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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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METRICA
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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 1:52 pm    Oggetto:  METRICA
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Pastorella (componimento)

La pastorella è un componimento poetico di forma dialogica di origine francese e in uso nella letteratura provenzale.

In esso si narra di un contrasto, su sfondo agreste, tra un cavaliere-trovatore e una giovane pastora che respinge più o meno sdegnosamente le proposte d'amore.

La "pastorella" si diffuse dalla Francia alla Spagna e, in Italia, ebbe qualche cultore come il Cavalcanti e il Sacchetti, anche se preferibilmente rivestì la forma della ballata minore.

"In un boschetto trova' pasturella
più che la stella bella, al mi' parere"


(Guido Cavalcanti)

Dalla forma metrica della pausa deriva la villanella e dal principio dialogico e scenico il dramma pastorale.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 1:52 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 1:54 pm    Oggetto:  METRICA
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Pentametro

Il pentametro dattilico o semplicemente pentametro, è una forma metrica della poesia greca e latina, il cui schema base può essere così rappresentato:

— ∪ ∪ — ∪ ∪ — || — ∪ ∪ — ∪ ∪ X


Di fatto il pentametro è un metro composto, essendo formato da due hemiepes, o tripodie dattiliche catalettiche. Il nome «pentametro» gli deriva dal fatto di essere la somma di due unità da 2 piedi e mezzo; poiché però è un metro dattilico, di ritmo discendente, il pentametro conta sei tesi o tempi forti.

Caratteristiche

Le principali caratteristiche del pentametro sono:

-l'ultima sillaba del primo hemiepes è sempre lunga, mentre quella del secondo hemiepes è indifferens

-la dieresi tra il primo e il secondo membro sono la norma. Tale dieresi non permette lo iato, ma non impedisce il fenomeno dell'elisione.

-la sostituzione del dattilo con lo spondeo è, di norma, permessa solo nel primo hemiepes. Eccezioni a tale regola sono possibili, ma restano rare.

Alcuni esempi di pentametro:

καὶ Μουσέων ἐρατὸν δῶρον ἐπιστάμενος (Archiloco, fr. 1, v.2).

Il suo schema è — — — ∪ ∪ — || — ∪ ∪ — ∪ ∪ X

ἱερά νῦν δὲ Διοσκουρίδεω γενεή (Callimaco, fr. 384a Pf.²).

Questo verso non ha la dieresi centrale.

Usi del pentametro

Il pentametro compare a volte nella poesia drammatica, o talvolta è stato impiegato in versi stichici, ma il suo utilizzo più importante rimane nel distico elegiaco, dove compare come secondo verso a seguito di un esametro.

L'uso del distico elegiaco è legato soprattutto a due generi letterari, strettamente legati tra loro che godettero di ininterrotta vitalità nel corso dell'epoca antica: l'elegia e l'epigramma.

Le più antiche elegie note risalgono al VII secolo AC: se in origine questo genere era legato al lamento funebre, nel corso del suo sviluppo si adattò a molteplici argomenti, dalla poesia erotica (da Mimnermo fino ai poeti latini, come Properzio e Tibullo), a quella politico sapienziale (Solone); da quella di esortazione guerresca (Tirteo), a quella di argomento mitologico ed erudito (gli Aitia di Callimaco).

Affine è lo sviluppo dell'epigramma (e d'altra parte non sempre i confini tra i due generi sono chiari): in origine componimento funebre iscritto sulle tombe dei defunti, fu trasformato ben presto in un genere letterario (sembra che fu Simonide il primo a coltivarlo), e dall'originario tema funerario fu adattato ai più vari argomenti, godendo di un'ininterrotta vitalità sino all'età tardoantica.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Pentametro" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 1:57 pm    Oggetto:  METRICA
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Pentametro giambico

(EN)
«O wild West Wind, thou breath of Autumn's being... »

(IT)
«O vento feroce di ponente, tu respiro dell'anima d'Autunno»

(Percy Bysshe Shelley, Ode to the West Wind, 1819)

Il pentametro giambico di cui sopra è riportato un esempio d'autore è il verso classico della poesia inglese, il blank verse di Christopher Marlowe, William Shakespeare, John Donne, ed è figlio dall’endecasillabo di Dante Alighieri e Francesco Petrarca.

