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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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SEMIOTICA
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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 1:51 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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"Semiotica"

Questa categoria contiene 19 pagine.

1-Semiotica

2-Lessico

3-Lessicologia

4-Terminologia

5-Forma (filosofia)

6-Grafema

7-Isotopia

8-Paratesto

9-Testo

10-Tipologie testuali

11-Pragmatica

12-Ricezione

13-Segno

14-Funzione Segnica

15-Semiosi

16-Significazione

17-Simboli (
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)

18-Testologia Semiotica

19-Versus

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Lun Nov 13, 2006 4:38 pm, modificato 9 volte in totale
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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 1:51 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 1:55 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Semiotica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La semiotica o semiologia è la disciplina che studia i segni.

La stessa denominazione della disciplina deriva dal termine greco "semeion" che significa "segno" (questa radice etimologica lega la semiotica alla semeiotica medica, la disciplina che studia la relazione tra i sintomi e le malattie).

Considerato che il segno è in generale "qualcosa che rinvia a qualcos'altro" (per i filosofi medievali "aliquid stat pro aliquo") possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione.

Per significazione infatti si intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos'altro di assente (la luce rossa del semaforo significa, o sta per, "stop").

Ogni volta che metto in pratica o uso una relazione di significazione allora attivo un processo di comunicazione (il semaforo è rosso e quindi arresto l'auto). Le relazioni di significazione definiscono il sistema che viene ad essere presupposto dai concreti processi di comunicazione.

Indice [In questa pagina]

1 Le origini
2 Le due visioni
3 La semiotica interpretativa
4 La semiotica generativa
5 La sociosemiotica
6 Le aree di ricerca
7 Bibliografia orientativa
8 Voci correlate

Le origini

Le origini della semiotica contemporanea possono essere identificate nelle opere e nelle riflessioni di due figure fondamentali: il filosofo statunitense Charles Sanders Peirce (1839-1914) ed il linguista ginevrino Ferdinand de Saussure (1857-1913). Di fatto però la disciplina in quanto tale trova una prima definizione istituzionale a partire dagli anni sessanta del XX secolo, in questo senso viene identificata tradizionalmente come prima opera di riferimento Elementi di semiologia del francese Roland Barthes (1915-1980) pubblicata nel 1964.

Quindi nella semiotica convivono fin da principio almeno due differenti prospettive; una filosofica legata alle teorie di Peirce ed una linguistica derivata da de Saussure. Inizialmente con il termine semiotica si intendeva la prospettiva filosofica (il filosofo inglese John Locke aveva per primo usato in questa accezione il termine nel 1690), mentre quella di derivazione linguistica era definita semiologia. Nell'uso successivo il termine semiotica è venuto solitamente ad identificare le riflessioni generali teoriche e di metodo riguardo alla disciplina (quella che Umberto Eco definisce la "semiotica generale"), mentre il termine semiologia è stato utilizzato per identificare le diverse applicazioni del metodo semiotico a particolari contesti o oggetti di ricerca, come la semiologia della musica, la semiologia delle arti o la semiologia del cinema (le "semiotiche applicate" di Eco).

La linea semiologico-linguistica della disciplina può essere identificata nelle figure del già menzionato de Saussure, del linguista danese Louis Trolle Hjelmslev, e di Barthes. Da questa linea teorica sono derivate due delle prospettive più interessanti della semiotica contemporanea; la semiotica strutturale e generativa di Algirdas Julien Greimas, e la sociosemiotica che può essere ricollegata ai nomi di Jean Marie Floch (1947-2001) e Eric Landowski.

La linea semiotico-filosofica derivata da Peirce e dalle teorie dell'altro filosofo pragmatista statunitense Charles William Morris (1901-1979) è stata di riferimento fondamentale per la semiotica interpretativa di Umberto Eco e per il lavoro del semiologo statunitente Thomas Albert Sebeok (1920-2001), ma anche per i più recenti contatti tra la semiotica, la semantica e le scienze cognitive, nel lavoro dello stesso Eco (Kant e l'ornitorinco, 1997) e di Patrizia Violi (Significato ed esperienza, 1997).

Anche se il concetto teorico portante della semiotica è certamente, come abbiamo detto, quello di segno e della relativa relazione segnica o semiosi, proprio perché la semiotica studia ogni fenomeno di significazione e di comunicazione si è trovata ad affrontare un oggetto di analisi in realtà più complesso del semplice oggetto teorico "segno", vale a dire il testo. Il concetto di testo (dal latino textum, "tessuto", quindi metaforicamente "trama del discorso") può essere limitato a identificare una serie di enunciati scritti autonomi e autosufficienti (questo secondo l'accezione della pragmatica linguistica). Nell'ambito semiotico la nozione di testo viene ampliata per identificare qualsiasi oggetto semiotico dotato di una particolare struttura e mirato ad ottenere una particolare serie di scopi comunicativi. In questa accezione semiotica il testo non è più solo scritto, ma può essere costituito da diverse sostanze dell'espressione o forme mediali (un testo visivo può essere un dipinto così come un qualsiasi prodotto audiovisivo da un film fino ad un vidoclip).

De Saussure per primo, come risulta dal Corso di linguistica generale (1916), sembra avere pensato alla possibilità di "una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale". La linguistica sarebbe stata una parte di tale scienza e, a propria volta, la semiologia doveva essere parte della più vasta area della psicologia sociale. Come vedremo, la stessa definizione di segno in de Saussure è legata infatti da un lato ad una prospettiva psicologica (segno = immagine acustica + concetto) e dall'altro a quella sociale (convenzionalità del segno e concetto di langue come sistema linguistico socialmente condiviso).

Roland Barthes nel 1964 (Elementi di semiologia) muove dall'idea di de Saussure della possibilità di costituire una "scienza generale dei segni" o semiologia. Ma rovescia il rapporto tra linguistica e semiologia: è la seconda a essere parte della linguistica e non il contrario. Questo perché, secondo Barthes, solo nel linguaggio è possibile concepire e identificare il significato delle diverse forme di significazione che incontriamo nel contesto sociale e culturale: cinema, pubblicità, moda, televisione. La semiologia quindi studia le "grandi unità significanti" del discorso sociale. In questo modo Barthes trova punti di contatto tra le ricerche di discipline quali l'antropologia (in particolare l'antropologia strutturale di Claude Levi-Strauss), della psicanalisi (Jacques Lacan), della sociologia, e dell'analisi letteraria o teoria della letteratura (narratologia). Nel testo del 1964 Barthes prende in considerazione alcune coppie di concetti chiave del pensiero linguistico di de Saussure e ne cerca un'estensione per l'applicazione al settore culturale e sociale (langue/parole; significante/significato; sistema/processo (sintagma); denotazione/connotazione).

