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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:11 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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Glossario delle frasi fatte

Questo glossario delle frasi fatte - o dei luoghi comuni - contiene le polirematiche e i cliché più frequenti della lingua italiana contemporanea, orale e scritta.

Frasi fatte ed espressioni idiomatiche

Per i linguisti i cliché sono espressioni trite di uso comune, consolidate ad nauseam dai media ma anche dalle grandi opere letterarie.

Alcune di queste frasi resistono da secoli e sono ormai entrate nei dizionari come espressioni idiomatiche della lingua italiana. Ma la maggior parte dei cliché ha una durata più breve: per questo motivo una frase fatta del secolo scorso può risultare oggi di difficile comprensione (ad es. "pigiare l'uva" all'inizio del Novecento era ancora una chiara allusione sessuale).

Frasi fatte e proverbi

Nel glossario non sono inclusi i proverbi, che in realtà sono un particolare tipo di frase fatta dotata di contenuto morale.

Eric Partridge, massima autorità nel campo, nel suo Dictionary of Clichés afferma che, a differenza dei proverbi, i cliché non esprimono saggezza popolare, non hanno un significato profondo o morale, sono frasi usa-e-getta. Infine, di molti di essi si è perso il significato letterale.

Le espressioni idiomatiche sarebbero invece costrutti adattabili secondo il contesto.

Alcuni cliché sono comunque di origine proverbiale: ad esempio Campa cavallo deriva dal proverbio Campa cavallo che l'erba cresce, etc..

In realtà, la differenza tra proverbi e frasi fatte, a volte, può essere molto sottile.

In questo glossario si è deciso di escludere come proverbi anche tutte quelle massime di uso comune che conservano un contenuto morale: ad esempio, Tutto è bene quel che finisce bene (Shakespeare) è stata esclusa in quanto assimilabile ad un proverbio: in ogni contesto in cui è usata, infatti, essa esprime sempre lo stesso contenuto (ogni fatto o azione è positiva se ha un esito positivo).

Al contrario essere o non essere (ancora Shakespeare!) è stata considerata una frase fatta (e non un proverbio), perché è molto spesso usata al di fuori del contesto originario, ed è all'origine di calchi e parodie che non conservano praticamente traccia del contenuto originale.

Forme verbali

Se la frase fatta contiene un verbo, essa è di solito indicizzata con il verbo all'infinito (ad esempio, "andare a ramengo"). A volte però la frase rappresenta un cliché solo in una determinata forma verbale (ad esempio, "me ne frego"). In questi casi abbiamo mantenuto la forma verbale.

Altri criteri di esclusione

In linea di massima abbiamo escluso le voci costituite da una parola sola: in questo caso, più che di "frase fatta", si dovrebbe parlare di slittamento di significato di una parola.

Abbiamo escluso quelle frasi che, pur frequentissime nella lingua italiana, non mostrano nessuna particolare alterazione retorica o di significato.

Per esempio, l'espressione "in poche parole" è molto usata, ma sarebbe comprensibile anche a chi la sentisse per la prima volta.

Invece l'espressione "in parole povere" è già in qualche modo una frase fatta: l'espressione contiene un'alterazione retorica (l'aggettivo "povere" riferito alle "parole") che è tipica di questa espressione.

Sono escluse anche le espressioni idiomatiche dialettali (per le quali bisognerebbe organizzare glossari specifici), tranne quelle oramai italianizzate.

Sono parimenti escluse le espressioni volgari: anche loro meritano un glossario a parte (il più grande, probabilmente).

SEGUIRANNO TUTTE LE FRASI FATTE DALLA A ALLA Z.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:11 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:25 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

Indice
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z ?

A

A babbo morto

Abbassare la cresta
È il gesto con cui i galli, prima o dopo un combattimento, riconoscono la superiorità dell'avversario. Dal mondo contadino l'espressione ci è arrivata con il senso di "calare le proprie pretese", "riconoscere la propria inferiorità".

A bizzeffe
"In grande abbondanza".

A bocca asciutta

A bocce ferme
Come nel gioco delle bocce la distanza dal pallino e di conseguenza i punti si assegnano solo a bocce ferme appunto, in certe situazioni è bene attendere che gli eventi in corso siano terminati per procedere ad una valutazione o ad un'ulteriore azione.

A botta calda

A braccia aperte

A braccio
"Pressapoco" intendendo qualcosa misurato a braccio invece che con il metro. Simile all'espressione "a spanne".

A briglia sciolta
"Senza freni". Le briglie, nel caso di un cavallo in corsa, rappresentano i freni ed i comandi in generale.

A buon mercato

A calci nel sedere

A caldo

A colpo d'occhio

A colpo sicuro

A corpo morto

Acqua cheta
L'espressione proviene da un proverbio: L'acqua cheta (chieta) scava i ponti. Si definisce acqua cheta una persona tranquilla che con costanza è in grado di eliminare ostacoli in apparenza inamovibili.

Acqua e sapone
Si dice di una ragazza che non fa uso di altro cosmetico che l'igene personale per valorizzare la propria bellezza.

Acqua in bocca
"Non dire niente, non parlare!" Invito esplicito e complice a non parlare di qualcosa con qualcun altro.

A cuore aperto

A cuor leggero

A denti stretti
Nelle espressioni «una risata a denti stretti», «ridere a denti stretti», detto del ridere procurato da qualcosa che comunque produce anche una certa amarezza e quindi non permette di godere pienamente dell'aspetto ironico.

A destra e a sinistra

A Dio piacendo

Ad ogni morte di Papa
"Molto raramente". La morte di un Papa è considerata un evento relativamente raro. Ad esempio: In Sicilia nevica ad ogni morte di Papa; in Sicilia nevica molto raramente.

A doppio taglio

A effetto

A farla corta

A fior d’acqua

A fior di pelle

A fondo perduto

A forza di

A freddo


A frotte
"In gruppi" quindi "Abbondantemente". Detto originariamente di persone. I bambini escono di scuola a frotte.

Agli sgoccioli

A gogò
"in grandi quantità, a profusione". Dal francese à gogo, attraverso l'inglese a go-go.

A iosa
"In grande abbondanza". Secondo il Vocabolario Etimologico di Pianigiani da "chiosa", moneta di gran circolazione e di scarso valore. Secondo L'Etimologico DELI di Cortelazzo l'origine è invece ignota.

Ai posteri l'ardua sentenza
Su certi argomenti, oggi troppo controversi, toccherà ai posteri pronunciarsi. La frase celebre è tratta da due versi del Cinque Maggio, il componimento poetico più celebre di Alessandro Manzoni. Il giudizio che Manzoni rimanda ai posteri è quello sulla vita di Napoleone Bonaparte: Fu vera gloria?

Ai tempi in cui Berta filava

Al di là del bene e del male
L'omonima opera di Friedrich Nietzsche (1886) era una requisitoria contro i sistemi filosofici dominanti. L'omonimo film di Liliana Cavani (1977) era a sua volta ispirato alla tormentata biografia di Nietzsche. Oggi a volte si definisce al di là del bene e del male un'opera d'ingegno (libro, film, opera d'arte, ecc. ), talmente bella (o brutta) da meritare una categoria a sé, fuori dai canoni artistici codificati; oppure un personaggio pubblico talmente celebre da far "saltare" le abituali convenzioni morali (Xxx è ormai al di là del bene e del male, etc).

Al di sopra di ogni sospetto
"Insospettabile"

Alla bell'e meglio
In maniera approssimativa.

Alla buona
Senza particolare puntiglio o precisione.

Alla buon'ora
Con ampio ritardo, in senso ironico.

Alla carlona
Significa "alla buona", "senza pretese", "senza cura". Il "re Carlone" dei poemi cavallereschi è in realtà Carlomagno, che anche dopo l'incoronazione a Sacro Romano Imperatore non rinunciò mai alle sue abitudini e ai suoi abiti un po' grossolani. Il modo di dire è attestato nella letteratura italiana sin dal 1400 (ad esempio, in Pietro Aretino).

Allacciate le cinture (di sicurezza)
È l'invito comune a tutte le hostess e gli steward del mondo, prima del decollo e dell'atterraggio. Come l'inglese fasten your seat belts, anche allacciate le cinture viene a volte usato fuori dal contesto, per avvertire gli interlocutori che si sta per entrare in una fase critica della discussione, o in una situazione pericolosa.
Questo uso ironico di fasten your seat belts risale almeno al celebre film Eva contro Eva (1951).

All'acqua di rose
"Eccessivamente diluito, di debole effetto" (ad es.: Una critica all'acqua di rose). Estremamente delicata.

Alla garibaldina
Compiere un'azione alla garibaldina significa intraprenderla senza troppi preliminari, improvvisando e affidandosi alla buona sorte. L'espressione è un chiaro riferimento ai metodi di combattimento usati da Giuseppe Garibaldi, e in particolare alla Spedizione dei Mille.

Alla grande

All'arma bianca

Nelle battaglie campali era l'ordine impartito ai soldati per continuare a combattere con le spade o le baionette una volta che avevano terminato le munizioni dei loro fucili. Le armi da taglio o da punta (pugnali, spade, baionette), sono dette armi bianche. È un calco (medievale?) dal germanico blanch (tedesco moderno blank), che significava anche "splendente": si tratta di armi metalliche, che quindi scintillano al sole. A volte l'espressione viene usata, con una sfumatura vagamente parodica, per indicare uno scontro dialettico molto acceso tra due persone: una variante altrettanto diffusa è alla baionetta.

Alla romana
Viene così definita la modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto dell'effettiva fruizione di ciascuno di loro. Ad esempio, in una cena al ristorante di un gruppo di persone si paga alla romana dividendo il conto in parti uguali tra i commensali, senza considerare il fatto che qualcuno abbia consumato di più e qualcuno meno. In questo modo ognuno sa velocemente quanto deve pagare.
Non è chiaro se il pagamento alla romana sia veramente di origine romana.

Alle perse
Quando tutto è perduto, come ultima opzione.

All'italiana

Alzare i tacchi

"Andarsene"

A me mi

A memoria d'uomo

"A quanto si ricorda, da sempre"

Amico del giaguaro
"Amico del tuo nemico"

Ammazzare il tempo
"Passare il tempo in un modo o nell'altro"

Ammazzarsi di fatica
"Fare un azione molto faticosa"

Ammazzarsi di lavoro
"Lavorare troppo"

Ammesso e non concesso
Supposto che le cose stiano in una certa maniera, ma senza alcuna convinzione che sia così,...

Andare a Canossa
La frase significa "autoumiliarsi, ammettere di avere sbagliato". A
Canossa, nell'inverno del 1077, l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, di essere ricevuto e perdonato dal Papa Gregorio VII. Ma il conflitto tra i due (la lotta per le investiture) era destinato a riaprirsi di lì a poco.

Andare a dama
"Arrivare all'obbiettivo prefissato".

Andare a fagiolo / cascare a fagiolo
"Capitare a proposito, al posto giusto".

Andare a gonfie vele
L'espressione marinaresca, che significa "navigare sfruttando tutte la forza del vento", è passata nell'italiano colloquiale, dove viene adoperata per descrivere una situazione in cui tutto sta andando per il meglio.
La locuzione deriva forse dall'analoga espressione latina pleno velo, usata per esempio da Publio Virgilio Marone nell'Eneide (libro I verso 401).
Di significato simile sono frasi come: andare a vele spiegate, con il vento il poppa.

Andare a letto con le galline
Le galline, come molti animali diurni, seguono il sole. Andare a letto con le galline significa dunque letteralmente andare a letto al tramonto, per estensione andare a letto molto presto.

Andare al massimo
Espressione che indica notevole forza di volontà ed energia nel fare qualcosa. A renderla popolare contribuì la canzone Vado al massimo del rocker modenese Vasco Rossi, presentata nel 1982 al Festival di Sanremo e classificatasi ultima.

Andare a pennello
"Star bene indosso". Di abiti e simili.

Andare a quel paese
Si manda "a quel paese" una persona che ci ha fatto arrabbiare. L'invito ad allontanarsi è un eufemismo, che sostituisce espressioni più forti come Andare al diavolo, all'inferno o più volgari come Andare a fare in culo.

Andare a ramengo
Significa perdersi, fallire nei propri scopi. Deriva verosimilmente dalla forma poetica "andare ramingo" (solo, senza una meta, allontanato da tutti, povero e disperato) ereditata probabilmente dall'italiano volgare dell'alto medioevo.

Andare a zonzo
Non si conosce esattamente l'origine etimologica della parola "zonzo", che alcuni vorrebbero derivata dal suono che emettono le mosche durante il loro volo notoriamente irregolare ed imprevedibile. Dovrebbe quindi essere solo una forma onomatopeica. In ogni caso, ha il significato di "girare senza meta", anche solo per divertimento.

Andare in bianco
Significa non raggiungere lo scopo, non ottenere quanto sperato.
Un pescatore che torna a casa senza pesci "è andato in bianco".
Un giovanotto che sperava di conquistare una ragazza, ma non conclude nulla ... è "andato in bianco".

Andare in rosso
Significa "rimanere senza soldi, sforare il budget". Il "rosso" è un chiaro riferimento al conto bancario. Similare "Essere al verde"

Andare in tilt
Andare in tilt significa andare in confusione ed è una frase fatta nata in tempi relativamente recenti, quando cominciarono ad apparire in Italia i flipper. Questi antenati dei videogiochi venivano sollecitati con spinte nel tentativo di dare alla biglia un percorso diverso, ma reagivano a un eccesso di sollecitazioni andando appunto in tilt, ovvero non rispondendo più ai comandi e provocando la perdita della partita.

Andare (finire) in vacca

Andare nel pallone
"Perdere la testa, restando confusi".

Andare per la maggiore
"Essere alla moda"

Andarsene alla chetichella
"Andarsene di nascosto, senza far rumore".

