Indice del forum

Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum

ARCHEOLOGIA MISTERIOSA
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno

Vai a pagina 1, 2  Successivo
 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Archeologia
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 1:37 pm    Oggetto:  ARCHEOLOGIA MISTERIOSA
Descrizione:
Rispondi citando

Archeologia misteriosa

L'archeologia misteriosa, nota anche come fantarcheologia, archeologia proibita o pseudoarcheologia (in inglese pseudoarchaeology), si basa su teorie ed ipotesi difficilmente dimostrabili, che danno una interpretazione di resti materiali e siti archeologici in contrasto con i risultati ottenuti dall'archeologia "ufficiale" e con il metodo scientifico, facendo rientrare questo campo di studio nella cosiddetta pseudoscienza.

"L'umanità rischia di scomparire senza sapere da dove viene, se il suo destino fu diretto da ignoti maestri e falsato nel suo corso naturale. Essa ignora se antenati superiori, in tempi molto remoti, hanno edificato grandi civiltà attualmente sconosciute e tentato come noi la conquista del cosmo (...). Avendo probabilmente il presentimento di vivere la fine di una era, uomini indocili vogliono strappare i loro paraocchi e rimettere in questione tutto quanto è stato loro imposto. Con questo assillante pensiero, e in margine alla storia ufficiale, noi vogliamo proporre, sotto forma di ipotesi, nuove spiegazioni della storia visibile e invisibile (...); non con l'oratoria insolente dell'esperto convinto del fatto suo, ma con l'umiltà del ricercatore ostinato e nondimeno cosciente di progredire di qualche passo.
Un errore enorme ha falsato la comprensione della nostra genesi, e la storia, la preistoria, furono quello che si volle che fossero."


Jean Cocteau

****************

Indice [in questa pagina]:

1 Definizione
2 Controversie
3 L'uomo di Piltdown
4 Nuovi approcci radicali
5 Siti archeologici
6 Bibliografia
7 Voci correlate

************

Definizione

"Archeologia misteriosa" è un termine generico riferito a tutte quelle attività legate alla scienza del passato che giungono a conclusioni rigettate dalla gran parte della comunità scientifica internazionale. Questo termine viene spesso associato con l'investigazione di teorie a volte non suffragate da prove e, di conseguenza, non accettate dall'ambiente accademico, come l'esistenza dell'Arca di Noè sul monte Ararat o di continenti perduti come Atlantide o Mu, l'idea di contatti diretti tra le antiche civiltà egiziana e maya o come l'influenza degli UFO o di antichi astronauti sulle civiltà del passato (nota come teoria del paleocontatto).

Vi sono un gran numero di siti archeologici legittimati che sono stati per lungo tempo al centro di uno sproporzionato interesse di speculazione pseudoscientifica nel contesto dell'archeologia misteriosa. Tra questi vi sono Stonehenge, la Piramide di Cheope, la Sfinge di Giza, le iscrizioni etrusche, reliquie precolombiane europee nell'emisfero occidentale, l'Isola di Pasqua, Teotihuacan, Palenque, Chichen Itza, e le sfere di pietra della Costa Rica; quest'interesse è dovuto all'assenza di spiegazioni certe riguardo a taluni punti poco chiari dei suddetti siti. Allo stesso modo alcuni dei reperti che sono oggetto di studio nell'ambito dell'archeologia misteriosa sono oggetti autentici, che presentano aspetti poco chiari o controversi e non sono ancora inseriti nel contesto storico generale.

L'origine dell'archeologia misteriosa può essere ricondotta all'opera dell'americano Charles Fort (1874 - 1932). Questi consacrò la propria vita alla raccolta e alla catalogazione di tutti quegli articoli di giornali che riportassero fatti strani, oggetti impossibili e scoperte incredibili, dalle scienze naturali all'archeologia. Fort raggiunse alla fine la convinzione che tutta la storia della Terra sia stata diretta – ed alcuni pensano che lo sia tuttora – da un misterioso «potere» alieno. L'idea di una «chiave» unica alla quale far risalire la spiegazione di ogni mistero archeologico (o presunto tale) si ritrova alla base di gran parte della archeologia misteriosa. Gran parte delle notizie raccolte furono pubblicate nel Book of damned e gli immensi schedari accumulati da Fort furono in seguito acquisiti alla sua morte dalla Fortean Society, che tuttora ne prosegue la divulgazione.

L'archeologia misteriosa gode ai giorni nostri di vasta popolarità in virtù del suo sensazionalismo, che trova nei mass media una risonanza a volte maggiore della divulgazione prettamente archeologica. Di conseguenza, il grosso pubblico non sempre riesce a distinguere tra le acquisizioni della ricerca storico-archeologica condotta dagli scienziati e le ipotesi, a volte fantasiose, messe in campo da alcuni "archeologi alternativi". Il favore incontrato dall'archeologia misteriosa dipende anche dal fatto che, mentre le spiegazioni fornite dall'archeologia ufficiale sono a volte parziali e incerte, essa al contrario tende a fornire per ogni mistero una risposta esauriente, seppure difficilmente dimostrabile.

Controversie

La maggioranza degli addetti ai lavori rigettano le teorie avanzate dall'archeologia misteriosa, classificandole come fantasiose dissertazioni prive di qualsiasi fondamento scientifico e volte più ad ingrossare il portafogli degli scrittori di archeologia misteriosa che a dimostrare ipotesi improbabili, scevre da un accurato esame dei dati archeologici.

Alcuni studiosi di archeologia del mistero argomentano che solamente conservando la massima apertura mentale si può evitare di escludere a priori alcune ipotesi che possono risultare fondate in seguito ad un'indagine più approfondita. Essi affermano che spesso la dottrina tradizionale è restìa ad accettare nuove teorie che mal si inseriscono nel sistema di conoscenze acquisite, specie se le nuove ipotesi comportano una revisione totale dei concetti consolidati.

Un ulteriore argomento che secondo i fautori della disciplina avvallerebbe la scientificità dell'archeologia misteriosa è che qualsiasi teoria potrebbe ritenersi fondata finché non viene dimostrato il contrario.

Alcuni sono andati oltre, sostenendo che, secondo quanto illustrato dalla teoria critica, ogni forma di pensiero scientifico presuppone una ideologia di controllo, attraverso la quale si cerca di influenzare la società tramite la strumentalizzazione dello status degli scienziati in quanto 'esperti'. Il concetto di mentalità governativa del filosofo francese Michel Foucault ha anche spinto alcuni pensatori a vedere gli archeologi più come strumenti dello stato che come neutrali investigatori del passato, in quanto incorporati in un processo di pianificazione politica volto a mantenere un filtraggio delle conoscenze a livello mondiale. Tali teorie sono state accostate al complottismo.

L'uomo di Piltdown

Per approfondire, vedi la voce Uomo di Piltdown.

A conforto della inattendibilità delle varie teorie, viene spesso citata la vicenda relativa all'uomo di Piltdown, i cui resti furono trovati in una cava di ghiaia all'inizio del XX secolo in Inghilterra. Il rinvenimento di frammenti di un cranio umano e di una mascella scimmiesca fu oggetto di aspre polemiche, in quando confermava, per la paleontologia ufficiale e ortodossa, l'esistenza del cosiddetto "anello mancante" tra scimmia e uomo.

Dopo la scoperta della nuova specie umana, la vicenda si protrasse fino agli anni cinquanta, quando la truffa fu scoperta e la falsità dei reperti dimostrata. Secondo i sostenitori dell'archeologia misteriosa, il falso ebbe la possibilità di resistere tanto a lungo grazie al fatto che confermava la teoria sull'evoluzione di Darwin.

Nuovi approcci radicali

Le spedizioni dell'archeologo tedesco Heinrich Schliemann per trovare l'antica città di Troia, seguendo le tracce presenti nell'Iliade di Omero, sono state portate ad esempio dai sostenitori dell'archeologia misteriosa per dimostrare che talvolta nuovi approcci radicali nella scienza archeologica all'inizio non sono stati presi per serie investigazioni scientifiche.

Diverso il caso dello studioso Athanasius Kircher che nel XVII secolo studiò la scrittura egizia; pur partendo dalla geniale intuizione che i geroglifici fossero in qualche modo connessi con la scrittura copta, arrivò all'errata conclusione che i segni avessero unicamente un origine simbolica e non fonetica (Oedipus Aegyptiacus, Roma 1652); vi sono molte ragioni per il suo fallimento, come la mancanza di una Stele di Rosetta da cui partire, ma i suoi studi furono comunque d'aiuto per l'opera di decifrazione fatta da Jean-François Champollion.

Siti archeologici

Alcuni siti di interesse per l'archeologia misteriosa:

-Africa
-Piramide di Cheope
-Sfinge di Giza
-Asia
-Monte Sinai
-Città di Troia
-America
-Cuzco
-Machupichu
-Teotihuacan
-Linee di Nazca
-Europa
-Grotte di Altamira
-Stonehenge
-Carnac
-Palazzi minoici a Cnosso
-Isola di Santorini
-Piramidi di Visoko
-Oceania
-Isola di Pasqua
-Grotte di Burrow

Bibliografia

-Opere di pseudoarcheologia-

-Louis Pauwels e Jacques Bergier. Il mattino dei maghi (Le matin des magiciens, 1960)
-Peter Kolosimo. Terra senza tempo, 1964
-M. Cremo, R. Thompson. Archeologia proibita - Newton Compton, ISBN 8882897680
-G. De Santillana, H. von Dechend. Il mulino di Amleto, Adelphi, ISBN 8845917886
-Graham Hancock. Impronte degli Dei, Corbaccio, ISBN 8879722018

-Opere critiche-

W.H. Stiebing Jr. Antichi astronauti. Dalle pile di Babilonia alle piste di Nazca, Avverbi 1998. Recensione: [1]
K.L. Feder. Frodi, miti e misteri. Scienza e pseudoscienza in archeologia, Avverbi 2004. Recensione: [2]

*************

(Articolo estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 2:31 pm, modificato 4 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Adv



MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 1:37 pm    Oggetto: Adv






Torna in cima
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 1:42 pm    Oggetto:  OOPArt
Descrizione:
Rispondi citando

OOPArt

OOPArt è un termine che deriva dall'acronimo inglese Out of Place Artifacts (reperti o manufatti fuori posto), coniato dal naturalista americano Ivan Sanderson per dare un nome ad una categoria di oggetti di difficile collocazione storica.

Essi sono tutti quei reperti archeologici o paleontologici che, secondo le comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non siano potuti esistere nell'epoca a cui afferiscono le datazioni iniziali.

Da questi ritrovamenti è nato il filone dell'archeologia misteriosa, in quanto la maggioranza degli scienziati non li ha mai ritenuti come "fuori dal tempo", cercando di spiegarne l'origine all'interno delle teorie accettate e relegando le altre interpretazioni nella categoria della pseudoscienza.

Quelli che seguono sono alcuni esempi di "oopart" documentati e spesso fotografati e studiati dagli esperti.

Questa categoria contiene 28 pagine, in ordine alfabetico:

-A-
1-Abydos: Elicotteri egiziani
2-Akakor

-C-
3-Colonna di Ashoka

-D-
4-Dischi Dropas
5-Disco di Festo

-F-
6-Fuente Magna

-G-
7-Geode di Coso
8-Grande Zimbabwe

-L-
9-Linee di Nazca

-M-
10-Mappa del Creatore
11-Martello di London
12-Meccanismo di Antikythera
13-Micro-tecnologia antica
14-Moai

-P-
15-Papiro Tulli
16-Pietre di Ica
17-Piramide di Cheope
18-Piri Reìs

-R-
19-Rongorongo

-S-
20-Sfere metalliche di Klerksdorp
21-Statuette di Acambaro
22-Stonehenge

-T-
23-Teschio di cristallo
24-Tiahuanaco
25-Tubi metallici di Saint-Jean de Livet

-U-
26-Uccello di Saqqara

-V-
27-Vaso di Dorchester
28-La vite di Treasure City

....Ed oltre questi già citati e sotto analizzati & descritti, ci sarebbero anche:

* Il mortaio con pestello rinvenuto nella Table Mountain
(California, nella contea di Tuolumne, in uno strato di roccia
risalente al Terziario e datato tra i 33 i 55 milioni di anni;

* Le lampade di Dendera, oggetti oblunghi nascenti da un
fiore di loto e contenenti un serpente, raffigurati in un
bassorilievo di un tempio dedicato alla dea Hathor a Dendera,
interpretati come grandi lampade collegate con dei cavi ad un
generatore elettrico.

* La Pagoda nera di Konarak in India, costruita del XIII
secolo la cui colossale pietra sommitale viene ritenuta non
collocabile senza macchinari moderni.

* Una scatola nera con lamine d'argento e un cristallo,
ritrovata in una tomba cinese della fine del VI secolo a.C. e
intepretata come una primitiva radio a galena.

* Un manufatto di cristallo di rocca rinvenuto a Heluan in
Egitto e risalente all'epoca del faraone Semempses e interpretato
come una lente di cristallo molata.

* Un blocco di pietra squadrato rinvenuto a Baalbek in
Libano pesante 1.050 tonnellate, di cui si ritiene impossibile la
movimentazione senza macchinari moderni.

* L'obelisco non finito di Assuan in Egitto, abbandonato
nella cava, pesante 1.150 tonnellate, anch'esso ritenuto
impossibile da muoversi.

* I tubi di Baigong in Cina, tubi metallici rinvenuti in una
grotta nella provincia di Qinghai, e nelle vicinanze,
interpretati come antiche condutture.

* La fibbia di alluminio cinese rinvenuta in Cina, risalente
almeno al 265 d.C. e realizzata in alluminio per l'85% della sua
composizione.

* I tubi metallici rettangolari modellati rinvenuti nel
1968, a San Jean del Livet Francia, contenuti in un calcare
risalente a 65 milioni di anni fa.

* La Navicella di Toprakkale, ritrovata a Tuspa in Turchia e
risalente a 3000 anni fa, sembra rappresentare una navicella
volante con tanto di ugelli e pilota.

* Il teschio della Yakuzia', di un bisonte, regione della
Russia. Analogo al caso del Teschio dello Zambia. Al centro della
fronte è visibile un foro rotondo che potrebbe essere stato
causato da una pallottola. Secondo i paleontologi questa specie
sarebbe vissuta tra i 30.000 e i 70.000 anni fa.

* I Jet d'oro Precolombiani. Definiti semplici monili dalla
forma di uccello, sembrano rappresentare diversi modellini di
aerei a reazione, risalenti al 1000 d.C.

* Una protesi metallica, in ferro puro, lunga 23 cm presente
nella gamba della mummia del sacerdote Usermontu risalente alla
XXVI dinastia egizia (656 a.C. -525 a.C.).

* Il Cubo di Schondorf-Vocklabruck, in lega di ferro,
carbonio e nichelio, scoperto in Austria, nel 1885 in un blocco
di carbone del Terziario, circa 300 milioni di anni. Fino al 1910
fu conservato nel Museo di storia naturale di Salisburgo, poi
scomparve misteriosamente.

* Il muro di Heavener, in Oklahoma, lungo 130 metri, in
calcestruzzo levigato, venne ritrovato nel 1928 da un certo Atlas
Almond Mathis, in un filone di carbone datato 285 milioni di anni.

* L' impronta fossile di scarpa con tacco, che sarebbe stata
ritrovata da un collezionista di fossili, William Meister, nel
1968, nello stato dello Utah, negli Stati Uniti, in una roccia
scistosa risalente al Cambriano, circa 500 milioni di anni fa.
L'impronta pare aver schiacciato un trilobite, un mollusco
estinto nel Permiano da 250 a 300 milioni di anni fa.

* Un' altra impronta fossile di scarpa, questa volta
proveniente dal Nevada, scoperta dal geologo John T. Reid;
esaminata al microscopio presentava fili di ricucitura
fossilizzati più di 5 milioni di anni fa.

* La Catena d'oro di Morrisonville, nell' Illinois,
rinvenuta nel 1891 in un pezzo di carbone risalente a 300 milioni
di anni fa, da parte della moglie del direttore del giornale,
S.W. Culp. Fonte: The Morrisonville Time e Geological Survey,
Illinois, 1891

* La Tazza in ferro di Wilburton rinvenuta nel 1912 in una
miniera di Wilburton, nell'Oklahoma, da parte di Frank J.Kenwood
in un blocco di carbone. Il Dipartimento Geologico dell'Oklahoma
dichiarò che il carbone era antico di 312 milioni di anni.

* Gli strumenti ed armi in pietra, ritrovati in Belgio dal
geologo A.Rutot in una serie di strati rocciosi risalenti a 30
milioni di anni fa. Attualmente i reperti non sono visibili al
pubblico.

* Lo scheletro umano del Midi, anatomicamente moderno,
ritrovato in Francia e citato dall'antropologo francese Gabriel
de Mortillet, nel suo libro "Il Preistorico" in una formazione
del Miocene, databile 25 milioni di anni e, di altri scheletri
ritrovati in Svizzera a Delemont, in una formazione dell'Eocene
(38 milioni di anni).

* Il Teschio dello Zambia, o "Teschio di Broken Hill", un
cranio umano risalente a 150-300.000 anni fa (le prime datazioni
lo ponevano a 38.000 o a 70.000 anni) che presenta sulla tempia
sinistra un foro perfetto, privo di linee radiali, come se gli
avessero sparato con una pistola od un fucile. Il foro può essere
spiegato più prosaicamente come una ferita dovuta al canino di un
grosso predatore, o a una foratura artificiale del cranio,
pratica rituale usata per scacciare gli spiriti maligni.....