Le due visioni

Tornando alla concezione del segno, Peirce e de Saussure propongono due concezioni del segno - o meglio del rapporto di significazione - abbastanza differenti. Questo non significa che le due visioni siano mutuamente esclusive e non integrabili. Secondo de Saussure il segno è costituito dal rapporto tra un significante - inteso come l'immagine acustica del suono che verrà poi materialmente prodotto - e un significato - il concetto di ciò a cui si vuole rinviare. Il segno di Saussure è quindi diadico, vede in gioco due elementi.

La definizione di relazione segnica o semiosi di Peirce avviene invece tra tre elementi: un Representamen, la parte materiale del segno; un Oggetto, il referente a cui il segno fa riferimento; e un Interpretante, ciò che deriva o viene generato dal segno. Il punto di partenza della semiosi di Peirce è nella realtà esterna, dove in Saussure il Referente aveva invece un ruolo solo accessorio nel definire la relazione tra il significante e il significato. L'Oggetto quale è nella realtà viene definito da Peirce Oggetto dinamico. A partire dall'oggetto dinamico si definisce quello che Peirce chiama l'Oggetto Immediato che sembra corrispondere al significato di Saussure. Infatti l'oggetto immediato nasce dal 'ritagliare' o dal mettere in rilievo alcune delle caratteristiche dell'oggetto dinamico, quindi dell'oggetto reale. Questo vuole dire che l'oggetto immediato ci dà dell'oggetto dinamico solo una prospettiva tra le tante possibili; nel segno quindi il representamen (significante) ritaglia o identifica atraverso l'oggetto immediato (significato) un particolare punto di vista sull'oggetto dinamico (referente). L'aspetto più interessante del processo di semiosi come è stato pensato da Peirce consiste nel concetto di interpretante. L'interpretante di Peirce è infatti un ulteriore segno che sorge dal rapporto tra il representamen e l'oggetto immediato; come dire che un segno genera un altro segno attraverso un processo di interpretazione. Tale processo di generazione di un interprentante da un segno, e poi di un altro segno-interpretante successivo e così via, identifica un processo potenzialmente interminabile detto di semiosi illimitata. Quindi il concetto di segno o della semiosi in Peirce è triadico.

La nozione di interpretazione è centrale nella prospettiva filosofica di Peirce e della sua concezione del pragmatismo. Peirce ritiene in sintesi che il processo cognitivo fondamentale nell'uomo sia il costante passaggio dalla condizione del dubbio a quello della credenza; o meglio, Peirce ritiene che il nostro rapporto con il mondo sia dettato dalla continua produzione di ipotesi riguardo al modo in cui possiamo superare una condizione di incertezza, o di dubbio cognitivo, e quindi riposare la nostra mente nella sicurezza della credenza. La credenza o "abitudine" (habit in inglese) può essere assimilata ad un modello mentale, uno stereotipo o una concezione culturale stabilita, che ci permette di affrontare la realtà con un determinato successo. Quindi fondamentale per Peirce è la nostra capacità di produrre ipotesi o abduzioni riguardo al modo in cui vanno, o si ritiene debbano andare, le cose. Questa centralità delle modalità di pensiero per ipotesi deriva a Peirce dalla sua formazione scientifica. Infatti è la stessa logica del pensiero scientifico che prevede un costante e continuo processo di revisione e messa in discussione delle ipotesi di partenza di una teoria (il cosiddetto falsificazionismo di Karl Popper).

La semiotica interpretativa

La prospettiva della semiotica estetologica o interpretativa di Umberto Eco muove proprio dalla centralità del concetto di interpretazione messo in gioco da Peirce. Il lavoro di Eco muove in due direzioni: ridefinizione teorica ed epistemologica della semiotica; analisi della cultura e dei testi con particolare riferimento alla loro ricezione. Eco è stato tra i primi critici della prospettiva strutturale 'ortodossa', mettendo in discussione il fatto che un testo manifesti strutture significative di per sé, indipendentemente dalle letture che di esso si possano dare. Attaccherà dunque l'idea levi-straussiana di considerare le 'strutture' che danno valore ai testi come entità realmente esistenti (strutturalismo ontologico), per attribuire ad esse valore euristico e sempre provvisorio. Ha poi concretizzato le sue ricerche nella definizione di un paradigma teorico unificato per la semiotica nel Trattato di semiotica generale (1975). Ha così tentato l'innesto nella tradizione strutturalista (antipsicologista, non referenzialista) delle idee peirciane (generalità della nozione di segno, realismo semiotico). Ha insistito con l'analisi delle teorie semio-linguistiche giungendo alle fondamentali asserzioni sui limiti delle rappresentazioni semantiche. Oggi indaga le relazioni tra semiotica e ricerche cognitive, recuperando molti problemi degli anni '70 e '80 (iconismo, percezione e significato) e ponendoli in una luce nuova più attenta agli sviluppi contemporanei della psicologia cognitivista.

Fondamentale in Eco è quindi il problema dell'interpretazione (il che lega le sue riflessioni alla prospettiva più generale dell'ermeneutica). Eco muove dall'idea che l'analisi delle strutture del testo coincida con la ricerca delle sue potenziali strategie interpretative. Eco definisce il testo "una macchina pigra" in quanto ritiene che il senso di un testo sia determinato solo in parte dalle strutture o dai percorsi di senso potenziali costruiti dall'emittente, ma che un ruolo fondamentale venga svolto dal fruitore del testo senza il cui intervento il senso resterebbe lettera muta. Quindi la costruzione del senso di un testo si gioca nel processo dialettico che si attiva tra le strutture retorico-testuali e le strategie di interpretazione del lettore (principio della cooperazione interpretativa nei testi narrativi, v. Lector in fabula). Legata alla questione dell'interpretazione testuale - una delle questioni centrali del lavoro di Eco - è quella della individuazione dei limiti dell'interpretazione medesima. Fin dal 1962 - in una fase pre-semiotica della sua ricerca - Eco si era occupato della questione della interpretazione dei testi; in Opera aperta veniva infatti elaborata una estetica della ricezione testuale, in cui il ruolo del lettore era fortemente attivo e creativo nei confronti della definizione del senso del testo. In seguito Eco ha notevolmente ristretto la libertà del lettore o fruitore del testo, prima con la teoria già citata della cooperazione interpretativa tra testo e lettore, poi con una vera e propria definizione dei limiti dell'interpretazione. In sostanza, secondo Eco, si può definire propriamente interpretazione di un testo solo quella lettura che sia giustificata e comprovata dalle strutture testuali medesime; ogni lettura del testo che vada oltre tale giustificazione testuale dovrà essere definita un uso del testo medesimo e non avrà l'obbligo di essere coerente con il testo da cui deriva.

