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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Intervista a Daniele Bonfanti, di Luigi Milani
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Ven Set 07, 2007 3:07 pm    Oggetto:  Intervista a Daniele Bonfanti, di Luigi Milani
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Intervista a Daniele Bonfanti

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Intervista a cura di LUIGI MILANI, anche presente su "False Percezioni":
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False Percezioni oggi ospita un’intervista a Daniele Bonfanti, artista eclettico e completo. Musicista versatile e scrittore dotato di fervida immaginazione, ha di recente pubblicato il suo primo romanzo, L’Eterno Sogno, ottenendo uno strepitoso successo di critica e di pubblico.

LUIGI: Ciao Daniele. Grazie per aver accettato di sottoporti al rito dell’intervista, passaggio del resto obbligato per tutti gli scrittori di successo. Perché è di successo che dobbiamo parlare, caro Daniele, a giudicare dalla classifica di vendite di Lulu.com, che ha visto il tuo libro, L’Eterno Sogno, trionfare al primo posto nella classifica generale di Lulu.com. Ti aspettavi un simile riscontro di pubblico e critica?

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DANIELE: Ciao Luigi e grazie di cuore a te per avermi invitato. Se mi aspettavo questo riscontro... direi di no. Senza falsa modestia, credo che L’Eterno Sogno sia un bel libro, ma in verità non avevo fatto nessun tipo di previsione, mi interessava semplicemente pubblicare il libro perché la gente potesse leggere la storia di quei personaggi. Tutto qui. Il fatto che il pubblico l’abbia accolto tanto bene mi riempie di gratitudine. È davvero molto bello quando scarico la posta elettronica e trovo la mail di qualche lettore che vuole farmi i complimenti.

LUIGI: La tua biografia rivela una personalità eclettica: ex campione di kayak monoposto, musicista, scrittore. Mi colpisce molto la tua veste di musicista, oltre che di narratore naturalmente. Che genere di musica suoni, e qual è il rapporto che lega questo versante della tua personalità alla scrittura?

DANIELE: Suono da tanti anni il pianoforte e ho suonato di tutto. La mia base di gusto è la musica classica del Romanticismo, Beethoven e Chopin in particolare, per arrivare all’orchestra barocca. E quello che compongo sta più o meno su quei canoni, anche se mi piace sperare di non somigliare a nessuno in particolare. Questo vale anche in campo letterario. In entrambi gli ambiti una delle mie principali aspirazioni è di fare qualcosa di nuovo, di diverso, ma non di diverso-e-nuovo-a-tutti-i-costi (mai a scapito del valore estetico). Amo molto anche l’opera. Ho suonato e cantato poi in diversi gruppi – anche se la mia “vocazione” principale è da solista – dal Grunge, al Prog, al Metal estremo. Molto estremo. Per me scrivere musica o parole non è molto diverso, potrei dire che la musica ha un valore, nel mio caso, più intimo e personale (suono più per me che per gli altri, al contrario dello scrivere). Ma di fatto quando scrivo mi pongo di fronte al romanzo o al racconto con la stesso atteggiamento che ho di fronte allo spartito. È per me fondamentale la valenza sonora della parola, e dei periodi. Oltre il significato c’è anche un significante che ha valore anche di per sé. E il tutto, il lavoro finito deve avere ritmo, armonia e equilibrio esattamente come una composizione musicale.

Mi piace anche creare “cross-overs” tra le due forme d’espressione. Ho composto infatti delle musiche a tema che hanno fatto da atmosfera per le letture svolte all’anteprima del romanzo, e che userò anche per le prossime presentazioni... magari anche con un po’ di scenografia. Al momento sto anche lavorando a una sorta di “colonna sonora” del libro, che man mano metterò sul mio sito in download gratuito.

LUIGI: Stephen King una volta ha dichiarato che adora scrivere ascoltando Heavy Metal. Anche tu ascolti musica mentre scrivi?