La denominazione è mutuata dalla metrica classica, il suo nome indica che è formato da cinque piedi giambici, vale a dire ciascuno composto da una sequenza sillaba breve - sillaba lunga. Nella metrica accentativa tale sequenza diviene, per analogia, tra sillaba atona e sillaba accentata.

Forma

Nella sua forma base il verso si compone di dieci sillabe con accenti forti sulle sillabe pari.

"Il pentametro giambico è come un formichiere, alto dietro e con le zampe corte davanti", afferma Al Pacino, nel film-documentario Riccardo III - Un uomo, un re: Nella pratica della recitazione le sillabe iniziali del verso sono più alte e marcate, per poi sdrucciolare nel finale.

Pentametro giambico ed endecasillabo

L'endecasillabo italiano, come il blank verse, ha l’ultimo accento forte sulla decima sillaba e gli accenti principali quasi sempre sulle sedi pari; ma il pentametro giambico, come il decasyllabe francese, finisce prevalentemente con una parola tronca, talvolta piana, assai raramente sdrucciola.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:01 pm    Oggetto:  METRICA
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Piede (poesia)

Il piede è l'unità ritmica, codificata dalla dottrina metrica antica, alla base della versificazione basata sulla quantità sillabica greca e latina.

Un piede è composto da almeno due sillabe e lungo due (ma in realtà almeno tre) morae.


Classificazione dei piedi

Piedi di due morae

pirrichio: ∪ ∪

Piedi di tre morae

giambo: ∪ –
trocheo: – ∪
tribraco: ∪ ∪ ∪

Piedi di quattro morae

dattilo: – ∪ ∪
anapesto: ∪ ∪ –
spondeo: – –
anfibraco: ∪ – ∪
proceleusmatico: ∪ ∪ ∪ ∪

Piedi di cinque morae

peone primo: – ∪ ∪ ∪
peone secondo: ∪ – ∪ ∪
peone terzo: ∪ ∪ – ∪
peone quarto: ∪ ∪ ∪ –
baccheo: ∪ – –
palinbaccheo o baccheo rovesciato: – – ∪
cretico – ∪ –

Piedi di sei morae

digiambo: ∪ – ∪ –
ditrocheo: – ∪ – ∪
ionico a minore: ∪ ∪ – –
ionico a maiore: – – ∪ ∪
coriambo: – ∪ ∪ –
antispasto: ∪ – – ∪
molosso: – – –

Piedi di sette morae

epitrito primo: ∪ – – –
epitrito secondo: – ∪ – –
epitrito terzo: – – ∪ –
epitrito quarto: – – – ∪

Piedi di otto morae

docmio (forma base): ∪ – – ∪ –
ipodocmio: – ∪ – ∪ –
dispondeo: – – – –

Di questo ampio repertorio, alcuni piedi sono solo ipotetici o si incontrano eccezionalmente, come l'anfibraco, il peone terzo, l'antispasto, l'epitrito primo e quarto, il palinbaccheo, il dispondeo, il pirrichio o il peone secondo; alcuni piedi quadrisillabici si possono ridurre a sizigie di piedi bisillabi, come il digiambo, l'epitrito terzo e secondo, il ditrocheo; il pirrichio non ha esistenza propria ma costituisce parte o sostituzione di altri piedi; altri non hanno esistenza propria, ma esistono solo come risoluzione di una sillaba lunga in due sillabe brevi nei piedi più corti, come il tribraco, il proceleusmatico, il peone primo e quarto.

I dieci che restano sono detti prototipi ( o anche archigona sott. metra, in latino), in quanto sono i metri base per la formazione di tutti i tipi di cola e versi possibili.

Essi sono:

il giambo,
il trocheo,
lo spondeo,
l'anapesto,
il dattilo,
il cretico,
il coriambo,
il baccheo,
lo ionico (a minore e a maiore)
il docmio (che è considerato però un piede composto)

Il ritmo dei piedi

Ogni piede era, ritmicamente parlando, diviso in due parti: il tempo forte (di norma una o due sillabe lunghe, cioè almeno due more), portatore dell'accento metrico, e il tempo debole, (costituito da sillabe brevi o da una lunga), le quali venivano scandite, secondo la testimonianza degli antichi, dall'abbassare e alzare del piede o del dito. Per tale consuetudine, il tempo debole viene definito dagli autori antichi arsi (dal verbo aírō, sollevare) e il tempo forte tesi (dal verbo títhēmi, appoggiare).

