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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Il conflitto tra Materia e Spirito
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Autore Messaggio
Patonsio








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Località: Itaca




MessaggioInviato: Ven Lug 10, 2015 4:55 pm    Oggetto:  Il conflitto tra Materia e Spirito
Descrizione:
Rispondi citando

“Ci sono più cose tra Cielo e Terra, Orazio,
di quante ne contenga tutta la tua filosofia.”
(Amleto – Shakespeare)


Ah, no! Quella non fu l’ultima volta che vidi il Capitano Paskino.
(E meno male, che Dio perdoni!).
Anche in quell’occasione, però, potei godere del suo infallibile carisma, della sua persuasiva logica, della tenacia stringente dei suoi ragionamenti.
Come si vedrà, infallibilmente, da qui a breve.
Arrivò mentre stavo più o meno tranquillamente boccheggiando accasciato sulla porta di ca-sa, e si abbatté accanto a me, visibilmente preda di una indefinita preoccupazione.
– «Non riesco neanche ad immaginare» – sospirò gravemente – «come si possa affrontare questa calura d’inferno senza i conforti necessari ad un uomo libero!» – e prese a tormentarsi il nasi-no con le nocche della destra.
Avevo al fianco una feroce bottiglia di Absinthe Jaques Senaus Black . Glie la indicai con un fuggevole sguardo. L’afferrò con sveltezza rapace, e sdegnata (va detto).
Iniziammo a dividerla fraternamente, avendo ottima cura che nessun intestino ne rimanesse carente.
Passò un tempo.
Sarà stato l’odore delle alghe marcite (o quelle ancora in vita) non lontano da noi, sarà stato il rumore polveroso delle stelle prossime (non potrei dir con precisione…), ben presto la notte prese a farci solletico ai piedi.
– «Saverio carissimo,» ˗ mi apostrofò, attribuendomi un nome affatto diverso (come sempre, quand’era posseduto da quel tipo di estro) – «siamo noi uomini vili?» – e, senza attender risposta, – «Nonnò. Nossignore.» – fece risoluto. Poi rovinò dai tre gradini al selciato, ma fu in piedi in un fiat.
Hop! Con balzo atletico lo seguii, poi mi rialzai dall’asfalto ancora bollente anch’io con la medesima lestezza. Eh!
– «Benissimo! Si va.» – sentenziò senz’appello. Inforcammo pertanto la sua (quasi) fedele Moto Guzzi Stornello Scrambler, restando inchiodati al terreno per una buona decina di minuti, a motivo dell’accensione farraginosa alquanto.
Capitan Paski ˗ continuo a supporre sapesse di dover officiare un magico rituale ˗ aprì dun-que il tappo del serbatoio del carburante, dentro il quale convergé orrende bestemmie e lautamente vi orinò. Infatti: il motociclo partì al primo avviamento.
Schizzammo via alla velocità della luce (offuscata).

