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LETTERATURA ITALIANA
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:46 pm    Oggetto:  LETTERATURA ITALIANA
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Letteratura italiana

La nascita della letteratura italiana canonicamente si fa risalire alla seconda metà del XII secolo con la diffusione, all'interno di circuiti assai privati e modesti, di quei manoscritti di carattere religioso, ma anche laico e giocoso, ad uso della comunità religiosa e laica, ma sempre ad un alto livello della scala sociale (p.es. i notai).

Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua.

La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XII-XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni.

La letteratura italiana affonda le sue radici in tempi molto antichi e, come per tutte le lingue neolatine o romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, dialetti e lingue ladini del Friuli, del Trentino e dei Grigioni, Sardo) viene fatta derivare dal latino.

Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla conservazione del latino .

Indice [in questa pagina]

1 Le origini e il Duecento
1.1 Nascita del volgare
1.2 L'influenza franco-provenzale
1.3 La scuola siciliana
1.4 La poesia prestilnovistica
1.5 La scuola cortese toscana
1.6 La poesia comico-realista
1.7 La poesia nell'Italia settentrionale
1.8 La poesia popolare e giullaresca
1.9 La poesia religiosa
1.10 La prosa

Le origini e il Duecento

-Nascita del volgare

La forma meno colta del latino, cioè il latino volgare, diede origine alle forme neolatine, fra le quali la lingua italiana.

Tra i più antichi documenti in volgare italiano sono da annoverare l' Indovinello veronese ritrovato nel 1924 nella biblioteca capitolare di Verona e datato fra i secoli VII e IX ; i Placiti campani datati 960-963; l' Iscrizione di San Clemente che risale all' XI secolo e il Ritmo di Travale del 1158.

Tra i primi documenti letterari del volgare si ricorda il testo giullaresco nominato il Ritmo laurenziano che si fa risalire fra il il 1151 e il 1157, il Ritmo cassinese e il Ritmo di Sant'Alessio che risalgono alla fine del XII secolo. Ma tra i più belli è da ricordare il Cantico di Frate Sole, o Cantico delle creature scritto da San Francesco intorno al 1225.

-L'influenza franco-provenzale

La letteratura italiana delle origini risentì molto dell'influsso francese essendo considerata la Francia, nei secoli XI e XII, il centro della cultura d'Europa. Soprattutto la letteratura di lingua d'oc che si sviluppò in Provenza dando l'avvio a una grande produzione di poesia d'amore ad opera dei trovatori influenzarono la lirica siciliana.
Tra i più noti trovatori italiani che scrissero in lingua occitanica vi fu Sordello da Goito che scrisse il Compianto in morte di ser Blacatz nel 1236. Il volgare vuole dire volgo cioè popolo

-La scuola siciliana

Intorno al 1230 sorse intorno all'imperatore e re di Sicilia Federico II la scuola siciliana che portò avanti la sua attività letteraria per circa un trentennio concludendosi nel 1266 con il figlio di Federico, Manfredi, morto nella battaglia di Benevento. Il tema dominante nei poeti siciliani fu quello dell'amore e le forme di questa poesia sono la canzone, la canzonetta e il sonetto.

Oltre allo stesso re Federico II e ai suoi due figli Enzo e Manfredi che si dedicarono all'attività poetica, molti furono i poeti siciliani tra i quali, il più significativo e citato da Dante Alighieri nel XXIV canto del Purgatorio come il fondatore della scuola, fu Jacopo da Lentini che scrisse uno dei più ricchi canzonieri di quel periodo e diede la prima definizione dell'amore nella letteratura italiana. "Amor è un desio che ven da core/ per abondanza di gran piacimento".

Si ricorda inoltre Guido delle Colonne del quale sono pervenute cinque canzoni, Pier della Vigna di Capua nominato da Dante nel XIII canto dell'Inferno, Rinaldo d'Aquino, Giacomo Pugliese, Stefano Protonotaro da Messina al quale dobbiamo l'unica composizione conservata in lingua originale siciliana.

Annoverato da molti critici come poeta appartenente alla scuola siciliana vi fu anche Cielo d'Alcamo che scrisse il famoso contrasto Rosa fresca aulentissima.

-La poesia prestilnovistica

I temi che avevano caratterizzato la scuola siciliana si spostano, al tempo dei liberi Comuni, in Toscana dando luogo a una scuola che si può definire siculo-toscana dove trovarono spazio, accanto ai temi amorosi, i temi politici.

Accanto a questa scuola si sviluppò, in Toscana e anche in Umbria, un genere di poesia giocosa e realistica, mentre nell' Italia settentrionale nacque un' interessante letteratura in volgare che vuole avere fini didattici e che si accompagna alle esperienze popolari e giullaresche che venivano prodotte in quel tempo dai cantori girovaghi.

-La scuola cortese toscana

Morto Federico II (1250),sconfitto il suo progetto politico, l'eredità della scuola siciliana è raccolta da alcuni poeti toscani, che la adattano al proprio volgare e la innastano nel clima dinamico e conflittuali delle citta comunali: sul piano tematico dell'amore cortese si affiancano nuovi contenuti politici e morali. Il principale esponente della corrente poetica siculo-toscana, fu Guittone d'Arezzo (circa 1230 - 1294)del quale rimane la raccolta di Rime composta da 50 canzoni e 239 sonetti che comprende nella prima parte i temi di carattere amoroso e i temi politici, mentre nella seconda, dove l'autore si presenta come Fra Guittone in seguito alla sua crisi religiosa, dominano gli insegnamenti morali e spirituali. Sempre da attribuire a Guittone d'Arezzo è un Trattato d'amore in 12 sonetti e circa una trentina di Lettere. Tra i poeti più interessanti della scuola di Guittone, rimane il lucchese Bonagiunta Orbicciani al quale Dante nel canto XXV del Purgatorio affida il compito di definire il nuovo modo di poetare con il nome di stilnovo. Nacquero nel contempo, a Pistoia, a Pisa e Firenze, altre scuole che si rifacevano in modo più o meno rigoroso a Guittone. Si ricordano Chiaro Davanzati che nel suo Canzoniere anticipa i motivi dello stilnovo, il guelfo Monte Andrea al quale si deve il più valido trobar clus fiorentino e Dante da Maiano che scrisse un Canzoniere in uno stile intermedio tra quello siciliano e quello guittoniano.
Non è stata provata la storicità della poetessa Compiuta Donzella alla quale vengono attribuiti, da un solo codice, tre sonetti.

-La poesia comico-realista

Verso la metà del Duecento si diffonde in Umbria e in Toscana, una poesia a carattere giocoso e realista dove il gusto dell'invettiva, della ribellione e della comicità vanno a sostituire quello della bellezza ideale.
Tra le figure letterarie di rilievo fu Rustico di Filippo che ha lasciato 58 sonetti nei quali si avverte la lezione siculo-guittoniana ma anche originali temi legati al genere comico, Neo de' Tolomei autore di alcuni sonetti a carattere caricaturale e il giullare aretino Cenne della Chitarra che scrisse canzoni ispirate alla vita rustica.
Ma i due poeti più significativi della poesia comico-realistica furono Folgore da San Giminiano e Cecco Angiolieri.

-La poesia nell'Italia settentrionale

Nell'Italia settentrionale nasce intanto una interessante letteratura volgare a carattere didattico che si ispira sia alla tradizione provenzale che comprende l'enueg (ciò che produce fastidio)e il plazer (ciò che produce piacere), sia alla tradizione biblico-apocalittica, cioè alla letteratura escatologica dei secoli XII e XIII.

Tra i più rappresentativi autori si ricorda il cremonese Gherardo Patecchio, che scrisse un poemetto di ammaestramenti morali intitolato Slanamento de li proverbi de Salamone e un elenco in endecasillabi sui fastidi della vita dal titolo Noie, Uguccione da Lodi autore di un Libro composto in lingua veneta e in lasse monorime di versi alessandrini che tratta del giudizio divino, Giacomo da Verona che scrisse in dialetto veronese un poemetto diviso in due parti, De Ierusalem celesti e De Babilonia civitate infernali che vengono annoverati tra le fonti della Divina Commedia di Dante.

Ma tra i più validi e importanti scrittori del secolo XIII che scrissero in lingua lombarda si ricorda Bonvesin de la Riva per i suoi poemetti legati a esigenze didattiche, i suoi contrasti di carattere allegorico, ma soprattutto per il Libro delle tre scritture composto circa nel 1274, diviso in tre parti che ha come tema l'Inferno (scrittura nigra), la Passione di Cristo (scrittura rubra), il Paradiso (scrittura aurea). Il testo viene ritenuto il primo della letteratura in volgare lombarda e l'autore considerato tra i precursori di Dante.

La poesia popolare e giullaresca

Nella seconda metà del Duecento si diffonde nell'Italia del nord una letteratura in volgare in forma di ballata, solitamente anonima, dovuta soprattutto ai giullari costituita da lamenti di giovani fanciulle che vogliono maritarsi, di donne mal maritate, di canti nuziali.

Da Mantova ci perviene una canzone anonima per danza, mentre da Milano o da Pavia il primo esempio di satira in volgare contro il villano intitolato il Detto di Matazone da Caligano.

Dal Veneto ci perviene invece il Lamento della sposa padovana e dall'Emilia e dalla Romagna diversi sirventesi di argomento politico-cittadino.

Dalla Toscana ci pervengono tre componimenti: una tenzone di argomento politico, una parodia della Passione e un sermone epitaffio attribuite al giullare Ruggiero Apugliese.

La poesia religiosa

Si usa collocare nel 1260 la vera nascita della lirica religiosa al tempo in cui nacque a Perugia, sotto la guida di Raniero Fasani, la confraternita dei Disciplinati che usava come mezzo di espiazione la flagellazione pubblica. Il rito veniva accompagnato da canti corali che avevano come schema la canzone a ballo profana. Attraverso le laude, liriche drammatiche, pasquali o passionali secondo l'argomento religioso trattato, il movimento si diffuse in tutta l' Italia del Nord stabilendone il centro a Perugia e ad Assisi. Ma è il Cantico di Frate Sole o Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi ad essere considerato il più antico componimento in volgare italiano mentre solamente con Jacopone da Todi la lauda assunse una dimensione artistica.

La prosa

Il peso della prosa latina è ancora molto forte in questo periodo per cui la prosa in volgare, rispetto alla poesia ,subì un certo ritardo.
Il primo a fornire i nuovi modelli per il volgare fu il grammatico bolognese Guido Faba che comprese l'importanza che la lingua volgare stava acquisendo nella vita quotidiana e in quella politica.
Nel corso del Trecento si forma una raccolta di novelle scritte in volgare fiorentino, di aurore anonimo, intitolato il Novellino con finalità morali e pedagogiche.

Tra gli altri prosatori in volgare di questo periodo si ricordano Salimbene da Parma, un frate francescano, che scrisse numerose cronache in un latino colto e nello stesso tempo popolare che accoglieva anche numerose forme di lingua lombarda e di lingua emiliana; Iacopo da Varazze, frate domenicano diventato nel 1292 vescovo di Genova che scrisse in latino una raccolta che venne presto diffusa in versione volgarizzata; Brunetto Latini, senza dubbio la figura principale tra i prosatori duecenteschi che scrisse in lingua d'oil il Tesoro ( Li livres dou Trésor) un testo enciclopedico che tradotto in seguito in volgare ebbe due versione e che Dante considerò una fonte preziosa per la sua Commedia citandolo come maestro ideale nel XV canto dell'Inferno e il Tesoretto ricalcando il modello del «Roman de la rose»; Bono Giamboni compilò un'opera a carattere allegorica-didascalica, Il libro de' vizi e delle virtudi creando la prima opera dottrinale autonoma.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.[/i]

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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:56 pm    Oggetto:  Storia della letteratura italiana
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Storia della letteratura italiana

La Storia della letteratura italiana è la storia di tutte le forme che l'attività letteraria in Italia ha assunto in ogni singola età e nel corso di tutto il processo storico. Più in generale, è la storia delle istituzioni letterarie: ingloba infatti altre storie di fatti particolari, come il ruolo sociale che lo scrittore ha di volta in volta ricoperto, accettato o rifiutato, il pubblico al quale "scuole" e singoli hanno rivolto i loro scritti e quindi le scelte conseguenti di generi, di lingua e di stile oltre ad essere storia del pubblico che ha fruito nel tempo di quelle opere e dell'uso sociale che ne ha fatto.

