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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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GENERI LETTERARI
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:37 pm    Oggetto:  GENERI LETTERARI
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Generi letterari

Questa categoria contiene 80 voci (inserite in ordine alfabetico).

N.B. I collegamenti concettuali tra una voce e l'altra, tra un genere letterario e l'altro, presenti in questa sezione, sono sempre indicati a fondo pagina, evidenziati dal titolo: "voci correlate".

INDICE DEI GENERI LETTERARI

-INTRODUZIONE: Generi letterari.

-A-

-Agiografia
-Asefru
-Autobiografia

-B-

-Ballata
-Bhajan
-Biografia
-Biografia cristiana

-C-

-Letteratura cavalleresca
-Canzone di gesta
-Chick lit
-Cronaca (genere letterario)

-D-

-Diario
-Discordo (componimento)
-Dramma
-Drammatizzazione

-E-

-Ecphrasis
-Elogio
-Epigramma
-Epitaffio
-Eroe
-Eroe culturale
-(Mito degli eroi)
-Estasia

-F-

-Fantaiku
-Fantascienza
-Fantastico (narrativa)
-Fantasy
-Favola
-Fiaba
-Feuilleton

-G-

-Genere epico
-Grimorio

-H-

-Letteratura horror

-I-

-Idillio

-L-

-Leggenda
-Lettera (messaggio)
-Letteratura di spionaggio
-Letteratura epistolare
-Letteratura erotica
-Letteratura gotica
-Letteratura per ragazzi R
-Letteratura religiosa
-Letteratura sudafricana in lingua inglese
-Libro game
-Light novel

-M-

-Mantra
-Metro popolare
-Mito
-Mito degli eroi
-Monografia

-N-

-Narrativa
-Narrativa di viaggio
-New Weird
-Nonsense
-Novella (letteratura)

-O-

-Ode

-P-

-Pamphlet
-Parabola (letteratura)
-Pastorella (componimento)
-Poema
-Poema epico
-Poema eroicomico
-Poesia
-Pulp (genere)

-R-

-Racconto
-Realismo isterico
-Reportage di viaggio
-Riddle
-Romanzo
-Romanzo d'appendice
-Romanzo di formazione
-Romanzo didattico
-Romanzo epistolare
-Romanzo picaresco
-Romanzo poliziesco
-Romanzo rosa
-Romanzo storico

-S-

-Saggistica
-Satira
-Slipstream (letteratura)

-U-

-Umorismo

-W-

-Western

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Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Apr 19, 2007 11:28 am, modificato 10 volte in totale
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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:37 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:41 pm    Oggetto:  Generi letterari
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Generi letterari

Pur se ad una superficiale osservazione sembra possa contenere più di un elemento di contatto all'interno dei suoi vari generi, la letteratura - in particolar modo quella di successo - viene convenzionalmente suddivisa in una molteplicità di sottogeneri che ne rendono la classificazione molto più semplice, al pari di una discussione critica maggiormente precisa.

Una classificazione identica può essere fatta anche per il fumetto ed il manga (molto più con quest'ultimo che non con il primo, per la verità).

Una prima distinzione, comunque, può subito essere fatta: si distingue generalmente tra poesia, prosa e teatro. La prima sono i classici componimenti in versi, che cercano di riprodurre la musicalità di un suono attraverso le parole, la seconda, cui ci si può riferire anche con il più particolare termine di narrativa, raggruppa in sé i racconti e i romanzi, ovvero tutte quelle opere non in versi.

Capita sovente che ci si riferisca genericamente a narrativa per un romanzo od un racconto, se non si riesce a trovargli una ben definita classificazione. Tenendo conto che all'interno delle forme narrative possono trovarsi generi spuri come quelli del fotoromanzo (letteralmente un romanzo per immagini) o degli screenplay (le sceneggiature, cinematografiche o televisive che siano, fonte di attenzione, in anni recenti, per il mercato editoriale).

Il teatro, infine, è da considerarsi una forma d'arte a parte, che spesso fonde insieme le prime due e sovente vi unisce la musica, dando origine all'opera lirica in primis (che si fonda per la parte testuale su libretti talvolta scritti da veri e propri poeti) e, nella forma più moderna, al musical (o commedia musicale). (per approfondire, fare riferimento anche a Poeti maledetti o Maudits)

Indice [in questapagina]

1 Biografie, saggi, cronache
2 Il Fantastico
2.1 Fantascienza
2.2 Fantasy
2.3 Romanzo gotico
2.4 Romanzi dell'orrore
3 Thriller
4 Epica
5 Altri generi di narrativa
6 Voci correlate

Biografie, saggi, cronache

L'idea di realizzare storie sui personaggi famosi o più noti di un determinato periodo storico è abbastanza vecchia e radicata nel costume del genere umano. Qualunque potente ha prima o poi pensato bene di realizzarsi o farsi realizzare delle cronache della propria vita. Nel primo caso si parla di Autobiografia, se l'autore è differente dal personaggio di cui si parla, ci si riferisce, invece, ad una Biografia.

Pur se i generi non sono molto vicini, si può parlare, anche in questa sede, dei Saggi, ovvero di quelle opere che trattano, in maniera più o meno accademica, a seconda della scelta dell'autore, di vari argomenti. Si potranno distinguere tra diversi tipi di saggi: scientifici, filosofici, musicali, ...

In un certo senso rientrano nella definizione di saggi, le Cronache, intese non solo come cronache giornalistiche, ma anche storiche, genere nel quale fu maestro il condottiero romano Giulio Cesare.

Il Fantastico

Sotto la dicitura del Fantastico si possono raggruppare una grande schiera di generi differenti. Si può iniziare a parlare di letteratura fantastica o di fantasia sin dai tempi degli antichi egizi, con i loro racconti mitici. Nella stessa classe (Letteratura mitica) vanno anche i racconti sulle divinità greche, romane, asgardiane, indiane, pellirosse, ...

Si parla però di fantastico solo con la fiaba e la favola: in origine erano racconti per lo più dell'orrore fruibili quasi esclusivamente dagli adulti, per il fatto stesso che, a differenza dei bambini, la loro fantasia doveva essere stuzzicata. Col tempo questi sono diventati generi per l'infanzia, ma i primi racconti e leggende su mostri, orrori indicibili, fantasmi e quant'altro sono ancora oggi considerati classici del genere fantastico, che a sua volta si suddivide in vari sottogeneri.

Secondo Tzvetan Todorov (La letteratura fantastica) il genere fantastico è un genere spurio. Il fantastico si muove sempre tra meraviglioso e perturbante (o strano), il primo essendo la narrazione dove elementi irreali sono presenti nella storia senza che la loro sussistenza crei problemi epistemologici agli attanti; il secondo è invece quella narrazione dove il momento di incertezza ("è vero o è falso quello che sto vedendo?") si risolve con una riaffermazione dei principi realistici. Da questo punto di vista un maestro del genere fantastico può essere considerato Jorge L. Borges. La rigidità della definizione di Todorov verrà poi messa in discussione con l'avvento del postmodernismo e della mescidazione che ne seguì.

Fantascienza

La Fantascienza è probabilmente il genere più noto al grande pubblico. Nasce dal romanzo fantastico-avventuroso e trova negli anni 1930 il suo periodo d'oro. L'esperienza del non quotidiano, in questo tipo di letteratura, non è da ricollegarsi alla magia o al mistero, ma a fatti scientificamente possibili, agli effetti di teorie o tecnologie plausibili anche se non ancora scoperte. Nascono quindi, come variazione a questa semplice definizione di base, vari tipi di fantascienza, sottogeneri e filoni, come ad esempio il Cyberpunk.

Padri del genere fantascientifico sono considerati, tra gli altri, Giulio Verne, Edgar Rice Burroughs, Isaac Asimov, Philip K. Dick, Frank Herbert, Ray Bradbury.

Fantasy

Il genere Fantasy è, nell'uso comune, quello più legato al fantastico, pur se in realtà ne è un semplice comparto. È, tra tutti i generi fantastici, quello più legato alla letteratura mitica, alle fiabe e alle favole, in cui la magia e gli eventi inspiegabili, nemmeno con ipotesi scientifiche, sono una parte importante nella vicenda.

Tra i padri del genere un posto di primo piano va assegnato a Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli. Sulla sua scia si inserisce tutta una serie di interessanti autori come Marion Zimmer Bradley, Roald Dahl, Tanith Lee, Terry Pratchett (la serie del Mondo Disco), Michael Ende (La storia infinita e Momo), Robert Jordan (The Wheel of Time), David Eddings (Il ciclo del Belgariad), C.S. Lewis (Cronache di Narnia).

Si ha poi anche il sottogenere di fantasy epico dall'unione tra il romanzo epico, di cui si accennerà più sotto, e il fantasy: maestro in questo genere era Robert Ervin Howard con la saga di Conan.

Romanzo gotico

Il primo passo, però, verso la letteratura dell'orrore e del mistero è la Letteratura gotica. Se i racconti di streghe e fantasmi sono da considerarsi i primi esempi stilistici di tale genere, le sue origini sono però da porsi con Il castello di Otranto di Horace Walpole. Da lì in poi molti autori si sono cimentati con questa particolare forma di espressione: tra i principali la scrittrice Mary Shelley con il suo Frankenstein e Bram Stoker, il cui romanzo più famoso, Dracula, è anche considerato uno degli ultimi, se non l'ultimo, romanzo gotico. Una citazione allora la merita anche John William Polidori, che con il suo racconto Il vampiro ha dato origine al mito letterario del Vampiro (di cui Dracula è il più illustre esempio), che ancora oggi affascina i lettori di tutto il mondo. Nella categoria del romanzo gotico vengono spesso classificati tutti quei romanzi che parlano di creature mostruose, come appunto Frankenstein o Il Golem. Uno degli esponenti contemporanei di questo genere di letteratura è considerato l'italiano Valerio Evangelisti. Grande notorietà per le sue storie di streghe e vampiri ha oggi Anne Rice.

Romanzi dell'orrore

Il passo successivo è la Letteratura horror o dell'orrore, un genere che ha da un lato attirato il nostro lato morboso e macabro, e dall'altro respinto proprio a causa della paura, sentimento su cui si basa il genere.

I padri dell'orrore, coloro che, in un certo senso, ne hanno dettato le fondamenta e le leggi con le loro opere sono Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft. Da qui in poi l'orrore ha marciato spedito, raccogliendo consensi e un sempre maggiore seguito. Tra gli autori contemporanei quello di maggio successo commerciale è Stephen King.

Thriller

Il Thriller è un genere molto diffuso soprattutto nei paesi anglosassoni. Giunto in Italia, il genere è passato sotto il nome di Giallo, a causa del colore della copertina della prima collana di romanzi di tale genere edita nel nostro paese dalla casa editrice Mondadori.

Tra i padri fondatori del genere è inevitabile non citare il già presente Edgar Allan Poe e il padre di Sherlock Holmes, sir Arthur Conan Doyle: questi due autori, oltre ad essere i punti di partenza del giallo, sono anche gli iniziatori del primo e più antico sottogenere: il giallo deduttivo, che verrà poi sfruttato da molti altri autori, tra i quali spicca senza dubbio Agatha Christie. A questo si affiancano facilmente altri sottogeneri, tra i quali i più famosi sono: la detective story, la spy story o spionaggio, il poliziesco, il noir o romanzo nero, Hard Boiled e il legal thriller.

Epica

La Letteratura epica è il primo genere letterario di cui si ha notizia, nella nostra come in altre culture come il Gilgamesh babilonese o il Mahābhārata indiano. A questo genere di letteratura appartengono anche poemi come La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso o L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. La definizione del genere epico, vista la larga distribuzione sia diacronica che diatopica, è difficile. Per J.B. Hainsworth, ad esempio, "l'epica prende avvio quando" il mito (spesso fondativo), la narrazione genealogica, la saga epidittica (quella che tramanda "la vittoria e i panegirici per celebrarla") "si fondono nella forma metrica e nel modo narrativo della poesia eroica"(Epica, Firenze, La Nuova Italia 1997, pag. 7). In generale, tratti abbastanza diffusi sono, a livello di discorso, l'eterodiegesi e l'extradiegesi e la focalizzazione zero relativamente al modo. A livello contenutistico incontriamo spesso racconti di guerra, intrecciati con miti fondativi. La presenza del sovrannaturale è un altro elemento costante, così come la secca dicotomia buono-cattivo, come nella Chanson de Roland: "i pagani hanno torto e i cristiani ragione".

Una sorta di moderno romanzo epico è il romanzo western.

Altri generi di narrativa

Per approfondire, vedi le voci Utopia, Distopia e Ucronia.

Restano, quindi, pochi generi di narrativa da esaminare. Intanto, per collegarsi in parte con il Fantastico, c'è da citare il genere della fantapolitica, ovvero quei romanzi in cui la politica diventa così importante da cambiare il destino del mondo.

Si possono così raccontare di linee temporali differenti con mondi completamente diversi dai nostri, o di futuri oscuri, come in 1984 di George Orwell. Altro romanzo fantapolitico dello stesso autore può essere considerato La fattoria degli animali.

