forza, non so quanto riuscirò a fare, ma per te voglio provare. Aiutami tu, solo con te potrò ricostruire. Ho avuto tanta paura che tu mi lasciassi, mi sentivo colpevole per aver causato il tuo male, avrei voluto fosse capitato a me… Ti amo cuore mio, senza te non son nessuno e non vale la pena vivere.>>
Avvinghiati in un unico abbraccio Aldo e Aurora finalmente godono di un po’ di quella felicità che per lungo tempo gli era stata negata.
I giorni tristi sembrano essersi dileguati nei meandri del passato, quella casa ora brillava di nuova luce.


32 Capitolo "Nuova vita" (di Cinzia)

I giorni scorrevano velocemente, Aurora ed Aldo avevano intrapreso un nuovo cammino che li univa ogni giorno di più. Lunghe passeggiate, scambi di opinioni, progetti per il futuro… tanto amore e gioia portavano i due cuori sempre più in alto quasi a toccarne il cielo.
Talvolta nella mente di Aldo tornava il tarlo del dolore e della vergogna, ma come per incanto c'era sempre un'effusione d'amore di Aurora ed un caloroso abbraccio di Erica che l'aiutava a cacciare il malessere per dar spazio alla felicità.
Aveva persino preso un lungo periodo di aspettativa per poter stare insieme alla sua famiglia, e l'ombra del pentimento mai lo sfiorò tanto era immerso in questa rinascita.
Era nato a nuova vita e con lui anche le sue bimbe! Meraviglioso! Spesso gli venivano in mente le parole di Aurora il giorno del suo risveglio ed era curioso di saperne di più. Tante volte aveva provato a chiedere, ma non riusciva mai, ora per una cosa, ora per un'altra…
<<Amore, posso chiederti una cosa?>>
<<Si, dimmi>>
<<Il giorno che ti svegliasti dalla febbre, mi dicesti che eri stata in un posto bellissimo, che avevi incontrato i tuoi cari e un angelo… scusa ma sono curioso di saperne di più. Dov'era questo posto? Com'era fatto? E..>>
Aurora sorride, prende il coraggio a due mani e
<<Bè, non è facile descriverlo, forse non mi crederai…>>
<<Prova, fallo lo stesso>>
<<Non ricordo nulla di ciò che accadde dal momento che tu mi prendesti in braccio dalla panchina e mi portasti a casa. Non ricordo neanche quando mi mettesti a letto, ma ricordo che improvvisamente mi ritrovai come sospesa, vedevo il mio corpo nel letto e voi che eravate intorno e mi guardavate con volti preoccupati. Non avevo dolori, né freddo, né caldo, stavo semplicemente bene. Vi guardavo, cercavo di consolarvi ma voi non mi sentivate… Poi vidi mio padre, all'inizio ebbi paura, ma lui mi guardò e come per incanto mi sentii molto tranquilla. Mi prese per mano e attraversammo un posto pieno di luce calda, sentivo tanto amore, mi sentivo esplodere per quanto ne avevo dentro… non so spiegartelo bene, ma questa era la sensazione che provavo. Strada facendo incontrai anche mamma, e tante altre persone che ho conosciuto e che ora non ci sono più, erano tutti felici. C'era una musica bellissima e colori tenui ma allo stesso tempo luminosi, tanti angeli e un'infinità di bambini… Era tutto paradisiaco. Poi incontrai Roberto, nostro figlio, era bellissimo! Ci abbracciammo forte, e fu l'unico che mi parlò come sto facendo ora io con te, gli altri non emettevano sillaba ma emanavano tanto amore come fossero spugne che strizzandole rilasciano acqua… Roberto mi disse che lì era felice e che stava bene, che non rimpiangeva di essere morto e che per nulla al