**********************

L'UOMO HA SCOPERTO MOLTE COSE, MA NON SE STESSO. DA SOLO SI È CHIAMATO HOMO SAPIENS. LA VALIDITA' DI QUESTO AUTOBATTESIMO NON E' STATA CONFERMATA. DEPONETE L'ARROGANZA UMANA. RICONOSCETE LA VERITA' SU VOI STESSI E SULLA VOSTRA ORIGINE. MODIFICATE I VOSTRI OBIETTIVI DI CONSEGUENZA, DANDO NUOVI SCOPI ALLA VOSTRA VITA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

Oscar Kiss Maerth


Scritto nel Monastero di Tsin San, Cina. 3200 anni dopo Mosè;
2753 anni dopo Lao-Tse; 2510 anni dopo Buddha;
1967 anni dopo Cristo; 1400 anni dopo Maometto

*******************

Indice [in questa pagina]:

1 Dispute sugli OOPArt
2 Casi celebri di OOPArt
2.1 OOPArt ancora da verificare
2.2 OOPArt sottoposti ad esami scientifici approfonditi
3 Alcuni famosi Ex-OOPArt
3.1 Oggetti scambiati per OOPArt oppure falsificati
3.2 Oggetti pienamente spiegati come appartenenti al loro tempo
4 OOPArt e nuove teorie sulla nascita della civiltà sulla Terra
4.1 Teoria dell'alternanza delle civiltà evolute o catastrofista
4.2 Teoria degli interventi alieni
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Collegamenti esterni
7.1 Articoli a supporto della tesi degli OOPART
7.2 Fonti a confutazione della tesi degli OOPArt

************

Dispute sugli OOPArt

Secondo certe interpretazioni alcuni OOPArt, specialmente quelli ritrovati in siti geologicamente molto antichi, metterebbero in crisi le teorie scientifiche e le conoscenze storiche consolidate.

Può capitare che un oggetto abbia una datazione apparentemente impossibile, che può farlo risalire ad epoche in cui si suppone gli esseri umani non possedessero le conoscenze tecniche adeguate per fabbricarli, o addirittura non esistessero ancora.

Poiché questi metodi di datazione sono occasionalmente soggetti ad essere falsati (volontariamente o meno), vengono compiuti altri studi e raffronti, fino a comprendere quando possibile la vera origine dell'OOPArt.

Può capitare che gli oggetti, dopo una analisi iniziale fallace, vengano sottoposti a studi scientifici e ne viene riscontrata la loro appartenenza ad epoche più recenti o a contesti spiegabili: questo quindi li colloca fuori dall'ambito degli OOPArt, o li fa riconoscere come oggetti di moderna falsificazione (come il Martello di London), falsificazioni riscontrabili peraltro anche per reperti convenzionali.

Non sono rari i casi in cui l'oggetto, dopo la pubblicazione iniziale, scompare o viene reso inaccessibile per le necessarie verifiche scientifiche, mantenendo quindi la fama di oggetto misterioso, ma senza possibilità di risolvere il mistero.

In altri casi gli oggetti possono venire in seguito spiegati come appartenenti all'epoca in cui sono stati fabbricati, senza che alcuna conoscenza dei fatti storici possa essere messa in discussione.

-Così è accaduto per il Meccanismo di Antikytera, considerato dai media e dall'opinione pubblica un oggetto tecnologicamente avanzato per appartenere all'età ellenistica, ma che in realtà è perfettamente compatibile con le conoscenze tecniche degli antichi greci post-alessandrini, pur rimanendo un reperto unico per complessità e manifattura.

-Altre volte invece gli OOPArt vengono identificati con un oggetto del tutto normale. Ad esempio, all'interno del Geode di Coso è stato ritrovato un oggetto metallico, in seguito riconosciuto da tecnici esperti come una candela di un motore a scoppio degli anni '20. Spesso tuttavia la fama "misteriosa" dell'oggetto prevale sulla realtà dei fatti e la leggenda dell'oggetto sopravvive alla effettiva spiegazione.

Casi celebri di OOPArt

Tra gli esempi più citati di OOPArt vi sono oggetti ancora da studiare, o in fase di studio.

OOPArt ancora da verificare

-Le statuette di Acambaro, cittadina nei pressi di Guanajuato nel New Mexico, scoperte nel 1945, che raffigurerebbero dei dinosauri tra cui un brontosauro un anchilosauro e un iguanodonte e datate da analisi scientifiche a circa 2.500 anni fa: sono considerate dagli antievoluzionisti una prova della contemporanea esistenza di esseri umani e dinosauri, mentre sono considerate un falso dagli scettici;

-Il mortaio con pestello rinvenuto nella Table Mountain (California, nella contea di Tuolumne, in uno strato di roccia risalente al Terziario e datato tra i 33 i 55 milioni di anni;

-Gli oggetti microscopici rinvenuti presso le rive del fiume Narada in Russia sulla catena degli Urali, costituiti da elementi che si avvolgono a spirale, alcuni della grandezza di 3 micron, in rame, tungsteno e molibdeno, interpretati come antichi esempi di nanotecnologia;

-I dischi di Bayan Kara Ula, presso la località di Nimu, nella regione cinese del Sichuan, dischi di pietra bucati al centro e interpretati come manufatti extra-terrestri.

-Le lampade di Dendera, oggetti oblunghi nascenti da un fiore di loto e contenenti un serpente, raffigurati in un bassorilievo di un tempio dedicato alla dea Hathor a Dendera, interpretati come grandi lampade collegate con dei cavi ad un generatore elettrico.

-La Pagoda nera di Konarak in India, costruita del XIII secolo la cui colossale pietra sommitale viene ritenuta non collocabile senza macchinari moderni.

-Una scatola nera con lamine d'argento e un cristallo, ritrovata in una tomba cinese della fine del VI secolo a.C. e intepretata come una primitiva radio a galena.

-Un manufatto di cristallo di rocca rinvenuto a Heluan in Egitto e risalente all'epoca del faraone Semempses e interpretato come una lente di cristallo molata.

-Un blocco di pietra squadrato rinvenuto a Baalbek in Libano pesante 1.050 tonnellate, di cui si ritiene impossibile la movimentazione senza macchinari moderni.

-L'obelisco non finito di Assuan in Egitto, abbandonato nella cava, pesante 1.150 tonnellate, anch'esso ritenuto impossibile da muoversi.
I Tubi di Baigong in Cina, tubi metallici rinvenuti in una grotta nella provincia di Qinghai, e nelle vicinanze, interpretati come antiche condutture.

-La fibbia di alluminio cinese rinvenuta in Cina, risalente almeno al 265 d.C. e realizzata in alluminio per l'85% della sua composizione.

-I tubi metallici rettangolari modellati rinvenuti nel 1968, a San Jean del Livet Francia, contenuti in un calcare risalente a 65 milioni di anni fa.

-La Navicella di Toprakkale, ritrovata a Tuspa in Turchia e risalente a 3000 anni fa, sembra rappresentare una navicella volante con tanto di ugelli e pilota.

-Il teschio della Yakuzia', di un bisonte, regione della Russia. Analogo al caso del Teschio dello Zambia. Al centro della fronte è visibile un foro rotondo che potrebbe essere stato causato da una pallottola. Secondo i paleontologi questa specie sarebbe vissuta tra i 30.000 e i 70.000 anni fa.

-I Jet d'oro Precolombiani. Definiti semplici monili dalla forma di uccello, sembrano rappresentare diversi modellini di aerei a reazione, risalenti al 1000 d.C.

-Una protesi metallica, in ferro puro, lunga 23 cm presente nella gamba della mummia del sacerdote Usermontu risalente alla XXVI dinastia egizia (656 a.C. -525 a.C.).

-Il Cubo di Schondorf-Vocklabruck, in lega di ferro, carbonio e nichelio, scoperto in Austria, nel 1885 in un blocco di carbone del Terziario, circa 300 milioni di anni. Fino al 1910 fu conservato nel Museo di storia naturale di Salisburgo, poi scomparve misteriosamente.

-Il muro di Heavener, in Oklahoma, lungo 130 metri, in calcestruzzo levigato, venne ritrovato nel 1928 da un certo Atlas Almond Mathis, in un filone di carbone datato 285 milioni di anni.

-L' impronta fossile di scarpa con tacco, che sarebbe stata ritrovata da un collezionista di fossili, William Meister, nel 1968, nello stato dello Utah, negli Stati Uniti, in una roccia scistosa risalente al Cambriano, circa 500 milioni di anni fa. L'impronta pare aver schiacciato un trilobite, un mollusco estinto nel Permiano da 250 a 300 milioni di anni fa.

-Un' altra impronta fossile di scarpa, questa volta proveniente dal Nevada, scoperta dal geologo John T. Reid; esaminata al microscopio presentava fili di ricucitura fossilizzati più di 5 milioni di anni fa.

-La Catena d'oro di Morrisonville, nell' Illinois, rinvenuta nel 1891 in un pezzo di carbone risalente a 300 milioni di anni fa, da parte della moglie del direttore del giornale, S.W. Culp. Fonte: The Morrisonville Time e Geological Survey, Illinois, 1891

-La Tazza in ferro di Wilburton rinvenuta nel 1912 in una miniera di Wilburton, nell'Oklahoma, da parte di Frank J.Kenwood in un blocco di carbone. Il Dipartimento Geologico dell'Oklahoma dichiarò che il carbone era antico di 312 milioni di anni.

-Gli strumenti ed armi in pietra, ritrovati in Belgio dal geologo A.Rutot in una serie di strati rocciosi risalenti a 30 milioni di anni fa. Attualmente i reperti non sono visibili al pubblico.

-Lo scheletro umano del Midi, anatomicamente moderno, ritrovato in Francia e citato dall'antropologo francese Gabriel de Mortillet, nel suo libro "Il Preistorico" in una formazione del Miocene, databile 25 milioni di anni e, di altri scheletri ritrovati in Svizzera a Delémont, in una formazione dell'Eocene (38 milioni di anni).

-Il Fuente Magna un vaso ritrovato in Bolivia nel 1950 con presunte incisioni in cuneiforme Sumero e Proto Sumero.

-La vite di Treasure City l'impronta di una vite di 5,08 cm lasciata in uno strato antico di centinaia di millenni.

OOPArt sottoposti ad esami scientifici approfonditi

-La batteria di Baghdad, datata tra il 250 a.C. e il 250 d.C., considerata essere stata utilizzata per placcare dei pezzi di metallo, più probabilmente sarebbe un contenitore per rotoli sacri di papiro.

-Il vaso di Dorchester, Massachusetts (USA), datato a 320 milioni di anni fa, in metallo di squisita fattura, secondo una ricerca raffigura delle piante risalenti al Cambriano in scala 1:2, e classificate in una data successiva alla sua scoperta [1] , mentre per alcuni sarebbe uno scherzo ad opera degli operai del cantiere dove è stato rinvenuto.

-Le pietre di Ica, Perù, raffiguranti scene risalenti a 65 milioni di anni fa. Sono state ritrovate circa 15.000 pietre, alcune delle quali sarebbero state lavorate con moderni bulini stando agli esami compiuti su un buon numero delle pietre sia da centri di ricerca internazionali che da un centro di ricerca in Italia e presentati durante la trasmissione televisiva italiana Stargate linea di confine. La stragrande maggioranza delle pietre rimane comunque non esaminata ed aperta a successive verifiche.

-Il Teschio dello Zambia, o "Teschio di Broken Hill", un cranio umano risalente a 150-300.000 anni fa (le prime datazioni lo ponevano a 38.000 o a 70.000 anni) che presenta sulla tempia sinistra un foro perfetto, privo di linee radiali, come se gli avessero sparato con una pistola od un fucile. Il foro può essere spiegato più prosaicamente come una ferita dovuta al canino di un grosso predatore, o a una foratura artificiale del cranio, pratica rituale usata per scacciare gli spiriti maligni [2].

Alcuni famosi Ex-OOPArt

Breve lista di oggetti che hanno cessato di essere considerati "fuori posto" (o fuori del tempo) perché pienamente spiegati.

Oggetti scambiati per OOPArt oppure falsificati

-All'interno del geode di Coso, inizialmente datato come antico di 500 mila anni, è stato trovato un oggetto metallico. Nonostante il nome, non si tratta di un vero geode ma di un grumo di creta in cui si è trovato anche un pezzo di chiodo. La presenza dell'oggetto è stata strumentalizzata da gruppi creazionisti americani (come "Creation Outreach" e "Institute for Creation Research"), che hanno aggiunto ai pochi dati divulgati dagli scopritori numerose informazioni fasulle, aumentando il mistero intorno all'oggetto. Nel 1999 l'oggetto è stato identificato in base alle prove portate da un gruppo di collezionisti: è senz'ombra di dubbio una candela per autocarro di marca Champion, di uso comune negli anni '20. Nonostante questo alcuni studiosi tuttora affermano che alcuni particolari del "geode" tenderebbero ad escludere simile spiegazione. [3]

-I teschi di cristallo ritrovati a Lubaantun, nello Yucatan, e nel Belize, risalenti almeno al 1400-1500 d.C., secondo recenti studi alcuni di essi sarebbero di datazione molto meno antica, portando segni di lavorazione meccanica di epoca moderna.

-Le sfere metalliche di Klerksdorp, Sudafrica, che alcuni pensano essere vecchie di 2,8 miliardi di anni. Questi strani oggetti con alcune linee incise sono stati identificati dal professor Bisschoff, della Cattedra di Geologia dell'Università di Potchefstroom (Johannesburg) in noduli di limonite, anche se la loro composizione è contestata da chi afferma che la durezza delle sfere è superiore al 4-5° grado della scala Mohs tipico della limonite. Non è ancora chiaro se le linee siano dovute a una lavorazione successiva da parte degli scopritori (a fini di ornamento o deliberatamente per rendere interessante l'oggetto) o a una insolita stratificazione interna del nodulo. L'età comunque è molto inferiore ai 2,8 miliardi di anni citati: le forze generate dagli eventi geologici avrebbero altrimenti deformato sensibilmente la sagoma sferica. Si noti che su questo tipo di materiale non è possibile la datazione al carbonio.

-Il Martello di London, Texas (USA), secondo certuni databile 115 milioni di anni (o secondo altri 400 milioni di anni fa) come le rocce della zona in cui è stato rinvenuto, è ritenuto un falso. Non sono presenti gli aloni di diffusione delle particelle metalliche che avrebbero dovuto prodursi nella roccia in milioni di anni, né si è verificata la pietrificazione del manico di legno del martello. Inoltre, dal momento che si tratta di una roccia metamorfica, sottoposta ad enormi pressioni e temperature, sia il manico che la testa del martello dovrebbero essere fortemente deformati.

-Il presunto dito umano fossile, risalente a 100 milioni di anni fa e ritrovato nella Walnut cretaceus formation del Comanche Peak situato in una riserva del New Mexico, è di dubbia origine anche per gruppi creazionisti ed è ritenuto, a seconda delle opinioni, un carapace fossile o semplicemente una pietra con una forma interessante. [4]

-Il Papiro Tulli, un falso documento egizio che descrive degli UFO.

-Il Manoscritto Voynich, un presunto erbario magico medievale scritto in lingua misteriosa, oggi identificato come falso rinascimentale.
la cosidetta pietra di Dashka (nota anche come mappa del Creatore), ritrovata nella Bashkiria, Russia. ErronEmente datata ad almeno 20 milioni di anni fa e raffigurante il territorio di 120 milioni di anni fa. In un intervista rilasciata alla trasmissione Stargate - Linea di confine, il Dott. Chuvirov, autore della scoperta, aveva affermato che la mappa rappresenta enormi canalizzazioni di cui si è cominciato a ricercare l'esistenza attraverso opportune prospezioni geologiche. Successive indagini hanno mostrato l'assoluta inconsitenza di tali ipotesi.

Oggetti pienamente spiegati come appartenenti al loro tempo

-La macchina di Anticitera, un meccanismo per il calcolo astronomico recuperato in un relitto al largo della Grecia e risalente all'87 a.C., ma che una recente ricerca pubblicata su Nature fa risalire ancora più indietro, al 100-150 a.c. Questo confermerebbe che l'antica Grecia aveva una conoscenza tecnologica maggiore di quanto finora creduto, ma non in contrasto con le conoscenze generali su tale civiltà (vedasi la Macchina di Erone).

-L' elicottero e il carro armato incisi su di un bassorilievo nel tempio di Abydos, rivelatisi un immagine "creata" casualmente dalla sovrapposizione di due strati di simboli.

-La mappa di Piri Reis (1513), che secondo alcuni rappresenterebbe l'Antartide quando ancora non era conosciuta, è ormai diffusamente accettato che raffiguri l'America del Sud, già conosciuta a quei tempi, con un andamento Nord-Sud da sinistra a destra invece che dall'alto in basso come di consueto, per motivi di interessi geopolitici nello sfruttamento delle colonie. La mappa è comunque un reperto storico di immensa importanza.

-La Colonna di Ashoka in India, risalente almeno al 423 d.C., una colonna in ferro alta 7 metri dal peso di 6 tonnellate che non è arrugginita nonostante 1600 anni di esposizione al clima monsonico, a causa di una "pellicola protettiva" formatasi come conseguenza dell'uso di materiali con impurità nel processo di fusione.

-Il modello di Aliante di Saqqara ritrovato in Egitto nella tomba di Pa-di-lmen, risalente al 200 A.c. È un oggetto molto leggero, presenta ali dritte, che sembrano disegnate areodinamicamente. Ricostruzioni in scala reale [5] hanno dimostrato che non sarebbe mai stato in grado di volare e nemmeno di planare. Si tratterebbe probabilmente di un giocattolo o di una decorazione riproducenti un uccello stilizzato, una figura classica dell'iconografia egizia.

-La città sommersa di Bimini. Negli anni '60 dei sommozzatori scoprirono al largo dell'isola di Bimini una zona apparentemente pavimentata, con colonne parzialmente abbattute, e si convinsero di aver scoperto Atlantide o un'altra città perduta. In realtà la pavimentazione non era altro che una formazione rocciosa di origine vulcanica simile a quella della Giant's Causeway irlandese, e i "pilastri" erano comuni bidoni riempiti di cemento indurito, usati come pesi nel vicino porto e in seguito scaricati in mare.