Non si devono dimenticare nemmeno i romanzi d'avventura e i romanzi storici, né tantomeno i romanzi d'appendice, che traggono la loro origine dai feuilleton francesi.

Ultima, ma non per questo meno importante, la Satira, genere che affonda le sue origini addirittura nella letteratura latina.

In conclusione non resta che da citare la Letteratura per ragazzi, sotto la cui classificazione si trovano tutti quei romanzi generalmente rivolti all'adolescenza in giù o quelli considerati classici, come Jules Verne o Emilio Salgari, maestro del romanzo d'avventura, che ha anche in parte contribuito al romanzo fantascientifico.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:07 am    Oggetto:  Agiografia.
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Agiografia

Per agiografia si intende sia quella produzione letteraria, spesso elegiaca, che ha per oggetto i santi, coloro che hanno praticato le virtù in grado eroico e per tale motivo riconosciute dall'autorità della Chiesa cattolica o di un'altra Chiesa cristiana (martiri, eremiti, fondatori di monasteri e di ordini religiosi ecc.); afferisce alla letteratura cristiana.

Agiografia è il genere letterario che riguarda i santi, martiri e confessori, della Chiesa.

I più antichi documenti agiografici della letteratura cristiana sono gli Atti dei Martiri, Acta Martyrum o Passiones. Cessate le persecuzioni, si scrivono biografie, in greco e in latino, su modelli classici, di preferenza svetoniani. Si perde pertanto l'interesse storico e psicologico del personaggio e si mette in primo piano il meraviglioso per esaltare l'eroe ed edificare i lettori.

I numerosi sottogeneri: Vitae, Passiones, Translationes, Miracula ne testimoniano la diffusione. Le passiones narrano i tormenti inflitti agli eroi della fede dai pagani. Le translationes riguardano le loro reliquie nei luoghi di maggiore devozione. I miracula ne tramandano i fatti straordinari, da loro operati in vita o dopo la morte.

La finalità didattica e morale spinge a minute esposizioni delle virtù, più che della vita, secondo uno schema preciso e un catalogo di tutte le virtù. Nelle leggende domina l'elemento meraviglioso, nelle vite ci sono dati positivi, ma uniti a fatti miracolosi, nelle biografie, rare, di carattere storico, i tratti individuali sono presentati in una cornice abbastanza precisa, come la biografia di Bernardo di Chiaravalle, scritta da un gruppo di autori contemporanei (s.XII), e la vita di Francesco d'Assisi scritta da S.Bonaventura, il capolavoro letterario dell'agiografia medievale, pervenutaci in due redazioni: Legenda maior, del 1261-62, e Legenda minor, del 1266, abbreviata per ragioni liturgiche.

Il genere letterario pone il problema delle fonti e del metodo:

- fonti specifiche dell'agiografia sono i documenti martirologici, i calendari, i libri liturgici, le invenzioni o racconti della scoperta di corpi santi (p. es. di Gervasio e Protasio a Milano, s. Maddalena a Vézelay), le traslazioni o relazioni di trasferimento dei loro corpi da un luogo ad un altro (p. es. la cosiddetta traslazione degli apostoli Pietro e Paolo ad catacumbas), i racconti dei miracoli (libelli miraculorum) sulle tombe dei santi, o per loro intercessione (libelli di s.Stefano, raccolti da Agostino), panegirici in loro onore;

- il metodo o euristica deve innanzitutto ricercare i documenti, quali nei sempre utili Repertorium fontium historiae medii aevi o nuovo Potthast (a cura dell'Istituto storico italiano per il Medioevo, Roma 1962 ss), i Cataloghi di manoscritti di fondi internazionali, i repertori specializzati pubblicati a Bruxelles dai Bollandisti, le Biblioteche agiografiche, latina (BHL), greca (BHG), orientale (BHO): i Catalogi codicum hagiographicorum delle grandi biblioteche (Bruxelles 1886-9, Paris 1889-93, Roma 1909, Vaticano 1910) facilitano l'accesso ai testi inediti;

- i Catalogues récents de manuscrits negli Analecta bollandiana, presentano una rassegna di manoscritti e di testi agiografici inventariati di recente; gli Analecta bollandiana (AB) contengono la bibliografia, generalmente completa degli studi agiografici, con gli Indices della rivista ogni venti anni.

Abitualmente esistono non solo testimoni, ma anche recensioni multiple: ben sette degli Atti dei martiri Scillitani. Stabilito il testo critico, occorre affrontare problemi di carattere storico: autore, data, provenienza, la cui soluzione non è sempre possibile, particolarmente se l'opera è attribuita ad un illustre personaggio, talora con anacronismi evidenti.

Per la Critica del culto Delehaye ha elaborato il criterio delle coordinate agiografiche, che consente di risalire dal culto al santo, attraverso le Depositiones romane, il Calendario di Cartagine o il Martirologio siriaco, l'iscrizione funebre, i sacramentari e i calendari locali, gli itinerari dei pellegrini, le passioni e le vite, i martirologi, nonostante possibilità di errori quando ci si allontana dalle fonti, benché anche gli errori e i falsi danno preziose notizie non tanto sul santo, quanto sulla storia del suo culto e sulle intenzioni dei devoti. (AA.VV., Hagiographie, cultes et sociétés, Paris 1981).

Il termine indica anche la letteratura critica su tale materia.

Indice [in questa pagina]

1 Duplicità di significato ed etimologia
2 Tipi di narrazione
3 I documenti agiografici in ambito Occidentale
3.1 Nei primi secoli del Cristianesimo
3.1.1 I martirologi storici
3.1.2 Le legendae
3.1.3 Le passiones
3.2 Nell'era carolingia
3.3 Dopo l'anno Mille
3.3.1 La diversa concezione della santità
3.3.2 Le prime raccolte di miracoli
3.3.3 I Flores Sanctorum
3.3.4 Le biografie mistiche
4 I documenti agiografici in ambito bizantino
4.1 Periodo protobizantino
4.1.1 La storicità dei documenti
4.2 Periodo mediobizantino
4.2.1 La polemica iconoclastica
4.2.2 Le Vite monastiche
4.2.3 I manoscritti
4.3 Dall'XI al XV secolo
4.3.1 Modelli differenti di santità
4.4 Agiografia esicasta
4.5 Il modello palamita
4.6 Il modello del santo eroe
5 L'agiografia critica
5.1 I Bollandisti
5.1.1 Heribert Rosweyde
5.1.2 Jean Bolland e Godefroid Henskens
5.1.3 Daniel Papebroch
6 Caratteristiche del testo agiografico
6.1 Intreccio
6.2 Finalità
6.3 Spazio e tempo
7 L'agiografia alto-medievale come materiale di studio
7.1 Documento della storia sociale
7.2 Documento per l'indagine antropologica
7.3 Strumento di acculturazione

Duplicità di significato ed etimologia

Mentre la duplicità del significato della parola agiografia, cioè l'esposizione della vita dei santi e anche lo studio critico delle fonti agiografiche, della storia e del culto dei santi è quasi sempre presente negli studiosi moderni, qualche autore interpreta il termine in un solo senso più specifico che normalmente corrisponde alla propria posizione agiografica riguardo l'argomento come, ad esempio, il Ghǖnter e il Graus che tendono il loro interesse solamente sulla produzione letteraria e per indicarne lo studio usano il termine agiografia.

Per quanto il termine italiano derivi evidentemente da un composto greco (ἅγιος - santo e γράφειν - scrivere) il sostantivo astratto è creazione recente anche in greco: la letteratura patristica riporta infatti il solo nome collettivo ἁγιόγραφοι agiografi in sei ricorrenze (cinque in pseudo-Dionigi Aeropagita e una in Niceforo).

Tullio De Mauro riporta la prima attestazione italiana del termine al 1819.

Ma al di là di ogni etimologia o definizione la parola agiografia sottintende una infinità di temi e di problemi che fanno affrontare l'argomento da angolature diverse: partendo dalle sue origini come forma peculiare del cristianesimo oppure inserito all'interno della storia delle religioni e quindi legato alle strutture politico-sociali del momento; dalla produzione letteraria nei suoi legami con le strutture mentali della società, oppure nel suo rapporto con la cultura folkloristica o nelle sue componenti inconsce; dal concetto di santità cristiana nelle sue diversificazioni storiche con particolare accento sul rapporto tra santità "popolare" e santità riconosciuta dalla Chiesa.

Tipi di narrazione

Tra le forme più diffuse troviamo le biografie (vita, legenda, historia), le raccolte di miracoli (mirabilia) e i racconti della traslazione dei resti mortali o delle reliquie.

A partire dal IV secolo, i testi agiografici vennero composti in greco, in lingua latino e in russo su fonti bizantine, per raccontare appunto le vite dei santi e celebrare le loro azioni miracolose. A partire dal XII secolo, essi furono scritti anche in volgare.

I documenti agiografici in ambito Occidentale

I primi documenti agiografici in Occidente si possono far risalire al periodo delle persecuzioni e sono compresi negli Acta Martyrum, "Atti dei martiri" composti tra la seconda metà del II secolo e il tardo medioevo.

Se all'inizio gli Atti erano testi degni di fede anche se con qualche amplificazione retorica, più tardi, quando si affermò il culto dei martiri, i testi divennero maggiormente elaborati con frequenti descrizioni di fatti miracolosi e di supplizi atroci dei martiri stessi.

Non mancano le tradizioni attendibili riferite ai martiri più gloriosi, come Santa Agnese, San Lorenzo, San Sebastiano, ma la maggior parte di essi sono nel complesso delle rielaborazioni irriconoscibili.

In seguito alla pace costantiniana del 313 si sviluppò il culto dei martiri dando origine ad una ricca produzione agiografica che aveva intenti edificanti ma senza grande valore storico.

Durante il Medioevo l'agiografia assunse un carattere via via più fantastico dando origine a numerose leggende, come la Legenda aurea di Giacomo da Varagine nel mondo latino e il Synaxdrion di Simeone Metafraste nel mondo greco.

Nei primi secoli del Cristianesimo

L'agiografia durante i primi secoli del cristianesimo aveva più che altro un carattere devozionale.

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Il "Martirio di San Matteo" del Caravaggio

I martirologi storici

A partire dal II secolo o dal IV, le più importanti Chiese cristiane, come quella di Cartagine, di Roma e di Antiochia, tenevano un martirologio compilato in ogni sua parte e continuamente aggiornato: esso consisteva in un calendario diviso per mesi e giorni che riportava in date precise il nome di uno o più santi e l'indicazione del luogo della loro morte.

Queste liste, piuttosto scarne, vennero in seguito arricchite di tutte quelle notizie che spesso includevano, oltre al riassunto della vita del martire o del confessore, anche una descrizione di come era avvenuto il suo decesso.

Sono questi i cosiddetti martirologi storici tra cui il più famoso è quello "gerolomita", compilato nel VI secolo a Roma e falsamente attribuito a San Girolomo.

Questo martirologio si rifaceva a testi redatti precedentemente in Italia, in Africa e in Gallia.

In epoca più tarda ebbero poi larga diffusione altri martirologi, come quello di Beda il Venerabile, di Florus di Lione, di Adone e quello più famoso di Usuardo la cui composizione si fa risalire all'875 a Parigi.

Anche in Oriente si ritrovano, sempre in questo periodo, dei testi compilati seguendo lo stesso processo anche se la forma è quella dei menologi e dei sinassari. Il più celebre tra questi è quello di Santa Sofia la "grande chiesa" di Costantino.

Le legendae

Nello stesso periodo in cui si producevano i martirologi si assiste allo sviluppo di quella parte che riguarda la commemorazione del santo durante la liturgia.

Si afferma l'usanza tra il clero di leggere, durante la Messa, una breve storia della vita del santo di cui si celebrava il dies natalis, cioè l'anniversario della morte.

Nascono così le legendae che erano dei testi divisi in brani narrativi incorporati nel Mattutino e destinati alla lettura pubblica.

All'inizio essi vennero compilati su rifacimento dei processi verbali stilati dalle autorità civili riguardanti gli atti dei martiri e in seguito, seguendo lo stesso modello, vennero redatti veri e propri racconti.

Le passiones

Questi racconti vennero chiamati Passiones e non erano che amplificazioni romanzate delle legendae dove si dava più importanza all'immaginazione che alla storicità.

Gli autori delle Passiones non mancavano di dare dettagli sulla crudeltà dei boia e dei magistrati, sulla durezza dei supplizi e sulla serena resistenza che i servi di Dio opponevano ai loro persecutori. Spesso venivano esposti una serie di miracoli straordinari operati dal santo allo scopo di suscitare nei lettori e negli uditori spirito di emulazione e ammirazione.

Lo stile che caratterizza questi testi, con il comportamento dei santi presentato in modo stereotipato secondo i modelli di tanti panegirici antichi, caratterizzerà l'agiografia fino alla fine del Medioevo.

Nell'era carolingia

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San Martino che taglia in due il suo mantello.

Se la Chiesa romana fino all'VIII secolo ebbe una certa reticenza di fronte alle Passiones, nell'epoca carolingia, con lo svilupparsi del culto delle reliquie, le fonti narrative dei santi entrarono di diritto nella liturgia rendendo così difficile, dopo l'anno 900, la distinzione tra quei testi prodotti per la celebrazione dell'Ufficio liturgico e i "romanzi" agiografici.