Anni di fango
La locuzione Anni di fango, a volte adoperata per designare il periodo di storia italiana che coincide con gli anni Ottanta del secolo scorso, è un'evidente imitazione della più diffusa espressione Anni di piombo. Essa contiene un evidente giudizio negativo su un decennio in cui la società italiana, malgrado il raggiunto benessere economico, soffre pesantemente a causa di una classe politica particolarmente corrotta, e talvolta collusa con organizzazioni malavitose. L'espressione deve il suo successo soprattutto a Indro Montanelli, che intitolò L'Italia degli anni di fango il volume della sua "Storia d'Italia" dedicato al periodo 1978-1993. Il libro è il seguito de L'Italia degli anni di piombo (1965-1978), dedicato agli anni Settanta. Entrambi i volumi sono stati scritti in collaborazione con il giornalista Mario Cervi.

Anni di piombo
Gli anni Settanta del XX Secolo in Italia, contrassegnati dalla violenza armata del terrorismo politico.

A occhio e croce
"All'incirca".

A onor del vero
"In realtà"

Appendere (le scarpe) al chiodo
L'espressione, usata spesso in ambito sportivo, significa "ritirarsi dall'attività agonistica". Può essere anche estesa al membro di una qualsiasi categoria professionale che decida di ritirarsi. Le "scarpe" in questi casi sono sostiuite da un analogo "ferro del mestiere"; ad esempio, un ciclista appenderà la bicicletta al chiodo; un pattinatore appenderà i pattini; ecc. ecc..

Apprendista stregone
Si dice di una persona irresponsabile, che facendo uso di strumenti o sistemi che non sa maneggiare, rischia di causare danni irreversibili.

Apriti Sesamo
La frase è una esclamazione divenuta proverbiale tratta dalla fiaba Alì Babà e i 40 ladroni, tratta dalla raccolta di fiabe orientali Le mille e una notte. Con questa frase magica Alì Babà riusciva ad aprire una caverna coperta da un masso accedendo così ad un favoloso tesoro. La frase è stata poi usata con significato esteso per indicare cose nascoste a cui si può accedere in modo magico.

A quattro ganasce

A quattro palmenti
Si usa per indicare un modo di mangiare veloce e ingordo, sinonimo di abbuffarsi.

A ragion veduta
Locuzione avverbiale. "Dopo averne conosciute le ragioni" quindi "oculatamente, opportunamente".

Argento vivo
L'argento vivo è il mercurio, che ha il colore uguale all'argento, ma è liquido. Si dice di persone che hanno una vitalità eccezionale: "Ha l'argento vivo addosso!"

Armiamoci e partite
La frase, una chiara parodia dello stile militaresco e in particolare mussoliniano, è pronunciata forse la prima volta da Totò nel film Totò contro Maciste (1962). Nel 1971 è il titolo di un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

A rotta di collo
Riferito quasi sempre ad una corsa, anche in senso metaforico, magari lungo un pendìo, di un un soggetto talmente veloce da rischiare di rompersi il collo in caso di caduta. "Rotta" è una forma antica ricavata direttamente dal participio passato di rompere.

Arrampicarsi sugli specchi
"Sforzarsi invano di argomentare l'impossibile". Gli specchi, essendo molto lisci, non lasciano nessun appiglio.

Arrivano i nostri
Si dice solitamente quando arriva qualcuno in soccorso di chi è in difficoltà. La frase ha origine dai film western.

Ascesa e caduta

Asilo Mariuccia
L'espressione fa riferimento allo storico asilo milanese (vedi articolo)

Aspetta e spera
Faccetta Nera / Bell'abissina / Aspetta e spera / Che già l'ora s'avvicina! / Quando staremo / Vicino a te / Noi ti daremo / Un'altra legge e un altro re!. La più conosciuta canzonetta coloniale del regime fascista (scritta nel 1935 da Renato Micheli) ha dato vita a un'espressione che conserva ben poco del suo significato originario. Equivale al più usato campa cavallo.

A spron battuto
Letteralmente "Pungolando ripetutamente con lo sperone". Quindi "Forzando l'andatura, a tutt'andare"
Assalto alla diligenza

Assolutamente no (assolutamente sì)
Frase che rimarca in modo perentorio una risposta negativa (o positiva).

Asso nella manica
Avere una soluzione vincente ancora non svelata.

A stecchetto
"Con poco cibo, a dieta". Mi ha lasciato a stecchetto "Mi ha offerto un magro pasto".

Astratti furori
Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi sono messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Il celebre incipit del romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini ha dato vita a una formula molto usata nella lingua italiana. Essere in preda ad astratti furori può significare perdersi in ragionamenti eccessivamente complessi; oppure (secondo un'interpretazione più prossima a quella del testo di Vittorini), ripiegarsi in una contemplazione indignata dei problemi concreti della società, senza individuare un modo per risolverli.

Attaccare bottone
"Incominciare una conversazione con una persona sconosciuta".

Attaccarsi al tram
L'espressione trova la sua origine in una vecchia abitudine dei passeggeri ritardatari, che si aggrappavano alle strutture esterne del tram per non perderlo. Oggi l'espressione è utilizzata in senso figurato per indicare la situazione di chi si vede costretto a rinunciare a un obiettivo, per non aver fatto il possibile per raggiungerlo in tempo (per esempio, chi è arrivato tardi ad un impegno ed è costretto a rinunciarvi o perdere il proprio turno).

Attrazione fatale
Un rapporto sentimentale - di norma extraconiugale - vissuto con intensità tale da risultare morboso, viene spesso definito nel lessico giornalistico attrazione fatale. Il riferimento è a un film di successo del 1988, Fatal Attraction (Attrazione fatale nella versione italiana), girato da Adrian Lyne e interpretato da Michael Douglas e Glenn Close.

A tutta birra
"A tutta velocità". Deriva probabilmente da una traduzione errata dell'espressione francese à toute bride ("a tutta briglia").

A tutto gas
Variante (più corretta) di a tutta birra.

A ufo
"Originariamente (Giuseppe Gioacchino Belli ecc.) Auffa, che, in romanesco sta per gratuito e deriva dalla sigla A.U.F. (Ad Usum Fabricae), veniva posta sui materiali edilizi destinati alla fabbrica di San Pietro, in modo che passassero il Dazio gratuitamente, senza pagare imposte".

A un palmo di naso
"Vicinissimo". Ad un palmo di mano dal proprio naso. Da non confondere con la simile espressione con un palmo di naso.

Avanti popolo
Attacco della canzone comunista Bandiera Rossa: Avanti popolo / alla riscossa / bandiera rossa / trionferà!

Avanti tutta
Locuzione marinaresca, che significa letteralmente "viaggiare dando ai motori della nave (o barca, motoscafo, etc. ) la potenza massima, per andare il più veloce possibile". Si adopera per chiedere a chi ci ascolta di impegnarsi al massimo e nel minor tempo possibile.

Avere il cuore in gola
"Essere tanto emozionati da non riuscire a parlare"

Avere i numeri (dei numeri)
"Essere in grado di fare una determinata cosa" oppure "essere la persona giusta"

Avere la coda di paglia
"Sapere di aver sbagliato". L'espressione è derivata da un proverbio: "chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco". Una persona con "la coda di paglia" si aggira tra gli altri con sospetto, per il timore che qualcuno noti le sue colpe o i suoi difetti.

Avere l'acquolina in bocca
Letteralmente si riferisce alla salivazione che in modo spesso incontrollabile si scatenata alla vista o al pensiero di un cibo particolarmente goloso. Viene utilizzata ad indicare quelle situazioni che attirano la nostra attenzione in quanto offrono la prospettiva di un semplice, immediato e positivo beneficio.

Avere le carte in regola

Avere un groppo in gola

Avere voce in capitolo

Avere l'autorevolezza per poter parlare in proposito di un certo argomento. Il capitolo in questione è in realtà un calco del latino capitolum, "collegio" o "consiglio".

Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali
Citazione di uno spot pubblicitario italiano dei televisori Telefunken (1981), penetrato in modo impressionante nella memoria collettiva. L'espressione viene usata di solito (spesso con intenti parodici) per affermare la propria genuinità: non c'è bisogno di "stupirvi con effetti speciali", perché il nostro lavoro concreto parla per noi.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:29 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-B-

Baciamo le mani
Modo di dire tipico del Sud d'Italia, e in particolare della Sicilia. Risale all'epoca in cui, in segno di rispetto e sottomissione, si baciava effettivamente la mano di chi fosse considerato dalla comunità un personaggio potente, sia economicamente che politicamente. Col tempo si è smesso di baciare realmente la mano, ma la frase è entrata nell'uso comune, come segno di riverenza e rispetto. Può anche assumere un significato ironico, per parodiare il comportamento un po' troppo altezzoso di qualcuno.

Bagnato come un pulcino
Completamente bagnato, zuppo.

Banalità del male
Nel 1963 la studiosa tedesco-americana Hannah Arendt pubblicò le sue cronache del processo al criminale nazista Adolf Eichmann col titolo Eichmann in Jerusalem - A Report on the Banality of Evil ("Eichmann a Gerusalemme: rapporto sulla banalità del male"). La scelta dell'editore italiano di intitolarne la traduzione La banalità del male contribuirà al successo di quest'espressione nel lessico giornalistico, politico e scientifico. Per la Arendt il male "può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare alla radice, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità"... solo il bene ha profondità e può essere integrale".

Bando alle ciance
Le ciancie sono (nel vernacolo toscano) le chiacchiere futili e vane, da cui "andiamo a fare quattro ciance". Per cui "bando alle ciance" può avere il significato "basta con le parole" (e magari passiamo ai fatti).
Ma ciance significa anche frottole, stupidaggini, fandonie per cui il significato potrebbe essere "basta con le frottole!"

Bastian contrario
Chi fa appositamente le scelte opposte alle proprie.

Battere cassa
"Esigere un pagamento"

Battere in ritirata

Batti e ribatti

Sostantivo. "Discussione serrata". Tra i due era un batti e ribatti di accuse e controaccuse

Bava di vento

Becco di un quattrino

Vedi Il becco di un quattrino.

Bei tempi andati

Bello/a come il sole

Bello/a e impossibile

Questa frase indica generalmente una persona (uomo o donna) molto bella e affascinante che viene ritenuta molto difficile da conquistare in senso amoroso. L'espressione trae origine dalla canzone Bello e impossibile, cantata dalla cantante senese Gianna Nannini e scritta nel 1986 che parla della forte attrazione di una donna per un uomo mediterraneo dagli occhi neri.

Bisbetica domata
Così viene a volte chiamata una donna dal carattere difficile, che in seguito è stato addolcito dagli eventi. L'espressione è ripresa dal titolo italiano di una commedia di Shakespeare, The Taming of the Shrew (1594).

Boia chi molla

Botta di vita

Botta e risposta

Botte da orbi

Frase tipicamente toscana che sta a significare picchiarsi menando colpi selvaggiamente e furiosamente. Gli "orbi" stanno a significare i ciechi che, non potendo vedere, menano quindi botte e colpi a casaccio.

Brutto anatroccolo
Il brutto anatroccolo della celebre fiaba omonima di Hans Christian Andersen (nell'originale danese grimme ælling) è in realtà un piccolo cigno, il cui uovo è finito in un nido di anatre: la sua bellezza si rivelerà soltanto nella maturità. Con questa fiaba, Andersen ha creato una potente metafora dell'adolescenza: l'espressione "brutto anatroccolo" è rimasta nella lingua italiana ad indicare una persona apparentemente sgraziata, ma dotato di potenzialità ancora inespresse.

Brutto, sporco e cattivo
Espressione mutuata dalla lingua lombarda "picínin, brüt e catif", di analogo significato. Usata originariamente per indicare quei bambini che non avevano alcun pregio, al punto da essere mingherlini ("picínin"), pestiferi ("catif") e di spiacevole aspetto ("brüt"), è divenuta in seguito una locuzione per indicare, anche ironicamente, persone prive di qualità.
In italiano è più diffusa la variante Brutti, sporchi e cattivi, adoperata come titolo di un film di Ettore Scola con Nino Manfredi (1975).

Buonanotte ai suonatori

Buonanotte al secchio

"Buonanotte, non c'è più niente da fare". Espressione idiomatica di origine romanesca: probabilmente allude a un aneddoto di cui si è persa ogni altra traccia (il "secchio" potrebbe essere quello di un pozzo, sprofondato nell'oscurità per la rottura della catena).

Buono come il pane

Buttarla in caciara

Espressione romanesca. "Volgere in confusione una conversazione a sé sfavorevole".

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:39 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-C-

C'è del marcio in Danimarca
"Something is rotten in the state of Denmark". È una celebre frase pronunciata da Marcellus, ufficiale danese, nell'Amleto di William Shakespeare (Atto I, scena IV), durante la prima apparizione dello spettro. Oggi la frase si usa per suggerire che in un certo ambiente qualcuno stia congiurando ai danni di altri.

C'è modo e modo

Caccia al ladro / all'uomo

Caccia alle streghe

Cadere (cascare) a fagiolo

"Capitare opportunamente, al momento, alla maniera giusta". La crisi di governo casca a fagiolo per gli speculatori finanziari

Cadere (cascare, scendere) dal pero
L'espressione potrebbe derivare dall'antica locuzione stare sulle cime degli alberi, adoperata per designare chi parlava in modo troppo difficile o supponente: da cui l'invito a scendere dal pero e a tornare a comunicare coi propri simili. Chi invece "casca" dal pero, sperimenta un doloroso impatto con la realtà, dopo essere stato per troppo tempo nel mondo illusorio dei propri pensieri, o della propria infanzia, ecc.

Cadere (cascare) dalle nuvole
Un tempo l'espressione aveva due significati:
"arrivare all'improvviso, senza avvisare".
"scoprire con incredulità qualcosa di evidente per tutti"
In entrambi i casi, le "nuvole" rimandono alla divinità: dalle nuvole, ad esempio, proviene la folgore di Zeus, che colpisce senza preavviso. Ma sulle nuvole risiedono anche gli angeli e i santi del paradiso cristiano, che cadendo oggi sulla terra si troverebbero immersi in un mondo del tutto nuovo e stupefacente per loro.
Dei due significati, oggi ormai resiste solo il secondo: come se la divinità non fosse più in grado di stupire ma solo di farsi stupire.