N.B. I termini arsi e tesi hanno subito nella trattatistica medievale un processo di inversione semantica a seguito del passaggio dalla metrica quantitativa a quella accentuativa: il termine arsis da un originario sublatio pedis (sollevamento del piede o del dito) fu erroneamente reinterpretato sublatio vocis (cioè accento della voce, tempo forte), e thesis da un originario positio pedis (battuta, colpo del piede o del dito) fu reinterpretato come positio vocis (riposo o abbassamento della voce). Tale inversione è stata mutuata completamente nella dottrina musicale moderna. Su tale scorta nella trattatistica metrica moderna i due termini vengono spessissimo invertiti e tesi va indicare il tempo debole e l'arsi il tempo forte.

Quando l'arsi precede la tesi, il ritmo del piede è ascendente; quando invece la tesi precede l'arsi, il ritmo è discendente.

Il genere dei piedi

Inoltre, a seconda dei rapporti numerici esistenti tra arsi e tesi, gli antichi dividevano i piedi in quattro generi:

-il genos ison, a proporzione 1:1, come lo spondeo, l'anapesto, il dattilo e il coriambo

-il genos diplasion a proporzione 1:2, come il giambo, il trocheo, lo ionico a minore e lo ionico a maiore.

-il genos hēmiólion, a proporzione 2:3, come il cretico e il baccheo

-il genos epítrition, a proporzione 3:4, a cui appartengono gli epitriti se considerati come piedi indipendenti.

Trasformazioni dei piedi prototipici

I piedi prototipici possono subire, nel contesto di un verso, varie trasformazioni:

Possono perdere o acquisire una sillaba all'inizio a alla fine (piede acefalo, procefalo, catalettico, ipercatalettico)

possono subire anaclasi

possono essere rimpiazzati da un piede secondario dallo stesso valore metrico (ad esempio un giambo ∪– può essere sostituito da un tribraco ∪∪∪, che vale sempre tre morae)

in alcuni contesti, una sillaba breve può essere sostituita da una sillaba lunga (ad esempio, la prima lunga di un metro giambico). Tale lunga, che non ha una durata di due morae, ma ha un valore intermedio fra una e due morae, viene detta lunga irrazionale, in quanto la sua presenza turba i rapporti proporzionali del verso (se la proporzione del giambo è 1:2 e dello spondeo 1:1, la lunga irrazionale assume un valore intermedio, non esprimibile tramite numeri naturali).

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:02 pm    Oggetto:  METRICA
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Quadrisillabo

Nella metrica italiana, il quadrisillabo (detto anche quaternario) è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla terza sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana, il verso comprende quattro sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola, ne contiene rispettivamente tre oppure cinque. Si ha in genere un accento secondario sulla prima sillaba.

Esempi di versi quadrisillabi

Il quadrisillabo non è un verso molto comune nella poesia italiana. Si può trovare un esempio arcaico, alternato a versi ottonari, in Damigella / tutta bella di Gabriello Chiabrera, musicata da Monteverdi nei suoi Scherzi Musicali a tre voci:

Damigella
tutta bella
versa versa quel bel vino,
fa che cada
la rugiada
distillata di rubino.


L'abbinamento con l'ottonario non è casuale. Si noti infatti come i distici di quadrisillabi non siano altro che ottonari con rima interna.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Quadrisillabo" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:03 pm    Oggetto:  METRICA
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Quantità (metrica)

La quantità è la lunghezza di una sillaba.

Nel greco antico, come del resto nella lingua latina, una sillaba può essere lunga o breve. Più precisamente:

-la quantità è lunga, se la parte vocalica della sillaba è costituita da una vocale lunga (η, ω, α lunga, ι lunga, υ lunga) o da un dittongo (ου, ει);

-la quantità è breve, se la parte vocalica della sillaba è costituita da una vocale breve (ε, ο, α breve, ι breve, υ breve).

Si rammenta però che i dittonghi αι e οι in fine di parola sono generalmente considerati brevi ai fini dell'accentazione

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:06 pm    Oggetto:  METRICA
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Quinario

Il Quinario è anche una moneta romana del valore di 1/2 denario

Nella metrica italiana, il quinario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla quarta sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende conque sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente quattro oppure sei.