La maggior parte dei testi di questo periodo non hanno molto di originale e si ispirano ad alcuni testi di valore come la Vita di San Martino di Sulpicio Severo o la Vita di San Benedetto che si ritrova nei Dialoghi di Gregorio Magno.

Non bisogna tuttavia disconoscerne completamente l'importanza soprattutto per l'influenza che ebbero alcuni testi di origine orientale, come le Vitae Patrum (le Vite dei Padri del deserto d'Egitto) o la Storia Lausiaca del Palladio.

Lo scopo comune di queste opere era quello di esaltare la pratica dell'ascetismo e di presentare il Vir Dei (l'uomo di Dio) come profeta e taumaturgo che compiva i miracoli per il potere che aveva acquisito con il digiuno, la mortificazione e la preghiera.

Dopo l'anno Mille

Risalgono all'anno Mille le più celebri raccolte di miracoli prodotte in numero sempre maggiore in precisi santuari. Esse servivano a vantare il potere del santo di cui si custodivano le reliquie e ad attrarre così più numerosi i pellegrini e quindi le loro offerte.

Si ricorda Il libro dei miracoli di santa Foy che sembra risalire al 1035 e Il libro dei miracoli di san Giacomo di Campostela che risale all'inizio del XII secolo.

In questo stesso periodo sono numerosi quei racconti nati intorno al ritrovamento ed alla traslazione delle reliquie dovuta sia alle invasioni normanne e saracene del X secolo che provocarono spostamenti frequenti delle reliquie stesse, sia all'iniziativa presa da alcuni vescovi per rafforzare la loro potenza sulla città.

Tra il XII e il XIV secolo i testi agiografici subiscono in Occidente una notevole evoluzione.

La diversa concezione della santità

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Maria Maddalena, in una drammatica immagine popolare di penitenza dipinta da Ary Scheffer del 19° secolo.

A mutare il carattere di questi testi vi è l'insorgere di una concezione diversa della santità.

Il santo era sempre un eroe ma doveva essere soprattutto un modello da imitare da parte dei monaci, del clero e dei laici. Pertanto, mentre nell'Alto Medioevo i santi erano per lo più nobili o reputati tali, nel XII secolo emersero in Italia figure di santi che possedevano umili origini. Si ricorda ad esempio sant'Omobono (morto nel 1197) che era un semplice sarto di Cremona e che venne canonizzato da Innocenzo III nel 1199.

Con lo sviluppo, inoltre, della spiritualità penitenziale, il santo diventa un essere perfetto mediante una conversione, tanto più importante se costui era stato precedentemente un peccatore come nel caso di Maria Maddalena, Pelagio o Agostino.

Con l'influsso dei monaci cistercensi ed in particolare degli Ordini mendicanti, la dimensione pastorale dell'agiografia si andò accentuando e con le "Vite dei santi" si cerca di dare dei modelli di comportamento ai fedeli in un epoca in cui le masse erano attratte dai catari e dai predicatori valdesi.

Tra i testi più significativi di questo periodo vi è la Vita della beghina Maria di Oignies (morta nel 1213) che fu composta nel 1215 da Giacomo di Vitry che diventerà in seguito vescovo e cardinale.

Le prime raccolte di miracoli

A partire dal 1230 circa si iniziò a considerare la perfezione dei santi non tanto dai miracoli fatti ma dallo stile di vita che doveva concludersi in un processo di imitazione di Cristo anche nelle caratteristiche fisiche, come nel caso di San Francesco.

Fu questo il primo santo stimmatizzato del quale vennero scritti, tra il 1229 e il 1255, la vita e i miracoli.

I testi prodotti in questo periodo cambiano stile e diventano delle vere e proprie raccolte di miracoli non più legati ad un santuario ma a un santo, una santa, alla Madonna oppure, come nel caso delle opere Dialogus miraculorum del cistercense Cesare di Heisterbach e Vitae fratrum del frate domenicano Gerardo di Frachet, ad un Ordine religioso o a un sacramento come l'Eucarestia.

I Flores Sanctorum

Alcuni domenicani, come Giacomo da Mailly e Bartolomeo da Trento, compilarono dei compendi di leggende, chiamati Flores Sanctorum, da mettere a disposizione del clero parrocchiale essendo difficile poter accedere ai "leggendari" posseduti dalle abbazie e decorati con magnifiche miniature.

La legenda aurea del domenicano Giacomo da Varagine, che venne composta verso il 1260 in Italia fu senza dubbio il più importante di questi testi.

L'opera ebbe molto successo fino alla metà del XVI secolo e, nel corso del XIV secolo fu tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano (esistono ancora oggi oltre mille manoscritti latini di quest'opera).

Essa vene utilizzata sia dagli ecclesiastici per i loro sermoni, sia dai laici come lettura edificante e divenne anche fonte di ispirazione per molti artisti per le iconografie dei santi negli ultimi secoli del Medioevo.

Le biografie mistiche

Durante il XIII e l'inizio del XIV secolo apparvero delle vere biografie mistiche che cercavano di ricostruire la vita interiore dei santi con tutte le più rilevanti manifestazioni della loro devozione. Esempi significativi di questo genere di testi furono, nel XIII secolo, le vite delle sante beghine dei Paesi Bassi e in Italia quella di Santa Margherita da Cortona e di Santa Caterina da Siena.

Alla fine del Medioevo la letteratura agiografica era diffusa in ogni ambiente e comprendeva spesso anche delle favole su personaggi misteriosi e delle biografie spirituali.

Questi testi, così numerosi e non ancora completamente inventariati per quanto riguarda la produzione in lingua volgare, costituiscono uno strumento assai prezioso per comprendere e analizzare la spiritualità e la mentalità del Medioevo.

I documenti agiografici in ambito bizantino

L'agiografia bizantina è composta da numerosi testi che appartengono a differenti generi letterari che hanno però la comune caratteristica di commemorare e glorificare i santi.

Periodo protobizantino

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Sant'Antonio Abate

Prima della cristianizzazione dell'Impero, nel periodo protobizantino, la produzione di testi agiografici, man mano che si sviluppava il culto dei santi, fu enorme.

I generi letterari che si distinguono sono gli elogi, le vite dei santi, le raccolte di miracoli, la descrizione del ritrovamento e traslazione delle reliquie e non manca la poesia liturgica come le kontakia del VI secolo appartenenti a Romano il Melode.

A seconda dei tipi di santità celebrata venivano dedicati scritti di forma differente.

Ai martiri venivano dedicati gli "Atti" (praxeis) o le "Passioni" (martyrion). A volte questi scritti assumevano forme di testo diverse, come nel caso del martirio di Policarpo o nel martirio dei cristiani di Lione redatti sotto forma di lettere.

Ai santi monaci o ai santi vescovi venivano invece dedicate le "Vite" (bios, bios kai politeia) che potevano subire una ulteriore variante secondo il tipo di vita monastica seguita.
Come esempio si può riportare la "Vita di Sant'Antonio Abate" scritta da Atanasio che già dal IV secolo ci forniva un classico esempio di vita anacoretica, oppure opere, come la "Vita di Pacomio" o la "Vita di san Dositeo", più cenobitiche.

Non mancano tra queste opere alcuni esempi di stilicismo dove sono rappresentate alcune forme spettacolari dell'ascesi: Vita di Simeone lo Stilita il Vecchio del V secolo o quella di Simeone il Giovane del VI secolo.

La storicità dei documenti

Una distinzione deve essere poi fatta sulla base della storicità dei documenti. Mentre infatti alcuni "Atti" dei martiri hanno buone garanzie di essere autentiche, altri fanno parte della categoria delle Passioni leggendarie.

Anche l'agiografia monastica produsse accanto a narrazioni di carattere storico anche quelle che avevano come unico scopo quello di evidenziare e "pubblicizzare" un certo tipo di santità da un capo all'altro della cristianità. Si può ricordare come esempio la Vita di San Pelagio nel VI secolo e la Vita di Maria Egiziaca nel VII secolo.

La maggior parte delle opere prodotte sono anonime o pseudoepigrafiche ma alcuni agiografi meritano di essere ricordati, come Cirillo di Scitopoli vissuto nel VI secolo che scrisse sette Vite di monaci di Palestina o nel VII secolo Leonzio di Neapolis con le sue due opere, Vita di Giovanni l'Elemosiniere, patriarca d'Alessandria e la Vita di Simeone il Folle per Cristo.

Fino alla conquista degli Arabi la produzione di queste opere fu intensa, creativa, geograficamente estesa e soprattutto ampia linguisticamente venendo infatti utilizzato sia il greco, come il copto e il siriaco.
Le opere, a seconda della lingua utilizzata, potevano esrere destinate ad un pubblico colto o, molto spesso, ad uno più umile.

Periodo mediobizantino

Nel VII secolo, con la conquista araba, inizia il periodo mediobizantino e l'Impero perde le sue province orientali che continuano però a produrre agiografie e, come nel caso di alcuni testi palestinesi scritti in lingua greca, si vengono a conoscere i nuovi martiri vittime degli arabi.

La polemica iconoclastica

La polemica iconoclastica (730-787, 815-843) ebbe indubbiamente un ruolo importante nella diminuzione della produzione agiografica nell'VIII secolo e all'inizio del IX essendo gli iconoclastici ostili a certe forme di culto dei santi.

L'iconoclastia divenne l'occasione per gli iconofili di scrivere le "Vite" di coloro che confessavano la fede nelle immagini secondo il modello delle antiche "Passioni" come la Vita di santo Stefano il giovane scritta tra le due crisi iconoclastiche.

Le Vite monastiche

In questo periodo abbondarono le Vite monastiche e, soprattutto dopo l'843, esse furono di ottima qualità e permettono di seguire la storia dei grandi centri monastici.
Si ricorda la Vita di Teodoro Studita per Costantinopoli, le vite di santi monaci stabiliti in Bitinia, come san Giovannizio e nel X secolo il Lathros e l'Athos tra cui la vita di sant'Anasio di Lavra scritta dopo l'anno mille e che è da considerarsi senza dubbio la migliore.

I manoscritti

Nel secolo IX e X a Bisanzio vennero raccolte, in grandi collezioni, le opere agiografiche dei secoli passati. Nacquero, così, dei grandi manoscritti agiografici che secondo l'ordine del calendario raccolgono le Vite dei santi.

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Manoscritto bizantino

Inoltre, la rinascita culturale che avvenne in questo periodo rese insopportabile il basso registro linguistico con cui erano state scritte queste opere che vennero riscritte in uno stile più elevato creando così il fenomeno della metafrasi. Tra i più conosciuti rappresentanti di questo nuovo genere ci fu Simeone Metafraste detto Logoteta il cui menologo, che sostituiva quello dei menologi antichi, fu molto diffuso.

Dall'XI al XV secolo

Nell'XI secolo il modello che dominava per scrivere la vita dei santi era ancora quello della vita monastica e tra le più famose celebrazioni si ricordano quelle di Michele Psello: Vita di sant'Aussenzio e il Panegirico di Nicola.

Modelli differenti di santità

Nel frattempo comincia ad evolversi un modello di santità differente che non condivide il cenobitismo studita, le forme ufficiali del culto dei santi o i rapporti tra vita mistica e teologia.

Il principale esponente di questa "scuola" è Simeone il Nuovo teologo conosciuto per i suoi scritti ma soprattutto per la sua "Vita" scritta da un suo discepolo, Niceta Stetato.

Nel XII secolo vicino ai santi più tradizionali continuano ad essere presenti santi originali come Neofita il Recluso, Melezio il Giovane, Leonzio di Gerusalemme e, tra i più noti, Cirillo Fileota (Vita di Nicola Kataskepenos) che era un esicasta laico, sposato e padre di famiglia che si fece monaco quando era avanti negli anni, fece dei miracoli e divenne consigliere dei grandi.

Nel XIII secolo l'impero di Nicea ricevette fama dall'imperatore Giovanni Vatatze il Misericordioso, modello di principe santo famoso per la sua carità.

Agiografia esicasta

Il XIV e l'inizio del XV secolo vedono trionfare l'agiografia esicasta che esalta i protagonisti della controversia esicasta.
Accolta dall'agiografia esicasta si sviluppa in questo periodo il culto del patriarca Atanasio di Costantinopoli che cercò di riformare la Chiesa all'inizio del XIV secolo e le cui reliquie hanno compiuto delle guarigioni.

Il modello palamita

Il modello agiografico di quest' epoca è in prevalenza palamita.
Niceforo Gregoras, che fu uno tra i principali avversari del movimento, si dedicò alle opere agiografiche scivendo la vita dello zio Giovanni di Eraclea che, da funzionario dell'Impero, era diventato monaco ed, in seguito, vescovo vivendo in umiltà e povertà.

Il modello del santo eroe

Negli ultimi anni dell'impero, a metà del XV secolo, nascono delle forme di santità più eroiche. Annoverato tra i santi vi è infatti Marc Eugenikos, metropolita di Efeso per aver salvaguardato il suo gregge sotto l'impero ottomano e per essersi opposto al decreto di unione di Firenze e Macario Makres che esortò al martirio i cristiani in terra d'Islam tentati dall'apostasia.