DANIELE: Sì. Quasi sempre. In questo periodo Vivaldi. A volte smetto di scrivere e vado a suonare, e viceversa. Prendo l’ispirazione da una parte e la porto dall’altra.

LUIGI: Qual’è stato il percorso che ti ha portato alla scrittura de L'Eterno Sogno? E quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

DANIELE: È una storia abbastanza lunga. È iniziata di fatto quando avevo circa diciassette anni. Anche se delle parole che scrissi allora non ne rimane nemmeno una nel libro di oggi. Però qualche idea... qualche sogno sì. Quell’abbozzo di romanzo è rimasto lì a aspettarmi qualche anno. Poi l’ho riletto, un giorno, e mi sono detto: “Non è del tutto da buttare.” E allora mi sono messo a riscriverlo da capo. Mi ha aspettato ancora un paio d’anni. Poi l’ho ripreso, l’ho letto, e mi sono detto: “Devo solo riscriverlo da capo e ci siamo.” A quel punto ho deciso di fare lo scrittore “da grande”, mi sono organizzato seriamente e l’ho riscritto tutto. Finalmente con metodo e professionalità.

LUIGI: Hai affermato: “Qualcuno dice che il fantasy è ‘letteratura di serie B’...Credo che Omero si stia rivoltando nella tomba.” Vuoi commentare questa tua frase, che mi pare riassuma bene la tua poetica?

DANIELE: Questa frase mi è venuta per caso, in realtà, parlando con un bibliotecario, però in effetti riassume bene. Semplicemente, in Italia, per quanto il Fantasy sia ora abbastanza di moda grazie anche a alcuni film di successo, mi infastidisce oltremodo che i lettori e i critici lo releghino a letteratura di poco conto. Il fatto è che “l’Italia degli intellettuali” è ancorata al neorealismo... ma lo sappiamo, siamo gli ultimi in tutto, l’Italia si muove lentamente. Quello però che davvero mi fa ridere è che sui banchi di scuola i ragazzi vengono formati e valutati sottoponendoli a quintali di Omero, Ariosto, Shakespeare, Poe... tutta gente che innegabilmente scriveva fantasy e horror... uno come Umberto Eco scrive “Baudolino”... e poi però Quelli che Sanno dicono a quegli stessi ragazzi che il Fantasy è roba da poco. Contraddittorio, non credi?

LUIGI: Molti scrittori affermano che la scrittura è per essi una particolare forma di ossessione. È così anche per te?

DANIELE: Ossessione non direi. Passione. Per me la scrittura è soprattutto passione e divertimento. Mi diverte darmi il tono di scrittore maledetto... anche quello è un gioco. Anche la scrittura se vogliamo è un gioco. E per me i giochi hanno un’importanza estrema nella vita. E poi, una volta Svevo scrisse che la scrittura per lui sarebbe stata “misura d’igiene”, un po’ come lavarsi i denti o la faccia. Questa idea mi è sempre piaciuta e l’ho fatta mia, perché scrivere è davvero come lavarsi, ti fa sentire bene. Inoltre è un mestiere, e come tale lo affronto con serietà e precisione.

LUIGI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

DANIELE: Sono piuttosto metodico e abitudinario, come i gatti, quindi ti posso rispondere con una certa esattezza: circa cinque ore al giorno. Dalle dieci del mattino fino a pranzo, e dalle sedici all’ora di cena. Sono gli orari in cui scriveva Dumas, sai?... di fatto non riesco a scrivere mentre digerisco. Se sono lanciato, di più. Al di là del divertimento di cui parlavo, ritengo che sia necessario un continuo esercizio quotidiano – come in tutti i giochi, tutte le arti e tutti gli sport – per raggiungere ottimi risultati. Ci si arrugginisce in fretta, e anche se le dita non ingrassano quando si sta fermi, la ruggine si sente.