-I finti artefatti vichinghi in Nord America: sull'onda di uno studio sulla storia scandinava pubblicato nel 1837 dallo storico Carl Rafn, in cui si affermava che i Vichinghi avessero colonizzato il nordamerica, iniziò una vera e propria "caccia al reperto" in tutto il continente. Vennero rinvenute numerose presunte iscrizioni e relique antiche. Molte di queste risultarono dei falsi, mentre le restanti non erano altro che oggetti indiani scambiati per vichinghi. Addirittura, tumuli indiani furono scambiati per tombe monumentali, indiani sepolti con i loro averi divennero "vichinghi in armatura"; a costruzioni note di epoca coloniale vennero attribuite improbabili origini nordiche. Nessuno degli oggetti descritti nella lunga lista fatta realizzare dallo studioso risultò vero. Solo un secolo dopo, in uno scavo a Terranova, verrà trovata una vera moneta riconducibile a popolazioni nordiche.

-Le impronte del fiume Paluxy, Texas: da alcuni interpretate come impronte umane contemporanee a quelle dei dinosauri, sono oggi accettate come impronte di dinosauri di vario tipo. [6] [7]

-L'omero di Kanapoi in Kenya, ritrovato nel 1965 dagli antropologi Bryan Patterson e William W.Howells, datato a 5 milioni di anni fa. Gli scopritori sostennero che apparteneva ad un uomo di tipo moderno, mentre analisi più approfondite hanno escluso questa ipotesi e attribuiscono l'omero ad un ominide precedente. [8]

-Quattro scheletri fossili di Castenedolo, Brescia, anatomicamente umani, in un formazione del Pliocene Medio risalente a quattro milioni di anni fa, sono stati rinvenuto attorno al 1920 dal geologo Giuseppe Regazzoni. Gli scheletri sono poi stati datati col radiocarbonio ad un'epoca più recente. [9]

OOPArt e nuove teorie sulla nascita della civiltà sulla Terra

In base a quelli che da alcuni sono stati documentati come ritrovamenti OOPart, sono stati sviluppati alcuni modelli teorici alternativi alla ricostruzione universalmente accettata di alcuni fatti preistorici.

Teoria dell'alternanza delle civiltà evolute o catastrofista

La "Teoria dell'alternanza delle Civiltà Evolute", o "Teoria catastrofista", ipotizza che sulla Terra possono essersi sviluppate in forme e caratteristiche diverse o analoghe alla nostra, molte civiltà "tecnologicamente e/o spiritualmente evolute".

I sostenitori di questa teoria pensano che le grandi estinzioni di massa documentate nella storia terrestre, in ognuna delle quali si è estinta tra l'83 ed il 95% delle specie viventi, possano aver distrutto civiltà già evolute.

Teoria degli interventi alieni

La "teoria degli interventi alieni" ipotizza che la Terra sia stata visitata e/o colonizzata da una o più razze extraterrestri, in questo caso estremamente simili a noi, con tracce individuate in diversi siti geologicamente antichissimi. Secondo diverse interpretazioni di questa teoria, eventuali alieni sbarcati sul nostro pianeta, pur senza lasciare tracce avrebbero potuto comunque influenzare indirettamente gli esseri umani preistorici, similmente a quanto accadde in tempi moderni col fenomeno del culto del cargo.

Bibliografia

I seguenti testi supportano la tesi dell' "Archeologia misteriosa".

-M.Cremo, R.Thompson : "Archeologia Proibita" - Newton Compton, ISBN 8882897680.
-G. De Santillana, H. von Dechend : "Il mulino di Amleto", Adelphi, ISBN 8845917886.
-G. Hancock : "Impronte degli Dei", Corbaccio, ISBN 8879722018.

I seguenti testi cercano di riesaminare le tesi dell'"Archeologia misteriosa" in chiave più tradizionale:

-Stiebing J., William H. : "Antichi astronauti. Dalle pile di babilonia alle piste di Nazca", Avverbi.
-Fuso Silvano: "Pinocchio e la scienza. Come difendersi da false credenze e bufale scientifiche", Dedalo.
-Feder Kenneth L. : "Frodi, miti e misteri. Scienza e pseudoscienza in archeologia", Avverbi.

Collegamenti esterni (Fonti a confutazione della tesi degli OOPArt): Articoli a supporto della tesi degli OOPART.

-Articolo di Edicolaweb riguardante l'archeologia misteriosa:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-PDF Punti di contatto tra OOPArt e medicina (formato PDF):
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-(EN) Anomalie storiche in Australia:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Antikitera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Associazione Culturale Archeologia e Misteri:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Storia e confutazione del geode di Coso:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Ragionamento sui teschi di cristallo:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Discussione sui nano oggetti di Narada:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-(EN) un lungo articolo di American Heritage con la documentazione di diversi casi di truffe basate sugli OOPArt:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


************

( Estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 6:06 pm, modificato 3 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 1:47 pm    Oggetto:  Abydos & Akakor
Descrizione:
Rispondi citando

Abydos: Elicotteri egiziani

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Alcuni anni fa, nel Tempio di Abydos, uno dei pannelli in pietra recante dei geroglifici, a circa 6 metri di altezza, si distaccò dal muro e cadde a terra frantumandosi. Ma questo pannello fungeva da copertura per uno più vecchio (Figura 1) che recava immagini in rilievo che hanno un'insolita somiglianza con velivoli moderni.

Nella figura 2 è rappresentato il particolare del pannello scoperto nella struttura originale, dove le forme di questi strani oggetti sono ben visibili.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


(1): un elicottero?
(2): un oggetto volante?
(3): un antico velivolo?
(4): un altro velivolo?

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Vale la pena ricordare che tra gli antichi reperti egizi, è esposto al Museo del Cairo (nel quale non è possibile fare foto o riprendere con la videocamera, se non sborsando cifre assurde - scusate la polemica) un modello del cosiddetto "aliante", lungo 15 cm e con un'apertura alare di circa 20 cm. Costruito con leggero legno d'acero, se lanciato con una mano è in grado di planare agevolmente ad una certa distanza. Altri modelli di antichi aerei sono stati ritrovati in Egitto e in Sud America.

Nell'antica letteratura dell'India ci sono innumerevoli riferimenti alle macchine volanti. I testi sanscriti sono ricchi di riferimenti agli dei che combattevano battaglie nei cieli usando i "Vimana" equipaggiati con armi ben più mortali di quelle che noi "evoluti" possiamo concepire. Ad esempio, si legge nel Ramayana:

"La macchina Puspaka che assomiglia al Sole e appartiene a mio fratello fu portata dal potente Ravan; questa eccellente macchina volante può andare dappertutto a piacimento.... questa macchina pare una nuvola luminosa nel cielo."
"...e il Re Rama salì a bordo e la macchina eccellente, al comando di Raghira, si sollevò nell'atmosfera più alta."

Se vi interessa l'argomento, provate tramite un motore di ricerca a cercare "ancient vimana aircraft".

( Articolo estratto da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
|42|40|0 )


**************

Akakor

Akakor è un ipotetico regno sotterraneo descritto nel libro La cronaca di Akakor (Die Chronik von Akakor, 1976) del giornalista tedesco Karl Brugger († 1985), un best-seller internazionale negli anni ottanta, tradotto in varie lingue, del filone dell'archeologia misteriosa.

Brugger colloca Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

Nel 1972 Karl Brugger, corrispondente della ARD, narrò di aver conosciuto un indigeno della foresta amazzonica che parlava un buon tedesco. Secondo Brugger questo indigeno, chiamato Tatunca Nara, si rivelò essere il sovrano del popolo degli Ugha Mongulala e principe di Akakor, una mitica città sotterranea un tempo sede e capitale del terzo impero d'America (dopo l'azteco e l'incaico).

Secondo Tatunca Nara Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor si sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di SS nazisti raggiunse in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale, e si integrò nella vita della tribù.

Brugger scrisse di aver viaggiato nell'alto Purus insieme a Tatunca Nara ma non aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

Bibliografia

-Karl Brugger, Cronaca di Akakor. Mito e saga di un antico popolo dell'Amazzonia (Die Chronik von Akakor), Edizioni Mediterranee, Roma, 1996, ISBN 8827211365

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 2:50 pm, modificato 1 volta in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 1:56 pm    Oggetto:  Colonna di Ashoka & Dischi Dropas & Disco di Festo
Descrizione:
Rispondi citando

Colonna di Ashoka

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


La colonna in ferro di Delhi.

La Colonna di Ashoka (situata a Delhi in India) è una colonna in ferro alta 7 metri e 21 centimetri dal peso di 6 tonnellate e di 41 centimetri di diametro, risalente almeno al 423.

Non presenta ruggine nonostante sia rimasta esposta per 1600 anni al clima monsonico. Fa parte del complesso di Qutb, inserito nel 1993 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Indice [in questa pagina]:

1 Storia
2 Il mistero della colonna
3 Bibliografia

*********

Storia

Venne eretta probabilmente da Chandragupta II Vikramaditya (375 - 414), durante l'impero Gupta che regnò sull'India settentrionale fra il IV e il VI secolo. Alla sommità si trova una statua di Garuda.

La colonna originariamente si sarebbe trovata in un luogo chiamato Vishnupadagiri (collina dell'impronta di Viṣṇu). La collina oggi viene identificata con Udayagiri, circa 50 chilometri a est di Bhopal.

Durante l'impero Gupta Vishnupadagiri era un centro di studi astronomici, grazie al fatto che la collina si trova sul tropico del Cancro.

La colonna nel suo luogo originario proiettava un'ombra, che al solstizio d'estate (21 giugno) cadeva nella direzione del piede di Anantasayain Vishnu (in uno dei pannelli che si trovano a Udayagiri)

Quando Qutb-ud-din Aybak distrusse i templi preesistenti per erigere il Qutb Minar e la moschea Quwwat-ul-Islam, la colonna di Ashoka venne lasciata intatta, e la moschea stessa vi si sviluppò intorno.

La colonna riporta un'iscrizione secondo la quale essa venne costruita in onore di Vishnu e in memoria del re Chandragupta II.

Il mistero della colonna

Deve la sua fama, oltre al valore archeologico, al fatto che per anni è stata considerata dai fautori della pseudoarcheologia un OOPArt, ossia un oggetto inspiegabile nel suo contesto storico. La resistenza alla corrosione e all'ossidazione ha spinto a formulare ipotesi inconsuete riguardo alle tecniche produttive o alla provenienza dell'artefatto.

Le analisi di esperti dell'Istituto Indiano di Tecnologia, guidati dal professor R. Balasubramaniam, hanno dimostrato che si tratta di una particolare proprietà del metallo di cui è fatta, un ferro molto puro, con una percentuale insolitamente elevata di fosforo dovuta ad una particolare tecnica di fusione realizzata dagli artigiani del tempo. Il fosforo col tempo avrebbe favorito la formazione per catalisi di uno strato protettivo (δ-FeOOH) sulla superficie della colonna, un composto di ferro, ossigeno e idrogeno spesso 5 centesimi di millimetro in grado di proteggere il ferro dolce dall'aggressione dell'atmosfera.

Secondo i sostenitori della sua posizione "fuori dal tempo" tale effetto sarebbe voluto, dimostrando che gli artigiani dell'antica India sarebbero stati in possesso di una tecnologia metallurgica particolarmente avanzata.

La presenza di fosforo tuttavia non è dovuta a presunte superiorità tecnologiche, ma piuttosto all'utilizzo di materiali attualmente ritenuti più scadenti e meno costosi (come appunto la carbonella invece della calce) per realizzare le leghe ferrose. Questi elementi hanno la tendenza a rilasciare grosse quantità di impurità insieme al carbonio, che vanno a costituire minuscole quantità di elementi di lega nel metallo. Questi elementi, pur in concentrazioni piuttosto basse, possono alterare notevolmente le proprietà dei materiali.

Bibliografia

-R. Balasubramaniam, On the Corrosion Resistance of the Delhi Iron Pillar
-Hadfield, Sinhalese Iron and Steel of Ancient Origin
-G. Wranglen, The Rustless Iron Pillar at Delhi
-W.E. Bardgett, J.F. Stanners, Delhi Iron Pillar—A Study of the Corrosion Aspects
-R. Balasubramaniam, On the Growth Kinetics of the Protective Passive Film of the Delhi Iron Pillar” Current Sci. 82 (2002)
-R. Balasubramaniam, A.V. Ramesh Kumar, Characteriz-ation of Delhi -Iron Pillar Rust by X-Ray Diffraction, Fourier Infrared Spectroscopy and Mössbauer Spectroscopy, Corros. Sci
-R. Balasubramaniam, Phosphoric Irons for Concrete Reinforcement Applications, Current Sci. 85 (2003).

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

**************

Dischi Dropas

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Nel 1938, un team di archeologi, guidati dal Prof. Chi Pu Tei dell'Università di Beijing, condusse un esame molto dettagliato in una serie di caverne comunicanti a Balan Kara-Ula, un distretto sul confine tra Cina e Tibet. Il gruppo trovò degli scheletri di piccoli esseri con un'ossatura delicata, ma con un cranio piuttosto ampio. Uno degli assistenti avanzò l'ipotesi che le caverne potessero aver costituito l'abitazione di una, fino ad allora sconosciuta, specie di scimmia. Ma, come evidenziò il Prof.

Chi Pu Tei "qualcuno ha mai visto delle scimmie che seppelliscono i propri morti?". Sulle pareti di queste caverne vennero scoperti disegni di uomini che indossavano un elmetto rotondo. Incisi nella roccia si trovavano anche disegni del sole, della luna, della terra e delle stelle, connessi a gruppi da una serie di punti.

Fu proprio durante lo studio degli scheletri, che uno dei ricercatori inciampò su un disco di pietra, largo e rotondo, dello spessore di circa 2 cm, che giaceva quasi sepolto nella polvere della caverna. Il team si mise a studiare l'oggetto, tentando di dargli un senso.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Esso appariva, assurdamente, come una specie di disco di pietra per un grammofono.

Era dotato di un foro al centro e di un sottile solco a spirale sulla superficie, che andava dal centro verso il margine. Ad un'analisi più approfondita, il solco spiraliforme, risultò essere un'inscrizione formata da una doppia riga di caratteri molto compressi.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Dopo un esauriente ricerca nelle caverne, vennero rinvenuti ben 715 dischi con le stesse caratteristiche! Ogni disco aveva le stesse dimensioni: 22,7 cm di diametro e 2 cm di spessore; inoltre ogni disco aveva al centro un foro perfettamente circolare di 2 cm di diametro.

Il bordo esterno era dentellato per tutta la circonferenza. Infine ogni disco aveva un doppio solco che, iniziando dal centro, si muoveva in senso antiorario verso il bordo esterno, esattamente come un disco di un fonografo. Quanto al messaggio inscritto, nessuno fu in grado di decifrarlo.

Molti esperti hanno tentato di tradurre le inscrizioni, durante i due decenni nei quali i dischi non si trovavano a Beijing, ma senza successo. Fino a quando un altro professore cinese, il Dr. Tsum Um Nui riuscì a comprendere il codice ed iniziò a tradurre i messaggi.

A questo punto, egli si rese conto che sarebbe stato meglio divulgare il messaggio solo a poche selezionate persone.

Il mondo esterno rimase quindi all'oscuro, mentre le conclusioni sul significato dei dischi erano talmente eccezionali che furono ufficialmente soppresse.

Il Dipartimento di Preistoria dell'Accademia di Beijing gli proibì di pubblicare le sue scoperte.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Con la collaborazione di geologi, e dopo un'analisi spettrografica, si scoprì che i dischi possiedono un alto contenuto di cobalto e di metallo (non viene riferito di quale metallo si tratta).

Questo implica un origine artificiale dei dischi. Precedentemente si pensava che fossero di diorite. La durezza del materiale, comunque, è paragonabile alla diorite.

Gli scienziati russi chiesero di poter esaminare i dischi e diversi furono spediti a Mosca per essere analizzati. Essi furono ripuliti dalle particelle di roccia che, nel tempo, avevano aderito alla superficie e successivamente sottoposti ad analisi che confermarono quanto dichiarato dagli scienziati cinesi. Ma non era tutto.

Posti su una speciale piattaforma girevole, essi generavano un suono ad alta frequenza e questo fece pensare che fossero stati sottoposti ad un'alta tensione; o, come dichiarò uno degli scienziati, "come se facessero parte di un circuito elettrico".

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Nel 1963 il Dr. Tsum Um Nui decise di pubblicare la sua scoperta, nonostante il divieto dell'Accademia. La pubblicazione apparve con un titolo prolisso ma destinato a sollevare curiosità ed interesse: "I manoscritti incisi riguardanti le navi spaziali arrivate sulla Terra 12.000 anni fa".

In occidente non venne preso seriamente e, in poco tempo, l'intera vicenda sembrò svanire nell'oblio.

Questo silenzio durò fino al 1967, quando il filologo russo Dr. Viatcheslav Zaitsev pubblicò un estratto della storia contenuta nei dischi sulla rivista Sputnik. Presumibilmente, l'intera "storia" viene conservata all'Accademia di Beijing e negli archivi storici di Taipei, R.O.C.

La traduzione dei dischi contiene un messaggio che può sembrare assurdo per alcuni, e bizzarro ad altri. La storia riporta la registrazione di una navetta spaziale con abitanti di un altro pianeta, costretti ad un'improvvisa fermata sulle montagne di Bayan Kara-Ula.

Le scritture dei dischi spiegano come le intenzioni pacifiche dei "visitatori" furono fraintese e quanti di essi furono catturati e uccisi dai membri della tribù di Kham, che viveva nelle caverne limitrofe. Secondo il Prof. Tsum Um Nui, una delle linee incise dice: "I Dropas vengono dalle nuvole con il loro velivolo. I nostri uomini, donne e bambini si nascosero nelle caverne dieci volte prima dell'alba. Quando alla fine essi (i Kham) compresero il linguaggio mimico dei Dropas, si resero conto che i nuovi venuti avevani intenzioni pacifiche".

In un altro disco si esprime rammarico da parte della tribù dei Kham che la navetta aliena sia precipitata su quelle montagne remote e inaccessibili e che non ci sia possibilità di costruirne una nuova, in modo che i Dropas possano ritornare al loro pianeta.