Gli accenti metrici sono generalmente

' _ _ ' _

- ' _ ' _

con un accento secondario sulla prima o sulla seconda sillaba.

Esempi di versi quinari

Esistono odi scritte in versi quinari, un esempio è dato da La melanconia, di Pindemonte, che inizia così:

Fonti e colline
chiesi agli Dei:
m'udiro alfine,
pago io vivrò.
Né mai quel fonte
co' desir miei,
né mai quel monte
trapasserò.


Ma anche nella poesia moderna il quinario è usato: ad esempio nella resa italiana di un haiku il primo e il terzo verso sono dei quinari.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Quinario" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:08 pm    Oggetto:  METRICA
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Rima (linguistica)

In poesia, la rima è la consonanza per identità di suono tra due o più parole a partire dalla vocale accentata.

Nella poesia, la rima si verifica per lo più tra le clausole dei versi. Altrimenti si definisce rima interna.

Nell'analisi metrica, i versi che rimano tra loro sono indicati mediante la stessa lettera.

La rima può essere:

-composta: una parola rima con l'insieme di due o piu` parole Es. oncia / non ci ha

-derivativa: tra due parole che hanno omogeneita` etimologica Es. guardi / sguardi

-rara: usa parole rare, insolite o straniere Es. bovindo / tamarindo
equivoca: parole di uguale suono ma significato diverso Es. campo / campo (terreno, verbo campare)

-franta: rima tra una parola e una mezza che finisce nel verso successivo Es. volgo / folgo-re

-grammaticale: ha identita` di desinenza Es. cantando / andando
identica: parola che rima con sé stessa

-imperfetta: assonanza: le vocali uguali e consonanti diverse Es. fame / pane consonanza: vocali diverse e consonanti uguali Es. amore / amaro
inclusiva: una delle due parole rientra nell'altra Es. assalto / alto
ipermetra: una delle due parole e` consideratasenza la sillaba finale Es. scalpito / Alpi

-interna: lega parole che si trovano a meta` o all'interno del verso

-perfetta: identita` di suono e` totale Es. pane / cane
per l'occhio: a uguaglianza di parole scritte non corrisponde uguaglianza delle parole all'orecchio Es. comando / mando`

-per l'orecchio: a uguaglianza di suono non corrisponde uguaglianza delle parole scritte Es. Nietzsche / camicie

-ricca: tra parole che condividono altri fonemi prima dell'ultima vocale tonica Es. chiostri / inchiostri

-sottintesa: che nasconde una parola, in alcuni casi oscena. Talvolta si trova in un verso privo dell'ultima parola la cui identità fonica è simile a quella del verso precedente (può costituire anche un'assonanza).

Una rima è:

La befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:29 pm    Oggetto:  METRICA
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Senario

Nella metrica italiana, il senario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla quinta sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende sei sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente cinque oppure sette.

Gli accenti metrici sono generalmente

_ ' _ _ ' _

con un accento secondario sulla seconda sillaba, ma è anche possibile la forma

' _ ' _ ' _

con accenti secondari su prima e terza sillaba.

Esempi di versi senari

I versi senari sono abbastanza comuni, e compaiono nei posti più inaspettati:

l'inno nazionale italiano.

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa [...]

la canzone Sapore di sale (Gino Paoli)

Sapore di sale,
sapore di mare
che hai sulla pelle
che hai sulle labbra [...]

(il che significa che li si può cantare con la melodia dell'altro!)

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Senario" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:31 pm    Oggetto:  METRICA
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Settenario

Nella metrica italiana, il settenario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla sesta sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende sette sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente sei oppure otto.

Esempi di versi settenari

Il settenario, assieme all'endecasillabo, è uno dei versi più importanti nella poesia italiana, e quindi è molto facile trovare degli esempi.

Alessandro Manzoni ha molto amato il settenario.

Si pensi alle odi come Il Cinque Maggio:

Ei fu. Siccome immobile
dato il mortal sospiro
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta
[...]

dove si nota anche la varietà nel numero delle sillabe.

Forse è più interessante scoprire che anche un poeta come Ungaretti, che sembra rompere le convenzioni sui versi, nasconde settenari.

Prendiamo Mattina:

Mi illumino
d'immenso.


O anche Soldati:

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.


