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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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LESSICOLOGIA
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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:53 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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"Lessicologia"

Questa categoria contiene 20 pagine.

1-Lessicologia

2-Lessico

3-Anglicismo

4-Glossario

5-Onomasiologia

6-Prestito linguistico

7-Bilinguismo

8-Neologismo

9-Commutazione di codice

10-Diglossia

11-Diasistema

12-Vocabolario comune

13-Vocabolario di alto uso

14-Proverbio

15-Aforisma

16-Citazione

17-Epifonema

18-Sutra

19-Dizionario

20-Terminologia

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Lun Nov 13, 2006 5:52 pm, modificato 6 volte in totale
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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:53 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:55 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Lessicologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La lessicologia è la disciplina linguistica che si occupa della strutturazione del lessico.

La disciplina, che esiste autonomamente solo partire dagli anni '60, compie ricerche sui componenti di base di una lingua (lessicologia speciale) o della lingua in generale (lessicologia generale) e cerca di determinare regole e relazioni tra le singole componenti lessicale (es. morfema, parola e stabili gruppi di parole).

La lessicografia correlata si occupa della stesura di un vocabolario e si rifà a risultati lessicologici o offre nuove informazioni alla ricerca lessicologica.

Altre discipline linguistiche correlate sono l'onomasiologia, la semasiologia, l'etimologia, la derivazione, la fraseologia e l'onomastica.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:57 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Lessico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Si definisce lessico (o anche vocabolario)la totalità di tutte le parole di una lingua in un determinato spazio temporale. E La totalità di tutte le parole di una lingua che un singolo parlante conosce o utilizza.

Si distingue in questo significato tra:

-lessico passivo, che viene capito tramtie il senso, ma tuttavia non utilizzato attivamente;

-lessico attivo (o più precisamente: produttivo), che viene utilizzato anche mentre si parla e le sue possibiltà si impiego sono così conosciute che vi si possono formare frasi sensibilmente comprensibili.

In generale bastano dalle 400 alle 800 parole per la lingua quotidiana.

Per comprendere testi più difficili (riviste, giornali o classici) sono necessarie dalle 4.000 alle 5.000 parole, in casi eccezionali come in Dante o James Joyce, dalle 80.000 alle 100.000. Negli ultimi tempi si sta osservando la costruzione di nuovi campi di comunicazione (Chat, SMS, ...) nei quali si utilizza un lessico che va dalle 100 alle 200 parole.

Un confronto: par quanto riguarda la lingua tedesca, il Duden contiene circa 120.000 parole chiave.

Tramite la flessione possono venire create nelle lingue flessive innumerevoli forme lessicali a partire da relativamente poche forme di base, nella lingua tedesca (fattore 10) per esempio decisamente meno che in quelle che stanno lentamente perdendo la flessione (come la lingua inglese, che ha un fattore 4). La distribuzione variabile delle parole viene descritta tramite la legge di Zipf.

Un problema di misurazione del volume lessicale può per esempio sollevare la questione se le parole composte vengano contate oppure no (p.e. appendiabiti - una parola nuova o due parole?)

In questo deve essere considerato: quanto più è alto il livello di istruzione di una persona, tanto più ricco sarà il suo lessico. Un lessico più ampio servirà per uno scambio di informazioni più differenziato.

I semplici tabloid utilizzano un lessico di 400 parole, i quotidiani intellettuali invece un lessico di circa 5.000 parole. In modo simile si possono categorizzare le trasmissioni televisive. Il lessico di una persona dipende dal campo di interessi di questa persone (oltre alla terminologia specifica). Vedi anche: competenza comunicativa.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 4:58 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Anglicismo

Un anglicismo, o anglismo, è una parola o una costruzione della lingua inglese che viene recepita in un'altra lingua.

Secondo alcuni linguisti, il termine si adatterebbe anche a forme complesse, ad esempio alla fraseologia, oppure al calco semantico.