Altra questione centrale nella ricerca di Eco è il problema del significato. In sostanza Eco ha proposto un modello semantico a istruzioni in formato di enciclopedia. La metafora dell'enciclopedia serve ad Eco per evidenziare la differente struttura interna del modello di sapere da lui utilizzata che si definisce come una rete di unità culturali tra loro interconnesse. Il modello ad enciclopedia viene contrapposto a più rigidi modelli semantici a dizionario in cui ogni significato è semplicemente definito da una serie di unità minime tra loro interdefinite e autosufficienti (semantica strutturale). Ma il funzionamento del processo cognitivo che porta all'identificazione del significato è molto più aperta ed è legata all'attivazione di porzioni del sapere culturale complessivo in ragione delle esigenze contestuali. Il significato è infatti determinato dall'uso di concetti legati alla nostra generale esperienza o conoscenza del mondo, a stereotipi e strutture culturalmente predefinite che abbiamo appreso nel tempo e/o da altri testi (competenza intertestuale). La nozione di enciclopedia è quindi un postulato semiotico o ipotesi regolativa che non può essere descritta nella sua totalità, ma che può rendere ragione dei meccanismi di costruzione e negoziazione del senso nei diversi contesti comunicativi. Su questa concezione si basa anche la più recente produzione di Eco. In Kant e l'ornitorinco Eco cerca di individuare i processi cognitivi che stanno alle spalle della negoziazione culturale del senso. Secondo Eco posti di fronte ad un nuovo fenomeno, attraverso un meccanismo di inferenza percettiva, noi ci costruiamo dei tipi cognitivi - "privati" o individuali -, mentre sul piano dell'accordo comunicativo, quindi sul versante intersoggettivo e culturale, ci troviamo di fronte alla elaborazione di quello che Eco chiama contenuto nucleare, costituito dall'insieme delle diverse interpretazioni e concezioni dell'oggetto in uso. A queste competenze si può poi aggiungere una conoscenza più specifica e "professionale" propria solo di alcuni soggetti che Eco chiama contenuto molare.

La semiotica generativa

Partendo da diversi presupposti la semiotica strutturale e generativa assume anche una diversa prospettiva riguardo al modo in cui si deve intendere la stessa analisi semiotica. Algirdas Julien Greimas ha definito un modello di analisi semiotica estremamente coerente e adattabile a diversi oggetti di ricerca. Prima di tutto secondo Greimas la narratività deve essere ritenuta il modello generale di organizzazione di ogni testo. Questo significa che ogni testo contiene al proprio interno una struttura basata su di uno sviluppo narrativo anche solo potenziale. In questa prospettiva al centro dell'attenzione dell'analisi non è più quindi il processo di interpretazione e i suoi meccanismi, ma la narratività e le sue strutture all'interno del testo.

Greimas parte da un "modello stratificato" del testo e delle sue strutture che deve rendere ragione ad ogni livello dei suoi meccanismi di senso. Da questa concezione deriva la definizione di semiotica strutturale e generativa; infatti la struttura del testo viene intesa come costruita secondo piani tra loro collegati da un meccanismo di "espansione" da un livello inferiore più analitico e astratto verso livelli sempre più concreti e articolati. Da sottolineare il fatto che la generatività di tale percorso di strutturazione del testo non va assolutamente intesa in senso genetico - non si vuole dire che esistevano prima, nella mente del supposto autore, delle strutture astratte e semplici del senso, quasi un nucleo primario del testo, e che da queste si sia generato per espansione il testo di superficie -, ma semplicemente che dal punto di vista dell'analisi le strutture di base o "profonde" devono essere la giustificazione della coerenza e della coesione delle strutture di superficie.

L'ipotesi è quindi che il senso si generi a partire da opposizioni semplici, astratte e profonde, e che queste possano essere ritenute il fondamento delle strutture di superficie del testo da noi di fatto fruibile. Il modello di Greimas prevede quindi l'ipotesi di un modello generativo costituito da due fondamentali dimensioni di base, una sintattica e l'altra semantica, la prima che regola gli aspetti di costruzione formale del senso del testo e l'altra i suoi aspetti di contenuto. La vera e propria stratificazione in livelli è invece poi basata sulla presenza di strutture profonde dette semio-narrative e di strutture più superficiali dette discorsive.

Importante nella costruzione del modello greimasiano è stato il riferimento all'opera dell'etnografo russo Vladimir Jakovlevic Propp Morfologia della fiaba pubblicato nel 1928. Propp, analizzando un corpus limitato di fiabe di magia russe aveva individuato una strutttura ricorrente di trentuno funzioni narrative presenti in tutte le fiabe con varianti relative. Aveva inoltre individuato il ricorrere di sette sfere d'azione che caratterizzavano i ruoli di alcuni personaggi nelle fiabe in analisi. Dalle sfere d'azione Greimas elabora un modello più astratto delle funzioni svolte dai personaggi potenzialmente adattabile ad ogni forma di narrazione. Chiama queste funzioni attanti e le identifica in tre coppie essenziali: soggetto/oggetto; destinante/destinatario; aiutante/opponente.

In ogni testo è quindi possibile individuare la figura di un Soggetto che intende conseguire un Oggetto di valore. Evidentemente nel racconto può presentarsi la figura di un Anti-soggetto che svolge un programma narrativo uguale ma contrario rispetto a quello del Soggetto per conseguire il medesimo Oggetto di valore. La valorizzazione dell'oggetto avviene attraverso l'intervento di una ulteriore figura attanziale che è quella del Destinante che propone la motivazione all'azione del Soggetto; il Destinatario sarà poi la figura attanziale che sancisce il successo o l'insuccesso dell'azione dell'eroe-Soggetto. In questo meccanismo astratto si inseriscono le due figure attanziali dell'Aiutante che appoggia il Soggetto nel raggiungere il proprio obiettivo e dell'Opponente che cerca di inibire l'azione del Soggetto.

Questa vera e propria sintassi narrativa è completata dalla suddivisione del racconto in quattro momenti fondamentali: lo Schema narrativo canonico è diviso in quattro momenti essenziali: la manipolazione, in cui il Destinante investe il Soggetto di un compito; la competenza in cui il Soggetto assorbe le informazioni fondamentali per conseguire lo scopo; la performanza in cui il Soggetto di fatto agisce per conseguire il proprio Oggetto; e la sanzione in cui il Destinatario riconosce il successo o l'insuccesso del Soggetto.

Un ulteriore aspetto fondamentale del modello greimasiano deriva dagli studi da lui compiuti di semantica strutturale. Il tentativo di individuare un modello astratto della costruzione del significato di singoli lessemi attraverso la loro scomposizione in tratti elementari e primitivi (come era riuscita a fare la fonetica per il piano dell'espressione) ha portato Greimas a individuare anche all'interno di ogni testo un nucleo semantico fondamentale scomponibile in elementi in opposizione. Il concetto stesso di categoria semantica di Greimas è fondato sull'idea che si tratti sempre di una categoria oppositiva: il bianco senza il nero non è in sé dotato di senso. Ogni categoria semantica per essere esplorata e analizzata nei singoli contesti deve quindi essere pensata come una categoria oppositiva: ad esempio il maschile si oppone al femminile (contrari), allo stesso tempo si trova in relazione di contraddittorietà con il non-maschile (contraddittori), e di complementarità con il non-femminile (complementari). In sostanza ogni categoria semantica può essere rappresentata attraverso il modello grafico di un quadrato (derivato dal quadrato logico aristotelico o di Psello). Le relazioni tra i quattro vertici del quadrato definiscono poi i termini complessi: ad esempio se uomo e donna si collocano ai vertici rispettivi del maschile e del femminile, ciò che è maschile e femminile (l'asse dei contrari) allo stesso tempo definisce l'ermafroditismo; mentre sull'asse corrispondente dei sub-contrari del non-femminile e del non-maschile si trova la non-sessualità dell'angelo.