Nel primo caso si ha un settenario diviso in due versi, nel secondo due settenari.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Settenario" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:34 pm    Oggetto:  METRICA
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Sinalefe

In metrica, la sinalèfe è il conteggio come una sola sillaba della vocale finale d’una parola e della vocale iniziale di quella successiva; a volte è anche detta elisione.

mi ritrovai per una selvaˆoscura (Dante, Inferno, I ,2)

Tale conteggio non è altro che un espediente teorico che non implica, nella lettura effettiva, la caduta (o assorbimento) della prima vocale coinvolta, né una velocità d’enunciato maggiore: il verso va declamato con ritmo e pause determinati in base alle implicazioni semantiche.

Per certi, l’«elisione» corrisponde solo a quelle sinalefi in cui sarebbe stata possibile l’elisione grafica e fonica:

Questaˆisoletta intorno ad imo ad imo (Purgatorio, I, 100)

per «Quest’isoletta»; in questo caso, la prima vocale può pure venire elisa.

N.B.: Nel seguente verso dell’Ariosto, è tecnicamente abusivo parlare di sinalefe o d’elisione dato che la i ha solo valore diacritico (per indicare il suono /ʎ/):

Le donne, i cavallier, l’arme, gliˆamori (L. Ariosto, Orlando Furioso, I, 1)

/'larmeʎ ʎa'mori/ con gli a- /ʎa-/ = una sola sillaba, che non andrebbe pronunciata /ʎia'mori/.

Voci correlate

-Il contrario della sinalefe è la dialèfe.
-Si vedano inoltre: sinèresi e dièresi.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sinalefe" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:36 pm    Oggetto:  METRICA
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Sincope (metrica)

Nella metrica classica la sincope è un fenomeno metrico, con cui si indica, in particolar modo nei metri della lirica corale, la scomparsa, all'interno di un metro, dell'arsi di uno o più piedi; la mora o le more mancanti si pensa venissero ritmicamente recuperate allungando il successivo tempo forte.

Ad esempio, considerando un monometro giambico: ∪ — ∪ — è possibile che all'interno di una strofe, esso si trovi in responsione con un piede così strutturato: — ∪ — all'apparenza un cretico.

In realtà non si tratta di un vero cretico, ma di un monometro giambico di cui manca, per sincope, la prima sillaba ( . — ∪ —).

Tale anomalia probabilmente veniva ritmicamente compensata, nell'esecuzione musicale, allungando la sillaba successiva a quella caduta, che verrebbe così a contare tre more, salvaguardando la durata complessiva del verso.

Tale fenomeno di allungamento della sillaba è definito «protrazione».

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sincope_%28metrica%29" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:37 pm    Oggetto:  METRICA
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Sineresi

In metrica, la sinèresi è il conteggio come appartenenti a un’unica sillaba di due vocali che la grammatica descrive come appartenenti a due.

mi ritrovai per una selva oscura (Dante, Inferno, I ,2)

Ritrovai, secondo la grammatica, ha quattro sillabe, in questo verso ne ha tre.

Voci correlate

-Il contrario della sineresi è la dièresi.
-Si vedano inoltre: dialèfe e sinalèfe.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sineresi" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:39 pm    Oggetto:  METRICA
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Spondeo

Lo spondeo è un piede in uso nella metrica classica. Formato dalla successione di due sillabe lunghe (— —) è classificato come un piede quadrimoraico, appartenente al génos íson, in quanto il rapporto tra arsi e tesi è nella proporzione 1 a 1.

Tuttavia, esso non ha un ritmo proprio definito, dal momento che tanto la prima quanto la seconda sillaba possono fungere da tempo forte a seconda dei contesti, e sebbene sia considerato dagli studiosi moderni nel novero dei piedi prototipici (ossia, quei particolari piedi che stanno alla base di tutta la versificazione antica) non esistono metri basati sullo spondeo.

Esso però è ampiamente usato e svolge un ruolo importante nelle sostituzioni tanto degli altri metri appartenenti al génos íson, come il dattilo o l'anapesto, che di quelli invece annoverati nel génos diplásion (rapporto 1:2), come il trocheo (— ∪) e il giambo (∪ —): in questo caso, la sillaba lunga che sostituisce la sillaba breve dei metri originali è definita lunga irrazionale, (per la spiegazione di questo fenomeono si veda metrica classica).

