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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Etimologie del tempo (di Roberto Vacca)
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Ago 23, 2007 9:13 am    Oggetto:  Etimologie del tempo (di Roberto Vacca)
Descrizione:
Rispondi citando

Etimologie del tempo

Il Prof. Roberto Vacca, ci scrive:

Citazione:
Allego articoletto pubblicato oggi da L'OROLOGIO sulle etimologie di parole relative al tempo in varie lingue.

Spero interessi.

Best
Roberto


Tempo: gli etimi - di Roberto VACCA – L'Orologio – 21 Maggio 2007

Le parole che usiamo hanno origini antiche e gli etimologi riescono a chiarire le derivazioni solo di quelle relativamente più recenti. Perché siano credibili, devono essere disponibili documentazioni del passaggio dalle forme antiche a quelle seguenti. Chi propone derivazioni gratuite e immaginarie viene criticato con la frase Lucus a non lucendo, che allude a una presunta etimologia della parola latina “lucus” (= bosco) di origine sconosciuta. Quella frasetta latina significa: il bosco si chiama lucus perché è tanto ombreggiato che non ci passa la luce.

Possiamo pensare alle parole antiche come a fossili o come reperti che contengono segni del passato e possono aiutare a spiegare come gli antichi vedevano il mondo e, quindi, da dove deriviamo le nostre idee e visioni. Soltanto le lingue per cui è stata creata la scrittura ci offrono reperti antichi. Abbiamo spesso idee imprecise sui modi in cui le parole che vediamo scritte venivano pronunciate. I glottologi discutono se i latini pronunciassero cèsar oppure kaesar il nome di Giulio Cesare. Le questioni come questa non potranno essere risolte fin quando non riusciremo a ricostruire i suoni antichi. Io credo che prima o poi questo sarà possibile – per ora ho scritto solo racconti di fantascienza in cui voci antiche erano estratte dalle variazioni di spessore degli strati di pittura nei quadri o dalla struttura cristallina di certi marmi. Per ora limitiamoci a ragionare sulle parole scritte.

Ho trovato fra le mie carte un biglietto da visita di mio padre di oltre un secolo fa. Sul retro riporta una citazione dalla Sèmantique di Brèal secondo la quale la parola “tempus” avrebbe la stessa origine di “tepor” e di “decus”. Mi ha sorpreso perchè secondo il dizionario latino “tepor” deriva da “tepeo” – essere tiepido e il significato di “decus” è: cosa opportuna, decoro. Questi concetti non mi sembrano affini a quello di tempo.

Per i latini il tempo era soprattutto il tempo atmosferico, indicato anche con la parola “tempestas” giunta fino a noi. Pare che Giovanni Bussi, vescovo di Aleria fosse il primo, nel 1469, a parlare del Medioevo chiamandolo “media tempestas”.

I greci distinguevano “chronos” – il tempo misurato con il suo trascorrere, con i suoi intervalli (diciamo anche noi “cronologico”), da “kairos” – gli eventi e le azioni compiute in quegli intervalli. Omero usava la parola “emar” per indicare il giorno (noi abbiamo ancora “emeroteca” ed “effemeride” – in greco moderno “oggi” si dice “sìmera”) e il destino che toccava in un certo giorno – il fato. La parola “fato” in latino era il participio passato di “fari” – dire, cioè ciò che è stato detto, decretato – è diventato definitivo.

L’inglese “time” è di origine scandinava. In svedese tempo di dice “tid” e “fråmtid” significa “futuro”, letteralmente “tempo avanti”. Nella sede di un’associazione svedese di studi sul futuro c’era un cartello attaccato al muro che diceva:

Fråmtid er inte vat der var
Il futuro non è più quello di una volta.

In inglese la radice scandinava è rimasta nella parola “tide” che vuol dire marea – imponente fenomeno periodico che segnava il tempo per un popolo marinaro.

In russo si chiama “vremye” il tempo cronologico, mentre il tempo atmosferico si chiama “pogoda”, ma si pronuncia pagòda. Quando me lo dissero, stavo per rinunciare a studiare il russo. Poi mi ci adattai – e rimasi di nuovo sorpreso dal fatto che “pogodit’” vuol dire “aspettare” e che “pogodyà” vuol dire “un po’ più tardi”.

In inglese il tempo atmosferico è “weather” e ha origine sassone: Somiglia al tedesco “Witterung”. Radici germaniche connesse con il tempo si annidano in varie parole e talora possono indurci in errore.

Quasi chiunque sarebbe probabilmente pronto a credere che la parola olandese “oorlog” stia per “orologio”, ma non è affatto così. Il prefisso oor- corrisponde al tedesco ur- che attribuisce alla parola che segue il senso di “iniziale”, “antico”, “originario”. Così oorlog significa “lotta antica” – tempo turbolento e passato. Il prefisso germanico si trova nella parola “Urteil”, letteralmente “parte antica” che, però, ha il significato di “giudizio”. La parola è entrata in italiano come “ordalia”: il giudizio di Dio. Era un modo medioevale di decidere chi avesse ragione fra due contendenti. Combattevano all’ultimo sangue e si dava ragione a quello vivo, che la divinità aveva giudicato meritevole di vittoria.
Mio dicono che in ebraico il tempo è detto “et”, forse derivato da “ada” = passare.

In cinese le parole connesse con il tempo contengono spesso il carattere ci (vedi figura). La lingua cinese non è fatta di monosillabi: le parole sono formate spesso da due o tre monosillabi che si susseguono – come i loro ideogrammi. Shangcì (i due caratteri per sopra e tempo) vuol dire “prima”, “precedentemente”. Xiacì (i due caratteri per sotto e tempo) vuol dire “dopo” o “susseguente”. Il carattere ming (costituito dalla giustapposizione dei caratteri je (sole) e yuè (luna) significa “chiaro”, “ovvio”, ma se si scrive (o si pronuncia) prima di tian (cielo) prende il significato di “domani”.

Come si vede, le parole si compongono in cinese in modo ben diverso da quello nostro. Ad esempio “contesto” si dice shang xia wen, cioè “significato sopra sotto”, implicando l’idea che per capire un testo o il significato di una data parola, bisogna andare a guardare le parole che la precedono e quelle che la seguono – “sopra e sotto” perché anticamente i testi cinesi erano scritti in colonna dall’alto in basso e da destra a sinistra, non per righe.

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