L'anglismo è da taluni considerato (al pari del gallicismo) deprecato ricorso a parole straniere, intendendosi che ve ne siano di adeguate già nella lingua che riceve il prestito e se ne parla talvolta come di contaminazione linguistica.

Contro l'anglismo, e contro altri simili prestiti, negli anni '30 fu avviata in Italia una campagna di "italianizzazione", coordinata da Achille Starace e volta ad assicurare l'eliminazione di parole straniere dalla lingua della quotidianità, onde affievolire le potenziali influenze di culture allogene.

Di diversa consistenza è invece la lotta agli anglismi tuttora condotta nei paesi francofoni: specialmente i governi di Francia e Quebec sono impegnati nel contrasto all'accesso degli anglismi nella lingua quotidiana.

Uno dei campi in cui è più rilevante l'azione di contrasto è quello della terminologia informatica, che per molte ragioni è profondamente dipendente dall'inglese. Si sono quindi creati ex-novo, o artificiosamente ripescati per deduzione o costruzione dalla lingua antica, numerosi termini da utilizzare in luogo dei corrispondenti anglistici: si ha perciò un "logiciel" per il "software", un "octet" (che in verità ha originato anche un italiano ottetto) per il "byte", ed un originale "clavardage " (contrazione di clavier, tastiera, e bavardage, chiacchiera) per la "online chat", e quest'ultimo termine è stato elaborato direttamente ed autorevolmente dall'Académie française.

Le ragioni storiche di questo tanto acuto contrasto risiedono per i francesi nella caduta di importanza della propria madrelingua nel corso del Novecento: in passato una lingua franca, il francese cedette il passo all'inglese per effetto della dominanza anglo-americana sulla politica internazionale e per i rilevanti progressi nei campi della cultura, delle scienze e dei commerci, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Opacizzata la grandeur della nazione transalpina, il timore di vedere anche la prestigiosa lingua adulterata da commistioni esterne muove ad niziative come si vede anche ufficiali per la sua tutela.

Per il Quebec, invece, la vicinanza (o forse l'accerchiamento) dell'inglese ha reso il contrasto non meno duro in un'ottica di salvaguardia dell'identità nazionale che risale alle competizioni dell'età coloniale sul Nuovo Continente.

In realtà qualche termine o locuzione resce ancora ad entrare nel parlato sotto forma di traduzione, talvolta anche erronea. È il caso del "paradis fiscal", locuzione che con identico significato è in uso anche nell'italiano, che deriva da un'errata traduzione della locuzione originale inglese "tax haven", il cui haven (porto) è stato scambiato per heaven (paradiso).

Il frutto dell'errore era comunque provvisto di una certa sua espressiva felicità, al punto che gli anglofoni hanno ritradotto la loro locuzione in conformità, e ora si parla pertanto anche in inglese di "tax heaven".

Gli anglismi sono invece penetrati con ampiezza di effetti in altre lingue, tanto da doversi registrare casi di contaminazioni alquanto significative sino a vere e proprie ibridazioni.

Sono i casi dello spanglish, in cui sulla base spagnola si innestano consistenti apporti dell'inglese, e del germish, in cui succede altrettanto su una base di tedesco.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Anglicismo" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:01 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Glossario

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un glossario è una raccolta di termini di un ambito specifico e circoscritto.

In alcuni casi il termine glossario è utilizzato per indicare la raccolta e relativa spiegazione dei termini desueti o specialistici utilizzati in un libro (generalmente collocato alla fine del testo).

La parola glossario ha origine dal termine latino tardo glossarium che a sua volta deriva dal greco antico γλῶσσα (glōssa), lingua. Ma la glossa, già nel mondo latino e ancor più in epoca tarda e medievale, indicava una nota esplicativa apposta a fianco di un termine di difficile comprensione.