Negli anni successivi alla scoperta degli scheletri e dei dischi, archeologi ed antropologi hanno appreso molte informazioni riguardo l'area isolata di Bayan Kara-Ula. E questi studi sembrano convalidare la sorprendente storia registrata sui dischi.

Le leggende ancora vive presso le tribù del luogo, parlano di persone piccole, con visi gialli, venuti dal cielo, tanto tempo fa. Queste persone avrebbero teste grosse e prominenti e un corpo esile, ed il loro aspetto era così sgradevole e ripugnante che furono cacciati dalle tribù locali. Curiosamente, la descrizione degli alieni, concorda con il ritrovamento degli scheletri fatto dal Prof. Chi Pu Tei. Sia i dischi, sia i graffiti nelle caverne e gli scheletri sono stati datati intorno al 10.000 a.C.!

Al tempo della scoperta, alcune delle caverne erano ancora abitate da due tribù conosciute come Khams e Dropas, i cui membri, peraltro, avevano un'apparenza quantomeno singolare. Semplicemente le due tribù non corrispondevano ad alcuna categoria razziale stabilita dagli antropologi.

Entrambi avevano una statura simile ai pigmei; la loro statura andava dal metro e 15 al metro e 40 cm., ma la statura media era di 1,25 m.

La loro pelle tendeva al giallo e le loro teste erano sproporzionatamente grandi e con pochi capelli sparsi; i loro occhi erano grandi, ma non di tipo orientale, di colore blu chiaro. La struttura del viso era ben formata, simile alla razza Caucasica, e i loro corpi erano estremamente sottili e delicati. Il peso degli adulti oscillava tra i 17 e i 24 Kg.

Nel 1955 giunse uno starordinario report dalla Cina: nella provincia di Sichuan, al limite orientale delle montagne di Baian Kara-Ula, furono scoperte, appartenenti ad una tribù locale, 120 persone etnologicamente non classificabili.

L'aspetto più importante di questa nuova tribù era la statura dei suoi membri: non più alti di 1,2 metri. L'adulto più piccolo misurava solo 63 centimetri! Questa scoperta è la prima prova concreta dell'esistenza dei Dropas, un popolo i cui antenati, si dice, sono venuti dallo spazio.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Nello schizzo qui sopra, eseguito nel 1947, sono raffigurati due capi della tribù Dropas: Hueypah-La (alto 1,2 m) e Veez-La (alto 1 m).

Qualunque sia la loro vera natura, origine o significato, i dischi Dropas rappresentano un affascinante enigma per archeologi ed antropologi. Possono forse essere considerati la prima registrazione della venuta di una civiltà aliena sul nostro pianeta? Per ora, i dischi dei Dropas rimangono privi di una spiegazione definitiva.

( Articolo& Foto tratti da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
|42|40|0 )


*******************

Disco di Festo

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Disco di Festo - fronte/retro.

Il Disco di Festo è un reperto archeologico ritrovato nell'omonima città di Festo, sull'isola di Creta, sotto un muro di un palazzo minoico.

Fu trovato nel 1908 da una spedizione archeologica italiana guidata da Luigi Pernier e Federico Halbherr. Oggi lo si può ammirare nel Museo archeologico di Iraklio a Creta. È un disco di terracotta, delle dimensioni di 16 centimetri di diametro e 16 millimetri di spessore, cosparso di simboli figurali rimasti indecifrati, impressi con stampini quando l'argilla era ancora fresca, disposi a spirale su entrambe le facce.

La datazione stratigrafica ne attribuisce l'età al 1700 a.C.

Indice [in questa pagina]:

1 Bibliografia
2 Pretese di decifrazione (collegamenti esterni)

*********

Bibliografia

-Thomas Balistier (2000): The Phaistos Disc - an account of its unsolved mystery, Verlag Thomas Balistier
-John Chadwick (1958): The Decipherment of Linear B, Cambridge University Press
-Yves Duhoux (1977): Le disque de Phaestos, Leuven
-Jean Faucounau: Le déchiffrement du Disque de Phaistos (L'Harmattan, Paris, 1999)
-Louis Godart (1994): Il disco di Festo. L'enigma di una scrittura, Einaudi, Saggi, Torino 1994
-Torsten Timm (2005): Der Diskos von Phaistos – Fremdeinfluss oder kretisches Erbe?, BoD. ISBN 3-8334-2451-6

Pretese di decifrazione

Ve ne sono molte, qui sono elencate solo quelle che hanno suscitato discussioni degne di interesse.

-(EN, IT) 1348 a. C. Apoteosi di Radamanto dialetto Proto-Ionico - aggiornamento con trascrizione in greco):

Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-(IT) Studi sulla ripetizione dei simboli:

Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


*************

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 4:55 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 2:09 pm    Oggetto:  Fuente Magna
Descrizione:
Rispondi citando

Fuente Magna

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Fuente Magna: la Stele di Rosetta, Americana.

Fuente Magna, conosciuto anche come Vaso Fuente, è un manufatto attualmente al centro di numerose controversie scoperto in Bolivia.

Alcune parti del vaso sarebbero scritte in caratteri cuneiformi Sumero e proto sumero. E' un vaso molto grande, assomigliante a un vaso per libagioni, utilizzato probabilmente durante cerimonie religiose. Venne trovato nel 1950 da un agricoltore presso la localita di Tiwanaku.

Attualmente si trova in un piccolo museo in Calle Jaén, La Paz, in Bolivia ; Museo de metales preciosos "Museo de Oro".

Collegamenti esterni (in inglese)

-Un Iscrizione Sumera sul Fuente Magna, La Paz, Bolivia (5 pp) Alberto Marini 13-p 9, 1885:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Fuente Magna, la Stele di Rosetta Americana:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Indagine sul Fuente Magna boliviano e del monolite di Pokotia:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Decifrazione della Scrittura Cuneiforme sul Fuente Magna - Clyde A. Winters:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


****************

(Articolo estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 2:16 pm    Oggetto:  Geode di Coso
Descrizione:
Rispondi citando

Geode di Coso

Nel 1961, il proprietario di un negozio di Olancha (California) trovò un geode (cavità all'interno di una roccia) ricoperto di fossili nelle Coso Mountains. Quando l'uomo tagliò il geode a metà con un'apposita sega, trovò all'interno un oggetto chiaramente artificiale. L'oggetto aveva un nucleo di metallo circondato da strati di materiale simile alla ceramica ed una copertura esagonale in legno. Sottoposta a raggi-X l'oggetto ricorda molto la candela di accensione di un motore a scoppio. Il geode è risultato essersi formato almeno 500.000 anni fa.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Così appare un normale geode prelevato vicino Olancha (California). L'involucro fossile che ricopre la sua superfice si è formato da almeno mezzo milione di anni.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Dopo essere stato sezionato a metà, il geode rivela essere una concrezione formatasi attorno ad un oggetto di metallo duro e brillante e a qualche cosa simile alla porcellana...

Indice [in questa pagina]:

1 Storia del Geode
2 La posizione dei sostenitori del mistero
3 La posizione dei creazionisti
4 Le analisi ai raggi X
5 La spiegazione al mistero
6 Collegamenti esterni

Storia del Geode

Il geode di Coso è una roccia argillosa, scambiata per un geode, scoperta il 13 febbraio 1961 nei pressi del lago Owens, Olancha in California, da tre cercatori di pietre rare: Wallace Lane, Virginia Maxey e Mike Mikesell.

Secondo i sostenitori del creazionismo, si tratta di un oggetto "fuori del suo tempo" (OOPArt), che dimostrerebbe la tesi della "giovane età" della Terra.

Oggi l'oggetto è andato perso, dopo essere rimasto per anni nella casa di Wallace Lane, uno degli scopritori, senza poter essere sottoposto ad ulteriori analisi. La Lane tentò di vendere l'oggetto per 25.000 dollari, una cifra considerevole, ma senza trovare acquirenti.

Mikesell tentando di tagliare la pietra si accorse che conteneva un oggetto di ceramica e metallo Sullo strato esterno oltre a frammenti di pietra e conchiglie venne trovato anche un chiodo e una rondella.

Virginia Maxey, una degli scopritori, affermò che un geologo di sua conoscenza aveva datato la pietra in 500.000 anni, senza però dare modo di verificare la notizia o l'identità di questo esperto. Tuttavia, la stessa Maxey dichiarò che probabilmente si sarebbe trattato di un oggetto vecchio di pochi decenni, incrostato in uno strato di fango cotto dal sole.

L'oggetto venne esaminato dal divulgatore creazionista Ron Calais, l'unico ad aver avuto il permesso di fotografare l'oggetto e di farne una scansione a raggi X. Quando divulgò il materiale realizzato, la stampa cominciò a ricamare la notizia: una particolare attenzione venne prestata dalla stampa creazionista, che vedeva nello strano oggetto una possibile prova per la loro teoria secondo cui la terra è vecchia solo di poche migliaia di anni, essendo stata creata con i metodi descritti nella Bibbia.

La datazione di 500.000 anni venne ripresa anche da Rene Noorbergen, autore creazionista specializzato in libri su fenomeni da lui ritenuti bizzarri, noto per aver cercato per anni l'Arca di Noè sulla base di una testimonianza di un anziano armeno che ha dichiarato di averla vista in gioventù. Noorbergen affermò che quell'oggetto era indubbiamente precedente al Diluvio Universale.

Dopo la divulgazione del fatto, anche la Maxey cambiò la sua versione, affermando che "potrebbe essere uno strumento antico come Mu e Atlantide. Forse un mezzo di comunicazione o un ricercatore direzionale o qualche strumento fatto per utilizzari principi energetici a noi sconosciuti"

La posizione dei sostenitori del mistero

Oltre alla Maxey, molti altri si diedero a speculazioni più o meno azzardate. Paul J. Willis, editori di INFO Journal e sostenitore del creazionismo avanzò l'ipotesi che si trattasse di una candela d'automobile e ne identificò alcune parti ma senza arrivare a capire che anche le altre componenti presenti nel "geode" erano comunque presenti anche nelle candele odierne. Per questo arrivò ad affermare che fosse un'oggetto simile per funzione ad una candela, ma risalente a epoche e civiltà antiche e sconosciute.

Il mistero ottenne popolarità quando venne presentato da Leonard Nimoy nel programma televisivo "In Search of".

In seguito molte altre ipotesi sono state proposte per spiegare lo strano oggetto: antenna, superconduttore, condensatore, provenienti da antiche civiltà perdute o addirittura aliene.

La posizione dei creazionisti

Esponenti del creazionismo sono stati coinvolti sin dalla scoperta nell'analisi dell'oggetto, e sono stati gli unici ad aver avuto pieno accesso all'oggetto originale.

Gruppi e associazioni creazioniste continuarono a divulgare la scoperta aggiungendo nuovi particolari di dubbia provenienza. In un articolo di J.R. Jochman si dice che "l'elica terminale o la molla non somigliano a nessuna candela automobilistica conosciuta oggi" (va precisato che invece si trattava di componenti comuni fino agli anni '50). Jochman ha affermato di aver scritto anche gran parte di "Secrets of the Lost Races", una delle maggiori fonti di informazioni sul "geode di Coso"

Il Dr. Donald Chittick dell' Institute for Creation Research (promotore dell'insegnamento del creazionismo nelle scuole) in numerose conferenze sponsorizzate dall'istituto e in alcune sue pubblicazioni ha sostenuto che "una candela è prova di una civiltà avanzata. È difficile avere date certe per questi reperti. Tuttavia, si pensa solitamente che i geodi richiedono molto tempo per formarsi. [...] Prove di una tecnologia avanzata, come le candele elettriche, non dovrebbero, secondo gli evoluzionisti, trovarsi nelle roccie antiche". Chittick in seguito negò la datazione di 500.000 anni di età del "geode", non compatibile con le proprie ipotesi. In compenso, stimò l'età dell'oggetto con precisione "Credo che sia probabilmente risalente a subito dopo il Diluvio universale. Non ho molta documentazione, e non lo dico al pubblico. Tuttavia questo prova che allora avessero motori a combustione interna e persino motori jet". Le motivazioni di questa datazione erano trovate nella presenza di "conchiglie fossili" sulla pietra e nel fatto che era stata ritrovata "in strati geologici antichi, non moderni". Quest'ultima affermazione però non è veritiera, dato che non è nota la posizione precisa del ritrovamento, il quale comunque avvenne in superficie.

Sostenitori della tesi creazionista, tra cui Chittick, hanno mantenuto le loro posizioni anche dopo la prova oltre ogni dubbio dell'identità dell'oggetto.

Le analisi ai raggi X

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Le analisi ai raggi X, rispettivamente di lato e dall'alto della metà di sinistra dell'oggetto contenuto nel geode, rivelano un manufatto chiaramente artificiale all'interno dello strato isolante.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Le stesse analisi compiute sulla metà di destra, fanno pensare a qualcosa di simile alle moderne candele d'accensione dei motori a scoppio.

La spiegazione al mistero

Le fonti per analizzare questo oggetto sono sempre state poche, per la reticenza degli scopritori a mostrarlo e a sottoporlo ad analisi scientifica.

Dalle foto però risulta che l'oggetto non venne trovato in un geode ma in una roccia argillosa, priva sia del guscio in calcedonio che dei cristalli di quarzo all'interno.

Dalle prove svolte è risultato che il materiale ha durezza 3 sulla scala di Mohs, incompatibile con un geode. Inoltre, la presenza di piccole pietre e conchigliette sulla superficie, oltre che di un chiodo e una rondella, non sarebbe compatibile con il duro guscio del geode.

Inizialmente le ricerche per identificare l'oggetto si concentrarono su una candela contemporanea all'epoca della scoperta. Ricerche storiche portarono a rivelare la presenza di una miniera nei primi anni del XX secolo nella zona interessata: l'uso di macchinari industriali con motore a combustione interna sarebbe stata interessante informazione per gli storici del luogo, visto che negli anni '20 si trattava di una tecnologia ancora molto poco diffusa.

Vista la probabile identità dell'oggetto, venne chiesto un parere alla Spark Plug Collectors of America, un'associazione di collezionisti di candele elettriche: vennero inviate ai soci le foto e le scansioni a raggi X.

Il 9 Settembre 1999 il presidente dell'associazione, Chad Windham, chiamò Pierre Stromberg della "Pacific Northwest Skeptics" (l'associazione che curava la ricerca), chiedendo se si trattasse di uno scherzo, dato che "Stromberg" era anche una marca di candele per auto. Windham fu in grado di spiegare che si trattava di una comune candela elettrica, per la precisione una "Champion" del 1920 usata su motori Ford modello "T" o modello "A", e mandò a Stromberg due esemplari identici. Dieci giorni dopo anche altri tre soci tra cui Bill Bond, fondatore dell'associazione, giunsero alla medesima conclusione indipendentemente.

I due campioni inviati a Stromberg, di cui uno smontato per l'analisi, corrispondevano perfettamente alle foto e alle scansioni. Anche le componenti interne erano identiche alle linee rilevate ai raggi X, e i "misteriosi" anelli di rame erano nelle candele assemblate usati per compensare le espansioni termiche del metallo. L'unica differenza tra la candela trovata e quella originale era nel fatto che mancava il dado di chiusura della base, che compariva solitamente nelle immagini pubblicitarie d'epoca e che all'inizio può aver reso difficile l'identificazione, insieme all'avanzato stato di corrosione di alcune parti.

Collegamenti esterni

ViaLattea.Net - Chiedi all'esperto - Il Geode di Coso:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


************

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Foto &Spiegazioni tratte da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 1:59 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 2:34 pm    Oggetto:  Grande Zimbabwe
Descrizione:
Rispondi citando

Grande Zimbabwe

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Grande Zimbabwe - Great Zimbabwe National Monument - Bene appartenente al Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Grande Zimbabwe (Great Zimbabwe in inglese, solo Zimbabwe in lingua shona) è il nome attribuito alle rovine di una antica città dell'Africa del Sud situata nell'odierno stato dello Zimbabwe, che proprio da queste rovine trae il proprio nome.

La città era già abbandonata quando i primi esploratori portoghesi giunsero nella zona, e gran parte delle circostanze relative alla sua creazione, alla sua storia e ai motivi del suo declino sono incerte e controverse. In genere si ritiene che la città fosse il centro di un vasto impero di etnia shona, chiamato impero di Monomotapa, che controllava una vasta regione compresa fra gli odierni Zimbabwe e Mozambico.

Le rovine di Grande Zimbabwe sono il più importante monumento nazionale dello Zimbabwe. Il simbolo nazionale del paese, l'uccello di Zimbabwe, è l'immagine di una scultura ritrovata in questo sito. Il sito fu dichiarato Patrimonio dell'umanità UNESCO nel 1986.

Indice [in questa pagina]:

1 Nome
2 Descrizione
3 Collocazione storica
4 La città
5 Storia del ritrovamento
6 L'uccello di Zimbabwe
7 Bibliografia
8 Collegamenti esterni

*****************

Nome

L'origine esatta del nome non è nota. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la parola sia una contrazione di ziimba remabwe (o ziimba rebwe), che in chiKaranga (un dialetto della lingua shona) significa "le grandi case costruite con macigni". Una seconda teoria fa derivare il nome da un altro dialetto dello Shona, lo Zezuru; in questo caso, la parola "Zimbabwe" potrebbe essere una contrazione di dzimba woye, che significa "le case venerate" (espressione che in genere viene usata per riferirsi alle abitazioni o alle tombe dei capi). Se la parola deriva dalla lingua shona e non da un dialetto, infine, potrebbe essere una contrazione di dzimba dza mabwe, col significato di "case di pietra". I resoconti dei primi Portoghesi che giunsero nella zona riportano Symboa, col significato di "corte", come denominazione data al luogo dai nativi; questo dato potrebbe essere coerente con la prima interpretazione menzionata sopra, in quanto nella cultura locale i "macigni" erano spesso associati alle abitazioni dei regnanti e quindi al concetto di "corte" come potevano intenderlo gli Europei.