L'agiografia della fine dell'Impero bizantino, per la sua insistenza sull'ascesi, i miracoli, la preghiera interiore e il martirio, ritrova dopo secoli di conformismo sociale e politico l'entusiasmo dei primi secoli.

L'agiografia critica

L'agiografia critica è un ramo della scienza storica ed i suoi metodi sono gli stessi che si applicano agli argomenti riguardanti la storia: parte essenziale del suo compito è lo studio dei documenti e la ricerca delle fonti.

I Bollandisti

Qualunque discorso venga fatto sull'agiografia come scienza storica non può non partire dai Bollandisti (dal nome di Jean Bolland (1596-1665)) membri di un collegio di dotti gesuiti belgi, costituitosi nella metà del secolo XVII per pubblicare gli Acta sanctorum, collezione di vite dei santi, ordinati per giorno secondo il martirologio, che si dedicano a trattare scientificamente i problemi storici fondamentali della complessa disciplina.

La concezione dell'opera, che è appunto incentrata sulla raccolta ed edizione degli Acta sanctorum, è importantissima nella storia della cultura soprattutto per la continuità che permette così di distinguere le diverse epoche dell'opera ed i diversi livelli degli storici che vi hanno contribuito.

Heribert Rosweyde

Ma, prima che al Bolland, la concezione dell'opera va attribuita al gesuita Heribert Rosweyde o Roswey (1549-1629) che comprese per primo la necessità di compiere un lavoro storico sui santi, che avrebbe permesso di eliminare dalla narrazione delle loro vite tutti quegli elementi apocrifi e quelli che contrastavano con la fede.

Egli, nei Fasti Sanctorum del 1607, esponeva il piano dell'opera futura, che avrebbe dovuto essere composta in 18 volumi con lo scopo di redigere per ogni santo "vitam genuino suo penicillo decictam".

Nella prefazione dei Fasti, Rosweyde dichiarava apertamente l'importanza di uno studio storico-critico sui santi e sulle espressioni del loro culto, Vite e Passioni, nei confronti di una cultura umanistica e paganeggiante ma soprattutto nei confronti di quei protestanti, che l'autore chiama "eretici", che avevano disprezzato e schernito i santi, i martiri e i confessori.

Ma a frenare, al momento, il progetto del Rosweyde sarà proprio la Chiesa che con il cardinale Bellarmino opponeva le sue riserve rispondendo alla prefazione con alcune obiezioni e in particolare che tra le Vite di santi così come erano nella loro originaria integrità, ci fossero "multa...inepta, levia, improbabilia quae risum potius quam aedificationem pariant".

Chiaramente preoccupato per quello che una nuova impostazione nello studio dei Santi poteva comportare per la Chiesa, il Bellarmino consigliava un tipo diverso di lavoro, cioè quello di pubblicare le storie trascurate dalle prime grandi raccolte della Vita dei santi, come quelle del Lippomano o del Surio, e addirittura di pubblicare la redazione originaria di opere falsate dal Surio "modo id cum delectu et prudenter fieret".

Il Rosweyde rispose con fermezza a queste proposte e a chi obiettava "multa fabulosa et digressiones in vitis sanctorum originalibus occurrunt, quae non videntur ita edenda" rispondeva: "In hoc sequetur doctiorum judicium et censorum sententiae se conformabit. Nec enim statuit bene a Surio recisa rursus inserere, sed acta martyrum et vitas sanctorum ad germanum et genuinum stylum revocare, ut sua antiquitati et sinceritati stet fides".

Jean Bolland e Godefroid Henskens

Il merito del vero inizio della pubblicazione si deve a Jean Bolland e a Godefroid Henskens (1601-1681) che nel 1643 esposero nella prefazione al I volume di gennaio degli Acta Sanctorum, in modo strutturato, l'originale progetto del Rosweyde dove si chiariva il metodo di critica agiografica da seguire: bisognava pubblicare le Vite dei santi precedute da uno studio sull'epoca degli autori e dei santi stessi, sul luogo e la data di morte, sulla loro stessa esistenza, e quindi sull'autenticità o meno delle opere a loro relative.

Inoltre, si fissa per sempre il criterio di scelta dei santi e dei beati da inserire negli Acta e cioè quelli con culto approvato dalla Santa Sede o con culto molto antico, con un chiaro riferimento al decreto di Papa Urbano VIII del 1634 con il quale venivano stabiliti in modo definitivo i criteri e le norme giuridiche della canonizzazione.

Daniel Papebroch

I Bollandisti ritorneranno a ribadire la validità delle loro impostazioni di metodo diversi anni dopo nel Proemium de ratione totius operis che formava la premessa al volume VII di ottobre. In quel periodo, intanto, vi era stata una violenta reazione dovuta agli studi del Papebroch (1628-1714) del quale va ricordata soprattutto la polemica relativa al Carmelo di cui il Papebroch aveva messo in dubbio l'origine tradizionale del profeta Elia.

La polemica ebbe grosse conseguenze ecclesiastiche che giunsero fino alla condanna dell'Inquisizione spagnola ma furono anche occasione per ribadire alcune posizioni di principio.

Nella Responsio di Papebroch viene, tra le altre cose, ribadita la necessità di ristabilire la verità storica a proposito delle Vite, perché ciò non voleva dire un rifiuto del culto dei santi e di tutte le manifestazioni, ma era condizione necessaria perché esso diventasse, senza nessun equivoco, patrimonio della Chiesa garantendolo dalla superstizione.

Si chiarisce dunque meglio, in questa occasione, che la santità poteva essere tale solo se riconosciuta dalla Chiesa e purificata da superstizioni popolari.

Caratteristiche del testo agiografico

Nelle opere agiografiche di solito vi è una fabula che è costituita da motivi abbastanza limitati e che vengono combinati in un intreccio poco complesso che segue degli schemi fissi e ricorrenti:

Intreccio

-il corso storico e l'evoluzione della Chiesa che vi corrisponde, con la storia dei martiri nei primi secoli del cristianesimo, in seguito di monaci e vescovi;

-il territorio e l'ambiente, che può essere o la società occidentale o quella orientale;

-le finalità specifiche di ogni scritto, come la propaganda di un santuario oppure la proposta di una vita da imitare.

Di solito le opere agiografiche sono composte di due parti: una prima parte che serve a descrivere la fase di preparazione in cui il santo ottiene, con l'ascesi, il distacco (simile alla funzione di allontanamento individuata da Propp nella fiaba) dalla natura (con il superamento degli interessi mondani che avviene spesso con l'allontanamento dalla casa paterna) e le prove a cui il santo è sottoposto, come la fame, la sete, le tentazioni ed una seconda parte che narra la sua attività magico-miracolistica.

Finalità

Le opere agiografiche, di quell'epoca, non intendono narrare vicende verosimili, pertanto, non hanno un carattere realistico ma fortemente simbolico ed i gesti che il Santo compie esprimono, pertanto, un potere che va al di là della loro portata reale.

Questo carattere simbolico si lega al finalismo che sottende il testo agiografico. Il personaggio viene rappresentato non solo come positivo ma predestinato alla santità e, quindi, alla glorificazione e tutto quello che lo riguarda, dai sogni premonitori della madre, alle caratteristiche dell'ambiente in cui nasce, segue uno script ben preciso.

Il carattere volutamente non realistico della narratologia permette di introdurre elementi romanzeschi, fiabeschi e meravigliosi.

Spazio e tempo

Come nella fiaba, lo spazio è vissuto con straordinaria facilità e gli spostamenti che il personaggio protagonista compie, corrispondono alla "crescita" religiosa del personaggio.

Allo stesso tipo di esigenza corrisponde la collocazione dei fatti nel tempo che segue non tanto un ordine cronologico, quanto lo sviluppo della "sacralità" del personaggio.

Alcuni caratteri dello schema agiografico dell'Alto Medioevo persistono in alcune scritture religiose di epoca successiva, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri ai Fioretti di San Francesco d'Assisi ed anche in scritture di genere diverso, fino ad oggi.

L'agiografia alto-medievale come materiale di studio

Lo studio dei testi agiografici dell'epoca permette di considerare gli stessi come documenti importanti per poter ricavare sia la storia della società, sia per poter procedere ad una ricostruzione della medesima dal punto di vista antropologico.

Documento della storia sociale

Nei testi agiografici si riscontrano particolari di quel vivere quotidiano che normalmente la storiografia dell'epoca trascurava, come i segni del sovrannaturale che presentavano l'eccezionale e l'inspiegabile.

Bisogna però tenere presente che, essendo l'agiografia simbolica, segue anch'essa ben precisi modelli culturali.

Un esempio può essere quello dell'alto numero di guarigioni operate dai santi nei confronti dei lebbrosi, dei ciechi e dei paralitici nei testi dell'agiografia bizantina che può essere interpretata come indice di frequenza di queste malattie nel Medio Oriente ma che può dipendere, anche, dal modello evangelico al quale queste Vite si rifanno e che attribuiscono ai santi i miracoli operati da Gesù.

Documento per l'indagine antropologica

Il componimento agiografico è, peraltro, utile anche per la ricostruzione di una data società.

Infatti, dal quadro dei valori, cioè dei comportamenti e dei costumi che vengono proposti come modello dell'agire del personaggio, si risale facilmente alle rappresentazioni collettive, come le idee e le immaginazioni, di una società piuttosto che un'altra.

Strumento di acculturazione

Oggi gli studiosi dell'agiografia sono concordi nell'affermare che il culto dei santi, e in particolare i testi agiografici, sono un prodotto della cultura clericale, cioè dotta, destinato alla diffusione fra le masse popolari, come sostiene il F. Grauss nel suo scritto in Agiografia medievale, Le funzioni del culto dei santi e delle leggende.

Lo studioso, infatti, afferma che non è vero, come spesso si è affermato, che il popolo abbia creato la leggenda e che il suo contributo al culto dei santi nel primo medioevo è modesto dove non si è trattato di trasferire in modo meccanico usanze più antiche ai nuovi santi.

Il popolo comune, sempre sostiene il Grauss, trasferì spesso, a santi cristiani, usanze e, a volte, anche racconti più antichi, ma il culto cristiano di questa epoca "non era assolutamente una creazione popolare... erano creazioni del clero, in particolare, di quello dei monasteri".

Sembra, pertanto, che gli autori di queste opere agiografiche avessero degli scopi intenzionali riguardo il pubblico, soprattutto di propaganda in rapporto ad esigenze locali (il culto di un santo è, infatti, maggiormente legato a un luogo sacro specifico, come un monastero o un santuario).

Si può, quindi, concludere dicendo che la produzione di testi agiografici fu uno strumento tipico di acculturazione anche se, sempre come afferma il Grauss, nel culto dei santi confluiscono credenze popolari più antiche che rivelano elementi di una cultura tradizionale e profonda, differente da quella ufficiale cristiana come dalla cultura ufficiale precedente, cioè quella greco-romana.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:09 am    Oggetto:  Asefru, Autobiografia, Ballata, Bhajan, Biografia.
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Asefru

L'asefru (pl. isefra) è una composizione poetica della letteratura berbera della Cabilia.

Si tratta di una sorta di breve sonetto a struttura ternaria, formato da tre strofe di tre versi ciascuna. Le rime seguono lo schema AAB AAB AAB, mentre la lunghezza dei tre versi di ogni strofa è di 7 + 5 + 7 sillabe.

È un metro relativamente nuovo rispetto a quelli dalla poesia tradizionale, nato probabilmente intorno alla metà dell'Ottocento, e il poeta che ha legato in modo indissolubile il suo nome a questo tipo di composizione è Si Mohand ou-Mhand (1848-1905).

L' asefru si presta ad essere non solo letto o recitato ma anche cantato, e numerosi esempi di isefra cantati sono presenti nel repertorio di diversi cantanti cabili, come Taos Amrouche (per esempio Vasta è la prigione), Slimane Azem (Si Muh yenna-d; Cavalletta, via dal mio Paese) o Malika Domrane (Nnehta).

Un esempio di asefru (Si Mohand):

Ggulleɣ seg Tizi-wuzzu
armi d Akfadu
ur ḥkimen dg’ akken llan
A neṛṛez wal’ a neknu
axiṛ daεwessu
anda ttqewwiden ccifan
Lɣwerba tura deg uqerru
welleh ard a nenfu
wala leεquba ɣer yilfan

"Giuro, da Tizi Ouzou / fino al colle dell’Akfadou / nessuno di quelli mi comanderà // Mi spezzo ma non mi piego / preferisco essere un maledetto / là dove governano i ruffiani // L’emigrazione è il mio destino / per Dio, meglio l’esilio / che la legge dei porci"

Autobiografia

L'autobiografia è un genere letterario che il critico letterario francese Philippe Lejeune ha definito come "il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l'accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità".

Il genere acquista rilievo e conosce una diffusione eccezionale soprattutto nel corso del XVIII secolo, ma è nella tradizione letteraria latina e cristiana che l'autobiografia affonda le proprie radici: sono infatti le Confessioni (Confessiones) di Sant'Agostino il primo grande modello di racconto autobiografico.