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MessaggioInviato: Mer Nov 08, 2006 2:41 pm    Oggetto:  METRICA
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Strofa

In termini letterari e linguistici, la strofa (o strofe) è un gruppo di versi, di numero e di tipo fisso o variabile che vengono organizzati secondo uno schema, in genere ritmico, seguito da una pausa.

Per poter definire i vari tipi di strofe occorre prendere in considerazione sia la successione delle rime che il numero dei versi.

La strofa può quindi essere considerata un sistema ritmico che viene stabilito dalla combinazione delle rime e dalla struttura metrica dei versi che la compongono.

Le combinazioni strofiche possono essere infinite. Esse sono legate a regole fisse di decodificazione del testo poetico ma anche alla capacità di innovazione e alla libertà del poeta.

I generi metrici più frequenti sono: il distico, la terzina, la quartina, la sestina, l'ottava.

Il distico

Il distico, formato da una strofa composta di due versi in genere uguali metricamente, é a rima baciata (AA).
Una variante del distico viene proposta da Giovanni Pascoli e da Giosuè Carducci con una serie di endecasillabi combinati secondo lo schema AB,AB sul modello dell' endecasillabo alessandrino o francese.

La terzina

La terzina, che ha di solito la rima incatenata (ABA BCB) e rappresenta il metro caratteristico della poesia didascalica e della poesia allegorica a cui appartiene anche la Divina Commedia di Dante Alighieri, è formata da una strofa di tre versi.

Nella terzina vengono usati più frequentemente gli endecasillabi (fu Giovanni Pascoli ad interrompere la tradizione costruendo terzine di novenari) dove il primo verso rima con il terzo e nella successione delle terzine il secondo verso rima con il primo della terzina che segue.

In alcuni autori dell'Ottocento e del Novecento la rima può non essere incatenata, come nel Pascoli di Myricae.

La quartina

La quartina, per lo più a rima incatenata (ABAB) o incrociata (ABBA) è una strofa composta da quattro versi che, come la terzina, può vivere autonomamente. Si possono cioè avere componimenti di sole quartine come nel caso della poesia Diana di Mario Luzi che è composta da quattro quartine che seguono lo schema ABAB/CDED/FGFG/HILI.
I versi che compongono la quartina di solito sono dello stesso metro e si hanno così quartine composte di 4 endecasillabi o di 4 settenari.
Sono state adottate soluzioni differenti solamente da quei poeti che hanno voluto imitare strofe di origine greco-latina. Un esempio ne è la strofa saffica che è composta da tre endecasillabi e un quinario, oppure la strofa alcaica composta di due doppi quinari, da un novenario e da un decasillabo.

La sestina

La sestina, che ha i primi quattro versi a rima alternata (ABAB) e gli altri due a rima baciata (CC), è un genere metrico composto da sei versi e si distingue tra sestina narrativa (o serventese ritornellato o sesta rima) composta da due distici a rima alternata o incrociata e da un distico a rima baciata (ABABCC;ABBACC) che viene spesso usata per gli argomenti leggeri e scherzosi e sestina lirica che è una variante della canzone con una struttura complessa che prevede sei stanze a strofe incatenate e parole-rima interamente ripetute. All'interno di una strofa le parole finali di ciascun verso non rimano tra di loro (ABCDEF) ma ritornano nei versi successivi secondo uno schema preciso chiamato retrogradatio cruciata: ultima, prima, penultima, seconda, terzultima, terza. Esempio: ABCDEF, FAEBDC, CFDABE, ECBFAD, DEACBF, BDFECA. Essa fu creata da Arnaldo Daniello, dai poeti provenzali, ed introdotta in Italia da Dante e da Francesco Petrarca. Essa fu usata da alcuni umanisti come Leon Battista Alberti e la vediamo apparire nei canzonieri del Cinquecento e Seicento e nelle raccolte dell'Arcadia.

Essa viene usata dai poeti tedeschi romantici nell' Ottocento e nel Novecento da Gabriele D'Annunzio, Giuseppe Ungaretti, Franco Fortini.

L'ottava

L'Ottava, che è formata dai primi sei versi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata è il metro della poesia narrativa e in particolare dei poemi epici-cavallereschi, come l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto e la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Essa vive il suo periodo più felice tra il Duecento e il Seicento, succesivamente ripresa, anche se occasionalmente, da Giuseppe Giusti, Niccolò Tommaseo e Gabriele D'Annunzio.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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