La sociosemiotica

La cosiddetta sociosemiotica negli ultimi anni ha reso sempre più rilevante l'attenzione della disciplina nei confronti delle significazioni sociali. La sociosemiotica si interessa alla dimensione sociale della discorsività, vale a dire che intende partire dai testi e dalle loro strutture interne per individuarne le implicazioni sociali. Precursore in questa direzione è stato il semiologo francese Roland Barthes che per primo si era interessato ai discorsi sociali che venivano veicolati dai media di massa. L'idea che la società si rifletta nei testi, quasi osservandosi allo specchio, è uno dei concetti fondamentali di tale prospettiva (Eric Landowski). Così come il fatto che gli stessi testi o discorsi mediali siano spesso una sorta di terreno di incontro e/o di scontro al cui interno diversi soggetti sociali costruiscono i propri simulacri o avatar testuali. Possiamo quindi ritenere che esista una sorta di sistema dei discorsi sociali che permette la circolazione dei testi e dei discorsi nell'universo semiotico in cui viviamo (la semiosfera di Juri Lotman 1922-1993). Quindi negli ultimi anni la semiotica si è sempre più occupata di analizzare diverse tipologie di discorso sociale e mediale (giornalistico, scientifico, pubblicitario, religioso, economico, ecc.). In tale contesto va ricordato il lavoro fondamentale del francese Jean Marie Floch in particolare nel settore dell'analisi del discorso pubblicitario, del marketing, e della semiotica degli spazi e del design.

Le aree di ricerca

A seguire viene fornito un elenco, sotto forma di una mappatura in fieri (quindi mai esaustiva e solo indicativa) di alcune aree di ricerca e sviluppo della riflessione semiotica collegate ai nomi di studiosi il cui contributo possa essere ritenuto rilevante per comprendere la disciplina:

-Semiotica cognitiva ed interpretativa

-Semiotica strutturale e generativa

-Sociosemiotica, semiotica della cultura

Voci correlate (vedi sotto)

-Semantica Capitolo a parte, vedi topic sulla "SEMANTICA")
-Lessico
-Ricezione

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:07 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Lessico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Si definisce lessico (o anche vocabolario) la totalità di tutte le parole di una lingua in un determinato spazio temporale.

La totalità di tutte le parole di una lingua che un singolo parlante conosce o utilizza.

Si distingue in questo significato tra:

-lessico passivo, che viene capito tramtie il senso, ma tuttavia non utilizzato attivamente;

-lessico attivo (o più precisamente: produttivo), che viene utilizzato anche mentre si parla e le sue possibiltà si impiego sono così conosciute che vi si possono formare frasi sensibilmente comprensibili.

In generale bastano dalle 400 alle 800 parole per la lingua quotidiana. Per comprendere testi più difficili (riviste, giornali o classici) sono necessarie dalle 4.000 alle 5.000 parole, in casi eccezionali come in Dante o James Joyce, dalle 80.000 alle 100.000. Negli ultimi tempi si sta osservando la costruzione di nuovi campi di comunicazione (Chat, SMS, ...) nei quali si utilizza un lessico che va dalle 100 alle 200 parole. Un confronto: par quanto riguarda la lingua tedesca, il Duden contiene circa 120.000 parole chiave. Tramite la flessione possono venire create nelle lingue flessive innumerevoli forme lessicali a partire da relativamente poche forme di base, nella lingua tedesca (fattore 10) per esempio decisamente meno che in quelle che stanno lentamente perdendo la flessione (come la lingua inglese, che ha un fattore 4). La distribuzione variabile delle parole viene descritta tramite la legge di Zipf.

Un problema di misurazione del volume lessicale può per esempio sollevare la questione se le parole composte vengano contate oppure no (p.e. appendiabiti - una parola nuova o due parole?)

In questo deve essere considerato: quanto più è alto il livello di istruzione di una persona, tanto più ricco sarà il suo lessico. Un lessico più ampio servirà per uno scambio di informazioni più differenziato. I semplici tabloid utilizzano un lessico di 400 parole, i quotidiani intellettuali invece un lessico di circa 5.000 parole. In modo simile si possono categorizzare le trasmissioni televisive. Il lessico di una persona dipende dal campo di interessi di questa persone (oltre alla terminologia specifica). Vedi anche: competenza comunicativa.

Voci correlate (vedi sotto)

-Lessicologia
-Terminologia

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:10 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Lessicologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La lessicologia è la disciplina linguistica che si occupa della strutturazione del lessico.

La disciplina, che esiste autonomamente solo partire dagli anni '60, compie ricerche sui componenti di base di una lingua (lessicologia speciale) o della lingua in generale (lessicologia generale) e cerca di determinare regole e relazioni tra le singole componenti lessicale (es. morfema, parola e stabili gruppi di parole).

La lessicografia correlata si occupa della stesura di un vocabolario e si rifà a risultati lessicologici o offre nuove informazioni alla ricerca lessicologica.

Altre discipline linguistiche correlate sono l'onomasiologia, la semasiologia, l'etimologia, la derivazione, la fraseologia e l'onomastica.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:14 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Terminologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Terminologia, nella sua accezione generica, riguarda semplicemente l'uso e lo studio dei termini cioè delle parole e delle parole composte utilizzate in contesti specifici.

Terminologia riguarda anche una disciplina più formale che studia sistematicamente la etichettatura o la designazione di concetti specifici per uno o più campi tematici o domini dell'attività umana, attraverso la ricerca e l'analisi di termini riferiti a un contesto, con l'obiettivo di documentarne e promuoverne l'uso corretto.

Questo studio puó essere circoscritto a un linguaggio, oppure coprire contemporaneamente più linguaggi; per questi casi si parla di terminologia multilingue, di terminologia bilingue e così via.

Indice [In questa pagina]

1 Tipologia
2 Linee generali
3 Tipi di terminologia
4 La terminologia come disciplina

Tipologia

La terminologia si particolarizza sulla base del contesto entro il quale viene sviluppata; lo studio dei termini si occupa primariamente della loro organizzazione secondo i contesti nei quali vengono usati.

In relazione a questo si distinguono ad esempio:

-la terminologia militare,
-la terminologia politica,
-la terminologia scientifica (e le terminologie delle varie scienze),
-la terminologia tecnica (e le terminologie delle varie tecniche).