mondo vi sarebbe tornato… mi disse che Dio prendendolo a se gli aveva fatto la grazia di non attendere troppo a lungo di vivere nell'amore assoluto… mi disse che però era molto in pensiero per noi e che se lo amavo veramente dovevo riprendere la vita che avevo perduto, che dovevo tornare ad essere l'Aurora che aveva amore nel cuore e che sapeva ridere… che il bene e l'amore vincono sempre contro le avversità della vita e che non dovevo farmi travolgere… mi disse che la felicità tua e di Erica dipendeva da me… e che io ero la vela di quella barca il cui capitano attendeva il mio si per guidarci verso la verità… vidi a quel punto una figura stupenda, un uomo di una bellezza indescrivibile, ne sono rimasta abbagliata tanto era… non so esprimertelo … Roberto si fece di lato e quell'uomo venne verso di me… solo allora lo vidi e riconobbi in lui Gesù. Mi abbracciò forte a se, poi mi prese le mani e mi disse:"Vieni figlia mia voglio darti tutta la felicità e l'amore che desideri, lascia il passato e ricomincia una nuova vita con i tuoi cari e con me. Lo vuoi?" io annuii, non riuscivo a parlare, ma Lui capì e di colpo tornai in me e mi svegliai. Ecco, questo è quello che ho fatto quando non ero tra voi. Mi credi?>>
<<E' bellissimo tutto questo, sono senza parole e… è quasi incredibile ma, ma se questi sono i frutti che dire? Devo crederci per forza!>>
Erica varca la soglia di casa, è tornata ad essere la ragazza energica sempre piena di cose da fare
<<Ei piccioncini, ma non vi siete stancati di stare sempre appiccicati? Non vi sembra di essere egoisti? A me niente abbracci?>>
Ridendo corre tra loro, sembra una bambina ed è incredibile come la famiglia che stava per essere distrutta ora viva ad un palmo dal paradiso!
Erica accende la tv mentre si appresta ad apparecchiare la tavola e
<<Papà, oggi ho incontrato il tuo capo, mi ha chiesto come stavi>>
<<Ah si? Me l'hai salutato? Un giorno debbo decidermi a chiamare, sono scomparso dalla circolazione, chissà cosa pensa!>>
<<Be, secondo me si chiede quando torni al lavoro! Non credete sia ora che torniate alla normalità tutte e due? Pigroni!>>
<<Eh si, credo tu abbia ragione, domani chiamerò…>>
<<Zitto zitto papà senti che dicono…>>
<<….. Si è aggravato il bilancio delle vittime del disastro aereo di Phuket: il direttore dello scalo ha riferito che i morti sono 91, tra i quali 55 stranieri. "Vi sono 42 sopravvissuti - ha precisato il funzionario - 15 sono thailandesi e 26 stranieri". I passeggeri dell'MD80 della compagnia thailandese "One-two-go", erano in gran parte australiani, austriaci, inglesi, iraniani, irlandesi, svedesi, olandesi e israeliani. Il console onorario ha riferito alla Farnesina della presenza a bordo di un italiano ma dai primi soccorsi non sono emerse tracce. …>>
<<Povera gente! Mi spiace per i loro cari, speriamo ci siano più sopravvissuti di quelli che credono! Certo però sempre brutte notizie, possibile che in tutto il mondo non accada mai qualcosa di bello?>>
<<Mamma, purtroppo nei telegiornali non ci sono belle notizie! Tra guerre, disastri e malavita qua di bello c'è rimasto ben poco>>
Aldo spegne la tv e
<<Che ne dite se ci godiamo ancora per un po’ la nostra tranquillità senza farci rattristare da queste brutte notizie?>>
Annuiscono all'unisono, ma Aurora sente che qualcosa sta per accadere.