Nell'opera del Vescovo di Ippona la narrazione autobiografica è legata ad una funzione eminentemente religiosa, in quanto il racconto personale si risolve in una ricostruzione della crescita morale dell'individuo, esemplare per ogni uomo.

Con l'età umanistica cominciano invece a diffondersi forme di scrittura autobiografica legate ad esperienze intellettuali eccezionali (come quella di Francesco Petrarca, raccontata nella raccolta di epistole Familiares e nel Secretum, o quella di Enea Silvio Piccolomini, autore dei Commentarii rerum memorabilium) o alle tradizione delle famiglie mercantili (legate alla stesura dei libri di ricordi) o all'attività degli artisti figurativi, che nei loro scritti autobiografici raccolgono riflessioni di carattere tecnico, appunti di lavoro, note sui rapporti con i committenti, etc. Ne è uno straordinario esempio la Vita di Benvenuto Cellini, scoperta e pubblicata nel corso del XVIII secolo.

Lo sviluppo moderno dell'autobiografia e la sua affermazione come genere letterario è strettamente correlato all'affermarsi di un nuovo tipo di curiosità per la vita individuale, in cui sembrano riflettersi gli eventi, i fatti, le situazioni di un mondo in rapida trasformazione. Su questa strada cominciano a porsi vari scritti autobiografici del XVII secolo, come la Vita scritta da lui medesimo di Gabriello Chiabrera.

Per quanto riguarda la letteratura italiana, le prime autobiografie settecentesche si presentano come ambiziose giustificazioni dell'impegno culturale individuale, così come è esemplificato nella Vita di Pietro Giannone e nella Vita scritta da sé medesimo di Giambattista Vico.

Nel corso del secolo dei lumi il racconto della vicende intellettuali si intreccia con una più accurata attenzione ai particolari della vita sociale contemporanea. Si impone una nuova curiosità per le avventure, che plasmano e costruiscono la stessa personalità dell'individuo. In questa direzione vanno senz'altro le opere autobiografiche di Giacomo Casanova (Histoire de ma vie, 1822) e di Lorenzo Da Ponte (Memorie, 1823-24).

Un'altra autobiografia fondamentale nella storia della letteratura italiana è la Vita scritta da esso di Vittorio Alfieri, pubblicata postuma nel 1806.

In senso biografico vanno invece intese Le Vite scritte da Giorgio Vasari per descrivere la personalità di eccelse figure dell'arte e della pittura.

Nel corso del XIX secolo, il genere si sviluppa ulteriormente, trasformandosi in indagine approfondita delle contraddizioni della personalità e in analisi interiore, sulla scorta di una nuova aspirazione alla sincerità e all'autenticità di chiara matrice romantica. Il grande modello che si impone a tutta l'Europa è dato dalle Confessions di Jean-Jacques Rousseau, iniziate nel 1764 e pubblicate postume in due parti, nel 1782 e nel 1789.

L'opera di Jean-Jacques, fondata sulla centralità dell'io e sul recupero memoriale, dà impulso a tutta una produzione autobiografica incentrata sulla ricostruzione del passato individuale, sul recupero dell'infanzia e sul tema della memoria. In Francia vengono così pubblicate le Memorie d'oltre tomba (Mémoires d'outre-tombe)di Chateaubriand (1849-1850) e l'Histoire de ma vie di George Sand (1854-1855), mentre in Russia Tolstoj dà alle stampe la trilogia Infanzia, adolescenza, giovinezza (1852-56).

Contemporaneamente la memorialistica italiana produce opere di carattere essenzialmente politico-ideologico, influenzate dal processo risorgimentale: Le mie prigioni di Silvio Pellico (1832), I miei ricordi di Massimo d'Azeglio (pubblicati postumi nel 1867) e Le ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini, pubblicate postume nel 1879-80.

Nel corso del Novecento la tradizione autobiografica tende ad ibridarsi con la forma romanzesca, e l'esperienza individuale pare dissolversi nella fiction, dando così origine a quello che si suole definire romanzo autobiografico. Grandi testi novecenteschi all'incrocio tra autobiografia e romanzo sono Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu) di Marcel Proust, pubblicata tra il 1913 e il 1927, Dedalus di James Joyce (1916) e L'uomo senza qualità di Robert Musil, (1930-1943), senza dimenticare alcune autobiografie dall'impianto più classico segnate però da un forte impegno politico e civile: ad esempio Le parole (Les Mots, 1963) di Jean-Paul Sartre e Memorie d'una ragazza perbene (Mémoires d'une jeune fille rangée, 1958) di Simone de Beauvoir, primo capitolo di un ciclo autobiografico che comprende anche L'età forte (1960), La forza delle cose (1963) e A conti fatti (1972).

Opinioni critiche

Duccio Demetrio è un critico che si occupa nei suoi studi della autobiografia. Egli vede in questo genere letterario un carattere terapeutico, come se chi scrive volesse ripercorrere attraverso la narrazione alcuni momenti della propria vita per motivi personali ed interiori. In questa ottica l'autobiografia non è qualcosa di letterariamente compiuto, ma è solo piuttosto il frutto di scelte soggettive. Da qui la giustificazione della generale frammentarietà delle autobiografie e della sensazione di incompiutezza che prova il lettore.

Philippe Lejeune nel 1975 scrive un saggio sul patto autobiografico in cui distingue questo genere narrativo dagli altri generi letterari che sono considerati in un certo senso "confinanti", come il diario, la biografia ed il memoriale. L'autobiografia un racconto in prosa della propria vita individuale (caratteristica che la distingue dal memoriale), in cui l'io narrante è contemporaneamente soggetto ed oggetto, fattore che allontana l'autobiografia dalla biografia. Infine l'ottica della narrazione di queste opere è prettamente retrospettiva, e quindi diversa da quella dei diari. Chi scrive un'autobiografia intende fornire un'immagine precisa, completa e, in un certo senso, emblematica di sé.

Voci correlate (vedi sotto)

-Romanzo autobiografico
-Biografia

Ballata

La ballata, chiamata anche canzone a ballo perché destinata al canto e alla danza, è un componimento poetico che si trova in tutte le letterature romanze e ha una particolare struttura metrica.

È composta da una o più strofe, chiamate stanze, e da un ritornello, detto ripresa, che veniva cantato all'inizio della ballata e ripetuto dopo ogni stanza.

La stanza della ballata comprende due parti. La prima parte è divisa in due piedi o mutazioni con un numero di versi uguali e uguale tipo di rima, la seconda parte, chiamata volta, ha una struttura metrica uguale a quella della ripresa.

Gli endecasillabi misti a settenari sono i versi maggiormente usati nella ballata e le rime possono essere disposte in modo differente con la regola che l'ultimo verso della volta faccia rima con l'ultimo verso della ripresa.

La ballata viene chiamata grande se la ripresa è formata da quattro versi, mezzana se ha tre versi, minore se ne ha due, piccola se la ripresa è costituita da un verso endecasillabo, minima se è costituita da un verso quinario o settenario o ottonario.

La ballata può anche essere chiamata extravagante quando la ripresa è costituita da più di quattro versi.

Gli esempi più significativi di ballata si possono trovare in Guido Cavalcanti (Perch'io no spero di tornar giamai, In un boschetto trova' pasturella).

Bhajan

Per Bhajan si intende un particolare tipo di canto devozionale della tradizione Induista; spesso, ma non necessariamente, di origini antiche.

Il canto devozionale rappresenta presso tutte le Religioni uno strumento della disciplina spirituale, in grado di connettere mente e cuore; questo spiega la ragione per cui i bhajans sono profondamente radicati nella tradizione dell'India, una terra che da sempre è orientata verso la spiritualità e la ricerca del Divino. I bhajan sono canti, alle volte semplici, altre estremamente complessi (il sistema ritmico-melodico orientale è estremamente più articolato di quello occidentale), comunque espressi in un linguaggio pieno di devozione (Bhakti) e sentimento di amore verso Dio, in un autentico atteggiamento di completa resa o abbandono.

Indice [in questa pagina]

1 Caratteristiche
2 Storia e Origini: i grandi esponenti
3 La popolarità tra la gente

Caratteristiche

La grande diffusione della pratica dei bhajans si basa sul fatto che essi sono considerati una perfetta combinazione di tre elementi:

-Sentimento (Bhava);
-Melodia (Raga);
-Ritmo (Tala).

Questi tre aspetti rappresentano il coinvolgimento e l'armonizzazione, attraverso il canto dei bhajans, delle tre qualità dell'uomo, o Guna: Sattva, Rajas e Tamas.

Le basi dei bhajan si fondano sugli inni del Sama Veda, la terza delle Scritture Vediche. Si distinguono dalle Sloka sanscrite in virtù del loro scorrevole flusso ritmico, della familiare interpretazione, e del profondo interesse che la gente ha da sempre mostrato verso questi canti.

Vengono eseguiti da gruppi di devoti, con un cantante principale. Il solista intona una riga del bhajan, il coro la ripete subito dopo; questo in termini simbolici rappresenta Dio che guida l'umanità, ed essa che risponde immediatamente al Suo richiamo. La semplice melodia, la ripetizione delle parole (i nomi dei vari aspetti di Dio a cui il canto è indirizzato) inducono ad uno spontaneo senso di coinvolgimento e familiarità.

Un'altra forma di canto devozionale indiano è il kirtan o canzone della tradizione Heridas, in cui il testo (di norma molto breve) viene ripetuto all'unisono da tutto il coro, per un numero indeterminato di volte, ad intensità sempre crescente.

I testi consistono principalmente nella ripetizione dei tanti nomi di Dio (Namasmarana), nella descrizione della Sua gloria e delle Sue infinite forme, ma trovano spazio anche aneddoti o episodi tratti dalla mitologia induista, nonché prediche di famosi santi e mistici. Questi testi possono talora risultare molto complessi, specie quando sono di tipo discorsivo, mentre nella maggioranza dei casi sono strutturati in modo abbastanza semplice; infatti anche un semplice Mantra, cantato ripetutamente su diverse scale melodiche, può divenire il testo di un bhajan o un kirtan di durata anche molto lunga.

Il sankirtanam (il canto dei Nomi di Dio) è considerato - insieme al seva (servizio altruistico devozionale) - il metodo più semplice, veloce ed efficace per ottenere la liberazione (Moksha) durante il Kali Yuga, l'era attuale.

Storia e Origini: i grandi esponenti

Un tuffo nel passato rivela, che i bhajan, come genere, hanno la capacità di aprire il cuore dell'uomo. Nella tradizione bhajan diversi cantanti nel corso dei secoli sono stati addestrati, tra cui Nirguni, Gorakhanathi, Vallabhapanthi, Ashtachhap, Madhura-bhakti.

Il Medioevo vede devoti e santi come Tulsidas, Surdas, Meera, Kabir e altri, comporre Bhajans. Attualmente compositori come Pt.V.D. Paluskas e Pt. V.N. Bhathande hanno cercato di mescolare Raga Sangeet (la Musica classica indiana - sempre stata esclusivo dominio di una elìte) con i bhajan, consentendo, in questo modo, ad un sempre maggior numero di persone l'accesso alla tradizione Raga.

Verso la metà del ventesimo secolo, Sathya Sai Baba di Puttaparthi ha vivificato in India la tradizione Bhajan ed, attraverso l'Organizzazione ed i Centri Sathya Sai, a livello mondiale. I devoti di tutto il mondo eseguono Bhajans ogni giovedì, sabato o domenica, riferendosi a Dio con vari nomi: Rama, Kṛṣṇa, Allah, Gesù, Buddha, Mahavira, Zoroastro, Yahweh, senza fare distinzioni tra le varie fedi e i rispettivi fedeli, proclamando l'unità di tutte le Religioni e l'unicità di Dio al di là delle differenze formali ed esteriori.

La popolarità tra la gente

La gente comune indulge nei canti bhajan senza essere consapevole che questi hanno la capacità di rimouovere lo stress. I mandalis Bhajan presenti nei villaggi indiani dall'inizio della era Bhakti hanno dimostrato che, nel momento della partecipazione collettiva, tali canti riducono (se non annullano) le differenze sociali, relegandole nello sfondo della mente. Il partecipare a tali canti induce allo svago e di conseguenza ad un tipo di rilassamento mentale.

Biografia

La biografia è la narrazione della vita di una persona.

Il termine, derivato dal greco antico bios ossia vita (significa letteralmente "scrittura della vita"), è usato con miglior riferimento a quelle personalità che hanno rivelato nel corso della loro esistenza un valore o comunque una originalità di interesse pubblico.

Genere letterario ellenistico, è di particolare interesse scientifico aristotelico per i particolari del carattere del personaggio. Un primo esempio è la Vita di Euripide di Satiro.

I soggetti in origine sono personalità politiche o militari, con caratteri di gloria, e le gesta sono narrate a partire dalla nascita.

Le biografie (come anche le autobiografie, cioè le biografie scritte dai protagonisti stessi) crebbero nei secoli affermandosi sempre più come genere letterario a sé, con esempi di tutto rilievo come "Le Vite" degli artisti rinascimentali di Giorgio Vasari.