Indice [in questa pagina]

1 Le lingue volgari in Europa
2 La cultura medioevale
2.1 I primi documenti scritti in volgare
3 Diffusione del volgare nei secoli XIII e XIV
3.1 La Scuola poetica siciliana
3.2 Il Duecento e la letteratura religiosa
4 Tra il Duecento e il Trecento: il Dolce Stil Novo
5 La poesia comico-realistica
5.1 La poesia popolare
6 Tra il Duecento e il Trecento: Dante e la Divina Commedia
7 Il Trecento
7.1 Quadro storico
7.2 Petrarca e Boccaccio
8 Il Quattrocento
8.1 Quadro storico
9 Il Cinquecento
10 La seconda metà del Cinquecento
11 Il Seicento
11.1 Quadro storico
11.2 Il barocco letterario
12 Il Settecento
12.1 Quadro storico
12.2 Le idee illuministiche
12.3 Tra il Settecento e l'Ottocento
13 L'Ottocento
13.1 I caratteri del romanticismo
13.2 La Letteratura romantica in Italia
14 Tra Ottocento e Novecento
14.1 Il verismo
14.2 Giosue Carducci e il neoclassicismo
14.3 Il Decadentismo
14.4 Quadro storico
14.5 I caratteri del decadentismo
14.5.1 Gli scrittori
15 Primo Novecento
16 Il Novecento
16.1 I narratori
16.1.1 Il ritorno alla tradizione
16.1.2 Il Neorealismo
16.1.3 La letteratura meridionalista
16.1.4 Altri scrittori
16.2 La poesia
16.2.1 Il Crepuscolarismo
16.2.2 Il Futurismo
16.2.3 L'ermetismo
16.2.4 Altre poetiche
17 Il secondo Novecento
17.1 La neo-avanguardia
18 Collegamenti esterni

Le lingue volgari in Europa

La lingua italiana, come molte lingue europee, ha origine in un periodo, durato oltre cinque secoli, che va dal crollo dell’Impero romano (476 DC) all'anno 1000 circa.

In quel lungo periodo il latino, parlato da tutte le genti romanizzate, si trasforma di continuo poiché entra in contatto prima con i dialetti germanici usati dai Goti, dai Longobardi, dai Franchi, in seguito con il greco che era la lingua ufficiale dell'impero bizantino, infine con l’arabo che si diffonde lungo tutto il bacino del Mar Mediterraneo a partire dal VII secolo.

Progressivamente nascono le nuove lingue d’Europa che essendo parlate dalla gente, cioè dal volgo, vennero dette volgari. Esse si contrappongono al latino che continuerà ancora per molto tempo ad essere la lingua ufficiale del potere e della cultura.

La cultura medioevale

La letteratura in "volgare italiano" che si esprime nel corso del Duecento nasce da una cultura raffinata che era stata elaborata nei secoli precedenti. Sarà dunque necessario rivedere le sue radici culturali e analizzare brevemente quella che fu la cultura medievale nel periodo che va dall'Alto Medioevo alla società comunale.

Le grandi trasformazioni in campo demografico, economico, politico e sociale che interessano l'Europa dei secoli XI-XII si ripercuotono sul modo di pensare degli uomini.

I signori feudali si circondano di corti frequentate da trovatori, giullari, intellettuali di ogni genere che idealizzavano le gesta e il lignaggio dei loro signori. Anche le donne, le nobili dame, erano fonte di ispirazione per i poeti ed è proprio nelle corti medioevali che viene celebrato l'amore cortese.

La figura del cavaliere "errante e senza macchia" viene messa in luce dalla poesia e, pur trattandosi di una creazione letteraria essa è oggettivamente legata ad una forma di incivilimento dei codici di comportamento dei nobili.
Significativo è in questo periodo, il fenomeno dei tornei che, essendo battaglie ritualizzate e non cruente, danno occasione ai giovani aristocratici di mettersi in luce.

Il fiorire della civiltà comunale e il rafforzarsi delle monarchie nazionali ebbero forti conseguenze anche in campo intellettuale e si avvenne ad una stimolazione della cultura.
Nascono in questo periodo le prime Università e l'insegnamento, fino a quel momento impartito solamente presso le scuole monastiche e vescovili, pertanto sotto la sorveglianza delle autorità ecclesiastiche, diventa più libero.

I primi documenti scritti in volgare

In Italia i primi documenti in lingua volgare compaiono nel IX secolo. In essi è molto evidente la derivazione della nuova lingua dal latino.

Uno dei più antichi è un indovinello sulla scrittura:

Se pareba boves
alba pratalia araba
albo versorio teneba,
negro semen seminaba


(Spingeva innanzi i buoi =le dita
arava un bianco prato =la carta
teneva un bianco aratro =la penna
seminava nero seme =l’inchiostro).

Fino al Duecento – Trecento il volgare rimane, soprattutto una lingua usata dal popolo nella vita quotidiana perché solo molto di rado viene utilizzato in documenti di una certa importanza, per redigere i quali si preferisce ancora la lingua latina.

Diffusione del volgare nei secoli XIII e XIV

La nuova lingua diventa importante nel Duecento e nel Trecento perché in quei secoli fioriscono le città e i comuni e si sviluppano le attività economiche e gli scambi commerciali; crescono anche le relazioni politiche e culturali tra gli Stati.

Si diffonde, perciò, il bisogno di una lingua che superi le differenze dialettali e che possa essere capita in tutta la penisola.

I mercanti, ad esempio, la cui rete d’affari diventa sempre più estesa, adottano il volgare come lingua commerciale. In questo modo l’uso della stessa lingua facilita i contatti e le trattative così come il fiorino, la moneta d’oro coniata a Firenze nel 1252 e accettata in tutti gli Stati, rende più semplice il cambio della valuta.

Anche le fiere, i mercati e i pellegrinaggi in diversi luoghi di culto, occasione di incontro tra gente di provenienza geografica differente, contribuiscono alla creazione di una lingua comune, comprensibile a tutti.

Il volgare rimane di fatto soltanto una lingua parlata fino al XIII-XIV secolo, quando si diffonde il suo uso scritto tra molti autori di opere in prosa o in versi: nasce così una nuova lingua letteraria.

La Scuola poetica siciliana

A Palermo, alla corte dell'imperatore Federico II (1194-1250), i poeti-funzionari della corte scrivono le prime poesie in un volgare composito che ha come base il dialetto siciliano, ma unisce influssi dal provenzale e dal latino. Nasce la Scuola Siciliana.

Poeti come Giacomo da Lentini, Pier delle Vigne e Cielo (o Ciullo) d'Alcamo compongono raffinate liriche d'amore in volgare siciliano.

In seguito il primato delle attività letterarie passa all'Italia centrale, alla Toscana e all'Umbria e la nuova lingua diventa strumento sempre più adatto, per ricchezza di parole e sintassi articolata, ad esprimere sentimenti e comunicare pensieri.

Il Duecento e la letteratura religiosa

Le prime opere letterarie scritte in lingua italiana sono poesie di argomento religioso. Sono, in genere, laudi, cioè componimenti in lode di Dio o dei santi.

Nel Medioevo tutta l'Europa è pervasa da un profondo sentimento religioso: i grandi papi come Gregorio Magno, i monasteri, la conversione al Cristianesimo dei popoli barbari, suscitano una forte tensione spirituale di cui sono testimonianza ancora oggi le grandi cattedrali gotiche costruite alla fine di quell'epoca.

Tra le laudi più significative si ricordano il Cantico di frate Sole di San Francesco d'Assisi e Donna del Paradiso di Jacopone da Todi, un dramma di tono popolare con quattro personaggi - Maria, Cristo, il nunzio, il popolo - destinato alla rappresentazione teatrale.

Tra il Duecento e il Trecento: il Dolce Stil Novo

Negli ultimi decenni del XIII secolo e nei primi anni del secolo successivo si afferma il primo grande movimento letterario italiano, il Dolce Stil Novo.

Si tratta di una scuola poetica i cui maggiori esponenti sono il bolognese Guido Guinizelli e i fiorentini Dante Alighieri e Guido Cavalcanti.

Nelle loro opere i poeti del "Dolce Stil Novo" dedicano i versi alla donna amata e cantano l'amore ispirandosi ai seguenti concetti:

-la donna è paragonata ad un angelo, è una creatura perfetta la cui contemplazione eleva a Dio;
-l'amore è, perciò, una forza spirituale ma solo un "cuor gentile", cioè una persona che possiede per natura la possibilità di migliorarsi e di raggiungere la perfezione morale, può provare questo sentimento.

Lo Stil Novo, cioè il nuovo modo di scrivere poesie d'amore, richiede ai poeti la scelta di parole "dolci", ovvero chiare, gentili, eleganti, da usare in una composizione di tono alto e nobile.

Il "Dolce Stil Novo" esprime gli ideali della classe borghese del Trecento che sente l'esigenza di conciliare la sua nuova visione della realtà - concreta e legata ai piacere della vita - con la spiritualità religiosa del medioevo.

Con il "Dolce Stil Novo", la nobiltà spirituale che il "cuor gentile" raggiunge per mezzo dell'amore, si contrappone alla nobiltà del sangue, così come la borghesia ha sostituito l'aristocrazia feudale, ormai in declino, nel ruolo di classe dirigente.

La poesia comico-realistica

Accanto alla lirica cortese un posto di rilievo va assegnato alla poesia comico-realistica, chiaramente antitetica alla contemporanea spiritualità stilnovista.

Essa si sviluppò in Toscana ma ebbe il suo centro a Siena. Tra i poeti maggiori si ricordano Rustico di Filippo, Cecco Angiolieri e Folgore da San Gimignano.

È questa una corrente che si riallaccia ad una tradizione di derivazione mediolatina, quella della poesia goliardica che si era diffusa nel XII secolo in Francia, in Germania e in Italia.

Essa si ispira a temi realistici (l'amore come vibrazione di sensi, la donna come creatura terrena) e a motivi anticortesi (l'esaltazione del denaro, del gioco, della taverna e del piacere).

Anche il linguaggio è quello quotidiano con la ricerca della parola efficace e colorita assoggettato all'utilizzo del rinfaccio e del vituperium, con un frequente uso al discorso diretto e all'uso di un gergo che si può definire "furfantesco".

La poesia popolare

Ampia diffusione ebbe anche la poesia popolare o popolareggiante dietro la quale ci sono per lo più i giullari o a volte chierici o studenti che hanno abbandonato gli studi.

È questa una poesia per lo più anonima e di non molto rilievo, più che altro basata sull'oralità e che ebbe poca rilevanza sullo sviluppo della letteratura dell'epoca. La critica recente annovera tra i poeti di questo genere Cielo d'Alcamo, categorizzato precedentemente tra i poeti della scuola siciliana.

Tra il Duecento e il Trecento: Dante e la Divina Commedia

Ma è con Dante Alighieri che la lingua volgare riceve il suo massimo impulso espressivo e la letteratura italiana, appena nata, tocca subito uno dei suoi vertici più alti. Per questo l'Italia ha riconosciuto in lui il "padre" della lingua italiana e il suo poeta nazionale.

L'opera più nota da lui composta è la Divina Commedia. Scritta in lingua volgare è un grande poema in versi endecasillabi suddivisi in 100 canti e in tre parti dette cantiche: l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. Si tratta di un poema allegorico che si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un messaggio morale: mostrare agli uomini gli effetti negativi del peccato e insieme indicare la via per la redenzione spirituale.

Al valore letterario e morale dell'opera si aggiunge quello culturale, perché la Divina Commedia è la più alta sintesi della civiltà medievale.

Il Trecento

Nel Trecento importanti eventi storici cambiano il volto dell'Europa e segnano la fine della cultura gotica medievale di cui Dante è il maggior rappresentante.

Quadro storico

Le due forze dominanti del Papato e dell'Impero attraversano una crisi profonda: i papi dal 1308 al 1377, non risiedono più a Roma ma ad Avignone in Francia e, dal 1378 al 1418, i papi sono addirittura due, uno a Roma e l'altro ad Avignone, in guerra l'uno contro l'altro mentre gli imperatori del sacro romano Impero Germanico perdono sempre più potere.

Gravi carestie, una terribile epidemia di peste, guerre continue tra cui quella, scoppiata nel 1337, che oppone Francia ed Inghilterra per cento anni, provocano un notevole calo di popolazione.

Travolta da questi fatti e dai cambiamenti che ne derivano, la grande civiltà medievale scompare ma, dopo il 1350, si pongono le basi per una cultura nuova, che si può definire pre-umanistica.

Infatti, ai valori religiosi del medioevo si affiancano e spesso si contrappongono nuovi valori laici e si afferma una visione della vita non più legata soltanto agli ideali religiosi.

Soprattutto l'uomo borghese, fiducioso nelle proprie capacità, mostra desiderio di conoscere la realtà e di dominarla, vuole assaporare i piaceri dell'esistenza, cerca nuovi ideali e riferimenti culturali nelle opere di autori greci e latini. In questo periodo, due sono i grandi scrittori che meglio testimoniano nelle loro opere la complessa fase di trasformazione culturale, sociale e politica del Trecento e che rappresentano, nella letteratura italiana, un momento di passaggio tra l'età medievale e l'Umanesimo del Quattrocento: Francesco Petrarca (1304-1374) che scrive in lingua volgare il Canzoniere e Giovanni Boccaccio (1313-1375).