Descrizione

Panorama delle rovine e dello imba huru ("grande recinto")Le rovine di Grande Zimbabwe si estendono in un'area di 7 km². Site a un'altitudine di 1.100 m slm, nell'altopiano di Harare (20°16'S, 30°54'E), distano circa 250 km dalla capitale dello Zimbabwe. Sono fra le più antiche e imponenti strutture architettoniche dell'Africa del Sud precoloniale. La zona con grande densità di rovine archeologiche è della moderna Bahlengwe, tra lo Zambesi a nord e nord-ovest e il medio corso del Limpopo a sud.

Complessivamente, il sito di Grande Zimbabwe comprende diversi bastioni, una torre conica, alcuni templi e altre costruzioni minori, tutte in pietra. Sebbene gli edifici siano realizzati con diversi tipi di pietra (forse in funzione dello status del proprietario), la maggior parte delle mura sono costruite da blocchi quadrangolari o trapezoidali di granito, preparati con martellatura a mezzo di utensili in pietra. Gli effetti decorativi sono stati ottenuti con lastre di doomite più scura inserite nella massa grigiastra del granito, a spina di pesce o a capriate, oppure incisi direttamente nella pietra. Non vi sono tracce di malta o cemento; la stabilità era ottenuta sfruttando l'ondulazione del terreno e la presenza di rocce su cui far poggiare le mura, o creando gradinate di sostegno.

Le rovine rivelano un piano urbanistico suddiviso in due parti: il complesso della collina e i complessi delle valli. Il complesso sulla collina era probabilmente il centro rituale della città; vi si trovano diverse aree chiuse da mura di pietra. Il re viveva in una zona più appartata (forse allo scopo di proteggerlo da malattie contagiose come la malattia del sonno), nella valle. L'edificio regale viene chiamato imba huru (il "grande recinto", talvolta detto anche impropriamente "il tempio"); la sua cinta muraria è quasi totalmente conservata. Il muro principale della cinta è alto 10 m e lungo 250 m circa, per un totale di 15.000 tonnellate di pietra.

Collocazione storica

La collocazione storica esatta delle rovine non è certa. In genere si ritiene che la maggior parte degli edifici siano stati costruiti in due fasi: fra l'XI e il X secolo e fra il XIII e XV secolo.[1] Il radiocarbonio data alcuni reperti in legno a partire dal VII secolo; probabilmente su tratta tracce della presenza umana nella zona prima dell'edificazione delle strutture in pietra. I reperti in ceramica che provano il commercio con l'Oriente sono databili fra l'VIII e il XV secolo.

La città

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Dettaglio di una parete tondeggiante del Grande Zimbabwe.

Si ritiene che Grande Zimbabwe sia stata la città principale di un vasto impero, detto impero di Monomotapa, formatosi a partire dal VII secolo nella regione intorno al lago Kyle, fra il Metabeleland e il Manicaland, e poi giunto a controllare buona parte degli odierni Zimbabwe e Mozambico.

La quantità di edifici fa ritenere che la città, al suo massimo splendore, ospitasse circa 20.000 abitanti. L'etnia a cui appartenevano gli abitanti della città non è certa. I terrazzamenti rinvenuti a nord-est del sito fanno pensare a culture provenienti dall'Oceano Indiano o dal Madagascar; altri reperti mostrano che gli abitanti di Grande Zimbabwe conoscevano l'estrazione mineraria e l'irrigazione, elementi che farebbero ipotizzare l'influenza di culture più settentrionali. Le affinità con vestigia mozambicane fanno pensare a una continuità culturale di una vasta fascia dell'Africa centrale.

Oggi si ritiene che la città sia stata certamente costruita da un popolo appartenenti al vasto gruppo bantu, sebbene sia molto difficile identificare quale. Diverse etnie locali (per esempio gli Shona, i Venda e i Lemba) sostengono di essere i discendenti del popolo di Zimbabwe. In particolare, un clan Lemba viene addirittura chiamato dagli altri clan Tovakare Muzimbabwe, "coloro che costruirono Zimbabwe". Non tutti gli studiosi, comunque, ritengono che l'etnia a cui si deve la fondazione della città debba necessariamente coincidere con quella dei suoi abitanti nel periodo di massimo splendore.

Il ritrovamento di reperti come frammenti di ceramica cinese e persiana, monete arabe e altri oggetti di origine straniera fanno pensare che Grande Zimbabwe sia stata un importante nodo di una vasta rete commerciale che raggiungeva l'estremo Oriente. La presenza di miniere nei dintorni fa pensare che la popolazione locale commerciasse soprattutto in oro.

Nessuno sa di preciso per quale motivo il sito fu abbandonato. Gli abitanti potrebbero essere stati costretti ad allontanarsi da un prolungato periodo di siccità e carestia, da una epidemia, o semplicemente da una situazione di crisi economica legata al declino del commercio dell'oro. Si ipotizza anche che la città (e l'impero) siano stati travolti a più riprese da migrazioni di popoli provenienti dal nord.

Storia del ritrovamento

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Torre conica del Grande Zimbabwe

Le rovine furono descritte da diversi esploratori portoghesi del XVI secolo; all'epoca il sito era già abbandonato. Nel 1531 Viçente Pegado, capitano della guarnigione portoghese di Sofala, descrisse il luogo in questo modo:

« Fra le miniere d'oro delle pianure fra i fiumi Limpopo e Zambesi c'è una fortezza fatta di pietre di incredibili dimensioni, e che non sembrano essere unite da malta... L'edificio è circondato da colline, su cui se ne trovano altri, simili al primo per il tipo di pietra e l'assenza di malta; uno di essi è una torre alta più di 12 braccia (22 m).»

La descrizione di Pegado venne ripresa da João de Barros nel suo libro Da Asia (1552), in cui descriveva i possedimenti portoghesi nel mondo. Barros, che non era mai stato a Grande Zimbabwe, sostenne che le rovine fossero quelle della città di Axuma, possedimento della biblica Regina di Saba, e che le miniere nei dintorni della città fossero quelle meravigliose attribuite a Re Salomone.

Grande Zimbabwe fu poi dimenticata per qualche centinaio d'anni. Le rovine furono ritrovate nel 1867, durante una battuta di caccia, da Adam Renders, che nel 1871 le mostrò al geologo Karl Mauch. Mauch non trovò di meglio che avallare la spiegazione di Barros, arrivando a sostenere che vi si riconoscevano chiaramente "una copia del tempio di Salomone e una copia del palazzo della Regina di Saba". Il mito di Grande Zimbabwe come città di Salomone o della Regina di Saba continuò in seguito a circolare in Europa per lungo tempo.

Alla fine del XIX secolo il magnate britannico Cecil Rhodes conquistò buona parte degli odierni Zambia e Zimbabwe (ribattezzati Rhodesia settentrionale e meridionale). Rhodes fondò una società per la ricerca archeologica a Grande Zimbabwe, la Ancient Ruins Company, affidando il lavoro all'archeologo James Theodore Bent. Bent pubblicò le proprie osservazioni nel 1891 nel saggio The Ruined Cities of Mashonaland. Secondo Bent, i reperti "provavano" che la città non poteva essere stata edificata da africani e che probabilmente si trattava di vestigia di origine fenicia o araba. Questa linea era in perfetto accordo con gli interessi di Rhodes, che non era incline ad accettare l'idea che gli africani potessero aver dato luogo a una "civiltà" come quella che aveva creato Grande Zimbabwe. Conclusioni simili a quelle di Bent furono raggiunte pochi anni dopo da un altro archeologo, Richard Hall, nel suo saggio The Ancient Ruins of Rhodesia (1902).

Il primo archeologo a smentire la teoria dell'origine non-africana della civiltà di Grande Zimbabwe fu il britannico David Randall-MacIver, che condusse i primi scavi scientifici in loco fra il 1905 e il 1906. Nel suo saggio Medieval Rhodesia, Randall-MacIver osservò che molti degli artefatti ritrovati erano di origine certamente africana. In seguito a questa affermazione, gli inglesi bloccarono gli studi archeologici a Grande Zimbabwe per circa un ventennio. Nel 1929 gli scavi furono ripresi da Gertrude Caton-Thompson, che nel 1931 pubblicò The Zimbabwe Culture: Ruins & Reactions, un saggio in cui mostrava che la cultura di Grande Zimbabwe era non solo africana, ma chiaramente correlata a quella del popolo Shona.

A causa della disputa sull'origine africana o non africana delle rovine, correlata dal potere coloniale al tema della capacità dei neri di dar luogo a una "civiltà", Grande Zimbabwe divenne per gli independentisti della Rhodesia un simbolo dell'affrancamento dal potere bianco. Robert Mugabe, eletto nel 1980 come primo presidente nero della Rhodesia del sud, decise di modificare il nome del paese in Zimbabwe per enfatizzare la continuità fra il nuovo stato e la tradizione culturale e politica africana.

L'uccello di Zimbabwe

Uno dei reperti più celebri ritrovati a Grande Zimbabwe è il cosiddetto Uccello di Zimbabwe, una statuetta che rappresenta un uccello rapace stilizzato, forse il falco giocoliere. Questa figura fu scelta come emblema della Rhodesia, e in seguito rimase come simbolo nazionale dello Zimbabwe, rappresentato anche nella bandiera del paese.

Bibliografia

-Graham Connah, African Civilizations (1987)
-Peter Garlake, Great Zimbabwe (1973)
-D.T. Niane (a c. di), General History of Africa, vol. IV: Africa from the 12th to the 16th Century (1984)

Collegamenti esterni

-Grande Zimbabwe sul sito dell'UNESCO:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


-Immagini di Grande Zimbabwe:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


*****************

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 4:00 pm    Oggetto:  Linee di Nazca
Descrizione:
Rispondi citando

Linee di Nazca

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Foto aerea del disegno che rappresenta un colibrì.

Le Linee di Nazca sono dei geoglifi, linee tracciate sul terreno, del deserto di Nazca, un altopiano arido che si estende per una cinquantina di chilometri tra le città di Nazca e di Palpa, nel Perù meridionale.

Le oltre 13.000 linee vanno a formare più di 800 disegni, che includono i profili stilizzati di animali comuni nell'area (la balena, il papagallo, la lucertola lunga più di 180 metri, il colibrì, il condor e l'enorme ragno lungo circa 45 metri). Essi furono tracciati durante la fioritura della Civiltà Nazca, tra il 300 a.C. ed il 500 d.C.

Le linee sono tracciate rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto, lasciando così un contrasto con il pietrisco sottostante, più chiaro. La pianura di Nazca è ventosa, ma le rocce della superficie assorbono abbastanza calore per far alzare l'aria proteggendo il suolo. Così i disegni giganti sono rimasti intatti per migliaia di anni.

Ai margini della Pampa, gli archeologi hanno scoperto la città cerimoniale dei Nazca, Cahuachi, da cui si ritiene provenissero gli artefici delle linee.

Le linee sono state avvistate con chiarezza solo dall'avvento dei voli di linea sull'area, casualmente, nel 1927 da Toribio Mija; quindi furono studiate, nel 1939, da Paul Kosok, un archeologo americano; ma solamente dal 1946, la tedesca Maria Reiche, diede un importante contributo di studi sul loro significato.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Foto aerea del disegno che rappresenta un ragno.

Phyllis Pitluga, una ricercatrice dell'Alder Planetarium di Chicago scoprì, studiando il rapporto tra le linee e l'astronomia, che il ragno gigante rappresentava la costellazione di Orione, mentre le linee rette circostanti rappresentavano le tre stelle della cintura di Orione.

Lo zoologo Tony Morrison studiò le linee con Gerald Hawkins; nel suo libro del 1978 Pathways to the Gods, riporta una citazione del magistrato spagnolo Luis de Monzon che, nel 1586, parlava delle pietre e delle antiche strade vicino a Nazca:

«I vecchi indiani dicono [...] di possedere la conoscenza dei loro antenati e che, molto anticamente, cioè prima del regno degli Incas, giunse un altro popolo chiamato Viracocha; non erano numerosi, furono seguiti dagli indios che vennero su loro consiglio e adesso gli Indios dicono che essi dovevano essere dei santi. Essi costruirono per loro i sentieri che vediamo oggi.»

Questa potrebbe essere una chiave che permette di spiegare il mistero delle linee di Nazca: il leggendario eroe-maestro Viracocha, noto anche come Quetzalcoatl e Kontiki, il cui ritorno era ancora atteso al momento dello sbarco di Cortés. Gli "antichi indios" disegnarono figure poiché pensavano che Viracocha sarebbe tornato, questa volta scendendo dal cielo. I disegni rappresentavano dei segnali.

Sono molte le ipotesi su come i Nazca abbiamo disegnato le linee e sul loro reale significato. Quella, comunque, più accreditata e realistica induce a pensare che gli antichi peruviani abbiano dapprima realizzato disegni in scala ridotta che sarebbero stati successivamente riportati ingranditi sul terreno con l'aiuto di un opportuno reticolato di corde (in maniera simile a come fece Gutzon Borglum, l'artista che scolpì i volti dei Presidenti statunitensi sul monte Rushmore).

Inoltre, non è del tutto esatto il fatto che le linee non si possano osservare da terra: infatti ci sono molte colline e montagne nell'area di Nazca che avrebbero permesso agli artisti di osservare il proprio lavoro in prospettiva. C'è da tener presente anche che, sicuramente, appena disegnate, le linee dovevavo essere ben visibili, di colore giallo brillante, come le impronte recenti di pneumatici che passano nella zona.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 4:06 pm    Oggetto:  Mappa del Creatore & Martello di London
Descrizione:
Rispondi citando

Mappa del Creatore

La mappa del creatore (detta anche pietra di Dashka) è una lastra di pietra su cui sarebbe incisa, secondo il ricercatore russo Alexandre Chuvyrov, una mappa della regione degli Urali come appariva 120 milioni di anni fa.

L'unica fonte relativa a tale scoperta è un articolo che comparso sulla Pravda nel 2002. Nessun resoconto scientifico è mai stato pubblicato, e lo stesso Chuvyrov dichiarò in seguito di non avere mai autorizzato la pubblicazione dell'articolo della Pravda.

L'articolo della Pravda ebbe una enorme eco internazionale, e secondo questa fonte, l'equipe del professor Alexandre Chuvyrov, dell'Università della Repubblica Russa di Bashkiria, impegnata a studiare la migrazione cinese in Siberia avrebbe scoperto nel 1999 una pietra su cui era raffigurata la carta della Siberia in tre dimensioni.

Questa pietra, di 1,48 m di altezza per 1,06 m di larghezza, peserebbe circa una tonnellata e sarebbe costituita di tre strati. Secondo gli studi fatti, la pietra sarebbe di origine artificiale (uso di attrezzi di alta precisione) e rappresenterebbe con grande precisione la regione della Bashkiria di 120 milioni di anni fa con sistemi di irrigazione molto sviluppati (da cui si ricaverebbe che l'attuale fiume Balaya sarebbe di origine artificiale).

Nell'articolo della Pravda si affermava che alcuni elementi della pietra di Dashka erano stati studiati dal Centro di Cartografia Storica del Wisconsin e che secondo questo istituto solo dei rilievi aerei avrebbero potuto permettere la stesura della mappa. Tuttavia, non esiste nel Wisconsin nessun "Centro di Cartografia Storica". L'unico istituto di cartografia esistente in Wisconsin è il "The History of Cartography Project". Inoltre, questo istituto ha recentemente affermato che non ha mai visionato la pietra di Daska.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

********************

Martello di London

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Il Martello di London è un martello in ferro e legno trovato nel 1936 a London, una cittadina del Texas, USA, e successivamente proposto da alcuni creazionisti come un OOPArt, cioè un "manufatto fuori luogo", una categoria di reperti archeologici non spiegabili con le correnti conoscenze storiche, scientifiche e archeologiche, spesso usate strumentalmente dai creazionisti sostegno della loro ipotesi.

Indice [in questa pagina]:

1 Il ritrovamento
2 La datazione
3 Conclusioni
4 Note

***********

Il ritrovamento

Un singolare blocco di arenaria contenente il martello venne ritrovato da un escursionista di nome Max Hann e da sua moglie nel 1936, e solo dieci anni dopo il figlio della coppia, rompendo il nodulo, vi trovò il martello parzialmente inglobato al suo interno.

Il martello fu successivamente venduto dalla famiglia Hann ad un esponente del movimento creazionista.

La datazione

Se si provasse che il martello risale a centinaia di milioni di anni fa, come i creazionisti sostengono, si tratterebbe effettivamente di un oggetto straordinario in quanto solo poche migliaia di anni fa l'uomo sarebbe stato in grado di costruire un oggetto del genere.

Sfortunatamente la datazione è estremamente controversa, dal momento che non si hanno documentazioni del reperto in situ e mancano connessioni attendibili con qualsivoglia formazione geologica, anche perché la pietra con il martello giaceva isolata e poteva non appartenere allo strato geologico del terreno circostante (Kuban 1997-2006). Perciò, non stupisce che per alcuni il reperto sia databile a circa 115 milioni di anni, nel Cretaceo, mentre altri affermano che sia originario del periodo Siluriano, circa 400 milioni di anni fa [1].

La datazione basata sull'analisi litografica delle rocce circostanti l'oggetto è ad ogni modo poco credibile: vi sono infatti casi ben noti in cui alcuni sedimenti si sono induriti intorno ad un oggetto inglobandolo. Questo processo può anche essere molto veloce (basterebbero anche pochi decenni, come accaduto a reperti bellici risalenti alla seconda guerra mondiale o al Geode di Coso) [2].

A sostegno della teoria del falso si può notare che non sono presenti aloni di diffusione delle particelle metalliche che avrebbero dovuto prodursi nella roccia in milioni di anni, né la pietrificazione del manico di legno del martello. Inoltre, dal momento che si tratta di una roccia metamorfica, sottoposta ad enormi pressioni e temperature, sia il manico che la testa del martello avrebbero dovuto essere fortemente deformati. La forma della testa del martello è molto simile a quella dei martelli diffusi negli Stati Uniti tra il XIX e il XX secolo

Esami condotti sul manico di legno con il metodo del carbonio-14, nonostante le lunghe opposizioni di Baugh che ritardarono gli esami proposti nel 1989 sino al 1998, avrebbero fornito una datazione molto recente ("from the present to 700 years ago", cioè da 0 a 700 anni fa)[3].

