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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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"Un Natale a bordo...."
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franco123








Registrato: 18/10/05 18:59
Messaggi: 41
franco123 is offline 

Località: Lucca
Interessi: scrivere, sognare
Impiego: marinaio


MessaggioInviato: Dom Set 18, 2011 6:10 pm    Oggetto:  "Un Natale a bordo...."
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Natale.

La sala era gremita.
Gente in uniforme cachi come la mia perché imbarcata su navi da carico; altra in uniforme blu, camicia bianca e cravatta nera, tipica degli Ufficiali delle navi “Bianche”, le passeggeri, ossia i traghetti che da Civitavecchia , Genova e Napoli fanno la spola da e per Olbia, Cagliari, Porto Torres, Arbatax, Palermo.
Anche loro erano venuti a bordo del "Flaminia" per assistere alla Santa Messa di Natale.
Il collega, con il quale ero salito sulla nave, si era defilato.
Era sparito.
Mi infilai tra la folla e mi avvicinai alla ringhiera di quello che avrebbe voluto essere un altare (in realtà era il salone delle conferenze o sala di ricreazione dell'equipaggio).
Mi accorsi subito, entrando, che la sacralità dell'Evento la riabilitava, le toglieva quella patina di frivolezza decadente che da sempre questi luoghi pretendono di avere nella presunzione di indurre a ridere e a svagarsi mentre, proprio perché imposto, sono tristi e squallidi.
Ora risplendeva di una strana luce soffusa, ma infinitamente più ridente.
Sembrava provenire da chissà dove quella luce, non certo dall'impianto di illuminazione della nave!
Sicuramente era la luce del Signore.
Cosa mi aveva spinto a partecipare alla funzione?
L'idea e dunque l'invito, era partita dal mio comandante (tale Aurelio Oliviero di Tore del greco, Napoli) che, fervente cattolico com'era e come lo sono tutti o quasi i cittadini della Campania, mi aveva pregato di accompagnarlo.
Timidamente, quasi temendo un rifiuto, mi aveva fatta quella insolita richiesta e rimase sicuramente sorpreso dalla foga con la quale accettai!
Una strana forza mi attirava verso la nave bianca.
Quella dove stava per svolgersi la santa Funzione.
Una voce soave mi sollecitava ad andare, ad affrettarmi, a non fare attendere il Signore, che non dovrebbe mai aspettare, non per causa nostra almeno!
Frettolosamente scendemmo lo Scalandrone della nave.
Evidentemente anche all'altro, il collega, premeva rispettare l'orario.
"Almeno il giorno di Natale" mormorava calpestando a passo svelto le pietre sconnesse della banchina.
Era assai più alto di me e per stare al suo fianco mi toccava trotterellare.
Volare!
Non sentivo il rumore né dei mie né dei suoi passi e, cosa che in tempi normali avrebbe sollevato un ginepraio di domande, ora non rivestiva alcuna importanza di fronte al pensiero di arrivare in tempo!
Ero tutto eccitato.
Percepivo l'importanza di quello che mi accingevo a fare ed a cui non avrei rinunciato per tutto l'oro al mondo.
Tante, troppe volte avevo saltato la Messa per essermi trovato in navigazione e passi! Ma spesso perché in ritardo sull'orario della Funzione e questo mi faceva sentire in colpa.
"Se mi succedesse qualche cosa e non mi potessi confessare?", mi dicevo.
Intanto il prete, certo Don……., famoso a Cagliari per essere il parroco della "Stella Maris", luogo di svago ed incontro per i marinai, aveva dato inizio alla celebrazione.
Io me ne stavo in un angolo, in piedi, il braccio sollevato a trattenere un pezzetto di soffitto cadente, l’altra libera per farmi il segno della Croce.
Qualcuno sorridendo mi osservava .
Provai a cambiare posizione ma il contro-soffitto di salamandra bianca si rimise a vibrare.
Emetteva un rumore fastidioso.
"Briiiiii"
“Così é la Tirrenia” mormorai rivolto alla persona che mi stava accanto risponendo ad un suo: “è proprio una vergogna”.
Il braccio però cominciava a farmi male.
Sorrisi, sebbene un pò mestamente, ma non volli dire nulla, protestare, cercare un sollievo che mi distogliesse dalle sofferenze patite da nostro Signore.
Mi concentrai sulla Messa, sulla Parola, quella che per noi Cristiani é atto di fede, guida e indirizzo al quale ci si deve adeguare!
Sentii proferire parole di pace, speranza in una vita eterna per raggiunger la quale bisogna usare "amore".
Pian, piano mi assopii.
Sarà stata la calca, il calore, ma nonostante stessi in piedi, mi addormentai.
Chiusi gli occhi e dormii, sempre col braccio alzato!
Sognai di essere a casa, con mia moglie, mia madre, i miei fratelli e piansi.
Piansi a dirotto, senza ritegno, come un bambino umiliato e il prete, che già da un pò di tempo mi osservava, sorridendo mi venne vicino.
La gente allora, sebbene impedita dal poco spazio a disposizione, si allargò, si separò in due ali attraverso le quali mi lasciò passare.
Volti severi, abbronzati, baffuti mi osservavano mentre il prete, con un largo gesto della mano, mi invitava a sedermi accanto.
Senza provare imbarazzo, nemmeno fosse stata una cosa normale, mi sedetti suuna bella poltrona.
Era rossa, probabilmente quella del Priore, ma intanto Lui mi prendeva la testa fra le mani
“Padre, ho peccato”, mormorai e non appena proferite mi sentii vuoto, leggero, rinato.
Sentii la tensione che si scioglieva e piansi.
Lacrime copiose e calde come fiume in piena che tracimavano dalle mie pupille stanche.
Piansi senza ritegno.
Non mi importava nulla di farmi vedere.
Anzi, che avrei voluto condividere con tutti la scoperta di quel vuoto celestiale.
La leggerezza che mi faceva volare chissà dove, e forse lo avrò fatto davvero, stimolò i presenti che assunsero un altro atteggiamento.
Smisero di essere seri ed iniziarono a sorridere.
Guardandomi attorno infatti, notai che un cambiamento c'era stato.
L'espressione dei presenti, da seria e compassata che era, ora era felice.
Fu così che trascorsi il Natale.

Franco Masini

Lucca 18/09/2011

_________________
Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Dom Set 18, 2011 6:10 pm    Oggetto: Adv






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