Per un elenco delle biografie già raccolte in Wikipedia vedi la voce biografie.

Biografia cristiana

La biografia cristiana invece (cui afferisce ad esempio l'agiografia) narra solitamente gli eventi a partire dalla morte del personaggio; nella fede cristiana è il martirio (o battesimo di sangue) che consente la "rinascita" alla "vera vita".

La prima biografia cristiana nota fu scritta da Ponzio su Tascio Cecilio Cipriano, vescovo del III secolo morto martire (elemento glorificante).

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:10 am    Oggetto:  Canzone di gesta
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Canzone di gesta

La canzone di gesta o chanson de geste è un tipo di poema epico di varia lunghezza che celebra la "geste", cioè il lignaggio, di un eroe o della sua famiglia e che appartiene alla cosiddetta letteratura dei cicli.

Subito dopo l'anno Mille si era venuta elaborando una letteratura epico-cavalleresca molto originale che celebrava gli alti valori della società feudale aristocratica, come la fede religiosa, la fedeltà al proprio sovrano, la difesa dei deboli, il rispetto per la donna.

In questo ambito nacquero le "chansons de geste" che appartengono soprattutto al ciclo carolingio.

Sono questi lunghi poemi epici scritti in versi decasillabi raggruppati in particolari stanze chiamate lasse: queste erano composte in versi a rima baciata o più spesso ad assonanza.

Essi furono per lungo tempo ritenuti di origine popolare e trasmessi in seguito per scritto da una tradizione orale, in verità essi furono già scritte da poeti dotati di sensibilità letteraria.

Le chanson de geste ebbero origine presso i grandi centri religiosi e, come si può comprendere dalla caratterizzazione dei personaggi che vengono rappresentati come paladini e martiri della fede, si rifanno ai modelli delle agiografie dei santi.

Le canzoni del ciclo carolingio sono fondate sulla dedizione alla religione e alla "douce France" ed esaltano le imprese gloriose di Carlomagno e dei suoi paladini (comites palatini, cioè compagni di palazzo) contro i Saraceni.

Esse ebbero grande fortuna e si diffusero anche oralmente almeno lungo le vie di pellegrinaggio soprattutto nell'età delle Crociate da giullari itineranti.

Tra i più famosi di questi poemi sono la Chanson de Roland, la "Chanson de Guillaume", "Renaut de Montauban", "Pelérinage Charlemagne".

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:32 am    Oggetto:  Chick lit
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Chick lit

L'espressione inglese chick lit si riferisce a un genere letterario emerso negli anni '90 e rappresentato da scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi, che si rivolgono a un pubblico di donne giovani, probabilmente single e in carriera. A questo genere appartengono numerosi best seller internazionali dell'ultimo ventennio.

Indice [in questa pagina]

1 Origine del nome
2 Caratteristiche
3 Principali opere
4 Il chick lit italiano
5 Il "chick lit maschile"
6 Voci correlate

Origine del nome

Nello slang statunitense, chick è un termine informale per "ragazza"; lit è l'abbreviazione di literature ("letteratura"). L'espressione è entrata nell'uso comune intorno al 2000.

Caratteristiche

Pur presentando alcuni elementi in comune con il tradizionale romanzo rosa, il romanzo chick lit tende a essere umoristico e post-femminista nella sua rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali. Le protagonista sono di solito donne dinamiche, alla moda, fra i venti e i quarant'anni, che vivono in grandi città (per esempio Londra o Manhattan) e lavorano in settori come l'editoria, la pubblicità, la finanza o la moda. Lo stile della narrazione tende a essere irriverente anche (o soprattutto) sugli argomenti sentimentali e sessuali.

Principali opere

Jane Austen potrebbe essere considerata una precorritrice del chick lit; l'influenza della sua opera si percepisce in molte opere del genere, e alcune autrici hanno esplicitamente dichiarato il proprio debito nei confronti di romanzi come Emma o Orgoglio e pregiudizio. Proprio di quest'ultimo si sente l'eco in quello che viene considerato il capostipite del chick lit, Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding, best-seller mondiale e usato come soggetto di un altrettanto fortunato film. Poco tempo dopo la pubblicazione di Bridget Jones, grande successo ebbe la serie televisiva Sex and the City, basata sul romanzo omonimo di Candace Bushnell, un altro classico del genere.

Sia Bridget Jones che Sex and the City furono inizialmente pubblicati come storie a puntate su quotidiani come il New York Observer e il Daily Telegraph, e successivamente trasformati in romanzo dato il grande interesse del pubblico. La prima opera chick lit a essere concepita fin dall'inizio come romanzo fu probabilmente Manuale di caccia e pesca per ragazze di Melissa Bank. Il successo ottenuto da Fielding, Bushnell e Bank fu tale da dare l'avvio a uno dei generi letterari più prolifici e redditizi degli ultimi decenni. Fra i romanzi chick lit di maggior successo si possono citare la serie di I love shopping (di Sophie Kinsella) e Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger.

Il chick lit italiano

Fra le scrittrici italiane che vengono talvolta paragonate a Kinsella e Fielding si possono citare Alessandra Casella (Un anno di gloria) e Stefania Bertola (Aspirapolvere di stelle).

Il "chick lit maschile"

Alcuni autori vengono talvolta classificati come la controparte maschile del "chick lit"; fra gli altri, Ben Elton, Mike Gayle e Nick Hornby.

Voci correlate (vedi sotto)

-Romanzo rosa

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Chick_lit"Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:42 am    Oggetto:  Cronaca (genere letterario)
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Cronaca (genere letterario)

La cronaca (dal latino chronica) è una semplice forma di narrazione storica che segue il criterio cronologico, riportando gli eventi anno per anno senza dare un'analisi critica e valutativa dei fatti o prendere in considerazione cause, interferenze o ripercussioni degli eventi riportati.

In questo genere letterario i fatti rilevanti hanno lo stesso peso di quelli secondari.

Il termine spesso si riferisce a un libro scritto da un cronista nel Medio Evo che descrive eventi storici in un paese o le vite di nobili o uomini di chiesa, sebbene venga anche riferito al resoconto di eventi pubblici.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:46 am    Oggetto:  Diario
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Diario

[b]Un diario è una forma narrativa in cui il racconto - reale o di fantasia - è sviluppato cronologicamente, spesso scandito ad intervalli di tempo regolari, solitamente a giorni.[/b]

Può essere la cronaca della vita o di un periodo di vita di una persona ma anche la raccolta di annotazioni giornaliere in cui vengono descritti fatti di rilievo, avvenimenti politici, sociali, economici, osservazioni di carattere scientifico o altro.

Con diario si indica anche il supporto materiale dove questo racconto viene realizzato: una moderna forma di diario in questo senso è quella affidata all'informatica attraverso la tenuta di blog personali.

Indice [in questa pagina]

1 Il diario
1.1 Diario di viaggio
1.2 Diario di bordo
1.3 Diario intimo
1.4 Diario per appunti
2 Il diario e il cinema

Il diario

Esistono diari di viaggio, diari di bordo, diari intimi, diari per appunti.

Diario di viaggio

Nell'Ottocento troviamo esempi frequenti di diari di viaggio, come quello di Alexis de Tocqueville che nel suo Viaggio in America 1831-1832 coglie una serie di dati interessanti della realtà americana, mescolando vari punti di vista: quello storico, quello geografico, quello paesaggistico, quello politico.

Diario di bordo

Questa sezione è solo un abbozzo. Se puoi, contribuisci adesso ad ampliarla.

Alla stregua del diario di viaggio, il diario di bordo ha da sempre aiutato esploratori di ogni specie ad appuntare le varie fasi delle proprie imprese. Nella formula più moderna - ed in chiave fantascientifica - il diario di bordo può riguardare anche la navigazione astrale, come nella serie televisiva Star Trek.

Diario intimo

Dall'Ottocento in poi il diario prende sempre di più la forma del cosiddetto journal intime che mostra spesso emozioni, sensazioni e sentimenti allo stato nascente o latente, non ancora ben compresi dalla persona, come nel caso del noto Diario di Anna Frank dove la narratrice, immaginando di scrivere lettere a un'amica inesistente, ovvero un alter ego, racconta gli avvenimenti del giorno per esteso scegliendo la forma della lettera.
Nel diario intimo, il diarista si misura con il suo mondo interiore in una forma di scrittura che assomiglia di più ad una presa di coscienza.

Diario per appunti

Un esempio di diario per appunti può essere Il mestiere di vivere di Cesare Pavese.

Si tratta di un diario che non racconta mai episodi interi, ma vi allude senza rendere espliciti i riferimenti a fatti e persone. In esso vi è un minimo di forma dialogica, ma il "tu" che a volte appare è in realtà un "io". Il diario di Pavese è fatto di sensazioni e di istanti che vengono espressi in forma sintetica e lapidaria, spesso senza verbo o costruite su un verbo all'infinito o al participio passato.

Alcuni diari sono stati pubblicati e sono divenuti opere letterarie vere e proprie perché legati ad esperienze emblematiche, a viaggi o intrecciati ad eventi storici o a trasformazioni sociali.

Gli esempi sono innumerevoli, tra essi:

-"Latinoamericana" di Ernesto Che Guevara
-"La tregua" di Primo Levi
-"Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino"
-"Buonanotte Signor Lenin" di Tiziano Terzani
-"Microservi", di Douglas Copland

Nel 1984 è nato a Pieve Santo Stefano l'"archivio dei diari", che dall'inizio delle sue attività ha raccolto oltre cinquemila tra diari, epistolari e memorie di gente comune e famosa, con l'intenzione di conservarli e metterli a disposizione del pubblico e dei ricercatori.

Il diario e il cinema

Della formula del diario non poteva non occuparsi anche il cinema, forma di comunicazione abitualmente indotta a fagocitare materiale letterario. Il caso più eclatante - oltre a quello evocato dal film I sublimi segreti delle Ya-Ya Sisters - è dato da una pellicola di successo dei primi anni Duemila: Il diario di Bridget Jones.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:51 am    Oggetto:  Discordo, dramma, drammatizzazione.
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Discordo (componimento)

Il discordo è un componimento metrico che risale alle origini della poesia italiana e che prende il nome dal provenzale descort.

Lo schema del discordo è molto semplice: aab-aab-ccd-ccd-ccd (senario due volte, poi ternario e con stanze prevalentemente disuguali).

Il discordo si diffuse in Italia nel Duecento tramite la Scuola siciliana con la caratteristica di tratti astrofici e versi preferibilmente brevi con l'esclusione dell'endecasillabo.

Il contrasto poteva essere a tema: contrasto amoroso, contrasto tra il lamento d'amore e la melodia, contrasto tra schema poetico e melodico e contrasto pluri lingue.

Il carattere fortemente cortese del "discordo" spiega la sua diffusione in ambito siciliano e il suo scarso successo postsiciliano nella rimanente penisola.

Dramma

Un dramma, dal greco "drama" (azione, storia; da δραν, fare), è una forma letteraria che include parti scritte per essere interpretate da attori.

È sinonimo di testo teatrale, o opera teatrale.

In senso lato, è un intreccio narrativo compiuto e destinato alla rappresentazione teatrale. Può essere in forma verbale scritta (ogni opera letteraria che preveda parti recitate o cantate) oppure improvvisata da un attore, o ancora in forma di narrazione non verbale, tramite la gestualità o la danza. Il termine dramma, se inteso in senso restrittivo, si applica esclusivamente alle opere teatrali scritte.

Nell'opera lirica, si ricorre in genere al termine libretto.

Un dramma può avere argomento tragico o comico, a seconda delle situazioni descritte. Nella accezione d'uso comune invece, si tende a designare con questo termine vicende dolorose o problemi esistenziali, o altri eventi di portata tragica.

Drammi possono essere rappresentati tramite diversi tipi di media: spettacoli dal vivo, cinema, televisione.

Nel teatro, il dramma ha mantenuto l'accezione in uso nell'Antica Grecia, dove indicava un qualsiasi componimento destinato alla scena, fosse esso una tragedia o una commedia, e arrivando a essere sinonimo stesso di teatro (theatron). In genere le parole derivate hanno mantenuto il senso originario, legato ad una scrittura teatrale: drammatizzazione, drammaturgia.

Per l'aggettivo drammatico ci sono invece diverse consuetudini d'uso: più legato alle radici teatrali per gli addetti ai lavori di questa disciplina, relativo al concetto di dramma nel suo senso tragico nel senso comune.

Per fare un esempio, a teatro si indica come un bravo attore drammatico colui che in generale padroneggia l'arte drammatica, mentre invece si è soliti definire drammatico un attore di cinema o televisione unicamente in relazione al contenuto tragico o conflittuale della sua recitazione.

Il concetto di dramma e di drammaticità è legato maggiormente ad un dialogo che non ad un monologo o ad una lirica (pur potendo etimologicamente essere riferita a qualunque forma letteraria destinata alla scena).

E' con la presenza di almeno un altro attore dialogante che si può meglio esprimere la caratteristica principale del dramma: il contrasto tra almeno due differenti elementi. Bernard Shaw, introducendo il suo primo volume di commedie, afferma: «Non c'è opera teatrale senza conflitto».