A sostegno della tesi che non si tratti di un falso, vi sarebbero alcuni esami scientifici svolti dai Batelle Laboratories di Columbus, Ohio, che hanno stabilito che il metallo di cui è composta la "testa" è composta al 96.6% di ferro, con come elementi di lega un 2.6% di cloro e uno 0.74% di zolfo. Baugh ha affermato che questa lega sarebbe impossibile da ottenere con procedimenti moderni e frutto di metallurgia avanzata: una affermazione quantomeno discutibile, dal momento che se oggi si usano altre leghe (principalmente acciai), è perché queste hanno prestazioni migliori. La lega della testa del martello dal punto di vista tecnico sarebbe stata possibile da ottenere almeno sin dalla metà del XIII secolo. Secondo Baugh, è grazie a tale composizione che il metallo non risulterebbe essere né corroso, né arruginito. Infatti, secondo i sostenitori della genuinità del reperto, anche una piccola abrasione, effettuata poco dopo la scoperta per sottoporlo ad un'analisi, non avrebbe mai subito processi né di corrosione, né di ossidazione (ruggine).
Tuttavia la fotografia che dovrebbe corroborare questa affermazione, in un sito "creazionista" [4], presenta invece un oggetto arrugginito sia sull'abrasione che altrove.

Una tomografia a raggi X realizzata dal laboratorio Texas Utilities nel 1992, ha mostrato l'assenza di bolle e di variazioni di densità nella testa. Anche questo fatto, assolutamente normale per colate realizzate con altoforni moderni, ha spinto Baugh a pensare a una "metallurgia avanzata" posseduta da ipotetiche popolazioni antidiluviane.

Un'altra presunta prova della sua antichità sarebbero i fossili incrostati sulla superficie esterna del blocco, che sono, secondo non meglio precisati studiosi, risalenti al periodo siluriano. Da una analisi realizzata nel 2006, tuttavia, i gusci di conchiglia non risultano compatibili con esemplari antichi, mentre sono molto simili ad esemplari tuttora viventi. Anche le affermazioni di Baugh, che vogliono il martello come "parzialmente pietrificato", non hanno trovato alcun riscontro nell'analisi indipendente svolta da Glen J. Kuban nel 2006.

Conclusioni

Nonostante le insistenze dei creazionisti non esiste nessuna prova certa e inconfutabile che il reperto sia antico di milioni di anni, e che quindi sia realmente un OOPArt. Al momento le ipotesi più attendibili sembrano essere quelle del falso.

Note

^ Edicola Web
^
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

^ (EN) Glenn J. Kuban, The London Hammer: An Alleged Out-of-Place Artifact, articolo online 1997-2006
^ (EN) The London Artifact: An Iron Hammer In Stone - si veda la foto G3

(Articolo estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 5:53 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 4:13 pm    Oggetto:  Meccanismo di Antikythera & Micro-tecnologia antica
Descrizione:
Rispondi citando

Meccanismo di Antikythera

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Il meccanismo di Antikythera costituisce una delle più interessanti e affascinanti scoperte effettuate agli inizi del secolo, per opera di alcuni pescatori di spugne, in un relitto affondato vicino l'isoletta greca di Antikythera da cui prende il nome.

E' costituito da un treno di ingranaggi in bronzo a denti triangolari risalente al primo secolo a.C. racchiuso in un contenitore in legno che serviva da telaio e su cui erano fissati i quadranti anteriori e posteriori.

Il meccanismo era azionato da una manovella e poteva servire sia come strumento per la navigazione sia come strumento per indagini astronomiche.

Azionando la manovella il rotismo era in grado di descrivere il moto del sole e della luna attraverso le costellazioni dello zodiaco la durata del mese sinodico e la durata dell'anno lunare.

Il "mistero" consiste nel fatto che nel primo secolo a.C., simili apparecchi "non avrebbero dovuto esistere": gli studiosi di cose antiche concordano infatti nell'affermare che in quel tempo la tecnologia non era in grado di produrre apparecchiature di tale precisione. Del resto non ne avrebbe prodotte per altri sedici secoli: si pensi che bisogna aspettare fino al 1575 per ritrovare un rotismo differenziale!

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Nella figura è rappresentato il layout basato sulle ipotesi del prof. Derek De Solla Price [1], professore di Storia della scienza presso la Yale University.

La figura ne rappresenta la vista assonometrica. Lo scopo del cinematismo non è ancora perfettamente noto; questi potrebbe essere stato realizzato sia per ricostruire fenomeni astronomici relativi al passato e al futuro, sia per descrivere l'evolvere del moto degli astri giorno per giorno.

Dall'analisi dei reperti, dopo una ventina di anni di lavoro, il prof. Derek De Solla Price e' riuscito, a ricostruire quasi interamente l'astrolabio, ma si e' dovuto arrendere di fronte alla totale assenza di reperti caratterizzanti una piccola zona interna del meccanismo.

Il meccanismo di Antikythera è contenuto in una scatola di legno costituente il telaio e che presenta tre quadranti: uno sulla facciata anteriore e due sulla facciata posteriore. Il quadrante presente sulla facciata anteriore riporta la posizione del sole e della luna rispetto alle costellazioni dello zodiaco; sulla facciata posteriore un quadrante riporta la durata del mese sinodico e dell'anno lunare mentre dell'altro, posto proprio in corrispondenza della zona da ricostruire, non si sa praticamente nulla.

I resti relativi a questa zona sono talmente scarsi da non consentire di ricostruire con esattezza le indicazioni astronomiche in essa contenute; ciò nondimeno, analizzando astrolabi realizzati nello stesso periodo e tenendo conto delle conoscenze astronomiche proprie dei popoli occupanti le zone limitrofe a quelle del ritrovamento, si può ragionevolmente supporre che nel quadrante in questione siano racchiuse informazioni relative al moto di Marte Giove e Venere rispetto alla terra, oppure relative al periodo di 18 anni e 11 giorni (223 lunazioni) proprio del ciclo delle eclissi.

( Articolo tratto da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
|42|40|0 )


*****************

Micro-tecnologia antica

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Tra il 1991 ed il 1993 dei cercatori d'oro sul del fiume Narada, sul versante orientale degli Urali in Russia, trovarono dei minuscoli oggetti con forma a spirale. Il più piccolo di questi misura addirittura meno di 1/100 di mm. Gli oggetti sono costituiti da rame e da metalli rari, tungsteno e molibdeno. Le misurazioni hanno mostrato che l'età di questi oggetti si aggira tra i 20.000 e i 318.000 anni fa.

Negli ultimi anni in Russia sono stati ritrovati decine di reperti sicuramente opera dell'uomo ma incompatibili con le datazioni ortodosse dell'uomo sulla terra. Quello che segue è il primo rapporto pubblicato di tali scoperte.

A partire dalle teorie di Zecharia Sitchin, alcuni studiosi di rilevanza internazionale hanno raccolto numerose prove che esperimenti di manipolazione genetica sono stati eseguiti centinaia di milioni di anni fa da esseri extraterrestri, che culminarono nella "creazione" dell'uomo. Uno dei principali studiosi è il Dr. Johannes Fiebag (1, 2).

Purtroppo la scoperta di manufatti tecnici risalenti ad un tempo così remoto sembra piuttosto improbabile. Pensiamo solo ai resti della seconda Guerra Mondiale; armi, munizioni e persino reperti di maggiori dimensioni, divenuti ormai arrugginiti e già in via di disgregazione.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


A maggior ragione i reperti ritrovati negli ultimi anni negli Urali sono ancora più sorprendenti.

Nel periodo 1991-1993 alcuni cercatori d'oro operanti sul piccolo fiume Narada, sul versante orientale degli Urali, trovarono molti strani oggetti a spirale. La dimensione di questi oggetti va da un massimo di 3 cm ad un minimo di 0,003 mm!

Di questi incredibili manufatti ne sono stati recuperati migliaia in vari siti, lungo i fiumi Narada, Kozhim e Balbanyu e su due affluenti minori, il Vtvisty e il Lapkhevozh, la maggior parte a profondità fra i 3 ed i 12 metri.

Gli oggetti a forma di spirale sono composti di vari metalli: i più grandi di rame ed i più piccoli di tungsteno e molibdeno. Il tungsteno possiede un alto peso atomico, avendo una struttura molto densa, con un punto di fusione a 3.410 °C. Attualmente viene usato per aumentare la resistenza di acciai speciali, ed in forma pura, per costruire i filamenti delle lampade ad incandescenza. Anche il molibdeno possiede un'alta densità ed un punto di fusione a 2.650 °C. Questo metallo è pure usato per rendere i metalli resistenti alla corrosione e per costruire parti meccaniche sottoposte ad usi gravosi, nonchè armature per veicoli.

Attualmente questi misteriosi oggetti sono esaminati con attenzione dalla Russian Academy of Sciences di Syktyvka (la capitale dell'ex Repubblica Sovietica di Komi), di Mosca, di San Pietroburgo e anche da un istituto scientifico ad Helsinki in Finlandia.

Dopo un'attenta misurazione di questi oggetti, spesso microscopici, si è scoperto che la dimensione della spirale è stata costruita secondo il Rapporto Aureo (phi). In tempi remoti questo speciale rapporto era costantemente usato in architettura e nella geometria. Oltre a rappresentare un rapporto sacro, l'utilità di questo sistema risiede nel fatto che se una certa lungheza viene divisa in due usando questo rapporto, la lunghezza originale sta al pezzo più grande, come il pezzo più grande sta al più piccolo.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Oltre a questa sofisticazione, questi oggetti rappresentano ovviamente il prodotto di una tecnologia inesplicabile ma altamente avanzata. Essi hanno infatti una considerevole somiglianza con elementi di controllo usati in dispositivi miniaturizzati dell'ultima generazione, i cosiddetti nanomeccanismi. Una delle applicazioni di questa tecnologia è di rendere possibile la costruzione di micro-sonde per usi chirurgici che consentano di effettuare operazioni all'interno dei vasi sanguigni; cosa attualmente impossibile con le attuali tecniche chirurgiche.

Quale era lo scopo di questi oggetti? La figura 1 mostra tutte le parti di uno degli oggetti fotografati insieme ad una barra-campione larga 200 micron! Tutti i test eseguiti sugli oggetti forniscono un'età stimata tra i 20.000 e i 318.000 anni, a seconda della profondità e delle condizioni del sito dove sono stati recuperati (3, 4).

Ma anche nel caso più prudente, cioè se gli oggetti avessero 20.000 anni, la domanda inevitabile è: chi, fra tutti i popoli della terra, era a quel tempo in grado di costruire oggetti così sofisticati e miniaturizzati, simili a quelli che la nostra attuale tecnologia "moderna" sta solo iniziando a realizzare?

Bibliografia

1. FIEBAG J., Das Raetsel der Ediacara-Fauna (The puzzle of the Ediacara Fauna) in:
Daeniken E.v. (Ed.) Kosmische Spuren, Munich, 1988.
2. FIEBAG J., Das Genesis-Projekt, in: Dopatka, U. (Ed.) Sind wir allein?
(Are we alone?), Duesseldorf 1996
3. HAUSDORF H. Wenn Goetter Gott spielen (When Gods play God), Munich, 1997
4. OUVAROV V. Personal letter to H. Hausdorf of 2 October 1996.

-Per contattare il Dr. Johannes Fiebag:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


*****************

( Articolo letto su & tratto da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 4:38 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 4:18 pm    Oggetto:  Moai
Descrizione:
Rispondi citando

Moai

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Rano Raraku Moai

Moai sono statue che si trovano sull'Isola di Pasqua. Nella maggior parte dei casi si tratta di statue monolitiche, cioè ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico; alcune possiedono sulla testa un tozzo cilindro (pukau) ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi.

Ci sono più di 600 Moai conosciuti sulla superficie dell'isola. La quasi totalità di questi sono stati ricavati da un tufo basaltico del cratere Rano Raraku, dove si trovano quasi 400 statue incomplete. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli sono invece stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku.

La cava di Rano Raraku sembra essere stata abbandonata all'improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, lunga 21 metri. Praticamente tutti i moai completati furono probabilmente abbattuti dagli indigeni qualche tempo dopo il periodo della costruzione, ma anche i terremoti potrebbero aver contribuito al ribaltamento delle statue.

Sebbene vengano spesso identificati con le teste, molti dei moai hanno spalle, braccia, torsi, che sono stati piano piano, negli anni, sotterrati dalla terra circostante. Il significato dei moai è ancora oggi poco chiaro e esistono ancora molte teorie a proposito.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Mappa dell'Isola di Pasqua con le posizioni dei monoliti.

La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dai polinesiani abitanti a partire dall'anno 1000 d.C.. Si ritiene che siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, a cui vengono dedicate questi gesti di riconoscenza. I Moai sono stati probabilmente artefatti molto costosi; non solo la scultura di ogni statua avrebbe richiesto anni di lavoro, ma avrebbero dovuto anche essere trasportate per tutta l'isola fino alla loro posizione finale. Non si sa esattamente come i moai siano stati spostati, ma quasi certamente il processo ha richiesto slitte e/o rulli di legno. Si pensa che la domanda di legno necessaria a supportare la continua erezione di statue abbia portato al totale disboscamento dell'isola. Questo spiegherebbe perché la cava sia stata abbandonata all'improvviso.

Le antiche leggende dell'isola parlano di un capo clan in cerca di una nuova casa. Il posto che scelse è quella che noi oggi conosciamo come Isola di Pasqua. Alla sua morte, l'isola venne divisa tra i suoi figli. Ogniqualvolta un capo di uno dei clan moriva, un moai veniva posto sulla tomba dei capi. Gli isolani credevano che queste statue avrebbero catturato i "mana" (poteri soprannaturali) del capo. Credevano che mantenendo i mana dei capi sull'isola, si sarebbero verificati eventi propizi, sarebbe caduta la pioggia e le coltivazioni sarebbero cresciute. Questa leggenda potrebbe essere cambiata rispetto all'originale, dal momento che si è tramandata oralmente per lungo tempo. Qualsiasi cosa potrebbe essere stata aggiunta a questa leggenda per renderla più interessante.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


I "guardiani" dell'isola.

Bibliografia

-(EN) Rediscovering Easter Island, di Kathy Pelta, Copyright 2001 Lerner Publications Company, North Minneapolis, USA.

-(EN) Ancient Mysteries, di Rupert Matthews, Copyright 1988 Wayland Limited East Sussex, Inghilterra.

************

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Ven Ago 31, 2007 4:55 pm    Oggetto:  Papiro Tulli
Descrizione:
Rispondi citando

Papiro Tulli

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Papiro Tulli è il nome dato ad un documento in forma di antico papiro rinvenuto nel 1934 in Egitto, il quale conterrebbe la descrizione di strani avvistamenti di luci e oggetti nel cielo.

Dopo essere stato per decenni considerato un oggetto misterioso e "fuori della propria epoca" (si veda la voce OOPArt), è stata appurata la sua origine truffaldina.

La storia del papiro Tulli comincia nel 1934, quando il papiro viene rinvenuto al Cairo sulla bancarella di un antiquario di nome Tano da parte di Alberto Tulli, allora direttore del Pontificio Museo Egizio del Vaticano: Alberto era una persona dotata di buona cultura e con una competenza approfondita dell'egittologia, e credette di riconoscere nel papiro un prezioso documento.

Tulli non poté acquistare il documento, per via dell'alto prezzo richiesto, ma ottenne di poterlo copiare per analizzarlo meglio ed eventualmente concludere l'acquisto.

Il testo era scritto in ieratico [1], per cui si rese necessario trascriverlo in geroglifici per renderne agevole la lettura: partecipò all'operazione l'Abate Etienne Drioton, direttore del Museo de Il Cairo.

Il papiro risultò essere una descrizione di un avvistamento effettuato dal faraone Thuthmosis III, ma molte parti del testo erano danneggiate o mancanti, alcune addirittura in modo apparentemente volontario.

Il testo rimase negli archivi di Alberto Tulli fino alla morte dello studioso, quando venne reso pubblico dal fratello Monsignor Augusto Tulli. Il documento probabilmente entrò in possesso del Vaticano, anche se non risulta ufficialmente donato.

Il mondo dell'ufologia si appropriò subito del documento, tanto che la prima pubblicazione di una traduzione avvenne nel 1956 su una rivista inglese di pseudoscienza, Flying Saucer Uncensored, per poi essere ripresa da altre riviste del settore, tra cui un articolo su Doubt scritto dal principe sudtirolese Boris de Rachewiltz, esperto egittologo.

La notizia arrivò in Italia nel 1963, per mezzo del clipeologo Solas Boncompagni, che pubblicò sulla rivista Clypeus una traduzione annotata del testo in italiano [2].

Il testo rimase noto soprattutto negli ambienti ufologici [3], che lo accettarono in modo acritico e lo usarono a più riprese per "provare" presunti contatti con entità aliene in epoche remote o per ipotizzare cadute di corpi celesti. Altri studiosi, tra cui Renato Vesco, videro nel documento una cronaca dell'esplosione di Santorini, se non una metafora per un periodo di turbolenze sociali.

Gianfranco Nolli, direttore della sezione egizia del Museo Vaticano, bollò il documento come falso, dubitando della preparazione del suo predecessore [4].

Il papiro venne sottoposto nell'aprile 2006 ad analisi da parte di appassionati e di studiosi: tramite una community online italiana (egittologia.net) si cominciò a studiare il "caso" partendo dalla traduzione del testo ex-novo, traendolo da una delle poche immagini esistenti. Durante la traduzione, Franco Brussino, esperto di egittologia, notò la similarità tra alcuni passi del papiro e delle frasi provenienti da testi noti.

La ricerca bibliografica portò a ritrovare le medesime frasi del papiro incriminato sul testo fondamentale sulla scrittura egizia, Egyptian Grammar di Sir Alan H. Gardiner, pubblicato nel 1927 e quindi antecedente al papiro, nonché scritto in un periodo in cui questo non era ancora stato scoperto.