Il glossario si distingue dal vocabolario e dal dizionario, pur essendo anch'esso una raccolta di lemmi, proprio perché cataloga termini e locuzioni proprie di un ambito di riferimento peculiare e limitato a un argomento, generalmente tecnico.

I glossari hanno una tradizione che parte dalla fine dell'antichità. Sono strumenti e fonti per lo studio del latino volgare e delle lingue romanze.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:03 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Onomasiologia

L'Onomasiologia è una branca della lessicologia che studia i significanti partendo da un concetto esistente nella realtà, il significato (astratto o concreto); questo è utile per gli studiosi di linguistica che osservano il mutamento delle parole (i signifiànt di Saussure) nel tempo (vedi anche linguistica storica o glottologia).

Viene spesso studiata assieme alla semasiologia, che percorre lo stesso percorso in direzione opposta.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:06 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Prestito linguistico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Si definisce prestito linguistico l'adozione di qualsiasi lemma straniero che entra a far parte dell'uso comune di una lingua. Si tratta quindi di un particolare tipo di neologismo.

Talvolta il prestito ha la funzione di colmare una lacuna lessicale presente nella lingua che accoglie il termine, oppure è determinato dalla supremazia di una lingua in un determinato settore.

Un esempio di quanto appena affermato è il linguaggio informatico inglese, da cui l'italiano ha attinto molti vocaboli quali ad esempio scanner, modem, mouse, webcam, talvolta senza che la lingua di adozione conii un nuovo lemma per sostituire il prestito.

Voci correlate (Vedi sotto)

-Bilinguismo
-Neologismo
-Commutazione di codice

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:13 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Bilinguismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per bilinguismo si intende la capacità di potersi esprimere e di pensare senza difficoltà in due lingue diverse con un livello di precisione identico in ciascuna delle due lingue.

I parlanti autenticamente bilingui hanno una forte impronta di entrambe le culture. Il bilinguismo costituisce la forma più semplice di multilinguismo o plurilinguismo, che è contrapposta al monolinguismo (la capacità di parlare una sola lingua).

Classificazione del bilinguismo

Il bilinguismo può designare tre diversi fenomeni:

bilinguismo personale (Davide è bilingue); bilinguismo sociale, regionale o nazionale (il Canada è un paese bilingue); bilinguismo internazionale (uno svedese ed un norvegese che comunicano in due idiomi).

Un'altra importante classificazione del bilinguismo è stata effettuata considerando il momento in cui la seconda lingua viene acquisita dal parlante.

Si parla infatti di:

-Bilinguismo ideale: quando il parlante ha una conoscenza perfetta di entrambe le lingue.

-Bilinguismo precoce: quando l'idioma viene appreso prima dello studio grammaticale della seconda lingua, solitamente in età prescolare.

-Bilinguismo simultaneo: quando l'acquisizione dei due idiomi avviene nello stesso momento. È il caso di persone che vivono in famiglie dove i due idiomi coesistono e vengono usati entrambi, parallelamente.

-Bilinguismo consecutivo: quando si acquisisce dapprima la lingua madre e poi la seconda lingua. È il caso di persone che emigrano in paesi in cui si parla una lingua diversa, per poi stabilirsi nel paese d'adozione.

-Bilinguismo passivo: quando una delle due lingue è solo compresa, ma il parlante non ha la capacità di riprodurla. Quest'ultimo, secondo la maggior parte dei linguisti, è un particolare tipo di bilinguismo poiché i due codici non possono essere considerati allo stesso livello poiché le competenze del parlante sono diverse nei due idiomi.

Bilinguismo amministrativo

Viene ordinariamente definito come bilingue (o per estensione trilingue, etc.) un territorio nel quale siano ufficialmente riconosciute ai fini amministrativi più lingue abitualmente parlate dalla popolazione (normalmente la lingua ufficiale dello stato e la lingua parlata dalla popolazione locale che costituisce minoranza in relazione allo Stato cui appartiene).