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MessaggioInviato: Dom Nov 25, 2007 11:32 am    Oggetto:  
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33° Capitolo: " Ancora una verità … " (di RAFFA)

Aldo si guardava intorno senza vedere, gli scaffali del supermercato sembravano venirgli automaticamente incontro aiutandolo a riempire il carrello di quanto necessario.
Sorrideva, rivivendo tutto quello che era capitato nei giorni precedenti, tutte le parole dette e taciute, i sentimenti contrastanti che l’avevano prima devastato poi riportato al settimo cielo.
Ripensava, Aldo, a tutto quello che si erano detti lui e Aurora, tutto sbagliato, tutto così strano e assurdo da sembrare irreale e ciò che faceva più male era il pensiero che Erica potesse non essere la sua bambina, ed era stato così fino al ritorno di Aurora dall’ennesimo momento difficile, fino a quando non avevano tutti aperto gli occhi su una nuova vita.
Scuoteva la testa incurante degli sguardi di chi, passandogli accanto, vedeva solo un uomo proiettato in tutt’altra dimensione.
Perché era così che si sentiva, sospeso in un mondo lontano, tirato da parte a parte , ora a destra ora a sinistra, da mani invisibili che cercavano di orientare la sua posizione definitiva rispetto a quel turbinio di sensazioni che lo avevano travolto.
Non faceva poi così male adesso la possibilità che Erica non fosse sua figlia biologica, perché solo di questo si trattava, Erica era di fatto la sua bambina, aveva ragione Aurora: nulla e nessuno avrebbe potuto spezzare quel legame così forte e il comportamento di Erica era stata la prova evidente di quella verità che lui solo, cieco, non aveva voluto vedere.
Gli era sembrato impossibile convivere con quel dolore, acuto, insopportabile, che gli penetrava le carni in maniera violenta sconvolgendo le poche certezze rimaste in quella farsa che era stata la sua vita. Tutti i ricordi, tutte le prime volte insieme, sorrisi e pianti, notti insonni, le dolci ninna nanne… una vita intera che aveva assunto un aspetto tutto diverso. E’ facile disquisire sul vero senso della paternità al di là dell’effettivo legame di sangue quando non ti tocca davvero, ma la sua vita era andata al contrario, aveva sempre nutrito dei dubbi sulla paternità di Roberto e anche qui aveva peccato, aveva tolto al suo unico, vero figlio l’istinto d’amore il più delle volte trattenuto dal dubbio! Dubbio che lo aveva portato a soffermarsi per osservare gestualità e caratteristiche in cui riconoscere un altro uomo… quanto tempo perso, povero piccolo angelo, il suo piccolo angelo.
L’angelo che aveva poi contribuito a restituire loro Aurora e costretto lui a scuotersi da quelle sensazioni, a scrollarsi di dosso dubbi e rimorsi: non avrebbe potuto cancellare ogni traccia di quel passato che ancora lo feriva nel profondo, ma avrebbe imparato a gestire meglio quei sensi di colpa così compatibili con la natura umana.
<<Aurora dove sei? Sono tornato, mi dai una mano con la spesa?>>
Nessuna risposta, il silenzio della casa rotto da una voce lontana, quasi metallica ma troppo ridondante dell’enfasi del dolore nazionale, della disgrazia annunciata.
Il televisore acceso, Aurora calamitata dalle immagini in onda… un foglio di carta tra le mani.
<<Cosa succede amore, stai bene?>>
<<Lorenzo…leggi Aldo, leggi questa lettera… è … spaventoso!>>