Un contrasto può verificarsi anche in un testo leggero, e costituisce la sua ossatura.

Il binomio dramma-conflitto si esprime spesso anche in campi diversi da quello strettamente teatrale: spesso ci si riferisce a opere letterarie non destinate alla scena, parlando della loro drammaticità, o similmente con opere musicali o di altre arti.

Dramma antico

Per approfondire, vedi le voci teatro greco e teatro latino.

Dramma borghese

Il dramma borghese è un componimento teatrale che rappresenta personaggi della piccola e media borghesia o dei ceti cittadini agiati ma non appartenenti alla nobiltà e ne descrive la vita quotidiana, le disavventure, le aspirazioni. Si è sviluppato tra il XVIII e il XIX secolo.

Voci correlate (Vedi di seguito)

-Drammatizzazione

Drammatizzazione

Drammatizzazione può far riferimento a:

Nel linguaggio della psicoanalisi - il processo secondo il quale un idea o un concetto vengono trasformati in immagini (eventualmente accompagnate da suoni)

In pedagogia e nel teatro - una esercitazione che mette in scena una rappresentazione teatrale di un racconto, un fatto storico o un'opera teatrale in genere.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:55 am    Oggetto:  Ecphrasis
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Ecphrasis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'ecphrasis (o ecfrasis) è un termine di derivazione greca (da ek/fuori e phrasis/parlare - designare un oggetto inanimato con un nome) e indica la descrizione verbale di un'opera d'arte visuale, come ad esempio un quadro o una scultura.

In letteratura esistono famose poesie che sono ottimi esempi di ecphrasis, una su tutte l'Ode su un'urna greca di John Keats.

Indice [in questa pagina]

1 Cos'è l'ecphrasis?
2 Quali sono le arti rappresentate dall'ecphrasis?
3 Ecphrasis nozionale
4 Le Forme Platoniche come inizio dell'ecphrasis
5 Dalla forma all'ecphrasis
6 Socrate e Aristotele
7 Platone e Fedro

Cos'è l'ecphrasis?

L'ecphrasis è generalmente considerata una figura retorica nella quale un'arte tenta di correlarsi ad un'altra arte definendo e descrivendo l'essenza e la forma dell'arte originaria, e nel far questo "rivela" e "porta alla vita" particolari normalmente invisibili a chi non sia esperto di quella particolare forma d'arte.

Un'opera descrittiva di prosa o di poesia, un film o perfino una fotografia possono quindi evidenziare, ciascuna col linguaggio che le è proprio, il significato o le particolarità di una qualunque altra opera delle arti visuali, e nel far ciò espandere l'esperienza estetica del fruitore.

Quali sono le arti rappresentate dall'ecphrasis?

In questo modo, un quadro può rappresentare una scultura, e viceversa, una poesia illustrare un quadro, una scultura ritrarre la protagonista di un racconto: in effetti, nelle giuste circostanze, una qualunque arte può descriverne una qualsiasi altra, specialmente se l'elemento retorico, inteso come il sentimento dell'artista quando ha creato l'opera, è presente.

Ecphrasis nozionale

L'ecphrasis nozionale può descrivere processi mentali come i sogni, i pensieri e i guizzi dell'immaginazione. Può anche trattarsi di un'arte che descrive o tenta di rappresentare un'altra opera d'arte ancora allo stato di abbozzo, in quanto quel che descrive esiste al momento solo nell'immaginazione dell'artista prima che inizi il suo lavoro creativo.

L'espressione può anche essere applicata ad una forma d'arte che descriva le origini di un'altra opera d'arte, come questa è venuta alla luce e in quali circostanze. Infine, può descrivere un'opera d'arte del tutto immaginaria e inesistente nella realtà come se questa esistesse realmente.

Le Forme Platoniche come inizio dell'ecphrasis

Platone descrisse le forme nel libro X della Repubblica, usando oggetti reali.

Dalla forma all'ecphrasis

Fu quest'epitome, questo modello di forma ideale, che un artigiano o più tardi un artista, avrebbe tentato di ricostruire nel suo anelito verso la perfezione.

Socrate e Aristotele

In Socrate e Aristotele non è tanto la forma di ogni letto quanto lo stadio mimetico al quale un letto può essere visto a definire il concetto.

Platone e Fedro

In un altro passo, Platone parla a Fedro dell'ecphrasis: "Tu sai, o Fedro..

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 11:58 am    Oggetto:  Elogio
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Elogio

L'elogio o encomio è un'orazione pubblica in tributo di una o più persone.

Il più delle volte si tratta di un discorso funebre, ma non è raro che vi si usi in occasione di compleanni o eventi speciali, sempre in tributo ad una o più persone.

La prima parola deriva dal greco ευ λογος (buona parola, buon discorso); la seconda da ενκώμιος (discorso tenuto in banchetto).

Originariamente, l'encomio era riservato ai vincitori dei Giochi Olimpici antichi e più propriamente si riferiva al complesso di feste (con banchetti e danze) a loro riservati.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 12:34 pm    Oggetto:  Epigramma, Epitaffio.
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Epigramma

L'epigramma è una iscrizione poetica encomiastica o dedicatoria o più spesso funeraria. Più comunemente viene inteso come epigramma un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità e icasticità.

Nella letteratura classica l'epigramma, dal greco ἐπίγραμμα ("iscrizione"), è una iscrizione funeraria o commemorativa, in seguito, nell' età ellenistica e bizantina diventa un breve componimento poetico che tratta temi diversi, infine, nell' epoca imperiale, assume carattere satirico.

Tra i latini furono grandi epigrammisti Catullo che usò i distici elegiaci e soprattutto Marziale che usò un tono arguto e veloce utilizzando, come Catullo, il metro distico (l'endecasillabo falecio).

Gli antichi epigrammisti vennero imitati nel Quattrocento dal Angelo Poliziano e dal Sannazzaro e nel Cinquecento dall'Alamanni che nei suoi Epigrammi riproduce il distico elegiaco con una coppia di endecasillabi a rima baciata o a rima zero.

In epoca contemporanea usa l'epigramma Pier Paolo Pasolini in Umiliato e offeso utilizzando un distico a rima baciata simile all'alessandrino e Fortini in "L'ospite ingrato" in Carlo Bo: "Carlo Bo./No" dove Carlo Bo è il titolo e il monosillabo no è la più breve poesia italiana concepita fino ad ora che sia inoltre una negazione su rima tronca, di carattere comico che s'addice perfettamente alla struttura e al genere epigrammatico.

Epitaffio

Con il termine epitaffio (dal greco dal greco επι - ταφιον, epi-taphiòn, ossia "ciò che sta sopra al sepolcro") si intende un'iscrizione funebre, il cui scopo è onorare e ricordare il defunto.

Generalmente, pur non sempre, si tratta di uno o più versi di una poesia: molti poeti hanno infatti composto il proprio epitaffio.

Un buon epitaffio deve avere sempre qualcosa che resti impresso, o faccia pensare: un espediente abbastanza diffuso è "parlare" direttamente a chi legge, dando un avviso sul significato della mortalità. Alcuni epitaffi enumerano i grandi risultati ottenuti (un politico o un militare di carriera nominerà, per esempio, il numero degli anni di servizio al Paese).

Per epitaffio si intendeva, in tutta probabilità, l'orazione funebre pubblica che durante i secoli della Grecia antica si teneva ad Atene in onore dei soldati caduti. Per estensione, si sarebbe poi dato tale nome alla semplice iscrizione tombale.

Epitaffi famosi

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc
Parthenope: cecini pascua, rura, duces.


"Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene oggi Partenope: cantai i pascoli, le campagne, i condottieri". Publio Virgilio Marone

´Ω ξεíν´, ´αγγέλλειν Λακεδαιμονíοις ´οτι τηδε
κείμεθα τοîς κείνων ρήμασι πειθόμενοι.

"O straniero, di' ai Lacedemoni che qui, obbedienti alle loro leggi, giaciamo." Simonide di Ceo, monumento delle Termopili

Hodie mihi, cras tibi

"Oggi a me, domani a te", diffuso epitaffio latino

Nature, and nature's laws,
Lay hid in night,
God said, let Newton be!
And all was light.


"La natura, e le sue leggi/giacevano nascoste nella notte/Dio disse, che Newton sia!/E tutto fu luce." Epitaffio per Isaac Newton, scritto da Alexander Pope.

Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato.

Epitaffio per Walter Chiari, attore e comico italiano.


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 12:43 pm    Oggetto:  Eroe, Eroe culturale, Mito degli eroi
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Eroe

In molti racconti un eroe è un uomo o una donna (di solito il protagonista) che possiede caratteristiche ed abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali.

L'eroe, nella mitologia greca, non è altri che un uomo (o donna) figlio di una divinità ed una persona comune. Altrimenti, in casi eccezionali (quali Ettore ed Ulisse), un uomo (o donna) con capacità decisamente superiori alla norma. Nella civiltà classica (greco-romana) l'eroe è fondamentale nella vita quotidiana: rappresenta il cittadino ottimo sia greco, perché provvisto di tutte qualità che l'uomo greco esalta e sogna, sia romano, in quanto o depositario di tutte le qualità del mos maiorum o simbolo del mito dell'homo novus di Sallustio e di Cicerone.

Per altro, l'eroe è protagonista, nella letteratura classica, di gesta importantissime, che spesso non sono altro che giustificazioni delle origini delle grandi famiglie o dello stato. Un valido esempio è proprio Enea, figlio di Venere, che venne indicato da Virgilio nell'Eneide come il "primo latino".

Il genere di cui è centro l'eroe è proprio il poema epico; per un poeta/scrittore, scrivere un poema epico, per molto tempo, circa sino a fine medioevo (alle origini dell'umanesimo e del rinascimento) era la massima aspirazione, proprio perché era il genere più apprezzato da menti pragmatiche e "infiammabili" come quelle dei romani.

Un segno di questa passione è rimasta nel parlato e nella letteratura nelle vesti del verbo cantare. Infatti indica un modo diverso di parlare, più alto e raffinato, del normale esprimersi, nella lingua comune, e nella letteratura si indica, in un proemio con invocazione alle muse, il termine "canto".

Gli eroi semplici delle favole, vengono spesso accompagnati dagli antagonisti: tutto ciò che l'eroe non è e non deve essere.

Una persona può diventare un eroe anche semplicemente andando incontro ad una fine valorosa che glorifichi la sua esistenza attraverso la sua ultima azione (esempi odierni odierni sono tipo sacrificare la propria vita per salvarne un'altra; compiere un gesto per l'onore della patria o per proteggere la propria famiglia, e così via). L'eroe infatti il più delle volte, se non tutte, è un mortale e perciò si distingue dagli dei avendo un'arma in più per aumentare la sua eccezionale aureu: la propria morte.

La tomba dell'eroe viene chiamata heroon e su questa vengono a volta fatti dei sacrifici (soprattutto nell'antica mitologia greca e latina) che contribuiscono a mitizzare l'eroe ed a renderlo quasi simili ad una divinità, dato che in cambio gli venivano richiesti dalla società che lo venerava dei favori particolari.

Spesso eroe e mito si intrecciano e nella mitologia antica l'eroe è accompagnato durante tutto il suo percorso da figure leggendarie e mitologiche.

Tòpos fondamentale dell'eroe dal quale non si può prescindere è l'obbiettivo finale che deve portare a compimento.

Durante la sua vita egli può anche istituire uno modus vivendi, egli cioè è una sorta di colonizzatore o di civilizzatore che introduce nuovi elementi nel determinato ambiente in cui si trova in quel momento. Esso quindi diventa un eroe culturale, la cui strada si separa in maniera distinguibile da quella dell'eroe mitico.

Nella mitologia l'eroe è una sorta di aspirazione da parte di un popolo ad identificare la propria storia, le proprie usanze e, cosa più importante, la propria grandezza.

Nella Roma Repubblicana l'eroe perde tutti caratteri fin qui descritti per ridiventare un normale cittadino che ha fatto del bene per lo stato e per la società.

Voci correlate (vedi di seguito)

-Mito degli eroi
-Supereroe - Tipo di eroe dotato di superpoteri (capacità incredibilmente superiori rispetto ai comuni esseri umani), molto diffuso nei fumetti

Eroe culturale

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Voce della serie

-Mitologia
Greca · Romana · Egizia Azteca · Inca · Maya Mesopotamica · Etrusca · Slava Norrena · Ugro-Finnica · Cinese · Indiana

-Miti e leggende
Mito · Leggenda - Luoghi mitici e leggendari

-Categorie
Creature leggendarie Divinità · Personaggi - Miti e leggende.

**********

Un eroe culturale e un eroe della mitologia o della leggenda di un determinato gruppo culturale, etnico, raziale, religioso ecc...), che è però diverso dall'eroe inteso nell'accezione comune.

Egli è infatti un civilizzatore di una società o di un popolo. Costui introduce nuove usanze, nuovi costumi, nuovi culti e a volte addirittura pure nuove cucine. Cambia il mondo con un'invenzione o una scoperta: il fuoco, l'agricoltura, la musica e via dicendo.