Cadere nelle braccia di Morfeo
Addormentarsi. Morfeo, figlio di Ipno e di Notte, è considerato il Dio greco dei sogni.

Calende greche
Le calende (Kalendae) erano festività latine, non previste dal calendario greco. Perciò rimandare qualcosa "alle calende greche", significa rimandarlo per sempre. L'espressione è un calco della locuzione latina Ad Kalendas graecas, attribuita da Gaio Svetonio Tranquillo all'imperatore Augusto.

Calumet della pace
È la particolare pipa che i capotribù nativi americani fumavano quando si incontravano per stipulare una pace. L'espressione si è diffusa in Italia in seguito al successo dei film western nel secondo dopoguerra.

Calzare a pennello
Vedi andare a pennello

Cambiare i connotati
Malmenare qualcuno fino a deformargli il volto.

Campa cavallo
L'espressione deriva dal proverbio tradizionale "campa cavallo che l'erba cresce", che potremmo parafrasare così: "finché tutto va bene, ci si può permettere di vivere senza troppi pensieri". L'espressione è fondamentalmente ambigua: campa cavallo può essere un augurio, ma può anche celare un fondo d'ironia: non è detto che le cose vadano bene per sempre. Vedi anche: Aspetta e spera

Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo
È il controllato grido di esultanza con cui il telecronista RAI Nando Martellini festeggiò il fischio finale di Italia-Germania, al Santiago Bernabeu, l'11 luglio 1982: la Nazionale di calcio italiana aveva vinto il Campionato del Mondo. Viene a volte adoperato con intenti parodici o come reminiscenza nostalgica.

Candido come un giglio
Purissimo. Il giglio è un fiore bianco, il colore che simboleggia la purezza e la verginità.

Cane bastonato

Canta che ti passa

Canto del cigno

"Ultimo segno di grandezza prima del declino finale": secondo una leggenda, prima di morire il cigno eleva il suo canto più melodioso.

Capitale morale
Nel 1864, quando Firenze diventò la nuova capitale del Regno d'Italia, i giornali milanesi coniarono per la loro città la definizione di Capitale morale d'Italia: Milano era considerata infatti la città più ricca e moderna del Regno (oltre che la più popolosa, dopo Napoli. Oggi l'espressione viene usata anche in senso parodico, almeno da quando (in seguito all'inchiesta Mani pulite) la società milanese ha dato prova di... dubbia moralità.

Capitare a tiro

Capire l'antifona

"Intendere un'allusione". L'antifona era la parte proemiale della predica religiosa.

Capro espiatorio

Carità pelosa

È detta "pelosa" la carità che si fa per interesse. Il Dizionario moderno (1908) di Panzini e il Dizionario etimologico di Pianigiani (1907) fanno risalire la voce a un aneddoto storico: quando Giuliano il Bastardo chiese aiuto al Papa, questi gli mandò una preziosa reliquia: alcuni peli della barba di San Pietro. Ma Giuliano vinse effettivamente la guerra, e ricompensò il pontefice con "larghe concessioni". L'espressione è più probabilmente derivata dal modo di dire, molto popolare nell'Ottocento, avere il pelo sul cuore (essere insensibile).

Carne da cannone
La carne da cannone è quella dei soldati (e più precisamente dei fanti), destinati a fronteggiare l'artiglieria come le bestie sono destinate al macello (e carne da macello viene infatti spesso usata con lo stesso significato). La locuzione nasce da una spregiudicata metonimia: gli individui sono raffigurati come carne indistinta. Per il suo cinismo, la frase è spesso usata con intenti polemici per criticare le guerre e i guerrafondai. L'originale francese, "le soldat est la chair à cannon" fu attribuito a Napoleone Bonaparte dall'Abate de Pradt, con il chiaro intento di screditare il condottiero. L'espressione fu ripresa e tradotta da Giacomo Leopardi nei suoi Pensieri: "Napoleone fu [...] oggetto per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne da cannone e trattò come tali".

Carne della mia carne
Figlio. Esprime e sottolinea con forza lo stretto grado di parentela.

Carneade! Chi era costui?
È la frase iniziale dell'VIII capitolo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, pronunciata da uno dei personaggi, Don Abbondio, mentre legge il testo di un panegirico in onore di San Carlo Borromeo, all'interno del quale trova menzionato il filosofo Carneade. La fortuna dell'espressione presso i contemporanei di Manzoni fu tale che ancora oggi un personaggio storico o di fantasia poco noto viene chiamato "un carneade". L'espressione viene usata (anche nella forma XXX. Chi era costui?) per esprimere o confessare l'ignoranza di un personaggio storico o di fantasia.

Carta bianca
Espressione che indica la possibilità conferita a qualcuno di affrontare una situazione o un problema nel modo ritenuto più opportuno, senza vincoli scritti.

Carta canta

Carta vince carta perde

Locuzione che accompagna il gioco delle tre carte, prototipo del gioco d'azzardo truffaldino.

Casalinga di Voghera

Castelli in aria
"Progetti senza fondamento, fantasticherie"

Castello accusatorio

Cavalcare la tigre

Cavallo di razza

Persona dalle doti eccezionali per compiere un certo compito.

Cavallo di Troia

Cavar sangue da una rapa

Cosa completamente inutile, lavoro senza risultato.

Cento di questi giorni

Espressione augurale utilizzata soprattutto in occasione di compleanni o in generale altre feste ricorrenti (tipicamente ogni anno). Augura a chi se la sente rivolgere di trascorrere altri cento giorni felici come quello che si sta festeggiando quindi, implicitamente, augura una lunga vita al festeggiato.

Centro di gravità permanente

Che modi (sono questi)?

Che ci azzecca

Espressione dialettale che significa "che c'entra?". Solitamente si usa per interrogarsi sulla relazione che hanno tra loro due fatti e/o due persone, che apparentemente sembrano non avere nessun punto in comune.
La frase, già adoperata soprattutto nell'Italia centro-meridionale, è diventata di uso comune dopo essere stata adoperata da Antonio Di Pietro in una delle sue prime interviste televisive, ed è ancora oggi associata a lui. Spesso viene scritta nella forma (scorretta) che c'azzecca.

Che mi venisse un colpo

Chi c'è c'è (e chi non c'è non c'è)

Di uso comune, sta a significare che chi parteciperà (ad es. ad una festa o ad una cena o ad un'iniziativa di qualsiasi tipo), sarà ben accetto e potrà godere della compagnia degli altri; chi invece non sarà presente, non sa cosa si è perso, ma nessuno ne sentirà la mancanza.

Chi di competenza

Chi di dovere

Chi ha orecchie per intendere, intenda

Chi non salta è

Chi più ne ha più ne metta

Chi ti capisce è bravo

Chi vuol esser lieto sia

Citazione dal ritornello del Trionfo di Bacco e Arianna, di Lorenzo de' Medici. Com'è bella giovinezza / Che si fugge tuttavia / Chi vuol esser lieto sia / Del doman non v'è certezza

Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi
Fare l'azione giusta, ma ormai con troppo ritardo e quindi inutilmente.

Chiudi il becco
Espressione generalmente considerata sconveniente e offensiva, che viene usata per intimare a qualcuno di smettere di parlare immediatamente, specie se lo sta facendo in un momento inadatto. L'uso della parola "becco", invece di "bocca", è dato dal sottinteso paragone tra la persona che sta parlando e le galline (con riferimento al chiocciare). Poiché inoltre si ritiene che le galline siano animali dalla poca intelligenza, per estensione, la frase significa anche che è meglio tacere, poiché si stanno dicendo cose poco serie e/o di poco interesse. L'espressione veniva spesso adoperata nei dialoghi cinematografici e televisivi, in luogo di espressioni più volgari (in questo senso, pur esendo chiaramente offensiva, ha un valore eufemistico), a volte come corrispettivo italiano di espressioni analoghe ("shut your mouth", in inglese; "ferme ta gueule" in francese)

Chiare, fresche, dolci acque
Inizio dalla celebre canzone 126 di Francesco Petrarca.

Ci vedremo a Filippi

Cieco come una talpa

L'espressione si riferisce al fatto che le talpe, che vivono nel sottosuolo, sarebbero cieche (questo non è tecnicamente esatto). Paragonare qualcuno ad una talpa è come dire che ci vede poco o per nulla; può essere usato sia in senso patologico, per indicare per esempio una persona molto miope, ma anche in senso figurato. In tal caso significa che la persona di cui si parla ha una visione della vita e della realtà molto limitata.

Ciurlare nel manico
Ciurla nel manico una persona o cosa che risulti incerta e non affidabile. Se la lama di un coltello non è ben inserita nel manico o se ne è staccata per il lungo uso, l'arnese diventa inservibile, perché la lama perde ogni resistenza girando (ciurlando) nel manico.

Cogliere in contropiede
Prendere alla sprovvista qualcuno, che improvvisamente si trova senza difesa.

Colpirne uno per educarne cento

Colpo di fulmine

L'espressione è adoperata di solito per indicare un innamoramento a prima vista, improvviso e non previsto: si tratta di un calco del francese "coup de foudre", attestato sin dal 1671.

Coltivare il proprio orticello

Com'è umano lei

È uno dei tormentoni ironici usati da Fracchia e Fantozzi, personaggi cinematografici e televisivi di Paolo Villaggio. In realtà significa l'esatto contrario; sottolinea cioè con sarcasmo come la persona che abbiamo davanti in realtà sia dura e spietata. Può essere usato in riferimento a un comportamento, a un'ideologia, ad un modo di gestire una situazione, eccetera. La terza persona dà un carattere ancora più ironico alla frase.

Comandare a bacchetta

Come volevasi dimostrare

Comma 22

Come cercare Maria per Roma

Vedi cercare un ago nel pagliaio

Come il cacio sui maccheroni
Un evento o fatto che si verifica in modo molto opportuno, o al momento giusto, è descritto metaforicamente come il cacio (formaggio) sui maccheroni: un abbinamento tipico della cucina italiana.

Come se piovesse
Significa "in quantità infinita". Infatti, quando piove, le gocce di acqua che cadono sono impossibili da contare.

Compagni dai campi e dalle officine
Verso di una celebre canzone di Paolo Pietrangeli, Contessa usato a titolo di incitamento, di solito in occasione di manifestazioni di sinistra.

Compagni di merende

Con beneficio d'inventario

Con la coda dell'occhio

Con le pive nel sacco

Con le unghie e con i denti

Con un palmo di naso

"Deluso e allibito". Ricorre nelle espressioni Lasciare, restare, rimanere con un palmo di naso. Da non confondere con la simile espressione a un palmo di naso.

Conciare per le feste / Conciare per il dì delle feste

Conoscere i propri polli

Contare come il due di briscola / il due di picche

Non contare nulla. Il due di briscola è la briscola più bassa nel gioco delle carte. Nel bridge il due di picche è in assoluto la carta dal valore più basso. Si usa anche dire: "Conta come il due di bastoni quando regna denari".

Contare le pecore

Contento come una pasqua

Modo di dire che si riferisce a chi manifesta grande felicità e gioia. Deriva, appunto, dal fatto che il giorno di Pasqua è un giorno di grande gioia.

Convergenze parallele

Convitato di pietra

Correre la cavallina

Correre dietro alle donne.

Cortina di ferro

Cosa resterà di questi anni

Coscienza critica

Cose dell'altro mondo

Così è se vi pare

Costi quel che costi

A qualunque prezzo. Non solo in senso di danaro, ma anche di tempo, di lavoro, ecc.

Costruire sulla roccia / sulla sabbia
Costruire sulla sabbia significa «costruire su presupposti deboli, su qualcosa di incerto e cedevole». Nel Vangelo è contrapposto a costruire sulla roccia, cioè su qualcosa di solido e sicuro. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande. (Vangelo secondo Matteo 7,21.24-29). Nella realtà la sabbia è un ottimo terreno su cui costruire.

Credere obbedire combattere

Culo e camicia

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:43 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-D-

Da che mondo è mondo

Dai e dai

Espressione usata per esprimere che, ripetendo qualcosa più volte, alla fine potrebbe succedere qualcosa (di bello/brutto). La ripetizione della parola dai sottolinea proprio il ripetersi di una certa azione nel tempo. Esempi: "Dai e dai si rompe" (riferito a qualche azione che ha a che fare con un oggetto e che potrebbe romperlo se viene ripetuta a lungo), "Dai e dai ce l'ha fatta" (per indicare che qualcuno è riuscito a fare qualcosa in più tentativi).

Dalla padella nella brace
L'espressione significa "di male in peggio", e viene usata per descrivere o commentare la situazione in cui viene proposto un rimedio peggiore del male. Deriva da un antico racconto tradizionale: una tinca invitò le sue sompagne a saltare dalla padella: in questo modo si salvarono dall'olio bollente solo per morire nella brace. Modi di dire analoghi erano diffusi già presso i latini, che dicevano (ad esempio) fumum fugere in ignem (sfuggire il fumo per trovarsi nel fuoco) o cinerem evitare in prunas (evitare la cenere e trovarsi tra i carboni ardenti).

Dalle stelle alle stalle

Dammi un cinque

Diffuso anche con l'equivalente inglese Give me five (o Gimme five), è un'espressione con cui qualcuno chiede al suo interlocutore di battere tra loro le rispettive mani destre, a palmo aperto, producendo un rumore secco. Si tratta di un tipo di gestualità tipicamente statunitense, che prese piede in Italia negli anni Ottanta, forse attraverso le trasmissioni delle partite di basket NBA che ebbero una certa popolarità tra i più giovani. A diffondere ulteriormente l'espressione fu Jovanotti, con uno dei suoi primi successi, Gimme five. Il gesto indica intesa e amicizia tra le due persone. Cinque si riferisce naturalmente alle dita della mano.
Varianti: Gimme five, Dammi il cinque.

Da qual pulpito (viene la predica)
Espressione ironica che sottolinea che chi "predica" è il primo a non fare di fatto ciò che dice. Il pulpito è la postazione, ancora presente in molte chiese, ma ormai inutilizzata, sulla quale saliva il sacerdote per farsi meglio ascoltare durante la predica.