In senso più ristretto il bilinguismo presuppone che le due lingue parlate siano parificate sul piano amministrativo e dell'uso quotidiano, nonché che le lingue siano attivamente parlate da una significativa fascia della popolazione.

Sono elementi costitutivi del bilinguismo:

-L'utilizzo effettivo abituale da parte di una consistente parte della popolazione di più idiomi percepiti come lingue differenti (anche se non da parte delle stesse persone);

-Il riconoscimento ufficiale della seconda lingua locale da parte delle autorità amministrative;

-La "visibilità" della duplicità linguistica estesa alla segnaletica, alla toponomastica, alla comunicazione;

-L'applicazione del bilinguismo nell'insegnamento scolastico;

In riferimento al bilinguismo amministrativo si possono verificare diversi casi:

-bilinguismo "perfetto", nel quale alle due lingue viene riconosciuta pari importanza e visibilità;

-bilinguismo "imperfetto", in cui viene riconosciuto maggior valore legale alla lingua principale dello Stato riservando alla seconda lingua locale minori misure di tutela e di riconoscimento.

-bilinguismo "monolinguistico" in cui la lingua locale assume maggiore importanza e surclassa la lingua dello Stato il cui utilizzo diviene secondario.

In relazione alla situazione locale dei territori interessati esistono diverse tipologie di bilinguismo:

-Bilinguismo nazionale di confine: legato alla presenza nel territorio di uno Stato di una popolazione di lingua e cultura afferenta a quella dello Stato confinante.

Questo fenomeno è stato sempre particolarmente diffuso soprattutto in seguito a una determinazione dei confini o della formazione degli Stati nazionali storicamente avvenuta a seguito ad eventi bellici o di accordi internazionali che non hanno spesso tenuto conto dell'identità delle popolazioni interessate.

Minoranze di questo tipo sono spesso oggetto di tutela linguistica anche per effetto di accordi internazionali con i paesi confinanti. Sono esempi di questa tipologia il bilinguismo italiano/tedesco per l'Alto Adige per l'Italia nel quele è attuato un bilinguismo amministrativo "perfetto" (mentre nell'uso quotidiano prevale l'italiano a Bolzano e il tedesco negli altri centri) o la Regione di Bruxelles in Belgio (dove . In diversi casi, nel corso dei secoli e per effetto delle politiche centralizzatrici degli stati e dei mezzi di comunicazione di massa le popolazioni tendono a venire più o meno assorbite e omogeneizzate nella cultura nazionale.

È il caso in Italia della Valle d'Aosta (dove vige il bilinguismo amministrativo ma l'uso quotidiano del francese particolarmente limitato) e della fascia di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia, per la Francia dell'Alsazia (ormai ampiamente francesizzata fatta eccezione per la toponomastica e l'uso familiare dei dialetti tedeschi e dove comunque il francese è l'unica lingua amministrativa), della costa istriana già italianofona in Slovenia e Croazia.

Forme più elevate di tutela possono far giungere al riconoscimento ufficiale della sola lingua locale o comunque a un maggior grado di visibilità rispetto alla lingua dello Stato: è il caso della Regione Fiamminga di lingua neerlandese in Belgio, un tempo amministrativamente bilingue o del Quebec francofono in Canada.

-Bilinguismo regionale: legato alla presenza in uno Stato, o anche a cavallo tra più Stati, di regioni aventi una spiccata identità linguistica.

In questi casi il meccanismo di tutela linguistica è molto più complesso e difficile (in particolare tra idiomi facenti parte dello stesso gruppo linguistico), e avviene normalmente attraverso lunghi processi di emancipazione e autodeterminazione locale spesso osteggiati dagli Stati centrali talvolta preoccupati che il dare visibilità alle specificità culturali di un territorio possa dare origine a una disgregazione territoriale.

Il bilinguismo è perfetto nei Paesi Baschi in Spagna mentre in Catalogna il catalano surclassa oggi ampiamente l'uso dello spagnolo castigliano.