Giunto in mezzo a un popolo, ne stabilisce il modo di vivere sociale e civile. Contribuisce alla crescita del popolo con invenzioni, iniziando stirpi e dinastie, dando il proprio nome a città, paesi, regioni. A volte è successo che abbia fondato addirittura delle città, ma qui la storia si confonde con la mitologia e non si riesce più a trovare un vero unico filo di verità.

Ovviamente un eroe culturale deve essere dotato di un carisma e di qualità che sono al di fuori dell'ordine comune: virtù e difetti civili, naturali, etici e sociali del proprio tempo. A lui non si chiede niente, non è oggetto di culto popolare, ma tutt'al più di commemorazione collettiva in determinati avvenimenti. Perciò non possiede poteri soprannaturali, nè prima nè dopo la morte, ma può contare solo su se stesso e sul popolo che colonizza.

Il termine di eroe culturale è a volte utilizzato metaforicamente per indicare autori o artisti di grande importanza.

Esempi di eroi culturali

Religioni abramitiche (Islam, Cristianesimo, Ebraismo)

-Abramo
-Noè
-David

Mitologia celtica

-Re Artù
-Cúchulainn
-Fionn mac Cumhail (Finn McCool)

Mitologia egizia

-Osiris
-Thoth

Mitologia etrusca

-Tarchon
-Tyrrehenus

Mitologia greca

-Cadmo
-Dioscuri
-Eracle
-Palamede
-Perseo
-Foroneo
-Prometeo
-Triptolemo

Mitologia mesopotamica

-Gilgamesh
-Enkidu

Mitologia romana

-Ercole
-Giano
-Romolo/Quirino

Mito degli eroi

I miti degli eroi narrano le imprese di esseri straordinari, dotati di capacità prodigiose, a volte veri e propri semidei.

Gli eroi vivono al tempo delle origini, quando le comunità degli uomini non sono ancora organizzate da leggi civili, sono i capostipiti dei popoli a cui insegnano le arti della coltivazione, della metallurgia, della scrittura e della guerra, fondano le città e stabiliscono le prime leggi.

Indice [in questa pagina]

1 Un eroe della Mesopotamia
2 Gli eroi della Bibbia
3 Gli eroi dei Greci
4 Gli eroi dei Romani
5 Voci correlate

Un eroe della Mesopotamia

Le avventure di Gilgamesh, eroe della Mesopotamia, sono narrate su 12 tavolette trovate nella biblioteca del re Assurbanipal (669-628 a.C.) durante scavi archeologici effettuati nel secolo scorso, nel luogo dove sorgeva Ninive, l'ultima capitale del regno assiro.

Il poema, che è senza dubbio il più importante della mitologia babilonese ed assira è stato scritto di certo molto tempo prima di Assurbanipal, forse all'inizio del II millennio a.C. e le tavolette trovate a Ninive sono probabilmente una copia che il sovrano si era fatto fare per la sua biblioteca.

Forse, verso il 2500 a.C. visse a Uruk, antica e grande città sumera, in Mesopotamia, un re di nome Gilgamesh il cui regno sarebbe durato 126 anni.

Lo studioso Theodor Gaster ha tradotto le tavolette decifrando la scrittura cuneiforme ed ha riscritto il testo in modo da rendere il racconto più facilmente comprensibile.

Gli eroi della Bibbia

La Bibbia, la cui parola deriva dal greco biblia e significa libri, è una raccolta di 73 libri e si divide in Antico Testamento che narra la creazione del mondo e la storia del popolo ebraico fino alla nascita di Gesù, e Nuovo Testamento, che narra la storia di Gesù e degli apostoli.

Essa è stata scritta da più autori, in un arco di tempo molto lungo, all'incirca fra il 1000 a.C. e il 100 d.C.

In certi casi chi scriveva narrava episodi della storia ebraica che accadevano nel suo tempo e di cui era testimone; in altri casi riferiva storie tramandate per secoli solo oralmente.

Nell'Antico Testamento si narra la storia del popolo ebraico e si dice che è il popolo eletto, scelto da Dio. Per rendersi degni di questa scelta, gli Ebrei devono affrontare molte prove difficili nelle quali sono spesso aiutati dagli eroi.

Le doti eccezionali degli eroi sono doni di Dio e sono il segno del suo potere. Gli eroi non devono però andarne superbi ma servirsene per far conoscere la grandezza di Dio e per aiutare il suo popolo.

Nolti eroi di cui parla l'Antico Testamento sono personaggi realmente esistiti anche se le loro imprese sono state ampliate ed ingigantite da coloro che le tramandavano a voce.

Gli eroi dei Greci

I miti degli dèi e degli eroi antichi nacquero in tempi antichissimi dalla fantasia collettiva dei popoli che abitavano la Grecia.

Gli aedi, poeti cantori, si spostavano da una città all'altra e, accompagnandosi con uno strumento a corde, la lira, recitavano in pubblico le storie, degli dèi e degli eroi, sentite da altri e spesso le modificavano o le ampliavano inserendo nuovi episodi.

I primi poeti che raccontarono per iscritto i miti diffusi in Grecia furono Omero, Esiodo, Pindaro e i tre grandi scrittori di tragedie Eschilo, Sofocle, Euripide.

I miti greci divennero anche patrimonio culturale dei Romani dopo che Roma ebbe conquistato la Grecia.

Fra gli autori latini, nella cui opera si trova la trascrizione di racconti mitologici, i più noti sono Virgilio e Ovidio.

Gli eroi dei Romani

I Romani consideravano Romolo e Remo come primi eroi, primi in ordine di tempo e primi per grandezza.

Romolo e Remo riassumono in sé tutte le caratteristiche degli eroi dell'antichità: fondano una città e quindi aiutano l'umanità a darsi delle regole collettive, ad uscire dalla vita primitiva; danno inizio ad una nuova stirpe; hanno origini divine, essendo figli del dio Marte, e quindi sono semidei.

La loro infanzia è caratterizzata da segni prodigiosi, che fanno presagire la loro grandezza e l'alta funzione che ad essi è stata assegnata dagli dèi: nascono da un dio e sopravvivono miracolosamente al pericolo di morte, come Mosè salvato dalle acque, come Ercole che si salva, nella culla, dal serpente.

Gli eroi romani che vivono dopo Romolo e Remo, assomigliano in parte agli eroi più antichi degli Ebrei e dei Greci e in parte se ne differenziano.

Come gli eroi più antichi anch'essi compiono imprese prodigiose, ma la loro forza non deriva direttamente da un dio e il loro coraggio è una virtù civile, dettata dall'amor di patria e da una concezione dell'uomo ispirata ai valori della virilità, della dignità, della fierezza, della lealtà e dell'onestà.

Sono dei patrioti, degli uomini e non dei semidei e proprio per questo, nel corso dei secoli, il loro comportamento è stato considerato un modello da imitare.

Voci correlate (vedi sotto)

-Mito
-Mitologia


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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 1:01 pm    Oggetto:  Estasia
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Estasia

Estasia è una saga fantasy scritta dall'autore italiano Francesco Falconi, con le illustrazioni di Mario Labieni.

Il primo volume della saga si intitola Danny Martine e la Corona Incantata. La serie è pubblicata nella collana Electi, della Armando Curcio Editore.

Indice [in questa pagina]

1 L'autore
2 L'illustratore
3 Quarta di copertina
4 Stralcio
5 Trama
6 Collegamenti esterni

L'autore

Nato a Grosseto nel 1976, Francesco Falconi è ingegnere delle telecomunicazioni. Un giorno, per caso, trova tra la polvere di un cassetto dimenticato un vecchio quadernone, che porta scritto in copertina: La Corona Incantata. Ricorda all’istante i momenti felici del 1990, quando passava intere giornate a scrivere con la penna le storie fantastiche di Danny Martine e dei suoi amici, in una terra lontana di nome Estasia. Su consiglio di un amico riabbraccia l’antica passione per la scrittura, catapultandosi di nuovo in quel lontano regno di fantasia. Attualmente risiede a Roma. Danny Martine e la Corona Incantata è il suo libro d’esordio.

L'illustratore

Mario Labieni nasce a Roma, il 18 ottobre 1975, è grafico pubblicitario ma si interessa di ogni forma di comunicazione visiva. La sua vera passione è la scenografia teatrale a cui dedica tutto il tempo che riesce a ritagliarsi. Estasia è la sua prima esperienza come illustratore di libri.

Quarta di copertina

“Quando aprii gli occhi ero lontano da quella vita infelice. Ero ad Estasia, un mondo fantastico animato da magiche creature. Cathbad mi chiamò ‘Bianco Prescelto’ e mi affidò il compito di recuperare le Nove Luci della Corona Incantata, per risvegliare la regina Darmha dal Sonno del NonQuando. Aiutato da Coran, la pantera alata, e dall’impavido lucertolone Bolak, ho attraversato le Punte del Regno, affrontando mostri terribili, streghe, indovinelli... Ma non potevo immaginare quali oscuri inganni tramava Disperio dagli abissi del Palazzo dell’Inverso e quale misterioso segreto celavano i suoi Nove Cancelli...” Danny Martine

Stralcio

“Tutto ciò che l’uomo dentro di sé desidera è Estasia. Questo mondo è ciò che gli uomini vogliono che sia veramente, dentro di loro. Un luogo segreto, dove ognuno si può rifugiare nei momenti di bisogno per stare in pace, nella totale serenità ed armonia. Un mondo dei sogni, un luogo di speranza, di fede e d’amore.”

Trama

Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera.

È mattino, Danny sobbalza al trillo della sveglia, scosso da un ennesimo incubo, sempre lo stesso... Capelli arruffati, occhi cerulei, lentiggini sparse qua e là su un naso po’ largo: il ragazzo esce di corsa da casa, non senza aver salutato sua madre Beltane. Dopo l’incidente sono rimasti soli, il padre non ce l’ha fatta mentre lei, da allora, non è più riuscita a parlare; la pittura è il suo unico contatto con la realtà. Nella tranquilla cittadina i giorni di Danny passano monotoni, le interminabili ore scolastiche e le fughe in un podere abbandonato trascorrono sempre con lo stesso ritmo. Ma un pomeriggio, sul tronco di un albero appaiono strane lettere che rispondono a ogni suo pensiero. Tornato nella sua stanza, Danny trova una tela dipinta, sente voci lontane e non appena si rende conto che sul suo collo pende un ciondolo di cristallo, viene sollevato da una forza misteriosa. Il lungo viaggio nel Paese dalle Nove Punte ha inizio. Danny Martine è il “Bianco Prescelto” di un luogo incantato chiamato Estasia, abitato da saggi, dame, vestali custodi, terribili mostri e da una regina bellissima caduta nel Sonno del NonQuando. Danny affronta pericoli terribili, incontra personaggi fatti di acqua, natura e melodie, sfugge a creature mostruose che incarnano i nostri incubi peggiori, risolve tranelli macchinosi per uscire dalla Scacchiera Mutante o abbattere la Barriera dell’Intelletto, e ogni volta rischia la vita per recuperare le Nove Luci della Corona Incantata: Intelletto, Lealtà, Verità, Tempo, Sogno, Perdono, Equilibrio, Perfezione, fino alla Luce della Speranza. Ad affiancarlo nel viaggio, ci sono la bianca pantera alata Coran, il vivace lucertoloide Bolak (con una fimpaticiffima effe fibilante!) e la presenza confortante del Grande Saggio Cathbad. Uniti dalla potenza dell’Amuleto di Cristallo sapranno contrastare la forza malvagia di Disperio, che dal Palazzo dell’Inverso sta effondendo il Male per tutto il Regno.

Collegamenti esterni

-Sito ufficiale Estasia:
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Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Estasia"Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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MessaggioInviato: Ven Nov 24, 2006 1:03 pm    Oggetto:  Fantaiku
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Fantaiku

Un fantaiku è una poesia haiku di argomento fantastico. Solitamente affronta tematiche di fantascienza e fantasy, ma a volte anche horror.

Le regole

Il fantaiku deve avere carattere di immediatezza evitando astrazioni e metafore e deve basarsi su immagini concrete per descrivere le sensazioni (di solito si usa il tempo presente); deve cercare di essere introspettivo e porre in primo piano verità, significati, difetti della vita umana; deve usare un linguaggio di tutti i giorni (ovviamente è ammesso il gergo fantascientifico), evitando il linguaggio fiorito o magniloquente della poesia; deve mantenere un tono riflessivo, di eleganza discreta, amore delle cose semplici.

La forma dovrebbe cercare di rispettare quella classica di tre versi di cinque, sette e ancora cinque sillabe, o altrimenti mantenersi su una struttura di tre linee, di cui la prima corta, la seconda lunga e la terza nuovamente corta.

Un titolo non è mai necessario perché andrebbe in conflitto con la natura minimalista dell'haiku. La punteggiatura va usata con sapienza per eliminare ambiguità e scandire le pause; le maiuscole usate secondo le regole della prosa, per i nomi propri e dopo il punto.

Ovviamente queste regole sono elastiche: infatti è meglio scrivere un fantaiku che non rispetti i limiti di lunghezza ma che sia evocativo piuttosto che scrivere un fantaiku perfetto dal punto di vista formale ma piatto o noioso.

Collegamenti esterni

-Galleria di Fantaiku:
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