Indice del forum

Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum

FORME POETICHE
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno

Vai a pagina Precedente  1, 2, 3
 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Guida Poetica-Letteraria.
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 5:52 pm    Oggetto:  Il Trovatore
Descrizione:
Rispondi citando

Il Trovatore

Il trovatore è un poeta medievale.

Definizione

Infatti, con il termine trovatori si indicano i poeti provenzali attivi nei secoli XII e XIII nelle corti aristocratiche della Francia meridionale e, successivamente, in Catalogna ed in Italia settentrionale.

Erano poeti e musicisti ed usavano quella che era, allora, la più raffinata delle lingue volgari romanze: la lingua d'oc; era la lingua parlata in quasi tutta la Francia a sud della Loira e nelle regioni confinanti dell'Italia e della Spagna.

Il termine sembra derivi dal verbo occitano trobar, che ha il significato di trovare rime, versi, metri. Erano, quindi, coloro che sapevano trovare la parola o la rima giusta per intrattenere nobili e cortigiani con versi musicati e cantati, accompagnandosi con strumenti a fiato o a corde.

Storia

E' nel XII secolo che prende forma l'ideale dell'amor cortese («fin amor» in occitano), genere letterario la cui invenzione è attribuita a Guglielmo IX d'Aquitania, detto il Trovatore (1071-1127).

Questi fu un modello per generazioni di trovatori (troubadour in francese, trouvère in lingua d'oïl, e Minnesänger (menestrello) in tedesco). Il fin amor attinge ai valori eroici propri della cavalleria, è spesso reale ed, anzi, carnale, poiché non esclude l'adulterio, ma esalta anche i sentimenti.

L'amor cortese si sviluppò con delle regole precise, codificate alla corte di Eleonora d'Aquitania.

I trovatori esercitarono un notevole influsso sulla poesia in volgare siciliano e toscano.

I trovatori si esprimono con diversi generi:

-la canzone (il genere più usato): cinque o sei stanze costruite sulle stesse rime;
-l' alba: descrive brevemente il risveglio dei due amanti;
-la serenata: descrive le pene del cavaliere innamorato;
-le sirventesi: sono delle satire politiche e morali;
-il pianto: è un canto funereo;
-il gioco delle parti e la tenzone: che permettevano a vari trovatori di dibattere su questioni d'amore;
-la pastorella: un dialogo fittizio fra il poeta ed una pastorella che ne respinge o ne accetta le proposte d’amore;
-la ballata: destinata, appunto, ad essere ballata.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Adv



MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 5:52 pm    Oggetto: Adv






Torna in cima
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 5:54 pm    Oggetto:  Canzone (metrica)
Descrizione:
Rispondi citando

Canzone (metrica)

La Canzone è un componimento lirico caratterizzato da un genere metrico formato da un numero variabile di strofe o stanze, (di solito 5 o 7).

Ogni strofa è formata da due parti, una detta fronte divisa in due piedi con un numero identico di versi e con un uguale tipo di rime, l'altra, chiamata coda o sirma, può rimanere, come nel Canzoniere di Francesco Petrarca, indivisa oppure può dividersi in due parti chiamate volte.

La canzone viene spesso chiusa da un congedo che consiste in una strofa più breve con una struttura metrica ripresa dalla coda.

Generalmente i versi che compongono la canzone sono endecasillabi misti a settenari e le rime di regola sono disposte in modo che il primo verso della coda, chiamato diesi, faccia rima con l'ultimo verso della fronte.

La cansò viene considerata dai provenzali il genere lirico per eccellenza, infatti i trovatori provenzali, che erano abituati a comporre insieme le parole e la musica, consideravano inscindibile l'unità di vers e son, cioè di parola e di melodia, essendo abituati ad apprendere in modo rigoroso sia a comporre in versi sia a comporre in musica.

Già a partire dalla Scuola siciliana e in seguito nel Dolce Stil Novo, che si rifà alla tradizione provenzale, nel sistema dei generi romanzi la canzone è il metro per eccellenza e lo stesso Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia, colloca fra i generi metrici la canzone al primo posto.

Le forme di canzone che costituiscono senza dubbio un modello duraturo nella tradizione italiana sono quelle di Dante e soprattutto di Petrarca, ma oltre alle canzoni petrarchesche, nell'evoluzione della canzone che va dal Duecento al Trecento, esistono altre due varietà di canzone: la canzone pindarica e la canzone libera o leopardiana.

La canzone pindarica ha le sue origini nel Cinquecento ed è costituita di strofe, antistrofe ed epodo come dal modello greco, dove le strofe e le antistrofe sono collegate da rime uguali e hanno lo stesso numero di versi con prevalenza, di solito, dei settenari sugli endecasillabi, mentre l'epodo, che ha rime diverse è, in genere, più breve.

La canzone libera o leopardiana risale a Francesco Guidi che compone canzoni con strofe indivise e schema molto variabile sia per il numero dei versi, sia per la struttura della strofa.

Da questa base parte Giacomo Leopardi che, più di ogni altro, esprime questa libertà di composizione pur non dimenticando le forme della canzone petrarchesca.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 5:56 pm    Oggetto:  Sirventes
Descrizione:
Rispondi citando

Sirventes

Il termine sirventes è una parola francese e indica una composizione poetica della letteratura provenzale o trobadorica, dal punto di vista formale somigliante alla canzone (canzo in lingua d'oc).

E' basata sulla cobla (strofa assai comune nella poesia trobadorica) e una tornada (strofa finale della poesia trobadorica), così come la canzo.