Dare adito a

Dare i numeri

Dare per scontato

Essere sicuro di una cosa.

Darsi all'ippica
Essere incapace di affrontare un certo compito e quindi essere invitato a cambiare programma o interessi.

Della Madonna
Espressione del lessico giovanile già diffusa negli anni Ottanta, in seguito rilanciata dal cantante Jovanotti, con la canzone "Muoviti Muoviti" del 1991, con il significato "eccezionale".

Della serie

Di nicchia

Di buzzo buono

Dio lo vuole

È la traduzione italiana del motto latino Deus vult, che il Papa Urbano II avrebbe pronunciato il 27 novembre 1095 sulla piazza della cattedrale di Clermont-Ferrand (Francia), lanciando la prima crociata, "voluta" appunto da Dio. La frase oggi viene usata soprattutto in senso parodico, per ironizzare l'atteggiamento di chi ritiene di avere Dio dalla sua parte.

Dio patria famiglia

Discesa in campo

Di ogni erba un fascio (di tutta l'erba un fascio)

Letteralmente, significa raccogliere tutte le specie di erbe in un solo fascio, senza distinguerle. In senso metaforico, descrive e stigmatizza l'atteggiamento di chi in una disputa o in una conversazione raggruppa tutti i suoi oppositori in un unico insieme confuso e indistinto. L'espressione (di chiara origine contadina) era già attestata da B. Varchi nella sua Grammatica (1807).

(Di') qualcosa di sinistra
Citazione dal film di Nanni Moretti Aprile (1998). Il protagonista (lo stesso Moretti), assistendo a un dibattito televisivo tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema, rimprovera quest'ultimo con queste parole:
D'Alema di' qualcosa di sinistra, D'Alema di' qualcosa di intelligente, D'Alema di' qualcosa. L'espressione è divenuta proverbiale nel lessico politico e giornalistico. Essa sintetizza l'abitudine di molti personaggi politici del centrosinistra italiano a presentarsi come leader moderati e rassicuranti, rischiando però in questo modo di non essere più riconosciuti come esponenti della sinistra vera e propria. Dal nome del film ("Aprile") ha preso il nome anche una corrente interna del partito dei Democratici di Sinistra.

Di sua competenza

Di un certo spessore

Domani è un altro giorno

Citazione dal popolare film Via col vento del 1939: è la battuta finale del film, pronunciata dall'indomita protagonista Rossella O'Hara, interpretata da Vivien Leigh ("Domani è un altro giorno, e si vedrà"). È passata nell'uso comune nel senso di "intanto facciamo così, poi si vedrà", equivalente al francese "que sera sera".

Dorme come un bambino

Dov'ero rimasto

Due di picche

In molti giochi di carte il due di picche è una carta dal valore praticamente nullo. Prendere il due di picche da qualcuno, quasi sempre significa ricevere un rifiuto, come ad es. quando una ragazza respinge la corte di uno spasimante.

Due piedi in una scarpa

Dura da mandare giù

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:47 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-E-

Ed è subito sera
Titolo dei una poesia e di una raccolta di versi di Salvatore Quasimodo del 1942, capolavoro dell'ermetismo italiano.

Editto bulgaro

Egemonia culturale

È il male

E la luce fu

È la stampa, bellezza! (e non puoi farci niente)

È l'ultima battuta pronunciata da Humphrey Bogart nel film L'ultima minaccia (Deadline USA, 1952). Il personaggio interpretato da Bogart è un giornalista, che risponde all'intimidazione telefonica di un gangster (che non vuole che una notizia sia pubblicata) mettendo la cornetta davanti alle rotative e dicendo, appunto, È la stampa, bellezza! E non puoi farci niente. Nell'originale inglese la battuta suonava That's the power of the press, baby, the power of the press. And there's nothing you can do about it. Curiosamente, la frase è diventata più famosa in Italia, dove il mito del giornalismo americano inflessibile di fronte agli scandali e alle intimidazioni era ancora agli albori. Negli ultimi anni ha preso piede (soprattutto nei blog di opinione) anche la variante è la democrazia, bellezza.

Eminenza grigia
Con il soprannome di Éminence grise (eminenza grigia in francese) divenne celebre il frate François-Joseph Le Clerc du Tremblay (1577-1638 di Lencloître), segretario del cardinale Richelieu. I contemporanei lo consideravano una delle "menti" del governo di Richelieu, malgrado non rivestisse una carica ufficiale e conducesse una vita ritirata.
In un primo momento l'appellativo veniva usato per distinguere il frate dall' eminenza rossa, ovvero lo stesso Richelieu, che vestiva il manto dei cardinali. In seguito nell'uso popolare l'espressione eminenza grigia è stata associata al Cardinale stesso. In generale l' eminenza grigia è una personalità molto potente e poco visibile, che aiuta persone importanti a prendere decisioni o addirittura "trama nell'ombra".

Eppur si muove

Errore sesquipedale

È tutto intorno a te

Slogan pubblicitario di un noto gestore di telefonia mobile, che vorrebbe attrarre il potenziale cliente, suggerendogli che tutti gli sforzi sono indirizzati alla massima soddisfazione delle sue esigenze.

È un altro paio di maniche

È una cagata pazzesca

Dal film Il secondo tragico Fantozzi (1976), in cui il protagonista (Paolo Villaggio), riferendosi ad una famosa pellicola d'essai, esclama in modo liberatorio: "Per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!". La gag ha fatto storia. In un certo senso, si tratta di un equivalente tutto "italiano" dell'espressione "il re è nudo": come il bambino della fiaba di Hans Christian Andersen, il ragioner Fantozzi ha finalmente il coraggio di proclamare una verità scomoda ma nota a tutti (e si merita, infatti, "92 minuti di applausi"). Di solito chi oggi definisce un'opera d'ingegno (letteraria, cinematografica, musicale o altro) come "una cagata pazzesca", si rimette nei panni di Fantozzi: l'uomo della strada che smonta in poche parole lo snobismo e la pretenziosità delle élites intellettuali.

È uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare

È vivo e lotta insieme a noi

Si tratta di uno slogan tipico dei cortei politici, di solito di matrice di estrema sinistra, che viene adoperato per rivendicare la memoria di un defunto. Divenne popolare verso la fine degli anni Settanta, soprattutto alla morte dello studente Francesco Lorusso, colpito dalla polizia durante una carica a un corteo a Bologna. È tornato tristemente in auge nel 2001 in seguito alla morte di Carlo Giuliani.

Essere al verde
Rimanere senza un soldo. Vedi alla voce Verde#Denaro.

Essere d'uopo

Essere necessario.

Essere in procinto di

Forma figurata derivata verosimilmente dal latino procintum.
Questa espressione era composta da pro- (preposizione che significava "davanti") e dal sostantivo cintum, derivato dal verbo "cingere" e che sottintendeva la parola "arma", cioè le armi.
Il senso che se ne ottiene è: "davanti, con le armi in pugno". Quindi l'espressione indicava un esercito pronto all'attacco. Oggi ha assunto il significato di "apprestarsi a compiere un azione entro brevissimo tempo".

Essere o non essere

Essere un pezzo di pane

Essere una persona estremamente buona. Vedi anche "Buono come il pane".

Essere un pezzo di ghiaccio
Rimanere impassibile di fronte a un evento che commuove.

Età aurea

Età della pietra

Con riferimento al neolitico, passato nell'uso comune per indicare una profonda arretratezza in un settore.

Età delle caverne
L'epoca in cui gli uomini (o i loro predecessori) vivevano ancora nelle grotte. A volte viene usata in senso parodistico, per alludere a un'epoca molto remota.

Età dell'oro

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:53 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-F-

Faccia di bronzo
Una statua di bronzo non può ovviamente cambiare espressione. Ma la locuzione faccia di bronzo non viene adoperata per tutte le persone imperturbabili, bensì soltanto per quelle che riescono a rimanere impassibili nelle situazioni più imbarazzanti, senza arrossire quando vengono pubblicamente offese o sbugiardate. Col significato di "audacia svergognata", la locuzione è attestata già da Niccolò Tommaseo nel suo Dizionario (1865). Varianti: Faccia tosta, faccia come il culo

Facile come bere un bicchier d'acqua
Metafora che indica come una certa azione sia (oppure si ritenga) facilissima.

Faccio cose, vedo gente

Fare buon viso a cattivo gioco

Fare faville

Fare filotto

Fare il fenomeno

"Phainómenon",in greco antico è il participio passato del verbo "pháinomai", che significa "io appaio". Chi "fa il fenomeno", si comporta in modo da mettersi in evidenza agli occhi degli altri.

Fare il portoghese
Espressione della lingua parlata che significa "usufruire di un servizio senza pagarlo".

Fare le scarpe

Fare le veci

Fare quadrato

Disporsi tutti insieme in difesa della propria posizione comune. È mutuato dal gergo militare quando, per affrontare un nemico che attacca su più fronti, le fanterie si dispongono in formazione a quadrato, coprendosi vicendevolmente le spalle.

Far fronte (comune)
Affrontare (insieme e compatti) le difficltà. Mutuato dal gergo militare in cui i soldati si disponevano in una o più file compatti formando un fronte.

Far fuori
Espressione della lingua parlata che può essere usata con due significati: "far fuori un nemico", significa uccidere qualcuno (come in guerra); può però assumere anche un significato metaforico, se riferito ad esempio ad una persona che aspira ad una carica prestigiosa e, avendo un rivale che gli contende il posto, riesce ad eliminarne la concorrenza, con sistemi non necessariamente corretti.

Farsi in quattro

Far vedere i sorci verdi

Locuzione entrata nell'uso in seguito alle vittorie di una squadriglia aerea, i "Sorci Verdi", famosa per le imprese nel 1937 e 1938. Entrata nell'uso comune con il senso di stravincere.

Far venire i nervi
Innervosire una persona

Fatti non foste a viver come bruti
Citazione dal ventiseiesimo Canto dell'Inferno di Dante Alighieri.
Nella bolgia dei consiglieri fraudolenti, Ulisse racconta a Dante di avere incoraggiato i suoi compagni a un viaggio nell'oceano sconosciuto, pronunciando un piccolo discorso (orazion picciola):
Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza


L'espressione è divenuta proverbiale: gli uomini, secondo Dante, non sono stati creati da Dio per "vivere come bruti", ma per acquisire "virtù" e "conoscenza".

Fatti più in là

Febbre del Sabato sera

Fermate il mondo voglio scendere
(E noi chi siamo, i) figli della serva (?)
In Toscana esiste anche una variante essere figliol dell'Emma, di origine incerta.

Figli della schifosa

Figlio di buona donna

Figlio di N.N.

Figli(u)ol prodigo

L'espressione è derivata dalla Parabola del figliol prodigo, narrata da Gesù e riportata nel Vangelo secondo Luca (15,11-32). Il figliol prodigo è il più giovane di due figli, che si fa consegnare la sua parte di eredità e la dilapida rapidamente, riducendosi in breve tempo a fare il guardiano di porci. Ravvedutosi, decide di tornare dal padre, che lo accoglie con gioia, festeggiandolo con un vitello grasso. Il significato evangelico della parabola è chiaro, e denunciato esplicitamente dallo stesso Gesù nel versetto precedente: "C'è gioia davanti agli angeli di Dio per un peccatore che si converte". Oggi si usa spesso l'espressione figliol prodigo (anche con tono bonario e in senso parodico) per descrivere una persona che torna sui suoi passi dopo un sincero pentimento.

Fin qui tutto bene

Fiuto per gli affari

L'abilità istintiva di saper cogliere le occasioni per fare affari.

Fortissimamente volli

Forse non tutti sanno che

Citazione dal nome di una celebre rubrica del settimanale enigmistico la Settimana Enigmistica, che segnala fatti poco noti (scoperte scientifiche, aneddoti storici, curiosità, etc.). Nel parlato l'espressione viene usata per introdurre un argomento di cui si vuole sottolineare l'originalità o la novità.

Frutto proibito

Frutto del peccato

Per la morale cattolica, il figlio avuti da una relazione extraconiugale era considerato un frutto del peccato.

Fuoco di paglia
Evento improvviso e sconvolgente che però ha durata molto breve. La paglia incendiata sviluppa subito fiamme molto alte, ma si esaurisce in breve tempo.

Fuori dal seminato

Fu vera gloria? v. Ai posteri l'ardua sentenza

Furbetti del quartierino

Un gruppo costituito da individui che si considerano astuti e potenti, ma che non riescono a dissimulare la loro grettezza provinciale.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 8:57 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-G-

Galeotto fu (il libro)

Gambe in spalla

Garantito al limone

Un tempo assai diffuso ma ormai desueto, deriva da un vecchio spot pubblicitario di un detersivo per piatti.

Gatta ci cova

Gatta da pelare

Gatta morta

Gatto di marmo

Gelare il sangue nelle vene

Gettare acqua sul fuoco

Chi getta acqua sul fuoco, lo fa per tentare di spegnerlo.
Allo stesso modo, usando la frase come metafora, si intende dire che qualcuno sta cercando di placare una lite o di porre rimedio ad una situazione imbarazzante.

Gettare benzina sul fuoco
È una versione più recente della locuzione tradizionale gettare (o versare) l'olio sul fuoco, e ha ormai quasi soppiantato la frase originale. Il senso della metafora è chiaro: chi "getta benzina", lungi dall'essere interessato a placare un litigio o una polemica, ha invece intenzione di ravvivarlo. Altre varianti: aggiungere legna al fuoco e soffiare sul fuoco.

Gettare fango su

Giuro sulla testa dei miei figli
Ovviamente i figli sono la cosa più importante nella vita di una persona.
Si usa fare questo tipo di affermazione, per dare prova del fatto che ciò che stiamo dicendo è la pura verità, tanto da mettere a rischio la decapitazione dei nostri figli; questo dovrebbe dare prova a chi ascolta della nostra sincerità.