Petrarca e Boccaccio

Le canzoni del Petrarca, che appartengono a quel tipo di componimenti che fino al Duecento erano destinati ad avere un accompagnamento musicale, furono considerate, nei secoli successivi, degli esempi perfetti di canzoni, tanto che ancor oggi vengono dette "canzoni petrarchesche".

Boccaccio, come Petrarca, è consapevole del valore della cultura classica latina e greca, sentita come stimoli ad una nuova civiltà, e anch'egli usa e perfeziona il volgare che, nella sua prosa, assume una grandissima varietà di toni e ricchezza di vocaboli e di strutture sintattiche.

Il suo capolavoro è il Decameron, una raccolta di novelle, scritta tra il 1348 e il 1353 in lingua volgare che ci offre uno straordinario ritratto della civiltà cittadina del Trecento, un mondo in cui l'uomo borghese cerca di creare un'armonia tra la realtà dei traffici e del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormai al tramonto.

Nelle novelle del Boccaccio l'eroe è di solito un uomo attivo e ricco d'ingegno, capace, volta per volta, di interpretare la realtà per dominarla o trovare un adattamento. L'individuo è ormai al centro del mondo e il mondo è già tutto terreno.

Il Quattrocento

Dopo la terribile epidemia di peste del 1348-1350, l'Europa lentamente supera la grave crisi economica e si avvia ad una profonda trasformazione culturale, già anticipata dal Petrarca e dal Boccaccio, e politica, con la nascita degli stati nazionali e delle signorie in Italia.

Quadro storico

Intorno al 1400 questo processo si può considerare compiuto: la grande civiltà medievale è scomparsa e si è affermata una nuova visione dl mondo.

Fondamentale è il contributo delle grandi corti signorili che diventano centri di rinnovamento culturale in tutti i settori: quello artistico, scientifico, filosofico, letterario e politico.

In Italia le corti che danno un maggior impulso alla nuova cultura, indicata per il Quattrocento con il nome di Umanesimo e per i primi decenni del Cinquecento con il nome di Rinascimento, sono quelle degli Aragonesi a Napoli, dei Montefeltro ad Urbino, degli Este a Ferrara, dei Gonzaga a Mantova, dei papi a Roma e degli Sforza a Milano.

A Firenze, intorno a Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, si riuniscono filosofi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, letterati come Angelo Poliziano e Luigi Pulci, artisti come Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci e il giovane Michelangelo Buonarroti.

In questo periodo si studiano gli autori classici latini e greci (le Humanae litterae da cui deriva il nome Umanesimo) e scopo degli umanisti non è solo quello di studiare opere di grande valore letterario ma di rintracciare modelli di comportamento esemplare e di perfezione da additare ai loro contemporanei.

Si esaltano le qualità dell'uomo come la dignità, la libertà e la creatività del suo pensiero.

Si diffonde così una grande fiducia nell'intelligenza umana, nelle capacità di penetrare con gli strumenti della scienza nei segreti della natura, di allargare i confini del mondo conosciuto (il 1492, data della scoperta dell'America segna anche, per tradizione, la data di passaggio dall'età medievale all'età moderna).

Gli autori di questo periodo cercano di realizzare gli ideali di bellezza e armonia, non solo in letteratura, ma anche in altri settori come la pittura, l'architettura, la scultura, la musica.

Si estende sempre di più l'uso della lingua volgare e anche le cronache e alcuni trattati scientifici vengono scritti in italiano perché destinati ormai ad un pubblico sempre più vasto.

La letteratura italiana acquista via via coscienza delle sue possibilità espressive e del suo valore.

Il Cinquecento

Nel Cinquecento nasce la questione della lingua e si iniziano a fare studi e ricerche con l'intento di fissare le regole di una lingua letteraria nobile, ben distinta da quella comune, parlata da tutti.

Vengono proposti come modelli il Petrarca per la poesia e il Boccaccio per la prosa, cioè quello che viene chiamato il fiorentino illustre.

Con lo scopo di difendere la tradizione e il patrimonio linguistico nazionale, viene fondata, nel 1583, l'Accademia della Crusca che continua la sua opera ancora ai giorni nostri.

Molti sono gli autori importanti del Quattrocento e del Cinquecento, come Angelo Poliziano, Lorenzo il Magnifico, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso.

A parte qualche poesia scritta in latino, l'opera dell'Ariosto è tutta in volgare e il suo capolavoro, il poema cavalleresco L'Orlando Furioso, rivela che l'Ariosto è ormai uomo del Rinascimento.

Un primo esempio di galateo , in volgare, viene fatto pubblicare da Monsignor Della Casa.

La seconda metà del Cinquecento

Nei secoli XV e XVI la fiducia nelle capacità dell'uomo raggiunge i suoi momenti culminanti con le grandi scoperte geografiche e la Riforma Protestante ma, all'incirca verso la metà del Cinquecento, la cultura umanistica entra in crisi.

In Italia questo periodo è caratterizzato, sul piano politico dalla dominazione spagnola e sul piano culturale, dalla Controriforma come reazione della Chiesa cattolica al diffondersi delle dottrine protestanti.

A questo scopo il Concilio di Trento (1545-1563) cerca di porre sotto controllo il libero pensiero, proibendo, ad esempio, la lettura di quei libri che la Chiesa riteneva pericolosi per la fede dei cattolici.

Si determina così una progressiva crisi culturale, si spegne lo spirito di ricerca e si smarrisce la fiducia nelle capacità creative dell'uomo, mentre va diffondendosi la coscienza che le risorse della mente umana siano limitate e ostacolate dal destino e dal peccato. Viene in questo modo a prevalere la paura del cambiamento e il pessimismo nel futuro.

Gli autori del tardo Rinascimento si dedicano soprattutto ad imitare i classici o i grandi autori del passato con l'attenzione rivolta in particolare alla forma e al rispetto di regole precise.

Questo impegno sul piano stilistico dà a volte origine ad opere scritte con eleganza ed armonia, a volte soltanto prive di slancio espressivo e di idee.

L'autore che emerge decisamente sugli altri è Torquato Tasso (1544-1595) che nella sua opera la Gerusalemme Liberata, poema epico suddiviso in 20 canti rivela tutti i dubbi religiosi di quel periodo.

Il Seicento

Il Seicento è un secolo di profondo mutamento nell'intero sistema letterario. In questo secolo si assiste alla dissoluzione del poema eroico, alla comparsa nel teatro di nuove forme miste come il dramma pastorale e la tragicommedia, alla nascita del romanzo.

Quadro storico

In Italia la crisi politica e culturale iniziata alla metà del Cinquecento si protrae per tutto il Seicento, mentre la Spagna consolida il suo potere politico e la Chiesa della Controriforma la sua influenza spirituale.

In campo economico e sociale, oltre alla peste, alle carestie e alle guerre, la decadenza è dovuta anche alla nuova classe dirigente. Infatti alla borghesia si sostituisce la nobiltà e la vecchia mentalità, legata allo sfruttamento estensivo della terra, prende il sopravvento sull'intraprendenza commerciale.

Sul piano culturale la nobiltà e il clero impongono per tutto il secolo il loro interesse per i riti e i cerimoniali ed anche il gusto per la magnificenza sempre esibita: e sono queste le caratteristiche della cultura barocca.

Il Seicento è però un secolo di contraddizioni, infatti se da un lato l'arte, la letteratura, l'abbigliamento, l'arredamento, la vita di corte, le cerimonie religiose, sono dominate dalla ricerca di forme sfarzose, complicate e stravaganti, tipiche del gusto barocco, dall'altro lato, in campo scientifico, si pongono le basi di un metodo d'indagine razionale e rigoroso.

Il barocco letterario

In letteratura gli autori mettono una cura estrema nella scelta della forma linguistica e nell'invenzione delle immagini che devono piacere al lettore e soprattutto meravigliarlo.

Le opere più riuscite sono perciò ricche e originali di metafore impreviste ed estrose, di invenzioni sorprendenti e la lingua, in esse utilizzata rivela notevoli potenzialità espressive.

Invece, nelle opere più scadenti, lo stile barocco diventa fastidioso perché puro esercizio tecnico all'insegna dell'esagerazione, con uno stile spesso ridicolmente grandioso e con immagine troppo ricercate e bizzarre.

È comunque importante in questo periodo, il contributo che in tutta Europa i letterati danno alla riflessione sulla lingua, sui generi letterari e sullo stile ed in questo essi portano avanti il processo iniziato dagli umanisti e continuato nel Rinascimento.

In alcuni paesi d'Europa la letteratura barocca ha prodotto molti capolavori in questo periodo ma in Italia, a causa della crisi politica e culturale, pochi sono gli autori che hanno prodotto opere di grande interesse.

Tra costoro si possono annoverare Giambattista Basile che scrive in dialetto napoletano una raccolta di fiabe (Lo cunto de li cunti), Giambattista Marino, il più noto tra i poeti barocchi, e lo scienziato Galileo Galilei.

Il Settecento

Il Settecento, soprattutto nella seconda metà, è profondamente segnato dalle trasformazioni economiche e sociali che avvengono in tutti i paesi d'Europa.

Quadro storico

La borghesia, che ha accresciuto la sua importanza, elabora una nuova cultura caratterizzata dell'ottimismo e dalla fiducia nel progresso, considerato come la conseguenza del corretto intervento della ragione ed infatti il Settecento è stato definito come il secolo dei lumi, o meglio della razionalità.

In campo economico il nuovo sistema dà origine al moderno sistema capitalistico, la produzione agricola subisce un aumento come conseguenza dei metodi di coltivazioni più moderni ed efficaci e cambia il modo di produrre manufatti con l'introduzione di macchinari industriali azionati dall'energia idraulica e poi dal vapore (la Rivoluzione industriale), si afferma il libero commercio e si intensificano gli scambi con le colonie.

Nel XVIII secolo ricevono grande importanza la libera ricerca, l'applicazione sperimentale delle scoperte, la divulgazione della scienza e della cultura.

La cultura illuminista cambia la mentalità e opera grandi trasformazioni. Si diffonde ovunque un nuovo spirito di tolleranza, idee sulla eguaglianza tra gli uomini, si discute contro la pena di morte e contro il dispotismo politico.

Il confronto e la diffusione delle nuove idee avvengono nelle opere degli scrittori, nei salotti dove si incontrano gli intellettuali, e sui giornali, fogli stampati con scansione periodica, che rappresentano il primo moderno mezzo di comunicazione di massa.

Le idee illuministiche

Le idee illuministiche si diffondono in Italia verso la metà del secolo ma solo Napoli e Milano diventano importanti centri di rinnovamento politico e letterario.

In campo letterario si reagisce agli eccessi del barocco e si cerca di riportare la poesia a quelle norme di misura, armonia e razionalità che i poeti del Seicento avevano ignorato.

A Roma nasce un'accademia letteraria, l'Arcadia, che si propone di ristabilire il buon gusto nella poesia che deve saper esprimere con forme semplici e aggraziate situazioni e sentimenti.

A Milano viene pubblicato, dal 1764 al 1766, una delle prime riviste italiane, Il Caffè, un periodico che esce ogni dieci giorni.

Il fondatore, Pietro Verri e i suoi collaboratori, tra i quali Cesare Beccaria, si propongono di presentare agli italiani le nuove idee trattando argomenti letterari, economici, giuridici, sociali, scelti secondo un criterio "del nuovo e dell'utile" e secondo il motto "fatti e non parole".

I tre grandi autori del Settecento che meglio interpretano lo spirito rinnovatore dell'illuminismo sono Carlo Goldoni, Giuseppe Parini e Vittorio Alfieri.

Tra il Settecento e l'Ottocento

Negli ultimi decenni del Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento si manifesta, sia nelle arti figurative che in poesia, un nuovo fermento culturale che sfocia nel movimento del Neoclassicismo o Nuovo classicismo (ad esempio nella poesia di Vincenzo Monti e nella scultura di Antonio Canova).

Gli artisti neoclassici si ispirano all'arte classica, all'arte quindi dei Greci e dei Romani e vogliono riprodurre nelle loro opere l'armonia delle opere antiche che essi assumono come modelli di equilibrio e di perfezione formale.

Gli scrittori neoclassici, e Ugo Foscolo in particolare, anticipano anche alcuni aspetti del romanticismo esprimendo l'amor di patria, la partecipazione agli eventi storici del loro tempo, la nostalgia del passato.