In quanto al contenuto si tratta di poemi di circostanza, spesso satirici, che possono trattare temi morali politici o letterari.

Martin de Riquer, Barcellona (Spagna) 1914), scrittore spagnolo ed esperto di filologia romanza, ha diviso il serventes in quattro categorie:

-Morale: diretto contro la decadenza dei costumi cavallereschi, la corruzione del clero etc.

-Politico: narra di rivalità fra feudatari, critica istituzioni come la monarchia, la santa inquisizione o il Papa. Altrettanto spesso tratta il tema delle crociate. Il massimo esponente di questa categoria è Bertrand de Born.

-Letterario: critica le opere di altri trovatori.

-Personale: si tratta di invettive contro i nemici del trovatore.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 5:57 pm    Oggetto:  Ballata
Descrizione:
Rispondi citando

Ballata

La ballata, chiamata anche canzone a ballo perché destinata al canto e alla danza, è un componimento poetico che si trova in tutte le letterature romanze e ha una particolare struttura metrica.

È composta da una o più strofe, chiamate stanze, e da un ritornello, detto ripresa, che veniva cantato all'inizio della ballata e ripetuto dopo ogni stanza.

La stanza della ballata comprende due parti. La prima parte è divisa in due piedi o mutazioni con un numero di versi uguali e uguale tipo di rima, la seconda parte, chiamata volta, ha una struttura metrica uguale a quella della ripresa.

Gli endecasillabi misti a settenari sono i versi maggiormente usati nella ballata e le rime possono essere disposte in modo differente con la regola che l'ultimo verso della volta faccia rima con l'ultimo verso della ripresa.

La ballata viene chiamata grande se la ripresa è formata da quattro versi, mezzana se ha tre versi, minore se ne ha due, piccola se la ripresa è costituita da un verso endecasillabo, minima se è costituita da un verso quinario o settenario o ottonario.

La ballata può anche essere chiamata extravagante quando la ripresa è costituita da più di quattro versi.

Gli esempi più significativi di ballata si possono trovare in Guido Cavalcanti (Perch'io no spero di tornar giamai, In un boschetto trova' pasturella).

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:07 pm    Oggetto:  Epigramma
Descrizione:
Rispondi citando

Epigramma

L'epigramma è una iscrizione poetica encomiastica o dedicatoria o più spesso funeraria.

Più comunemente viene inteso come epigramma un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità e icasticità.

Nella letteratura classica l'epigramma, dal greco ἐπίγραμμα ("iscrizione"), è una iscrizione funeraria o commemorativa, in seguito, nell' età ellenistica e bizantina diventa un breve componimento poetico che tratta temi diversi, infine, nell' epoca imperiale, assume carattere satirico.

Tra i latini furono grandi epigrammisti Catullo che usò i distici elegiaci e soprattutto Marziale che usò un tono arguto e veloce utilizzando, come Catullo, il metro distico (l'endecasillabo falecio).

Gli antichi epigrammisti vennero imitati nel Quattrocento dal Angelo Poliziano e dal Sannazzaro e nel Cinquecento dall'Alamanni che nei suoi Epigrammi riproduce il distico elegiaco con una coppia di endecasillabi a rima baciata o a rima zero.

In epoca contemporanea usa l'epigramma Pier Paolo Pasolini in Umiliato e offeso utilizzando un distico a rima baciata simile all'alessandrino e Fortini in "L'ospite ingrato" in Carlo Bo: "Carlo Bo./No" dove Carlo Bo è il titolo e il monosillabo no è la più breve poesia italiana concepita fino ad ora che sia inoltre una negazione su rima tronca, di carattere comico che s'addice perfettamente alla struttura e al genere epigrammatico.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 44
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:09 pm    Oggetto:  Epicedio
Descrizione:
Rispondi citando

Epicedio

L'epicedio (ὲπικήδειον μέλος) è un tipo di componimento poetico, scritto in morte di qualcuno, tipico della letteratura latina.

Il termine fu introdotto dal poeta latino Stazio ma il genere poetico è molto più antico e deriva direttamente dalle nenie e dalle lodi funebri.

In origine designava solo il canto in presenza della salma, poi passò ad assumere il significato più generico di poesia in onore di un morto.

L'epicedio differisce dalla consolatio perché ha lo scopo di piangere il morto, mentre la consolatio vuole essere di sollievo ai vivi.

Epicedi si trovano tra le opere di Catullo[1], Stazio[2], Ovidio[3], Orazio [4], Properzio[5], Ausonio[6], Virgilio [7], Marziale[8].

Altri esempi sono la Consolatio ad Liviam, che in alcuni manoscritti è chiamata Epicedion de morte Drusi, e l'Elegia in Maecenatem, di autori ignoti.

Nota

↑ Catullo, Carmina, CI
↑ Stazio, Silvae, II, 1, 6; III, 3; V, 1, 3, 5
↑ Ovidio, Amores, III, 9; Ponticae, I, 9
↑ Orazio, Carmina, I, 24
↑ Properzio, Elegie, III, 7, 18; IV, 11
↑ Ausonio, Epicedium in patrem; Parentalia
↑ Virgilio, Ecloghe, V, 20-44; Eneide, VI, 860-886
↑ Marziale, Satirae, V, 37

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Guida Poetica-Letteraria. Tutti i fusi orari sono GMT
Vai a pagina Precedente  1, 2, 3
Pagina 3 di 3

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum





Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio. topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2008