***

Scoccava la mezzanotte quando facemmo ingresso al “Cockroach’s Cream”; tutti o quasi lì conoscevano il Capitano, per cui fummo salutati da una smodata salva di festose imprecazioni, alle quali il nostro rispose con proporzionati osceni sberleffi e insulti.
Prendemmo posto ad un tavolino lercio come gli altri, e
– «Ti chiedo soltanto» – minacciò quel raffinato – «di poterti offrire tutto quel che serve a grattare questa polvere che mi opprime la gola, Nicola, e… non ti permettere di provare a pagare..!». Contai allora le monete che avevo in tasca, dal momento che mai ˗ potrei giurarlo su una pila di bib-bie – e poi mai, durante i molti anni del nostro sodalizio, vidi uscire dalle tasche di Capitan Paski denaro o qualsivoglia titolo di pagamento.
Fui comunque commosso dal suo virile slancio: ben sapevo, del resto, che il mio pregiato fili-bustiere non si voltolava certo grufolando, tra le floridezze finanziarie. Di quel poco che riusciva a rastrellare ricorrendo a spettacolari macchinazioni, nondimeno, egli faceva nobile ed equanime di-spensa con il progetto di debellare la terribile sete di cui parevano afflitte parecchie graziose signori-ne di stanza presso Via delle Finanze.
Non parve vero al deforme taverniere (interpellato dal Capitano con imbarazzanti riferimenti alla generosità della di lui mamma verso camionisti, braccianti ed altre pittoresche categorie di mae-stranze) di portarci l’unica bottiglia di Mezcal sopravvissuta al precedente incendio per autocombu-stione spontanea del locale.
– «Come sai bene, Michele,» – mi ammonì a metà della funzione – «questa bottiglia è abitata da un ospite che non riscuote nessuna simpatia da parte mia. Non voglio che questa carognetta, sol perché parente diretta dello sgorbio che ci porta da bere, pensi di potersi trasferire ed eleggere domi-cilio nelle mie rinomate budella. Ecco che allora ci occorre… cosa, mio buon amico? Pensaci un po-co…»
Non volli farmi sorprendere disattento o impreparato, quindi affrettai:
– «Una diffida, perbacco! Un formale atto di diffida. Posso occuparmene io, se credi.» – Avevo irregolarmente sostenuto ben tre esami presso la Facoltà di Giurisprudenza di *, soltanto ven-ti anni addietro!
– «No, Carmelo. No. Apprezzo davvero la tua sollecitudine, ma in certi casi… ci vuole il ri-medio appropriato, e immediato! Questo è un lavoro per il “disinfestante”.»
Ho sempre ammirato il Capitan Paski per le sue fulminee risoluzioni: non destò in me alcun stupore sentirlo comandare, con voce stentorea:
– «Ahuuhuuu! Strrhùnzu, ‘vìri s’ n’à ’ppurtàri ’nu Puitìnu bellu trànti!»
Applicammo il “disinfestante”, che, in effetti, fece il lavoro anche più efficacemente del ri-chiesto.
***