Linee generali

La disciplina della terminologia si basa su propri principi teorici e consiste primariamente dei seguenti aspetti:

-analizzare i concetti le strutture concettuali usate in un campo tematico o in un dominio di attività;

-identificare i termini assegnati ai concetti;

-nel caso della terminologia bilingue o multilingue, stabilire le corrispondenze tra i termini nelle diverse lingue;

-compilare una raccolta terminologica, su carta o in una base di dati;

-gestire basi di dati terminologiche;

-coniare nuovi termini, quando si riveli necessario.

Tipi di terminologia

Si distinguono abbastanza nettamente due tipi di terminologia:

-terminologia ad hoc, che si occupa di un solo termine o di un gruppo circoscritto di termini;

-terminologia sistematica, che si propone di trattare tutti i termini in uno specifico campo tematico o in uno specifico dominio di attività.

La terminologia ad hoc è prevalente nella professione del traduttore, per la quale spesso per risolvere un particolare problema di traduzione si richiede di tradurre in tempi brevi un termine specifico o un gruppo di termini correlati.

La terminologia come disciplina

Come disciplina, la terminologia è collegata alla traduzione, disciplina accanto la quale viene spesso insegnata nelle università e nelle scuole per traduttori e interpreti. I maggiori dipartimenti che sio occupano di lingue e traduzioni e le maggiori aziende di traduzione spesso hanno una sezione che si occupa di terminologia o incarica dei traduttori di svolgere ricerche terminologiche.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:16 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Forma (filosofia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nella filosofia classica greca

Aristotele sosteneva che tutti gli oggetti fossero composti da materia e forma. La "forma" in questo senso era intesa come l'essenza della cosa, in astrazione dalle sue componenti fisiche.

Nella semiotica

Col termine forma s'intende il limite che consente di poter definire un qualunque oggetto (forma fisica), idea (forma mentale), concetto (forma logica), sensazione (forma emotiva).

La forma è soggetta ai parametri interpretativi soggettivi che regolano ogni entità vivente, nonché le società e le culture di ogni genere e grado.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:19 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Grafema

Con il termine grafema si indica il segno elementare e non ulteriormente suddivisibile che costituisce il linguaggio scritto, ovvero la singola lettera.

La corrispondenza tra grafemi (che si riferiscono ai segni della scrittura) e fonemi (che riguardano invece l'unità elementare minima dell'aspetto sonoro della lingua, cioè del linguaggio parlato) non è biunivoca: ad esempio, in italiano, il suono gn è un suono elementare, e può quindi essere riguardato come fonema, mentre non esiste alcun corrispondente segno grafico che lo individui; pertanto il gruppo di segni gn non è indicabile come grafema va più propriamente denominato digrafo.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Grafema" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:21 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Isotopia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'isotopia è secondo Greimas «un insieme di categorie semantiche ridondanti che rendono possibile la lettura uniforme di una storia».

Caratteristica intrinseca al testo, l'isotopia deve necessariamente essere riconosciuta tramite la competenza enciclopedica del lettore.

La sovrapposizione delle marche semantiche comuni (sovrapposizione semantica) di due o più lessemi costituirà un amalgama, di cui l'isotopia è il risultato.

La ridondanza prodotta dall'isotopia ha la duplice funzione di contrastare il rumore sul piano sintattico e fornire continuità al testo sul piano semantico.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:26 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Paratesto

Il paratesto, dal punto di vista linguistico-semiotico è l’insieme di una serie di elementi distinti, testuali e grafici, che sono di contorno a un testo e lo prolungano nel tempo e nello spazio.

Questa frangia, dai limiti non sempre definiti, conferisce al testo una sua materialità ed una dimensione pragmatica. Il paratesto viene aggiunto al testo per presentarlo, nel senso corrente del termine, ma anche nel suo senso più profondo, renderlo presente, strettamente collegato alla distribuzione, ricezione e al consumo del testo.

Gli elementi del paratesto, hanno necessariamente un’ubicazione, che si può situare:

-intorno al testo, è il caso del peritesto;

-a distanza dal testo, è il caso dell’epitesto.

Secondo Peeter Torop, inoltre, il paratesto è parte di una categoria più grande, il metatesto.

La paratestualità è, quindi, come una relazione fra il testo e quei “segnali accessori”, considerati o meno come appartenenti a esso, autografi o allografi, che procurano al testo un contorno (variabile) e a volte un commento ufficiale o ufficioso. Una relazione che ha un forte impatto sul ricettore, sia esso un lettore nel caso di testi scritti, un ascoltatore in testi orali e così via.

Indice [In questa pagina]

1 Origine del termine
2 Approfondimento
3 Peritesto ed epitesto
4 Peritesto
5 Epitesto
6 Epistesto editorale
7 Allografo ufficioso
8 Epitesto Autorale
9 Esempi di paratesto

Origine del termine

Il termine paratesto, formato dal greco para (vicino, affine, ma anche contrapposto) e dal latino textus (tessuto, da texere: tessere, intrecciare), si deve al linguista francese Gérard Genette. Si sviluppa a partire dalle riflessioni contenute in Palimpsestes: la littérature au second degré, Paris, Seuil, 1981 [tr. it. di Raffaella Novità, Palinsesti: la letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997] e attraversa tutta l’opera del critico francese sino a Seuils, Paris, Seuil, 1987 [ed. it. a cura di Camilla Maria Cederna, Soglie. I dintorni del testo, Torino, Einaudi, 1989]: il titolo originale del libro e il nome dell’editore coincidono nell’opera in cui Genette si interroga su quali elementi fanno di un testo, un libro.

Approfondimento

Elemento generalmente trascurato dal pubblico, che spesso lo subisce senza avvedersene e trascurato dagli specialisti che solitamente evitano di prendere in considerazione particolari apparentemente marginali, il paratesto non è soltanto un elemento strettamente collegato al testo, né si limita a svolgere una funzione meramente ausiliare. Il paratesto previene il testo, ne assicura la ricezione, funziona come una soglia, un vestibolo, una zona indecisa tra il dentro (il testo) e il fuori (il discorso delle persone sul testo) senza limiti rigorosi, diviene una sorta di consiglio per la lettura e stabilisce un primo patto con il ricettore, invitandolo ad assumere un determinato atteggiamento interpretativo. Il ricettore coglie dal paratesto delle indicazioni di genere, comincia a valutare il tipo di atto comunicativo che il testo gli propone e al contempo a identificare la porzione di enciclopedia e le esperienze testuali pregresse simili che è chiamato ad attivare per procedere all’interpretazione del testo.

