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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Isabel era una fanciulla normale
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NeroSuBianco








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MessaggioInviato: Ven Gen 20, 2012 10:42 pm    Oggetto:  Isabel era una fanciulla normale
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Isabel era un fanciulla normale. Nacque in un borgo normale, in una famiglia normale, durante un normale inverno. é anche vero che quell’inverno fu più freddo e rigido di quelli precedenti, e che buona parte del quartiere era letteralmente emigrato verso le coste alla ricerca di un luogo caldo ma, nonostante questo, l’affetto dei vicini giunse via lettera, dove si congratulavano per l’evento tanto atteso. Puntualmente, tornando il caldo il quartiere si ripopolò la stagione successiva. Isabel Roussel crebbe come una ragazza normale. Era circondata da amici normali, da un affetto normale e praticava attività normali. Visse la giovane età serena e piena di attenzioni,compiacendosi della compagnia di amici e vicini. Eppure due erano le compagnie che prediligeva: quella di Anne e di Amelie. Due fanciulle normali, nate e cresciute in famiglie normali di un quartiere normale. Dove vi era l’una vi erano le altre due, erano un trinomio indivisibile; il loro era un legame comune che unisce le persone, in genere, nella loro giovinezza. Ma un giorno passeggiando nei suoi giardini, Isabel incappò in un intricato e fitto cespuglio di rose spinose. Era alto, più alto di lei, ispido e puntiglioso, inavvicinabile, eppure maestoso e affascinante all’interno della sua sfera solitaria creatasi attorno, esclusa da tutto il resto. Un’atmosfera mistica e sonnacchiosa avvolgeva quei rami, quelle spine lunghe e sottili,affusolate, eleganti: quel pacato colore rosso velluto dei petali,che infondevano calore,morbidezza,purezza... Il pomeriggio lo trascorse così Isabel, mentre alla sua mente si affacciavano domande, curiositò,dubbi, incomprensioni. Per tutta la sera Anne ed Amelie cercarono l’amica, invano.
Il giorno successivo, Isabel scomparve nei meandri più nascosti del suo giardino, facendo perdere di sè ogni traccia fino alla sera. Era ritornata presso il cespuglio ove durante la lunga contemplazione aveva scorso,come una visione fugace, un’illusione fuggevole, un oggetto incastrato fra i rami; una piccola figura della quale Isabel riusciva a cogliere non più di un vago scintillio. Come fomentata da un’estranea curiosità improvvisa si rimboccò le maniche dell’abito e si fece spazio tra le spine.
Isabel bussò debolmente alla porta di casa. Il servitore le aprì la porta e dietro di lui arrivarono di corsa Anne ed Amelie. Non appena videro l’amica assunsero un’espressione confusa nello squadrarla da capo a piedi: i lughi capelli neri erano sparsi e disordinati,il suo abito sporco di terra, lacerata la gonna di tulle e piena di graffi sul viso. Nella mano destra teneva ben stretto un violino nuovo di zecca e nella sinistra un arco. Tuttavia l’aspetto non tradiva i suoi occhi cerulei, vispi, accesi, brillanti come non mai. Ma alle domande curiose delle amiche Isabel non rispose; gelosa del suo segreto, le lasciò nell’ignoranza di non conoscere quall’angolo meraviglioso.