Gli anni verdi

Gola profonda

In origine l'espressione inglese "Deep Throat" era il titolo di un film, il primo mediometraggio di genere pornografico, realizzato nel 1972 da Gerard Damiano. Il termine assume un significato completamente diverso nell'estate 1972, con lo scoppio dello scandalo Watergate: "Gola Profonda" (Deep Throat) era infatti il nome in codice usato dai cronisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward per indicare una loro fonte, la cui identità sarebbe stata rivelata solo nel 2005 (si trattava di William Mark Felt, numero due dell'FBI). Da allora il termine Gola Profonda contraddistingue per antonomasia tutte le fonti che i giornalisti decidono di non divulgare e, in generale, le persone che "parlano troppo".

Grande vecchio

Grande fratello

La complessa storia di questa espressione nasce con la traduzione italiana del romanzo 1984, di George Orwell (1948), ambientato in un futuro totalitario in cui il Big Brother, "Grande Fratello" (caricatura dei dittatori europei del Novecento), è leader incontrastato di un regime basato sul controllo delle coscienze. Uno degli slogan più celebri del romanzo è "Il grande fratello ti guarda": in effetti il romanzo prevedeva la futura diffusione capillare dei televisori, non soltanto come strumento di intrattenimento, ma anche di controllo: i televisori di 1984 funzionano anche come telecamere che spiano i "cittadini" e non possono mai essere spente. In realtà la traduzione effettiva del vocabolo contenuto nel libro sarebbe "Fratello Maggiore". Negli anni successivi l'espressione Grande Fratello diventa così sinonimo di "società del controllo": sinistra prefigurazione di un potere che è in grado di usare la tecnologia per penetrare nella privacy dei cittadini. Alla fine degli anni Novanta, l'espressione Big Brother dà nome a un format televisivo rivoluzionario: il reality show. In pratica, si tratta di una diretta tv non stop di un ambiente chiuso dove un gruppo di persone non può sottrarsi all'occhio del "Grande Fratello", cioè della videocamera. Il format televisivo debutta in Italia nel 2001, ed è subito un grande successo. Oggi l'espressione viene spesso usata per alludere al reality show, e di conseguenza ha perso parte del significato originario.

Grilli per la testa

Grillo parlante

È il personaggio de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, che cerca di richiamare il protagonista sulla retta via (in psicologia può essere considerato come un'originale rappresentazione del super ego). Per la sua insistenza, il grillo risulta poco simpatico sia al protagonista che ai lettori. Nell'italiano colloquiale e giornalistico il "grillo parlante" è un personaggio che insiste a raccontare le verità più spiacevoli.

Groviglio di vipere

Gusto pieno della vita

Espressione entrata nell'italiano colloquiale da uno spot pubblicitario degli anni Ottanta, reclamizzante un amaro alle erbe.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:04 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-H-

Hai visto mai

Ho visto cose che voi umani
"Ne ho viste delle belle". Citazione da Blade Runner.

Houston, abbiamo un problema
Frase tratta dalla cronaca dell'esplorazione spaziale: l'Apollo 13 fu una sfortunata missione spaziale americana facente parte del programma Apollo. Sarebbe dovuta essere la terza missione a sbarcare sulla Luna, invece è diventata celebre per il guasto che impedì l'allunaggio e rese assai difficoltoso il rientro sulla Terra. Il guasto fu annunciato il 13 aprile 1970 dagli astronauti alla base della NASA a Houston (Texas) con la frase "Houston, abbiamo un problema" (in realtà la frase realmente pronunciata dall'astronauta John Swigert fu "Okay, Houston, we've had a problem here" ("OK, Houston, qui abbiamo avuto un problema").
L'espressione (che in un primo momento fu effettivamente sottovalutata dai responsabili della missione a terra) è un classico esempio di understatement, e viene ancora usata per indicare in modo ironico l'insorgenza di una difficoltà improvvisa e dagli esiti difficilmente prevedibili.

-I-

Il becco di un quattrino
Letteralmente "La scheggiatura di una moneta", in espressioni come Non ho il becco di un quattrino: "Non ho neanche mezzo soldo".

Il bello, il brutto e il cattivo

Il che è tutto dire

Il dado è tratto

Dal latino Alea iacta est: ormai non si può più tornare indietro. La frase è attribuita da Svetonio (De vita Caesarum) a Giulio Cesare, che l'avrebbe pronunciata dopo aver varcato, nella notte del 10 gennaio 49 a.C., il fiume Rubicone alla testa di un esercito, violando apertamente la legge che proibiva l'ingresso armato dentro i confini dell'Italia. Con lo stesso significato viene adoperata anche l'espressione passare il Rubicone.

Il dibattito no!

Il migliore dei mondi possibili

Il mio nome è Bond. James Bond.

Il palazzo dei veleni

Il pelo nell'uovo

Cercare il pelo nell'uovo (dove peli naturalmente non possono trovarsi), indica un eccesso di minuziosità e pignoleria: l'espressione, molto antica, è in qualche modo analoga a Spaccare il capello in quattro. In Modi di dire proverbiali e motti popolari italiani (1875), L. Passarini suggerisce che in origine "uovo" significasse "testa calva".

Il porto delle nebbie

Il re è nudo

Nella fiaba I vestiti nuovi dell'imperatore (1837), Hans Christian Andersen racconta di un bambino che, solo durante una parata imperiale, ha il coraggio di affermare a voce alta quello che tutti ben sanno: che l'imperatore, appunto è nudo. Nell'uso comune l'"imperatore" è diventato un "re": esclamando "il re è nudo", si vuole affermare una verità ovvia, ma che la maggioranza delle persone si rifiuta di riconoscere.

(Mettere) il sale sulla coda
Far scappare via. Soprattutto un tempo, per far scappare i lupi o i cani randagi, si sparava con un fucile caricato con sale sul posteriore dell'animale, in modo da non ucciderlo. Il sale, penetrato nelle carni, produceva comunque un forte bruciore.

Il troppo stroppia

In alto i cuori

Dal latino sursum corda, nel rito della Messa secondo il rito romano della chiesa cattolica.

In anteprima assoluta

In bocca al lupo!

In cattive acque

In cerca d'autore

L'espressione è diventata d'uso comune dopo il successo del dramma Sei personaggi in cerca d'autore (1921), di Luigi Pirandello), in cui sei personaggi di un testo teatrale incompiuto cercano l'autore che possa completare la loro storia. Analogamente, una persona o un'opera "in cerca di autore" denunciano la propria incompletezza o la mancanza di una propria identità.

In comode rate

Indorare la pillola

In passato i farmacisti avevano l'abitudine di dorare o argentare le pillole per renderle piacevoli almeno alla vista. Da qui l'espressione, che in senso figurato significa: "tentare di rendere meno sgradevole un discorso o un evento".

Indovinala grillo

In fin dei conti

In gamba

Ingannare il tempo

In guisa di

In parole povere

In principio

È l'incipit del libro della Genesi e quindi dell'intera Bibbia, in tutte le più diffuse versioni latine e italiane.

In principio era il verbo
È l'incipit del Vangelo secondo Giovanni, in tutte le più diffuse versioni latine e italiane.

In quel tempo

In solido

In un battibaleno

In un certo qual modo

In verità in verità vi dico

I puntini sulle i

L'introduzione del segno grafico del puntino (all'inizio un piccolo accento acuto) sulla i minuscola, per distinguerla dalla m, dalla n e dalla u (tutte molto simili nell'alfabeto gotico) risale all'umanesimo, ma si diffuse soprattutto con il successo della stampa. Naturalmente, nei primi tempi l'innovazione fu rifiutata da molti professionisti della scrittura, che la ritenevano un'inutile pignoleria: a tutt'oggi l'espressione mettere i puntini sulle i stigmatizza l'atteggiamento eccessivamente scrupoloso del pignolo. Presente anche nella variante mettere i puntini sulle i e le stanghette sulle t.

I ragazzi di via (della via)

Isola felice

I soliti ignoti

I soliti noti

Italiano medio. Termine che indica o indicava generalmente la figura di un abitante dell'Italia di condizioni socio-economiche rientrati, appunto, nella cosiddetta e supposta media nazionale. Era in voga soprattutto negli anni sessanta, all'epoca del boom economico che creava una sorta di nuova classe sociale: quella del piccolo borghese benestante ma non troppo, comunque sempre pronto a commiserarsi e brontolare per le presunte angherie derivanti dall'operato della classe econonomica o politica. È stato usato in diverse opere letterarie e/o cinematografiche per definire quella che è diventata una sorta di topos (vedi Un borghese piccolo piccolo e Ugo Fantozzi)
I'vo gridando pace pace pace

-J-

J'accuse
"Atto di accusa". Ha pronunciato il suo j'accuse. Dal titolo della celebre lettera aperta del 1898 con cui Émile Zola intervenne nell'Affaire Dreyfus.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:08 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

L

La accendiamo?
È la domanda di rito con cui il presentatore Gerry Scotti chiede conferma ai concorrenti della risposta che hanno dato durante il noto quiz a premi Chi vuol essere milionario?. L'espressione è dovuta al fatto che sia sul televisore dei telespettatori sia sullo schermo del concorrente stesso, una volta confermata la risposta, l'opzione scelta viene illuminata da un colore giallo sullo sfondo che la differenzia dalle altre (che rimangono su sfondo nero). La frase completa è: "È la tua risposta definitiva? La accendiamo?"
La frase è ormai entrata nell'uso quotidiano, col significato di "confermi la tua scelta?"

La calunnia è un venticello

Lacci e lacciuoli

L'acqua alla gola

Nelle espressioni «avere l'acqua alla gola», «essere con l'acqua alla gola» indica una situazione disperata, simile a quella di chi sta per essere sommerso dall'acqua.

L'affare s'ingrossa
Espressione con allusione sessuale, usata spesso nel lessico giornalistico.

L'ago nel pagliaio
Espressione usata tipicamente in senso metaforico per indicare una cosa molto difficile da realizzare se non addirittura impossibile, come lo sarebbe trovare un ago in un pagliaio.

L'altra metà del cielo
L'espressione metaforica, riferita alle donne, è di origine cinese, ed è da molti attribuita a Mao Tse Tung: di certo si è diffusa nel mondo occidentale in seguito alla Grande Rivoluzione Culturale. Da notare che mentre in italiano la traduzione più frequente dello slogan è "le donne sono l'altra metà del cielo" (analogamente al francese: "les femmes sont l'autre moitié du ciel"), in inglese la versione più diffusa è "women hold up the other half of the sky" ("le donne reggono l'altra metà del cielo").

La luna nel pozzo

La mafia non esiste

L'amaro calice

Nei tre vangeli sinottici, è riportata la preghiera di Gesù al Padre nell'orto di Getsemani dopo l'ultima cena:
Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!
In questo e altri passi del Vangelo, il calice (a volte amaro) è un'allegoria del martirio. Gesù in realtà non fa che citare l'Antico testamento, dove più volte (per esempio nei Salmi e nel Libro di Geremia compare l'immagine di un calice amaro da bere "fino alla feccia".
Oggi l'immagine richiama ancora l'idea del martirio, o perlomeno di un'azione dolorosa che deve essere compiuta fino in fondo, malgrado le esitazioni.

La matassa s'infittisce (s'ingarbuglia)
È un calco dell'espressione idiomatica inglese the plot thickens. Viene usata nella letteratura (solitamente di genere) e nel giornalismo, per segnalare che una storia sta diventando sempre più complessa e ingarbugliata.

La meglio gioventù
Si tratta di un'espressione di origine popolare il cui significato, lungo tutto il Novecento, è più volte stato modificato da scrittori e intellettuali.
La frase ha origine da un canto degli Alpini, ispirato a una battaglia della Prima Guerra Mondiale: Sul ponte di Perati, bandiera nera, la meglio gioventù va sottotera L'espressione, resa più efficace dall'uso non corretto di meglio nel senso di migliore, è ripresa da Pier Paolo Pasolini, che dà questo titolo prima a un abbozzo di romanzo, e poi alla raccolta poetica in lingua friulana del 1954. Non solo, ma nel 1976 mette in bocca la canzone degli Alpini agli aguzzini protagonisti di Salò o le 120 giornate di Sodoma. L'espressione cambia quasi totalmente significato nell'italiano colloquiale a partire dal 2003, in seguito al successo dell'omonimo film di Marco Tullio Giordana che racconta la storia di alcuni ragazzi che vivono la loro giovinezza durante gli anni Sessanta. Per questo motivo oggi l'espressione viene più spesso usata per alludere alla "generazione fortunata" dei babyboomers italiani, nati grosso modo tra il 1935 e il 1955.

Lampo di genio

La religione è l'oppio dei popoli

frase di Karl Marx.

Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate
Citazione dei primi versi del terzo canto dell'Inferno di Dante. Questa frase è scritta, nel libro di Dante, sulla porta dell'Inferno.

La sventurata rispose

La testa fra le nuovole

Latte alle ginocchia

Le chiacchiere stanno a zero

Le donne i cavalier...

Lei m'insegna

Lei non sa chi sono io

Le parole sono importanti

L'era dell'ottimismo

Le ultime parole famose

Libertà vo cercando, ch'è sì cara

Licenza di uccidere

Espressione tratta dal titolo di un film della serie di James Bond.

L'ira funesta
Tratta dai primi versi dell'Iliade di Omero, nella traduzione di Vincenzo Monti.

L'isola che non c'è

L'ora delle decisioni irrevocabili
Frase pronunciata da Benito Mussolini il 10 giugno del 1940 nel celebre discorso con cui il duce annunciò l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania nazista. È una versione più roboante de "il dado è tratto": è arrivato il momento di prendere decisioni fondamentali, che in seguito non potranno essere più cambiate.

Lo scemo del villaggio

Lo stato delle cose

Lotta dura sarà

Lotta dura senza paura

Lotta senza esclusione di colpi

Luce dei miei occhi

L'unto del Signore

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:13 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-M-

M'ama non m'ama

Ma anche no

Ma il cielo è sempre più blu

Mai dire mai

Espressione idiomatica che significa pressappoco "Mai essere certi di non cambiare idea in futuro". La sua popolarità è legata ad un celebre film di James Bond il cui titolo italiano è, appunto, Mai dire mai.