Questa frangia del testo che, come diceva Philippe Lejeune (1975: 45), «in realtà ne dirige tutta la lettura» costituisce una zona non solo di transizione, ma di transazione: è il luogo privilegiato dell'istanza autoriale, di una strategia sul pubblico. È qui che l'autore, direttamente o indirettamente, manifesta la propria “autorità” nei confronti del testo e della sua interpretazione con il compito, più o meno compreso e realizzato, di far meglio accogliere il testo e di sviluppare una ricezione più pertinente, agli occhi, s'intende, dell'autore e dei suoi alleati.

Il paratesto è composto dunque empiricamente da un insieme eteroclito di pratiche e di discorsi di tutti i tipi e di tutte le età riuniti sotto lo stesso termine in nome di una comunanza di interessi, o convergenza di risultati, che sembra più importante della loro diversità. I modi e le possibilità del paratesto si modificano incessantemente secondo le epoche, le culture, i generi, gli autori, le opere, le edizioni di una stessa opera, con differenze spesso notevoli.

Dal fatto che il paratesto svolge sempre una funzione, non consegue necessariamente che la svolga sempre bene e, ancora, tutte le indicazioni che ne derivano possono essere seguite o meno dal lettore, a seconda della loro efficacia, del contesto sociale e sicuramente degli strumenti che il lettore ha per decodificarle appieno. Una descrizione del paratesto non deve mai dimenticare, infine, che il suo oggetto è un discorso, il paratesto appunto, che ha a sua volta come oggetto un discorso, il testo cui si relaziona. Il significato del paratesto dipende dunque da numerosi fattori tra cui necessariamente il significato dell'oggetto, il testo, che è a sua volta un significato.

Peritesto ed epitesto

Nel caso dei testi scritti è abbastanza facile suddividere il paratesto in due zone editoriali distinte: il peritesto e l’epitesto.

Peritesto

Il peritesto è la categoria spaziale, la zona, in cui si raccolgono gli elementi paratestuali vicini al testo: intorno al testo, nello spazio dell’opera, con una funzione paratestuale quasi esclusivamente di presentazione, di indirizzo e di commento del testo. È il “nocciolo duro” del paratesto, possiede una forma e generalmente posizioni fisse, quasi canoniche: all’inizio del testo (frontespizi, titoli, dediche, epigrafi, prefazioni ecc.), in margine (note, chiose ecc.) e alla fine del testo (postfazioni, tavole, appendici ecc.) ma fanno parte del peritesto anche il formato dell'opera, la sua composizione grafica ecc.

Epitesto

È epitesto qualsiasi elemento paratestuale che non si trovi annesso al testo ma in relazione con esso, che circoli in qualche modo in libertà, in uno spazio fisico e sociale virtualmente illimitato. Il luogo dell’epitesto è quindi ovunque fuori dall’opera, senza che questo pregiudichi un suo eventuale inserimento successivo nel peritesto, come nel caso delle interviste all’autore che vengono inserite nelle edizioni successive di un’opera.

Ha una funzione estremamente importante per il testo rispetto al quale può anche essere temporalmente anteriore. Una funzione che non è sempre essenzialmente paratestuale: molte conversazioni spesso riguardano non tanto l’opera dell’autore, ma la sua vita, le sue abitudini, la situazione politica. La sua funzione paratestuale non ha limiti precisi: in essa il commento dell’opera si diffonde indefinitamente in un discorso biografico, critico o altro, in cui il rapporto con l’opera è spesso indiretto e al limite indistinguibile. Tutto quello che un autore dice o scrive nella sua vita, il mondo che lo circonda ecc., può avere una pertinenza paratestuale.

È una categoria, quindi, estremamente vasta e mutevole che può essere suddivisa in quattro aree: epitesto editoriale, allografo ufficioso, autoriale pubblico, autoriale privato.

Epistesto editorale

La funzione principale dell’epitesto editoriale è quella pubblicitaria e promozionale, ne sono un esempio i manifesti pubblicitari, le inserzioni sui giornali, tutta la serie di adozioni pubblicitarie legate all’editore e alla necessità di commercio.

Allografo ufficioso

L’allografo ufficioso, vale a dire più o meno autorizzato, è una categoria molto meno indagata. Potrebbero iscriversi in questa categoria ad esempio le edizioni critiche di un’opera edite dalla stessa casa editrice che rappresenterebbe, in questo modo, una forma indiretta di approvazione autoriale. Il più delle volte l’epitesto ufficioso prende la forma di un articolo critico o di una recensione un po’ “teleguidati” attraverso alcune indicazioni autoriali che il pubblico non viene generalmente a sapere.

L’epitesto editoriale e l'allografo ufficioso sfuggono, in linea di massima, alla responsabilità dichiarata dell’autore, anche se questi ha partecipato più o meno attivamente alla sua produzione.

Epitesto Autorale

Ma queste due forme di epitesto sono abbastanza marginali, per la gran parte l’epitesto è autoriale nelle sue distinzioni pragmatiche di pubblico, ovvero indirizzato per definizione al pubblico in generale, anche se di fatto ne raggiunge una frazione limitata; e privato, ovvero indirizzato a persone individuali anche se poi servono, magari, solo da intermediari per il grande pubblico. Sono esempi di epitesto autoriale le autorecensioni, le interviste o conversazioni, i dibattiti, le corrispondenze, le confidenze orali, i diari personali ecc.

Esempi di paratesto

Fra i paratesti più comuni, possiamo citare i titoli di ogni genere, le sigle televisive o radiofoniche, le icone nei software dei computer, le dediche, le interviste all’autore, i sipari teatrali ecc.

Il paratesto di un libro, è costituito dalle sue introduzioni e postfazioni, dal colophon, dalla copertina, dal formato (grande o tascabile), ma anche dai testi pubblicitari che lo presentano in libreria.

Il campo editoriale è stato quello finora utilizzato per gli esempi. Ma anche nel giornalismo, ad esempio per quanto riguarda la carta stampata, è paratesto il formato del giornale, la divisione in sezioni dei contenuti, la composizione grafica delle pagine, l’apparato di immagini a corredo dei testi, la mole di tabelle, grafici, schemini, riassunti ecc. che rientra nell’infografica, i titoli, con occhielli, sommari, catenacci ecc., e questo considerando il solo peritesto.

In campo cinematografico una forma notissima di epitesto (editoriale) sono i trailer dei film che precedono l’uscita del film stesso ma anche le interviste al regista, agli attori ecc. Sono paratesto anche i sottotitoli in altra lingua, i titoli d’inizio e di coda con le relative musiche, a meno che non si tratti della colonna sonora del film che ha una natura differente.

In televisione il paratesto è presente in ogni trasmissione con sigle, tabelle informative, numeri in sovrimpressione, titoli dei servizi, sottotitoli in lingue differenti ecc. ma nuove categorie nascono in continuazione grazie al digitale terrestre e all’interattività.

Voci correlate (vedi sotto)

-Semiotica
-Testo
-Tipologie testuali
-Pragmatica
-Lessico
-Ricezione

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Paratesto" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Lun Nov 13, 2006 2:52 pm, modificato 1 volta in totale
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Testo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il testo è un insieme di parole, dal latino textus, correlate tra loro per costituire un'unità logico-concettuale.