Minori forme di tuleta linguistica (spesso regionali e con caratteristiche molto differenti) sono presenti in Francia in Corsica e Bretagna, in Gran Bretagna nel Galles e in Scozia, in Germania nella fascia di confine di lingua soraba, in Italia in Sardegna nel Friuli e nella Venezia Giulia, nei Paesi Bassi in Frisia; Un caso particolare di rinascita del bilinguismo è avvenuto in Cornovaglia dove la lingua locale già data per estinta è ora incoraggiata dal governo britannico.

-Isole linguistiche: costituiscono territori di dimensione e consistenza limitata spesso anche a notevole distanza dal gruppo nazioanle/regionale di riferimento.

Per la loro ridotta dimensione e il minor peso polico sono spesso le comunità meno oggetto di tutela linguistica. È il caso ad esempio delle minoranze storiche italiane (catalani di Alghero, croati del Molise, albanesi della Calabria e della Sicilia, grecanici etc.) dove le misure di promozione del bilinguismo sono spesso assai ridotte.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:17 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Neologismo

In linguistica, con il termine neologismo ci si intende riferire ad una parola di recente ideazione.

Un neologismo può essere costituito dall'uso di una vecchia parola in un nuovo contesto cosicché abbia un nuovo significato. I neologismi sono molto usati per identificare nuove invenzioni e nuovi fenomeni.

Indice [In questa pagina]

1 Cultura in evoluzione
2 Accettazione culturale
3 Versioni dei neologismi
4 Tipi di neologismi
5 Esempi di neologismo

Cultura in evoluzione

I neologismi si presentano più di frequente in culture che stanno cambiando rapidamente, e in situazioni dove c'è una rapida diffusione dell'informazione. Spesso sono creati mediante la combinazione di parole già esistenti o aggiungendo nuovi suffissi e prefissi. Un neologismo può essere creato per abbreviazione o da un acronimo, sullo stampo di una parola esistente o semplicemente giocando con dei suoni.

Frequentemente i neologismi diventano popolari tramite i mass media, internet o per passaparola, specialmente presso i più giovani, sospettano molti linguisti.

Praticamente ogni parola in una lingua fu, in qualche periodo, un neologismo, sebbene la maggior parte abbia cessato di essere tale con il tempo e l'uso.

Difatti frequentemente i neologismi diventano parti comunemente accettate della lingua, sebbene alcuni scompaiano semplicemente dall'uso: il fatto che un neologismo sia adottato o meno dipende da molti fattori, tra cui probabilmente il più importante è l'accettazione da parte del pubblico, sebbene anche l'accettazione da parte dei linguisti e l'introduzione nei dizionari giochi un ruolo non trascurabile, così come il fatto che il fenomeno descritto dal neologismo rimanga in voga, mantenendo il bisogno di un termine che lo descriva.

È tuttavia insolito che una parola entri nell'uso corrente se non ricorda altre parole esistenti in un modo identificabile, tranne che per casi rari di parole strane corrispondenti ad idee particolarmente memorabili. Una parola non più "nuova" non è più un neologismo, ma l'accettazione culturale è probabilmente un fattore molto più importante del tempo nel decidere quando questo avvega.

Accettazione culturale

Dopo essere stati coniati, i neologismi invariabilmente sono sottoposti allo scrutinio del pubblico e dei linguisti, per determinare la loro adeguatezza al linguaggio. Molti vengono accettati rapidamente, altri incontrano opposizione. Gli esperti di linguaggio muovono obiezioni ad un neologismo sulla base del fatto che un termine adatto per la cosa descritta già esiste in quella lingua. I non-esperti che disapprovano il neologismo, talvolta usano la stessa argomentazione, deridendolo come "abuso o ignoranza della lingua".