Mai e poi mai
Mai adesso e per sempre. Indica con forza l'intenzione di non fare, o di evitare qualcosa per sempre.

Mal d'Africa

Male di vivere

"A me la vita è male", scrive il poeta Giacomo Leopardi nel celebre Canto notturno di un pastore errante dell'Asia (1829-1830). L'espressione viene ripresa, un secolo dopo, in una delle poesie più celebri degli Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale:

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.


L'espressione, che definisce una sofferenza non circoscritta al solo poeta o all'umanità, ma a tutte le forme di vita, è rimasta famosa.

Mangiare la foglia
"Capire al volo"; intendere prontamente le intenzioni altrui. Secondo il linguista Ugo Enrico Paoli "foglia" è un plurale collettivo: il motto si riferirebbe al bestiame d'allevamento, che si divide in due gruppi: i lattanti e gli animali adulti che hanno già cominciato a mangiare la ... foglia.

Mangiare la polvere
Detto di chi si trova ad inseguire qualcun altro che è invece ben più veloce. Si usa anche in senso figurato. Deriva probabilmente dalle corse coi cavalli in cui il primo, correndo, alzava un polverone che gli inseguitori erano costretti a subire tanto da sentire i granuli di polvere tra i denti. Non è sinonimo di "Mordere la polvere".

Mani pulite
Chi non si considera implicato in faccende disoneste ("sporche"), si può vantare di avere "mani pulite". L'espressione si è diffusa ancora di più negli Anni Novanta, durante l'omonima inchiesta del tribunale di Milano che scosse dalle fondamenta il mondo politico italiano.

Marciare non marcire
Motto fascista, indicante la necessità dell'azione, coniato forse Filippo Tommaso Marinetti (fondatore del futurismo) immediatamente prima o durante la prima guerra mondiale; in seguito ripreso dagli Arditi e dai fasci di Mussolini.

Menare il can per l'aia
Tergiversare, parlare senza concludere nulla.

Me ne frego
Non curarsi consapevolmente di una situazione o di un fatto. Autore del detto fu Gabriele d'Annunzio, grande estimatore del Corpo degli Arditi, i cui membri stampigliarono questa frase sulle bende impiegate per fasciare le ferite, come incitamento a proseguire nei combattimenti nonostante le difficoltà. Il detto trae origine dallo sfregamento dei genitali maschili come ostentazione di virilità in contrapposizione alle avversità, e per questo venne considerato un motto sostanzialmente scurrile, ed adatto ad ambiti militari maschili. Venne largamente ripreso negli anni a venire dal Fascismo. Con il passare degli anni ed il mutare dei costumi ha perso l'originaria connotazione eroica per allargarsi verso un'accezione più qualunquistica e di uso comune.

Me ne lavo le mani
Il Vangelo secondo Matteo racconta che Ponzio Pilato, procuratore della Giudea, dopo aver tentato di scagionare Gesù davanti alla folla in tumulto, "presa dell'acqua, si lavò le mani dinanzi al popolo dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi" (27,24).
Lavandosi le mani davanti alla folla, Pilato compie un gesto simbolico: nel momento in cui la condanna a morte di Gesù è ormai un problema di ordine pubblico, il procuratore vuole almeno rendere evidente a tutti la sua disapprovazione per il martirio di colui che reputa un "giusto". Nell'uso quotidiano, l'espressione lavarsene le mani è adoperata per chiamarsi fuori da un evento che si ritiene ormai inevitabile ma che comunque si disapprova.

Mettere i bastoni fra le ruote

Mettersi nei panni di qualcuno

Mettete dei fiori nei vostri cannoni

Uno slogan pacifista nato probabilmente negli Anni Sessanta in California. Oggi viene usato anche per parodiare e irridere le istanze pacifiste meno realistiche.

Mi è sembrato di vedere un gatto
Questa espressione deriva dalla parole pronunciate spesso dal canarino Titti (Tweety nel cartone originario americano), personaggio del cartone animato Gatto Silvestro, creato dalla Warner Brothers. Quando si accorge che il gatto è nelle vicinanze pronuncia le parole Oh oh, mi è semblato di vedele un gatto.

Mi consenta
Intercalare tipico dell'Italia del nord, con cui si chiede il permesso di continuare un discorso o un'azione. Negli anni Novanta è rimasto associato a Silvio Berlusconi, che soprattutto nella prima fase della sua carriera politica lo usava spesso nei propri discorsi, come un vero e proprio tic verbale.

Mi si nota di più se vengo (e me ne sto in disparte)
Celebre citazione dal film di Nanni Moretti Ecce Bombo (1978). Michele (protagonista e controfigura del regista) si domanda al telefono se gli conviene andare o no a una festa. No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no... ah no: se si balla non vengo. No, no... allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto cosí, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: "Michele vieni di là con noi dai..." e io: "andate, andate, vi raggiungo dopo..." Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola. Nel piccolo monologo, Moretti descriveva felicemente un atteggiamento giovanile paradossale (tipico di quegli anni, ma non solo), con cui ci si sottrae all'attenzione degli amici proprio nel tentativo di attirare la loro attenzione.

Milano da bere
Uno slogan pubblicitario (reclamizzante un amaro) che ha fatto epoca ed è ancora oggi utilizzato per sintetizzare l'atmosfera vivace e la joie de vivre di Milano negli anni ottanta, bruscamente interrotta in seguito all'inchiesta Mani pulite. Spesso è utilizzato anche in senso parodico.

Mio cugino una volta
Riferimento ironico al tipico incipit di una leggenda metropolitana, in cui una storia più o meno assurda viene riferita come realmente accaduta "a mio cugino". Gli inglesi preferiscono l'espressione "un amico di un mio amico" (a friend of a friend). Ironicamente, viene utilizzata per mettere in dubbio la veridicità di un racconto piuttosto implausibile, specie se presentato in un modo che rende impossibile la verifica diretta, o la richiesta di maggiori spiegazioni e dettagli, circa i fatti narrati.
L'espressione, già piuttosto diffusa, lo è diventata ancora di più dopo la pubblicazione della canzone Mio cuggino di Elio e le Storie Tese (nell'album Eat the Phikis, 1996), con la voce "narrante", molto amata dal pubblico, di Aldo Baglio del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.

Missione impossibile
Un compito molto difficile da realizzare. Dal titolo di una popolare serie televisiva degli anni cinquanta, Missione impossibile, che ha più recentemente ispirato un fortunato ciclo di film, Mission Impossible (1996-2006) con Tom Cruise.

Molto rumore per nulla
Dal titolo di una celebre commedia teatrale di William Shakespeare: Much ado about nothing scritta tra il 1598 e il 1599.

Mordere la polvere
Morde la polvere chi è sconfitto in modo umiliante. L'espressione, un po' incongrua (la polvere, propriamente, non si può mordere) trae origine dai campi di battaglia del passato, dove i cavalieri disarcionati, costretti a mangiare la polvere alzata dal suolo, erano l'immagine stessa della sconfitta. Nell'antichità, in ogni caso, lo sconfitto mordeva la terra più che la polvere. Si veda per esempio Virgilio (Eneide XI, 669): mandit humum; e più tardi Torquato Tasso (Gerusalemme liberata, 20,29): La terra ove regnò, morde morendo. L'espressione si trova pressoché identica nella lingua inglese ("to bite the dust"), ed è stata immortalata dai Queen con la celeberrima canzone Another One Bites the Dust, scritta dal loro bassista John Deacon. Non è sinonimo di "Mangiare la polvere".

Mordersi la lingua
Sforzarsi di tacere.

Morire dal ridere

Morire di sonno

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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-N-

Nascere con la camicia
Il detto allude alla tradizione popolare per cui nel Medioevo i bambini che nascevano ancora avvolti nel sacco amiotico erano considerati particolarmente fortunati. Paolo Minucci, nelle sue Note al Malmantile riacquistato, descrive così questa usanza: Dicono le levatrici che talvolta nascono bambini con una certa spoglia sopr' alla pelle, la quale spoglia non si leva loro subito nati, ma si lascia e casca poi da sé in processo di giorni; e tal creatura da esse si dice 'nata vestita', ed è preso per augurio di felicità di tale creatura.

Né carne né pesce
Il detto esiste in altre lingue europee (ad esempio in inglese: "neither fish or flesh"), con diverse varianti. In un primo tempo forse si riferiva alla carenza di cibo (se non c'è "né carne né pesce", rimane ben poco); oggi viene usato soprattutto per caratterizzare (di solito in senso negativo) una persona o un prodotto che non si riescono a ricondurre a categorie note.

Nel blu dipinto di blu
È il titolo di una delle più famose canzoni italiane del secondo dopoguerra, lanciata nel 1958 da Domenico Modugno e Johnny Dorelli (forse ancora più nota nel mondo come "Volare"). L'espressione viene usata a volte nel parlato per indicare una situazione estremamente piacevole, in cui sembra di galleggiare nell'aria.

Nella misura in cui

Nella morsa del gelo

È una tipica espressione giornalistica con cui spesso in Italia si descrive la situazione di una regione o una provincia improvvisamente colpite da un clima rigido. In realtà è un'espressione enfatica e paradossale, con cui molto spesso si cerca di creare attenzione intorno a un fatto in sé per nulla eccezionale. Per questo motivo è spesso criticata o utilizzata a fini parodici.

Nemico pubblico (numero uno)
Nel 1930 J. Edgar Hoover, direttore dell'FBI, utilizza il termine "public enemies" per indicare un gruppo di criminali 'professionisti', in cima alle liste dei ricercati. L'espressione avrà successo anche nella sua traduzione letterale italiana, "nemici pubblici", anche se non è mai stata adoperata in sede ufficiale. Il "nemico pubblico numero uno" è naturalmente il più pericoloso criminale in circolazione: l'espressione viene spesso usata con intento parodico, per indicare un personaggio maldestro o diversamente 'pericoloso'.

Nessuno è perfetto

Nessuno mi ama

Niente di nuovo sotto il sole

"Al mondo non c'è mai nulla di nuovo": la frase è una citazione della Bibbia, presa dal libro del Qoelet (o Ecclesiaste) 1, 10. Vedi anche le versioni latine del detto.

Niente di nuovo sul fronte occidentale
Titolo di un libro di Erich Maria Remarque, in cui un giovane narra gli orrori della Prima Guerra Mondiale da lui vissuti in prima persona. L'espressione viene impiegata per indicare l'assenza di novità rilevanti, in relazione a persona o situazione di comune e sottintesa conoscenza con l'interlocutore.

Niente panico

Niente popò di meno che

Non avere più gli occhi per piangere

Non c'è storia

Non ce n'è per nessuno

Non ci sono più le mezze stagioni

L'idea che le "mezze stagioni" (primavera e autunno), stiano via via scomparendo, lasciando il posto a un inverno sempre più rigido e a un'estate sempre più afosa, è un celebre luogo comune, spesso adoperato come frase di circostanza, usata per riempire una discussione caduta nel silenzio.

Non dovevamo vederci più?

Non c'è trippa per gatti

Frase attribuita al famoso Sindaco di Roma Ernesto Nathan (1907), che, alle prese con le ristrettezze finanziarie del Comune, iniziò una serie di tagli al bilancio, tra cui anche per la somma che si stanziava per sfamare i gatti, che - allora come oggi - vivevano tra gli antichi ruderi della capitale.

Non è cosa

Non è uno sport per signorine

Non è vero ma ci credo

Non lo fo per piacer mio

Non passare per l'anticamera del cervello

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Citazione della Divina Commedia, precisamente al Canto III dell'Inferno, verso 51, dove Virgilio descrive a Dante gli ignavi:

"Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa."


Non sanno quello che fanno

Non sa, non risponde

Frase ironica che sottolinea il fatto che l'interrogato rimane in silenzio. Deriva dai tipici questionari con domande e risposte multiple predefinite, tra le quali vi è spesso la possibilità di barrare la voce "Non sa, non risponde".

Non si interrompe un'emozione

Non si processa

Non ti curar di lor, ma guarda e passa

(vedi anche Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Non valere un tubo (un soldo bucato)

Nuoce gravemente alla salute

Nuovo? No, lavato con Perlana

Risposta ironica alla domanda "Nuovo?" che sottolinea il fatto che l'oggetto della domanda è effettivamente nuovo. Deriva da uno spot pubblicitario degli anni Ottanta in cui una persona, guardando un indumento indossato da un'altra, non può fare a meno di chiedere "Nuovo?"; al che l'altra risponde "No, lavato con Perlana" tirando fuori improbabilmente il flacone del prodotto in questione.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:27 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-O-

O così o Pomì
Riferimento ad un popolare spot pubblicitario degli anni Ottanta. È un modo scherzoso di presentare un ultimatum: o "si fa in questo modo, o non si fa affatto" (vedi anche Sennò ciccia).

Ok panico
Riferimento a una celebre gag del film L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo (Airplane II: The Sequel, 1982), parodia "demenziale" dei film catastrofici sui disastri aerei. Durante una turbolenza, si vedono accendersi in sequenza due spie luminose: la prima (a ben vedere già inverosimile) recita don't panic ("niente panico"); la seconda ok, panic ("ok, panico"). L'espressione viene usata a volte per commentare una situazione oggettivamente difficile, tale da giustificare un'eventuale reazione di panico.

Ora e sempre

Ore piccole

Sono naturalmente le ore dalla mezzanotte al primo mattino: fare le ore piccole significa restare svegli fino a una tarda ora.
L'espressione ore piccine era già attestata nel Vocabolario della Crusca (1612). Malgrado la vita notturna si sia decisamente prolungata, "ore piccole" si adopera spesso ancora oggi col medesimo significato.

Orecchie da mercante
Ecco un caso di sordità selettiva noto fin dall'antichità: i mercanti (specie durante una contrattazione) sentono solo quello che fa loro comodo. Per questo fare orecchie da mercante significa ignorare le cose che non si vogliono ascoltare.