LUIGI: Segui metodi particolari per scrivere, o ti affidi all’ispirazione del momento, magari seguendo il cosiddetto flusso di coscienza, alla Jack Kerouak?

DANIELE: Come ti dicevo sono un tipo metodico. Alcuni dicono in modo maniacale... forse è vero. Comunque sì, seguo un metodo di lavoro molto preciso e molto codificato. E te lo spiego: ci sono cinque fasi ben distinte per me.

La prima la chiamo “sogno”. Consiste nel sedersi sulla sdraio al sole, o davanti alla stufa, chiudere gli occhi e immaginare. Sognare, appunto. Poi arriva l’idea, il nucleo attorno al quale si svilupperà la storia, che deve essere forte e semplice.

A questo punto viene la fase due, la struttura, che consiste nella produzione di uno schema molto dettagliato che rappresenta i punti principali, i nodi, e presenta tutte le varie alternative tra un nodo e l’altro, che vengono poi eliminate per lasciare soltanto l’ipotesi più coerente. Odio visceralmente le coincidenze e i casi fortuiti che troppi scrittori utilizzano per far procedere le loro trame (la pagina che scivola fuori dal libro... l’amico che arriva proprio in quel momento...). I miei personaggi non devono mai “farcela” grazie alla fortuna o a una coincidenza favorevole, ma grazie alla forza dei loro cervelli o dei loro muscoli. Altrimenti quel legame sottile che è l’empatia tra lettore e personaggio viene a mio avviso distrutta.

La fase tre e la più lunga è la documentazione. Se parlo di qualcosa di reale, come di un certo periodo storico, devo conoscerlo nei dettagli. Se non sono ossessionato dalla scrittura, lo sono senz’altro dai dettagli. A mio avviso sono i dettagli che creano l’atmosfera, che trasportano là il lettore. Se parlo di un certo luogo reale, se mi è possibile ci vado di persona. Se parlo di fatti o luoghi inventati, mi documento allo stesso modo su aspetti simili del nostro mondo e li rielaboro. Quando invento di sana pianta mi è comunque e sempre vitale la coerenza interna, la completezza e la verosimiglianza dell’invenzione. Voglio dire, se parlo di un popolo di mostri devo sapere – io, non il lettore, al lettore do degli accenni – davvero tutto della loro cultura, mentalità, religione, anatomia...
Il quarto passo è la stesura. Quando scrivo sono molto veloce, questa non è una fase molto difficile, perché si tratta solo di trascrivere quello che a questo punto ho già ruminato da un po’. Non mi fermo mai a rileggere, devo finire quanto prima.

Alla fine, la quinta fase, la “scrematura”. Che consiste nel rileggere tutto molte volte e tagliare con brutalità tutto ciò che è superfluo. Se un passaggio non è necessario non lo racconto, lascio immaginare al lettore. Meglio una parte per il tutto che il tutto per una parte. Questo serve a mantenere l’intensità della narrazione.

LUIGI: Nella biografia pubblicata sul tuo sito leggo che sei alle prese con una sceneggiatura. Di che si tratta, se non sono indiscreto?

DANIELE: Mi fa piacere parlarne. L’ho terminata da poco, e al momento la sto traducendo in inglese perché dovrà essere tradotta di nuovo in giapponese (non da me, anche se mi piacerebbe tanto esserne capace!). La produzione avverrà là e dovrò andarci anche io verso Settembre. La sceneggiatura è stata scritta insieme a Fabrizio Beverina. La nostra idea è di coniugare il concetto di horror di stile e d’atmosfera, psicologico, alla giapponese, a un certo tipo di azione e di narrazione dinamica all’occidentale.

LUIGI: Come te, anch’io adoro i gatti, da sempre compagni ideali (a volte anche un bel po’ pasticcioni...) di molti scrittori. Trovi la loro presenza stimolante per il tuo lavoro?