Alcuni neologismi, specialmente quelli che hanno a che fare con argomenti delicati, vengono spesso messi in discussione perché rendono oscuro l'oggetto della discussione, e perché la novità del termine devia la discussione dal nocciolo della questione e la sposta sul significato del neologismo stesso.

I propositori di un neologismo lo ritengono utile, e in grado di aiutare una lingua a crescere e cambiare; spesso percepiscono queste parole come un modo divertente e creativo di giocare con il linguaggio. Inoltre, la precisione semantica della maggior parte dei neologismi, assieme a quella che di solito è una sintassi semplice, li rendono spesso più facili da afferrare da parte di persone che non sono di lingua madre.

Il risultato di questi dibattiti, quando avvengono, ha molta influenza sull'eventuale accettazione del neologismo come parte del linguaggio. I linguisti possono talvolta ritardare l'accettazione, ad esempio rifiutandosi di includerli nei dizionari; ciò causa talvolta l'estinzione del neologismo col passare del tempo. Cionondimeno se il pubblico continua ad usare il termine, questo alla fine si libera del suo status di neologismo ed entra nel linguaggio nonostante le obiezioni degli esperti.

Versioni dei neologismi

-Instabili- Estremamente nuovi, appena proposti, o utilizzati solo da una sottocultura molto ristretta.

-Diffusi- Hanno raggiunto un pubblico significativo, ma non hanno ancora ottenuto una piena accettazione.

-Stabili- Hanno raggiunto un'accettazione riconoscibile e probabilmente duratura.

Tipi di neologismi

-Scientifici- parole o frasi create per descrivere nuove scoperte scientifiche.

-Tecnologici- parole o frasi create per descrivere invenzioni.

-Politici- parole o frasi create per esprimere qualche concetto politico o retorico.

-Popolari- parole o frasi che si sono evolute dal contenuto di mass media o usate per descrivere fenomeni di cultura popolare (possono essere considerate una sottosezione dello slang.

-Importati- parole e frasi acquistate da lingue diverse e tipicamente usate per esprimere idee prive di un termine equivalente nella lingua madre (vedi anglismo, francesismo).

-I marchi registrati sono frequentemente dei neologismi per poter essere distinti da altri marchi, ma possono entrare nella lingua qualora perdano la protezione legale.

Esempi di neologismo

-cerchiobottismo: l'attitudine di coloro che non vogliono mai assumere una posizione ben definita;

-cinobalanico: alla caz.. di cane (Carlo Emilio Gadda);

-disambiguare: coloro che frequentano con assiduità Wikipedia sanno bene cosa significhi disambiguare...

-loggarsi: l'atto attraverso il quale ci si identifica presso un sistema informatico. Wikipedia ha una pagina di help sul loggarsi in questa enciclopedia;

-messaggiare: spedire un messaggio SMS;

-scannerizzare, scansionare, scansire: l'atto di scandire un'immagine con uno scanner;

-chattare: utilizzare un sistema di chat per dialogare in forma scritta e in tempo reale con altre persone.

-Altobordo: essere di un livello abbastanza alto ad Es. manager d'Altobordo

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Neologismo" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:19 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Commutazione di codice

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La commutazione di codice, conosciuta anche con i termini di code switching e alternanza linguistica, è un termine linguistico che indica il passaggio da una lingua ad un'altra o da un dialetto ad una lingua e viceversa, da parte di parlanti che hanno più di una lingua in comune.

La commutazione del codice avviene sempre nell'ambito di uno stesso discorso e può riguardare solo poche frasi o addirittura una singola frase.

Questo fenomeno è presente soprattutto nelle comunità o nelle famiglie bilingui.

Voci correlate (vedi sotto)

-Diglossia
-Diasistema

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:21 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Diglossia

Il termine diglossia indica la compresenza di due lingue, differenziate funzionalmente, storicamente contigue, delle quali la lingua A è utilizzata solo in ambito formale e la lingua B solo in ambito informale.

