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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Scrivere senza “alzare la voce”
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Lun Dic 18, 2006 10:16 am    Oggetto:  Scrivere senza “alzare la voce”
Descrizione:
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Scrivere senza “alzare la voce”

Con la seconda puntata voliamo tra le maiuscole e le minuscole
a cura di Sandra Migliaccio.


INDICE (in questa pagina):

-Maiuscole e minuscole
-Denominazioni dello stato e dei suoi enti
-Denominazioni delle zone geografiche
-Epoche storiche ed eventi
-Enti e istituzioni
-Denominazioni di enti e istituzioni
-Denominazioni di premi
-Movimenti culturali, filosofici, politici, religiosi e adepti

*******************

Nella redazione di un testo è opportuno limitare l’impiego delle iniziali maiuscole ai soli casi di uso corrente e sostanzialmente, quindi, soprattutto ai nomi propri. Le maiuscole danno infatti una percezione, assai sgradevole, di “innalzamento della voce” o di voler enfatizzare qualcosa a tutti i costi, laddove invece le minuscole suggeriscono un gradevole senso di pacatezza espositiva.

Riportiamo qui di seguito i casi più ricorrenti di impiego delle iniziali maiuscole, cercando inoltre di dire la nostra su alcuni dei più diffusi “dilemmi” che spesso intralciano il lavoro di un redattore. Ribadiamo, anche qui, un concetto già espresso in altra occasione ma che riteniamo utile precisare ulteriormente: a volte (andando al di là dello stretto ambito grammaticale) la scelta dell’iniziale maiuscola o minuscola è una connotazione stilistica dell’autore cui bisogna assolutamente prestare attenzione.

Enfatizzare o ridimensionare un termine – impiegando, rispettivamente, la maiuscola o la minuscola – potrà derivare infatti da una precisa valutazione dell’autore, legata al tema trattato, al contesto in cui affronta un certo argomento, alle sue idee politiche, religiose, ecc. Al redattore si richiede dunque la capacità di cogliere questi aspetti e di verificare, comunque, la costanza della scelta dell’autore in tutto il testo, evitando di intervenire alla cieca, semplicemente “imponendo” le regole redazionali. L’autore, da parte sua, dovrà compiere una scelta che sia coerente nell’intero pezzo, manifestando in tal modo la sua precisa volontà.

2 Maiuscole e minuscole 2.1 Nomi propri di persona, pseudonimi ed espressioni antonomastiche

Regola

«I nomi propri di persona, gli pseudonimi e le espressioni antonomastiche si scrivono con l’iniziale maiuscola».

Commento

Gli pseudonimi e le espressioni antonomastiche, ossia quelle espressioni che in maniera esclusiva e senza dubbio di alcun equivoco, sono riferite ad una persona (o ad una cosa) precisa, vanno in maiuscolo. E le utilizzeremo se il nome vero della persona cui si riferiscono è stato già riportato precedentemente nel testo. Difatti, seppur espressione antonomastica, qualche volte la medesima può riferirsi a personaggi diversi.

Riportiamo alcuni esempi:

Avvocato (Giovanni Agnelli), Arpinate (Cicerone), Atride (Agamennone), Belpaese (l’Italia), Caudillo (Francisco Franco), Cavaliere (Silvio Berlusconi, Benito Mussolini), Creatore /Onnipotente (Dio), Dottor Sottile (Giuliano Amato), Duce (Benito Mussolini), Eroe dei due Mondi (Giuseppe Garibaldi), Flagello di Dio (Attila), Führer (Adolf Hitler), Papa Buono (Giovanni XXIII), Professore (Amintore Fanfani, Romano Prodi), Profeta (Maometto), Pulzella d’Orléans (Giovanna D’Arco), Re Galantuomo (Vittorio Emanuele II), Re Soldato (Vittorio Emanuele III), Re Sole (Luigi XIV), Re Tentenna (Carlo Alberto), Regina di Maggio (Maria José), Sommo Poeta (Dante Alighieri), Stupor Mundi (Federico II di Svevia), Temporeggiatore (Quinto Fabio Massimo), Tessitore (Camillo Benso di Cavour), Vate (Gabriele D’Annunzio, Omero, Virgilio), Vergine (la Madonna).

Attenzione: pronomi, sinonimi, specifici riferimenti, ecc. vanno sempre in minuscolo.

2.2 Denominazioni dello stato e dei suoi enti

Regola

«Quando ci si riferisce all’ente politico occorre usare la maiuscola. Se ci si riferisce al territorio, bisogna usare la minuscola».

Commento

Questo perché quando ci riferiamo all’ente politico, utilizziamo quello che è il nome proprio dell’ente medesimo (Regione Lazio, Provincia di Milano, Comune di Torino), mentre nel secondo caso utilizziamo quei termini in senso generico.

Così, ad esempio, si dirà: In base alla delibera della Regione Lazio del 23 giugno scorso..., ma La regione Lazio è bagnata dal Tirreno.

2.3 Denominazioni delle zone geografiche

Regola

«I nomi propri di luoghi geografici e quelli di zone geografiche storicizzate vanno sempre in maiuscolo; i nomi di quelle non storicizzate in minuscolo».