Un testo si differenzia da un insieme di parole giustapposte casualmente in base alla presenza, in esso, di una finalità comunicativa, riconoscibile da un lettore di media cultura.

Indice [In questa pagina]

1 Grammatica testuale
2 Coesione
3 Coerenza
4 Bibliografia
5 Voci correlate

Grammatica testuale

Nello studio della grammatica di un testo rientra l'analisi dei fattori psicologici inerenti alla percezione del ricevente. Questo è evidente nei testi letterari ma anche nell'analisi delle lingue parlate, come i dialetti o i gerghi di comunità ristrette. Spesso le strutture sintattiche e le associazioni semantiche già scelte ripetono modelli già in uso nel patrimonio linguistico di una comunità.

A livello letterario questi schemi standardizzati sono analizzati e classificati dalla retorica classica che riconosce procedimenti logici e moduli espressivi fissi e ripetuti, all´interno dei quali si libera la creatività linguistica del soggetto parlante.

La stilistica si occupa dell'analisi di libera creatività all´interno dei moduli standard di un testo. L'innovazione linguistica e l´espressività letteraria, infatti, nascono dalla rottura rispetto alla sintassi consolidata. Vedi anche: figure di stile

Coesione

Ogni singola frase all´interno di un testo contiene solo una parte delle informazioni che sono oggetto della comunicazione. L´economia del discorso richiede che le parti si compongano articolandosi in legami e riferimenti incrociati, riducendo così al minimo la ridondanza e le ripetizioni. Le lingue si dotano perciò di dispositivi che colleghino fra loro le frasi per esprimere esplicitamente l´informazione necessaria a completarne il senso. Si prenda il testo seguente:

Ho visto Gianni uscire di gran fretta. Gli ho chiesto: "Dove corri?". Non mi ha sentito. Glielo ho ripetuto. E lui, per tutta risposta: "Lasciami stare!"...

Le frasi semplici gli ho chiesto, non mi ha sentito, glielo ho ripetuto, e lui per tutta risposta non sono comprensibili se isolate dal contesto, in quanto indici di coesione degli elementi della frase.

Una frase può anche fare riferimento ad elementi esterni sia al testo che alla coesione verbale. Il loro nesso logico viene chiamato deissi.

Elementi deittici frequenti sono pronomi come questo, quello, io, tu, noi, e avverbi temporali e locali. Essi indicano generalmente il parlante e il ricevente.

Elementi di coesione diffusi in tutte le lingue sono i connettivi, che collegano fra loro le frasi del testo. Sono per lo più avverbi e congiunzioni, che possono essere coordinative o subordinative. Hanno elementi connettivi non solo frasi come piove, perciò prendo l´ombrello, ma anche espressioni come è lui che ha fatto questo. In altre lingue, diversamente dall´italiano, la funzione connettiva viene resa tramite l´uso di particelle pleonastiche: si noti l´inglese so, il tedesco denn mal o le particelle greche dē, ge, ecc.

Altri elementi di riferimento si riferiscono invece a parole, sintagmi o frasi precise, esplicitamente espressi in altri luoghi del testo. Questi elementi vengono detti punti d´attacco. P.e.: è molto che non vado a Roma. L´ultima volta che ci sono stato... Roma è in questo caso un punto d´attacco rispetto a ci

A livello lessicale una parola presente in una frase può essere ripetuta in un´altra oppure allusa o soltanto sostituita da un pronome. Elementi lessicali, morfologici e fonici possono costituire l´elemento di coesione tra altri elementi costitutivi primi di un testo. Tra questi vi sono le allusioni, l´accordo grammaticale e i fatti prosodici, ritmici e metrici.

Coerenza

La coerenza di un testo è il legame logico fra i messaggi semplici che il parlante intende trasmettere. Riguarda i significati e non i significanti e quindi costituisce la misura di condivisione dei significati fra parlante e ricevente.

La capacità di comprensione di un testo da parte di un lettore (o di un ascoltatore) è commisurata alla conoscenza che questo ha del mondo esterno circostante. P.e. una frase come stasera Ugo esce con Martina è sintatticamente corretta e completa, ma dimostra un basso livello di coerenza per chi non sappia chi sono Ugo e Martina, o cosa significhi per il parlante o l´ascoltatore il fatto che escano insieme.

Per la coscienza del parlante, più la condivisione di conoscenze è alta, più numerosi saranno elementi ellittici o deittici nel testo. Se invece il messaggio è rivolto a chi ne ignora completamente il contenuto, questo andrà corredato di descrizioni e dettagli.

La coesione è dunque un fattore interno al testo, mentre la coerenza è un fattore interno al messaggio.

Voci correlate (vedi sotto)

-Tipologie testuali

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 2:58 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Tipologie testuali

La ricerca sulle tipologie testuali persegue l'obiettivo di attribuire i testi ad una tipologia testuale in base ai loro tratti caratteristici e di descriverli.

In questo vengono analizzati sia fattori interni che esterni al testo: la classificazione ha luogo secondo la forma e l'uso di un testo. In questo possono essere comprese differenze tra testi scritti e parlati, di letteratura e informativi, scientifici e non scientifici. La ricerca si pone anche il problema se le tipologie testuali sottostanno ad una tipologia più generale di testi o se queste le ottengono solo in singoli casi.

Criteri per la determinazione della tipologia testuale

I fattori interni (immanenti rispetto al testo) di una tipologia testuale da un lato sono caratteristiche strutturali che si mostrano nella costruzione e nella divisione, nella conduzione tematica e nel collegamento ad altri testi, dall'altro lato sono fenomeni grammaticali, lessicali e stilistici. Esempi per questo sono la divisione in paragrafi, i riferimenti incrociati e i concetti specialistici o la forma di costruzione della frase.

Fattori esterni al testo sono quelli che determinano la nascita, l'utilizzo e l'intenzione dei testi. Tra questi è da considerare anche la situazione comunicativa nella quale un testo viene usato, la conoscenza enciclopedica per la produzione e la ricezione come anche i ruoli dei partecipanti. Per questo un'inserzione sul giornale starà in altre condizioni di cornice che un necrologio anche se entrambi utilizzano lo stesso canale comunicativo.

Interessi di ricerca

Una categorizzazione di testi a tipologie testuali trasmette nella storia della lingua e della letteratura appercezioni sulla nascita di testi, sulle loro forme storiche e sul loro sviluppo tra influssi linguistici, sociali ecc. tra di loro in mutamento. Un ulteriore interesse della ricerca testuale in vista della sociologia scientifica è il collegamento delle tipologie testuali ai canali e mezzi comunicativi come anche il loro utilizzo e espansione.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Linguistica pragmatica

La Pragmatica è una disciplina della linguistica che si occupa dell´uso della lingua come azione.