Si parla di diglossia contaminata, o dilalia, quando la lingua A è parlata anche in ambiente informale, come in famiglia e con gli amici: in Italia ciò accade ormai nella gran parte dei casi regionali.

È la situazione attuale nella maggior parte delle regioni italiane fino a qualche decennio fa, in cui si assiste alla compresenza negli usi di italiano e dialetto; la dilalia si differenzia fondamentalmente dalla diglossia perché il codice A è usato, almeno da una parte della comunità, anche nel parlato conversazionale usuale e, perché, pur essendo chiara la distinzione funzionale di ambiti di sopettanza di A e B rispettivamente, vi sono impieghi e domini, cioè classi di situazioni, in cui vengono usati di fatto ed è normale usare, sia l'una che l'altra varietà, alternativamente o congiuntamente.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Diglossia" Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:23 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Diasistema

Un diasistema non è riferibile soltanto alla natura bigenetica di una lingua, ma seguendo le tesi di chi ha coniato tale termine, ossia Weinreich, un diasistema è innanzitutto un "sistema superiore", vale a dire una creazione del linguista per studiare, all'interno di un sistema artificiale il fenomeno del contatto tra lingue.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:26 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Vocabolario comune

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il vocabolario comune è una misura di leggibilità di un testo, che considera il grado di comprensione e frequenza di uso dei termini utilizzati.

In base alla frequenza ed al grado di comprensione, le parole sono divise in sottoinsiemi concentrici.

Quello più ampio è rappresentato dal vocabolario di base che nella lingua italiana contiene circa 7.000 vocaboli generalmente compresi ed usati dalle persone che hanno conseguito la licenza media inferiore.

I termini del vocabolario di base sono ulteriormente ripartiti in funzione del relativo grado di diffusione ed uso in:

-vocabolario di alta disponibilità (circa 2.300 termini appartenenti alla vita quotidiana, ben noti ma usati che capita raramente di dire o di scrivere),

-vocabolario di alto uso (circa 2.750 termini usati con altissima frequenza)

-vocabolario fondamentale (circa 2.000 termini che chi parla una lingua ed è uscito dall’infanzia conosce, capisce e usa)

Su questa base è possibile costruire strumenti informatici capaci di valutare la leggibilità di un testo segnalando l'insieme di appartenenza dei singoli termini.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:27 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Vocabolario di alto uso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il vocabolario di alto uso è il secondo dei tre livelli di cui consiste, secondo la teorizzazione di Tullio De Mauro, il vocabolario base della lingua italiana: ovvero la parte del lessico comune a tutti i parlanti italiani o comunque più largamente condivisa.

Esso comprende tra i 2.500 e i 3.000 lessemi, ed assieme al vocabolario fondamentale (che con 2.000 lessemi costituisce il primo livello), costuisce il patrimonio lessicale basilare dei parlanti che abbiano un livello di istruzione medio. Comuni nella lingua, ma meno frequenti, i 2.300 lessemi che formano il terzo e ultimo livello, quello del vocabolario di alta disponibilità.

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2006 5:32 pm    Oggetto:  LESSICOLOGIA
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Proverbio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un proverbio (dal latino proverbium) è una massima che contiene norme, dettami o consigli espressi in maniera sintetica e che sono stati desunti dall'esperienza.

I proverbi sono frutto della saggezza popolare; generalmente riportano una verità o quello che la gente ritiene sia vero. Spesso vengono scambiati tra lingue diverse, e infatti molti proverbi ci sono pervenuti simili in più lingue. Possono contenere similitudini o metafore.

Lo studio dei proverbi si chiama paremiologia.

Lo scrittore Miguel de Cervantes disse che:

«I proverbi sono piccole sentenze, basate sull'esperienza e sul ragionamento dei nostri antichi saggi.»

Un esempio di proverbio è:

L'abito non fa il monaco.

Voci correlate (vedi sotto)

-Aforisma
-Citazione

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