Sono abbastanza sicuro: quando il bruco immondo aveva iniziato lo sgombero, due individui ci apparvero dinnanzi. Si movevano con gesti rallentati, l’uno, rapidi e nervosi l’altro. Sembrava ci danzassero d’attorno. E spuntarono subito anche altri due tizi con chitarre elettriche indiavolate, che, per mille diavoli! sembravan guidare i primi due con le lor note terebranti e vorticosi loops. E poi, non so come, né da dove, una travolgente batteria, scatenatissima in un portentoso assolo.
Se però costringessi me stesso a rovistare meglio nei miei instabili ed affollati ricordi, dovrei precisare che non si trattava di due individui. Anzi, dirò – amante instancabile della verità – che l’energumeno era uno soltanto, e per esser davvero pignolo, non brandiva l’istrumento musicale, bensì un robusto bastone, arricchito di suggestivi nodi lignei. Metterò fine alla mia piana confessione – con un ultimo sforzo di memoria – dicendo che il bellimbusto non dava l’impressione di suonarlo, di volerlo, invece, far risuonare.
Conoscerà mai termine, la mia capacità di stupefazione?
– «Capitàaano, ô Capitàno..!» – fece il bestio, torvo – «Io aqquà, sono.»
I lettori affezionati, meritano, a mio parere, un chiarimento più rotondo: l’animale panzuto che ha appena fatto ingresso nella scena altri non è che Sgarlata Biagio (inteso popolarmente “Sùz-zu”), malfidato carrozziere di fiducia del nostro eroe. Questo artigiano aveva ricevuto, in relazione a numerosi interventi su carcasse informi che il Capitano si pregiava di portargli, spacciandole per au-tovetture di sicura qualità, null’altro che risibili acconti e promesse di pagamento garantite per la da-ta delle Calende Greche. L’arte della deduzione e dell’inferenza è stata sempre da me mantenuta nella più alta considerazione; valutai pertanto che la prosopopeica comparsa del turpe Sgarlata avesse attinenza con la sterile pretesa di battere cassa. La risposta del Capitano, malamente riportato sul no-stro pianeta dai suoi viaggi interstellari, fu un prodigio di precisione ed essenzialità:
– «Eh, che cosa bella! e ora ’nà minàmu.»
– «Se, se… ’à chiàcchiera, è ’bbèlla, e amèntre ’ù patrùni ’ri càsa vòle ’i sòrdi!» – elegiaco, Sùzzu.
– «Nun cinnè probblèma, Sgallàta. Rumàni, ’kà matìna, ti sazìu a pìcciuli.»
– «Mu vulìssi vìrri tùttu ’stu fìmm. Intàaantu, fàcc’ì’mìncia ’kà ’nnòcca, rumàni ’kà matìna, ìu, senza sapìri né llèggiri ennè scrìviri, m’appriesèntu ’a tà càsa.»
– «Perfetto. Siamo d’accordo. Ora lèviti ’rè cugghiùna. »
***
Il sole iroso spazzava ogni rimasuglio della notte ormai dispersa. Sgarlata Biagio (inteso “Sùzzu”) osservava, dietro la porta di casa del magico Capitan Paski, un bagliore di luce al neon che, insieme a vaghi rantoli, mugolii soffocati, rivelava la presenza di qualcuno all’interno.
Indovinò anche la voce presto attutita di un antiquato apparecchio radio.
Energicamente bussò. Il Capitano all’interno, indisposto e semisvenuto, comprese di che trat-tavasi e sospese ogni gemito. Per sicurezza, interruppe anche il respiro.
Sùzzu picchiò più forte.
Il mutismo regnava sovrano.
Quattro calci ben assestati alla porta immobile.
La vita pareva aver abbandonato per sempre quelle mura desolate.
– «Ahi curnùuutu! A mèntri ’ù sàcciu ka sì ’dduòku!!! La vedo, la luce… e l’ho sentito, che sei là dentro!»
– «Oggi sono malato..! Torna domani!» – soffiò il Capitano.
Tuttavia, quel potente raziocinatore non mancò di far tesoro dell’esperienza occorsagli.
***
L’INDOMANI, STESSO ORARIO, LO SGARLATA GIUSTIZIERE È DIETRO LA STESSA PORTA. QUE-STA VOLTA NIENTE BARLUMI, NIENTE FIATI, NESSUNA TRACCIA DI ESISTENZE. SOLO I FANTASMI DEI SOGNI INTERROTTI.
SÙZZU BUSSA. DISCRETO.
(Il nulla, solo lui, risponde).
NUOVI PICCHIETTII ALLA PORTA. GENTILMENTE.
(Verrà la morte e avrà i tuoi occhi).
LO SGARLATA TENTA DI ABBATTERE LA PORTA.
(L’hai veduto, tu, il Leviatano? Io ancora no).
LE PERCOSSE ALL’USCIO ECCEDONO INSIEME ALL’ECO DELLE STESSE.
(Il silenzio più avvolgente, all’interno, oscura persino Radio Maria).
SGHARLEY AMMATTISCE DEL TUTTO. AFFERRA UN RAGIONIERE VEDOVO RICHIAMATO DAL GRAN PUTIFERIO, L’IMBRACCIA A MO’ DI ARIETE E SPERIMENTA DI SCHIANTARE DEFINITIVAMENTE L’INGRESSO.
(Incedono ordinatamente dodici coreuti , eseguendo misurati passi di danza. Iniziano a can-tare e a recitare ditirambi, Essi sono guidati dal corifeo).
(A questo punto si irrita anche il Capitano).
– «Ma ’nzùmma, pièzzu ’ri ’bbèstia, cià finìsci cu stu burdèllu? Gnurànti,» – lo incalzò con la logica più inflessibile – «nun lu capisci chi dìntra nun c’è nuddù? Strhùnzu:
• ’a rràdiu è stutàta;
• lùci-zèru;
• vùci = pròpria;
• ciàtu = nènti;
k’ mmìnchia vài circànnu???»
Sgarlata Biagio (inteso “Sùzzu”), per nulla scoraggiato dall’ineccepibile argomentazione, la-sciò cadere il ragioniere, fece irruzione nell’appartamento e, sulle note di “Crazy Little Thing Called Love” (Queen) si mise d’impegno per soffocarlo.
A causa del fallimento dei propositi dello Sgarlata (Ah! Meravigliosa potenza dell’istinto di sopravvivenza!), ancora oggi vediamo l’ottimo Capitan Paskino così com’è.
Bàh..!
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MessaggioInviato: Ven Lug 10, 2015 4:55 pm    Oggetto: Adv






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