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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Intervista a Roberto Mistretta di Salvo Zappulla
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salvo zappulla







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salvo zappulla is offline 

Località: siracusa
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Impiego: editor


MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 6:59 pm    Oggetto:  Intervista a Roberto Mistretta di Salvo Zappulla
Descrizione:
Rispondi citando

Roberto Mistretta, con “Il canto dell'upupa” nuovo protagonista del noir italiano.

Il canto dell'upupa
di Roberto Mistretta
Cairo Editore
Pagg.253 € 15,00


Con questo romanzo Roberto Mistretta entra da protagonista sulla scena del noir italiano. Lo scrittore di Mussomeli, paesino a due passi dal paese di Camilleri (sarà solo un caso?), imbastisce trame avvincenti, veri dipinti neorealistici, alternando momenti venati di tenera ironia e tinte nere dal violento impatto emotivo. C'è un maresciallo lunatico e sempre ossessionato da diete mai rispettate, ci sono i suoi collaboratori con le loro manie. E c'è tanto orrore infiltrato negli abissi dell'anima, dove si annidano le voglie e i desideri più turpi. I personaggi di Mistretta sono autentici, scolpiti nelle pietre di Villabosco. E sono destinati a rimanere scolpiti anche nella mente dei lettori, perché difficilmente si possono dimenticare. Il pregio maggiore di questo giovane scrittore è la capacità di dare alle sue storie una costruzione così articolata, così certosina che sembrano quasi un lavoro di ricamo, dove nulla è lasciato al caso. Non una svista, non una incongruenza. Mistretta è scrittore impegnato, non scrive per diletto o per il piacere di evadere dalla realtà; ne “Il canto dell'upupa” la realtà, in tutte le sue misere sfaccettature, è sempre presente, diventa materia letteraria, plasma sanguigno da offrire ai lettori. Il romanzo tratta argomenti scabrosi che spesso si preferirebbe far finta di ignorare e voltare il capo colpevolmente dall'altra parte, tratta la pedofilia e l'incesto, ce li pone davanti, ci costringe a respirarne l'odore rancido di uomini andati a male. E lo fa con rabbia e indignazione. E' sofferenza autentica la sua, un urlo che si leva dal cuore, un cancro che vorrebbe estirpare. Ma Mistretta è scrittore, non un magistrato o un chirurgo, usa la penna al posto del bisturi e incide, scava nei recessi più reconditi delle umani aberrazioni fino a tirarne fuori tutto il marcio. Il suo è uno stile accattivante, da professionista che conosce alla perfezione il proprio mestiere, sa come costruire un giallo che tenga in sospeso il lettore fino all'ultima pagina, con colpi a effetto, pause di studiata meditazione e di profonde riflessioni. Svia, indaga, ci porta lontano con falsi indizi, per poi piazzare il colpo di coda che lascia di stucco. Un libro bello. Bello e coinvolgente. Sicuramente non facile, che vale la pena di leggere.

*************

Roberto, un romanzo forte il tuo, che tratta temi difficilissimi e va a scavare nei recessi più reconditi dell'animo umano. E' stato sofferto per te andare ad affrontare certi argomenti?

Hai colto nel segno. Si tratta di un libro molto sofferto scritto di getto alcuni anni fa per dare voce a tutti gli innocenti abusati e ricordo che mentre scrivevo, gli occhi si colmavano di lacrime. Ero rimasto sconvolto dai fatti accaduti in un quartiere di Palermo, tivù e giornali narravano gli orrori di bambini violentati per anni nei retrobottega di vecchie putie. Quelle abiezioni vennero fuori grazie a due coraggiosi sacerdoti che raccolte le confidenze dei fanciulli, presentarono denuncia. E fu allora che successe l'incredibile: i genitori piuttosto che scagliarsi contro i pedofili, se la presero coi sacerdoti, “rei” di avere infamato l'onore delle famiglie. Ma che onore può esserci in una famiglia che non difende i propri figli abusati? Fu come ricevere un colpo di maglio e mi resi conto che quei bambini stavano subendo una nuova violenza: non solo quella fisica e terribile di bestie senza cuore che si approfittavano della loro innocenza, ma anche quella più sottile e devastante delle famiglie che, piuttosto di stringersi attorno a loro ed aiutarli, gli toglievano la voce, negando i fatti. Nasce da qui Il canto dell'upupa, per dare voce a tutti gli innocenti che non hanno voce per gridare, perché come ben dice don Fortunato Di Noto, “I pedofili occupano gli spazi lasciati vuoti dai genitori”.

Tu sei un caso abbastanza atipico, hai conosciuto prima il successo in Germania e dopo sei entrato nella grande editoria in Italia. Come lo spieghi?

