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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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L’inizio, ovvero: l’invito al lettore.
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:59 pm    Oggetto:  L’inizio, ovvero: l’invito al lettore.
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L’inizio, ovvero: l’invito al lettore nel mondo del romanziere.

di Marco Ceroni

Spunti da: "La compagnia dell’Anello" (J.R.R. Tolkien); e la fiaba del Re Ranocchio (Fratelli Grimm; Fiabe del focolare).

1) Quando un narratore scrive una storia, dovrebbe sempre ricordarsi una cosa: chi legge deve poter avere il tempo di capire di cosa si sta parlando. Se facciamo un racconto oppure un romanzo ambientato in una tipico liceo, con il tipico ragazzo che si innamora della tipica ragazza, il tutto costellato da tipici insegnanti –magari bizzarri, ma senza tale bizzarria pare non si possa avere abilitazione all’insegnamento- tipici amici ed il tipico rapporto affettivo-conflittuale-generazionale con i genitori, è probabile che ogni lettore italiano riesca a seguire abbastanza bene il discorso. Perché? Perché è una realtà che, bene o male, conosciamo tutti.

Cambiamo scenario: decidiamo di scrivere un romanzo che affronti il problema delle sette religiose. Già è una realtà che molti non conoscono, se non molto superficialmente attraverso qualche trasmissione televisiva.

Cambiamolo ancora: decidiamo di raccontare una storia avvenuta ad Atene durante la dittatura dei Trenta Tiranni (all’epoca di Socrate e Platone, insomma). Si spera tutti sappiano dove sia Atene: ma subito ogni nostro sapere si perde nella selva di mitologie, riti sacerdotali, sacerdoti con i loro titoli e le loro funzioni. Basterebbe inserire da qualche parte la parola "Misteri Eleusini" per gettare nella perplessità anche i lettori più colti. Ora, se il nostro scrittore ha deciso di cimentarsi in questa impresa, faccia pure: ma dopo aver studiato parecchio per non dire corbellerie, come riuscire a far entrare il lettore in questo mondo?
Oppure in quello dell’Alta Finanza? O in quello della Prostituzione? O della cultura Islamica?

2) Dunque, il problema è: come fare perché il lettore si ambienti in una realtà che conosce poco, se non per nulla? Sì, perché anche se la Grecia Antica non è una realtà del tutto amena, non è così agevole inserirvi il lettore. Ecco che intervengono Tolkien e Grimm, a tirarci via le castagne dalla fornace. Tolkien creò un mondo di elfi e stregoni: un mondo, quindi, del tutto irreale. I Grimm addirittura riportarono fiabe. Vediamo come risolsero il problema.

Partiamo dai fratelli Grimm. La raccolta di fiabe ha inizio con la fiaba del Re Ranocchio. Ebbene, l’inizio della fiaba è, all’incirca: Tanto tempo fa, quando ancora la magia era reale… Frase questa che può essere interpretata in modo psicologico, come è stato fatto, ma anche come giustificazione. Oggi la magia non è: ma in passato c’era, e ogni cosa era possibile; anche che un uomo potesse diventare una rana. Certo, il lettore smaliziato di oggi può anche seguire perfettamente il filo di un racconto dove si scopre che quel cane che di tanto in tanto compariva era in realtà un essere umano: basta che la cosa non sia posta alla fine di un romanzo che di fantastico non aveva assolutamente niente.

Quindi, i Grimm ci insegnano una prima regola: far capire da subito che tipo di mondo stiamo narrando.

3) Passiamo a Tolkien. Come molti sanno, Tolkien è autore della trilogia "Il signore degli anelli"; di cui la prima parte ("La compagnia dell’Anello") è divisa in tre parti: un prologo, e due libri. In particolare, mi rifarò al Prologo ed al primo dei due libri (dalla festa di addio di Bilbo dalla Contea, a quando Frodo a cavallo cerca di raggiungere la dimora degli elfi incalzato dai Nazgul).

Ora, il Prologo sembra un breve saggio etnografico: illustra una località (la Contea) descrivendo aspetto, usi, costumi, modo di vivere, qualche cenno storico ed un excursus sul loro patriottico tabagismo. Somiglia molto ai resoconti che i primi antropologi stilavano riguardo le tribù "selvagge" (diciamo così) delle terre coloniali.

Già questo permette al lettore di inserirsi in questa località, la "Contea", popolata dagli "Hobbit", senza troppi traumi.

Ma subito la storia va avanti, e alcuni di questi Hobbit devono andare via dalla Contea e giungere dagli Elfi, che vivono a "Granburrone". Ma la strada presenta le sue insidie.

Tuttavia, gli Hobbit sono ignoranti, esattamente come il lettore: né loro, né chi legge, sa nulla di quel mondo. Quindi si verifica una situazione interessante: una coincidenza Hobbit-Lettore. Il lettore impara, perché l’Hobbit impara. Il Lettore impara attraverso gli occhi e le orecchie degli Hobbit. E come gli Hobbit conosce gli spettri, i Nazgul, la storia dei luoghi che attraversa, il potere dell’Anello.

Quindi, qui Tolkien ci insegna una cosa fondamentale:

Presenta almeno un personaggio che sia estraneo, quanto il lettore, al mondo che stai descrivendo: così che tu possa giustificare ampie descrizioni o spiegazioni di quanto accade perché è proprio il tuo personaggio ignorante che le invoca.

4) Infine, e restiamo su Tolkien. O meglio, restiamo sugli Hobbit. Chi sono gli Hobbit? Sono le persone comuni: sono il falegname, il macellaio, la commessa, il postino. Sono i cittadini comuni (in uno stato leggermente idilliaco, off corse), con la loro vita assolutamente comune, desiderosi solo di essere lasciati in pace con le loro piccole cose, desiderosi di vivere le avventure al limite come storie, come fiabe.

Esattamente come il Lettore.

Ora, partiamo dal Lettore. Ogni lettore, tutto sommato, pur amando la propria tranquillità (chi agogna seriamente di trovarsi al posto di Bruce Willis in Trappola di Cristallo?) ama pensare che, in teoria, potrebbe anche essere lui l’eroe di qualche storia. Non lo desidera seriamente, certo: è una fantasia. Una fantasia che Tolkien realizza.

Ecco Frodo, Sam, Merry, Pipino: ecco il Lettore. Persone che vivevano tranquille la loro vita e che si sono trovate d’improvviso a giocare ruoli importanti nel destino del mondo. Persone che amavano la tranquillità e che solo in teoria si immaginavano nel ruolo di eroi. Frodo è Il Lettore: col Lettore impara a conoscere il mondo, e come il Lettore è un eroe potenziale, mentre di fatto ama solo la vita tranquilla.

E qui, c’è l’ultimo aspetto fondamentale.

Il personaggio "estraneo" al mondo che descriviamo dovrà avere caratteristiche tali da somigliare al Lettore, di modo da aumentare la simpatia, l’empatia verso quel personaggio.
______________

Marco Ceroni
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2007 12:59 pm    Oggetto: Adv






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