Il testo fasullo sarebbe stato composto copiando frasi dalla Grammar, e le abrasioni sarebbero state solo un modo per congiungere tra loro passi scorrelati, in modo da mantenere allo stesso tempo maggiore coerenza interna ed un alone di mistero. A conferma della posteriorità del papiro rispetto al testo di studio, due errori di trascrizioni presenti nelle prime edizioni del volume del Gardiner risultano presenti anche sul documento.

Il papiro è dunque risultato essere una complessa ed ottimamente realizzata burla, se non addirittura una truffa, tanto sofisticata da essere sopravvissuta per trent'anni e da aver giocato anche esperti del settore, nonché ufologi improvvisatisi esperti di egittologia.

Oltre a questa truffa/burla iniziale, negli ultimi decenni sono state realizzate nuove versioni della trascrizione, evidentemente falsate e realizzate da mano impreparata, con lo scopo specifico di colmare le lacune tra quanto riportato nel papiro e le varie versioni "misteriose".

Note

^ Una immagine del Papiro Tulli
^ La traduzione annotata del papiro
^ Esempi di interpretazione fallace del papiro
^ Il Papiro sul centro Studi Fortiani

Collegamenti esterni

-Lo studio che svela il mistero, su Egittologia.net

************

(Articolo estratto da Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:h
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
)

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 10:37 am    Oggetto:  Pietre di Ica
Descrizione:
Rispondi citando

Pietre di Ica

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Tutti conoscono le celebri linee di Nazca, in Perù. Ma sempre dalla stessa zona provengono alcuni reperti archeologici, il cui mistero è altrettanto inesplicabile. In questa zona le precipitazioni sono davvero scarse, ma nel 1961 ci fu una serie piogge anomale. I letti dei fiumi, normalmente secchi, si riempirono al massimo della loro capacità, mentre i fiumi normalmente calmi si trasformarono in un flusso alluvionale. In un piccolo paese, vicino alle linee di Nazca, gli argini del vicino fiume Ica furono profondamente erosi, rivelando diverse centinaia di sassi incisi che erano stati sepolti all'interno di camere sotterranee. Non appena il corso d'acqua si ritirò, questi sassi rimasero lungo gli argini del fiume.

La popolazione locale iniziò a collezionare questi sassi scolpiti, ma un fisico del posto, il Dr. Javier Cabrera, osservando alcuni di questi reperti, si accorse di un'evidente anomalia. Uno dei sassi conteneva l'immagine di un pesce appartenente ad una specie ormai estinta.

La sua curiosità aumentò ed egli andò alla ricerca di altre pietre. Aiutato dagli abitanti locali, ha raccolto ed interpretato negli ultimi 20 anni oltre 11.000 reperti, che ora costituiscono la collezione delle "pietre di Ica".

Le pietre di Ica sono una controversa serie di pietre, che si sostiene siano state rinvenute in Perù, presso la località di Ica.

Indice [in questa pagina]:

1 La scoperta
2 La raccolta del Dr. Cabrera
3 Pietre "eccezionali"
4 Il caso è controverso
5 L'opinione del CICAP
6 Bibliografia
7 Voci correlate

**************

La scoperta

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Le pietre sono di diverse dimensioni. Le più piccole possono essere tranquillamente tenute in mano, le più grandi arrivano circa ad un metro di larghezza. Ma la cosa comune è che tutte le pietre hanno figure incise con una linea continua sulla loro superficie. Il solco dell'incisione appare più chiaro della restante superficie, ma lo strato di ossido che ricopre il sasso è presente anche all'interno dei solchi, dimostra che i disegni sono molto antichi. Questi disegni potrebbero facilmente essere attribuiti ad una delle civiltà precolombiane, se non fosse per il fatto che i soggetti ritratti fanno decadere anche questa ipotesi: troviamo misteriose ed inspiegabili raffigurazioni di dinosauri, di uomini che volano in groppa a pterosauri e chiare scene di trapianti di organi (fegato, reni, cuore, ecc.) e carte geografiche dell'intero pianeta.

Sophia Melewska, geologa ed antropologa, incaricata di investigare sui reperti, concorda sulla loro autenticità. Dopo lo studio della collezione di Ica, la Melewska definì la scoperta uno "shock intellettuale". Le pietre di Ica sono la prova dell'esistenza di una civiltà avanzata che aveva conoscenze in campo chirurgico, sulla storia passata del pianeta e sulla stessa evoluzione della Terra. Come è possibile questo? Melewska è uno degli scienziati che ora sta tentando di rivolgere l'attenzione del mondo accademico su questa preziosa scoperta. Ma questa è una dura battaglia.

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Javier Cabrera sostenne nel 1966 di aver ricevuto in regalo una pietra da un contadino locale. Sulla pietra era incisa la figura di un pesce, che non aveva nessun significato per molti del villaggio; ma Cabrera sostenne che l'incisione sulla pietra era quella di un pesce, l'agnathus, appartenente ad una specie estinta da tempi immemorabili. Sempre secondo il dr. Cabrera, altre 205 pietre descrivono una parte della metamorfosi di questo pesce.

Disse di averne successivamente acquistate diverse dallo stesso contadino, che affermò di averne raccolte molte altre dalla riva di un fiume dopo una alluvione. La provenienza reale delle pietre è rimasta sconosciuta, e nessuno (tranne forse Cabrera) conosce il luogo da dove sarebbero state raccolte.

Al contrario di altri ritrovamenti che possono contenere materiali organici (ad esempio, delle statuette di terracotta spesso contengono frammenti di paglia), le pietre di Ica, essendo di solida roccia, non contengono materiali organici, quindi non è possibile determinarne l'età. La tecnica di analisi al radiocarbonio, infatti, può essere solo eseguita su materiali organici. La superficie di questi sassi, comunque, ha una copertura che è il risultato del deposito di batteri e minuscoli organismi che, nel corso dei secoli, hanno aderito alla superficie. E questo deposito è uniforme su tutta la superficie, anche all'interno delle incisioni.

In effetti, il contenuto dei disegni, in particolare gli animali estinti, dovrebbero fornirci un'idea sull'età dei reperti. Potrebbero dei dinosauri essere sopravvissuti fino a tempi relativamente recenti? Qualche debole prova potrebbe esserci. Alcune specie di animali, creduti estinti, sono stati ritrovati congelati e in buono stato di conservazione.

Ad esempio, dei mastodonti (una specie di elefante peloso) sono stati ritrovati nei ghiacci siberiani. I loro corpi erano così preservati che, durante l'autopsia, sono stati trovati nel loro stomaco giunchiglie fresche ed erbe dolci non ancora digeriti. D'altronde nessuna delle pietre raffigura mastodonti e nessun dinosauro congelato è mai stato trovato, mentre gli pterosauri sono vissuti tra i 140 e i 180 milioni di anni fa. Ultimamente le incisioni delle pietre sono state autenticate da alcuni laboratori in Germania. Le analisi petrografiche più recenti collocano le pietre (dal peso specifico anomalo) nell'età mesozoica, cioè tra i 65 e i 230 milioni anni.

La raccolta del Dr. Cabrera

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


I continenti secondo una delle "pietre di Ica"

Cabrera raccolse moltissime di queste pietre, e ne parlò alla comunità archeologica come di una scoperta. Le loro incisioni furono giudicate fuori dal comune: alcune riprendevano uomini che combattevano con dinosauri, uomini con telescopi e che eseguivano operazioni con attrezzature chirurgiche. Su altre erano incisi mappe di continenti sconosciuti. Diverse pietre furono inviate in Germania per verificare la loro datazione, punto cruciale perché Cabrera affermava che le pietre sembravano più vecchie dei più antichi esemplari di homo sapiens conosciuti.

Il totale delle pietre raccolte varia a seconda delle fonti di informazione da 11.000 a 20.000 esemplari. Gli esami effettuati hanno dato risultati contrastanti: alcune sono state riconosciute come autentiche, e datate consistentemente attorno ai 12.000 anni. Altre, come una pietra analizzata dal ricercatore spagnolo Vicente Paris, hanno rivelato segni di abrasioni e lavorazioni recenti.

La datazione non viene ritenuta affidabile da parte della comunità internazionale, dato che l'unico modo per stimare l'età di questi reperti (inorganici, quindi non adatti alla verifica con Carbonio 14) è l'analisi degli strati geologici del ritrovamento: essendo stati rimossi dalla posizione originale ed essendo ignoto il luogo della scoperta, non è possibile datare questi artefatti, né verificare l'affidabilità delle parole di Cabrera.

Inoltre si è venuto a sapere, ed è stato ammesso da Cabrera stesso, che molte delle pietre provengono dal campesino Basilio Uchuya, famoso per falsificare pietre antiche e produttore di souvenir venduti nelle bancarelle di Ica. Pare quindi che pietre autentiche siano state mescolate a dei falsi. A questo fatto viene generalmente obiettato che il grande numero di pietre e la varietà di incisioni rende difficile credere che pochi falsari abbiano potuto produrle tutte.

La collezione di Ica è organizzata per soggetti ed include:

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


-Le varie razze presenti sul pianeta

-Animali antichi

-Continenti perduti: alcune pietre mostrano gli emisferi terrestri indicando l'esistenza di continenti sconosciuti, forse Atlantide, Mu e Lemuria, di cui oggi rimane conoscenza nella nostra mitologia ( 1 )

-Cataclismi del pianeta: con l'aiuto di geologi, il Dr. Cabrera ha cercato di interpretare le mappe geografiche. Basandosi su sofisticate simulazioni al computer, ha confermato che il profilo dei continenti è estremamente accurato e concorda con la situazione geologica del pianeta, come doveva essere 13 milioni di anni fa.

-Procedure mediche: trapianti di organi e di emisferi cerebrali estrazione di materiale cellulare dalla placenta e sua reintroduzione nell'organismo per impedire il rigetto degli organi parto cesareo unitamente ad agopuntura come forma di anestesia apparecchi per mantenere in vita gli operati, alimentati da una forma di energia che sembra provenire dallo stesso chirurgo manipolazione di codici genetici e prolungamento della vita i vasi sanguigni vengono ricollegati utilizzati tubi riassorbibili dal corpo, sfruttando la naturale rigenerazione delle cellule

-Astronomia e viaggi spaziali: secondo il Dr. Cabrera chi ha inciso le pietre era a conoscenza dell'esistenza della vita su altri pianeti e galassie e possedeva dispositivi tecnologici per viaggiare nello spazio. In effetti alcune rappresentazioni dei continenti della terra sono molto simili a fotografie aeree scattate da grande altezza. Cabrera suggerisce la possibilità che la piana di Nazca, con i suoi disegni visibili solo da un aereo, fosse una specie di base di partenza per questi veicoli. Una delle pietre mostra un uomo che osserva una cometa a mezzo di un telescopio. Nello stesso disegno sono rappresentati i pianeti Giove e Venere e un eclissi di sole. Altre pietre rappresentano 13 diverse costellazioni incluse le Pleiadi. ( 2 )

-Strumenti musicali.

Non solo è stato confermato che non può essere stabilita nessuna relazione con le culture andine conosciute, inca e preincaiche, ma è chiaro che le pietre costituiscono una vera e propria biblioteca, una biblioteca di pietra che racchiude un bagaglio conoscitivo straordinario, di gran lunga più evoluto del nostro.

Con oltre 15.000 pietre scoperte fino ad oggi e le teorie conseguenti alla loro interpretazione, l'enigma è ancora lontano da una conclusione definitiva; in ogni caso è ben lontano dagli attuali paradigmi scientifici e può essere considerato il teatro di un avvenimento di enorme importanza antropologica che potrebbe far riscrivere del tutto la storia dell'umanità.

Pietre "eccezionali"

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Tra le pietre individuate ve ne sono alcune pesanti 500 kg. Fra i sostenitori della loro autenticità c'è chi si domanda : "Ve lo immaginate un falsario che falsifica una pietra di 500 kg per venderla ai turisti ?".

Tra di esse vi è una serie di 205 pietre che, secondo i sostenitori dell'autenticità delle pietre, sarebbe una sequenza illustrativa del ciclo vitale dell’Agnathus, un pesce preistorico che visse sul pianeta 300 milioni di anni fa circa.

Il caso è controverso

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


A tutt'oggi il caso resta controverso, anche se secondo il giornalista Mauro Paoletti sarebbero note fin dal 1626, nelle cronache dello spagnolo Pedro Simon "Noticias Historiales", conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi, fatto che dimostrerebbe l'autenticità di alcune di queste pietre. Comunque il Dr. Cabrera non ha mai rivelato da dove le pietre provengono con esattezza; ciononostante molti continuano a sostenere l'autenticità delle stesse. Altri esami sono in corso in varie parti del mondo, e forse si arriverà ad una soluzione in futuro.

L'opinione del CICAP

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


I ricercatori del CICAP argomentano che in 40 anni ci sono 14.600 giorni, e che più di un campesino ha ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dargli una patina d'antichità. Inoltre, sempre secondo il CICAP, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ossia i dinosauri del 1966 sono fatti più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso fa il metodo di incisione: migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti ad un unico periodo storico.

Bibliografia

-C. Petratu, B. Roidinger - Le Pietre di Ica - Ed.Mediterranee

Voci correlate

-OOPArt

**************

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Foto&Spiegazioni tratte da:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Ultima modifica di Monia Di Biagio il Gio Set 27, 2007 2:21 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 10:45 am    Oggetto:  Piri Reìs
Descrizione:
Rispondi citando

Piri Reìs

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Il portolano di Piri Reìs

Piri Reìs (Pīrī Reʿīs) b. Hājjī Mehmet (Gallipoli, ? — Il Cairo, 1554), nipote del noto corsaro turco Kemāl Reʿīs, anche Pīrī Reʿīs (dove Reʿīs significa semplicemente "capo", "comandante") fu capitano navale ottomano e in seguito ammiraglio, ma è più noto per essere stato l'autore di un Kitāb-i bahriyyè ("Libro sul mare"), ricco di mappe costiere e portolani dell'intero bacino del Mediterraneo.

Indice [in questa pagina]:

1 Biografia
2 La mappa di Piri Reìs
2.1 La mappa di Colombo
2.2 La tesi di Hapgood
2.3 La posizione di Hancock
2.4 Aree oggetto di discussione
2.4.1 Atlantide
2.4.2 Cuba
2.4.3 Brasile
2.4.4 Antartide
2.4.5 Falkland
3 Bibliografia
4 Collegamenti esterni

Biografia

Piri (nato Hadji Muhiddin Piri Ibn Hadji Mehmed) è stato un ammiraglio e cartografo turco. Nato tra il 1465 e il 1470 a Gallipoli, città della costa egea della Turchia, entrò nella marina ottomana nel 1481, seguendo suo zio Kemal Reis, uomo di mare molto noto all'epoca.

Partecipò a diverse battaglie contro le flotte spagnola, genovese e veneta, tra cui alla Prima battaglia di Lepanto del 1499 e alla Seconda battaglia di Lepanto del 1500.

Con la morte dello zio, nel 1511, Piri ritornò alla sua città natale, cominciando la stesura del suo libro Kitab-ı Bahriye (Il libro della navigazione).

Nel 1513 disegnò la sua famosa mappa, basata su una ventina di mappe più vecchie raccolte durante i suoi viaggi e altre lasciategli da suo zio. Una di queste ultime, ottenuta da Kemal Reis nel 1501 dopo la cattura di sette navi spagnole al largo di Valencia, era una delle mappe originali di Cristoforo Colombo.

Nel 1516 riprese il mare come capitano, combattendo contro l'Egitto nel 1516-17. Nel 1517 potè mostrare la propria mappa al sultano, e nel 1521 completò il suo Kitab-ı Bahriye.

Nel 1522 partecipò all'assedio di Rodi contro i Cavalieri Ospedalieri, concluso con la resa dell'isola il 25 dicembre 1522. L'anno successivo divenne capitano della nave che portò il Gran Visir Makbul Ibrahim Pasha in Egitto: su consiglio del Visir, pubblicò il libro sulla navigazione, mostrandolo in seguito al sultano Solimano I nel 1525. Tre anni dopo presentò al sultano la sua seconda mappa del mondo.

Nel 1547, Piri arrivò al rango di Reis (ammiraglio) e prese il controllo di tutta la flotta ottomana nell'Oceano Indiano e della flotta d'Egitto aqquartierata a Suez.

Il 26 febbraio 1548 riprese Aden dai Portoghesi, e nel 1552 catturò Muscat, città occupata dal Portogallo sin dal 1507. Nello stesso anno conquistò l'Isola di Kish.

Proseguendo a est, riprese l'isola di Hormuz nell'omonimo stretto all'ingresso del golfo persico. Quando i portoghesi cominciarono le operazioni nel golfo persico, Piri Reis occupò il Qatar e l'isola di Bahrain per impedire ai portoghesi di avere basi sulla costa araba.

Tornato in Egitto ormai novantenne, si rifiutò di partecipare alla nuova campagna contro i portoghesi ordinata dal governatore di Basra, Kubad Pasha: in seguito al rifiuto, fu decapitato pubblicamente nel 1554 o 1555.

Il nome di Piri Reis è stato dato a diverse navi e sottomarini della Marina turca.

La mappa di Piri Reìs

La mappa è senza dubbio un'opera di particolare rilevanza documentaria: è una delle più complete mappe del mondo atlantico, coi suoi profili continentali perfettamente riconoscibili, disegnata intorno al 1513 sfruttando mappe preesistenti e con tutta probabilità anche una mappa di Cristoforo Colombo.

Da alcuni sostenitori dell'archeologia misteriosa la mappa è considerata un OOPArt (un manufatto "fuori del tempo"), poiché secondo costoro denoterebbe una conoscenza della geografia, in particolare delle coste americane, superiore a quella attribuita all'epoca in cui fu redatta. Tuttavia, la mappa e i suoi contenuti rientrano pienamente nell'ambito delle conoscenze geografiche del periodo in cui fu creata, pur rappresentandone forse la punta più avanzata.