Una volta lasciata nella sua stanza, Isabel non si sentiva affatto sola: si fronte a lei, quel violino prodigioso che non sapeva nemmeno suonare, ma che aveva un qualcosa di attraente; esercitava su di lei una bellezza minacciosa, come se risvegliasse un desiderio che sapeva di proibito. Una nuova eccitazione le ripercorreva il corpo, e si diffondeva tutt’attorno a lei, creando un’atmsfera di febbricitazione quasi palpabile.A costo di non abbandonarlo a sè stesso avrebbe imparato la musica, e l’avrebbe suonato come nessun altro eccellente suonatore avrebbe saputo fare. Di giorno in giorno, Isabel si concesse al suo violino in modo completo, dolce, devoto,pericoloso. Perdendo sempre più interesse a tutto quello che le accadeva intorno, perse ogni gioia nella compagnia, ogni diletto nei banchetti. Con il passar del tempo,dei mesi, e infine degli anni, Isabel si rinchiuse entro le mura della sua stanza, ove trascorreva le ore in compagnia del suo violino. Nei due anni successivi a quell’incontro furtuito, la sua felicità fu sostituita dalla passione sfrenata, che consumava non solo il suo aspetto,rendendola stanca, sfinita, sfiorita, ma persino il suo animo divenne solitario e indifferente. I signori Roussel non fecero altro che incoraggiare il suo talento, adorandola per le sue doti: ballo dopo ballo, concerto dopo concerto, la fama di Isabel si estese oltre i confini della contea. Così la fama le portò stima, e la stima le portò l’affetto; l’affetto di un uomo che sentiva di poter allentare la pressione dei rami spinati attorno alla sua anima, che la rendevano così fredda agli occhi degli estranei, e che celavano in sè un fiore raro. Isabel Roussel divenne presto signora Dumond e,dopo la guerra, vedova Dumond. Tutto quello che i suoi vicini ricordano della sua vita matrimoniale tutt’ora sono le note maestose e profonde del suo violino,al funerale dell’uomo. Di lui, non se ne sentì più parlare. Vedova all’età di soli ventidue anni, la sua vita sembrò non risentire di alcun cambiamento radicale, almeno in apparenza, anche dopo la proposta del giovane Rocher, pianista dotato e ammiratore di Isabel. Il loro amore si coronò dopo appena due concerti di grande successo che, per qualche mese, li resero i coniugi più popolari ed amati della Francia. Almeno fino a quando, dopo appena un anno dal loro matrimonio, sui giornali apparì in prima pagina la notizia del suicidio del signor Rocher. La vedova Rocher, scriveva, aveva organizzato un grande concerto in suo onore; e la sua esibizione,come previsto, era stata sublime. Dopodicchè,Isabel fu riospitata in casa Roussel ove ogni sera teneva un suo piccolo concerto.
Quell’inverno fu molto freddo,come non c’erano da molto tempo. Tutto il quartiere si era svuotato ed i vicini si erano provvisoriamente trasferiti nel Sud fino al ritorno della primavera. Prima della loro partenza,una sera come le altre, la famiglia Roussel ospitò a cena Anne ed Amelie con le rispettive famiglie. Fu una grande cena, dove dei bimbi comuni giocarono davanti al caminetto, e delle persone comuni discorrevano a tavola. Solo Isabel sembrava assente ascoltando pacata. La mattina dopo Anne ed Amelie partirno per il Sud e da quel giorno non le rivide mai più. La notte di Natale come regalo dei suoi genitori, Isabel avrebbe suonato nel teatro della capitale; nessun volto familiare quella volta l’assistette: personalità di spicco, politici, aristocratici, erano accorsi da ogni dove per ascoltare i prodigi del suo arco.Tutti gli amici inviarono lettere per congratularsi del grande evento e per scusarsi della loro asssenza. Isabel salì sul palco; le luci si abbassarono, le voci si spensero. La melodia cominciò a condurla, a percorrere velocissime scale, dalla più alta alla più bassa. L’arco si muoveva dolce ma potente, accarezzava le corde con eleganza,le toccava, le baciava.. improvvisamente, il suono si fece più cupo,più lento, come se cercasse di celare un animo inquieto e scalpitante. Un momento dopo, la melodia si trasformò in una corsa sfrenata di note, un susseguirsi caotico,folle. Isabel imperturbata continuò con le palpebre socchiuse, le sopracciglia corrucciate; l’arco arretrava, avanzava, seghava, tagliava le corde, infilzava l’aria. Così senza che Isabel se ne accorgesse, una goccia di sangue cadde dal violino. Intanto si fomentava, si inclinava in avanti, piegava le ginocchia,smorzava il respiro; tre gocce di sangue scivolavano giù per il dorso del violino. Pallida, sbiancata ripercorreva le note di un suono esasperato;più gocce continuarono a cadere. Uno due tre stacchi; i capelli disordinati venivano scossi senza sosta, il sangue gorgogliava; aprì gli occhi come accorgendosi di qualcosa, il sangue cadde sonoramente sul palco macchiando il legno. Le corde bagnate emisero rumori striduli al tocco dell’arco, i vestiti furono schizzati di un rosso scuro. Un ultimo roco respiro, la musica si spezzò ed Isabel ricadde sul palco in un lago scarlatto.
Nessuno,successivamente, avrebbe considerato quello un giorno comune.
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MessaggioInviato: Ven Gen 20, 2012 10:42 pm    Oggetto: Adv






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