Secondo alcuni studiosi esiste una sorta di epoca di mezzo letteraria tra le due correnti dell'illuminismo e del neoclassicismo (anticipante in parte le teorie romantiche) definita Poetica del Sublime. Vi convergono motivi naturalistici in una dimensione di deformazione e straniamento della realtà che materializzano un vivo senso di orrore. Ne sono precursori il Dante della "Commedia" e il Tasso della "Gerusalemme liberata", mentre ne porta avanti i motivi l'Alfieri e il Parini.

L'Ottocento

Nei primi anni dell'Ottocento il termine "romantico", che era usato in Inghilterra fin dal Seicento per indicare in modo spregiativo il contenuto fantastico dei romanzi cavallereschi e pastorali, viene usato con un significato positivo e molti scrittori adottano il termine "romantico" in contrapposizione a "classico" per sottolineare che nelle loro opere essi privilegiano le emozioni e l'irrazionalità rifiutando il razionalismo degli autori neoclassici.

I caratteri del romanticismo

Il romanticismo è un movimento culturale complesso che presenta molte differenze tra un Paese europeo e l'altro ma ovunque è caratterizzato da alcuni aspetti comuni:

-il sentimento: in opposizione agli illuministi che sostenevano il primato della ragione e identificavano in essa il principio di uguaglianza tra gli uomini, i romantici rivalutano il sentimento, la passione, l'istinto, ed esaltano le differenze individuali. Essi inoltre riscoprono la potenza creatrice della fantasia e credono che l'intuizione e il sogno possano, più della ragione, penetrare i misteri dell'uomo e del mondo.

-l'inquietudine: i romantici aspirano ad evadere dalla realtà perché la sentono come una prigione che soffoca la potenza creativa dell'io. Il contrasto con il mondo reale dà loro un senso continuo di infelicità e un'inquietudine che li spinge a cercare i valori assoluti: Dio, l'amore perfetto, gli ideali più alti della patria e dell'umanità. Essi, per raggiungere ciò in cui credono assumono a volte atteggiamenti di eroi ribelli pronti a violare ogni norma, altre volte diventano eroi vittime, condannati al dolore e alla noia.

-la storia: i romantici attribuiscono alla storia un grande valore perché la ritengono maestra di vita convinti che ogni evento non è frutto di errori casuali, ma deriva dagli eventi che lo hanno preceduto.
L'uomo, dicono i romantici, deve ricercare la propria identità nazionale nella cultura del popolo, nei suoi usi e costumi, nei dialetti, nelle fiabe e nelle leggende che ogni generazione tramanda a quella seguente.

La Letteratura romantica in Italia

Il più famoso manifesto del Romanticismo viene pubblicato nel 1816 da Giovanni Berchet ed è la Lettera semiseria di Grisostomo al proprio figlio.

In essa Berchet afferma che la letteratura deve nascere da forti sentimenti e da una salda coscienza morale. Egli sostiene che gli scrittori italiani devono rifiutare le regole e i valori del classicismo e scoprire il mondo cristiano, contribuendo con le loro opere a formare negli italiani una coscienza nazionale e collaborare all'unificazione politica dell'Italia.

Nasce in quegli anni il primo gruppo di scrittori italiani che si ispirano alle idee del romanticismo e che scrivono sulla rivista Il Conciliatore (1818-1819) fino a quando la polizia austriaca non la sopprime. Tra essi ci sono Alessandro Manzoni, Silvio Pellico e Giovanni Berchet.

Il movimento letterario romantico diventa l'interprete degli ideali del Risorgimento e ben presto la parola romantico diventa sinonimo di patriota.

Tra gli autori più importanti dell'Ottocento sono da annoverare Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni che con i Promessi Sposi lascia il modello più alto e compiuto di romanzo storico italiano e Giacomo Leopardi.

Tra gli altri autori di questo periodo, suddivisi in base alla loro produzione, si possono menzionare:

-scrittori autobiografici e memorialisti come Massimo D'Azeglio e Luigi Settembrini;
-scrittori politici e storici come Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti;
-poeti patriottici come Giovanni Berchet e Goffredo Mameli, autore dell'inno Fratelli d'Italia;
-poeti satirici come Carlo Porta, Gioachino Belli e Giuseppe Giusti.

Tra Ottocento e Novecento

Il verismo

Negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento si diffonde un movimento chiamato Verismo, termine che deriva dalla parola vero. Attorno a tale movimento - che si sviluppa a Milano, la città italiana che aveva a quel tempo la vita culturale più feconda - si raccolgono intellettuali di regioni diverse; le opere veriste tendono a rappresentare soprattutto le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale e insulare.

Così la Sicilia è descritta nelle opere di Giovanni Verga (1840-1922), il più importante tra gli scrittori veristi, in quelle di Luigi Capuana e di Federico De Roberto; Napoli in quelle di Matilde Serao e di Salvatore Di Giacomo; la Sardegna nelle opere di Grazia Deledda; Roma nelle poesie di Cesare Pascarella; la Toscana nelle novelle di Renato Fucini.

Secondo i veristi lo scrittore ha il compito di riprodurre la realtà in modo oggettivo e di far emergere la verità in modo impersonale, senza esprimere giudizi né manifestazione alcuna di partecipazione emotiva.

Giosue Carducci e il neoclassicismo

Un altro grande di questo periodo intermedio fu Giosue Carducci che sostenne il valore dei modelli classici contro i fautori della strofa libera e del verso libero, rifiutando così i modelli della poesia moderna che, dal Leopardi in poi, non si riteneva più obbligata a seguire le regole della metrica.

Il Decadentismo

All'incirca tra il 1870 e il 1920 si diffonde in Europa una corrente chiamata il Decadentismo.

Gli autori di questa corrente sentono il fascino delle epoche storiche in cui la civiltà è in decadenza; sono interessati ad esprimere le esperienze individuali di malessere fisico e psicologico; sono attratti dal mistero della morte e vedono nella bellezza una ragione di vita.

I protagonisti delle loro opere non si occupano dei problemi sociali né di quelli storici e la loro attenzione è tutta rivolta all'analisi soggettiva di ciò che essi stessi pensano, sentono o fanno.

Quadro storico

Gli anni del “Decadentismo” sono gli anni della seconda rivoluzione industriale durante i quali le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche e i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro industriale trasformano la società in modo radicale.

È il periodo in cui l'idea di nazione e l'amore di patria degenerano nel nazionalismo e si diffonde il mito della razza, cioè la convinzione che certe razze umane siano superiori ad altre.

La borghesia, che nella prima metà dell'Ottocento ha lottato per gli ideali di libertà, fratellanza e uguaglianza nati con la Rivoluzione Francese, ora, in difesa del potere che ha acquisito e del profitto delle sue imprese, calpesta la libertà dei popoli, sostiene una politica conservatrice e spesso reazionaria.

La classe sociale, attraverso le manifestazioni di piazza e la lotta politica e sindacale, riesce ad ottenere importanti riforme sociali.

A partire dal 1870 l'Europa vive un lungo periodo di pace ma nel 1914 scoppia la Prima guerra mondiale.

Tutte queste trasformazioni mettono in crisi i valori e le idee in cui hanno creduto i romantici, cioè gli ideali di patria, lo spirito religioso, la tradizione popolare.

I caratteri del decadentismo

Al romanticismo si sostituiscono nuove tendenze, quelle del decadentismo che in tutta Europa si manifestano con caratteri comuni:

-i decadenti non hanno fiducia nella ragione;
-I decadenti si isolano dalla società;
-i decadenti sono dominati dall'ansia di evadere dalla realtà;
-i decadenti sono individualisti;
-i decadenti adottano un nuovo linguaggio.

Cambia anche il romanzo che diventa, più che una narrazione di vicende, un'opera di riflessione e analisi di sé che il protagonista fa in prima persona.

I fatti, in genere, non vengono raccontati secondo la loro successione logica o cronologica ma nell'ordine in cui dal passato affiorano alla coscienza del narratore-protagonista.

Spesso per esprimere la complessità dei pensieri e delle sensazioni e il contrasto che avviene nell'intimo del personaggio, lo scrittore ricorre alla tecnica del monologo.

Gli scrittori

I decadenti italiani si ispirano alle esperienze degli intellettuali europei che hanno radicalmente trasformato la cultura in quegli anni:

-i poeti simbolisti francesi - Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine - che esprimono con i simboli e con la musicalità e la magia delle parole, il mistero del mondo;
-il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che elabora il mito del superuomo, esaltatore della volontà di potenza del singolo, il quale, per affermare la propria vitalità, deve sottrarsi al condizionamento della morale tradizionale;
-il medico austriaco Sigmund Freud che scopre la vita dell'inconscio e fonda la psicoanalisi.

In Italia gli autori che meglio rappresentano la corrente letteraria del decadentismo negli anni del suo maggior sviluppo sono i poeti Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio, e gli scrittori Italo Svevo e Luigi Pirandello.

Primo Novecento

Nei primi decenni del Novecento le opere più importanti della narrativa italiana sono quelle di Pirandello e Svevo, autori legati alla sensibilità del Decadentismo.

Gli scrittori che operano dopo quegli anni non sempre sono riferibili a correnti letterarie precise, anche se si tende a raggrupparli secondo alcune tendenze e tematiche comuni.

Il Novecento

I narratori

Il ritorno alla tradizione

È una tendenza rappresentata soprattutto da Riccardo Bacchelli che sceglie come modello il romanzo storico di Manzoni con il suo più famoso romanzo Il Mulino del Po (1940).

Il Neorealismo

È la tendenza a rappresentare la realtà in modo realistico, con i suoi problemi e le sue ingiustizie. Questa tendenza nasce da un nuovo impegno che incomincia a manifestarsi già verso il 1930 come opposizione alla cultura fascista dominante e come superamento dei temi tipici del Decadentismo.

In quegli anni infatti si sviluppa la concezione secondo la quale gli intellettuali devono assumersi delle responsabilità storiche e farsi portavoce dei bisogni del popolo.

Per questo essi adottano un linguaggio semplice e diretto che spesso ricalca la lingua quotidiana.

Gli anni di maggiore affermazione del neorealismo sono quelli che vanno dal 1943 al 1950: sono gli anni di resistenza contro il fascismo e il nazismo e gli anni del dopoguerra, durante i quali molti scrittori sono attivamente impegnati nella lotta partigiana prima e nel dibattito politico poi.

I temi più frequenti nelle opere neorealistiche sono la lotta dei partigiani, le rivendicazioni degli operai e la rivolta dei contadini.

In quel periodo anche il cinema racconta storie ispirate alla realtà e ai problemi sociali dell'Italia che, dopo gli orrori e le distruzioni della guerra civile, cercava di costruire il suo futuro: i film neorealisti più noti sono quelli del regista Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti e dello sceneggiatore Cesare Zavattini.

Il termine neorealismo in realtà è stato coniato per indicare questo modo di fare cinema e solo in un secondo tempo è stato adottato in letteratura. Molti sono gli scrittori importanti che in questi anni hanno sentito l'influenza delle idee neorealiste; tra di essi: Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Italo Calvino, Alberto Moravia, Vasco Pratolini.

La letteratura meridionalista

Sotto questa definizione si possono raggruppare le opere di quegli scrittori che si sono interessati in modo particolare alla realtà sociale e politica dell'Italia meridionale. Sono opere che da un lato continuano la tradizione del Verismo mentre dall'altro assumono l'impegno morale e politico del Neorealismo.

Tra gli scrittori più noti si possono menzionare Corrado Alvaro (che descrive la realtà della Calabria), Francesco Jovine (la realtà del Molise), Ignazio Silone (la realtà dell'Abruzzo); Carlo Levi (la realtà della Basilicata), Vitaliano Brancati e Leonardo Sciascia (la realtà della Sicilia), Domenico Rea (la realtà di Napoli).

Altri scrittori

Durante il periodo neorealista e soprattutto negli anni seguenti, la narrativa sperimenta forme e temi nuovi, in una grande varietà di produzione in cui è difficile distinguere dei filoni.

Tra gli scrittori più noti: Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Italo Calvino, Elio Vittorini, Dino Buzzati, Alberto Moravia, Elsa Morante, Romano Bilenchi, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Goffredo Parise, Primo Levi, Umberto Eco.

La poesia

Molto cospicua è stata la fioritura della poesia in tutto il Novecento dando l'avvio a particolari correnti come il Crepuscolarismo, il Futurismo, l'Ermetismo

Il Crepuscolarismo

Crepuscolari fu l'aggettivo con cui il critico G.A. Borghese definì un gruppo di poeti che operarono all'incirca nel primo ventennio del XX secolo e che interpretarono in modo particolare la sensibilità e i temi del Decadentismo italiano.

Il crepuscolo è il momento della giornata che segue il tramonto, è l'ora in cui si diffonde una luce tenue e morente: i poeti crepuscolari derivano il loro nome dal gusto per la penombra e dall'amore per gli aspetti più grigi, meno appariscenti e meno solari dell'esistenza.