Commento

La ratio è la stessa esposta nel commento precedente, per cui i nomi propri vanno in maiuscolo e quelli generici vanno in minuscolo. Scriveremo allora Lunigiana, Maremma, Monferrato, Tavoliere, Terra di Lavoro, ma astigiano, reatino, veronese.

2.4 Epoche storiche ed eventi

Regola

«Le epoche (indipendentemente dalla loro durata) e gli eventi storici (se unici nella loro eccezionalità), i nomi dei secoli e dei decenni hanno l’iniziale maiuscola. Se il nome dell’epoca storica è formato da più termini, va in maiuscolo solo il primo».

Commento

Questo perché si tratta sempre di nomi propri.
Scriveremo dunque: Decennio francese, Età antica, Guerra fredda, Medioevo, Novecento, Ottocento, Primo dopoguerra, Secondo dopoguerra, Ventennio fascista.

E ancora anni Sessanta, anni Venti, ecc. Utilizzando le cifre romane scriveremo VII secolo, II secolo a.C. , II secolo d.C. Riportando a titolo esemplificativo i nomi di alcuni eventi scriveremo Congresso di Vienna, Gloriosa rivoluzione, Grande guerra, Guerra dei cent’anni, Guerra dei sei giorni, Prima/Seconda guerra mondiale, Rivoluzione francese, Vespri siciliani.

Per i nomi di paci e trattati utilizzeremo la maiuscola per il primo termine generico: Armistizio di Villafranca, Pace di Versailles, Patti lateranensi, Trattato di Amsterdam.

Una particolarità: la parola “conclave”, se usata genericamente va in minuscolo, se invece si riferisce ad un conclave particolare va in maiuscolo; quindi si scriverà: il conclave si riunisce alla morte del pontefice, ma il Conclave del 1978, il Conclave del 2005, ecc.

2.5 Enti e istituzioni

Regola

«I termini comuni indicanti enti e istituzioni vanno in minuscolo. Se però si citano con il nome specifico vanno in maiuscolo, mentre gli altri termini vanno in minuscolo».

Commento

Alcuni esempi ci aiuteranno a capire meglio questa regola. I termini quali associazione, ente, istituto, ministero, ministro, presidente, in quanto generici, vanno scritti con l’iniziale minuscola. Ma scriveremo Corte costituzionale, Corte di giustizia europea, Ente regionale per il diritto allo studio. Analogamente: Circolo di studi diplomatici, Museo nazionale, Piccolo teatro comunale, che sono nomi propri perché indicanti l’ente/istituzione in questione.

Similmente si scrive: Ministero della Sanità o Dipartimento della Difesa; in questo caso, però, “Sanità” e “Difesa” iniziano in maiuscolo perché indicano un campo ben delimitato: è una regola che illustreremo nelle prossime puntate.

2.6 Denominazioni di enti e istituzioni

Regola

«Le denominazioni di enti e istituzioni vanno tra virgolette alte, con il primo termine in maiuscolo e i successivi in minuscolo; se però si tratta di un nome proprio (per esempio, di un personaggio storico), ovvio l’uso delle maiuscole per tutti i termini».

Commento

La regola ci sembra abbastanza chiara. Le virgolette alte tendono a mettere in evidenza proprio il nome dello specifico ente/istituzione in questione. Facciamo qualche esempio: Associazione “Guida Merliani”, Centro culturale-ricreativo “Mirto Crosia”, Centro lettura “Giovanni Pascoli”, Circolo culturale “Gennargentu oggi”, Fondazione istituto “Gramsci”, Istituto “Luigi Sturzo”.

2.7 Denominazioni di premi

Regola

«Le denominazioni dei premi si scrivono tra virgolette alte e in maiuscolo. Se accompagnate dalla parola “premio”, questa va in maiuscolo».

Commento

Come abbiamo visto a proposito dei nomi di associazioni o istituti, anche i nomi di premi – quali ad esempio, lo “Strega”, il “Bancarella” , il Premio “Flaiano”, il Premio “Nobel” – vanno in maiuscolo in quanto nomi propri, mettendo tra virgolette alte il nome specifico per dargli evidenza.

2.8 Movimenti culturali, filosofici, politici, religiosi e adepti

Regola

«I nomi di movimenti culturali, filosofici, politici, religiosi vanno in minuscolo. Vanno però in maiuscolo quando vengono intesi come epoche o periodi storici. I nomi degli adepti di tali movimenti vanno in minuscolo».

Commento

La ratio è presto detta: i movimenti culturali, filosofici, politici e religiosi in sé non hanno una precisa caratterizzazione temporale. Sicuramente c’è un momento di massima presenza e forza, ma chiaramente, per esempio, gli umanisti non sono esistiti solo nel Quattrocento, i fascisti solo durante il Ventennio o i cristiani solo durante la predicazione di Gesù. Quindi, i nomi a essi riferiti li scriveremo in minuscolo.

Invece, se li intendiamo come epoche o periodi storici, vanno in maiuscolo, perché delimitano un chiaro arco temporale, e quindi sono “pienamente” nomi propri. Scriveremo allora fascismo, rinascimento, umanesimo, e poi cattolici, francescani, islamici, marxisti.

Ma scriveremo Fascismo, Rinascimento, Umanesimo, se questi termini vengono utilizzati per far riferimento a una determinata epoca storica.

S. M. (Si ringrazia per la collaborazione Maria Gulino)

(direfarescrivere, anno II, n. 5, giugno 2006)

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