Cara Aurora, mio unico vero amore.
E’ l’unica certezza che ho, a questo punto di una vita trascorsa alla ricerca di qualcosa che io stesso ho voluto mancare quando mi è stata data l’opportunità di afferrarla.
Non so come sarebbe andata se non fossi stato così indeciso, sempre alla ricerca dell’avventura, se avessi avuto la consapevolezza che il più grande errore della mia vita è stato quello di lasciarti quando eravamo ragazzi.
Sei stata la mia droga, il pensiero fisso e più ti vedevo serena con Aldo, più impazzivo per il dolore di non poter condividere con te tutti i miei giorni e le mie notti.
Ho trascorso intere serate a immaginare la nostra vita insieme, in questa casa in cui una volta hai lasciato il tuo odore che non è più andato via, che ha preso possesso di me e di tutto ciò che mi appartiene. Ogni oggetto qui intorno mi ricorda che tu vi hai posato lo sguardo, che lo hai sfiorato, che ne hai riso come di “ridicoli cimeli e trofei” come tu chiamavi tutto ciò che ostinatamente continuavo a portarmi dietro dalle mie avventure per il mondo.
Sei stata mia per un solo attimo e forse per questo continuo a pensarti con tale intensità.
Io parto, questa volta per sempre.
Adesso so di non avere più alcuna possibilità, i tuoi occhi me lo hanno detto, più delle parole che tante volte hai ripetuto nel tentativo di allontanarmi da te, mai erano state accompagnate da uno sguardo così sicuro.
Non c’è più la bimba indecisa e timorosa che ha bisogno di me, quel giorno al mare eri una donna, certa di non volere più quella scarica elettrica che ha caratterizzato il nostro incontrarci.
Lo chiameresti amore? Passione? Forse una grande intesa fisica, un’attrazione forte, sconvolgente, irrazionale, una mania… almeno per me.
Anche quando fisicamente non ero solo, anche quando cercavo di legarmi a un’altra, eri tu quella che sentivo…a occhi chiusi, mentre il ricordo vivo del tuo corpo si sovrapponeva alla donna che stringevo e con esso le immagini della vita che avrei voluto vivere al posto di Aldo.
Vado via per sempre, perché tu vuoi che finisca così, ho sperato fino all’ultimo di poterti avere tutta per me, di averti legata per sempre attraverso una figlia, attraverso un legame indissolubile, l’unico, vero, soprattutto da quando Roberto non c’era più. Ma neanche questo è riuscito a far pendere dalla mia parte il piatto della bilancia e, sai, hai avuto ragione!
Erica non può essere mia figlia, sono sterile e lo so da tanto ormai… ma ho mentito… sperando in una possibilità.
Adesso lo so, non si può costruire sulle menzogne, il castello prima o poi cade giù, ed è come se tu avessi sempre sentito che c’era qualcosa di strano, non ti sei mai lasciata andare fino in fondo anche quando ho creduto che ormai per te e Aldo non ci fossero più speranze.
Perdona, se puoi, questo vigliacco che ha provato a legarti a sé con ogni mezzo.
Ora che anche Erica conosce una verità distorta non posso più permettere… non è giusto, ne ha già passate troppe.
Gridale la verità, dille che ha un padre meraviglioso e non quel meschino, viscido essere che ha gioito di una morte e non avrebbe esitato ad assaporare e godere di una vittoria lercia e squallida.
Tra due giorni ho un volo per la Thailandia, poi si vedrà ma tu, stanne certa, non sentirai più parlare di me, addio Aurora.
Lorenzo


Aldo e Aurora vicini, su quel divano a cercare di metabolizzare l’ennesima verità, niente di amaro questa volta, una gioia infinita, il tassello mancante in un mosaico che sarebbe comunque stato già perfetto com’era dal momento che, ognuno a suo modo, tutti e tre avevano accettato di vivere il loro amore senza la necessità morbosa di prove biologiche e materiali, bastava il loro cuore e quel sentimento puro e sincero.
Una sola certezza, Lorenzo era per sempre fuori dalle loro vite!

Il televisore continua a mandare le immagini del disastro aereo, Aurora stringe forte la mano di Aldo per attirare la sua attenzione e proiettarla proprio su quelle immagini.
Un cronista con l’aria solenne e partecipe richiesta dall’occasione, elenca disastri di cose e persone; in un riquadro a destra, fissa sulle immagini in movimento, la foto dell’unica vittima italiana: Lorenzo Guardia.
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