Essi cantano le piccole cose di ogni giorno, gli oggetti e gli ambienti più banali, le abitudini, gli affetti e l'intimità di una vita senza grandi ideali, rifiutando l'impegno nella realtà sociale, sognando il ritorno all'infanzia e aspirando ad una vita semplice, confortata dai valori della tradizione.

Manca nei poeti crepuscolari lo slancio e la passione ed essi considerano con ironia il loro sogno di una felicità quieta, quasi modesta.

Fra i crepuscolari il poeta che ha acquistato maggior fama è Guido Gozzano, accanto a lui si ricorda Sergio Corazzini e, per quanto riguarda le prime opere, Corrado Govoni e Marino Moretti.

Il Futurismo

Vedi l'articolo principale Futurismo.

Nei primi anni del Novecento, opposta a quella dei crepuscolari fu la voce dei futuristi. Mentre i primi si ripiegavano su se stessi e con linguaggio prosastico e dimesso invocavano un ritorno ai buoni sentimenti del passato, i secondi reagivano alla caduta di ideali della loro epoca proponendo una fiducia fermissima nel futuro.

Fondatore del movimento futurista è Filippo Tommaso Marinetti che a Parigi, nel febbraio del 1909, pubblica il primo Manifesto futurista.

In esso si proclama la fede nel futuro e nella civiltà delle macchine, si affermano gli ideali della forza, del movimento, della vitalità, del dinamismo e dello slancio e si spronano i letterati a comporre opere nuove, ispirate all'ottimismo e ad una gioia di vivere aggressiva e prepotente.

Si auspica inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria, liberata da tutte le regole, anche quelle della grammatica, dell'ortografia e della punteggiatura.

I futuristi sperimentano nuove forme di scrittura per dar vita ad una poesia tutta movimento e libertà, negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, le dispongono sulla pagina in modo da suggerire l'immagine che descrivono.

La loro necessità di liberarsi del passato e il loro desiderio di incendiare musei e biblioteche che lo proteggono, vengono proclamate con enfasi e violenza: dall'esaltazione del movimento si passa all'esaltazione euforica della guerra, vista come espressione ammirabile di uomini forti e virili.

I futuristi sostengono la necessità dell'intervento nella prima guerra mondiale e in seguito aderiscono all'impresa di Fiume e ai primi sviluppi del fascismo.

Fra i poeti che partecipano all'esperienza futurista, oltre che a Marinetti, si ricordano Aldo Palazzeschi, Luciano Folgore, Ardengo Soffici, Corrado Govoni.

L'ermetismo

Vedi l'articolo principale Ermetismo (letteratura).

La poesia ermetica fu così chiamata nel 1936 dal critico Francesco Flora che con l'aggettivo ermetico volle definire un tipo di poesia caratterizzata da un linguaggio difficile, a volte ambiguo e misterioso (il termine è derivato dal nome del dio greco Hèrmes, il Mercurio dei Romani, personaggio dai risvolti enigmatici).

I poeti ermetici con i loro versi non raccontano, non descrivono, non spiegano ma fissano sulla pagina dei frammenti di verità a cui sono pervenuti attraverso la rivelazione poetica e non con l'aiuto del ragionamento.

I loro testi sono estremamente concentrati e racchiudono molti significati in poche parole e tutte le parole hanno una intensa carica allusiva, analogica, simbolica.

La poesia degli ermetici vuole liberarsi dalle espressioni retoriche, dalla ricchezza lessicale fine a sé stessa, dai momenti troppo autobiografici o descrittivi e dal sentimentalismo.

Gli ermetici vogliono creare della "poesia pura" che possa essere espressa con termini essenziali. Concorrono a questa essenzialità anche la sintassi semplificata che spesso viene privata dei nessi logici, con spazi bianchi e lunghe e frequenti pause che rappresentano momenti di concentrazione, di silenzio, di attesa.

I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà sociale e politica del loro tempo. L'esperienza della prima guerra mondiale, e quella del ventennio fascista, li ha condannati ad una grande solitudine morale e l'impossibilità di farsi interpreti della realtà storico-politica li isola confinandoli in una ricerca riservata a pochi e priva di impegno sul piano politico.

Possono considerarsi precursori dell'ermetismo i poeti Camillo Sbarbaro, Clemente Rebora, Dino Campana, Arturo Onofri.

Il poeta sicuramente più rappresentativo della corrente è Giuseppe Ungaretti. Fra gli altri poeti: Alfonso Gatto, Vittorio Sereni, Mario Luzi.

Altre poetiche

La poesia di Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale si può collegare all'ermetismo, ma dopo gli esordi si evolve poi in linee poetiche originali ed innovative.

La poesia di Umberto Saba è del tutto lontana dalla sensibilità ermetica per il tono discorsivo dei suoi versi e per il linguaggio semplice e prosastico.

Il poeta crede nella poesia come in uno strumento di comunicazione fra gli uomini e come proposta di valori ideali.

Ugualmente lontana dall'ermetismo è la poesia di Vincenzo Cardarelli che, prendendo a modello la poesia di Leopardi, aspira a perpetuare la tradizione classica.

Il secondo Novecento

Dopo la seconda guerra mondiale molti poeti, in un rinnovato clima politico, riaffermano il valore sociale della poesia e criticano il disimpegno dell'ermetismo.

Nasce una nuova poesia che, con temi e linguaggio nuovi, si sviluppa in direzioni anche molto diverse.

Fra i poeti più noti: Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli.

La neo-avanguardia

Dopo gli anni '60 un gruppo di poeti dà inizio ad un movimento di neo-avanguardia caratterizzato dal rifiuto dell'espressione tradizionale e da un accentuato sperimentalismo linguistico; tra gli altri: Edoardo Sanguineti, Franco Fortini, Andrea Zanzotto.

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MessaggioInviato: Gio Nov 23, 2006 6:57 pm    Oggetto:  Storia della letteratura italiana
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Storia della letteratura italiana

La Storia della letteratura italiana è la storia di tutte le forme che l'attività letteraria in Italia ha assunto in ogni singola età e nel corso di tutto il processo storico. Più in generale, è la storia delle istituzioni letterarie: ingloba infatti altre storie di fatti particolari, come il ruolo sociale che lo scrittore ha di volta in volta ricoperto, accettato o rifiutato, il pubblico al quale "scuole" e singoli hanno rivolto i loro scritti e quindi le scelte conseguenti di generi, di lingua e di stile oltre ad essere storia del pubblico che ha fruito nel tempo di quelle opere e dell'uso sociale che ne ha fatto.

Indice [in questa pagina]

1 Le lingue volgari in Europa
2 La cultura medioevale
2.1 I primi documenti scritti in volgare
3 Diffusione del volgare nei secoli XIII e XIV
3.1 La Scuola poetica siciliana
3.2 Il Duecento e la letteratura religiosa
4 Tra il Duecento e il Trecento: il Dolce Stil Novo
5 La poesia comico-realistica
5.1 La poesia popolare
6 Tra il Duecento e il Trecento: Dante e la Divina Commedia
7 Il Trecento
7.1 Quadro storico
7.2 Petrarca e Boccaccio
8 Il Quattrocento
8.1 Quadro storico
9 Il Cinquecento
10 La seconda metà del Cinquecento
11 Il Seicento
11.1 Quadro storico
11.2 Il barocco letterario
12 Il Settecento
12.1 Quadro storico
12.2 Le idee illuministiche
12.3 Tra il Settecento e l'Ottocento
13 L'Ottocento
13.1 I caratteri del romanticismo
13.2 La Letteratura romantica in Italia
14 Tra Ottocento e Novecento
14.1 Il verismo
14.2 Giosue Carducci e il neoclassicismo
14.3 Il Decadentismo
14.4 Quadro storico
14.5 I caratteri del decadentismo
14.5.1 Gli scrittori
15 Primo Novecento
16 Il Novecento
16.1 I narratori
16.1.1 Il ritorno alla tradizione
16.1.2 Il Neorealismo
16.1.3 La letteratura meridionalista
16.1.4 Altri scrittori
16.2 La poesia
16.2.1 Il Crepuscolarismo
16.2.2 Il Futurismo
16.2.3 L'ermetismo
16.2.4 Altre poetiche
17 Il secondo Novecento
17.1 La neo-avanguardia
18 Collegamenti esterni

Le lingue volgari in Europa

La lingua italiana, come molte lingue europee, ha origine in un periodo, durato oltre cinque secoli, che va dal crollo dell’Impero romano (476 DC) all'anno 1000 circa.

In quel lungo periodo il latino, parlato da tutte le genti romanizzate, si trasforma di continuo poiché entra in contatto prima con i dialetti germanici usati dai Goti, dai Longobardi, dai Franchi, in seguito con il greco che era la lingua ufficiale dell'impero bizantino, infine con l’arabo che si diffonde lungo tutto il bacino del Mar Mediterraneo a partire dal VII secolo.

Progressivamente nascono le nuove lingue d’Europa che essendo parlate dalla gente, cioè dal volgo, vennero dette volgari. Esse si contrappongono al latino che continuerà ancora per molto tempo ad essere la lingua ufficiale del potere e della cultura.

La cultura medioevale

La letteratura in "volgare italiano" che si esprime nel corso del Duecento nasce da una cultura raffinata che era stata elaborata nei secoli precedenti. Sarà dunque necessario rivedere le sue radici culturali e analizzare brevemente quella che fu la cultura medievale nel periodo che va dall'Alto Medioevo alla società comunale.

Le grandi trasformazioni in campo demografico, economico, politico e sociale che interessano l'Europa dei secoli XI-XII si ripercuotono sul modo di pensare degli uomini.

I signori feudali si circondano di corti frequentate da trovatori, giullari, intellettuali di ogni genere che idealizzavano le gesta e il lignaggio dei loro signori. Anche le donne, le nobili dame, erano fonte di ispirazione per i poeti ed è proprio nelle corti medioevali che viene celebrato l'amore cortese.

La figura del cavaliere "errante e senza macchia" viene messa in luce dalla poesia e, pur trattandosi di una creazione letteraria essa è oggettivamente legata ad una forma di incivilimento dei codici di comportamento dei nobili.
Significativo è in questo periodo, il fenomeno dei tornei che, essendo battaglie ritualizzate e non cruente, danno occasione ai giovani aristocratici di mettersi in luce.

Il fiorire della civiltà comunale e il rafforzarsi delle monarchie nazionali ebbero forti conseguenze anche in campo intellettuale e si avvenne ad una stimolazione della cultura.
Nascono in questo periodo le prime Università e l'insegnamento, fino a quel momento impartito solamente presso le scuole monastiche e vescovili, pertanto sotto la sorveglianza delle autorità ecclesiastiche, diventa più libero.

I primi documenti scritti in volgare

In Italia i primi documenti in lingua volgare compaiono nel IX secolo. In essi è molto evidente la derivazione della nuova lingua dal latino.

Uno dei più antichi è un indovinello sulla scrittura:

Se pareba boves
alba pratalia araba
albo versorio teneba,
negro semen seminaba


(Spingeva innanzi i buoi =le dita
arava un bianco prato =la carta
teneva un bianco aratro =la penna
seminava nero seme =l’inchiostro).

Fino al Duecento – Trecento il volgare rimane, soprattutto una lingua usata dal popolo nella vita quotidiana perché solo molto di rado viene utilizzato in documenti di una certa importanza, per redigere i quali si preferisce ancora la lingua latina.

Diffusione del volgare nei secoli XIII e XIV

La nuova lingua diventa importante nel Duecento e nel Trecento perché in quei secoli fioriscono le città e i comuni e si sviluppano le attività economiche e gli scambi commerciali; crescono anche le relazioni politiche e culturali tra gli Stati.

Si diffonde, perciò, il bisogno di una lingua che superi le differenze dialettali e che possa essere capita in tutta la penisola.

I mercanti, ad esempio, la cui rete d’affari diventa sempre più estesa, adottano il volgare come lingua commerciale. In questo modo l’uso della stessa lingua facilita i contatti e le trattative così come il fiorino, la moneta d’oro coniata a Firenze nel 1252 e accettata in tutti gli Stati, rende più semplice il cambio della valuta.

Anche le fiere, i mercati e i pellegrinaggi in diversi luoghi di culto, occasione di incontro tra gente di provenienza geografica differente, contribuiscono alla creazione di una lingua comune, comprensibile a tutti.

Il volgare rimane di fatto soltanto una lingua parlata fino al XIII-XIV secolo, quando si diffonde il suo uso scritto tra molti autori di opere in prosa o in versi: nasce così una nuova lingua letteraria.