Come premessa generale va chiarito che in Germania e Austria si legge molto di più rispetto all'Italia e che i lettori tedeschi amano gli scrittori mediterranei verso i quali mostrano interesse e curiosità.
Esiste però un'altra spiegazione strettamente personale. Io nasco come scrittore proprio mentre scoppia il boom di Camilleri. Il successo dello scrittore di Porto Empedocle è così straordinario che in quel momento nessun editore vuole puntare su autori siciliani. Chi aveva avuto la fortuna di pubblicare prima, conquistandosi un proprio pubblico, ha continuato a pubblicare ma per i nuovi autori sono stati dolori. Io sono stato tra questi ed ho subito rifiuti per anni. Nel 2001 la svolta, dopo che un mio romanzo, tra le migliaia inviati, era arrivato nella cinquina dei finalisti al premio Alberto Tedeschi Giallo inedito Mondadori: un piccolo editore nisseno, Michele Vaccaro della gloriosa e purtroppo dismessa Terzo Millennio puntò sul mio protagonista, il maresciallo Saverio Bonanno, e pubblicò le prime due avventure della serie che, a causa di una distribuzione molto carente e limitata quasi esclusivamente alla Sicilia, si fecero però conoscere da un pubblico di nicchia, vinsero dei premi e furono bene accolti tra i giallisti. Era il maggio del 2003 quando Tecla Dozio mitica titolare della libreria del giallo di Milano presentò “Il canto dell' upupa al Salone del libro di Torino. Lì fui avvicinato da un'agente letteraria tedesca: Juliane Roderer che conosceva Tecla di fama. Comperò il libro, mi lasciò il suo biglietto da visita. Mesi dopo ci risentimmo, il libro le era piaciuto e diventò la mia agente. Propose i miei lavori in Germania e lì, grazie alla casa editrice Luebbe e all'editor Iris Gehrman ma anche al prezioso lavoro della mia traduttrice Katharina Schimidt, hanno trovato benevola accoglienza tra i lettori di lingua tedesca.

Quanto è importante oggi per uno scrittore avvalersi di agenti letterari capaci, e quanto sono stati importanti per la tua carriera il tuo agente tedesco Juliane Roderer e Roberta Oliva in Italia?

Come ho già detto prima, per me è stato di fondamentale importanza conoscere dapprima Juliane e quindi Roberta Oliva, straordinarie e capaci agenti che hanno preso per mano i miei lavori e li hanno portati all'attenzione dei grandi editori che, tradotto, significa capillare distribuzione su tutto il territorio nazionale, eccellenti e curatissimi cataloghi di presentazione, visibilità sulla stampa e quindi possibilità di farsi conoscere da un pubblico più vasto. In Roberta ho trovato un altro pilastro professionale per quanto riguarda la pubblicazione in Italia con un grande editore come Cairo, grazie alla lungimiranza della direttrice editoriale Marcella Meciani che ha poi passato la mano a Benedetta Centovalli e mi ha affiancato come editor Chiara Belliti. Del precedente romanzo è rimasta solo la struttura portante per il resto è stato riscritto totalmente: un lavoro lungo e meticoloso che si traduce nella scorrevolezza del testo. Ma quanta fatica e quanto lavoro ci sono dietro. Come ho detto in altre occasioni “Il canto dell'upupa” è un romanzo frutto di molteplici entusiasmi. Adesso spetta al lettore l'ultima parola.

Quali sono gli scrittori a cui ti ispiri? E quali le tue letture preferite?

Sono tanti gli scrittori e le scrittrici che amo per elencarli tutti ma non credo di ispirarmi a nessuno in particolare, ma se proprio devo indicare uno scrittore che amo particolarmente, allora cito Robin Wood, bravissimo autore argentino, autore di una serie incredibile di personaggi e dotato di fantasia senza limiti ma anche di una straordinaria sensibilità narrativa. Per il resto credo che uno scrittore debba trovare in se stesso la propria fonte di ispirazione. Per altro sono un lettore onnivoro che passa dai saggi ai libri per ragazzi, dall'ultimo romanzo pompato dai media al romanzo d'esordio di illustri sconosciuti, senza dimenticare la lettura di fumetti e riviste e quotidiani di ogni tipo, a riprova della mia instabile e disturbata personalità.

Cos'è per te la scrittura?

La scrittura è una scelta di vita. E' creazione, astrazione, poesia. Amo la parola scritta che prende forma compiuta sul foglio bianco o sullo schermo vuoto di una pagina world, e nel susseguirsi di concatenazioni logiche e armoniche che non di rado ti fanno penare per trovare il giusto equilibrio. Amo le parole che raccontano storie di vita vissuta, fanno palpitare personaggi, danno loro spessore e sentimenti. La scrittura è arte allo stato puro. Il linguaggio dei segni è la più grande conquista dell'uomo. Senza scrittura non ci sarebbe memoria né progresso, in una parola non avremmo passato e non avremmo futuro. E un giorno mi piacerebbe che venissi ricordato come un uomo che attraversò la vita scrivendo visto che scrivo per diverse ore al giorno, per un motivo o per un altro.

So che una importante radio tedesca ti ha chiesto un lavoro. Di che si tratta?

E' presto detto. Il regista free lance Felix Partenzi di Colonia, ha letto il mio “Das falsche Spiel des Fischers (Il gioco sporco del pescatore) ed è rimasto favorevolmente colpito. Lui sta sviluppando una serie di puntate che dovrebbe intitolarsi “KrimItalia” (GiallItalia) per la radio WDR seguita da una media di 100.000 ascoltatori a puntata. Il regista cercava autori da tutta Italia e per la Sicilia ha contattato me. Appena sarà deciso l'intero progetto bisognerà stendere una traccia entro la prossima primavera. Se il progetto andrà in porto sarò impegnato a scrivere il radiodramma nel corso dell'estate, la produzione lo allestirà in autunno/inverno e andrà in onda nella prima metà del 2009. Il manoscritto per il dramma dovrà avere una durata di 55 minuti ed abbiamo già scelto il tema: la cattura di Bernardo Provenzano. Col regista ci vedremo il prossimo aprile in Germania dove il 15 o il 16 sarò ospite (insieme a Santo Piazzese) dell'Istituto di Cultura Italiano all'estero per due serate culturali a Bonn e Colonia e dove dovrei tornare anche in estate, ospite a Berlino della manifestazione Giallo Mediterraneo.

Salvo Zappulla
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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 6:59 pm    Oggetto: Adv






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