Oro colato

Ottimo e abbondante


-P-

Pace in terra agli uomini di buona volontà

Padre, perdona loro

Paganini non ripete

Paese di Bengodi/Cuccagna

Paga Pantalone

Pagare lo scotto

Pagherete caro, pagherete tutto

Palla al centro

Palla al piede

Detto di persona che ostacola e crea fastidio solo per la sua esistenza. L'espressione deriva dalla palla di piombo che era legata con una catena alla caviglia dei prigionieri per impedire loro una rapida fuga.

Palla lunga e pedalare

Pane al pane e vino al vino

Parlare chiaro.

Pappa e ciccia

Buoni amici, che vanno insieme, come il primo e il secondo piatto di un pasto. Sinonimo di culo e camicia.

Parco buoi

Parenti serpenti, fratelli coltelli

Parla come mangi

Parla con parole semplici.

Parlare a vanvera

Nell'ambito del linguaggio comune, parlare a vanvera significa sostenere un discorso privo di consistenza. L'origine è assai dibattuta; prevale l'ipotesi che si tratti di un termine onomatopeico, di origine toscana, che imita il suono di chi farfuglia.

Parlare come un libro stampato
Parlare in maniera forbita, ben documentata e appropriata, seguendo un discorso logico chiaro e lineare.

Parlare in punta di forchetta

Parli ora o taccia per sempre

Parole parole parole

Sottolinea che non si arriva mai ai fatti. Riprende ironicamente, ma con un significato leggermente diverso, le parole di una nota canzone di Mina, Parole parole (1971, Chiosso - Del Re - Ferrio).

Passare il Rubicone
Compiere un'azione dagli esiti irrevocabili. Caio Giulio Cesare, nel 49 a.C., decise di oltrepassare il fiume Rubicone (considerato a quel tempo il confine dell'Italia) alla testa delle sue legioni, malgrado le leggi della Repubblica lo vietassero: in questo modo dichiarava esplicitamente guerra al Senato. Vedi anche il dado è tratto.

Passare un brutto quarto d'ora

Passata è la tempesta

È stato superato il momento difficile, oppure se ne è andata una persona furiosa. Citazione del primo verso della poesia La quiete dopo la tempesta di Giacomo Leopardi.

Pazienza di Giobbe
Giobbe è un personaggio della Bibbia dalla proverbiale pazienza. Dio mise alla prova la sua fede colpendolo duramente nelle cose a lui più care, uccidendogli il bestiame, distruggendogli il raccolto e arrivando a ucciderne i figli. Alla fine Dio avrebbe risarcito Giobbe di ciò che gli era stato tolto.

Patata bollente
Problema di difficile soluzione da risolvere in fretta e che spesso viene scaricato da una persona ad un'altra. Il riferimento è appunto a una patata bollente che non si riesce a tenere in mano.

Pausa di riflessione

Peccato di gola

Pecora nera

Elemento negativo, o semplicemente isolato, di un gruppo, di una famiglia, ecc.

Pecorella smarrita

Peggio che andare di notte

Molto pericoloso. Muoversi di notte è sempre stato piuttosto pericoloso.

Pensieri e parole

Per così dire

Per filo e per segno

Il riferimento è al filo che gli imbianchini un tempo tenevano teso sulla parete per creare una linea dritta, che andava poi ricalcata con grande attenzione. L'espressione è rimasta per indicare la precisione e la meticolosità con cui si compie un'azione.

Per un pezzo di pane

Per un piatto di lenticchie

In cambio di una miseria. L'espressione deriva dal Genesi (25,29-33) in cui si racconta di come Esaù vendette i suoi diritti di primogenitura al fratello Giacobbe in cambio appunto di un piatto di lenticchie.
Perdere il filo (del discorso) Dimenticarsi ciò che si stava dicendo, il più delle volte perché si è stati interrotti.

Perdere la bussola / Perdere la tramontana / Perdere la Trebisonda / Perdere le staffe
Arrabbiarsi in maniera incontrollabile.

Perle ai porci
Citazione evangelica dal Vangelo di Matteo (Matteo VII, 6):
Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Passato nell'uso comune per indicare uno spreco di risorse, o una perdita di tempo, derivanti dal tentare di elevare persone infime.

Pescare nel torbido

Pesce d'aprile

Scherzo burlesco che si compie da tradizione il 1° di Aprile. Anche fuori da tale data chi si sente burlato può esclamare "Che è? un pesce d'aprile?", che equivale a dire "Che e? uno scherzo?"

Pestare i piedi a

Pezzo da novanta

Persona molto importante. Mutuato dal gergo militare in cui il "pezzo" è il cannone e "novanta" è il suo calibro.

Pezzo di carta

Piangere come una fontana

Piangere come una vite tagliata

Piangere come un vitello

Piantare baracca e burattini

Abbandonare tutto.

Piantare in asso

Piccolo grande
Quello che oggi è probabilmente l'ossimoro più frequente della lingua italiana (e in particolare del lessico giornalistico) deve il suo successo principalmente a due opere apparse all'inizio degli anni Settanta: il film Il piccolo grande uomo (con Dustin Hoffman) e l'album Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni (con l'omonima canzone).

Pietra angolare / Pietra d'angolo
L'elemento su cui tutto si regge. È una citazione usata nei vangeli sinottici per riferirsi a Gesù, derivante da una profezia nel libro di Isaia (28,16).

Pietra dello scandalo
In epoca romana, era previsto che il mercante giunto al fallimento sedesse su un'apposita pietra e dichiarasse ai creditori: Cedo bona ("cedo i miei averi"). Dopo questo annuncio, essi non potevano più reclamare nulla da lui. La pietra era dunque testimone dello scandalo. Oggi, invece, viene chiamato pietra dello scandalo l'episodio che ha reso lo scandalo evidente a tutti.

Pietra miliare
Tappa fondamentale

Pinco Pallino
Persona qualunque.

Piove, governo ladro!

Pisciare fuori (dal vaso)

Fare un discorso o un'azione fuori dal suo giusto contesto.

Più facile a dirsi (che a farsi)

Pomo della discordia

Il riferimento è al pomo d'oro assegnato da Paride alla dea più bella dell'Olimpo Greco, secondo quanto narrato nelle Troiane di Euripide. L'episodio avrebbe in seguito scatenato la guerra di Troia. In senso figurato, l'argomento che scatena una lunga disputa è chiamato ancora oggi pomo della discordia.

Popolo bue

Porgere l'altra guancia

Portare scalogna

Portare acqua al proprio mulino

Argomentare indirettamentente in proprio favore

Poveri di spirito
Poco intelligenti, ingenui. E perciò, secondo il Vangelo, più prossimi a Dio.

Povero in canna
Poverissimo.

Prendere con filosofia

Prendere con le molle

Le molle in questione sono l'attrezzo che veniva adoperato per maneggiare i tizzoni ardenti nel camino: si prende con le molle un oggetto che scotta, e che potrebbe ferire chi lo maneggia con troppa dimestichezza. Di solito a doversi prendere con le molle sono voci non confermate o persone e cose difficili da trattare.

Prendere lucciole per lanterne
L'espressione significa "equivocare", "scambiare qualcosa per un'altra cosa solo apparentemente affine", ed è di uso comune almeno dal Quattrocento: compare ad esempio in un discorso di Girolamo Savonarola (Prediche sopra l'Esodo, II, 155): [La lussuria] inebria l'uomo e fagli vedere lucciole per lanterne, e non gli lascia conoscere la verità. Effettivamente, di notte, era possibile confondere la luce prodotta da una lucciola, relativamente vicina, con quella di una lanterna, che sarebbe dovuta essere molto più lontana.

Prendere per i fondelli

Prendere per il naso

Significa "prendere in giro", "farsi beffe di qualcuno". In origine però la locuzione menare per il naso significava "condurre qualcuno dove si vuole, fargli fare ciò che si vuole". L'immagine derivava dall'uso (già attestato presso Greci e Romani) di mettere un anello di ferro nelle narici dei bufali, per condurli più facilmente. Si veda ad esempio Ludovico Ariosto (Satire, 7, 45): Mi tiri come un bufolo pel naso

Prendere una cantonata
Con cantonata s'intendeva l'angolo di una strada. Prendere una cantonata significa prendere male una curva e quindi commettere un grave errore.

Prendere soldi a babbo morto

Prendi e porta a casa

Prendi una donna trattala male

Citazione dalla canzone "Teorema" del 1996 di Marco Ferradini. L'espressione è spesso usata in senso parodico o ironico.

Presi per incantamento

Primula rossa

Un personaggio imprendibile, che con la sua astuzia si fa beffe di chi lo sta cercando, può essere soprannominato dalla stampa primula rossa. L'espressione è derivata dal personaggio di un ciclo di romanzi d'avventura a sfondo storico scritti da Emmusca Orczy (pseudonimo di Montague Barstow), che ebbero un grande successo agli inizi del Novecento, ma che oggi sono praticamente dimenticati. La primula rossa dei romanzi della Orczy (nell'originale The Scarlet Pimpernel) era un eroe dall'identità segreta che proteggeva deboli e oppressi a Parigi durante gli anni del regime di Robespierre. Oggi l'espressione ha perso l'iniziale sfumatura positiva, e viene utilizzata anche per designare latitanti pluriricercati, come Bernardo Provenzano o Luciano Liggio

Promesse da marinaio
Le promesse da marinaio sono, per definizione, promesse destinate a non essere mantenute. Il detto ha due possibili spiegazioni: esso potrebbe trarre origine dall'abitudine dei marinai a fidanzarsi con più ragazze di porti diversi; o potrebbe alludere alle promesse che fanno a Dio i marinai durante le tempeste.

Proposta indecente

Punto di non ritorno

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:33 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-Q-

Quadratura del cerchio
Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare
nei momenti importanti (intesi soprattutto in ambito sportivo) bisogna tirar fuori il meglio di sé stessi. La frase è tratta dal film Animal house ed è pronunciata da John Belushi.

Quarto d'ora di notorietà (o di celebrità)

Quattro amici al bar

Da una famosa canzone di Gino Paoli Quattro Amici (dall'album Matto come un gatto del 1991) la cui prima strofa comincia così:
Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo...
I quattro amici partono con propositi rivoluzionari e poi piano piano si perdono per strada, presi dai propri impegni (... uno è andato con la donna al mare...), dalle necessità quotidiane, (... uno si è impiegato in una banca...) e dalle disillusioni dell'età adulta. Alla fine però un filo di speranza rinasce con quattro ragazzini che si incontrano nello stesso bar dove l'autore è ormai rimasto solo, e si propongono di cambiare il mondo.
L'espressione può essere adoperata, a volte, per sottolineare il carattere velleitario dei propositi espressi da un gruppo di persone.

Quattro gatti
Pochissimi.

Quasi goal

Quel certo non so che

Questi sono i miei gioielli

Questioni di lana caprina

Questioni oziose e irrisolvibili perché basate su qualcosa di inesistente, come la lana delle capre.

Questo è il problema, vedi essere o non essere.

Questo è quanto

Questo è tutto

Questo pazzo pazzo mondo

Qui casca l'asino

Quinta colonna


-R-

Radere al suolo
Distruggere fino a che non resta niente in piedi.

Radicato nel territorio

Ragazzo di vita

Ragazzo che si prostituisce.

Ragazzo/a della porta accanto

Ragion di Stato

Rasoio di Occam

Reggere il lume (il moccolo)

Rendere l'anima al creatore (a Dio)

Morire.

Rendere pan per focaccia

Repubblica delle banane

Si dice con ironia amara di un paese (tipicamente, l'Italia) che è sovrano solo per modo di dire, in quanto la sua vita politica è fortemente condizionata da poteri esterni (come gli Stati Uniti d'America o il Vaticano) o in vario modo occulti (come la Mafia, la Massoneria, i Servizi segreti deviati).

Resistere resistere resistere

Restare di sale / di sasso

Si dice di una persona che resta "impietrita" da un avvenimento. Il riferimento è all'espisodio biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra: l'angelo aveva raccomandato a Lot e alla sua famiglia di allontanarsi dalle città senza guardarsi indietro; ma... "la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale". (Genesi, XIX,23)

Retta via

Re tentenna

Con questo epiteto i patrioti del Risorgimento italiano bollarono Carlo Alberto, re di Sardegna, a causa del suo atteggiamento timido e incerto nei confronti dei moti liberali. A chiamarlo in questo modo per primo era stato Domenico Carbone, in una satira scritta nel 1847 che circolava clandestinamente (durante una perquisizione l'autore si mangiò l'originale manoscritto). La stessa espressione a volte viene usata per indicare una persona che, malgrado rivesta una posizione di grande responsabilità, non riesce a prendere una decisione.

Re travicello
Una favola di Esopo, ripresa da Fedro (Favole 1,2), racconta di come Giove, per burlarsi delle rane che gli chiedevono un re, fece cadere nel loro stagno un travicello di legno. Dapprima spaventate, dopo un poco le rane ripresero a chiedere a gran voce un re: allora il Dio inviò loro un serpente d'acqua che iniziò a divorarle. Morale: meglio un re incapace che uno crudele. L'argomento della favola fu ripresa da Giuseppe Giusti, poeta toscano del Risorgimento, che intitolò Il re Travicello una sua satira dedicata al Granduca di Toscana Leopoldo II. L'espressione, che in seguito si è diffusa nell'italiano colloquiale, è adoperata per alludere a quelle persone che, pur trovandosi in posizioni di prestigio, non hanno un reale controllo della situazione.

Ricchi premi e cotillons

Ridere a crepapelle

Ridere fino a starne male.

Ridi ridi che la mamma ha fatto i (gli) gnocchi

Rigore è quando arbitro fischia

La frase fu pronunciata dall'allenatore calcistico jugoslavo Vujadin Boskov durante una trasmissione televisiva, all'inizio degli anni Novanta. La costruzione apparentemente sgrammaticata della frase (dovuta alla cattiva padronanza della lingua italiana da parte di Boskov) contribuisce in realtà a sottolineare il carattere pragmatico della tesi qui difesa dall'allenatore: un'infrazione alle regole (non solo nella giustizia sportiva) è riconosciuta tale dalla società soltanto se l'autorità giudiziaria la sanziona. La frase di Boskov viene usata molto spesso ancora oggi, e non soltanto in campo sportivo, per alludere al fatto che siamo tutti innocenti finché qualcuno non dimostra il contrario.