La Scuola poetica siciliana

A Palermo, alla corte dell'imperatore Federico II (1194-1250), i poeti-funzionari della corte scrivono le prime poesie in un volgare composito che ha come base il dialetto siciliano, ma unisce influssi dal provenzale e dal latino. Nasce la Scuola Siciliana.

Poeti come Giacomo da Lentini, Pier delle Vigne e Cielo (o Ciullo) d'Alcamo compongono raffinate liriche d'amore in volgare siciliano.

In seguito il primato delle attività letterarie passa all'Italia centrale, alla Toscana e all'Umbria e la nuova lingua diventa strumento sempre più adatto, per ricchezza di parole e sintassi articolata, ad esprimere sentimenti e comunicare pensieri.

Il Duecento e la letteratura religiosa

Le prime opere letterarie scritte in lingua italiana sono poesie di argomento religioso. Sono, in genere, laudi, cioè componimenti in lode di Dio o dei santi.

Nel Medioevo tutta l'Europa è pervasa da un profondo sentimento religioso: i grandi papi come Gregorio Magno, i monasteri, la conversione al Cristianesimo dei popoli barbari, suscitano una forte tensione spirituale di cui sono testimonianza ancora oggi le grandi cattedrali gotiche costruite alla fine di quell'epoca.

Tra le laudi più significative si ricordano il Cantico di frate Sole di San Francesco d'Assisi e Donna del Paradiso di Jacopone da Todi, un dramma di tono popolare con quattro personaggi - Maria, Cristo, il nunzio, il popolo - destinato alla rappresentazione teatrale.

Tra il Duecento e il Trecento: il Dolce Stil Novo

Negli ultimi decenni del XIII secolo e nei primi anni del secolo successivo si afferma il primo grande movimento letterario italiano, il Dolce Stil Novo.

Si tratta di una scuola poetica i cui maggiori esponenti sono il bolognese Guido Guinizelli e i fiorentini Dante Alighieri e Guido Cavalcanti.

Nelle loro opere i poeti del "Dolce Stil Novo" dedicano i versi alla donna amata e cantano l'amore ispirandosi ai seguenti concetti:

-la donna è paragonata ad un angelo, è una creatura perfetta la cui contemplazione eleva a Dio;
-l'amore è, perciò, una forza spirituale ma solo un "cuor gentile", cioè una persona che possiede per natura la possibilità di migliorarsi e di raggiungere la perfezione morale, può provare questo sentimento.

Lo Stil Novo, cioè il nuovo modo di scrivere poesie d'amore, richiede ai poeti la scelta di parole "dolci", ovvero chiare, gentili, eleganti, da usare in una composizione di tono alto e nobile.

Il "Dolce Stil Novo" esprime gli ideali della classe borghese del Trecento che sente l'esigenza di conciliare la sua nuova visione della realtà - concreta e legata ai piacere della vita - con la spiritualità religiosa del medioevo.

Con il "Dolce Stil Novo", la nobiltà spirituale che il "cuor gentile" raggiunge per mezzo dell'amore, si contrappone alla nobiltà del sangue, così come la borghesia ha sostituito l'aristocrazia feudale, ormai in declino, nel ruolo di classe dirigente.

La poesia comico-realistica

Accanto alla lirica cortese un posto di rilievo va assegnato alla poesia comico-realistica, chiaramente antitetica alla contemporanea spiritualità stilnovista.

Essa si sviluppò in Toscana ma ebbe il suo centro a Siena. Tra i poeti maggiori si ricordano Rustico di Filippo, Cecco Angiolieri e Folgore da San Gimignano.

È questa una corrente che si riallaccia ad una tradizione di derivazione mediolatina, quella della poesia goliardica che si era diffusa nel XII secolo in Francia, in Germania e in Italia.

Essa si ispira a temi realistici (l'amore come vibrazione di sensi, la donna come creatura terrena) e a motivi anticortesi (l'esaltazione del denaro, del gioco, della taverna e del piacere).

Anche il linguaggio è quello quotidiano con la ricerca della parola efficace e colorita assoggettato all'utilizzo del rinfaccio e del vituperium, con un frequente uso al discorso diretto e all'uso di un gergo che si può definire "furfantesco".

La poesia popolare

Ampia diffusione ebbe anche la poesia popolare o popolareggiante dietro la quale ci sono per lo più i giullari o a volte chierici o studenti che hanno abbandonato gli studi.

È questa una poesia per lo più anonima e di non molto rilievo, più che altro basata sull'oralità e che ebbe poca rilevanza sullo sviluppo della letteratura dell'epoca. La critica recente annovera tra i poeti di questo genere Cielo d'Alcamo, categorizzato precedentemente tra i poeti della scuola siciliana.

Tra il Duecento e il Trecento: Dante e la Divina Commedia

Ma è con Dante Alighieri che la lingua volgare riceve il suo massimo impulso espressivo e la letteratura italiana, appena nata, tocca subito uno dei suoi vertici più alti. Per questo l'Italia ha riconosciuto in lui il "padre" della lingua italiana e il suo poeta nazionale.

L'opera più nota da lui composta è la Divina Commedia. Scritta in lingua volgare è un grande poema in versi endecasillabi suddivisi in 100 canti e in tre parti dette cantiche: l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. Si tratta di un poema allegorico che si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un messaggio morale: mostrare agli uomini gli effetti negativi del peccato e insieme indicare la via per la redenzione spirituale.

Al valore letterario e morale dell'opera si aggiunge quello culturale, perché la Divina Commedia è la più alta sintesi della civiltà medievale.

Il Trecento

Nel Trecento importanti eventi storici cambiano il volto dell'Europa e segnano la fine della cultura gotica medievale di cui Dante è il maggior rappresentante.

Quadro storico

Le due forze dominanti del Papato e dell'Impero attraversano una crisi profonda: i papi dal 1308 al 1377, non risiedono più a Roma ma ad Avignone in Francia e, dal 1378 al 1418, i papi sono addirittura due, uno a Roma e l'altro ad Avignone, in guerra l'uno contro l'altro mentre gli imperatori del sacro romano Impero Germanico perdono sempre più potere.

Gravi carestie, una terribile epidemia di peste, guerre continue tra cui quella, scoppiata nel 1337, che oppone Francia ed Inghilterra per cento anni, provocano un notevole calo di popolazione.

Travolta da questi fatti e dai cambiamenti che ne derivano, la grande civiltà medievale scompare ma, dopo il 1350, si pongono le basi per una cultura nuova, che si può definire pre-umanistica.

Infatti, ai valori religiosi del medioevo si affiancano e spesso si contrappongono nuovi valori laici e si afferma una visione della vita non più legata soltanto agli ideali religiosi.

Soprattutto l'uomo borghese, fiducioso nelle proprie capacità, mostra desiderio di conoscere la realtà e di dominarla, vuole assaporare i piaceri dell'esistenza, cerca nuovi ideali e riferimenti culturali nelle opere di autori greci e latini. In questo periodo, due sono i grandi scrittori che meglio testimoniano nelle loro opere la complessa fase di trasformazione culturale, sociale e politica del Trecento e che rappresentano, nella letteratura italiana, un momento di passaggio tra l'età medievale e l'Umanesimo del Quattrocento: Francesco Petrarca (1304-1374) che scrive in lingua volgare il Canzoniere e Giovanni Boccaccio (1313-1375).

Petrarca e Boccaccio

Le canzoni del Petrarca, che appartengono a quel tipo di componimenti che fino al Duecento erano destinati ad avere un accompagnamento musicale, furono considerate, nei secoli successivi, degli esempi perfetti di canzoni, tanto che ancor oggi vengono dette "canzoni petrarchesche".

Boccaccio, come Petrarca, è consapevole del valore della cultura classica latina e greca, sentita come stimoli ad una nuova civiltà, e anch'egli usa e perfeziona il volgare che, nella sua prosa, assume una grandissima varietà di toni e ricchezza di vocaboli e di strutture sintattiche.

Il suo capolavoro è il Decameron, una raccolta di novelle, scritta tra il 1348 e il 1353 in lingua volgare che ci offre uno straordinario ritratto della civiltà cittadina del Trecento, un mondo in cui l'uomo borghese cerca di creare un'armonia tra la realtà dei traffici e del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormai al tramonto.

Nelle novelle del Boccaccio l'eroe è di solito un uomo attivo e ricco d'ingegno, capace, volta per volta, di interpretare la realtà per dominarla o trovare un adattamento. L'individuo è ormai al centro del mondo e il mondo è già tutto terreno.

Il Quattrocento

Dopo la terribile epidemia di peste del 1348-1350, l'Europa lentamente supera la grave crisi economica e si avvia ad una profonda trasformazione culturale, già anticipata dal Petrarca e dal Boccaccio, e politica, con la nascita degli stati nazionali e delle signorie in Italia.

Quadro storico

Intorno al 1400 questo processo si può considerare compiuto: la grande civiltà medievale è scomparsa e si è affermata una nuova visione dl mondo.

Fondamentale è il contributo delle grandi corti signorili che diventano centri di rinnovamento culturale in tutti i settori: quello artistico, scientifico, filosofico, letterario e politico.

In Italia le corti che danno un maggior impulso alla nuova cultura, indicata per il Quattrocento con il nome di Umanesimo e per i primi decenni del Cinquecento con il nome di Rinascimento, sono quelle degli Aragonesi a Napoli, dei Montefeltro ad Urbino, degli Este a Ferrara, dei Gonzaga a Mantova, dei papi a Roma e degli Sforza a Milano.

A Firenze, intorno a Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, si riuniscono filosofi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, letterati come Angelo Poliziano e Luigi Pulci, artisti come Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci e il giovane Michelangelo Buonarroti.

In questo periodo si studiano gli autori classici latini e greci (le Humanae litterae da cui deriva il nome Umanesimo) e scopo degli umanisti non è solo quello di studiare opere di grande valore letterario ma di rintracciare modelli di comportamento esemplare e di perfezione da additare ai loro contemporanei.

Si esaltano le qualità dell'uomo come la dignità, la libertà e la creatività del suo pensiero.

Si diffonde così una grande fiducia nell'intelligenza umana, nelle capacità di penetrare con gli strumenti della scienza nei segreti della natura, di allargare i confini del mondo conosciuto (il 1492, data della scoperta dell'America segna anche, per tradizione, la data di passaggio dall'età medievale all'età moderna).

Gli autori di questo periodo cercano di realizzare gli ideali di bellezza e armonia, non solo in letteratura, ma anche in altri settori come la pittura, l'architettura, la scultura, la musica.

Si estende sempre di più l'uso della lingua volgare e anche le cronache e alcuni trattati scientifici vengono scritti in italiano perché destinati ormai ad un pubblico sempre più vasto.

La letteratura italiana acquista via via coscienza delle sue possibilità espressive e del suo valore.

Il Cinquecento

Nel Cinquecento nasce la questione della lingua e si iniziano a fare studi e ricerche con l'intento di fissare le regole di una lingua letteraria nobile, ben distinta da quella comune, parlata da tutti.

Vengono proposti come modelli il Petrarca per la poesia e il Boccaccio per la prosa, cioè quello che viene chiamato il fiorentino illustre.

Con lo scopo di difendere la tradizione e il patrimonio linguistico nazionale, viene fondata, nel 1583, l'Accademia della Crusca che continua la sua opera ancora ai giorni nostri.

Molti sono gli autori importanti del Quattrocento e del Cinquecento, come Angelo Poliziano, Lorenzo il Magnifico, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso.

A parte qualche poesia scritta in latino, l'opera dell'Ariosto è tutta in volgare e il suo capolavoro, il poema cavalleresco L'Orlando Furioso, rivela che l'Ariosto è ormai uomo del Rinascimento.

Un primo esempio di galateo , in volgare, viene fatto pubblicare da Monsignor Della Casa.

La seconda metà del Cinquecento

Nei secoli XV e XVI la fiducia nelle capacità dell'uomo raggiunge i suoi momenti culminanti con le grandi scoperte geografiche e la Riforma Protestante ma, all'incirca verso la metà del Cinquecento, la cultura umanistica entra in crisi.

In Italia questo periodo è caratterizzato, sul piano politico dalla dominazione spagnola e sul piano culturale, dalla Controriforma come reazione della Chiesa cattolica al diffondersi delle dottrine protestanti.

A questo scopo il Concilio di Trento (1545-1563) cerca di porre sotto controllo il libero pensiero, proibendo, ad esempio, la lettura di quei libri che la Chiesa riteneva pericolosi per la fede dei cattolici.

Si determina così una progressiva crisi culturale, si spegne lo spirito di ricerca e si smarrisce la fiducia nelle capacità creative dell'uomo, mentre va diffondendosi la coscienza che le risorse della mente umana siano limitate e ostacolate dal destino e dal peccato. Viene in questo modo a prevalere la paura del cambiamento e il pessimismo nel futuro.