La mappa è una parte di un documento più ampio, di cui rappresenta circa un terzo dell'estensione.

Venne scoperta nel 1929 negli archivi della biblioteca del palazzo del Topqapı di Istanbul. In quegli anni era in corso la conversione dell'edificio del Palazzo Imperiale in museo, e nel trasloco delle opere venne rinvenuta una porzione di una grande mappa riportante parte dell'oceano atlantico, dell'Europa, dell'Africa e dell'America.

La mappa reca una datazione precisa, "anno islamico 919", equivalente all'Anno Domini 1513, quindi ben successivo al primo viaggio di Cristoforo Colombo. La mappa venne realizzata da Piri Reìs nei primi anni del Cinquecento, quindi, e offerta al Sultano nel 1517. Probabilmente, subì dei ritocchi successivi al 1519.

Non si tratta di un lavoro interamente originale, ma di una unione di venti carte nautiche e di otto mappamondi disegnati dagli esploratori, principalmente portoghesi, che avevano visitato il nuovo mondo e l'Africa meridionale. Queste mappe vennero unite e rese coerenti tra loro, in un finissimo lavoro di studio topologico, basandosi sui resoconti dei marinai reduci dalle prime spedizioni d'oltreoceano.

Dopo la scoperta nel 1929, le numerose note sulla mappa vennero tradotte da Bay Hasan Fehmi e Yusuf Akcura, per essere pubblicate in Piri Reis Haritasi (1935). In seguito, vennero riprese dalla studiosa Ayşe Afetinan nel 1954, nel testo The oldest map of America.

Piri Reìs nelle note afferma addirittura di essersi basato sui lavori e sulle mappe in possesso dello stesso Cristoforo Colombo.

Una parte molto dettagliata della mappa riguarda la parte più orientale del Sud America, la costa brasiliana, allora meta di frequenti spedizioni da parte di navigatori quali Amerigo Vespucci che avevano divulgato già agli inizi del secolo molto materiale documentario in merito.

La mappa di Colombo

Particolare che ha un grandissimo valore documentario è che con questa mappa ci troviamo di fronte alla cosiddetta mappa perduta di Colombo e particolarmente illuminante appare una sua frase, riportata in margine al foglio e redatta in lingua turca ottomana (con caratteri quindi derivati dall'arabo). In un passaggio in cui si parla del continente americano letteralmente si può leggere:

(TR)
« … Amma şöyle rivayet ederler kim Cinevizden bir kâfir adına Qolōnbō derler imiş, bu yerleri ol bulmuştur … »

(IT)
« … Ma si racconta che un infedele di Genova di nome Colombo abbia scoperto questi paraggi … »

(Piri Reis haritası - Piri Reìs)

La straordinarietà dell'affermazione – che una volta per tutte dovrebbe metter fine alle polemiche riguardanti la nascita del grande navigatore – consiste nel fatto che arabi, turchi ottomani, persiani e i parlanti urdu (tutti insomma coloro che adoperano un alfabeto arabo o da esso derivante), allorché debbono traslitterare una parola straniera di non facile identificazione a causa delle particolarità strutturali dell'alfabeto arabo (squisitamente consonantico) e del lessico che si rifà a una radice tri-consonantica (eccezionalmente quadri-consonantica), sono costretti a usare tutti i grafemi che possono consentire una lettura fonologicamente perfetta e in grado di non ingenerare errori.
Il nome "Colón" sarebbe quindi stato obbligatoriamente traslitterato Kōlōn (in lettere arabe Qūlūn), mentre invece il testo di Pīrī Re’īs riporta l'inequivoco Qōlōnbō (Qūlūnbū).

Il fatto, più dell'intrinseco valore scientifico trova ancora resistenze di stampo "nazional-patriottiche" in quanti affidano geodeterministicamente al puro e semplice luogo di nascita il perché di una personalità eccezionale sotto un profilo storico-culturale, sottovalutando invece l'ambiente di crescita e di educazione nonché quello in cui un tale personaggio ha effettivamente fattivamente operato ed espresso il suo genio.

Il fatto che siano presenti le isole Malvinas/Falkland, non ancora scoperte all'epoca, potrebbe portare a una retrodatazione delle loro scoperta (ma, probabilmente, non della loro esplorazione).

La tesi di Hapgood

Nel 1966 Charles Hapgood, padre di una teoria scientifica riguardante lo spostamento nel tempo dei poli magnetici della terra, usò la mappa in un suo libro, Le mappe degli antichi re del mare, portando la palese deformazione di quelle che dovrebbero essere le coste brasiliane come evidenza di un cambiamento drastico nella posizione del polo sud.

Hapgood, studioso e docente di storia medievale, cercava di trovare nella documentazione geografica prove di sconvolgimenti tettonici che avrebbero potuto giustificare i racconti antichi sul continente perduto di Mu e Atlantide. Conduceva le sue ricerche utilizzando un metodo il più prossimo possibile a quello scientifico, e seppure la sua teoria sullo spostamento dei poli abbia ricevuto anche numerosi commenti scettici, è a tutt'oggi argomento di studio nonostante sia in gran parte soppiantata dalla teoria della tettonica a zolle.

In seguito alle suggestive tesi di Hapgood diversi autori meno preparati e non aderenti a metodologie convenzionali hanno preso parte dei testi dello studioso per trarne le basi per una serie di lavori di dubbia scientificità.

Tra questi autori, quello che ha ottenuto rilevanza maggiore è stato il giornalista e romanziere Graham Hancock, che nel suo Le impronte degli Dei (1995) ha usato una parte delle teorie di Hapgood come punto di partenza per sostenere l'esistenza di una antica civilizzazione preistorica molto avanzata tecnologicamente e sparita durante l'era glaciale (con lo spostamento del polo, appunto).

Va considerato che lo "spostamento del polo" avvenuto in epoche remote riguarda il polo magnetico, che Hancock confonde con il polo geografico, producendo una teoria di fatto palesemente priva di fondamento scientifico.

La posizione di Hancock

Secondo la posizione dei ricercatori di archeologia misteriosa la carta di Piri Reis oltre a rappresentare l'Africa e il Sud America in quella che sarebbe l’esatta longitudine relativa, e le Isole Falkland (scoperte solo nel 1592), definirebbe la topografia subglaciale della linea di costa sepolta sotto centinaia di metri di ghiaccio in Antartide, continente scoperto solo nel 1818. La presenza della roccia sotto lo strato congelato venne confermata dall’Aeronautica statunitense nel 1960, basandosi sul confronto del profilo rilevato sulla superficie (mediante il metodo sismico a riflessione) dalla spedizione antartica del 1949.

Secondo queste interpretazioni Hancock ipotizza che qualcuno avrebbe mappato l’Antartide libero dai ghiacci in un’epoca compresa tra il 15.000 e il 4000 a.C. (presumibilmente intorno al 10.000 a.C.). L'Antartide poi si sarebbe spostato in seguito ad un ipotetico cataclisma che avrebbe cambiato l'allineamento dell'asse terrestre, raggiungendo la posizione attuale.

Inoltre viene evidenziata un’isola di grandi dimensioni, oggi inesistente, sulla posizione della dorsale medio atlantica, che viene associata ad uno dei continenti mitici del passato.

Anche le Azzorre risultano molto più estese di quanto siano oggi, fatto che Hancock imputa ad una sostanziale differenza del livello del mare durante l'epoca glaciale.

Lo studio dei portolani secondo Hancock evidenzierebbe che tale mappa faceva parte di un planisfero ottenuto attraverso una proiezione azimutale equidistante, centrata nei pressi della città de Il Cairo, come se si trattasse di una vista da altissima quota (paragonabile a quella di un satellite geostazionario). Tuttavia, questa tecnica di rappresentazione ancora non era stata inventata ai tempi di Reìs, senza contare che non era ancora possibile misurare la longitudine in modo preciso, né tanto meno raggiungere tali altezze.

La parte inferiore del continente sudamericano comunque non sarebbe corretta, se effettuata con questo tipo di rappresentazione, né sarebbe possibile vedere in quelle terre una proiezione dell'Antartide, cosa che mette in conflitto tra loro i due punti principali della teoria di Hancock.

Aree oggetto di discussione

-Atlantide-

Al centro dell'Atlantico è indicata una grossa isola, inesistente nella realtà.

Secondo i sostenitori dell'archeologia misteriosa si tratterebbe di Atlantide, o di Mu, due "continenti perduti". Più prosaicamente invece paragonando l'opera con altre mappe di epoca immediatamente precedente, si tratterebbe di una rappresentazione grafica della mitologica Isola di San Brandano, una terra presente in alcune agiografie e Vite di santi. Nel 530 San Brandano il Navigatore avrebbe viaggiato dall'Irlanda verso occidente sino a incontrare il Giardino dell'Eden, un racconto descritto nell'opera Navigatio sancti Brendani.

Il racconto di Brandano potrebbe essere solo il frutto di una fantasia ispirata dalle conoscenze medievali, che volevano l'Asia piuttosto vicina all'Europa verso Occidente (le stesse premesse che portarono Colombo a partire verso le Indie), o potrebbe trattarsi di una sorta di racconto reale trasfigurato nel tempo che ha portato il navigatore a vedere il continente americano.

Tuttavia, la teoria principale è che si tratti di una deformazione medievale di un mito irlandese dell'VIII secolo, il Viaggio di Bran, un racconto di viaggi immaginari che riporta alcune similarità col mito di Ulisse (lo sbarco sull'isola dei piaceri, l'isola delle donne, il ritorno a casa non riconosciuto...). Questo tipo di racconti erano comuni in epoca antica, e vennero recuperati nel medioevo con l'esplosione del genere delle avventure di viaggio, un trend letterario che stimolò e venne stimolato dalle scoperte geografiche dell'epoca.

Questa isola era presente quasi certamente anche sulle mappe di Cristoforo Colombo che Piri Reìs dichiara come proprie fonti.

-Cuba-

Hancock e i seguaci di questa teoria identificano in alcuni frammenti della mappa un'isola che sarebbe Cuba, circondata dalla zona caraibica (allora nota ma non ancora cartograficamente dettagliata). Tuttavia, posizionando correttamente il frammento e senza ruotarlo di 90° è possibile identificare la sagoma dell'isola nel Giappone (Cipango), già conosciuto ai tempi grazie agli esploratori terrestri, ma non ancora correttamente dettagliato.

La presenza dell'imbarcazione girata di 90 gradi in senso orario non deve trarre in inganno. Era frequente, all'epoca, disegnare le navi con la chiglia rivolta verso la terra più vicina, specie quelle poste verso l'estremità della mappa.

Per quella parte di mappa senza dubbio Piri Reìs si è rifatto ai lavori di Martin Behaim, che nel 1492 produsse un mappamondo in cui la posizione e la conformazione dell'isola e degli elementi circostanti sono praticamente identiche. Il mappamondo di Behaim è certamente una delle opere preesistenti da cui l'ammiraglio trasse materiale per la sua carta.

-Brasile-

Una ampia parte della mappa verrebbe identificata nel Brasile. Nonostante Hancock affermi che si tratti di una rappresentazione fedele, le linee costiere disegnate sono assai imprecise e per una buona metà del continente totalmente sbagliate: questo fatto, fondamentale nella creazione delle tesi di Hapgood, viene omesso e travisato nell'opera di Hancock, in cui si sostiene ripetutamente la precisione del lavoro cartografico. I fiumi sono in posizione sbagliata, e la parte sud del Brasile e l'attuale Argentina deviano in modo marcato a destra.

Questa parte è con certezza opera di cartografi portoghesi, forse in viaggio con Vespucci stesso o con l'esploratore Binot Paulmier de Gonneville. Piri Reìs cita i portoghesi in quasi tutte le note presenti nell'area. Questo spiegherebbe il motivo della deformazione del terreno: Il navigatore turco avrebbe attinto a vecchie mappe, che riportavano le zone meno note in modo deformato per farle rientrare nell'area d'influenza portoghese stabilita dal Trattato di Tordesillas (1494).

Già quindici anni prima la pubblicazione della mappa turca, diverse mappe (tra cui quella di Juan de la Cosa del 1500) riportavano disegni dettagliati dell'area, in cui l'esplorazione era continuata in modo fervente vista la ricchezza e l'interesse dei sovrani spagnoli e portoghesi.

-Antartide-

Hancock sposa la tesi di Hapgood secondo cui la mappa rappresenterebbe un tratto della Terra della regina Maud, e aggiunge che si tratterebbe delle terre sottostanti il ghiaccio viste dall'alto. La parte di Sud America deformata a destra diventerebbe quindi una parte di Antartide. La mappa riporta diverse note, tra queste una molto esplicativa:

Questa terra è disabitata. Tutto è rovina e si dice che siano stati trovati grossi serpenti. Per questa ragione gli infedeli Portoghesi non sono sbarcati in queste terre che si dice siano molto calde
La descrizione non è compatibile con l'Antartide (a meno di ammettere immensi cambiamenti tettonici e climatici), ma corrisponde alla perfezione alla zona della foresta brasiliana se il continente non fosse deformato ad arte per i motivi politici sopra citati.

Se questa terra fosse l'Antartide, sarebbe molto più grande di quello che è in realtà e mancherebbe totalmente quasi metà del Sud America, una parte già allora in buona parte esplorata e nota.

Inoltre, sarebbe unita al continente sudamericano, una condizione non compatibile con la contestualizzazione storica data da Hapgood né con le viste dall'alto di Hancock. Sarebbe invece coerente coi dati derivanti dalle mappe degli esploratori, che considerarono sino al 1620 un golfo quello che in realtà era lo Stretto di Magellano.

Una nota va però aggiunta. Alcuni dettagli della estremità dell'"Antartide" (o del Brasile deformato) combaciano con elementi dello Stretto di Magellano allora noti solo sommariamente, e vi somigliano con impressionante precisione. Anche questi dettagli vennero probabilmente tratti dal mappamondo di Behaim, che riportava, tra i primi all'epoca, alcuni dettagli molto precisi derivanti dalle spedizioni portoghesi.

In alternativa, non è possibile escludere un ritocco o un'aggiunta in un secondo tempo, una pratica comune che ebbe grande utilizzo dopo le grandi scoperte di Ferdinando Magellano.

-Falkland-

Sulla mappa sono posizionate alcune isole, descritte tramite la frase

Le isole sono deserte, ma qui la primavera dura molto
La posizione e la geografia combacerebbero con quella delle Isole Falkland, ma nel 1500 ancora non erano note essendo state scoperte ufficialmente nel 1592.

In realtà le isole presenti sulla mappa di Piri Reìs erano riportate anche da altre mappe dell'epoca, tra cui quella di Pedro Reinel del 1522 (una primitiva rappresentazione dei ghiacci esterni del circolo antartico) e nella carta di Martin Waldseemuller del 1507.

Queste mappe hanno portato gli storici a formulare l'ipotesi che le isole fossero già state avvistate e mappate, ma non esplorate a fondo: è probabile che gli autori di questa scoperta fossero i già citati Vespucci e Paulmier de Gonneville.

Il lavoro di Waldseemuller, il più antico a riportare le isole, venne realizzato basandosi sulle spedizioni di Vespucci.

Bibliografia

-Gregory C. McIntosh, The Piri Reis Map of 1513, The University of Georgia Press, Athens, Georgia, 2000.
-Monique de la Roncière e Michel Mollat, Les portulans: cartes marines du XIII au XVII siècle, Parigi, Nathan, 1984.
-Svat(opluk) Soucek,Islamic charting in the Mediterranean, in: The History of cartography, Chicago, 1992.
-Svat(opluk) Soucek, Piri Reis and Turkish map-making after Columbus, Londra, 1992.
-Portolani e Carte Nautiche XIV-XVIII Secolo, Istituto Italiano di Cultura, Istanbul, 1994.
-Hakkinda Izahname e Yusuf Akçura, Piri Reis Haritasi (La Carta di Piri Reis), Ankara, 1935 (ristampa 1999).

Collegamenti esterni

-The Oldest Map Of America, di A. Afetinan:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


*****************

Estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Monia Di Biagio

Site Admin


SCRITTURALI


Età: 43
Registrato: 06/02/05 16:39
Messaggi: 5976
Monia Di Biagio is offline 

Località: Viterbo
Interessi: Scrivere & Viaggiare
Impiego: Scrittrice & Giornalista (Free Lancer)
Sito web: https://www.facebook.c...

MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 10:51 am    Oggetto:  Rongorongo
Descrizione:
Rispondi citando

Rongorongo

Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!


Tavoletta con iscrizioni in rongorongo

Il rongorongo (o ko hau rongo rongo) è una scrittura polinesiana. È una delle tre scritture utilizzate dagli abitanti dell'Isola di Pasqua (Rapanui).

La sua struttura sembrerebbe identica all'antica scrittura asiatica (dinastia Zhou, 1050-600 a.C.). Il significato delle tavolette rongorongo è tuttora un mistero, dato che, soprattutto nelle lingue austronesiane, un pittogramma semplice può contenere più significati.

Un pittogramma rongorongo semplice puo' conternere più di sette significati.

Se è composto da gruppi verbali o nominali, i significati possibili obbediscono alle regole matematiche della progressione geometrica. Dunque, nessuno puo' rivelare il significato delle tavolette rongorongo, poiché i Tohuka, cioè gli iniziati che sapevono scrivere e leggere questa sacra scrittura furono fatti schiavi.

Le parole dei saggi maori e Rapa Nui e le informazioni ottenute nei consigli degli anziani, insieme all'utilizzo 3 lingue austronesiane: l’Arero Rapa Nui, l’Eo Enata e l’antico Arero Tonga possono essere d'aiuto per interpretare una scrittura così sconosciuta.

Collegamenti e fonti

Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


******************

Estratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

_________________
I Miei Siti On-Line: (profilo su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(pagina personale su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
(gruppo Scritturalia su FaceBook)
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Archeologia Tutti i fusi orari sono GMT
Vai a pagina 1, 2  Successivo
Pagina 1 di 2

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum





Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio. topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2008