DANIELE: Non sono solo stimolanti: sono centrali nelle mie storie, e mi sono indispensabili. Nell’Eterno Sogno ci sono dei gatti, anche se sono una razza un po’ particolare. E nel prossimo libro i gatti sono tra i protagonisti assoluti. Ho quasi sempre un gatto sulla pancia quando scrivo, infatti se vai a vedere le mie prime stesure ci sono dei passaggi tipo “meweufwnn,m,,,,,,,,,,,”: è il gatto in questione che voleva dire la sua.

LUIGI: Di recente hai lanciato, attraverso il Forum italiano di Lulu.com, un’interessante e, secondo me, rivoluzionaria iniziativa: la realizzazione di un’antologia di racconti, scritti da un manipolo di autori reclutati nella vasta comunità di Lulu Italia. Vuoi parlarci di questo progetto?

DANIELE: Volentieri. È’ un’idea che mi è venuta di notte, senza particolare premeditazione. Mi è parso interessante conoscere dei “colleghi” e fare qualcosa insieme, anche per farci pubblicità a vicenda naturalmente, per raggiungere i lettori gli uni degli altri. Abbiamo creato questa sorta di “congiura” e il gruppo che si è formato è stato per me una bellissima rivelazione. Non mi aspettavo di trovare tanto entusiasmo, tanto sodalizio e simpatia. In Italia purtroppo (specie nel Nord, dove vivo) sono abituato a vedere troppi cercare di tenersi stretta stretta la propria “fettina di formaggio” nascondendola agli altri, e in campo artistico ho visto davvero tante persone considerare spazzatura tutto ciò che non è stato prodotto da loro. Ci sono invidie e gelosie spaventose. Invece le persone che ho incontrato per questo progetto sono tanto diverse, propositive e disponibili quanto valide come autori. Lo spirito è quello di un circolo letterario virtuale anarcoide. Il libro che stiamo producendo uscirà, speriamo, per l’inizio di Febbraio, naturalmente edito Lulu Press, e raccoglierà circa trenta pagine di uno o più racconti per ognuno dei dodici autori, più una prefazione di Daniela Ronchi, l’amministratrice italiana di Lulu. I generi e gli stili sono quanto mai diversi, si va dall’horror, all’umoristico, all’esistenzialista. Sta venendo bene!

LUIGI: Puoi dare ai lettori di False Percezioni un’anticipazione sul tuo prossimo romanzo?

DANIELE: Certamente! Il prossimo libro, che uscirà in Primavera, si intitola “Melodia”. Come avrai brillantemente intuito la musica è centrale, e anzi ti dirò che alcune pagine riportano fogli di spartito di una certa melodia molto particolare... ma senza scendere nei dettagli, la storia è quella di un musicista dei giorni nostri che non riesce a portare a termine la composizione a cui sta lavorando. La persona che stava scrivendo la canzone con lui non dà notizie di sé da un po’ e lui non riesce a terminare il pezzo da solo. Diventa un’ossessione. Indagando sul proprio passato, il protagonista trova dei punti oscuri, che a catena lo portano a scoprire che la sua canzone era già “sbucata” nella Storia, per esempio nella Venezia di Giacomo Casanova, e durante la Crociata contro i Catari, a Verona al tempo del Malleus Maleficarum, nella Normandia del decimo secolo, nella Gerusalemme precristiana... E quando mette assieme i pezzi si trova di fronte a una verità inimmaginabile, a una strana “dark lady” che forse lo aiuterà, ai gatti (ovvio), e alla necessità di combattere e spargere parecchio sangue se vuole scoprire davvero come finisce la canzone.
LUIGI: Grazie Daniele, per la squisita disponibilità che hai dimostrato rispondendo alle mie domande. In bocca al lupo per l’avventura dell’antologia e per tutti i tuoi, molteplici futuri progetti “solistici”.

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MessaggioInviato: Ven Set 07, 2007 3:07 pm    Oggetto: Adv






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