Gli autori del tardo Rinascimento si dedicano soprattutto ad imitare i classici o i grandi autori del passato con l'attenzione rivolta in particolare alla forma e al rispetto di regole precise.

Questo impegno sul piano stilistico dà a volte origine ad opere scritte con eleganza ed armonia, a volte soltanto prive di slancio espressivo e di idee.

L'autore che emerge decisamente sugli altri è Torquato Tasso (1544-1595) che nella sua opera la Gerusalemme Liberata, poema epico suddiviso in 20 canti rivela tutti i dubbi religiosi di quel periodo.

Il Seicento

Il Seicento è un secolo di profondo mutamento nell'intero sistema letterario. In questo secolo si assiste alla dissoluzione del poema eroico, alla comparsa nel teatro di nuove forme miste come il dramma pastorale e la tragicommedia, alla nascita del romanzo.

Quadro storico

In Italia la crisi politica e culturale iniziata alla metà del Cinquecento si protrae per tutto il Seicento, mentre la Spagna consolida il suo potere politico e la Chiesa della Controriforma la sua influenza spirituale.

In campo economico e sociale, oltre alla peste, alle carestie e alle guerre, la decadenza è dovuta anche alla nuova classe dirigente. Infatti alla borghesia si sostituisce la nobiltà e la vecchia mentalità, legata allo sfruttamento estensivo della terra, prende il sopravvento sull'intraprendenza commerciale.

Sul piano culturale la nobiltà e il clero impongono per tutto il secolo il loro interesse per i riti e i cerimoniali ed anche il gusto per la magnificenza sempre esibita: e sono queste le caratteristiche della cultura barocca.

Il Seicento è però un secolo di contraddizioni, infatti se da un lato l'arte, la letteratura, l'abbigliamento, l'arredamento, la vita di corte, le cerimonie religiose, sono dominate dalla ricerca di forme sfarzose, complicate e stravaganti, tipiche del gusto barocco, dall'altro lato, in campo scientifico, si pongono le basi di un metodo d'indagine razionale e rigoroso.

Il barocco letterario

In letteratura gli autori mettono una cura estrema nella scelta della forma linguistica e nell'invenzione delle immagini che devono piacere al lettore e soprattutto meravigliarlo.

Le opere più riuscite sono perciò ricche e originali di metafore impreviste ed estrose, di invenzioni sorprendenti e la lingua, in esse utilizzata rivela notevoli potenzialità espressive.

Invece, nelle opere più scadenti, lo stile barocco diventa fastidioso perché puro esercizio tecnico all'insegna dell'esagerazione, con uno stile spesso ridicolmente grandioso e con immagine troppo ricercate e bizzarre.

È comunque importante in questo periodo, il contributo che in tutta Europa i letterati danno alla riflessione sulla lingua, sui generi letterari e sullo stile ed in questo essi portano avanti il processo iniziato dagli umanisti e continuato nel Rinascimento.

In alcuni paesi d'Europa la letteratura barocca ha prodotto molti capolavori in questo periodo ma in Italia, a causa della crisi politica e culturale, pochi sono gli autori che hanno prodotto opere di grande interesse.

Tra costoro si possono annoverare Giambattista Basile che scrive in dialetto napoletano una raccolta di fiabe (Lo cunto de li cunti), Giambattista Marino, il più noto tra i poeti barocchi, e lo scienziato Galileo Galilei.

Il Settecento

Il Settecento, soprattutto nella seconda metà, è profondamente segnato dalle trasformazioni economiche e sociali che avvengono in tutti i paesi d'Europa.

Quadro storico

La borghesia, che ha accresciuto la sua importanza, elabora una nuova cultura caratterizzata dell'ottimismo e dalla fiducia nel progresso, considerato come la conseguenza del corretto intervento della ragione ed infatti il Settecento è stato definito come il secolo dei lumi, o meglio della razionalità.

In campo economico il nuovo sistema dà origine al moderno sistema capitalistico, la produzione agricola subisce un aumento come conseguenza dei metodi di coltivazioni più moderni ed efficaci e cambia il modo di produrre manufatti con l'introduzione di macchinari industriali azionati dall'energia idraulica e poi dal vapore (la Rivoluzione industriale), si afferma il libero commercio e si intensificano gli scambi con le colonie.

Nel XVIII secolo ricevono grande importanza la libera ricerca, l'applicazione sperimentale delle scoperte, la divulgazione della scienza e della cultura.

La cultura illuminista cambia la mentalità e opera grandi trasformazioni. Si diffonde ovunque un nuovo spirito di tolleranza, idee sulla eguaglianza tra gli uomini, si discute contro la pena di morte e contro il dispotismo politico.

Il confronto e la diffusione delle nuove idee avvengono nelle opere degli scrittori, nei salotti dove si incontrano gli intellettuali, e sui giornali, fogli stampati con scansione periodica, che rappresentano il primo moderno mezzo di comunicazione di massa.

Le idee illuministiche

Le idee illuministiche si diffondono in Italia verso la metà del secolo ma solo Napoli e Milano diventano importanti centri di rinnovamento politico e letterario.

In campo letterario si reagisce agli eccessi del barocco e si cerca di riportare la poesia a quelle norme di misura, armonia e razionalità che i poeti del Seicento avevano ignorato.

A Roma nasce un'accademia letteraria, l'Arcadia, che si propone di ristabilire il buon gusto nella poesia che deve saper esprimere con forme semplici e aggraziate situazioni e sentimenti.

A Milano viene pubblicato, dal 1764 al 1766, una delle prime riviste italiane, Il Caffè, un periodico che esce ogni dieci giorni.

Il fondatore, Pietro Verri e i suoi collaboratori, tra i quali Cesare Beccaria, si propongono di presentare agli italiani le nuove idee trattando argomenti letterari, economici, giuridici, sociali, scelti secondo un criterio "del nuovo e dell'utile" e secondo il motto "fatti e non parole".

I tre grandi autori del Settecento che meglio interpretano lo spirito rinnovatore dell'illuminismo sono Carlo Goldoni, Giuseppe Parini e Vittorio Alfieri.

Tra il Settecento e l'Ottocento

Negli ultimi decenni del Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento si manifesta, sia nelle arti figurative che in poesia, un nuovo fermento culturale che sfocia nel movimento del Neoclassicismo o Nuovo classicismo (ad esempio nella poesia di Vincenzo Monti e nella scultura di Antonio Canova).

Gli artisti neoclassici si ispirano all'arte classica, all'arte quindi dei Greci e dei Romani e vogliono riprodurre nelle loro opere l'armonia delle opere antiche che essi assumono come modelli di equilibrio e di perfezione formale.

Gli scrittori neoclassici, e Ugo Foscolo in particolare, anticipano anche alcuni aspetti del romanticismo esprimendo l'amor di patria, la partecipazione agli eventi storici del loro tempo, la nostalgia del passato.

Secondo alcuni studiosi esiste una sorta di epoca di mezzo letteraria tra le due correnti dell'illuminismo e del neoclassicismo (anticipante in parte le teorie romantiche) definita Poetica del Sublime. Vi convergono motivi naturalistici in una dimensione di deformazione e straniamento della realtà che materializzano un vivo senso di orrore. Ne sono precursori il Dante della "Commedia" e il Tasso della "Gerusalemme liberata", mentre ne porta avanti i motivi l'Alfieri e il Parini.

L'Ottocento

Nei primi anni dell'Ottocento il termine "romantico", che era usato in Inghilterra fin dal Seicento per indicare in modo spregiativo il contenuto fantastico dei romanzi cavallereschi e pastorali, viene usato con un significato positivo e molti scrittori adottano il termine "romantico" in contrapposizione a "classico" per sottolineare che nelle loro opere essi privilegiano le emozioni e l'irrazionalità rifiutando il razionalismo degli autori neoclassici.

I caratteri del romanticismo

Il romanticismo è un movimento culturale complesso che presenta molte differenze tra un Paese europeo e l'altro ma ovunque è caratterizzato da alcuni aspetti comuni:

-il sentimento: in opposizione agli illuministi che sostenevano il primato della ragione e identificavano in essa il principio di uguaglianza tra gli uomini, i romantici rivalutano il sentimento, la passione, l'istinto, ed esaltano le differenze individuali. Essi inoltre riscoprono la potenza creatrice della fantasia e credono che l'intuizione e il sogno possano, più della ragione, penetrare i misteri dell'uomo e del mondo.

-l'inquietudine: i romantici aspirano ad evadere dalla realtà perché la sentono come una prigione che soffoca la potenza creativa dell'io. Il contrasto con il mondo reale dà loro un senso continuo di infelicità e un'inquietudine che li spinge a cercare i valori assoluti: Dio, l'amore perfetto, gli ideali più alti della patria e dell'umanità. Essi, per raggiungere ciò in cui credono assumono a volte atteggiamenti di eroi ribelli pronti a violare ogni norma, altre volte diventano eroi vittime, condannati al dolore e alla noia.

-la storia: i romantici attribuiscono alla storia un grande valore perché la ritengono maestra di vita convinti che ogni evento non è frutto di errori casuali, ma deriva dagli eventi che lo hanno preceduto.
L'uomo, dicono i romantici, deve ricercare la propria identità nazionale nella cultura del popolo, nei suoi usi e costumi, nei dialetti, nelle fiabe e nelle leggende che ogni generazione tramanda a quella seguente.

La Letteratura romantica in Italia

Il più famoso manifesto del Romanticismo viene pubblicato nel 1816 da Giovanni Berchet ed è la Lettera semiseria di Grisostomo al proprio figlio.

In essa Berchet afferma che la letteratura deve nascere da forti sentimenti e da una salda coscienza morale. Egli sostiene che gli scrittori italiani devono rifiutare le regole e i valori del classicismo e scoprire il mondo cristiano, contribuendo con le loro opere a formare negli italiani una coscienza nazionale e collaborare all'unificazione politica dell'Italia.

Nasce in quegli anni il primo gruppo di scrittori italiani che si ispirano alle idee del romanticismo e che scrivono sulla rivista Il Conciliatore (1818-1819) fino a quando la polizia austriaca non la sopprime. Tra essi ci sono Alessandro Manzoni, Silvio Pellico e Giovanni Berchet.

Il movimento letterario romantico diventa l'interprete degli ideali del Risorgimento e ben presto la parola romantico diventa sinonimo di patriota.

Tra gli autori più importanti dell'Ottocento sono da annoverare Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni che con i Promessi Sposi lascia il modello più alto e compiuto di romanzo storico italiano e Giacomo Leopardi.

Tra gli altri autori di questo periodo, suddivisi in base alla loro produzione, si possono menzionare:

-scrittori autobiografici e memorialisti come Massimo D'Azeglio e Luigi Settembrini;
-scrittori politici e storici come Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti;
-poeti patriottici come Giovanni Berchet e Goffredo Mameli, autore dell'inno Fratelli d'Italia;
-poeti satirici come Carlo Porta, Gioachino Belli e Giuseppe Giusti.

Tra Ottocento e Novecento

Il verismo

Negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento si diffonde un movimento chiamato Verismo, termine che deriva dalla parola vero. Attorno a tale movimento - che si sviluppa a Milano, la città italiana che aveva a quel tempo la vita culturale più feconda - si raccolgono intellettuali di regioni diverse; le opere veriste tendono a rappresentare soprattutto le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale e insulare.

Così la Sicilia è descritta nelle opere di Giovanni Verga (1840-1922), il più importante tra gli scrittori veristi, in quelle di Luigi Capuana e di Federico De Roberto; Napoli in quelle di Matilde Serao e di Salvatore Di Giacomo; la Sardegna nelle opere di Grazia Deledda; Roma nelle poesie di Cesare Pascarella; la Toscana nelle novelle di Renato Fucini.

Secondo i veristi lo scrittore ha il compito di riprodurre la realtà in modo oggettivo e di far emergere la verità in modo impersonale, senza esprimere giudizi né manifestazione alcuna di partecipazione emotiva.

Giosue Carducci e il neoclassicismo

Un altro grande di questo periodo intermedio fu Giosue Carducci che sostenne il valore dei modelli classici contro i fautori della strofa libera e del verso libero, rifiutando così i modelli della poesia moderna che, dal Leopardi in poi, non si riteneva più obbligata a seguire le regole della metrica.

Il Decadentismo

All'incirca tra il 1870 e il 1920 si diffonde in Europa una corrente chiamata il Decadentismo.

Gli autori di questa corrente sentono il fascino delle epoche storiche in cui la civiltà è in decadenza; sono interessati ad esprimere le esperienze individuali di malessere fisico e psicologico; sono attratti dal mistero della morte e vedono nella bellezza una ragione di vita.