Rinunci a Satana?

Riposare sugli allori

Impigrirsi in seguito a una vittoria

Rispondere a tono

Rispondere per le rime

Rispondere come si deve, con la necessaria determinazione. L'espressione deriva dall'uso dei poeti medievali (tra cui Dante e Petrarca) di rispondere a una poesia altrui scrivendone un'altra costruita sulle stesse rime.

Rispondere picche

Roba da chiodi

Roba da matti

Rodersi il fegato

Roma capoccia

Roma ladrona

Rompere i cosiddetti

Eufemismo con ellissi del termine coglioni

Rompere il ghiaccio
Incominciare qualcosa, vincendo gli imbarazzi e la freddezza iniziale

Rompere le scatole
Disturbare.

Rompere le uova nel paniere
L'espressione, tuttora molto usata, è di chiara origine contadina. Il "paniere" in questione è quello in cui le galline covano le uova per una ventina di giorni. Per questo rompere le uova del paniere significa rovinare un piano o un progetto pazientemente preparato.

Rotti a tutte le fatiche
Pronti a fare qualsiasi cosa.

Rotto della cuffia
Si dice di chi riesce a sottrarsi a un pericolo quasi miracolosamente, o all'ultimo momento. Deriverebbe dal gioco medievale del saracino o della quintana, in cui il concorrente doveva colpire un bersaglio rotante senza farsi colpire a sua volta dal bersaglio stesso. Ma se il bersaglio colpiva il concorrente sulla cuffia, il colpo (benché inferto) era ritenuto nullo.

Rovescio della medaglia
L'aspetto negativo di qualcosa di positivo.

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MessaggioInviato: Mar Nov 14, 2006 9:43 pm    Oggetto:  GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE
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GLOSSARIO DELLE FRASI FATTE

-S-

Sale sale e non fa male
È uno dei più tipici tormentoni da discoteca, ripetuto in modo ipnotico durante il ballo. Il riferimento sottaciuto è a una sostanza stupefacente (tradizionalmente, l'MDMA), che sta entrando in circolo.

Salotto buono
La cerchia più prestigiosa ed esclusiva

Saltare di palo in frasca
Cambiare improvvisamente e più volte da un argomento all'altro, senza che ci sia alcun nesso tra gli argomenti.

(Saltare) la mosca al naso

Salto nel buio
Fare qualcosa senza sapere con certezza quale sarà il risultato finale.

Salvare capra e cavoli
Cercare di salvare tutto il possibile. Deriva dal noto indovinello in cui un contadino deve traghettare da una riva a un'altra un lupo, una capra e un cavolo. Ma sulla barca può portare solo una cosa alla volta e non può lasciare sulla stessa riva, insieme, la capra e il cavolo, o il lupo e la capra.

Sangue blu
Espressione ironica che giustifica la presunta differenza sostanziale tra la nobiltà e la gente comune asserendo (secondo una leggenda diffusa nel Medioevo) che la prima sia dotata dalla natura di un sangue più prezioso, di colore blu.

Salvarsi in calcio d'angolo / in corner
Trarsi d'impaccio più o meno malamente. È un modo di dire chiaramente derivato dal gioco del calcio: quando i difensori devono sbarazzarsi rapidamente di un pallone pericoloso, possono decidere di mandarlo fuori sul lato della loro porta. In questo modo si allontana il pericolo solo relativamente, visto che secondo il regolamento gli avversari avranno a disposizione un calcio d'angolo, vale a dire un tiro dall'angolo (corner in inglese).

Sangue del mio sangue

Santo subito

Durante l'oceanica adunata dei fedeli cattolici a Roma, in seguito alla morte di Papa Giovanni Paolo II (2 aprile 2005) e al suo funerale (8 aprile), si è diffuso soprattutto tra i giovani lo slogan Santo subito, col quale veniva richiedesta la canonizzazione immediata del Papa defunto (in maniera del tutto inconsulta rispetto alla prassi della Chiesa Cattolica Romana). Attraverso televisione e giornali (e persino catene su Internet), lo slogan si è diffuso rapidamente in tutta Italia, diventando uno dei tormentoni del 2005 (con evidente intento parodico): oggi l'espressione Santo/a subito viene adoperata come complimento scherzoso nei confronti di un interlocutore che si è comportato in modo particolarmente positivo.

Saperne una più del diavolo

Sbarcare il lunario

Trovare i mezzi per sopravvivere, arrivare a fine mese.

Sbattere il mostro in prima pagina

Scena madre

Schegge impazzite

Scheletro nell'armadio

È un segreto imbarazzante, che rischia di saltare fuori nel momento meno indicato. L'espressione è un calco dell'inglese a skeleton in the cupboard, adoperato per esempio da Charles Dickens.

Scoprire gli altarini
Come gli scheletri negli armadi, gli "altarini" alludono a segreti imbarazzanti per chi li custodisce, che inevitabilmente finiscono per essere scoperti. Secondo Niccolò Tommaseo (Dizionario della lingua italiana, 1865), l'espressione deriva dalla liturgia cattolica della settimana della Passione, quando nelle chiese gli altari, i tabernacoli e le immagini vengono coperte da panni viola. Ma potrebbe anche avere un'origine più remota nei riti magici che si sono conservati per secoli in clandestinità nell'Italia rurale.

Segnare il passo

Sei un mito

Sei una persona da ammirare e da prendere da esempio. La frase è stata "consacrata", anche se era già ben diffusa, dalla canzone omonima degli 883.

Sei stato nominato o Sei in nomination
Espressiona nata dai reality show, con significato di essere alle strette sotto il giudizio altrui.

Seminare zizzania
Provocare discordia e confusione tra le parti che stanno discutendo. La zizzania è una erbaccia che cresce insieme al grano e che deve essere poi separata da questo. Seminare zizzania (nel campo degli altri) è quindi un'azione deliberatamente attuata per creare problemi.

Sennò ciccia

Sennò niente.

Senza arte né parte

Letteralmente "senza mestiere e senza partito". Si dice di persona non affiliata ad alcun gruppo della società.

Senza capo né coda
Sconclusionato, senza ordine né direzione

Senza colpo ferire
Senza subire alcun danno

Senza esclusione di colpi

Senza infamia e senza lode

Mediocre, né buono né cattivo.

Senza se e senza ma
Senza indugi.

Senza soluzione di continuità
Senza interruzioni, o buchi.

Sepolcri imbiancati
L'espressione è di origine evangelica. In Matteo XXIII:27, Gesù esclama:
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché rassomigliate a tombe imbiancate, le quali di fuori appaiono belle, ma dentro sono colme di ossa di morti e di ogni immondizia. In effetti gli ebrei dipingevano di bianco le tombe, perché nessuno le calpestasse (il contatto fisico con una tomba rendeva impuri e impediva di partecipare ai riti del Sabato). Il severo ammonimento di Gesù ha fatto sì che, come gli scribi e farisei, anche i sepolcri imbiancati siano diventati nella lingua italiana gli ipocriti per antonomasia.

Seppellire (disotterrare) l'ascia di guerra
Gli indiani d'America disotterravano l'ascia di guerra quando dichiaravano guerra e la seppellivano quando essa terminava. L'espressione è divenuta popolare in Italia in seguito al successo dei film western nel secondo dopoguerra.

Servizi deviati
Segmenti dei Servizi segreti italiani che si sottraggono ai loro compiti istituzionali per perseguire scopi illegali. Espressione nata negli anni Settanta con particolare riferimento alla cosiddette stragi di stato e alla strategia della tensione.

Se sbaglio mi corrigerete
Frase di Papa Giovanni Paolo II al popolo di Piazza San Pietro, subito dopo l'annuncio della sua nomina a Pontefice, nel 1978. L'espressione (errata) corrigerete invece di "correggerete" deriva dal verbo latino corrigere. La frase (oltre a essere una perfetta dimostrazione dell'emozione del nuovo Pontefice, ma anche della sua non perfetta padronanza della lingua italiana) fece scalpore anche perché rappresentava un accenno, scherzoso o involontario, al dogma dell'infallibilità papale. Oggi viene ancora usata con intenti parodici.
Varianti: "Se sbalio mi corigerete", Si sbaglio me corrigerete", ecc..

Sesso degli angeli
Questione oziosa e irrisolvibile.

Sette vite come i gatti
La credenza che assegna "sette vite" ai gatti è molto antica, e attestata in numerose lingue del mondo. Essa ha probabilmente avuto origine dalla capacità del felino ad atterrare sulle sue zampe anche dopo una lunga caduta. Perciò, in senso figurato, chi ha sette vite come i gatti riesce sempre a riprendersi, anche dopo una batosta che ad altri sarebbe fatale.

Settimo cielo

Severo monito

Signor Nessuno

Signora mia

Silenzio assordante

Si salvi chi può

Si stava meglio quando si stava peggio

Espressione ossimorica diffusasi a partire dal secondo dopoguerra con riferimento al regime fascista e caratteristica in particolare dell'ambiente qualunquista, che si raccoglieva intorno al giornale L'uomo qualunque.

Soddisfatti o rimborsati

Sogni d'oro

Solo per i tuoi occhi

Soluzione di continuità

Interruzione. Letteralmente "scioglimento, dissoluzione della continuità". Soprattutto nell'espressione negativa Senza soluzione di continuità "Continuamente".

Somigliarsi come due gocce d'acqua
Essere identici.

Sono arrivato uno

Sono completamente d'accordo a metà

Sono troppo vecchio per queste stronzate

Sordo come una campana

Sotto a chi tocca!

Avanti il prossimo

Sotto l'egida
Sotto la protezione. L'egida è lo scudo.

Spaccare il capello in quattro
Indica l'eccesso di pignoleria. Deriverebbe dal romanzo Rubè del 1921 di Antonio Borgese, che riporta in una frase: "una logica da spaccare il capello in quattro". C'è chi con intenti umoristici, come Umberto Eco, ha immortalato quest'immaginaria ma diffusa disciplina nel "Dipartimento di Tetrapiloctomia" del suo Progetto della Facoltà di Irrilevanza Comparata" della sua cacopedia. Da un'erronea citazione nacquero poi la tetravillotomia e la tetratricotomia.

Spada di Damocle
Si riferisce a qualcosa che incombe minacciosa su qualcuno, senza che questi possa fare niente per evitarla.

Spalle al muro

Senza via d'uscita.

Spalle (braccia) rubate all'agricoltura

Si dice per stigmatizzare l'inutilità di qualcuno, in genere un benestante o un intellettuale, di cui si giudica che sarebbe più utile alla società se lavorasse come bracciante agricolo.

Sparare nel mucchio
Colpire senza fare nessuna distinzione tra i bersagli, che vengono visti come un'unica entità.

Spargimenti di sangue

Specchietto/specchio per le allodole

Spedizione punitiva

Spettro che si aggira

Il Manifesto del Partito Comunista del 1848 cominciava con questo celebre incipit:

Uno spettro s'aggira per l'Europa - lo spettro del comunismo.

La frase è usata ancora spesso (soprattutto in senso parodico) per alludere a una novità prevista e temuta da tutti, che non si sia ancora veramente manifestata.

Spezzare il cuore

Spezzare le braccine

Spezzare una lancia

Il combattimento con le lance era una consuetudine della cavalleria medievale: il cavaliere aveva il dovere di difendere "alla lancia" i diritti dei poveri e degli oppressi.

Spezzeremo le reni

Spina nel fianco

Sporcarsi le mani

Intromettersi in cose considerate non degne

Sputare il rospo
Dire infine la cosa che ci si era trattenuti dal dire

Star fresco

Stare sulle sue

Stracciarsi le vesti

Stragi del sabato sera

Definizione di derivazione giornalistica per l'alto numero di incidenti tra i giovani che escono dalle discoteca o comunque dai locali, anche se in realtà gli incidenti avvengono nelle prime ore della domenica.

Strani compagni di letto
Deriva da una citazione da La Tempesta di Shakespeare (1611): "La sventura costringe l'uomo a far la conoscenza di ben strani compagni di letto." Similmente all'originale, viene usata per indicare che i casi della vita possono portare ad inedite, imprevedibili alleanze.

Strano ma vero
L'espressione viene usata nell'italiano colloquiale o giornalistico per segnalare il carattere paradossale di un evento. Alla sua diffusione ha contribuito certamente l'omonimo titolo di una rubrica della popolare rivista La Settimana Enigmistica, in cui vengono riportate curiosità o fatti di cronaca che sono, appunto, "strani ma veri".
Stretta la foglia, larga la via (dite la vostra che io ho detto la mia)
Studio matto e disperatissimo In una lettera all'amico Pietro Giordani, datata 2 marzo 1813, Giacomo Leopardi scrive: "in somma io mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che mi s'andava formando e mi si doveva assodare la complessione."
L'espressione è diventata talmente celebre che non c'è praticamente biografia (per quanto breve) di Leopardi che non la riporti per sintetizzare l'adolescenza infelice del poeta. La frase non poteva non avere successo in ambito scolastico, dove spesso è usata in senso parodico o ironico.

Stupido è chi stupido fa
Citazione dal film Forrest Gump

Sudare sette camicie
Fare una grande fatica. Già nel Cinquecento l'espressione sudare [x] camicie veniva adoperata in questo senso (vedi ad esempio questo verso di Francesco Berni (Rime, 1, 5): "Sudaron tre camicie ed un farsetto").
Il numero sette viene spesso usato in locuzioni di origine proverbiale; forse qui è una reminiscenza biblica dei sette giorni in cui Dio lavorò per creare il mondo (ma in effetti la Genesi ricorda che il settimo giorno Dio si riposò).

Sul filo di lana
Arrivare quasi contemporaneamente a un obiettivo e vincere di pochissimo. Si riferisce alle gare di corsa in cui, per stabilire con precisione il vincitore tra due concorrenti che arrivavano insieme, si tendeva sulla linea del traguardo un filo di lana, ormai quasi sempre sostituito dal fotofinish.

Sulla faccia della terra

Su (di) un piatto d'argento

Supplizio di Tantalo

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