Non si occupa della lingua intesa come sistema di segni, ma osserva come e per quali scopi la lingua viene utilizzata.

Più in specifico si occupa di come il contesto influisca sull´interpretazione dei significati.

In questo caso il termine contesto è sinonimo della parola situazione in quanto potrebbe riferirsi a qualsiasi fattore extralinguistico, tra cui sociale, ambientale e psicologico.

Indice [In questa pagina]

1 Metodologia
2 Contenuti
3 Rapporto con altre discipline dal punto di vista semiotico
4 Storia del concetto
5 Il concetto di pragmatica

Metodologia

La pragmatica studia in particolare gli enunciati, che si compongono a loro volta di sintagmi, solitamente nel contesto delle conversazioni.

In pragmatica si tende a fare distinzione tra significato dell´enunciato e intenzione del parlante. Il significato dell´enunciato è il suo significato letterale, mentre l´intenzione del parlante è il concetto che il parlante tenta di trasmettere.

La capacità di comprendere il significato inferito da un altro parlante viene definito competenza pragmatica.

Contenuti

John Langshaw Austin ha affermato, nel 1962, che in pragmatica si cercano risposte alla domanda How to do things with words? (Come compiere azioni con le parole?). Con enunciati linguistici si può promettere, minacciare, avvertire, affermare. Spesso non si distingue tra contenuti specialistici veri o falsi, dei quali si occupa la logica da più di 2000 anni. Una domanda non è né vera né falsa. La pragmatica nasce nel XX secolo e deriva direttamente da Aristotele e dalla filosofia stoica, di John Locke, di Ludwig Wittgenstein e vede i suoi padri fondatori in Austin e John R. Searle. Nel campo linguistico Wilhelm von Humboldt, Philipp Wegener e soprattutto Karl Bühler possono essere considerati i suoi eminenti fondatori.

I diversi metodi e approcci non sono facilmente riconducibili ad un minimo comune denominatore. Tra le più note correnti e oggetti di ricerca vi sono la Teoria degli atti linguistici di Austin e Searle, la teoria delle massime conversazionali di Paul Grice, la pragmatica universale di Jürgen Habermas e la pragmatica funzionale riconducibile a Karl Bühler. L´analisi conversazionale orientata e costruttiva di Harvey Sacks e della fenomenologia viene tradizionalmente annoverata nella pragmatica, anche se l´azione non occupa un posto centrale. Nella pragmatica funzionale è decisiva la categoria dello scopo di un´azione. L´agire è ripartito socialmente in modelli di attività finalizzati ad uno scopo (per esempio Domanda-Risposta, Complicazione-Soluzione), ai quali corrisponde una specifica azione dell´attante. Lo scopo del modello della domanda è infatti il superamento delle lacune nella conoscenza enciclopedica del parlante.

Stephen C. Levinson ha suddiviso la pragmatica nei campi seguenti:

-Deissi
-Implicature conversazionali
-Presupposizioni
-Teoria degli atti linguistici
-Struttura conversazionale

Rapporto con altre discipline dal punto di vista semiotico

La pragmatica si occupa essenzialmente dell´utilizzo della lingua, in contraposizione alla semantica, che si concentra sulle condizioni di verità e sul significato delle parole indipendentemente dal contesto. Il linguista americano Gerald Gazdar definisce la pragmatica come "meaning minus truth conditions" (significato meno condizioni di verità). Una precisa distribuzione delle competenze di entrambi i campi non è tuttavia nella maggior parte dei casi possibile. Ecco perché per molti linguisti la semantica è parte della pragmatica: il suo significato è il suo uso, secondo una frase di Wittgenstein. Per questo la pragmatica solleva questioni anche nel campo della sociolinguistica, che considerano l´uso della lingua come un fattore sociale e culturale.

Storia del concetto: Il concetto di pragmatica.

Risale alla teoria dei segni di Charles W. Morris e Rudolf Carnap e caratterizzava secondo Morris l´utilizzo di un segno in contrapposizione alle possibilità di combinazione dei segni (sintassi) o al loro significato (semantica).

Vedi anche: comunicazione, informazione, significato, lessicologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:28 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Ricezione

La ricezione è quell'atto mediante il quale un messaggio viene fatto proprio da un destinatario (o "ricevente"), ovvero una persona, essere vivente o oggetto adatto allo scopo.

Secondo la semiotica, l'atto della ricezione è l'atto fondamentale del processo comunicativo, in quanto una comunicazione senza di essa non può essere definita realizzata.

Inoltre, è sempre al momento della ricezione che a rigore il testo comunicato prende forma, in quanto è il ricevente che col suo atto interpretativo stabilisce i limiti e la rilevanza degli elementi contenuti nel messaggio. Per la semiotica, quindi, non si tratta di un atto passivo ma di un processo complesso che mette in gioco l'azione del ricevente. Questa complessità si articola in due livelli:

complessità di dimensione: i messaggi possono essere semplici dal punto di vista percettivo (il segnale luminoso rosso al semaforo, un segnale acustico d'allarme) o complessi (un'affresco in una chiesa, la Divina Commedia); allo stesso modo l'attività recettiva sarà più o meno complessa in base alla difficoltà e alle risorse necessarie per delimitare i confini del testo.

Complessità di codici e canali: la ricezione può essere uditiva, visiva, tattile, olfattiva, ecc., ma può anche essere multicanale, e impegnare più di un senso; inoltre un messaggio può essere recepito in base a diversi livelli di canale (la tradizione ermeneutica ne distingue quattro: letterale, anagogico, morale, allegorico).

Inoltre, la ricezione si rivela un'atto complesso per via dei possibili diversi atteggiamenti del destinatario: questo può essere, ad un estremo, succube (e quindi approntare una ricezione acritica) o essere resistente (che compie uno sforzo critico e si pone in maniera negativa nei confronti del messaggio).

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ricezione" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:29 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Segno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il segno nella semiotica del testo viene inteso come l'elemento minimo di rimando. Si intende per studio del segno, la ricerca del livello più semplice quasi astratto del senso.

Nelle lingue e nelle forme di comunicazioni di base e complesse esiste il segno come relazione duale che lega il significato al significante.

Sulla base dello studio del segno si stabilisce una classificazione di: segni iconici, segni indicali, segni simbolici o codici. Nel primo caso il significante è simile al significato, nel secondo caso vi è una connessione fisica con il significato e nel terzo caso vi è una relazione tra significante e significato in modo arbitrario.

Voci correlate

-Funzione Segnica

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:32 pm    Oggetto:  SEMIOTICA
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Funzione segnica

La funzione segnica, per il linguista danese Louis Hjelmslev, è la correlazione tra le forme di due piani. La forma dell'espressione e la forma del contenuto che permettono di sviluppare degli enunciati di senso, ovvero il segno.

Questa unione non è da considerarsi inscindibile, ma soggetta a variazioni di senso.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Funzione_segnica" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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