I protagonisti delle loro opere non si occupano dei problemi sociali né di quelli storici e la loro attenzione è tutta rivolta all'analisi soggettiva di ciò che essi stessi pensano, sentono o fanno.

Quadro storico

Gli anni del “Decadentismo” sono gli anni della seconda rivoluzione industriale durante i quali le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche e i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro industriale trasformano la società in modo radicale.

È il periodo in cui l'idea di nazione e l'amore di patria degenerano nel nazionalismo e si diffonde il mito della razza, cioè la convinzione che certe razze umane siano superiori ad altre.

La borghesia, che nella prima metà dell'Ottocento ha lottato per gli ideali di libertà, fratellanza e uguaglianza nati con la Rivoluzione Francese, ora, in difesa del potere che ha acquisito e del profitto delle sue imprese, calpesta la libertà dei popoli, sostiene una politica conservatrice e spesso reazionaria.

La classe sociale, attraverso le manifestazioni di piazza e la lotta politica e sindacale, riesce ad ottenere importanti riforme sociali.

A partire dal 1870 l'Europa vive un lungo periodo di pace ma nel 1914 scoppia la Prima guerra mondiale.

Tutte queste trasformazioni mettono in crisi i valori e le idee in cui hanno creduto i romantici, cioè gli ideali di patria, lo spirito religioso, la tradizione popolare.

I caratteri del decadentismo

Al romanticismo si sostituiscono nuove tendenze, quelle del decadentismo che in tutta Europa si manifestano con caratteri comuni:

-i decadenti non hanno fiducia nella ragione;
-I decadenti si isolano dalla società;
-i decadenti sono dominati dall'ansia di evadere dalla realtà;
-i decadenti sono individualisti;
-i decadenti adottano un nuovo linguaggio.

Cambia anche il romanzo che diventa, più che una narrazione di vicende, un'opera di riflessione e analisi di sé che il protagonista fa in prima persona.

I fatti, in genere, non vengono raccontati secondo la loro successione logica o cronologica ma nell'ordine in cui dal passato affiorano alla coscienza del narratore-protagonista.

Spesso per esprimere la complessità dei pensieri e delle sensazioni e il contrasto che avviene nell'intimo del personaggio, lo scrittore ricorre alla tecnica del monologo.

Gli scrittori

I decadenti italiani si ispirano alle esperienze degli intellettuali europei che hanno radicalmente trasformato la cultura in quegli anni:

-i poeti simbolisti francesi - Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine - che esprimono con i simboli e con la musicalità e la magia delle parole, il mistero del mondo;
-il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che elabora il mito del superuomo, esaltatore della volontà di potenza del singolo, il quale, per affermare la propria vitalità, deve sottrarsi al condizionamento della morale tradizionale;
-il medico austriaco Sigmund Freud che scopre la vita dell'inconscio e fonda la psicoanalisi.

In Italia gli autori che meglio rappresentano la corrente letteraria del decadentismo negli anni del suo maggior sviluppo sono i poeti Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio, e gli scrittori Italo Svevo e Luigi Pirandello.

Primo Novecento

Nei primi decenni del Novecento le opere più importanti della narrativa italiana sono quelle di Pirandello e Svevo, autori legati alla sensibilità del Decadentismo.

Gli scrittori che operano dopo quegli anni non sempre sono riferibili a correnti letterarie precise, anche se si tende a raggrupparli secondo alcune tendenze e tematiche comuni.

Il Novecento

I narratori

Il ritorno alla tradizione

È una tendenza rappresentata soprattutto da Riccardo Bacchelli che sceglie come modello il romanzo storico di Manzoni con il suo più famoso romanzo Il Mulino del Po (1940).

Il Neorealismo

È la tendenza a rappresentare la realtà in modo realistico, con i suoi problemi e le sue ingiustizie. Questa tendenza nasce da un nuovo impegno che incomincia a manifestarsi già verso il 1930 come opposizione alla cultura fascista dominante e come superamento dei temi tipici del Decadentismo.

In quegli anni infatti si sviluppa la concezione secondo la quale gli intellettuali devono assumersi delle responsabilità storiche e farsi portavoce dei bisogni del popolo.

Per questo essi adottano un linguaggio semplice e diretto che spesso ricalca la lingua quotidiana.

Gli anni di maggiore affermazione del neorealismo sono quelli che vanno dal 1943 al 1950: sono gli anni di resistenza contro il fascismo e il nazismo e gli anni del dopoguerra, durante i quali molti scrittori sono attivamente impegnati nella lotta partigiana prima e nel dibattito politico poi.

I temi più frequenti nelle opere neorealistiche sono la lotta dei partigiani, le rivendicazioni degli operai e la rivolta dei contadini.

In quel periodo anche il cinema racconta storie ispirate alla realtà e ai problemi sociali dell'Italia che, dopo gli orrori e le distruzioni della guerra civile, cercava di costruire il suo futuro: i film neorealisti più noti sono quelli del regista Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti e dello sceneggiatore Cesare Zavattini.

Il termine neorealismo in realtà è stato coniato per indicare questo modo di fare cinema e solo in un secondo tempo è stato adottato in letteratura. Molti sono gli scrittori importanti che in questi anni hanno sentito l'influenza delle idee neorealiste; tra di essi: Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Italo Calvino, Alberto Moravia, Vasco Pratolini.

La letteratura meridionalista

Sotto questa definizione si possono raggruppare le opere di quegli scrittori che si sono interessati in modo particolare alla realtà sociale e politica dell'Italia meridionale. Sono opere che da un lato continuano la tradizione del Verismo mentre dall'altro assumono l'impegno morale e politico del Neorealismo.

Tra gli scrittori più noti si possono menzionare Corrado Alvaro (che descrive la realtà della Calabria), Francesco Jovine (la realtà del Molise), Ignazio Silone (la realtà dell'Abruzzo); Carlo Levi (la realtà della Basilicata), Vitaliano Brancati e Leonardo Sciascia (la realtà della Sicilia), Domenico Rea (la realtà di Napoli).

Altri scrittori

Durante il periodo neorealista e soprattutto negli anni seguenti, la narrativa sperimenta forme e temi nuovi, in una grande varietà di produzione in cui è difficile distinguere dei filoni.

Tra gli scrittori più noti: Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Italo Calvino, Elio Vittorini, Dino Buzzati, Alberto Moravia, Elsa Morante, Romano Bilenchi, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Goffredo Parise, Primo Levi, Umberto Eco.

La poesia

Molto cospicua è stata la fioritura della poesia in tutto il Novecento dando l'avvio a particolari correnti come il Crepuscolarismo, il Futurismo, l'Ermetismo

Il Crepuscolarismo

Crepuscolari fu l'aggettivo con cui il critico G.A. Borghese definì un gruppo di poeti che operarono all'incirca nel primo ventennio del XX secolo e che interpretarono in modo particolare la sensibilità e i temi del Decadentismo italiano.

Il crepuscolo è il momento della giornata che segue il tramonto, è l'ora in cui si diffonde una luce tenue e morente: i poeti crepuscolari derivano il loro nome dal gusto per la penombra e dall'amore per gli aspetti più grigi, meno appariscenti e meno solari dell'esistenza.

Essi cantano le piccole cose di ogni giorno, gli oggetti e gli ambienti più banali, le abitudini, gli affetti e l'intimità di una vita senza grandi ideali, rifiutando l'impegno nella realtà sociale, sognando il ritorno all'infanzia e aspirando ad una vita semplice, confortata dai valori della tradizione.

Manca nei poeti crepuscolari lo slancio e la passione ed essi considerano con ironia il loro sogno di una felicità quieta, quasi modesta.

Fra i crepuscolari il poeta che ha acquistato maggior fama è Guido Gozzano, accanto a lui si ricorda Sergio Corazzini e, per quanto riguarda le prime opere, Corrado Govoni e Marino Moretti.

Il Futurismo

Vedi l'articolo principale Futurismo.

Nei primi anni del Novecento, opposta a quella dei crepuscolari fu la voce dei futuristi. Mentre i primi si ripiegavano su se stessi e con linguaggio prosastico e dimesso invocavano un ritorno ai buoni sentimenti del passato, i secondi reagivano alla caduta di ideali della loro epoca proponendo una fiducia fermissima nel futuro.

Fondatore del movimento futurista è Filippo Tommaso Marinetti che a Parigi, nel febbraio del 1909, pubblica il primo Manifesto futurista.

In esso si proclama la fede nel futuro e nella civiltà delle macchine, si affermano gli ideali della forza, del movimento, della vitalità, del dinamismo e dello slancio e si spronano i letterati a comporre opere nuove, ispirate all'ottimismo e ad una gioia di vivere aggressiva e prepotente.

Si auspica inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria, liberata da tutte le regole, anche quelle della grammatica, dell'ortografia e della punteggiatura.

I futuristi sperimentano nuove forme di scrittura per dar vita ad una poesia tutta movimento e libertà, negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, le dispongono sulla pagina in modo da suggerire l'immagine che descrivono.

La loro necessità di liberarsi del passato e il loro desiderio di incendiare musei e biblioteche che lo proteggono, vengono proclamate con enfasi e violenza: dall'esaltazione del movimento si passa all'esaltazione euforica della guerra, vista come espressione ammirabile di uomini forti e virili.

I futuristi sostengono la necessità dell'intervento nella prima guerra mondiale e in seguito aderiscono all'impresa di Fiume e ai primi sviluppi del fascismo.

Fra i poeti che partecipano all'esperienza futurista, oltre che a Marinetti, si ricordano Aldo Palazzeschi, Luciano Folgore, Ardengo Soffici, Corrado Govoni.

L'ermetismo

Vedi l'articolo principale Ermetismo (letteratura).

La poesia ermetica fu così chiamata nel 1936 dal critico Francesco Flora che con l'aggettivo ermetico volle definire un tipo di poesia caratterizzata da un linguaggio difficile, a volte ambiguo e misterioso (il termine è derivato dal nome del dio greco Hèrmes, il Mercurio dei Romani, personaggio dai risvolti enigmatici).

I poeti ermetici con i loro versi non raccontano, non descrivono, non spiegano ma fissano sulla pagina dei frammenti di verità a cui sono pervenuti attraverso la rivelazione poetica e non con l'aiuto del ragionamento.

I loro testi sono estremamente concentrati e racchiudono molti significati in poche parole e tutte le parole hanno una intensa carica allusiva, analogica, simbolica.

La poesia degli ermetici vuole liberarsi dalle espressioni retoriche, dalla ricchezza lessicale fine a sé stessa, dai momenti troppo autobiografici o descrittivi e dal sentimentalismo.

Gli ermetici vogliono creare della "poesia pura" che possa essere espressa con termini essenziali. Concorrono a questa essenzialità anche la sintassi semplificata che spesso viene privata dei nessi logici, con spazi bianchi e lunghe e frequenti pause che rappresentano momenti di concentrazione, di silenzio, di attesa.

I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà sociale e politica del loro tempo. L'esperienza della prima guerra mondiale, e quella del ventennio fascista, li ha condannati ad una grande solitudine morale e l'impossibilità di farsi interpreti della realtà storico-politica li isola confinandoli in una ricerca riservata a pochi e priva di impegno sul piano politico.

Possono considerarsi precursori dell'ermetismo i poeti Camillo Sbarbaro, Clemente Rebora, Dino Campana, Arturo Onofri.

Il poeta sicuramente più rappresentativo della corrente è Giuseppe Ungaretti. Fra gli altri poeti: Alfonso Gatto, Vittorio Sereni, Mario Luzi.

Altre poetiche

La poesia di Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale si può collegare all'ermetismo, ma dopo gli esordi si evolve poi in linee poetiche originali ed innovative.

La poesia di Umberto Saba è del tutto lontana dalla sensibilità ermetica per il tono discorsivo dei suoi versi e per il linguaggio semplice e prosastico.

Il poeta crede nella poesia come in uno strumento di comunicazione fra gli uomini e come proposta di valori ideali.

Ugualmente lontana dall'ermetismo è la poesia di Vincenzo Cardarelli che, prendendo a modello la poesia di Leopardi, aspira a perpetuare la tradizione classica.

Il secondo Novecento

Dopo la seconda guerra mondiale molti poeti, in un rinnovato clima politico, riaffermano il valore sociale della poesia e criticano il disimpegno dell'ermetismo.

Nasce una nuova poesia che, con temi e linguaggio nuovi, si sviluppa in direzioni anche molto diverse.

Fra i poeti più noti: Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli.

La neo-avanguardia

Dopo gli anni '60 un gruppo di poeti dà inizio ad un movimento di neo-avanguardia caratterizzato dal rifiuto dell'espressione tradizionale e da un accentuato sperimentalismo linguistico; tra gli altri: Edoardo Sanguineti, Franco Fortini, Andrea Zanzotto.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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